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    Predefinito Abolire il sistema carcerario

    Il crimine o la tendenza criminale può essere visto anche come una malattia, sociale o mentlae, dato che con tutta probabilità il libero arbitro è fortemente limitato. Io per natura sono portato a perdonare chi si scusa sinceramente, chi non è più lo stesso, come indica anche la scienza "L'ergastolo è anti-scientifico", parola di Umberto Veronesi, senza richiamare nemmeno l'anrco cristianesimo di Tolstoj... Un tema, l'abolizionismo carcerario, che un tempo era solo anarchico, poi, passando per la new left e il radicalismo liberale, si è esteso in un più ampio dibattito (vedere Luigi Manconi). il criminale sicuro, conclamato, può sempre avere un speranza di redenzione. Si tratta di una visione scientifica, non buonista come molti accusano, ma anche di una visione umanista, umanitaria e libertaria. Limitare il carcere, abolirlo un giorno (la maggioranza dei detenuti può stare domiciliari, in comunità o in una clinica), sostituirlo, lottare contro pena di morte ed ergastolo, contro la cultura e la psicologia della vendetta (a sangue freddo), che a sua volta è una malattia infantile e istintiva dell'umanità.

    Approfondimenti
    Presentazione dei libri "La pena invisibile" di Salvatore Ferraro e "Abolire il carcere" di Luigi Manconi, Stefano Anastasia, Valentina Calderone, Federica Resta (20.06.2015)

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  2. #2
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    Predefinito Re: Abolire il sistema carcerario

    Mercoledì 10 giugno il senatore democratico Luigi Manconi e Valentina Calderone, direttrice dell'associazione A Buon Diritto, hanno presentato a Milano un volume di cui sono coautori, insieme a Stefano Anastasia e Federica Resta, Abolire il carcere. Una ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadini (Chiarelettere, 2015).

    Nelle intenzioni degli organizzatori, la presentazione si sarebbe dovuta svolgere nei locali della Libreria Claudiana di via Francesco Sforza 12/A, ma l'alta affluenza di pubblico li ha costretti a spostare l'evento nell'attiguo, e più capiente, Tempio Valdese. Erano infatti presenti oltre cento spettatori. E anche il tavolo dei relatori era piuttosto affollato: insieme a Manconi e Calderone, vi sedevano il giornalista Gad Lerner, l'attore Alessandro Bergonzoni e il sindaco della città Giuliano Pisapia. La discussione si è sviluppata per oltre due ore, in particolare intorno a due termini contenuti nel sottotitolo del libro: “ragionevole” e “sicurezza”. Che, almeno apparentemente, mal si conciliano con la proposta di abolire il carcere. Eppure proprio il libro di Manconi e Calderone spiega, con abbondanza di dati, esempi e confronti internazionali, come sia possibile fare a meno del carcere. O, per essere più precisi, riservarlo solo a quel 10 per cento di detenuti che rappresentano un pericolo immediato per la comunità: autori di reati violenti o membri di organizzazioni mafiose. Le alternative alla detenzione esistono e sono ben note agli addetti ai lavori, dalla messa in prova fino alla giustizia riparativa.

    In effetti, come ricorda lo stesso Manconi nel suo intervento, in Italia l'82,6 per cento dei condannati sconta la pena in carcere, ma questa stessa percentuale scende addirittura al 24 per cento in Francia e in Gran Bretagna. Nota poi Calderone che sarebbe già sufficiente distribuire meglio le risorse all'interno della stessa amministrazione penitenziaria per ottenere risultati importanti in questo senso. Oggi infatti solo il 2,5 per cento del bilancio e 1.500 dipendenti (su 45.000 complessivi) sono destinati all'esecuzione delle pene alternative. Uno squilibrio che non trova nessuna giustificazione. Soprattutto perché, sostiene Manconi, "il carcere è la principale minaccia alla sicurezza dei cittadini". Un'affermazione che contraddice il senso comune, ma che non può sorprendere chi conosce la realtà del sistema penale. Non solo il carcere non rieduca i condannati – il tasso di recidiva è pari al 68,45 per cento –, ma funziona proprio come una scuola di formazione per criminali. Spiega infatti Calderone che chi entra spacciatore esce rapinatore. Perché la detenzione spinge gli autori di reati minori a entrare in contatto e a sviluppare relazioni con i detenuti più pericolosi. Contatti e relazioni che poi continuano anche fuori dal carcere.

