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    Arrow Jobs act, CGIL: “assunzioni a termine pari al 71% del totale”


    Jobs act, CGIL: “assunzioni a termine pari al 71% del totale”
    Secondo il maggior sindacato italiano, come risultato del jobs act, si sono rilevati un 71% di contratti a termine. Critiche (le ennesime) da parte della CGIL, risposte piccate da parte del governo.
    CGIL: “lavoro precario e instabile”

    Secondo la CGIL, “Il lavoro precario e instabile si conferma nel 2016 la forma assolutamente predominante di accesso al mercato del lavoro e le nuove attivazioni a tempo indeterminato, inferiori non solo al 2015 ma anche al 2014, dimostrano in maniera evidente che l’elemento predominante per le scelte delle aziende è stato quello degli incentivi”.
    È questa una delle prime conclusioni della Confederazione Generale Italiana del Lavoro sulla riforma del mercato del lavoro, conosciuta con il nome di Jobs Act, pilastro dell’ esecutivo Renzi. Il governo ha cercato di “dinamizzare il mercato” attraverso una flessibilizzazione e semplificazione della normativa vigente. Ciò ha portato ad un effettivo incremento del numero di contratti siglati, ma – al contempo – a una riduzione della qualità (in termini di ore, salario, e metodo di contribuzione) e della stabilità del lavoro. Secondo le statistiche riprese dalla CGIL, le imprese optano per il pagamento attraverso voucher, sfruttando gli incentivi all’ assunzione senza, però, passare dal contratto a tempo determinato a quello indeterminato.


    La replica del PD e dei sostenitori del Jobs Act

    In seguito alla pubblicazione del report, una buona parte del Partito Democratico ha preso le difese della riforma. Il Deputato Giampaolo Galli assume che “i quasi 600.000 mila contratti prodotti dagli incentivi del Jobs Act sono un `mezzo miracolo’ e che più di così non si poteva fare”. Anche la vicepresidente alla camera per il gruppo del PD, la deputata Di Salvo, sostiene la bontà della riforma. Secondo i dati della Di Salvo, il numero di contratti a tempo indeterminato è aumentato di 400.000 unità. Sul piano puramente politico, afferma che “spendere risorse pubbliche per incentivare il lavoro a tempo indeterminato è una scelta che non si era mai fatta prima”. Poletti, invece, considera la possibilità di rivedere gli incentivi. Lo stesso primo ministro è tornato ad esporsi pubblicamente in merito alla sua riforma. Pochi giorni fa è andato in onda l’ incontro-scontro tra Marco Travaglio e Matteo Renzi, in casa di Lili Gruber: “8 e mezzo”. Il capitolo dedicato al Jobs Act è stato estremamente teso, con un Renzi fiducioso nella riforma e un Travaglio all’attacco, contro la precarizzazione e la diffusione capillare del pagamento in voucher. Infine, da Bruxelles sono arrivate parole di sostegno a favore del Jobs Act: la BCE afferma che la riforma del mercato del lavoro abbia contribuito a dinamizzare l’occupazione.
    Jobs act: flessibilità contro qualità

    La flessibilizzazione del mercato del lavoro ha prodotto una certa dinamizzazione. Da un lato, potrebbe giovare alla ripresa dell’economia sul piano della produzione nazionale, che genera un clima di fiducia tanto per il governo che per le istituzioni comunitari. Da quello del cittadino, invece, è certamente più difficile riuscire a percepire quella fiducia, necessaria per poter investire, spendere e riattivare i circoli virtuosi dell’economia. In termini macroeconomici, la fiducia nel futuro del consumatore (derivante dalla stabilità lavorativa, l’andamento del Paese e altri fattori) incide direttamente sull’economia: a un minor grado di fiducia, corrisponde una minor propensione al consumo. Meno consumi comportano una contrazione della produzione e, pertanto, del mercato lavorativo. Ciò che manca attualmente, per poter promuovere un aumento della fiducia , è una struttura che garantisca continuità e stabilità economica all’ individuo. Probabilmente, nel gioco delle parti, bisognerà tirare un po’ da un lato e un po’ dall’altro, per arrivare al giusto compromesso: non solo flessibilità, non solo qualità. Se la prima componente è decisiva in un modello economico neoliberista, la seconda è altrettanto importante per poter promuovere una società giusta ed egualitaria.



