Sono almeno quindici i nomi di amministratori e dirigenti pubblici lombardi che spuntano nelle carte delle indagini sulla mafia al Nord. Ma sia Roberto Formigoni che Letizia Moratti fanno finta di niente
Le inchieste sulle cosche mostrano ai cittadini l'altra faccia della politica. Ma non smuovono di un centimetro i suoi protagonisti che rimangono in un silenzio assordante. A Milano, dopo il blitz del 13 luglio, è questa la notizia: le bocche cucite di Comune, Provincia e Regione. Non parla il sindaco Letizia Moratti, né il presidente Guido Podestà o il governatore Roberto Formigoni. Ma neppure Filippo Penati, vicario del segretario Pd Pierluigi Bersani in Lombardia. Eppure, come gli altri, dovrebbe, visto che nella sua giunta di centrosinistra sedeva Antonio Oliverio, signore delle tessere e, secondo l'accusa, vicino ai clan
Almeno 15 tra consiglieri, assessori e dirigenti pubblici.
Letizia Moratti per anni ha negato la presenza delle cosche, ha sgambettato e fatto cadere i lavori per la commissione antimafia in Consiglio comunale
il 21 gennaio scorso in città arriva la Commissione parlamentare antimafia Il presidente della Commissione Giuseppe Pisanu sostiene: “La mafia al nord non esiste”
La Perego strade , una delle più importanti imprese lombarde, finita nelle mani della ‘ndrangheta, si occupa di:
City Life
Centro congressi Portello-Fiera Milano
Strada statale Paullese
Superstrada della Valtellina
Ospedale Sant’Anna di Como
Insediamento industriale a Orsenigo
Palazzo di Giustizia
Pedemontana
Bre Be Mi.
Un sentito Grazie a Mestizia Moratti e al Formicone, che hanno reso possibile l'unità d'Italia sotto l'Onorata società dei Santa e Picciotteria.
Baciamo le mani!






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