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    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Gli estremi e l'atlantismo

    LA PERICOLOSA FUNZIONE DELL’ESTREMA SINISTRA

    di Andrea Fais

    Dopo aver visto alcuni mesi fa la situazione dell’estrema destra nel mondo e la sua pericolosa funzionalità atlantica, è chiaro e conseguente studiare a fondo la speculare struttura fuoruscita dai sistemi politici occidentali nel secondo dopo guerra. Il vasto mondo della cosiddetta estrema sinistra è un universo forse ancora più complesso, che si nutre delle diverse e variegate interpretazioni del Marxismo e delle sue più o meno dirette derivazioni politiche.

    Se ad Oriente, quel filone culturale ha dato origine ad un’azione rivoluzionaria diretta, come in Russia o in Cina, in Occidente, molto spesso, il dibattito marxista posteriore ha lasciato spazio ad una serie di riletture di natura sociologica e teoretica piuttosto strane e singolari. Dalla Scuola di Francoforte di Adorno, Marcuse e Horckeimer, allo strutturalismo di Althusser e Levi Strauss, non di rado ricondotti nell’alveo del neo-marxismo, il pensiero “marxista” nel mondo euro-americano è stato capace di trasmutarsi in pensiero di sinistra, adattandosi alla dialettica democratica delle società liberali, attraverso una singolare rivisitazione del trotzkismo e della sua teoria entrista.

    Non è ancora ben chiaro il motivo, eppure fu preso a spunto uno dei più insignificanti teorici della rivoluzione bolscevica, più volte ripreso e sconfessato dallo stesso Lenin, entrato in rotta di collisione, non col solo Stalin, come spesso la vulgata tende a far credere, ma con una larga parte del Partito Comunista dell’URSS, allo stesso modo in cui Bordiga fu emarginato nel PCI, che con Gramsci, non esitava a definire il rivoluzionario russo come “il teorico politico dell’attacco frontale in un periodo in cui esso è solo causa di disfatte, e un cosmopolita superficialmente nazionale e superficialmente europeo”.

    Il trotzkismo riletto alla luce del nuovo mondo occidentale, costituiva perciò il sostrato culturale della nuova generazione della sinistra estrema, proprio in un momento cruciale per le sorti dello scontro geopolitico più importante degli ultimi cinquanta anni, la Guerra fredda. Nel 1968, infatti, scoppia la contestazione ma anche la Primavera di Praga, e la progressiva destalinizzazione avviata da Kruscev appena dieci anni prima, aveva ormai innescato una rapida trasformazione nella forma mentis politica dei comunisti, allontanandoli in via definitiva dall’orbita sovietica anche solo sul piano dell’appoggio empatico e morale. Nel mezzo il PCI, al suo interno e al di fuori, alla sua sinistra, la divisione a livello infinitesimale.

    Gli eterni dibatti fra trotzkisti (o presunti trotzkisti), ciò che restava dei marxisti-leninisti convintamente stalinisti, maoisti, bordighisti, operaisti, autonomisti, libertaristi e anarchici, avrebbero riempito le agende politiche di una serie infinita di movimenti politici o intellettuali, frequentemente in lotta fra loro, imponendo una cultura giovanile tanto intensa quanto sterile e vuota, persa nella retorica di una progressiva degenerazione culturale, destinata a concludersi nelle paludi dell’astrazione e dell’idealismo, ossia in quegli stessi luoghi metafisici contro i quali Engels, ancorché Marx, aveva strenuamente combattuto, sul piano teoretico, quasi un secolo prima.

    La decisiva sterzata del “compromesso storico”, la fisiologica insorgenza di una sterile e triste burocrazia intestina al Partito (con i suoi logici rivoli del migliorismo, del socialdemocratismo e della successiva deriva “liberal” ochettiana conclusa nella fondazione dell’attuale PD) hanno via, via soltanto completato l’opera del binario morto, preparato ad hoc per i comunisti italiani, ormai ridotti, nel meno peggiore dei casi, alla mera opera evangelica di testimonianza storica esplicitata nella diffusione dei vecchi incartamenti teorici di un tempo, scadendo dunque nell’insignificanza metodologica del dogmatismo e in quella teoretica del meccanicismo.