    Scritto da: Alessandro Faggiano
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  2. #2
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    Predefinito Re: Jobs act, CGIL: “assunzioni a termine pari al 71% del totale”

    Citazione Originariamente Scritto da POL Visualizza Messaggio

    Jobs act, CGIL: “assunzioni a termine pari al 71% del totale”
    Secondo il maggior sindacato italiano, come risultato del jobs act, si sono rilevati un 71% di contratti a termine. Critiche (le ennesime) da parte della CGIL, risposte piccate da parte del governo.
    CGIL: “lavoro precario e instabile”

    Secondo la CGIL, “Il lavoro precario e instabile si conferma nel 2016 la forma assolutamente predominante di accesso al mercato del lavoro e le nuove attivazioni a tempo indeterminato, inferiori non solo al 2015 ma anche al 2014, dimostrano in maniera evidente che l’elemento predominante per le scelte delle aziende è stato quello degli incentivi”.
    È questa una delle prime conclusioni della Confederazione Generale Italiana del Lavoro sulla riforma del mercato del lavoro, conosciuta con il nome di Jobs Act, pilastro dell’ esecutivo Renzi. Il governo ha cercato di “dinamizzare il mercato” attraverso una flessibilizzazione e semplificazione della normativa vigente. Ciò ha portato ad un effettivo incremento del numero di contratti siglati, ma – al contempo – a una riduzione della qualità (in termini di ore, salario, e metodo di contribuzione) e della stabilità del lavoro. Secondo le statistiche riprese dalla CGIL, le imprese optano per il pagamento attraverso voucher, sfruttando gli incentivi all’ assunzione senza, però, passare dal contratto a tempo determinato a quello indeterminato.


    La replica del PD e dei sostenitori del Jobs Act

    In seguito alla pubblicazione del report, una buona parte del Partito Democratico ha preso le difese della riforma. Il Deputato Giampaolo Galli assume che “i quasi 600.000 mila contratti prodotti dagli incentivi del Jobs Act sono un `mezzo miracolo’ e che più di così non si poteva fare”. Anche la vicepresidente alla camera per il gruppo del PD, la deputata Di Salvo, sostiene la bontà della riforma. Secondo i dati della Di Salvo, il numero di contratti a tempo indeterminato è aumentato di 400.000 unità. Sul piano puramente politico, afferma che “spendere risorse pubbliche per incentivare il lavoro a tempo indeterminato è una scelta che non si era mai fatta prima”. Poletti, invece, considera la possibilità di rivedere gli incentivi. Lo stesso primo ministro è tornato ad esporsi pubblicamente in merito alla sua riforma. Pochi giorni fa è andato in onda l’ incontro-scontro tra Marco Travaglio e Matteo Renzi, in casa di Lili Gruber: “8 e mezzo”. Il capitolo dedicato al Jobs Act è stato estremamente teso, con un Renzi fiducioso nella riforma e un Travaglio all’attacco, contro la precarizzazione e la diffusione capillare del pagamento in voucher. Infine, da Bruxelles sono arrivate parole di sostegno a favore del Jobs Act: la BCE afferma che la riforma del mercato del lavoro abbia contribuito a dinamizzare l’occupazione.
    Jobs act: flessibilità contro qualità

    La flessibilizzazione del mercato del lavoro ha prodotto una certa dinamizzazione. Da un lato, potrebbe giovare alla ripresa dell’economia sul piano della produzione nazionale, che genera un clima di fiducia tanto per il governo che per le istituzioni comunitari. Da quello del cittadino, invece, è certamente più difficile riuscire a percepire quella fiducia, necessaria per poter investire, spendere e riattivare i circoli virtuosi dell’economia. In termini macroeconomici, la fiducia nel futuro del consumatore (derivante dalla stabilità lavorativa, l’andamento del Paese e altri fattori) incide direttamente sull’economia: a un minor grado di fiducia, corrisponde una minor propensione al consumo. Meno consumi comportano una contrazione della produzione e, pertanto, del mercato lavorativo. Ciò che manca attualmente, per poter promuovere un aumento della fiducia , è una struttura che garantisca continuità e stabilità economica all’ individuo. Probabilmente, nel gioco delle parti, bisognerà tirare un po’ da un lato e un po’ dall’altro, per arrivare al giusto compromesso: non solo flessibilità, non solo qualità. Se la prima componente è decisiva in un modello economico neoliberista, la seconda è altrettanto importante per poter promuovere una società giusta ed egualitaria.



