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Discussione: Karl Ernst Haushofer

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    Tringeadeuroppa
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    Exclamation Karl Ernst Haushofer

    I grandi spazi europei nella geopolitica di Karl Haushofer

    Alberto Lombardo

    La geopolitica è quella scienza che studia i rapporti della politica internazionale nella prospettiva degli spazi, grandi e piccoli. Lungamente svalutata o ignorata, essa permette di penetrare assai più a fondo le dinamiche storiche, poiché comprende nella sua indagine una vasta gamma di interessi (sociali, etnici, storici, culturali, economici etc.) che sovente vengono analizzati in modo soltanto settoriale. Offre cioè visioni complessive e di ampio raggio, e al tempo stesso, sulla base di questo complesso insieme di dati, propone analisi, previsioni, orientamenti.

    In Germania la geopolitica ha avuto un terreno particolarmente fertile. Nel cuore dell’Europa, non solo in virtù di questa sua specifica collocazione geografica, ma anche per ragioni culturali, le scienze geopolitiche hanno trovato un terreno d’elezione. E fu proprio per questo motivo, probabilmente, che in Germania il “padre della geopolitica”, Karl Haushofer (1869-1946), ebbe il suo maggiore successo. Vissuto come tanti intellettuali dell’epoca in un rapporto di intensi amore e odio col regime nazionalsocialista, fautore di una politica “imperiale” dei grandi spazi che sapesse coniugare le singole specificità con gli interessi comuni, Haushofer fu sostanzialmente uno spirito libero. Attraverso i suoi scritti e quelli di altri intellettuali coevi (tra cui il nostro orientalista Giuseppe Tucci, come è stato recentemente dimostrato: v. Tiberio Graziani, La lezione di Karl Haushofer e la discreta presenza di Giuseppe Tucci nel dibattito geopolitico degli anni trenta), l’ideale di un’Europa unita ed estesa verso oriente trova una formulazione sistematica.

    «Possa questo modo di vedere i popoli superare qualunque tempesta d’odio di razza e di classe, soprattutto tra i sostegni del futuro»: questa asserzione stupirà forse i detrattori e i cacciatori di nazisti a tempo perso, ma non chi abbia letto i testi delle conferenze haushoferiane recentemente ripubblicate dalle parmigiane Edizioni all’Insegna del Veltro. Come osserva il prof. Claudio Mutti, «il procedimento comparativo adottato da Haushofer, lungi dall’appiattire le differenze tra i popoli presi in considerazione e dallo svilirne le appartenenze etniche, in virtù della generica appartenenza al genere umano e secondo la triste e riduttiva visione individualista, valorizza armonicamente, al contrario, le affinità e le differenze, e le riconduce ad un’analoga condivisione, pur con sensibilità diverse, di valori che potremmo definire ad un tempo etici ed estetici, cioè “nobili”». Il futuro che Haushofer preconizzava era quello di un superamento dei vecchi stati nazionali, tale da garantire all’Europa una prospettiva di potenza e autonomia.

    «Le analogie haushoferiane», scrive Carlo Terracciano nell’introdurre il testo della conferenza Italia, Germania e Giappone, «sono oggi, ironia della storia, ancor più reali che nel passato prossimo o remoto; ma rovesciate di ruolo, appiattite tutte dalla sudditanza politica, economica, militare e soprattutto ideologica nei confronti della superpotenza vincitrice della II Guerra Mondiale e della Guerra Fredda».

    Eppure, il destino del nostro continente, e quello dell’intera Eurasia, non potranno essere davvero autonomi sino a che il nostro grande spazio continentale non avrà riacquisito interamente la sua sovranità.

    * * *

    Karl Haushofer, Italia, Germania e Giappone, Edizioni all’Insegna del Veltro, Parma 2004, pp. 32, € 5,00.
    Karl Haushofer, Lo sviluppo dell’idea imperiale nipponica, Edizioni all’Insegna del Veltro, Parma 2004, pp. 64, € 6,00.

    Tratto da La Padania del 16 novembre 200

  2. #2
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    Predefinito Rif: Karl Ernst Haushofer

    La lezione di Karl Haushofer e la discreta presenza di Giuseppe Tucci nel dibattito geopolitico degli anni trenta
    Tiberio Graziani

    Con la pubblicazione del testo di una conferenza del geopolitico tedesco Karl Haushofer[1], dedicata alle affinità culturali tra l’Italia, la Germania e il Giappone, viene inaugurata, a cura delle Edizioni all’insegna del Veltro, la collana “Quaderni di Geopolitica”.

    La conferenza “Analogie di sviluppo politico e culturale in Italia, Germania e Giappone“ venne tenuta dal professore tedesco, su invito del grande orientalista e tibetologo italiano Giuseppe Tucci[2], il 12 marzo 1937, a Roma, presso l’Istituto per il Medio ed Estremo Oriente (ISMEO)[3].

