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  1. #1
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito Verso l'alternativa nazionale

    Ieri si è svolta a Cagliari la conferenza stampa di cinque movimenti politici indipendentisti, con l'intento (auspicabile) di aggregare le varie "anime" identitarie presenti in Sardegna.

    Leggendo i comunicati e avendo visto il video della presentazione, mi pare non ci sia niente di nuovo rispetto a consimili precedenti tentativi, anche nelle argomentazioni e obiettivi condivisi a parole, ma ancora troppo generici e con qualche residua ambiguità.

    Relativamente alle precedenti elezioni “regionali” sarde c’è da osservare un allargamento della coalizione “Sardegna possibile”, che già comprendeva Prog.Re.S. e Gentes, a cui si aggiungono Sardigna Natzione e Sardigna Libera, i quali di fatto non erano presenti con i propri simboli, e il F.I.U. (Fronte indipendentista Unidu) che invece aveva candidato Presidente Pier Francesco Devias, attuale leader di Libe.R.U. (Liberos Rispettados Uguales) non presente alla conferenza.

    Non voglio commentare oltre, perché ritengo sia più corretto aspettare gli sviluppi di questo tentativo, ma è evidente che mancano componenti importanti dell’“arcipelago” politico identitario, nazionalitario, indipendentista sardo, il cui peso anche elettorale è indispensabile affinché tale progetto sia credibile e affidabile.

    Pertanto, mi limiterò a postare i documenti trovati in rete di alcuni dei movimenti presenti, così che ci si possa fare un’idea dell’intento politico.

    A proposito: ma un comunicato congiunto? Probabilmente è una mia distrazione ma non l’ho trovato. A meno che non sia quello della convocazione. Vabbè, aspetteremo.

    •   Alt 

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  2. #2
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito Re: Verso l'alternativa nazionale

    Bustianu Cumpostu: Sardigna Natzione.


    https://www.facebook.com/photo.php?f...type=3&theater

    CONFERENTZIA DE IMPRENTA h.10.30 - sapadu 15 -T-Hotel- CA
    Alla cortese attenzione degli organi di informazione
    CONVOCAZIONE CONFERENZA STAMPA

    (Ore 10.30, T-Hotel, via dei Giudicati 66)

    Sabato l5 ottobre 2016 a Cagliari, alle ore 10 : 30 presso il T-Hotel, in via dei Giudicati 66, si terrà una conferenza stampa congiunta dei movimenti politici Fronte Indipendentista Unìdu, Gentes, Progetu Repùblica de Sardigna (ProgReS), Sardigna Libera e Sardigna Natzione Indipendentzia.
    In questa occasione sarà presentato alla stampa il nuovo corso politico basato sulla partecipazione e ispirato ai principi dell'autodeterminazione del popolo sardo, finalizzato a contrastare la crescente marginalità e impoverimento dell'Isola e orientato ad una sintesi delle forze civiche e indipendentiste per un riscatto economico, sociale e politico della Sardegna.
    Alla conferenza stampa interverranno: Cristiano Sabino (portavoce del Fronte Indipendentista
    Unidu), Gianfranco Sollai (portavoce di Gentes), Gianluca Collu (segretario di Progetu Repùblica de Sardigna), Bustianu Cumpostu (coordinadore di Sardigna Natzione Indipendentzìa], Claudia Zuncheddu (segretaria di Sardigna Libera).

    Contatti:
    Segreteria Organizzativa: [email protected]
    349 05 73 528 (Alessandra Ruggiu)
    370 11 64 562 (Massimeddu Cireddu)

    F.I.U. - Fronte Indipendentista Unidu
    GENTES
    PROG.RE.S. - Progetu Repùblica de Sardigna
    S.L. - Sardigna Libera
    S.N.I. - Sardìgaa Natzione Indipendèntzia
    Ultima modifica di Su Componidori; 16-10-16 alle 17:39

  3. #3
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito Re: Verso l'alternativa nazionale

    Claudia Zuncheddu: Sardigna Libera.


    https://www.facebook.com/photo.php?f...ferenza Stampa

    E’ tempo che il vasto arcipelago di movimenti, partiti indipendentisti, sardisti, autonomisti, associazioni, cittadini organizzati e no che credono nell’autodeterminazione del Popolo sardo e che si battono per la difesa della nostra Terra e del diritto dei sardi all’autogoverno si confrontino e promuovano un processo unitario nell’interesse supremo del Popolo e della Natzione Sarda.