    Non cambia la sostanza: le mille voci di un tempo hanno solo meno eco del passato, ma restano ben presenti sul web, nelle strade e nelle piazze. Tornano nelle vie senza timore né pudore, anche se con la riverenza di chi non è più seguito da ventimila ragazzi alle spalle, ma da dieci o cinquanta sessantenni. La distruzione interna dei più forti partiti rimasti vivi alla progressiva desertificazione dell’area della sinistra radicale, livella l’ambiente e sta mettendo tutti sullo stesso anonimo piano: le recite elettorali improvvisate da Rifondazione Comunista di Ferrero o dai Comunisti Italiani di Diliberto non smuovono più un voto, e, il popolo sembra non volerne più sapere, a maggior ragione dopo il piccolo ‘68-bis, riservatoci negli anni Novanta-Duemila, tra Porto Alegre e Davos, tra il triste ritorno sulla scena di vecchi cattivi maestri e le promiscuità di piazza all’insegna del più becero qualunquismo umanitarista, anti-sessista e anti-globalista, spesso addirittura fertile terreno per riproporre un terzomondismo sterile e decontestualizzato, condito da ridicoli diktat pauperisti e decrescitisti, sempre pronti a mettere del tutto sul lastrico interi Paesi sottosviluppati nel nome di un’improbabile “autodeterminazione” priva della benché minima condizione di esistenza.

    Eppure, il potere comunicativo di questi residuati storici, sembra ancora essere forte. L’elemento comune, che ne tiene ancora in piedi una fantomatica e non identificata legittimità politica sembrerebbe essere Silvio Berlusconi. È grazie a lui, e alla sua capacità di porsi sempre nella maniera più efficace e più inopportuna, che la sinistra italiana, e non solo, sostanzialmente vive ancora di una forte identità ideologica. Senza Berlusconi, senza la personalizzazione della politica ed il personaggismo da lui importato nello scenario politico italiano a metà degli anni Novanta, la spettacolarizzazione altrettanto parodistica dell’opposizione (o delle opposizioni) sarebbe del tutto improponibile.

    Come è logico, ogni spettacolo ha un suo regista, e, come ben sappiamo, dietro il tam-tam mediatico risuonato da Repubblica, L’Espresso, Santoro, Travaglio e così via, si nasconde Carlo De Benedetti, noto uomo d’affari, in perenne lotta col Cavaliere, sin dai tempi della Fininvest. Se la connessione tra gli ambienti “progressisti” della borghesia capitalistica e finanziaria italiana ed il Partito Democratico, è un fenomeno abbastanza noto (anche se non a tutti, evidentemente) e piuttosto comprensibile sul piano culturale, pare incomprensibile l’accodamento dell’ormai mini-galassia della sinistra radicale, ai temi dell’antiberlusconismo sterile e fine a sé stesso.

    La prima pagina del quotidiano Liberazione, all’indomani dell’elezione di Obama in America, inneggiante ad un grottesco parallelismo tra gli eventi esteri di Washington e il trionfo del transessuale ex deputato Luxuria al reality show dell’Isola dei Famosi, come emblemi di un ipotetico “mondo in rapido cambiamento”, aveva già fatto discutere, e scalpore non può a questo punto suscitare nemmeno il totale ed acritico appoggio alle manifestazioni dell’onda verde a Tehran, nel giugno e nel dicembre di un anno fa. L’appoggio incondizionato ai teppisti che assaltarono le vie e gli edifici della capitale dell’Iran, per rovesciare il risultato evidentemente favorevole ad Ahmadinejad, non riservarono eccezioni: da Ferrero a Diliberto, da certi fantomatici “movimenti no-global“ ai pacifisti, quasi tutti si allineavano in modo agghiacciante alle versioni di quei giornali e telegiornali che tutt’ora vengono inspiegabilmente dipinti quali strumento della dittatura berlusconiana italiana. Daltronde, nessuno di questi si era posto il problema del monopolismo mass-mediatico planetario del magnate australiano Murdoch nel momento in cui la sua Sky ospitò la diretta dello speciale di Michele Santoro, “Rai per Una Notte”.