    Essa si inserisce, storicamente, come peraltro puntualmente evidenziato dal curatore del Quaderno, Carlo Terracciano, nel contesto delle attività culturali volte a informare e sensibilizzare l’intellighenzia italiana sulle opportunità e necessità, nonché problematicità, sottese all’accordo politico-militare relativo all’asse Roma-Berlino, siglato tra Italia e Germania il 24 ottobre 1936, e a quello antikomintern firmato, nello stesso periodo, tra Germania e Giappone. Ma testimonia soprattutto un aspetto, ancora poco esplorato dagli storici della cultura e della politica estera italiana, quello delle attività dell’ISMEO, ed in particolare del suo fondatore e vicepresidente, Giuseppe Tucci - originale ed inascoltato assertore dell’unità geopolitica dell’Eurasia[4] – orientate alla promozione di una visione culturale, geopoliticamente fondante, dei rapporti tra l’Europa e il continente asiatico.

    Un’impostazione, quella del Tucci, che si contraddistingue per essere non solo puramente culturale, accademica e, occasionalmente, di supporto alla nuova politica dell’appena nato impero italiano, ma per operare una sorta di svecchiamento, sia in ambito culturale che politico, dell’ancora persistente mentalità piccolo nazionalista sabauda che, nel solco della prassi colonialista italiana dei primi del Novecento, tentava di condizionare il nuovo corso impresso dal governo di Mussolini alla politica estera. A questo riguardo è utile riportare l’acuta osservazione di Alessandro Grossato che, sulla base di una lunga e profonda consuetudine con l’opera di G. Tucci, ritiene il fondatore dell’ISMEO un vero e proprio eurasiatista ed afferma che l’espressione “Eurasia, un continente” veniva intesa dall’orientalista marchigiano in un’accezione “soprattutto culturale, volendo [con essa] sottolineare le grandi identità di fondo fra civiltà solo in apparenza così distanti nello spazio e nella mentalità”[5].

    Giuseppe Tucci, Il paese delle donne dai molti mariti Il convincimento di Tucci sulla culturale identità di fondo delle civiltà eurasiane suppone un’adesione, da parte dello studioso italiano, a quel sistema di pensiero che interpreta le singole culture quali autonome ed autoconsistenti manifestazioni storiche di un unico sapere primordiale e ad esso le riconduce al fine di coglierne gli aspetti autenticamente fondativi. Il ricondurre le varie espressioni culturali ad un’unica tradizione primordiale si traduce, sul piano della ricerca storica e dell’analisi geopolitica, in un procedimento comparativo, che Haushofer, (inconsapevolmente e) magistralmente, adotta e utilizza in questa breve conferenza dedicata a individuare le analogie tra l’Italia, la Germania e il Giappone. Haushofer, pur basandosi su criteri oggettivi e “scientifici”, quali sono quelli della geopolitica, sorprendentemente[6], perviene agli stessi risultati cui sembra essere giunto Tucci. Il geopolitico tedesco, infatti, nella sintetica e veloce conclusione di questa conferenza, si augura che “Possa questo modo di vedere i popoli [l’essersi cioè egli adoperato, nella sua prolusione, a porre in piena luce le armonie e le analogie che possono facilitare la comprensione reciproca dei grandi popoli tedesco, italiano e giapponese] superare qualunque tempesta d’odio di razza e di classe, soprattutto tra i sostegni del futuro.”

    Certo, chi è abituato a sentir parlare di Haushofer come un rappresentante del cieco e rozzo pangermanesimo, o del cosiddetto imperialismo germanico, rimarrà stupito nel leggere questa frase appena citata.

    Sarà proprio il fallimento della naturale alleanza eurasiatica, preconizzata negli anni Trenta dagli Haushofer, dai Tucci e dai Konoe[7], a far precipitare i popoli e le nazioni dell’intero globo in una tempesta di cui ancora, dopo oltre sessanta anni, non si intravede la fine e che, anzi, è continuamente alimentata dall’odierna politica neocolonialista dei governi di Washington e Londra e dai propagandisti dello scontro di civiltà.

    Il procedimento comparativo adottato da Haushofer lungi dall’appiattire le differenze tra i popoli presi in considerazione e dallo svilirne le appartenenze etniche, in virtù della generica appartenenza al genere umano e secondo la triste e riduttiva visione individualista, valorizza armonicamente, al contrario, le affinità e le differenze, e le riconduce ad un’analoga condivisione, pur con sensibilità diverse, di valori che potremmo definire ad un tempo etici ed estetici, cioè “nobili”. Essi si esprimono, nella visione haushoferiana, sia per il Giappone, sia per la Germania, l’Italia, e la Russia in una loro precisa funzione geopolitica, quella di concorrere all’unificazione della massa continentale e di difenderne pertanto il limes, al fine di poter sviluppare armonicamente le potenzialità delle popolazioni che vi abitano. Si contrappongono dunque alle “invasioni” degli uomini del mare, del commercio, della morale individualistica, del lusso e del consumo, ai predatori delle risorse naturali.

