Interessante dialogo con Paolo Virno su utopia e radicalità:
http://www.radio3.rai.it/dl/portaleR...0f9232a82.html
Nostalgismi a parte, la contrapposizione individuata dallo studioso tra "gusto per il possibile" della radicalità e obbligo a conformarsi a un modello prescritto di non-luogo tipico dell'utopia reca in sé il germe di attriti storici, novecenteschi e non.
Da rilevare anche l'accenno alla soteriologia insita nelle utopie "secolarizzate" (siamo in territori a me congeniali, benché io estenda il problema a tutti i programmi sociali) e la proposta finale -non del tutto convincente, ma intrigante- di sottrarre le ucronie al gioco letterario e porle al servizio dell storia affinché ci guidino nella comprensione delle potenzialità inespresse in un dato momento.




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