    Cosa avviene? Accade che, come un tempo per Praga, anche oggi per Tehran, un labile e ondivago concetto di “antimperialismo” torna buono ad orologeria, e con un’acrobazia intellettuale degna di un abile manipolatore dialettico, alla pari del vecchio gruppo Charta77, anche l’onda di protesta in Iran, poteva essere immaginariamente imposta quale grimaldello contro un fantomatico “regime reazionario e social-imperialista”. Anche se nell’idea distorta di questi ambienti, sarebbe paradossalmente crollata sotto i colpi del suo stesso vero artefice, Stalin, o di una sua fantomatica “gerontocrazia” nell’alveo dell’agghiacciante vulgata teorica del “capitalismo di Stato” (un moloch immaginario e inconsistente, del quale non è mai stata fornita una esauriente spiegazione teorica), in realtà l’Unione Sovietica fu distrutta dal delatorio ruolo di Gorbaciov e dal criminale mandato di Eltsin coadiuvato dai suoi oligarchi. Sparito il “blocco sovietico”, Breznev è stato sostituito da Hu Jintao, nella lista dei “mostri” e dei “deviazionisti”, piacevolmente presi a tiro dall’improvvisato saltimbanco di turno della sinistra.

    E la Cina, già diventata all’improvviso “fascista” dai tempi di Deng Xiaoping, torna ad essere l’obiettivo preferito dalle critiche dei salotti della sinistra radicale italiana, che, per l’occasione, si accoda alle destre, con la differenza paradossale di un Giulio Tremonti pronto ad esporre piacevolmente le sue tesi di fronte alla Scuola Politica di quel Partito Comunista Cinese tanto disprezzato in Occidente. Paradossale? Probabilmente no. Come non è paradossale, dover registrare l’alzata di strali contro Berlusconi per aver legittimato la presidenza di Lukashenko nel dicembre scorso, durante la sua visita a Minsk. Dopo la vergogna di aver definito quale “l’ultimo dittatore rimasto nell’Europa”, un leader che ha saputo incrementare in maniera impressionante i ritmi di crescita del suo Paese e sconfiggere la disoccupazione in maniera evidente, proteggendolo dalla deflagrazione post-sovietica, la nuova contestazione al fondamentale accordo geopolitico tra Italia e Libia nasce sullo stesso ipocrita umanitarismo a tassametro utilizzato dai Curdi e dal loro separatismo, un tempo buono per destabilizzare l’Irak di Saddam Hussein, sotto attacco statunitense, e oggi per organizzare attentati terroristici contro la Turchia di un Erdogan ormai scomodo alle stanze del potere statunitense.

    Senza la capacità dialettica di individuare il nemico politico, la sua struttura e le concrete cause delle diseguaglianze sociali che contribuisce a ingigantire, non esiste alcuna precisa traiettoria politica ed economica, ma soltanto un qualunquismo ideologico che si espone all’inconsistenza pratica e a gravissime fallacie strutturali. Questo “antimperialismo senza impero” sempre più di moda alla sinistra della sinistra, segue la via della reazione e del servizio atlantico, proprio nell’incapacità stessa di concepire il fondamentale carattere cosmopolita ed “evangelico-umanitaristico” del capitalismo, soprattutto nella sua attuale forma post-fordiana.

    Il Socialismo è prassi di studio, non certo un inno anarchico di qualche scapigliato francese, vero o presunto.

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  2. #2
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    LA PERICOLOSA FUNZIONE DELL’ESTREMA DESTRA

    di Andrea Fais

    Molto si è scritto, e a sproposito, sul rapporto tra geopolitica e nazi-fascismo. Soprattutto dopo la fine della II Guerra Mondiale, furono in molti a ricollegare lo studio geopolitico all’imperialismo del Terzo Reich, appena passato tristemente agli annali. Eppure, fra coloro che pagarono il prezzo più alto, negli anni di quella che ormai era divenuta una follia collettiva, ci fu anche colui che più di ogni altro è stato impropriamente indicato come il massimo teorico geopolitologico del Nazionalsocialismo tedesco. Stiamo parlando di Karl Haushofer, che perse il figlio Albrecht, giustiziato dalla Gestapo, e scelse il suicidio per l’evidente disperazione, nel 1946. La colpa principale degli Haushofer era quella di essersi opposti all’invasione tedesca dell’Unione Sovietica, cominciata con la vile operazione Barbarossa.