    L’aggregazione delle nostre forze ce la chiedono da sempre i sardi e oggi più che mai ce la chiede la storia.
    La profonda crisi economica e sociale, le politiche tipicamente colonialiste e di discriminazione esercitate dai governi e dai partiti italiani che si alternano a Roma, l’acuirsi dei conflitti tra lo Stato italiano e il Popolo sardo con la mediazione e la complicità della classe politica che governa la Regione Autonoma della Sardegna, ci impongono di costruire un nuovo ed originale percorso di unità delle forze nazionali sarde.

    L’unico argine allo strapotere della globalizzazione mondiale e delle multinazionali che determinano il governo del mondo in nome del denaro, è l’unità del nostro Popolo nel nome dell’identità e dell’autogoverno.

    Questo processo di partecipazione ha bisogno di tutte le intelligenze della Sardegna.
    E’ con questo spirito che invitiamo tutti i sardi a contribuire a questo primo evento.

    Le formazioni politiche: Fronte Indipendentista Unidu, Gentes, Progetu Repubblica de Sardigna – Sardigna Libera e Sardigna Natzione Indipendentzia, promuovono il progetto di convergenza di tutte le nostre forze come unica alternativa possibile alle politiche di rapina portate avanti dai partiti italiani in Sardegna.

    Auspichiamo che la creazione di un fronte che accolga tutte le nostre forze politiche sia di buon auspicio per l’aggregazione dei sardi.
    Nessuno difenderà i nostri diritti se non lo facciamo noi.

  4. #4
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    Predefinito Re: Verso l'alternativa nazionale

    Comunicato di Prog.Re.S.


    Pro s'Alternativa Natzionale - ProgReS - Progetu Repùblica

    II confronto e il dialogo tra le forze politiche indipendentiste e le forze civiche espressione della nazione sarda è una realtà che ha prodotto un’unità di intenti importante e necessaria.
    Da vari mesi infatti siamo impegnati in un percorso di condivisione che ha tentato di coinvolgere il maggior numero di forze della nostra area in un processo di responsabilità nazionale che vada oltre le divisioni, i frazionismi e gli antagonismi.

    Pur lasciando la porta aperta all’ingresso delle forze che finora, a vario titolo, non hanno legittimamente accolto l’invito alla condivisione di questo percorso, riteniamo sia giunto il momento opportuno per fissare un punto di partenza per un nuovo spazio democratico, aperto, in fieri, che sappia ospitare diverse sensibilità e opzioni ma unito su questioni fondamentali come sovranità, lavoro, cultura, contrasto alla predazione del territorio.

    Un nuova ambito di concertazione permanente al di là di fini e scadenze prettamente elettorali. Un atto di fiducia reciproca per chiedere fiducia alla società sarda, per sottrarre la Sardegna alla marginalità, allo sfacelo, alla speculazione, per restituire ai sardi i diritti fondamentali di sovranità e cittadinanza, per tornare ad essere padroni e protagonisti del nostro futuro.

    Non è in gioco l’opposizione ad una o l’altra Giunta: siamo qui per proporci come alternativi al sistema politico italiano, a denunciarne il fallimento che ha trasformato la Sardegna in periferia della periferia e ha convinto il popolo sardo di essere ininfluente per le sorti della propria stessa terra.

    I valori condivisi che ci uniscono sono l’essere organici alla nazione sarda; il diritto all’autodererminazione del popolo sardo; il rispetto dei diritti civili, politici e umani; il rifiuto delle ideologie basate su violenza, prevaricazione e razzismo; la non disponibilità a fare l’interesse dei partiti e dei movimenti unionisti e centralisti; la democrazia, la partecipazione e la pluralità.

    Tutte le realtà politiche e tutti i cittadini sardi che si riconoscono in questi principi potranno partecipare da protagoniste alla costruzione di questo percorso.

    A tal fine questa nuova iniziativa, si articolerà in una serie di conferenze aperte per la condivisione di una nuova agenda politica per l’Isola; la presentazione territoriale delle ragioni del nuovo corso civico-indipendentista; l’ascolto e il protagonismo delle comunità; il confronto diretto con i cittadini, le loro aspettative e le loro priorità dando vita ad una rete popolare con migliaia di occhi, orecchie e teste pensanti che cambieranno in meglio il volto della Sardegna; una nuova stagione di proposte e iniziative politiche, superando il leaderismo mediatico; campagne su problemi reali, radicate al tessuto sociale e civile della nostra nazione.

    http://progres.net/wp-content/upload...o_italiano.pdf

  5. #5
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    Predefinito Re: Verso l'alternativa nazionale