    Scritto da: Alessandro Faggiano
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    E io sciocco che credevo che i posti a licenziamento ... pardon a tempo indeterminato fossero aumentati per via delle agevolazioni fiscali ... che sciocco che sono ... bene sono certo che i nuovi assunti saranno sicuri e prosperi anche una volta finiti i 3 anni di incentivi e i nostri prenditori ... ops imprenditori mai e poi mai li passeranno subito dopo a tempo determinato e/o a vaucer ... soprattutto se nel frattempo non si si saranno già di loro licenziati perchè hanno trovato di meglio !!

  3. #3
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    Predefinito Re: Jobs act, CGIL: “assunzioni a termine pari al 71% del totale”

    avesse mai fatto qualcosa il sindacato per i giovani!
    vadano a quel paese

  4. #4
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    Predefinito Re: Jobs act, CGIL: “assunzioni a termine pari al 71% del totale”

    Jobs Act,fallimento totale riportato anche dal sole 24 ore,lavoratori pagati solo con i buoni lavoro,basta termini inglesi
    Ignorantiam excusare EST

  5. #5
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    Predefinito Re: Jobs act, CGIL: “assunzioni a termine pari al 71% del totale”

    La camusso farebbe bene a scomparire. In Italia non esistono più i sindacati. Sono semplicemente un distaccamento dei partiti.

    Inviato dal mio E5823 utilizzando Tapatalk

  6. #6
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    Predefinito Re: Jobs act, CGIL: “assunzioni a termine pari al 71% del totale”

    Citazione Originariamente Scritto da Freddie Spencer Visualizza Messaggio
    Jobs Act,fallimento totale riportato anche dal sole 24 ore,lavoratori pagati solo con i buoni lavoro,basta termini inglesi
    Hai ragione, infatti VOUCHER è francese

  7. #7
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    Predefinito Re: Jobs act, CGIL: “assunzioni a termine pari al 71% del totale”

    Citazione Originariamente Scritto da heint Visualizza Messaggio
    E io sciocco che credevo che i posti a licenziamento ... pardon a tempo indeterminato fossero aumentati per via delle agevolazioni fiscali ... che sciocco che sono ... bene sono certo che i nuovi assunti saranno sicuri e prosperi anche una volta finiti i 3 anni di incentivi e i nostri prenditori ... ops imprenditori mai e poi mai li passeranno subito dopo a tempo determinato e/o a vaucer ... soprattutto se nel frattempo non si si saranno già di loro licenziati perchè hanno trovato di meglio !!
    Quindi secondo te nel 2017/2018 licenzieranno 3 milioni di lavoratori visto che nel 2015/2016 sono stati assunti con tutele crescenti circa 3 milioni di lavoratori (naturalmente poi vi sono state tante cessazioni di lavoro determinato ed indeterminato in questi 2 anni)?
    Non credo che le imprese abbiano investito tanto in formazione ed investimenti in macchinari, per poi licenziare e pagare tanti tfr più gli indennizzi previsti dal jobs act.

    L'occupazione dal 2008 al 2013 è scesa di 1,3 milioni di occupati e vigeva l'articolo 18.
    L'occupazione calerà in futuro solo in caso di nuove crisi economiche come ne abbiamo viste tante in passato, soprattutto dal 2008 al 2013.

  8. #8
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    Predefinito Re: Jobs act, CGIL: “assunzioni a termine pari al 71% del totale”

    Citazione Originariamente Scritto da Dav. c. G. Visualizza Messaggio
    Quindi secondo te nel 2017/2018 licenzieranno 3 milioni di lavoratori visto che nel 2015/2016 sono stati assunti con tutele crescenti circa 3 milioni di lavoratori (naturalmente poi vi sono state tante cessazioni di lavoro determinato ed indeterminato in questi 2 anni)?
    Non credo che le imprese abbiano investito tanto in formazione ed investimenti in macchinari, per poi licenziare e pagare tanti tfr più gli indennizzi previsti dal jobs act.

