Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Nei primi 5 mesi del 2016 i contratti stabili rallentano del 78% in un anno

    Lavoro, Inps: “Nei primi 5 mesi del 2016 i contratti stabili rallentano del 78% in un anno, peggio del 2014. Voucher a +43%”


    Lavoro & Precari
    Il saldo tra rapporti attivati e cessati è di 82mila unità: si tratta di un valore decisamente inferiore ai 379mila contratti del 2015 e ai 122mila del 2014. Nello stesso periodo, sono stati venduti 56 milioni di buoni lavoro
    di F. Q. | 19 luglio 2016

    COMMENTI (389)

    Più informazioni su: Contratto a tempo Indeterminato, Inps, Jobs Act, Lavoro, Voucher


    Il saldo dei contratti stabili tra gennaio e maggio 2016 è crollato del 78% rispetto all’anno scorso, mentre non si ferma il boom deivoucher, che registra un’impennata del 43%. I numeri dell’Inpsconfermano tendenza ormai consolidata da inizio 2016: da quando gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato sono dimezzati, le imprese hanno smesso di investire sui contratti a tutele crescenti.
    Nel dettaglio, nei primi 5 mesi dell’anno sono stati attivati 712mila rapporti stabili (comprese le trasformazioni da contratti precari), mentre si sono registrate 629mila cessazioni. Il saldo positivo, dunque, è di 82mila unità: si tratta di un valore decisamente inferiore ai 379mila contratti dello stesso periodo di un anno fa. Il dato è peggiore anche del 2014, quando si attestava a quota 122mila.
    E anche allargando lo sguardo a tutte le tipologie di contratto, si registra un calo rispetto al 2015. Nei primi cinque mesi del 2016, il saldo tra rapporti attivati e cessati è positivo di 435mila unità, in ribasso del 19%. In questo caso, tuttavia, si tratta di un aumento del 14% rispetto al dato del 2014, che si fermava a quota 384mila.
    Se calano le assunzioni stabili, cresce ancora – e non è una novità – il numero dei voucher, definiti dallo stesso presidente Inps Tito Boeri “la nuova frontiera del precariato”. Nel periodo gennaio-maggio 2016 sono stati venduti 56,7 milioni di buoni lavoro, con un incremento del 43% rispetto ai primi cinque mesi dell’anno scorso. Nello stesso periodo del 2015 la crescita dell’utilizzo dei voucher, rispetto al 2014, era stata pari al 75,2%.

    di F. Q. | 19 luglio 2016

    FONTE:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/19/lavoro-inps-nei-primi-5-mesi-del-2016-i-contratti-stabili-giu-del-78-in-un-anno-peggio-anche-del-2014-voucher-a-43/2917897/
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    Il sonno della ragione genera i liberali

  2. #2
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    Predefinito Re: Nei primi 5 mesi del 2016 i contratti stabili rallentano del 78% in un anno

    Diminuiti gli incentivi, diminuiti anche i contratti.

  3. #3
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    Predefinito Re: Nei primi 5 mesi del 2016 i contratti stabili rallentano del 78% in un anno

    Citazione Originariamente Scritto da Saturno Visualizza Messaggio
    Diminuiti gli incentivi, diminuiti anche i contratti.
    E finito anche di drogare i numeri e le statistiche.
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  4. #4
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    Predefinito Re: Nei primi 5 mesi del 2016 i contratti stabili rallentano del 78% in un anno

    W il jobs act!!!

  5. #5
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    Predefinito Re: Nei primi 5 mesi del 2016 i contratti stabili rallentano del 78% in un anno

    La guerra degli occupati

    Ultimamente infuria lo scontro tra il Governo e l’ISTAT sui risultati delle riforme attuate, uno scontro così acceso da portare il Ministro Padoan a tacciare l’ISTAT di utilizzare dei dati errati. Questo acceso scontro è arrivato fino sul terreno del mercato del lavoro, portando molta confusione, vediamo di fare chiarezza.
    di Ivan Giovi - 23 settembre 2016