    Video Conferenza:

    https://www.facebook.com/progresTV.n...PAGES_TIMELINE



    Commento di Bustianu Cumpostu e articolo sull’Unione Sarda.

    https://www.facebook.com/bustianuc/p...54512589659564

  6. #6
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    Predefinito Re: Verso l'alternativa nazionale

    Mai più con i partiti politici italiani

    Mai più con i partiti politici italiani
    Conferenza stampa 15 ottobre 2016

    Per la Sardegna le alleanze con i partiti politici italiani che si sono succedute al potere in questi decenni, non sono una soluzione per i nostri problemi e per un processo di libertà, di autogoverno e prosperità economica e sociale, anzi queste alleanze sono un grande problema ed uno ostacolo per l'unità del nostro popolo e per la costruzione della Nazione sarda.

    L’unica alternativa possibile per restituire la speranza al Popolo sardo, di cui siamo parte integrante e il suo diritto all’autodeterminazione, è l’unità delle nostre forze su un progetto di autogoverno e di liberazione nazionale.

    Il Popolo sardo da tempo chiede che la ricca costellazione di movimenti identitari, indipendentisti, sardisti, autonomisti e di ribellione al sistema coloniale, gestito dai partiti italiani, non si disperda ma converga in un’unica grande forza per debellare e cacciare dal governo della Sardegna un sistema di controllo sociale, di oppressione, di rapina delle nostre risorse, di negazione dei diritti inalienabili di tutti i cittadini, della negazione della nostra identità e del nostro diritto di essere un popolo e una nazione libera nel Mediterraneo, in Europa e nel mondo.

    Questo è ciò che oggi ci impone anche la storia.

    Dopo diverse sperimentazioni, per tanti di noi indipendentisti, siamo arrivati alla conclusione che non si possono fare alleanze di nessun tipo con la nostra controparte, con i nostri carnefici, così come è nostro dovere morale e politico trovare un momento di sintesi unendoci.

    Fanno parte del progetto nazionale di convergenza: Fronte Indipendentista Unidu, Gentes, Progetu Repubblica de Sardigna, Sardigna Libera e Sardigna Natzione Indipendentzia. Auspichiamo che presto le altre forze politiche a noi vicine, i movimenti dei diritti dei cittadini e tutti i sardi di buona volontà, divengano parte integrante del progetto da protagonisti.
    Al di là di ogni formalità, un ringraziamento particolare è dovuto a intellettuali del nostro mondo identitario fra cui Francesco Casula e Paolo Pillonca, presenti alla conferenza stampa, che ci esortano a procedere nel nostro percorso.

    Nessuno difenderà i nostri diritti e la nostra libertà se non lo facciamo noi.


    Claudia Zuncheddu

  7. #7
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    Predefinito Re: Verso l'alternativa nazionale

    Indipendentisti: un tavolo nazionale alla ricerca dell?unità - ® IteNovas.com | Made in Sardegna

    Indipendentisti: un tavolo nazionale alla ricerca dell’unità

    • Ottobre 17, 2016
    • Scritto da Effe_Pi

    Cinque movimenti sostenitori dello Stato sardo cercano la confluenza in un unico soggetto che rilanci la prospettiva indipendentista, sotto lo slogan “Medas, sabios, imparis”.

    L’indipendentismo sardo ci riprova: i sostenitori dello Stato sardo, senza compromessi con i partiti italiani e con coloro che hanno accettato di allearsi con questi ultimi, provano a costruire un percorso per (ri)mettersi insieme ed iniziare a lavorare seriamente per l’indipendenza. Il nuovo tentativo (non certo il primo del genere) di costruire un nuovo progetto politico dovrebbe chiamarsi Mesa Natzionale (questa almeno è la mail da cui arrivano i comunicati della segreteria organizzativa) e i suoi promotori hanno indetto una conferenza stampa al T Hotel di Cagliari, per parlare del progetto: i soggetti finora aderenti sono il Fronte Indipendentista Unidu, Gentes, Progetu Repùblica de Sardigna (ProgReS), Sardigna Libera e Sardigna Natzione Indipendentzia, che adottano come slogan “Pro s’alternativa nazionale” ma anche “Medas, sabios, imparis” (tanti, sani di mente e insieme), in contrapposizione al trito luogo comune sui sardi che recita “Pocos, locos y mal unidos” (pochi, pazzi e in lite tra loro).

