il prete che ha la casa accanto alla canonica..ci accorgiamo che vive in canonica, che abbiamo mal visto o interpretato, forse per ingenuità o per reverenza ( naturale, verso il reverendo). La casa accanto ala canonica in cui vive il prete, cioè, è un parto della nostra mente. Il prete o si serve della canonica, o va a vivere lontano, o vicino, ma dove gli pare, staccato, dove la sua coscienza non apre al postino.
Ho parlato qui spesso di don Pietro Casella, prete di Sant'Eufemia. Ci ho parlato e ho pure descritto qui quell'incontro a base di Mattarella e Putin. Ma ora voglio parlare di un altro prete di Piacenza. Mi ha molto colpito che quando finisce la messa, in due minuti chiude, e il tempo che tu cincischi fuori lui è già ritto e veloce verso casa. Non mi è mai molto piaciuta l'aria protetta del prete che vive accanto al "suo" ( in realtà nostro, ma quanti ce ne appropriamo?) tempio. E tifo per il pete che vive dove gli pare, che non se ne vada troppo presto. Non mi piace chiamarlo don, neppure indicandolo. Noi giù diciamo don di ogni uomo adulto, che tiene la sua famiglia (dominus a casa sua). Mi sembra un uso corretto, rispetto al don del prete, che si è riappropriato di un titolo, dominus, che dal Signore Dio Nostro era disceso a tutti i signori della propria casa, e che ora da tutte le persone, laiche e religiose, da tutti i peccatori ritorna in un giro vizioso, ingiusto verso chi Lo celebra. Per me è come se il prete usurpasse prendendosi un don che spetterebbe a ogni signore col nome sul citofono del condominio.




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