    Quando si parla di ambienti politici recenti di estrema destra, è difficile in ogni caso individuare i nessi storici e culturali sussistenti che li legano in qualche modo al fenomeno dei fascismi europei andati in scena tra gli anni Venti e gli anni Quaranta. Persiste innegabilmente sullo sfondo una serie di elementi in grado di restare impermeabili al tempo e di tenere a galla, dei veri e propri mostri culturali, la cui pericolosità intrinseca si manifesta in tutta la sua chiarezza.

    E proprio da quello storico equivoco riguardante il ruolo della geopolitica, torniamo ancora una volta ad osservare che, nel mondo odierno, lo studio dei rapporti internazionali in relazione ai sistemi geografici che questi rapporti coinvolgono, viene ad essere nuovamente messo in disparte ed accantonato. Probabilmente non è più l’etichetta “nazista” a spaventare l’uomo della strada dinnanzi ai temi della geopolitica, quanto più lo sconvolgimento dettato dall’artificiale schema planetario, cui è stato abituato e sapientemente educato dalla propaganda atlantica, in quarantacinque anni di Guerra Fredda.

    Resta comunque, come ai tempi dell’Operazione Barbarossa, la pericolosità di una estrema destra che, visti i numeri, spaventa ben poco sul piano politico, ma che in realtà influisce ancora e sembra quasi crogiolarsi piacevolmente su quei fantasmi sociali e quelle paure infondate che per diversi anni ha contribuito a diffondere e ad alimentare. Il vecchio immaginario “pericolo bolscevico” non esiste più, ma col tempo è stato sapientemente sostituito dall’Islam, un fantomatico luogo geografico del pianeta, nel quale i cristiani verrebbero massacrati e le donne vivrebbero ancora in condizioni disumane.

    Non importa che questo luogo, così come “il tremendo Est comunista”, non siano realmente mai esistiti, ciò che interessa a questi ambienti politici è la diffusione di paure continue tra le persone in buona fede, delineando un nemico da ricercare nel mondo per giustificare un revanscismo nazionale ed un senso di rivalsa, possibile soltanto scatenando una sindrome di panico da “nemico alle porte”. È soltanto così che si spiegano, correlandosi fra loro, i tre principali cardini ideologici che muovono l’ambiente dell’estrema destra e ne racchiudono le battaglie politiche:

    1) Il suprematismo razziale/nazionale, nella sua forma più diffusa nel mondo, dà volgarmente origine all’infausto White Power, un fenomeno tutto anglosassone, che predica il classico sciovinismo nazionalistico della piccola borghesia, a tal punto da rivelarsi per ciò che è, ossia il rovescio della medaglia di un cosmopolitismo suprematista (che non di rado si nutre di darwinismo sociale e calvinismo, e che ricorda molto da vicino il fanatismo religioso ebraico), che al di fuori di ogni logica linguistica, storica, territoriale e geografica, impone de facto una presunta superiorità etnica di una fantomatica “razza bianca”, in grado di andare dall’Europa a tutti i Paesi (leggasi colonie) ricompresi nel Commonwealth Britannico. Da un lato, introduce una falsificazione biologica, storica e culturale, dall’altro richiude al loro interno i cosiddetti “white countries”, separati nettamente tra loro ed isolati nella loro unicità (Stati Uniti-Canada da Inghilterra, Europa da Australia), inducendoli ad un micro-nazionalismo conseguente, che, sotto le false insegne del mito autarchico, sembra proprio racchiudere progetti ben meno “popolari”.