    Ma quali sono le principali differenze che dovrebbero portare questo nuovo rassemblement indipendentista ad ottenere i risultati (politici ed elettorali) sfuggiti finora ai suoi predecessori? I rappresentanti dei vari movimenti hanno individuato quattro punti “forti” di discontinuità: anzitutto servono “dialogo e condivisione” tra le forze politiche, per individuare un “percorso comune” e bisogna capitalizzare “le singole esperienze” (da considerarsi finora divisioni) in una nuova “comunità politica aperta”. Altra intenzione è quella di arrivare ad una “alternativa nazionale” con “una forza plurale” che vada oltre le divisioni sopracitate, ed è considerato fondamentale anche un maggiore “radicamento territoriale” che si dovrebbe ottenere con l’”ascolto delle comunità” ed “iniziative condivise”. Obiettivo, quello di sottrarre la Sardegna alle attuali “marginalità, allo sfacelo, alla speculazione”, senza proporsi come semplice opposizione ad una o l’altra giunta regionale, ma come vera alternativa “al sistema politico italiano”.

    Molti i promotori, non solo tra i volti noti del mondo indipendentista ma anche tra gli intellettuali sardi, con in prima fila Francesco Casula e Paolo Pillonca, mentre tra i politici più navigati che chiedono di farla finita con i partiti tricolore c’è ad esempio Claudia Zuncheddu, già consigliera regionale in gruppo con Sel (partito indubbiamente italiano) e successivamente candidata (non eletta) alle successive elezioni del 2014, sempre nelle liste del raggruppamento di sinistra creato da Nichi Vendola. Zuncheddu ha comunque affermato un anno fa che le sue alleanze con la sinistra italica sono state “un’ingenuità politica”, rilanciando la prospettiva indipendentista: afferma infatti che le alleanze con gli “italiani” (al momento portate avanti dai “sovranisti” Partito dei sardi, Irs e Rossomori) “non sono una soluzione” per i problemi dei sardi e per “un processo di libertà, di autogoverno e prosperità economica e sociale, anzi queste alleanze sono un grande problema ed un ostacolo per l'unità del nostro popolo e per la costruzione della Nazione sarda”. L’ex consigliera parla di “un’unica grande forza” che sia capace di “debellare e cacciare dal governo della Sardegna un sistema di controllo sociale, di oppressione, di rapina delle nostre risorse, di negazione dei diritti inalienabili di tutti i cittadini”, ed aggiunge, forse con un pizzico di retorica, che creare il nuovo partito è qualcosa “che oggi ci impone anche la storia”. Alla storia, quindi, il verdetto.

  8. #8
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    Predefinito Re: Verso l'alternativa nazionale

    è da 10 che ci provano ma non hanno mai concluso nulla
    Dannato Barone Rosso.

  9. #9
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito Re: Verso l'alternativa nazionale

    Dal mio punto di vista, l’intervento più concreto è stato quello di Francesco Casula, che ha indicato tre priorità, rigorosamente in ordine di importanza:
    l’identità;
    l’ambiente;
    il lavoro.
    Tematiche e priorità assolutamente condivisibili.
    Per quanto riguarda l’identità, il peso maggiore (opinabile) viene attribuito alla lingua sarda e, in merito, anche in ambito indipendentista sappiamo esistono divergenze al momento non conciliabili.
    Infatti, se l’ipotesi è quella della adozione forzata della LSC (limba sarda comuna) così come parrebbe dalle componenti presenti alla conferenza, non si andrà molto lontano.
    Sulla questione dell’ambiente e salvaguardia del territorio non ci sono obiezioni, poiché il lavoro non può essere barattato in cambio della salute e della tutela degli ecosistemi. Le stagioni dei ricatti, considerate le esperienze nei decenni precedenti, speriamo siano terminate.
    Ciò detto, l’affermazione della propria identità, a mio avviso, passa attraverso il riconoscimento istituzionale della Nazione sarda; poiché la questione linguistica è soltanto uno degli elementi che la caratterizzano. Diversamente, si rischia di guardare il dito che indica la luna…

  10. #10
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    Predefinito Re: Verso l'alternativa nazionale

    Alternativa Nazionale: la posizione di Devias ? Pesa Sardigna

    Alternativa Nazionale: la posizione di Devias

    Con la conferenza stampa dello scorso 15 ottobre al T-Hotel di Cagliari si cambia rotta annunciando un “nuovo percorso politico basato sulla costruzione di una innovativa comunità politica civico-indipendentista”. La redazione di Pesa Sardigna ha deciso di dare mandato alla scrittrice Daniela Piras di realizzare una serie di interviste ai portavoce di tutti i movimenti politici che si dichiarano favorevoli all’indipendenza, per meglio capire le ragioni di chi ha aderito e di chi non ha aderito al progetto dell’ “Alternativa Nazionale”, cioè a quello che attualmente è l’unico progetto alternativo al sistema politico coloniale italiano. Ecco la secondo intervista al segretario di Liberos Rispetados Uguales, Pier Franco Devias.