    Il testo di Haushofer si contraddistingue per la sua chiarezza e semplicità, ed in questo senso rappresenta un documento didattico di rilevante importanza per gli studiosi di geopolitica. Da scienziato della geopolitica, egli evidenzia gli elementi geografici che hanno influito sulla storia e sulla politica dei tre popoli in esame, soffermandosi brevemente sulla analoga formazione delle cellule regionali avvenuta in Germania e in Giappone, e sulla fondazione di Roma, Berlino e Tokyo, città fondate originariamente sul confine nordest delle loro regioni, e “debitrici di una parte del loro splendore alla circostanza che la loro posizione di margine, in origine coloniale, si rivelò più tardi favorevolissima agli scambi ed ebbe funzione di ponte. Il flavus Tiberis, l’originaria valle di congiunzione dell’Oder coll’Elba, e il Kwanto col ponte Nihon provvedono alle città rispettive una posizione similmente favorevole e sono loro debitrici di analoga protezione”. Ma accanto ai dettami del determinismo geopolitico, Haushofer sottolinea le affinità culturali tra Italia, Germania e Giappone, che nota soprattutto nel “ghibellin fuggiasco” Dante Alighieri, araldo dell’idea imperiale, in Chikafusa[8], un altro grande fuggiasco nonché impareggiabile autore del Jinnoshiki, e nei Minnesaenger tedeschi “fedeli all’Imperatore e al popolo”. Altre affinità colte da Haushofer sono quella tra lo spirito della Cavalleria occidentale e il Bushido giapponese e quella dei comportamenti tra coloro che egli chiama gli eroi fondatori del risorgimento nazionale: Ota Nobunaga, Sickingen-Wallestein, Cesare Borgia.

    Haushofer sostiene che si possa parlare anche per il Giappone, come per l’Italia e la Germania, di un periodo romanico, gotico, rinascimentale, barocco, di un rococò, di un romanticismo e financo di uno stile impero.

    Un termine che ricorre spesso negli scritti Haushofer è quello di “destino”. E’ forse nel sintagma “destino comune” che si esprimono più compiutamente le affinità di popoli (apparentemente) tanto diversi sul piano culturale e etnicamente differenti su quello fisico. La coscienza di un destino comune dei popoli e delle nazioni che vivono nel “paesaggio” eurasiatico è la sola arma che abbiamo per sconfiggere la civilizzazione occidentalistica e talassocratica dei predoni del XXI secolo.

    * * *

    Karl Haushofer, Italia, Germania, Giappone, a cura di Carlo Terracciano, Collana “Quaderni di Geopolitica”, Edizioni all’Insegna del Veltro, Parma, 2004.

    [1] Karl Haushofer (Monaco, 27 agosto 1869 – Berlino, 10 marzo 1946), fondatore della rivista Zeitschrift für Geopolitik ed autore di numerose opere di geopolitica, fu assertore dell’unità geopolitica della massa continentale eurasiatica. Demonizzato come ideologo del cosiddetto espansionismo hitleriano, fu invece autenticamente antimperialista. Secondo lo studioso belga Robert Steuckers, “la geopolitica di Haushofer era essenzialmente anti-imperialista, nel senso che essa si opponeva agli intrighi di dominio delle potenze talassocratiche anglosassoni. Queste ultime impedivano l’armonioso sviluppo dei popoli da loro sottomessi e dividevano inutilmente i continenti” Robert Steuckers, Karl Haushofer , in Lycos Tripod - Errore 404. In traduzione italiana è disponibile l’opera di Haushofer Il Giappone costruisce il suo impero, a cura di Carlo Terracciano, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma, 1999.

