Lo strappo col Coni si consuma dopo pranzo, con la vana attesa (35 minuti, senza una telefonata) di Giovanni Malagò. Ma l’ultimo strappo nel M5S è di martedì sera, quando la sindaca sembra ancora voler concedere al Comitato olimpico un’altra settimana. A quel punto Beppe Grillo telefona a «Virginia»: «Domani — le dice — niente scherzi. Chiudi questa faccenda dell’Olimpiade, senza lasciare margini». E, per essere sicuri, i vertici di M5S spediscono a Palazzo Senatorio (dove Raggi resterà fino a tardi, per un acceso vertice col gruppo consiliare) un drappello di parlamentari (non i big del direttorio) guidati da Simone Valente, deputato ligure. Il confronto è col vicesindaco Daniele Frongia, ed è duro: «La conferenza va fatta, la organizziamo noi con la comunicazione della Camera». A Frongia viene data la bozza della mozione da portare in aula Giulio Cesare, per ritirare la candidatura di Roma ai Giochi del 2024. È il segnale che, come dicono esponenti M5S, «la sindaca è commissariata».
Così, quando si arriva a ieri, l’unica sorpresa sono le modalità. Infatti alle 14.23, mentre Giovanni Malagò, Diana Bianchedi e Luca Pancalli salgono a Palazzo Senatorio, la sindaca Virginia Raggi è sotto il gazebo di una trattoria («Cucina romana da Dino») in via dei Mille, zona stazione Termini, con davanti un piatto di bucatini all’amatriciana (solidale?) insieme all’assessora alla Mobilità Linda Meleo. Quando arrivano Malagò e gli altri, il portavoce della sindaca, Teodoro Fulgione, li fa accomodare nell’anticamera davanti all’ufficio della Raggi. Poltrona singola per Malagò e Bianchedi, Pancalli sulla sua carrozzina. Fulgione, sul divanetto, chiede: «Un caffé? Un po’ d’acqua?». «Sì, grazie», risponde Malagò. Ma il tempo passa, i caffé aumentano, i dubbi pure. Ore 14.50: «La sindaca arriva?». «Sì certo, aveva un impegno istituzionale, per la firma sul Grab (il Grande raccordo per le bici, ndr) col ministro Delrio», risponde Fulgione. «Bello, un progetto di Marino», conversa Malagò.
Le lancette scorrono, Raggi non si vede. «Facciamo diretta streaming?», chiedono gli olimpici. «No, è un incontro privato», la replica. «Ma i Cinque Stelle, quando ero assessore al Comune, venivano sempre da me col telefonino...», obietta Pancalli. Ore 14.55: «La chiamiamo?», dice ancora Malagò. Risposta: «È in macchina, arriva». Altri dieci minuti, poi il presidente del Coni dice «basta» e alle 15.07 ritira la delegazione. Virginia, intorno alle 16 sbuca in conferenza stampa con la claque di consiglieri comunali e assessori (quasi tutti, manca Paolo Berdini). Tutto finito? Come ultima carta, resta il referendum voluto dai Radicali guidati da Riccardo Magi, che potrebbe servire a far pronunciare i cittadini sulla candidatura. Mancano poche firme per presentarlo e si potrebbe creare una larga maggioranza (dal Pd al centrodestra) pro-Olimpiade. Poi, come si dice nello sport, vinca il migliore.
ma ai cinque stelle la mamma l'educazione l'ha insegnata? questa da un appuntamento, se ne va a pranzo e manco telefona ... un comportamento che si poteva forse vedere con il marchese del Grillo.
d'altronde non è che anche i sostenitori brillino per educazione ... si vede che per loro non conta più un cazzo ... antiche e inutili usanze.




Rispondi Citando
anche ho delle perplessità che la domanda di elnick fosse sul m5s in genere piuttosto che sulla raggi,ciao