    1. Le ultime elezioni regionali che ti hanno visto protagonista come candidato alla presidenza per il Fronte Indipendentista Unidu sono state caratterizzate dalla presenza di indipendentisti all’interno delle coalizioni italianiste, come il Partito dei Sardi di Sedda e Maninchedda e Irs di Gavino Sale, alleati entrambi con il centro sinistra e dalla coalizione Sardegna Possibile (a trazione indipendentista) guidata da Michela Murgia. Il Fronte Indipendentista Unidu risultava, perciò, essere l’unica organizzazione indipendentista a presentarsi individualmente. Al di là dei consensi ottenuti, a mio giudizio tutt’altro che pochi, e delle polemiche che non hanno consentito di creare un’unica alternativa indipendentista da contrapporre ai blocchi italianisti, non pensi che dalla esperienza delle scorse elezioni regionali sia emersa la necessità di costruire una strada comune per gli indipendentisti?
    Il movimento nazionale non verrebbe rafforzato se si riuscisse a costituire un blocco unitario, anziché restare con le attuali divisioni? Considerando anche l’esigenza di fare squadra per cercare di arginare i limiti di una legge elettorale che ha, di fatto, tenuto fuori dal Consiglio Regionale sia il FIU (circa 8.000 voti) sia SP (circa 78.000 voti), non si potrebbe trovare in sostanza un percorso politico ed un metodo per esprimere in una eventuale prossima tornata elettorale dei candidati condivisi per rappresentare le varie anime indipendentiste?