    [2] Giuseppe Tucci (Macerata, 5 giugno 1894 – e San Polo dei Cavalieri (Tivoli), 5 aprile 1984) ritenuto il più grande orientalista italiano del Novecento, e fra i massimi tibetologi a livello internazionale, nel 1930 diviene docente di lingua e letteratura cinese all’Università di Napoli, e nel 1932 insegna religione e filosofia dell’Estremo Oriente all’Ateneo di Roma. Nel 1933 fonda l’Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente. “L’attenzione rivolta anche agli aspetti politico-economici è documentata, oltre che dalle numerose pubblicazioni dell’Istituto come i periodici Bollettino dell’Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente (1935) e Asiatica (1936-1943), dallo specifico interesse di Tucci per la geopolitica dell’Asia in un periodo cruciale della sua storia, e dalla sua amicizia personale con Karl Haushofer, che invita a tenere importanti conferenze su questa materia. Tucci concentra i suoi viaggi di ricerca nella vasta regione himalayana, quale naturale crocevia storico fra tutte le diverse culture dell’Asia, raccogliendo sistematicamente materiale archeologico, artistico, letterario, di documentazione storica e altro. Risultati eccezionali vengono così ottenuti dalle sue lunghe spedizioni in Tibet fra il 1929 e il 1948, anno in cui l’Is.M.E.O. riprende in pieno la sua attività postbellica sotto la sua diretta presidenza, destinata a durare fino al 1978. Tra il 1950 e il 1955 egli organizza nuove spedizioni in Nepal, seguite dalle campagne archeologiche in Pakistan (‘56), in Afghanistan nel (‘57) ed in Iran (‘59). Sempre nel 1950 avvia il prestigioso periodico in lingua inglese East and West, e nel 1957 fonda il Museo Nazionale di Arte Orientale di Roma. Tra i suoi numerosi ed importanti scritti ricorderemo solamente, sia i sette volumi di Indo-tibetica (Accademia d’Italia, 1932-1942) che i due di Tibetan Painted Scrolls (Libreria dello Stato, 1949) per la loro ampiezza documentaria, e la Storia della filosofia indiana (Laterza, 1957) per la sua portata innovativa, specie per quanto riguarda la logica indiana. Ma Giuseppe Tucci ci ha soprattutto trasmesso la sua appassionata ed intelligente dimostrazione dell’unità culturale dell’Eurasia, e una lucida consapevolezza del fatto che, giunti come siamo ad un capolinea della storia, essa dovrà tradursi anche in un’effettiva unità geopolitica”. (Alessandro Grossato, Giuseppe Tucci , in ideazione.com - 78 - speciale Natale 2002).

    [3] L’Istituto per il Medio ed Estremo Oriente venne fondato nel 1933 su iniziativa del tibetologo Giuseppe Tucci e di Giovanni Gentile, che ne assunsero rispettivamente la vicepresidenza e la presidenza, con lo scopo di “promuovere e sviluppare i rapporti culturali fra l’Italia e i paesi dell’Asia Centrale, Meridionale ed Orientale ed altresì di attendere all’esame dei problemi economici interessanti i Paesi medesimi”.
    Nel 1995 l’Ismeo è stato accorpato all’Istituto Italo Africano (IIA) dando origine all’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO), che ne ha raccolto l’eredità e gli scopi culturali nonché la prestigiosa biblioteca.

    [4] Confronta Alessandro Grossato, Il libro dei simboli. Metamorfosi dell’umano tra Oriente e Occidente , Mondadori, 1999.

    [5] A. Grossato, op. cit. , p.10.

    [6] Haushofer venne invitato dall’ISMEO per una seconda conferenza, che si tenne il 6 marzo 1941. Il testo della conferenza “Lo sviluppo dell’ideale imperiale nipponico” è, attualmente, in corso di stampa per le Edizioni all’insegna del Veltro.

    [7] “Il leader degli Eurasiani giapponesi era il principe Konoe, uno dei politici più in vista del Giappone d’anteguerra, primo ministro dal 1937 al 1939 e dal 1940 al 1941; ministro di Stato nel 1939; membro di gabinetto nel 1945 del principe Hikasikuni (gabinetto che firmò la capitolazione e fu, pressoché interamente, arrestato dagli Americani). Konoe era sostenitore della maggiore integrazione possibile con la Cina, dell’unione con la Germania ed era un risoluto avversario della guerra contro l’Unione Sovietica (il patto di non aggressione fu firmato quando egli era primo ministro). Konoe odiava gli Americani e si suicidò nell’autunno del 1945 alla vigilia del suo arresto. Ancora oggi, egli gode di una grande notorietà in Giappone e la sua personalità suscita sempre rispetto”. (da una lettera del nippologo russo Vassili Molodiakov al geopolitico e filosofo Alexander Dughin, pubblicata in Elementy, n.3 – adult porn sex amateur anal at asslimes.com).