    Tutto molto ragionevole, e i radicali lo dicono da decenni, ma allora perché non si fa nulla? Perché le proposte di riforma giacciono nei cassetti del Parlamento? Pisapia osserva amaro che "la ragionevolezza, anche quando convince, non vince". Forte della sua esperienza professionale e politica, il primo cittadino di Milano invita gli altri relatori a non alimentare illusioni sulla praticabilità di una proposta ambiziosa come l'abolizione del carcere, di cui pure riconosce il valore e l'importanza. Manconi gli risponde indirettamente e si dice invece convinto che l'obiettivo che propone in questo suo ultimo libro sia pienamente realizzabile. E si interroga di conseguenza sugli ostacoli concreti da affrontare e superare. Lui ritiene che esista un clima culturale che alimenta la sensazione di insicurezza dei cittadini e promuove l'uso (e l'abuso) del carcere come strumento per rispondere a questa sensazione. Cita i sondaggi d'opinione che vedono sempre la sicurezza al secondo posto tra le preoccupazioni degli italiani, subito dopo l'economia e la disoccupazione. I mezzi di informazione si adeguano a questo clima per conquistare il pubblico, mentre i politici promettono l'introduzione di nuovi reati nel codice penale per vincere le elezioni. Ma la causa profonda è l'illusione collettiva di cui sono prigionieri i cittadini. Ed è appunto solo un'illusione, perché in Italia i reati violenti continuano a diminuire: ad esempio, gli omicidi volontari erano 1.773 nel 1991, ma sono solo 502 nel 2014. Insomma, come dice Calderone, dobbiamo prima di tutto "abolire il carcere nelle nostre teste".

    Secondo Manconi, serve uno sforzo di immaginazione degli intellettuali, in particolare i giuristi, che devono impegnarsi a studiare e promuovere le alternative al carcere. Ma soprattutto è importante far conoscere il carcere, la sua realtà, le sue condizioni. Troppo spesso, invece, gli istituti penitenziari vengono rimossi dal contesto urbano e collocati lontano dallo sguardo dei cittadini. Quasi a volerli proteggere dalla tentazione del “male” che lì sarebbe rinchiuso. Come ricordano anche gli autori di Abolire il carcere, Nel 1949 la rivista Il Ponte pubblicò un numero speciale, curato da Piero Calamandrei, sulla necessità di riformare il sistema penale. L'editoriale di questo numero si intitolava, appunto, Bisogna aver visto e ricordava che molti uomini politici di primo piano dell'epoca avevano avuto esperienza diretta del carcere durante il regime fascista e quanto questo fosse importante per realizzare una buona riforma del sistema penale. A questo proposito, Manconi osserva più o meno ironicamente che se tutti i cittadini potessero provare il carcere sulla loro pelle anche solo per quarantotto ore, sarebbe poi facile trovare consensi per la sua abolizione. In ogni caso, la conoscenza è la chiave per vincere la battaglia contro il carcere. (Notizie Radicali)

  3. #3
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    Predefinito Re: Abolire il sistema carcerario

    Se vengono rilasciati entro poco tempo il carcere non serve, le pene devono essere più lunghe e niente sconti. Sistema del cazzo troppo garantista con chi delinque.
    Veritas filia temporis

  5. #5
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    Predefinito Re: Abolire il sistema carcerario

    Citazione Originariamente Scritto da Saturno Visualizza Messaggio
    Se vengono rilasciati entro poco tempo il carcere non serve, le pene devono essere più lunghe e niente sconti. Sistema del cazzo troppo garantista con chi delinque.
    Il garantismo significa che ci sono garanzie nel processo: ossia
    1 niente carcere senza condanna;
    2 niente condanna senza prove (senza prove pesanti di partecipazione attiva al crimine si deve assolvere)
    "Fui posto tra la miseria ed il sole, ad uguale distanza. La miseria m'impedì di credere che tutto è bene sotto il sole e nella storia; il sole mi insegnò che la storia non è tutto."

  6. #6
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    Predefinito Re: Abolire il sistema carcerario

    Il 90 % dei carcerati non sono violenti, né killer mafiosi o psicopatici. Non si può inoltre rischiare la condanna di un innocente, nemmeno se sospetto. Se c'è dubbio, si deve assolvere, senza pensare al PM o al popolo con la bava alla bocca.
    "Fui posto tra la miseria ed il sole, ad uguale distanza. La miseria m'impedì di credere che tutto è bene sotto il sole e nella storia; il sole mi insegnò che la storia non è tutto."

  7. #7
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    "Fui posto tra la miseria ed il sole, ad uguale distanza. La miseria m'impedì di credere che tutto è bene sotto il sole e nella storia; il sole mi insegnò che la storia non è tutto."

  8. #8
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    Predefinito Re: Abolire il sistema carcerario

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    Ultima modifica di Jerome; 21-12-16 alle 15:41

 

 

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