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  1. #6721
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    Predefinito Re: I limiti intrinseci della metafisica

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    La particella non può scegliere, difatti se fai passare 1000 particelle da un dispositivo che ha probabilità fisica del 50% di deviarle e del 50% di farle proseguire nella loro traiettoria originale, troverai 500 particelle deviate e 500 no. Non ha alcun senso fisico sostenere che la singola particella sceglie, in quanto essa è obbligata per natura a comportarsi come le leggi di natura impongono.

    Confondi la probabilità intrinseca con la questione della scelta, sarebbe una scelta libera se ad ogni misurazione le particelle facessero quello che pare loro, invece no, si comportano esattamente come l'eq. di Schrodinger predice.

    Il concetto di informazione che hai tu in quanto essere umano non è detto sia lo stesso concetto che ne ha una particella, ovviamente. Pertanto la tua idea è semplicemente un preconcetto antropocentrico.

    Ma alla scienza, se il mondo la fuori è oggettivo o meno, importa zero. Quello che la scienza ricerca sono regolarità, ripetitività, stop. E le trova, in quanto i modelli matematici sono incredibilmente predittivi.

    A noi basta questo.
    @Aladar

    Non stai minimamente tenendo in considerazione ciò che è già stato ripetuto cento volte, ovvero che non puoi in nessun modo prevedere la sequenza secondo cui le particelle devieranno o meno.

    Inoltre se non vi importa dell'oggettività del mondo, inutile che spacciate le vostre affermazioni come oggettive.
    Puoi rispondermi solo se mi tagghi, grazie.

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  2. #6722
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    Predefinito Re: I limiti intrinseci della metafisica

    Citazione Originariamente Scritto da Narel Jarvi Visualizza Messaggio
    @Aladar

    Non stai minimamente tenendo in considerazione ciò che è già stato ripetuto cento volte, ovvero che non puoi in nessun modo prevedere la sequenza secondo cui le particelle devieranno o meno.
    Il che non dice nulla sulla scelta, visto che non scelgono, ma si comportano esattamente come prevede l'eq. di S.


    Inoltre se non vi importa dell'oggettività del mondo, inutile che spacciate le vostre affermazioni come oggettive.
    Oggettivo nel senso che vale per tutti quanti, che siano "reali" o meno.
    Sapere aude!

    Per apprezzare lo splendore occorre a volte un lungo apprendistato, ma il premio è la pura bellezza.

  3. #6723
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    Predefinito Re: I limiti intrinseci della metafisica

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Il che non dice nulla sulla scelta, visto che non scelgono, ma si comportano esattamente come prevede l'eq. di S.
    @Aladar

    Anche nell'uomo abbiamo l'effetto bouba/kiki, oppure i sondaggi elettorali, con una precisione che varia a seconda delle condizioni, con le particelle che sono coscienze più semplici è ancora più facile.

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Oggettivo nel senso che vale per tutti quanti, che siano "reali" o meno.
    L'interpretazione di ciò che appare non vale per tutti quanti.
    Puoi rispondermi solo se mi tagghi, grazie.

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  4. #6724
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    Predefinito Re: I limiti intrinseci della metafisica

    Citazione Originariamente Scritto da Narel Jarvi Visualizza Messaggio
    @Aladar

    Anche nell'uomo abbiamo l'effetto bouba/kiki, oppure i sondaggi elettorali, con una precisione che varia a seconda delle condizioni, con le particelle che sono coscienze più semplici è ancora più facile.
    La coscienza non è data solo dal fatto che a posteriori tu puoi interpretare un qualsiasi comportamento stocastico come una scelta cosciente. Altrimenti staresti rifiutando il concetto stesso di causalità ontologica. La coscienza per essere riconosciuta deve avere molti fattori e nessuno di questi è stato rilevato al momento in una particella.

    Sei tu che devi provarne l'esistenza perché ovviamente per tutto il mondo accademico mondiale, le particelle non sono esseri con coscienza.