    2) Il fanatismo religioso, costituisce ancora oggi un perno essenziale, tanto da innestarsi sapientemente sul tema del neo-imperialismo atlantico implicitamente tratteggiato dai testi di Samuel Huntington e dal Project for a New American Century di Cheney e Rumsfeld. Con un’artificiosa reinterpretazione storica di comodo, il cattolicesimo romano ed il protestantesimo anglosassone (più che tedesco) vengono ad incontrarsi nell’ambito di una fantomatica crociata contro l’Islam, un ennesimo fantomatico nemico che starebbe invadendo l’altro fantomatico luogo dell’Occidente. Anche in questo caso, la divisione del mondo in aree di frammentazione appare netta, e questa nuova impostazione, oltre a dividere nettamente il Medio Oriente e gran parte dei Paesi di religione musulmana dall’Europa, provoca in maniera quasi automatica una divisione dilaniante specie in tre aree principali del mondo: sul fronte balcanico (tra Albania e Bosnia-Erzegovina da un lato e Serbia, Croazia e Slovenia dall’altro), sul fronte mediterraneo (tra Turchia e Grecia e all’interno di Cipro) e sul fronte caucasico (tra Armenia e Azerbaigian).

    3) La pregiudiziale anticomunista, è invece il feticcio, il dogma demagogico, su cui si fonda la saldatura profonda tra ambienti capitalistici (e i partiti liberali che li rappresentano nell’ambito politico) e ambienti xenofobi (e i partiti ultra-nazionalisti che ne cavalcano le battaglie): deformando molto spesso l’opera di Marx ed Engels, ed oscurandone il dibattito posteriore, o direttamente ricostruendo in modo assolutamente arbitrario e unilaterale la storia del Socialismo Reale, dipinto quale sistema fallimentare e sconfitto, questi ambienti retrivi e reazionari, riconducono tutte le esperienze del Socialismo ad insuccessi, miseria ed impoverimento collettivo, quando non a disegni cospirazionistici, che ne vedrebbero l’affermazione su mandato di fantomatici circoli di sovrumani illuminati, nell’alveo di un complottismo talmente paranoico e contraddittorio da crollare alla prima obiezione. Identificandosi la storia del Socialismo Reale con la storia, almeno recente, di gran parte del Continente Eurasiatico, dai Balcani e dall’Europa Orientale, sino all’Asia più estrema (Vietnam e Corea del Nord), passando per la Grande-Russia/Unione Sovietica, la Mongolia e la Cina, è conseguenza principale di tale atteggiamento il pregiudizio xenofobo e politico nei confronti dell’Est, presentato, al pari di quanto proposto ai tempi dalla propaganda della Nato, come la parte “mostruosa” del mondo.

    L’antiamericanismo, a volte sbandierato da certi ambienti dell’estrema destra, è perciò, a conti fatti, un vuoto esercizio di retorica privo di fondamenta solide, soltanto figlio di uno sterile nostalgismo (invero tutto italo-tedesco) di guerra, o di un senso di vendetta per i bombardamenti in ogni caso criminali dell’esercito alleato sull’Europa nella Seconda Guerra Mondiale.

    In quasi tutti i luoghi del mondo l’ultra-nazionalismo e l’estrema destra in genere, vanno a braccetto con l’imperialismo e con i disegni di conquista atlantici: dall’Ucraina al Sud America, dal Tibet al Xinjiang, passando per i numerosi focolai riaccesi abilmente nei Balcani e nel Caucaso, la retorica sciovinista continua a fornire spazi di consenso all’imperialismo e ai monopoli economici che ne muovono le fila da molti anni.