    [8] Kitabatake Chikafusa (1293-1354), nell’opera classica (Jinnoshiki) del pensiero politico giapponese, fissava, in coerenza con la tradizione shintoista, i principi di legittimità della discendenza imperiale.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Karl Ernst Haushofer

    Karl Haushofer, Italia, Germania e Giappone

    Karl Haushofer, Italia, Germania e Giappone
    a cura di Carlo Terracciano
    Quaderni di Geopolitica
    diretti da Tiberio Graziani
    pp. 27, 5 euro
    Edizioni all’insegna del Veltro

    Il testo di Haushofer si contraddistingue per la sua chiarezza e semplicità, ed in questo senso rappresenta un documento didattico di rilevante importanza per gli studiosi di geopolitica. Da scienziato della geopolitica, egli evidenzia gli elementi geografici che hanno influito sulla storia e sulla politica dei tre popoli in esame, soffermandosi brevemente sulla analoga formazione delle cellule regionali avvenuta in Germania e in Giappone e sulla fondazione di Roma, Berlino e Tokyo (…) Un termine che ricorre spesso negli scritti di Haushofer è quello di “destino”. (…) La coscienza di un destino comune dei popoli e delle nazioni che vivono nel “paesaggio” eurasiatico è la sola arma che abbiamo per sconfiggere la civilizzazione occidentalistica e talassocratica dei predoni del XXI secolo. (Tiberio Graziani)

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    Predefinito Rif: Karl Ernst Haushofer