    Le questioni poste sono di tipo differente. Rispondo con ordine.
    Il grande problema del mondo nazionalista sardo non sta nell’essere composto da differenti partiti, quanto nel fatto che essi sono divisi nel campo di battaglia: alcuni sono ostili ai partiti italiani, altri ci si alleano. Credo che sarebbe sicuramente vantaggioso per la Sardigna se tutte le forze nazionaliste sarde isolassero i partiti italiani e non ci fosse con nessuno di essi alcun rapporto di collaborazione elettorale.
    Per quanto riguarda l’ipotesi di trovare candidati indipendentisti condivisi per le prossime elezioni la questione è complessa. Limitiamo il discorso a quelle organizzazioni che si dichiarano contrarie ad alleanze con i partiti italiani.
    Da una parte c’è il partito della sinistra indipendentista, Libe.r.u.
    Dall’altra c’è un’area di destra che mischia autonomisti dell’ultim’ora, confusionisti, xenofobi, che girano attorno a un vecchio arnese della politica sarda, riverniciatosi di nazionalismo sardo dopo anni di onorato servizio alla corte coloniale.
    In mezzo c’è una galassia di movimenti e piccoli gruppi che navigano a vista, con l’indipendenza all’orizzonte e l’assenza di una tattica precisa con cui arrivarci.
    Unire gli indipendentisti? Io ci ho messo letteralmente la faccia in questo tentativo, ma il palese naufragio del progetto del FIU, che neanche dopo le elezioni è riuscito a unire nessun movimento o gruppo – condizione minima per potersi definire “fronte” – ha mostrato che la questione è enormemente più complessa che fare un programma, chiamare all’unità e sperare che tutti accorrano a mettercisi sotto.
    E’ necessario conoscere dettagliatamente lo scenario nazionale quando si affrontano certi argomenti.
    Tra Libe.r.u. e l’area della destra xenofobo-autonomista non c’è alcuna possibilità di contatto, sia per incompatibilità di valori sia per concezione di base: a sinistra Libe.r.u. concepisce la liberazione nazionale come un’assunzione di responsabilità collettiva; l’impostazione della destra è quella del condottiero che “risolve problemi”, con la massa di pecoroni senza ruolo storico che deve aspettare, adorante, che arrivino le elezioni per votarlo.
    L’area di centro invece è frazionata in mille movimenti, spesso di minuscola entità e molto autoreferenziali, ognuno dei quali proclama di voler unire degli indipendentisti.
    Penso che, prima ancora di voler unire gli altri, ogni movimento dovrebbe come minimo rispettare due condizioni: bisogna innanzitutto avere realmente un’organizzazione di dimensione nazionale e in secondo luogo bisogna essere rappresentativi di qualcuno.
    Invece abbondano i gruppi che cercano di far credere (in Sardigna e fuori) di essere partiti nazionali, mentre in realtà sono piccoli gruppi spesso circoscritti in un solo centro e che rappresentano pochissime persone.
    Mi chiedi se si può fare un blocco elettorale unitario anziché restare con le attuali divisioni, ma in realtà è proprio l’autoreferenzialità dei micro-movimenti uno dei fattori che rendono impossibile questo percorso.
    E’ possibile progettare alleanze elettorali con un’area polverizzata in mille gruppi?
    E’ possibile avviare tavoli di trattative con sigle che sono poco più che scatole vuote?
    A mio parere quando un “movimento” è composto da sette/dieci/quindici persone non dovrebbe pretendere di sedersi ai tavoli e dettare regole: dovrebbe sciogliersi e confluire nell’organizzazione che gli è più affine, invertendo i frazionismi e la disunità.
    Invece ogni settimana in Sardigna un piccolo gruppo di persone fonda un nuovo movimentino che però come prima cosa propone di “unire gli indipendentisti”.
    Frazionano il campo indipendentista… proponendo di unirlo. Che senso ha?
    Oggi nel movimento nazionale ci sono tutti gli orientamenti, da sinistra a destra passando per il centro, con federalisti, indipendentisti e autonomisti, ognuno può scegliere dove stare e mettersi a lavorare. Ma evidentemente sono tutti troppo speciali per entrare in un partito fondato da altri.
    Noi crediamo che l’indipendentismo si unisca partecipando tutti uniti alle lotte reali, non facendo milioni di tavoli inconcludenti. E’ da vent’anni che i movimenti fondano “tavoli unitari”, però quasi tutti disertano le lotte chiamate dagli altri per preservare stupide gelosie gruppettare.
    Immagina che ci è toccato venire a sapere di gruppi che hanno vietato ai propri aderenti di partecipare all’occupazione di Surigheddu solo perché l’avevamo chiamata noi. Questo è il livello.
    Chi boicotta le lotte indipendentiste si pone da solo dall’altra parte della barricata, cioè dalla parte del colonialismo. Altro che unità.
    La strada per costituire un cartello indipendentista grande e rappresentativo non sta dunque nella fusione a freddo di gruppuscoli inconsistenti, ma nell’allargamento quantitativo e qualitativo dell’indipendentismo. Bisogna cioè avere la capacità di coinvolgere persone preparate, e rappresentative anche della vita culturale, economica, dell’associazionismo ecc., dimostrando all’elettorato che l’indipendentismo è uno spazio complesso, organico e pronto alle sfide future e non un ristretto circolo folcloristico che giura di voler bene alla Sardegna.
    Il mio non è un j’accuse, ma l’analisi spietata della situazione reale, generalmente inadeguata rispetto al compito che si pone, composta da pochissimi movimenti reali e seri, inflazionata da mille gruppi velleitari affetti da un sostanziale distacco dalla realtà. Alcuni movimenti si comportano come se la realtà dovesse trasformarsi non per l’attività politica messa in campo ma per la sola giustezza delle idee: in questo senso parlo di distacco dalla realtà e inadeguatezza a capire la fase attuale. Io credo che quando ci sarà la capacità di costruire uno spazio non “PER tutti” (solita formula autoreferenziale del “io faccio la casa e tu vieni ad abitarci perché la porta è aperta”) ma “CON tutti”, allora cresceranno organizzazioni adatte a sostenere la complessità di una lotta di indipendenza.
    Ad oggi sono pochi, molto pochi quelli che riescono ad avere questa visione e a capire che è necessario lavorare sodo per conquistare alla causa intellettuali, artisti, lavoratori, disoccupati, emarginati, studenti… In tanti, troppi, credono che basti mettere un programmino sul fuoco perché tutti si siedano a tavola.
    E infatti poi arrivano le brutte sorprese…
    Parlare di cartelli elettorali unitari oggi è quindi, alla luce di questa situazione, assolutamente prematuro.
    La soluzione?
    Bisogna smettere di millantare partiti laddove ci sono solo sparuti circoli di amici, spazzare via presuntuosi incapaci, sciogliere i gruppetti e polarizzare le posizioni, rafforzare le proposte serie e abbandonare le improvvisazioni, imparare ad ascoltare (e capire) le ragioni degli altri, saper pensare in grande come progetto collettivo e non come ambizione personale.
    Gli sbarramenti della legge elettorale non si sconfiggono improvvisando ammucchiate o sommando gli zeri, ma lavorando duramente per costruire partiti indipendentisti forti, realmente rappresentativi e presenti nei territori.
    E’ da questi presupposti, e solo da questi, che potrà nascere una grande coalizione di forze nazionaliste.