    Lo stesso dicasi per le rielaborazioni pur sofisticate (e per questo maggiormente ingannevoli) nate sul tema, come quella dell’Eurosiberia, promossa dall’islamofobo francese Guillaume Faye (oggi intellettuale di punta dell’estrema destra transalpina, e già “gauchiste” sessantottino in gioventù: un precedente non nuovo), ovverosia una teoria profondamente alienante, che, pur riconoscendo alla Russia un carattere geopolitico fondamentale, ne vorrebbe, in modo tragicomico, ricondurre la funzione all’interno di un fantascientifico bastione etnico-razziale omogeneo, “bianco” e “cristiano”, che esisterebbe tra Rejkyavik e Vladivostok, accantonando le profonde differenze tra cristianesimo euro-centrico (cattolico o protestante che sia) e cristianesimo ortodosso moscovita, cancellando in sostanza la storia reale della Grande-Russia e la sua natura etnico-politica continentalistica, imperiale e slavo-tartara, dunque intrinsecamente “eurasiatica” e per nulla pan-europea, e contrapponendone gli interessi strategici a quelli di Paesi caucasici e centro-asiatici, di tradizione islamica e/o turco-mongola (quali per esempio il Kazakistan, l’Uzbekistan, lo stesso Azerbaigian o la Georgia), storicamente legati a Mosca, e contrapponendo in modo ancor più netto l’Europa e l’Asia, in un leit motiv che torna per l’ennesima volta ad impaurire e spaventare l’Europa ed i suoi abitanti, ancora inconsapevoli che l’unico vero pericolo sta arrivando alle spalle, e proviene da Ovest.


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  3. #3
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    Ultima modifica di Spetaktor; 18-07-10 alle 12:52

  4. #4
    Tringeadeuroppa
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    Vi posto anche questo documentario. Certamente fazioso, ma interessante.

  5. #5
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    Ottimi articoli quelli di Andrea.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Gli estremi e l'atlantismo

    Faye può non piacere ma nelle sue teorizzazioni l'Eurosiberia è uno spazio auto-centrato resosi indipendente, sovrano e autonomo dal controllo americano (tant'è che Faye se la prende con l'euroscetticismo e i sovranismi nazionali sostenendo che l'Ue bastarda attuale può essere il preludio di una vera Federazione). Chi continua ad associarlo all'atlantismo sproloquia. Se mai Faye pone l'aspetto etnico come discorso centrale e i fatti sembrano dargli ragione per la verità.

    Sull'identità slavo-tatara della Russia bisognerebbe chiedere ai russi che i tartari li hanno respinti, combattuti e sottomessi... Forse l'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche aveva "de-centrato" l'identà della Grande Russia, ma con il ritorno alla Federazione russa il carattere egemone europeo/cristiano della Russia ci sembra inevitabilmente riemerso.

    Giusta l'obiezione alla Federazione eurosiberiana ostacolata dall'eventuale desiderio russo di restare una macro-regione autonoma e di non sacrificare questa posizione egemonica attraverso una federazione con i paesi dell'Europa occididentale. Faye comunque parla di Federazione europea per gradi e di un progetto che in definitiva darebbe vita all'Impero più forte della Storia (più forte degli Stati Uniti) sta agli europei costruirlo o meno. Poi è vero che l'élite russa recentemente sta puntando al ri-ancoraggio all'Europa per non asiatizzarsi (in realtà i russi temono da sempre l'asiatizzazione e qui la visione euroasiatica della Russia mostra i suoi limiti), con tanto di dichiarazioni quali "siamo europei", "abbiamo radici cristiane" accompagnate dalla ricerca di creare spazi comuni economici e di difesa.


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 18-07-10 alle 15:07

  7. #7
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    Predefinito Rif: Gli estremi e l'atlantismo

    Chi sostiene che non vi fosse un pericolo comunista durante il XX° secolo nonostante i massacri immani commessi da questa ideologia, il fatto che si sia espansa nella maggior parte dell'eurasia ed abbia inghiottito mezza europa o è completamente scemo oppure è intellettualmente disonesto.

    Analogamente chi sostiene che non vi sia un pericolo islamico nonostante l'emergere di gruppi fondamentalisti in tutto il mondo musulmano, l'esplosione demografica delle popolazioni islamiche e l'immigrazione di massa di queste prolifiche e aggressive popolazioni in Europa, proprio nel momento in cui questa è in declino demografico e culturalmente debole o è completamente scemo oppure è intellettualmente disonesto.