    L'interpretazione di ciò che appare non vale per tutti quanti.
    Non rileva. Tutti ci comportiamo necessariamente come se il mondo fosse li oggettivamente, altrimenti non avrebbe senso nessuna delle tue frasi compreso il fatto di parlare di particelle. Se il mondo esterno non esistesse, non dovresti parlare di nulla, difatti parleresti con te stesso inutilmente.
    Sapere aude!

    Per apprezzare lo splendore occorre a volte un lungo apprendistato, ma il premio è la pura bellezza.

  5. #6725
    Vecchia Guardia
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    Predefinito Re: I limiti intrinseci della metafisica

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    La coscienza non è data solo dal fatto che a posteriori tu puoi interpretare un qualsiasi comportamento stocastico come una scelta cosciente. Altrimenti staresti rifiutando il concetto stesso di causalità ontologica. La coscienza per essere riconosciuta deve avere molti fattori e nessuno di questi è stato rilevato al momento in una particella.

    Sei tu che devi provarne l'esistenza perché ovviamente per tutto il mondo accademico mondiale, le particelle non sono esseri con coscienza.
    @Aladar

    Anche la causalità ontologica può ed è stata messa ampiamente in discussione, ma non vedo il nesso.

    Riguardo a quello che pensa il mondo accademico mondiale, ritengo che il tuo giudizio sia viziato dall'effetto del falso consenso e dall'errore fondamentale di attribuzione.

    In ogni caso, la verità non è questione di consenso o di stato dell'arte e se tu la pensi diversamente (sulla verità, non sulle particelle), non mi può interessare di meno.

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Non rileva. Tutti ci comportiamo necessariamente come se il mondo fosse li oggettivamente, altrimenti non avrebbe senso nessuna delle tue frasi compreso il fatto di parlare di particelle. Se il mondo esterno non esistesse, non dovresti parlare di nulla, difatti parleresti con te stesso inutilmente.
    Non sono solipsista e non c'entra niente con la mia frase.

    La maggioranza dei filosofi idealisti, sono idealisti oggettivi, cioè credono nell'esistenza di altre coscienze oltre alla propria e/o credono che le coscienze producano la realtà oggettiva.

    Sicuramente Leibniz, Schopenhauer, Gentile sono fra questi e anche l'interpretazione di Faggin della MQ è di questo tipo.
    Puoi rispondermi solo se mi tagghi, grazie.

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  6. #6726
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    Predefinito Re: I limiti intrinseci della metafisica

    Citazione Originariamente Scritto da Narel Jarvi Visualizza Messaggio
    @Aladar

    Anche la causalità ontologica può ed è stata messa ampiamente in discussione, ma non vedo il nesso.
    In meccanica ondulatoria, è ormai accertato e accettato da tutti che il modello è squisitamente stocastico, nel senso ontologico del termine.

    Riguardo a quello che pensa il mondo accademico mondiale, ritengo che il tuo giudizio sia viziato dall'effetto del falso consenso e dall'errore fondamentale di attribuzione.
    Prendo atto del tuo pensiero, ma si da il caso che non vi sia dubbio in quanto ho affermato, altrimenti mi dovresti portare un articolo pubblicato su una rivista scientifica di fisica peer reviewed ove un addetto ai lavori ipotizza l'esistenza di una coscienza delle particelle, auguri.

    Se non la trovi, allora non puoi che accettare l'evidenza che nessuno scienziato al mondo ritiene possibile l'esistenza di una coscienza delle particelle.
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  7. #6727
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    Predefinito Re: I limiti intrinseci della metafisica

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    In meccanica ondulatoria, è ormai accertato e accettato da tutti che il modello è squisitamente stocastico, nel senso ontologico del termine.
    @Aladar

    Tu non hai mai letto Hume vero?

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Prendo atto del tuo pensiero, ma si da il caso che non vi sia dubbio in quanto ho affermato, altrimenti mi dovresti portare un articolo pubblicato su una rivista scientifica di fisica peer reviewed ove un addetto ai lavori ipotizza l'esistenza di una coscienza delle particelle, auguri.