    Karl Haushofer, principale teorico della geopolitica

    Nato il 27 agosto 1869 a Monaco, Karl Haushofer scelse la carriera militare a partire dal 1887. Ufficiale di artiglieria nell´esercito bavarese nel 1890, egli sposa l´8 luglio 1896, Martha Mayer-Doss, uscita da una famiglia di Monaco di origine israelita. Ella gli darà due figli, Albrecht (nato nel 1903) e Heinz (nato nel 1906). Salendo rapidamente tutti i gradi della gerarchia militare, Haushofer diviene professore all´Accademia di guerra nel 1904. Nel 1908 viene inviato in Giappone per organizzarvi l´esercito imperiale. Egli incontra in India Lord Kitchener, il quale gli predice che tutto il confronto tra Gran Bretagna e Germania costerà alle due potenze le loro posizioni nel Pacifico a vantaggio degli Stati Uniti e del Giappone; avvertimento profetico che Haushofer ricorderà sempre, soprattutto quando elaborerà le sue tesi sull´area pacifica. Dopo il suo lungo periplo, egli è destinato al Reggimento di artiglieria di campagna della 16^ Divisione giapponese. Il 19 novembre 1909, egli viene presentato all´Imperatore Mutsushito (1852-1912), iniziatore dell´era Meiji e all´Imperatrice Haruko. Nel ritorno in Germania, passa per la Siberia servendosi della transiberiana, si rende conto de visu delle immensità continentali dell´Eurasia russa. Nel 1913, compare la sua prima opera destinata al grande pubblico, Dai Nihon (Il Grande Giappone), bilancio della sua esperienza giapponese che conoscerà un grande successo. Nell´aprile del 1913, comincia a seguire i corsi di geografia all´Università di Monaco, in vista di ottenere il titolo di dottore che egli raggiungerà di fatto otto il patronato del Professor August von Drygalski. Mobilitato nel 1914, egli parte dapprima per il fronte occidentale, dove combatterà in Lorena e in Piccardia. Nel 1915, è trasferito in Galizia per ritornare rapidamente in Alsazia e nella Champagne. Nel 1916, egli è sui Carpazi. Egli conclude la guerra in Alsazia. Durante le ostilità, si precisa il suo pensiero (geo)politico: gli storici inglesi Macaulay e Gibbon, il teorico tedesco della politica Albrecht Roscher gli forniscono il quadro in cui si inscriveranno le sue riflessioni storiche e politiche, mentre Ratzel e Kjellen gli procureranno l´armatura del suo pensiero geografico. Dopo l´armistizio, egli è nominato comandante della 1^ Brigata di Artiglieria bavarese. Si reiscrive all´università, presenta una tesi sui mari interni del Giappone (17 luglio 1919), è nominato professore di geografia a Monaco e tiene il suo primo corso sull´antropogeografia dell´Asia orientale. Egli fa la conoscenza di Rudolf Hess il 4 aprile 1919; un´amicizia indefettibile legherà i due uomini. In quanto dirigente nazionalsocialista, Hess estenderà sempre la sua ala protettrice sulla sposa di Haushofer, discendente da parte di padre da un’antico lignaggio sefardita, e sui suoi figli, considerati come “semi-giudei” dopo la promulgazione delle leggi di Norimberga.
    Durante gli anni 20, Haushofer fonda la celebre Zeitschrift für Geopolitik (Rivista di geopolitica), destinata a fornire ai diplomatici tedeschi una conoscenza pratica dei movimenti politici, economici e sociali che animano il mondo. I più gradi specialisti di relazioni internazionali vi hanno collaborato, dalla comparsa del primo numero nel gennaio 1924. Parallelamente a questa attività, egli organizza un´associazione, la Verein für das Deutschtum im Ausland (Associazione per i Tedeschi all´estero), che si pone come obiettivo di difendere e illustrare la cultura delle minoranze tedesche al di fuori del Reich. Dal 1923, Haushofer accetta di organizzare i lavori preparatori per la fondazione di una “Accademia tedesca”, pendant delle accademie francese, italiana e svedese. Quest´accademia sarà ufficialmente fondata il 5 maggio 1925. Nel 1927, compare a Berlino il suo studio magistrale sulle frontiere. Durante questo decennio, Haushofer incontra parecchi importanti personaggi: Ludendorff, Spengler, i Colonnelli e diplomatici giapponesi Kashyi, Oshima e Koozuki, l’Ammiraglio Tirpitz, il Generale svizzero U. Wille, il Cardinale Schulte (Cologne), Konrad Adenauer, Hitler e il Conte Coudenhove-Kalergi, fondatore del concetto di “Paneuropa”.
    I suoi figli iniziano una brillante carriera; il primogenito, Albrecht, compie un viaggio in Brasile dopo aver acquisito il suo titolo di dottore in filosofia a Monaco. Egli sarà il segretario del padre durante i lavori preparatori alla fondazione dell´ “Accademia tedesca”, poi diventerà il segretario della Gesellschaft für Erdkunde (Società di geografia) di Berlino. Il figlio cadetto, Heinz, ottiene il diploma di ingegnere agronomo.
    Nel 1930, Karl Haushofer deviene Membro dell´American Geographical Society. Egli effettua numerosi giri di conferenze in Austria, in Cecoslovacchia, in Polonia, in Italia e nei Paesi Baltici. Il 10 marzo 1933, un commando nazionalsocialista perquisisce la casa di Haushofer alla ricerca di armi. Godendo della protezione di Hess, che accorda loro una “lettera di protezione” il 19 agosto 1933, Haushofer e i suoi figli conservano i loro posti universitari e ne acquisiranno di nuovi, malgrado le proteste degli “arrabbiati” riguardo l´ascendenza della loro moglie e madre. L´11 marzo 1934, Haushofer è nominato Presidente dell´ “Accademia tedesca”. Egli vi resterà fino all´aprile del 1937. Nel corso di questo decennio caratterizzato dall´hitlerismo, Haushofer incontra, oltre ai dignitari del nuovo regime, tra cui lo stesso Hitler, lo storico Hans Kohn, il sindaco indipendentista indiano di Calcutta, Subra Chandra Bose, il Primo ministro ungherese Gömbös, l’ambasciatore a Roma Ulrich von Hassell, Monsignor Hudal, Pio XI, Konrad Henlein, leader dei Tedeschi dei Sudeti, l’ambasciatore del Giappone, il Conte Mushakoji, l’Ammiraglio Canaris, il Cardinale Pacelli, etc.
    E´ soprattutto il suo primogenito, Albrecht Haushofer, che occupa un posto importante nella diplomazia tedesca a partire dal 1935. In quell´anno, da febbraio a dicembre, Albrecht effettua, per conto della diplomazia tedesca, sei viaggi in Inghilterra. Egli vi ritorna l´anno seguente. Sempre nel 1936, egli è inviato in “missione segreta” a Praga ed incontra Benes. Nel 1937, egli è negli Stati Uniti e in Giappone.
    Quando scoppia la guerra, Haushofer entra in una profonda depressione: egli avrebbe voluto evitarla. Ma la sorte della famiglia è segnata quando Hess s´invola verso l´Inghilterra nel maggio 1941. Albrecht è arrestato a Berlino e Karl Haushofer è convocato alla Gestapo. Nel 1944, dopo il fallito attentato a Hitler del 20 luglio, la Gestapo perquisisce la casa del geopolitico e lo interna a Dachau. Albrecht Haushofer entra in clandestinità e non è arrestato che in dicembre. Heinz, il minore, viene incarcerato nella prigione di Moabit a Berlino con sua moglie. Il 22 o 23 aprile 1945, un commando uccide Albrecht con un colpo alla nuca. Heinz viene liberato.
    Dopo il crollo del III Reich, Haushofer è interrogato da ufficiali americani, tra i quali il professor Walsh che tenta di proteggerlo. Il 21 novembre 1945, un decreto delle autorità di occupazione americane gli ritira il suo titolo di professore onorario e i suoi diritti alla pensione. Depressi, Martha e Karl Haushofer si suicidano il 10 marzo 1946. La geopolitica di Haushofer era essenzialmente anti-imperialista, nel senso che essa si opponeva agli intrighi di dominio delle potenze talassocratiche anglosassoni. Queste ultime impedivano l´armonioso sviluppo dei popoli da loro sottomessi e dividevano inutilmente i continenti. Affascinato dalle idee panasiatiche e paneuropee (Coudenhove-Kalergi), Haushofer intendeva superare i nazionalismi e voleva contribuire, con i suoi scritti, alla comparsa di “grandi spazi continentali” formati da nazioni solidali. In seguito, egli sostenne la collaborazione di Europei, Russi e Giapponesi in una grande alleanza eurasiana, chiusa alle influenze inglesi e americane.