    2. Dopo le votazioni per il Referendum, si è parlato di rimpasto di governo, ci sono state le dimissioni di due assessori, tra cui quella della rappresentante del Partito dei Rossomori Elisabetta Falchi che ha comportato l’uscita del partito dalla maggioranza. Che scenari pensi apra questa nuova situazione nella politica sarda?

    Credo che i Rossomori abbiano fatto una scelta corretta schierandosi apertamente per il NO e prendendo atto del responso popolare al Referendum come gesto di sfiducia contro la Giunta. Una scelta lodevole anche considerando che di questi tempi è molto più facile vedere lotte furibonde per mantenere una poltrona da assessore piuttosto che lasciarla per convinzioni politiche. Onore al merito, quindi, ma senza dimenticare che per tre lunghi anni hanno sostenuto una Giunta tra le peggiori della storia autonomistica. Non credo nel marchio della lettera scarlatta, ma ritengo poco opportuna e molto affrettata la loro proposta di chiamare un tavolo di dibattito tra tante anime dell’indipendentismo. La gatta frettolosa fa i gattini ciechi.
    Penso comunque che avere intrapreso un percorso di riflessione sia una cosa certamente positiva: aspetteremo di vedere se la non collaborazione con le forze italiane è assunta come posizione stabile o se è solo un passaggio transitorio. Ci sarà tempo per verificare.
    Nel frattempo la Giunta Pigliaru, come un muro di gomma, anche dopo l’uscita dei Rossomori è sempre lì indifferente a tutto e a tutti, sempre al servizio degli interessi italiani in terra di Sardigna.

    3. A fronte della nuova situazione che si è creata nella politica sarda, qual è la tua opinione su La Mesa Natzionale e il processo politico aperto tra le cinque organizzazioni che ne fanno parte?

    Noi reputiamo che sia un fatto positivo la nascita di questa Mesa dell’Avanguardia nazionale. Crediamo che non avesse senso che organizzazioni piccole o piccolissime continuassero a restare separate, paralizzate dalla mancanza di forza. Alcune delle sue componenti non arrivano nemmeno a dieci attivisti e tutte le cinque sigle assieme non mettono insieme cinquanta persone. Avrebbe avuto senso restare separati? Tuttavia ritengo un po’ pericoloso il modo in cui è stato formato questo gruppo. A me non piacciono i matrimoni combinati, quelli dove prima ti devi sposare e poi si vedrà se vai d’accordo, perché quasi sempre finiscono male. Penso che le unioni debbano nascere come conseguenza di una precedente condivisione di progetti e militanza comune. Al contrario le unioni dogmatiche e artificiali da cui poi ci si aspetta che nasca condivisione – ne ho visto tante – hanno vita molto breve. Uno dei fattori più preoccupanti che si notano sin dalla nascita di questa mesa è l’estrema diversità di opinione e di scelte che le sue componenti hanno finora preso su questioni fondamentali. Faccio alcuni esempi, premettendo che il progetto è stato presentato a ottobre ma loro stessi hanno detto che lavorano assieme da un anno.
    Alle elezioni amministrative di giugno Progres, nonostante dichiari di rifiutare alleanze con i partiti italiani, a Cagliari era candidata in coalizione col partito italiano dei Verdi, sostenuta dal FIU ma non dagli altri della Mesa. Alle stesse elezioni SNI a Olbia era in lista con Unidos e PSd’Az, senza l’appoggio delle altre componenti della Mesa.
    Sulla questione Brexit alcune componenti si espressero in maniera chiaramente antieuropeista altre no, come se una posizione chiara sull’UE sia cosa di marginale importanza.
    Sulla lotta contro l’occupazione militare hanno posizioni diverse e distanti, così come molto diverso è il grado di partecipazione alla lotta.
    Sull’importantissimo Referendum del 4 dicembre erano addirittura divise in tre posizioni (su cinque componenti totali): tre per il NO, SNI per il non voto, Progres per la libertà di voto.
    Dopo il Referendum Progres e FIU propongono di riscrivere lo Statuto, nell’indifferenza delle altre tre componenti, nonostante l’argomento trattato sia di massima importanza.
    Ed in termini generali uno di questi gruppi non si dichiara indipendentista, mentre gli altri sì.
    Insomma, nell’insieme questa unità mi sembra più un’enunciazione che una condotta pratica, e c’è il serio rischio che tutta questa iniziativa si riveli solo un Cimitero degli Elefanti.
    Sono divergenze molto importanti a mio parere e penso che sia assurdo non prendere posizione su alcune questioni fondamentali per paura di scontrarsi. Rimandare i problemi e non affrontarli serve solo a ingigantirli, col rischio di causare divisioni ancora più profonde che potrebbero esplodere nel peggiore dei modi.
    I Sardi sosterrebbero una coalizione che trascura gli argomenti più importanti “perché possono dividere”?
    E si potrebbe sostenere una coalizione di gruppi che sui temi marginali e di poco conto vanno tutti insieme, mentre su quelli fondamentali vanno ognuno per conto suo?
    Forse sarebbe più opportuno affrontare a muso duro tutti gli argomenti più spinosi, sciogliendo nella fondazione di un unico soggetto unitario tutte le forze che trovano un accordo, o magari facendole confluire in SNI, partito storico dell’indipendentismo.
    Poi, per carità, noi da parte nostra ci siamo già occupati di costruire il partito rappresentativo della sinistra indipendentista, loro facciano un po’ come meglio credono: non mi permetto di dire agli altri ciò che devono fare.
    In generale comunque credo che trascurare gli argomenti importanti “perché possono dividere” serva solo a generare poca chiarezza, cosa di cui l’indipendentismo non ha assolutamente bisogno.