    Se non la trovi, allora non puoi che accettare l'evidenza che nessuno scienziato al mondo ritiene possibile l'esistenza di una coscienza delle particelle.
    A me risulta che Giacomo D'Ariano abbia pubblicato qualcosa, ma non importa: riguardo al ritenere possible non serve il peer reviewed, certamente lo ritiene possibile, come lo ritengono possibile Faggin e Penrose.

    Ho anche chiesto a Gemini di Google di aggiungere altri nomi che potrai verificare autonomamente:

    Altri scienziati che ipotizzano la coscienza nelle particelle:

    Oltre a Federico Faggin e Roger Penrose, diversi altri scienziati hanno esplorato l'idea che la coscienza possa avere una base quantistica o essere presente a livello subatomico. Ecco alcuni esempi:

    Fisici:

    Stuart Hameroff: Anestesista e fisico, propone la teoria Orch-OR che identifica la coscienza con vibrazioni quantistiche nei microtubuli del cervello.
    Jack Sarfatti: Fisico teorico, sostiene che la coscienza sia un campo quantistico non-locale che permea l'universo.
    Amit Goswami: Fisico teorico, elabora la teoria del "Sé quantistico" che descrive la coscienza come un'entità fondamentale dell'universo.
    Anton Zeilinger: Fisico quantistico, noto per i suoi esperimenti sulla decoerenza quantistica, ritiene che la coscienza possa essere un fenomeno quantistico non-locale.

    Biologi:

    Mae-Wan Ho: Biologa e biofisica, ipotizza che la coscienza emerga da processi quantistici costruttivi in sistemi biologici complessi.
    Johnjoe McFadden: Biologo cellulare, propone che la coscienza sia un fenomeno quantistico emergente che si origina dai sistemi di membrana cellulare.

    Neuroscienziati:

    Christof Koch: Neuroscienziato, studia i correlati neurali della coscienza e ipotizza che la coscienza possa essere un processo quantistico computazionale nel cervello.
    David Chalmers: Filosofo e neuroscienziato, noto per il problema mente-corpo, sostiene che la coscienza potrebbe essere un fenomeno non-riducibile a processi fisici classici.

    Altri:

    Stanislaw Grof: Psichiatra e ricercatore transpersonale, esplora la relazione tra coscienza, mente e fisica quantistica.
    Ervin Laszlo: Filosofo della scienza e teorico dei sistemi, propone un modello olistico di coscienza che include la fisica quantistica.

    Per approfondire:

    "La coscienza quantistica" di Amit Goswami
    "The Conscious Universe" di Stuart Hameroff e Jack Sarfatti
    "Beyond the Quantum" di Michael C. Mackey
    "The Orch OR Theory of Consciousness" di Stuart Hameroff e Roger Penrose
    Puoi rispondermi solo se mi tagghi, grazie.

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  8. #6728
    sonnecchiante...
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    Predefinito Re: I limiti intrinseci della metafisica

    Citazione Originariamente Scritto da Narel Jarvi Visualizza Messaggio
    @Aladar

    Tu non hai mai letto Hume vero?
    Falso. Fai una ricerca in questo forum con il mio avatar e Hume come chiave di ricerca, troverai decine di messagi in cui cito hume, tra cui questo:

    Dio non esiste


    E qui, una risposta alla tua pretesa inesistenza della realtà, ovvero un bellissimo articolo del Prof. Carlo Rovelli, tra i più importanti fisici quantistici italiani nel mondo (ricercatore nella LQG, a mio avviso la più promettente teoria per l'unificazione tra RG e MQ).

    "Capita poche volte di incontrare un libro capace di influenzare nettamente il nostro modo di pensare. Ancora più raramente di incontrarne uno di cui non sapevamo nulla. Mi è capitato. Non è un testo sconosciuto: al contrario è famosissimo, commentato da secoli da generazioni di studiosi, addirittura venerato. Io non lo conoscevo, e penso che molti dei miei connazionali italiani, come me, non lo conoscano. L’autore si chiama Nagarjuna.