    L'occupazione dal 2008 al 2013 è scesa di 1,3 milioni di occupati e vigeva l'articolo 18.
    L'occupazione calerà in futuro solo in caso di nuove crisi economiche come ne abbiamo viste tante in passato, soprattutto dal 2008 al 2013.
    Siamo tutt'ora in una crisi economica, che può peggiorare o migliorare... ma non sono ottimista
    http://entrainfantasia.blogspot.it/

    "In tempi passati alberi e uomini erano buoni amici" Hayao Miyazaki

  9. #9
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    Predefinito Re: Jobs act, CGIL: “assunzioni a termine pari al 71% del totale”

    Citazione Originariamente Scritto da Klauss Von Grebur Paiton Visualizza Messaggio
    Siamo tutt'ora in una crisi economica, che può peggiorare o migliorare... ma non sono ottimista
    C'è un rallentamento globale molto oltre le previsioni.
    Il commercio globale era previsto (pochi mesi fa) in aumento del 3,8% nel 2016 ed invece aumenterà solo dell'1,6% (meno dell'aumento del Pil globale). Lo stesso aumento risicato degli scambi commerciali si aveva nel 2007 prima della grande crisi (ma allora i tassi erano altissimi ed i crediti privati a livelli insostenibili).
    L'eurozona in questo contesto e nonostante l'austerità applicata ( e nonostante il rafforzamento dell'euro su quasi tutte le monete nel 2016), rispetterà più o meno gli aumenti del PIL stimati per il 2016. Ma avremmo potuto fare molto di più in Eurozona se si fosse puntato maggiormente alla domanda aggregata visto che l'avanzo corrente eurozona è di quasi 300 miliardi di euro annui.

  10. #10
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    Predefinito Re: Jobs act, CGIL: “assunzioni a termine pari al 71% del totale”

    Citazione Originariamente Scritto da Dav. c. G. Visualizza Messaggio
    Quindi secondo te nel 2017/2018 licenzieranno 3 milioni di lavoratori visto che nel 2015/2016 sono stati assunti con tutele crescenti circa 3 milioni di lavoratori (naturalmente poi vi sono state tante cessazioni di lavoro determinato ed indeterminato in questi 2 anni)?
    Non credo che le imprese abbiano investito tanto in formazione ed investimenti in macchinari, per poi licenziare e pagare tanti tfr più gli indennizzi previsti dal jobs act.

    L'occupazione dal 2008 al 2013 è scesa di 1,3 milioni di occupati e vigeva l'articolo 18.
    L'occupazione calerà in futuro solo in caso di nuove crisi economiche come ne abbiamo viste tante in passato, soprattutto dal 2008 al 2013.
    Se avessi la sfera di cristallo ti saprei rispondere ma probabilmente sarei ai caraibi per cui la discussione per me sarebbe inutile, quello che vedo è che dopo un boom iniziale i posti a tutele crescenti (tempo indeterminato in questo caso lo considero al pari di una bestemmia in chiesa) sono rallentati a incentivi ridotti e temo che allo scomparire degli stessi saranno paragonabili (se non peggio) del mitico taboo dell'art 18...
    Secondo te se un imprenditore (tengo a precisare imprenditore non prenditore come spesso se ne vedono in Itaglia) ha bisogno di lavoratori perchè la sua aziede deve crescere guarda se uno lo può poi licenziare dandogli 3 mensilità o qualcuna in più (dato che comunque con la riforma Fornero il licenziamento individuale era consentito per motivi economici), se tu avessi ragione allora credo proprio che QUESTO PAESE NON AVRA' MAI UN FUTURO E FANNO BENISSIMO QUELLI CHE SE NE VANNO SENZA CREDERE ALLE PALLE RACCONTATE DA QUALCHE TWITTER O DA QUALCHE SLIDES COI GUFINI .....

    Comunque dato che ti piace postare numeri magari va a vedere quelli dell'ISTAT che adnno il numero do occupati a tempo indeterminato a fine 2015 superiore di 135.000 unità rispetto al dicembre 2014 Lavoro, Istat: "A dicembre 2015 109mila occupati in più su 2014, 21mila in meno su novembre. Disoccupazione a 11,4%" - Il Fatto Quotidiano numeri che mi sembrano leggermente stridere col costo annuo delle decontribuzioni "In base annua, l’impatto netto sul bilancio pubblico della decontribuzione sarebbe dunque pari a circa 5,7 miliardi di euro." Il Jobs Act e il costo della nuova occupazione: una stima - Menabò di Etica ed Economia
    .... diciamo che a Renzi piacere vincere facile .... per l'art 18 sarebbe come per Bolt partire contro avversari che al posto di percorrere 100 metri partissero 20 metri davanti ... .. poi tu pensala pure come vuoi ... IO LA PENSO COSI'

 

 
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