    4. Tu pensi che si potrebbe convergere su qualche tema comune, come quello della riscrittura dello statuto, proposta avanzata già da una parte delle organizzazioni che hanno aderito a Sa Mesa (Progres e Fronte Indipendentista Unidu), quello contro l’inceneritore di Tossilo o altre tematiche che ritieni di interesse nazionale?

    Sinceramente la proposta di Progres mi è parsa raffazzonata e fumosa, e anche il percorso da cui è scaturita non mi convince.
    Progres sul Referendum ha preso una posizione ambigua lasciando libertà di voto, come se avere questa – pur inadeguata – autonomia o essere totalmente asserviti al centralismo italiano possa essere considerata una cosa indifferente. Se al Referendum ha dato indicazione di voto libero, significa che riteneva accettabile che i suoi sostenitori e attivisti potessero votare per il SI.
    Questo a mio modesto parere è piuttosto preoccupante.
    Progres non ha contrastato il SI che ci avrebbe tolto ogni minima autonomia e trascinato nel peggiore centralismo, ma propone la riscrittura di uno Statuto con maggiori poteri autonomistici. Mi pare quantomeno paradossale.
    E la proposta, se non mi convince negli intenti e nel modo in cui ha avuto origine, ancor meno mi appare chiara dal punto di vista organizzativo.
    Non capisco cosa intendono concretamente quando dicono che vogliono riscriverlo “con i cittadini”. Intendono in accordo con le rappresentanze democratiche (che sono nella quasi totalità unioniste) oppure chiamando assemblee di “gente in posti a scrivere cose”?
    E chi dovrebbero essere questi “rappresentanti dei Partiti Nazionali (autonomisti, sovranisti e indipendentisti)” che vengono invitati da Progres, in accordo col FIU, a pianificare un percorso partecipato per la riscrittura?
    Si riferiscono a quei dirigenti del Partito dei Sardi, IRS, Rossomori, PSd’Az, che gli esponenti del FIU ogni giorno pubblicamente definiscono traditori e nemici?
    Insomma stanno proponendo di riscrivere uno nuovo Statuto… con quelli che loro stessi considerano traditori e nemici dei Sardi. Non mi pare proprio una grande impresa.
    Forse sarebbe meglio chiarirsi prima le idee, poi decidere che proposte fare.
    Credo invece che il mondo nazionalista sardo dovrebbe rilanciare una riscrittura dello Statuto solo dopo che le forze nazionaliste avranno acquisito abbastanza forza. Significa che, quando il nazionalismo avrà un peso considerevole in Regione e nelle amministrazioni locali, allora – e solo allora – sarà davvero in grado di dettare le sue regole. E Roma si troverà costretta ad accettarle, sperando che questo possa servire ad arginare la crescita dell’indipendentismo.
    Ma adesso siamo ancora alla preistoria, stiamo ancora cercando di inventare la ruota, alla locomotiva sarebbe bene pensarci domani.
    Che cosa possiamo fare oggi, dunque?
    Iniziamo tutti insieme a costruire episodi sempre più frequenti di unità nelle lotte popolari, con spirito di collaborazione e di patriottismo, consapevoli che il nostro nemico è il colonialismo italiano ed è contro quello che bisogna spendere le proprie energie.
    Sarebbe finalmente la realizzazione di qualcosa di concreto in tema di unità.

 

 
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