di Paolo Giordano
Sì, però non importa.
Con Fini siamo alla fine, e meno male.
Cosentino si è dimesso dopo un bel batti e ribatti, altrimenti sai che putiferio.
Le inter*cettazioni, poi, quelle de*v*ono essere ancora inter*cettate da una legge e per*ciò si litigherà per tutta l’estate, se va bene.
Però Berlusconi rimane Berlu*sconi.
Lui canta.
Arriva Charles Aznavour e, figu*rarsi, è impossibile resi*stere.
Il Parlamento frigge e il governo sta co**sì così, ma lui non resiste e can*ta. Potesse, se la canterebbe sempre da solo.
Non potendo sempre, stavolta lo farà proba*bilmente con Aznavour detto sinatraniamente «Aznavoi*ce », che stasera si esibisce al livello del mare in piazza San Marco a Venezia e lunedì sali*rà in quota, sulle terrazze del Duomo di Milano, proprio lì sotto la Madonnina che tre*ma anch’essa perché bisogna restaurare la Guglia maggiore che la sorregge.
Le voci si rincorrono: duetto sì, duetto no, duetto vedremo.
In ogni caso, Aznavour è uno dei suoi preferiti, l’ultimo dei grandi chansonnier francesi, quelli originali, mica impe*gnati come Charles Trenet o impegnati e un po’ contestato*ri come Serge Gainsbourg, quello che, sdraiato su di un letto con la figlia Charlotte, santificava addirittura l’ince*sto.
Ma va, non questa roba qui.
Aznavour canta l’amore, magari non quello vero, sicu*ramente quello sognato.
E Berlusconi, come tutti quelli della sua generazione ma non solo quelli, ci è cresciuto con quell’amore lì, lo ha cantato in crociera ai bei tempi, lo can*ta tuttora in quelle cene che l’onorevole Ravetto, una pie*montese più paolocontiana che altro, riassume con uno sbrigativo e poco maudit «a mezzanotte tutti a casa».
L’al*tro giorno, nella sua villa pro*venzale che ha battezzato L’Aigo Claro (L’acqua chia*ra), Aznavour ha spiegato che sì, lui ha appena compiuto 86 anni e i giovani che vanno avanti a Red Bull e Black Eyed Peas mica lo hanno mai senti*to nominare. Però, quando si innamorano davvero, «gli piacciono subito le mie canzo*ni ».
E ci mancherebbe: parlano di amore senza nominare il sesso ma sono più sensuali di un filmaccio su Youporn. com.
Le puoi canticchiare an*che facendoti*la barba ma è co*me se avessero sempre addos*so lo smoking.
Come se fosse sempre festa.
Insomma la Pdl trema, qualcuno trama e Gio*vannino Guareschi godrebbe come un matto a ricamarci su.
Però Berlusconi rimane Berlu*sconi.
E lunedì sera, dopo es*serselo perso all’Auditorium di Roma a novembre, se lo ve*drà a due passi sul tetto del Duomo.
E lo ascolterà tornan*do indietro nel tempo. Magari duetterà anche.
Un brano a scelta, tanto il repertorio è infi*nito.
Aznavour, che l’altro giorno ha detto pari pari «tutti criticano Berlusconi ma, se la gente lo vota, vuol dire che gli crede», gli rimprovera solo una cosa: «Dicono che gli piac*cia più Trenet di me». Ma era un vezzo, signori. Una piccola ripicca scherzosa.
In realtà il Berlusconi di og*gi, annoiato dal teatrino che gli gira intorno, forse ha biso*gno di un po’ di Aznavour per ripigliarsi.
In fondo è sempre stato così.
Litigi a Palazzo Chi*gi e poi cena con Apicella.
Vi*sioni e riforme e café chan*tant .
E il Berlusconi biparti*san cammina sempre sulla vie en rose (ah, Edith Piaf!, tra l’al*tro scoprì Aznavour) proprio grazie a questa miscela, lo sta*tista e il musicofilo, il premier che non si trattiene e corre ad applaudire Aznavour vada co*me vada.
Inconsueto, certo, specialmente mentre il gover*no traballa che è un piacere (per qualcuno).
E coraggioso, forse.
Di sicuro sincero, e vab*bè.
In fondo anche il presiden*te Obama ha detto che, dopo*tutto, Berlusconi è uno dei po*chi davvero divertenti tra tutti i politici che gli tocca incontra*re e chissenefrega di quell’ «ab*bronzato » sul quale qui da noi hanno pontificato tutti nean*che fosse stato chissà che.
Per*ciò preparatevi: il Berlusconi da «Aznavoice» sembra fatto apposta per scatenare il bai*lamme, il pissi pissi bau bau, il ditino alzato di chi non aspet*ta altro.
E in effetti non c’è niente di meglio: un premier che, con la Finanziaria ancora in ballo e spizzicata qui e là; con la P3 che vorrebbe ricor*dare i tempi incasinati in cui Der Spiegel metteva in coperti*na la P38 ma sembra solo un mp3 scaricato male; con il Ce*sare che sa tanto di Cesaroni; con il Verdini che in tv fa le fac*ce come Verdone, un pre*mier, insomma, che si gode un concerto dell’ultimo dei grandi chansonnier è in qual*che modo la fotografia di un tempo in cui a Flaiano si sosti*tuisce Bennato.
E, stanchi di una situazione drammatica ma non seria, si preferisce spe*rare che, in fondo, siano solo canzonette.
dalla prima pg. de ilgiornale.it de 16 07 2010
saluti




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