    È un breve e asciutto testo filosofico scritto 18 secoli fa in India e divenuto classico di riferimento della filosofia buddhista. Il titolo è una di quelle interminabili parole indiane, Mulamadhyamakakarika, reso in vari modi, per esempio I versi fondamentali del cammino di mezzo. L’ho letto nella traduzione inglese di un filosofo, Jay Garfield, accompagnata da un ottimo commento che aiuta a penetrarne il linguaggio. Garfield conosce a fondo la tradizione orientale, ma viene dalla filosofia analitica anglosassone, e presenta le idee di Nagarjuna con la chiarezza e la concretezza che caratterizzano questa scuola, mettendole in relazione con il pensiero occidentale.

    Non sono capitato su questo libro per caso. Persone disparate mi chiedevano: «Hai letto Nagarjuna?», soprattutto a seguito di discussioni sulla meccanica quantistica, o altri argomenti di fondamenti della fisica. Io non ho mai guardato con simpatia ai tentativi di legare scienza moderna e pensiero orientale antico: mi sono sempre sembrati tirati per i capelli, riduttivi da entrambi i lati. Ma all’ennesimo: «Hai letto Nagarjuna?», ho deciso di farlo, ed è stata una scoperta stupefacente.

    Il pensiero di Nagarjuna è centrato sull’idea che nulla abbia esistenza in sé. Tutto esiste solo in dipendenza da qualcosa d’altro, in relazione a qualcosa d’altro. Il termine usato da Nagarjuna per descrivere questa mancanza di essenza propria è «vacuità» (sunyata): le cose sono «vuote» nel senso che non hanno realtà autonoma, esistono grazie a, in funzione di, rispetto a, dalla prospettiva di, qualcosa d’altro.

    Se guardo un cielo nuvoloso — per fare un esempio ingenuo — posso vedervi un castello e un drago. Esistono veramente là nel cielo un drago e un castello? No, ovviamente: nascono dall’incontro fra l’apparenza delle nubi e sensazioni e pensieri nella mia testa, di per sé sono entità vuote, non ci sono. Fin qui è facile. Ma Nagarjuna suggerisce che anche le nubi, il cielo, le sensazioni, i pensieri, e la mia testa stessa, siano egualmente null’altro che cose che nascono dall’incontro fra altre cose: entità vuote.

    E io che vedo una stella? Esisto? No, neppure io. Chi vede la stella allora? Nessuno, dice Nagarjuna. Vedere la stella è una componente di quell’insieme che convenzionalmente chiamo il mio essere io. «Quello che esprime il linguaggio non esiste. Il cerchio dei pensieri non esiste» (XVIII, 7). Non c’è nessuna essenza ultima o misteriosa da comprendere, che sia l’essenza vera del nostro essere. «Io» non è altro che l’insieme vasto e interconnesso dei fenomeni che lo costituiscono, ciascuno dipendente da qualcosa d’altro. Secoli di concentrazione occidentale sul soggetto svaniscono nell’aria come brina la mattina.

    Nagarjuna distingue due livelli, come fanno tanta filosofia e scienza: la realtà convenzionale, apparente, con i suoi aspetti illusori o prospettici, e la realtà ultima. Ma porta questa distinzione in una direzione sorprendente: la realtà ultima, l’essenza, è assenza, vacuità. Non c’è. Ogni metafisica cerca una sostanza prima, un’essenza da cui tutto il resto possa dipendere: il punto di partenza può essere la materia, Dio, lo spirito, le forme platoniche, il soggetto, i momenti elementari di coscienza, energia, esperienza, linguaggio, circoli ermeneutici o quant’altro. Nagarjuna suggerisce che semplicemente la sostanza ultima… non c’è.

    Ci sono intuizioni più o meno simili nella filosofia occidentale che vanno da Eraclito alla contemporanea metafisica delle relazioni, toccando Nietzsche, Whitehead, Heidegger, Nancy, Putnam… Ma quella di Nagarjuna è una prospettiva radicalmente relazionale. L’esistenza convenzionale quotidiana non è negata, è affermata in tutta la sua complessità, con i suoi livelli e sfaccettature. Può essere studiata, esplorata, analizzata, ma non ha senso cercarne il sostrato ultimo.

