Referendum: dibattito tra Ermini (PD) e Palazzotto (SEL) a Madrid
La questione referendaria arriva nella “casa degli italiani” di Madrid. Il Com.It.Es. – attualmente diretto da Pietro Mariani – ospita un interessante dibattito con due ospiti d’eccezione: David Ermini (commissario del PD in Liguria) sostiene le ragioni del “Si”. Erasmo Palazzotto (SEL) espone quelle del “No”. A moderare c’è lo stesso Mariani. Accompagnano i comitati per il “Si” e per il “No” (quest’ultimo capeggiato da Alvaro Cicco).
Referendum, dibattito a Madrid: le tesi di Palazzotto (SEL)

A prendere la parola è Erasmo Palazzotto, il quale comincia ad esporre le principali ragioni per il “No”, a cominciare da una duplice problematica processuale e metodologica. Palazzotto assicura che per una riforma di tale portata – che prevede la modifica di 47 articoli – sarebbe stato necessario convocare un’assemblea costitutente  che includesse tutte le parti politiche. Il tutto sarebbe stato subordinato a un ritorno alle urne, in quanto “l’attuale parlamento è stato eletto con una legge incostituzionale“. La personalizzazione del referendum (di cui abbiamo già parlato ampiamente in altri articoli) ha spostato il centro di gravità sulla questione più genuinamente politica. Il referendum si è svuotato del suo valore ontologico, per essere trasformato in un plebiscito su Renzi. Passando ai contenuti concreti della riforma, Palazzotto la definisce come “pasticciata”. al posto di un bicameralismo imperfetto, sarebbe stato preferibile sopprimere direttamente il Senato della Repubblica, per passare a un sistema monocamerale. La riduzione della rappresentanza (e rappresentatività) del Senato è un altro problema cardine, in quanto avvantaggia sindaci con alta disciplina di partito. Inoltre, “si riduce lo spazio di partecipazione dell’elettorato”. Il discorso ricade necessariamente anche sull’ Italicum, “vero deficit democratico del Paese“. Palazzotto ritiene che il Paese non sia mai stato instabile per la legge elettorale. Per valorare la sua tesi, ricorda che “la Democrazia Cristiana ha governato per 50 anni con una  legge proporzionale”.
Referendum, dibattito a Madrid: le argomentazioni di Ermini (PD)

Il turno di Ermini comincia con un preambolo sulle elezioni del 2013. Ricorda il pomeriggio di fine febbraio in cui il Movimento 5 Stelle fece un clamoroso exploit. Quel giorno – in cui era a pranzo con Renzi – cominciò un “nuovo periodo” per il Paese. Si aprì la cosiddetta “stagione delle riforme”,in seguito alla ri-elezione di Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica. Lo stesso “boom elettorale” del Movimento era, secondo Ermini, una richiesta di novità. Assicura che il partito riuscì a captare  il sentimento popolare e ad operare in maniera consequenziale. Le “grandi riforme”, per Ermini, non intaccano i valori e principi della Repubblica. Ciò che viene toccato è il comparto organizzativo e procedurale. Ermini è aneddotico, ricordando i frequenti contrasti con la minoranza dem, fino ai primi giorni in parlamento. Risalta – nel merito del contenuto della riforma – il cambio dei decreti legge (istituto “abusato” dal governo). Il decreto legge dovrà essere convertito entro 70 giorni (non più 60) ma sarà “a data certa“. Inoltre, non avrà forza di legge fino alla conversione. Il responsabile giustizia PD riprende alcuni lemmi del segretario e premier, Matteo Renzi. Tra questi, “l’occasione unica di tagliare i costi della politica”. Un “now or never” che cerca di estremizzare l’ “aut-aut” tra il “Si” e il “No”.
Dibattito a Madrid: la parola al pubblico

Il turno delle domande  è ricco di spunti interessanti. La sala nel quale si celebra l’evento è piccola e pienissima. C’è tempo per parlare sia del referendum nei suoi contenuti, che di temi trasversali. Dallo spinoso tema sulle immunità parlamentari (intavolato da uno dei leader del M5S di Madrid), allo spacchettamento, fino al tema dell’accentramento dei poteri – che potrebbe comportare una forte riduzione della rappresentanza degli interessi locali in Parlamento -. Palazzotto deve far fronte ai giovani del comitato del “Si”, che lo interrompono – con una certa saccenza – a più riprese. Sia  Mariani che lo stesso Ermini richiamano all’ordine il comitato del “Si”. Allo stesso tempo, la maggioranza delle domande sono rivolte all’ esponente del PD, Ermini. Nonostante l’esuberanza di alcuni presenti, il dibattito è rimasto incanalato sui contenuti della riforma.
Referendum, dibattito a Madrid: massimo rispetto tra le parti

Degno di nota è il clima disteso che si respira nella piccola sala del consolato italiano a Madrid. Palazzotto assicura che in caso di vittoria del “Si”, “non muore la democrazia“. Ermini riconosce le difficoltà derivato dall’accorpamento di una riforma così eterogenea. Entrambi i deputati si dimostrano rispettosi delle posizioni avverse. Alla fine del dibattito, c’è tempo per scambiare saluti e impressioni con gli ospiti presenti, accompagnati da alcune bottiglie di vino dolce e qualche pizzetta. La maggior parte delle persone che hanno assistito al dibattito sono italiani che vivono già da molti anni in terra iberica, perfettamente inseriti nella società spagnola. Ciò nonostante, nessuno dimentica – nè vuole dimenticare – le proprie radici, la propria Patria. C’è la consapevolezza che questo referendum, vada come vada, sarà un punto di svolta per l’Italia e per gli italiani, e per questo bisogna essere partecipi e informati.


Scritto da: Alessandro Faggiano
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