    Le frontiere e il loro significato geografico e politico (1927)

    In questo studio generale sul fenomeno storico/geografici delle frontiere, Haushofer esorta i suoi compatrioti ad avere infine un´idea chiara e viva di quello che sono le loro frontiere. Una coscienza concreta, quasi istintuale, delle frontiere s´impone in modo completamente naturale presso i popoli forti, contro ò´assenza di forme territoriali che implicano le ideologie cosmopolite, astratte e che ignorano i fattori tempo e spazio. In concreto, le frontiere sono dei fatti biogeografici che fanno scricchiolare le ingessature giuridiche in cui si vogliano rinchiudere i flussi viventi. Le ingessature giuridiche, che corrispondono forse a delle antiche frontiere, sono dei residui, divenuti, con il passare del tempo, ostili alla Vita. Haushofer deduce la sua teoria delle frontiere dalle opere di Ratzel, Penck, Sieger, Volz e dai protagonisti della scuola inglese (Holdich, Curzon, Fawcett, Lyde) e francese (E. Ténot). Sir Thomas Holdich è colui che, agli occhi di Haushofer, ha meglio saputo teorizzare l´arte di disegnare frontiere giuste e durevoli. Il mare non separa, ma unisce, nel senso che il litorale opposto attira sempre, è l´attrazione provoca comunicazione.
    Le frontiere biologicamente giuste sono quelle pensate, concepite e tracciate partendo da un approccio pluridisciplinare e non strettamente giuridico. L’approccio pluridsciplinare scientifico permette di concepire e tracciare frontiere stabili, in grado di corrispondere ai flussi del reale e, all´occorrenza di cambiare. Senza una concezione vivente delle frontiere, certi popoli, specialmente quelli che non hanno colonie, dunque senza riserve territoriali, sono costretti, talvolta, a ricorrere al controllo delle nascite in modo da mantenere costante il numero della loro popolazione. Haushofer denuncia l´egoismo delle nazioni colonialiste che condannano alla regressione e addirittura alla scomparsa i popoli che non hanno lasciato la loro area di stanziamento primario. Questa ineguaglianza dei popoli in materia di spazio è un´ingiustizia e, pertanto, bisogna ormai concepire i confini in uno spirito di evoluzione e non più statico/giuridico. Haushofer classifica i differenti tipi di frontiere (frontiere naturali, frontiere che sono il risultato di un equilibrio diplomatico, frontiere difensive, fluviali, litorali, etc.), insistendo, sulla scia del geografo francese Eugène Ténot, sulle frontiere smembrate che permettono la penetrazione militare del territorio del vicino ostile. La Francia e la Germania, senza la fascia dell´Alsazia-Lorena, hanno delle frontiere frazionate. Haushofer critica le volontà (specialmente la volontà francese, ereditata da Cesare) di voler stabilire frontiere stabili lungo i fiumi: i fiumi, come i mari, uniscono e non dividono. Uno studio oggettivo e geopolitico delle frontiere è utile per tutti gli uomini politici, quale che sia la loro appartenenza ideologica.