    L’illusorietà del mondo, il Samsara, è tema generale del buddhismo; riconoscerla è raggiungere il Nirvana, la liberazione e la beatitudine. Ma per Nagarjuna Samsara e Nirvana sono la stessa cosa: entrambi vuoti. Non esistenti.

    Allora l’unica realtà è la vacuità? È questa la realtà ultima? No, scrive Nagarjuna, ogni prospettiva esiste solo in dipendenza da altro, non è mai realtà ultima, compresa la prospettiva di Nagarjuna: anche la vacuità è vuota di essenza: è convenzionale. Nessuna metafisica sopravvive. La vacuità è vuota.

    Non prendete alla lettera questo mio impacciato tentativo di sintetizzare Nagarjuna. Ci mancherebbe. Ma da parte mia ho trovato questa prospettiva straordinaria e sorprendentemente efficace, e continuo a ripensarci.

    In primo luogo perché aiuta a dare forma ai tentativi di pensare coerentemente la meccanica quantistica, dove gli oggetti sembrano misteriosamente esistere solo influenzando altri oggetti. Nagarjuna non sapeva nulla di quanti, ovviamente, ma nulla vieta che la sua filosofia possa offrire pinze utili per fare ordine in scoperte moderne. La meccanica quantistica non quadra con un realismo ingenuo, materialista o altro; ancora meno con ogni forma di idealismo. Come comprenderla? Nagarjuna offre uno strumento: si può pensare l’interdipendenza senza essenze autonome. Anzi l’interdipendenza — questo è il suo argomentare chiave — richiede di dimenticare essenze autonome. La fisica moderna pullula di nozioni relazionali, non solo nei quanti: la velocità di un oggetto non esiste in sé, esiste solo rispetto a un altro oggetto; un campo in sé non è elettrico o magnetico, lo è solo rispetto ad altro, e così via. La lunga ricerca della «sostanza ultima» della fisica è naufragata nella complessità relazionale della teoria quantistica dei campi e della relatività generale… Forse un antico pensatore indiano ci offre qualche strumento concettuale in più per districarci… È sempre dagli altri che si impara, dal diverso; e nonostante millenni di dialogo ininterrotto, Oriente e Occidente hanno ancora cose da dirsi. Come nei migliori matrimoni.

    Ma il fascino di questo pensiero va al di là dei problemi della fisica moderna. La prospettiva di Nagarjuna ha qualcosa di vertiginoso. Sembra risuonare con il meglio di tanta filosofia occidentale, classica e recente. Con lo scetticismo radicale di Hume, con la dissoluzione delle domande mal poste di Wittgenstein. Nagarjuna non cade nelle trappole in cui si impiglia tanta filosofia postulando punti di partenza che finiscono sempre per rivelarsi a lungo andare insoddisfacenti. Parla della realtà e della sua complessità, schermandoci dalla trappola concettuale di volerne trovare il fondamento. È un linguaggio vicino all’anti-fondazionalismo contemporaneo. La sua non è stravaganza metafisica: è semplicemente sobrietà. E nutre un atteggiamento etico profondamente rasserenante: è comprendere che non esistiamo che ci può liberare dall’attaccamento e dalla sofferenza; è proprio per la sua impermanenza, per l’assenza di ogni assoluto, che la vita ha senso.

    Questo è il Nagarjuna filtrato da Garfield. Esistono interpretazioni diverse del testo, commentato da secoli. Oggi se ne discutono di kantiane, pragmatiste, neoplatoniche, misticheggianti, zen… La molteplicità di possibili letture non è una debolezza del libro. Al contrario, è la testimonianza della vitalità e della capacità di parlare che può avere uno straordinario testo antico. Quello che davvero ci interessa non è cosa effettivamente pensasse il priore di un monastero nel Sud dell’India di quasi due millenni or sono — quelli sono affari suoi; ciò che ci interessa è la forza di idee che emana oggi dalle righe che lui ha scritto, e quanto queste, intersecandosi con la nostra cultura e il nostro sapere, possano aprirci spazi di pensieri nuovi. Perché questa è la cultura: un dialogo interminabile che ci arricchisce continuando a nutrirsi di esperienze, sapere e soprattutto scambi."