    Due settimana fa il Ministero del Lavoro in uno dei suoi report periodici ha evidenziato il calo del 12,1% delle attivazioni di contratti di lavoro nel secondo trimestre del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015, con il rispettivo calo del 29% dei contratti a tempo indeterminato e un aumento dei licenziamenti del 7%. Pochi giorni dopo, l’ISTAT, in uno sei suoi consueti comunicati stampa, scrive invece dell’aumento degli occupati di 189 mila unità nel secondo trimestre del 2016 rispetto al trimestre precedente, un aumento su base annua di 439 mila occupati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e una crescita dell’occupazione dello 0,5% e la disoccupazione che scende dello 0,1%. Dati, questi dell’ISTAT, in netta contraddizione con quelli di casa propria, ovvero quelli del Ministero del Lavoro, ma questo non ha fermato il Governo che li ha immediatamente utilizzati per sponsorizzare la correttezza delle sue riforme. Quindi chi ha ragione in questo, odierno scontro? Ha ragione l’ISTAT? Ha ragione il Ministero del Lavoro? Hanno ragione entrambi? Vediamo di fare chiarezza.
    Il primo aspetto da sottolineare è che l’ISTAT parla di “occupati” e non di contratti, laddove la definizione di occupato della ILO (International Labour Organization) utilizzata da tutti gli istituti di statistica è: “persona in età lavorativa che nella settimana di riferimento ha svolto almeno un’ora in un’attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura, oppure ha svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare”. Dunque sono comprese anche persone che non sono sotto contratto ma che lavorano occasionalmente. Invece, il Ministero del Lavoro parla di “contratti” attivati e cessati, quindi in questo caso non si parla di lavoro occasionale, ma al massimo di contratti a chiamata, che sono pur sempre contratti.
    Secondo, per confrontare i due report, occorre non considerare i 189 mila occupati in più a cui si riferisce l’ISTAT perché si riferiscono al dato congiunturale, cioè l’aumento dal primo trimestre di quest’anno al secondo trimestre di quest’anno, mentre noi intendiamo concentrarci sul dato tendenziale dei 439 mila occupati su base annua rispetto all’anno precedente. Inoltre, occorre confrontare i due diversi metodi di raccolta dei dati, poiché l’ISTAT generalmente utilizza delle interviste su un campione ristretto di popolazione mentre il centro studi del Ministero del Lavoro (SISCO) utilizza i dati informatici di tutta l’amministrazione pubblica, sia quella nazionale che regionale.
    Possiamo adesso cominciare a trarre le prima conclusioni. Qualcuno ha ipotizzato questa discrepanza come differenza temporale, individuando il dato ISTAT come un flusso e il dato del Ministero come uno stock, ma questa interpretazione si rivela errata in quanto l’occupazione o il numero di contratti attivi si presenta come un dato puntuale nel tempo, quindi un valore di stock in ogni caso. La chiave della questione va cercata nella differenza di soggetti presi in considerazione. L’ISTAT ricerca tutti gli occupati, che come abbiamo visto precedentemente, sono tutti quelli che hanno svolto anche un’ora lavorativa nella settimana di riferimento, mentre il ministero prende in considerazione solamente i contratti attivati nell’insieme di tutti gli occupati.
    Per tagliare la testa al toro, ricorriamo all’INPS, che ci rivela chi ha veramente ragione, ovvero entrambi. I dati del’ Ministero e dell’ISTAT sono coerenti se si guarda alla continua e spropositata vendita di voucher, che da gennaio 2016 a luglio 2016 è aumentata ancora del 36% rispetto allo stesso periodo del 2015. Ecco allora cos’è che droga le statistiche sull’occupazione: lo smodato utilizzo di strumenti di precarizzazione, come il voucher, che dovrebbe essere utilizzato per pagare le prestazioni di lavoro occasionali, ma che in realtà è utilizzato come vera e propria forma di retribuzione, al posto di un regolare contratto e che fa rientrare chi viene retribuito con i voucher come un occupato, anche se ha lavorato solamente qualche ora alla settimana.
    Infatti l’INPS evidenzia, insieme al centro studi del Ministero del Lavoro, come tutti gli indicatori statistici su tutti i tipi di contratti siano pessimi. Dalla diminuzione delle attivazioni di contratti, alla diminuzione di nuovi contratti a tempo indeterminato, alla diminuzione di nuovi contratti a tempo determinato e per concludere all’aumento della cessazione dei contratti e all’aumento dei licenziamenti. Questo a dimostrazione nuovamente di come siano fallimentari le ricette proposte da quest’Europa, prese alla lettera dai nostri ultimi tre Governi, in particolare in questo caso la fallimentare riforma del lavoro (Jobs Act), dove in una crisi di domanda (di lavoro), se si va ad agire sull’offerta (di lavoro), non si ottiene assolutamente niente.

    La guerra degli occupati
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  6. #6
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    Predefinito Re: Nei primi 5 mesi del 2016 i contratti stabili rallentano del 78% in un anno

    Meglio che mi taccia.
    Il senso della vita è la pizza

  7. #7
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    Predefinito Re: Nei primi 5 mesi del 2016 i contratti stabili rallentano del 78% in un anno

    Citazione Originariamente Scritto da Hynkel Visualizza Messaggio
    Meglio che mi taccia.
    Figurati...scrivi pure!
    Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -

    Il sonno della ragione genera i liberali

  8. #8
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    Predefinito Re: Nei primi 5 mesi del 2016 i contratti stabili rallentano del 78% in un anno

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    Figurati...scrivi pure!
    Cosa vuoi che scriva... è desolante vedere che razza di governo abbiamo
    Il senso della vita è la pizza

 

 

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