    Sveglia eurasiatisti e terzomondisti vari: le popolazioni dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina sono in espansione demografica e si stanno muovendo in massa verso l'Europa e tutte le terre colonizzate da europei che mantengono stupidamente le porte aperte e sono sempre più ridotti a minoranza demografica nei loro stessi paesi oltre ad essere vittimizzati dalla criminalità degli invasori. A questa popolazione europea e di origine europea appartenete anche voi e se credete che otterrete un trattamento privilegiato dagli invasori solo perchè vi dichiarate dalla loro parte, probabilmente andate incontro ad un brutto risveglio visto che questi invasori oltre ad essere tali sono anche animati da un revanscismo di natura razziale (e con motivazioni storiche legate al colonialismo) verso i "bianchi" che voi (ed anche gli immigrazionisti di destra) non volete vedere.
    Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Italiano Visualizza Messaggio
    Chi sostiene che non vi fosse un pericolo comunista durante il XX° secolo nonostante i massacri immani commessi da questa ideologia, il fatto che si sia espansa nella maggior parte dell'eurasia ed abbia inghiottito mezza europa o è completamente scemo oppure è intellettualmente disonesto.

    Analogamente chi sostiene che non vi sia un pericolo islamico nonostante l'emergere di gruppi fondamentalisti in tutto il mondo musulmano, l'esplosione demografica delle popolazioni islamiche e l'immigrazione di massa di queste prolifiche e aggressive popolazioni in Europa, proprio nel momento in cui questa è in declino demografico e culturalmente debole o è completamente scemo oppure è intellettualmente disonesto.

    Sveglia eurasiatisti e terzomondisti vari: le popolazioni dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina sono in espansione demografica e si stanno muovendo in massa verso l'Europa e tutte le terre colonizzate da europei che mantengono stupidamente le porte aperte e sono sempre più ridotti a minoranza demografica nei loro stessi paesi oltre ad essere vittimizzati dalla criminalità degli invasori. A questa popolazione europea e di origine europea appartenete anche voi e se credete che otterrete un trattamento privilegiato dagli invasori solo perchè vi dichiarate dalla loro parte, probabilmente andate incontro ad un brutto risveglio visto che questi invasori oltre ad essere tali sono anche animati da un revanscismo di natura razziale (e con motivazioni storiche legate al colonialismo) verso i "bianchi" che voi (ed anche gli immigrazionisti di destra) non volete vedere.
    ostridicolo: torna su storm front white pride worldiguai...

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Italiano Visualizza Messaggio
    Sveglia eurasiatisti e terzomondisti vari: le popolazioni dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina sono in espansione demografica e si stanno muovendo in massa verso l'Europa e tutte le terre colonizzate da europei che mantengono stupidamente le porte aperte e sono sempre più ridotti a minoranza demografica nei loro stessi paesi oltre ad essere vittimizzati dalla criminalità degli invasori. A questa popolazione europea e di origine europea appartenete anche voi e se credete che otterrete un trattamento privilegiato dagli invasori solo perchè vi dichiarate dalla loro parte, probabilmente andate incontro ad un brutto risveglio visto che questi invasori oltre ad essere tali sono anche animati da un revanscismo di natura razziale (e con motivazioni storiche legate al colonialismo) verso i "bianchi" che voi (ed anche gli immigrazionisti di destra) non volete vedere.

    Grazie per averci svegliato, adesso andiamo tutti in massa a votare Lega Nord ed i problemi del mondo saranno magicamente risolti.

    P.S. e' ovvio che tutti gli organismi internazionali (FMI, BM, ONU, Bilderberg, ecc.) sono controllati da negri e islamici affetti da revanscismo razziale, comunque grazie per avercelo ricordato camerata white power.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Anton Hanga Visualizza Messaggio
    Grazie per averci svegliato, adesso andiamo tutti in massa a votare Lega Nord ed i problemi del mondo saranno magicamente risolti.

    P.S. e' ovvio che tutti gli organismi internazionali (FMI, BM, ONU, Bilderberg, ecc.) sono controllati da negri e islamici affetti da revanscismo razziale, comunque grazie per avercelo ricordato camerata white power.
    white guai o/

 

 
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