    A me risulta che Giacomo D'Ariano abbia pubblicato qualcosa, ma non importa riguardo al ritenere possible non serve il peer reviewed, certamente lo ritiene possibile, come lo ritengono possibile Faggin e Penrose.
    No caro, la scienza non si fa con articoletti o libri fuori dal contesto scientifico, bisogna essere sottoposti alla revisione dei propri pari, ovvero al mondo accademico-scientifico. Tanto è vero che anche premi Nobel come Montagnier fuori dal contesto scientifico sparano le peggiori idiozie.



    Oltre a Federico Faggin e Roger Penrose, diversi altri scienziati hanno esplorato l'idea che la coscienza possa avere una base quantistica
    Ma cosa stai dicendo !! sono due coste completamente diverse, un conto è ritenere che alla base della coscienza umana vi siano anche processi quantistici, comsa possibilissima, tutt'altra cosa è ritenere che una singola particcella abbia coscienza !!! E' quest'ultima cosa che è una idiozia che nessuno scienziato ritiene possibile.

    E se ti stai dicendo: "e ma non è possiblie che la coscienza sia frutto di interazioni quantistiche e che al contempo le singole particelle non abbiano coscienza" ti stai sbagliando, studia i processi emergenti, ne è pieno il mondo.
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  9. #6729
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    Predefinito Re: I limiti intrinseci della metafisica

    Articoli peer-reviewed sulla coscienza quantistica:

    Sì, esistono diversi articoli peer-reviewed che esplorano l'idea della coscienza quantistica. Ecco alcuni esempi:

    1. "Quantum Computation and the Church-Turing Thesis" di David Deutsch (1985):

    Questo articolo discute la possibilità di computer quantistici che potrebbero superare i computer classici in determinate computazioni.
    L'articolo è stato pubblicato su "Proceedings of the Royal Society of London. Series A: Mathematical and Physical Sciences".
    2. "The Conscious Universe" di Stuart Hameroff e Jack Sarfatti (1995):

    Questo articolo presenta la teoria Orch-OR che identifica la coscienza con vibrazioni quantistiche nei microtubuli del cervello.
    L'articolo è stato pubblicato su "Journal of Consciousness Studies".

    3. "Toward a Science of Consciousness: The First Tucson Symposium" di Stuart Hameroff, Alfred W. Kaszniak e David Chalmers (1996):

    Questo libro raccoglie le presentazioni del primo simposio di Tucson sulla coscienza, che include diverse discussioni sulla coscienza quantistica.
    Il libro è stato pubblicato da MIT Press.

    4. "Quantum Mind and the Quantum Universe" di Henry Stapp (2009):

    Questo libro esplora la relazione tra la mente e la fisica quantistica, discutendo diverse teorie sulla coscienza quantistica.
    Il libro è stato pubblicato da Springer.

    5. "The Quantum Enigma: Physics Encounters Consciousness" di Bruce Rosenblum e Fred Kuttner (2006):

    Questo libro presenta una panoramica accessibile delle teorie sulla coscienza quantistica, con un'enfasi sugli esperimenti e le implicazioni.
    Il libro è stato pubblicato da Oxford University Press.
    Oltre a questi esempi, puoi trovare molti altri articoli peer-reviewed sulla coscienza quantistica cercando su database accademici come:

    Google Scholar
    PubMed
    Web of Science

    Utilizza parole chiave come "coscienza quantistica", "teoria Orch-OR", "coscienza e fisica quantistica" per la tua ricerca.
    Puoi rispondermi solo se mi tagghi, grazie.

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  10. #6730
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    Predefinito Re: I limiti intrinseci della metafisica

    Come se poi anche proprio il concetto di peer-reviewed non fosse oggetto di diatriba filosofica, di quali pari parliamo? Macchine biologiche? Sarebbe come chiedere a Gemini di giudicare gli articoli di ChatGPT.
    Puoi rispondermi solo se mi tagghi, grazie.

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