    Geopolitica delle idee continentaliste (Geopolitik der Pan-Ideen) 1931

    All´inizio degli anni 30, Haushofer si fa portavoce delle idee che cercano di promuovere de grandi raggruppamenti continentali, superando la limitatezza territoriale ed economica degli Stati di tipo classico. Come dimensioni, solo gli imperi mongoli, unificatori della massa continentale eurasiana, hanno già realizzato prima della sua formulazione, questa Panidea. Nel 1900, il continente australiano è unificato in un solo Stato ma senza il suo complemento insulare della Nuova Zelanda. L’idea panafricana si basa su una volontà di emancipazione razziale. L’idea panamericana si è data all´inizio del secolo delle strutture giuridiche (Dottrina di Monroe del 1823, assemblee regolari degli Stati americani, fondazione di un Ufficio panamericano). La Paneuropa non è rimasta che un sogno. La storia ha egualmente conosciuto delle Panidee “circum-marine” come Roma e l´Islam nel Mediterraneo. L’Impero britannico è “circum-marino” all´Oceano Indiano. Gli Stati Uniti da una parte, il Giappone dall´altra, tentano di unificare sotto la loro egida tutte le rive del Pacifico. Specialista di questioni nipponiche e del Pacifico, Haushofer insiste molto sulle sinergie in opera sulla circonferenza e sulle acque di questa immensità oceanica. L’idea panpacifica risale a 400 anni: Nunez de Balboa, nel 1513, la rivendica per la Corona di Spagna. Sir Francis Drake raccoglierà la sfida nel 1578, riducendo al nulla questa pretesa. Gli Americani prenderanno il testimone dagli Spagnoli nel XIX secolo, dopo che il Giappone aveva rinunciato a popolare la Micronesia, la Russia aveva abbandonato l´Alaska e il Mare di Bering e la tacita alleanza tra Russi e Spagnoli per contenere la potenza americana era fallita. Il Pacific Institute di Honolulu getta ormai le basi di una amministrazione americana della più grande zona oceanica del globo. Per Haushofer, l’organizzazione di un tale impero circum-marino è l´idea politica più grandiosa della storia. Ma essa segna allo stesso tempo il destino del Giappone che, per aver trascurato il popolamento della Micronesia, è giunto in corsa troppo tardi e dovrà opporsi agli Stati Uniti per acquisire libertà di movimento.
    Le idee pan-pacifiche e panamericane sono evolutive, mentre le idee panasiatiche sono rivoluzionarie e sostenute dai movimenti comunisti russi o indipendentisti cinesi (Sun Ya-Tsen) e indiani (B.K. Sarkar; Rabindranath Tagore).
    L’organizzazione in grande scala delle idee circum-marine non è stata possibile nell´antichità perché le tecniche di comunicazione erano insufficienti. Alessandro non poté mantenere il suo impero, non fu ingrado di assorbire lo spazio sarmatico-scita, popolato da nomadi ribelli ad ogni tentativo di organizzazione.
    Quanto all´idea eurasiana, essa si suddivide in due correnti: la corrente grand-eurasiana, in cui l´Europa è considerata come una semplice penisola della grande massa territoriale che è l´Eurasia, e la corrente piccolo-eurasiana, nata in Russia, che intende semplicemente distogliere l´attenzione della Russia dall´Occidente e dirigere il flusso di energie russo verso Est. E´ impossibile tracciare una frontiera netta e definitiva tra l´Europa e l´Asia, poiché l´immenso territorio che si estende dalla Manciuria ai Carpazi, strada delle migrazioni, forma una unità indivisibile. Haushofer si ricollega in qualche modo agli Eurasiani russi (Nicolas S. Timachev e N. de Boubnov), sottolineando con essi che lo spazio ucraino polacco è una zona di transizione e di confronto tra la Russia a base sarmatica e l´Europa a base romano-germanica. L’Eurasia dei teorici “eurasiani” russi corrisponde in ultima istanza allo spazio che McKinder chiamava il “pernop centrale della storia”. Gli “Eurasiani” russi, spiega Haushofer, sviluppo un progetto geopolitico russo-sarmatico, ostile alle culture decadenti dell´Europa e dell´Asia, assimilabile al progetto autarchico, autoritario e collegiale dei Bolscevichi, salvo che nel dominio religioso, dove essi prevedono uno zar prescelto e un´adesione obbligatoria alla religione ortodossa. Di fronte a questa volontà dinamica, i Panasiatici cinesi e indiani oppongono un´altra volontà rivoluzionaria e la Paneuropa di Briand e di Coudenhove-Kalergi si rifugia troppo prudentemente nella difesa dello statu quo, sull´esempio della Santa Alleanza di Metternich. Il panislamismo, l’idea grand-araba, le idee panindiane e gran-cinese sono altre idee raggruppatrici che si muovono nello spazio eurasiano. Soluzione per evitare ogni conflitto ritardatore e divisore: conciliare le idee paneuropee, eurasiane e panasiatiche.
    Per Haushofer, la marcia dell´umanità verso delle entità di dimensioni continentali è ineluttabile; una prima tappa potrebbero essere i raggruppamenti “subcontinentali”, teorizzati dal geografo E. Banse nel 1912. Questi parlava di 12 aree: Europa, Grande Siberia (Russia compresa), Australia, India, Asia orientale, “Nigrizia”, Mongolia (con accesso ai mari attraverso la Cina centrale, l´Indocina e l´Indonesia), Gran-California, Terre andine (rivolte verso il Pacifico), America (la parte di America del Nord rivolta verso l´Atlantico) e Amazzonia. Questa classificazione permette di pensare un´organizzazione dei popoli su base subcontinentale.
    La dinamica che porta tutti questi progetti rende nulla la pretesa di voler irrigidire parti del mondo entro frontiere esigue e inviolabili.



    Politica mondiale attuale (Weltpolitik von heute) 1934

    Analisi delle grandi molle della politica mondiale del dopo Versailles, Weltpolitik von heute comincia col definire lo spazio centro-europeo (Mitteleuropa): per Haushofer come per Mackinder, la Mitteleuropa è l´adizione degli spazi renano e danubiano. Per i Francesi di Martonne, in risposta, essa è il cordone sanitario slavo-occidentale alleato alla Francia e strumentalizzato contro la Germania e la Russia. Questo cordone sanitario è una costruzione artificiale, afferma Hashofer, mantenuto in vita dalle regole astratte della Società delle Nazioni. Al di fuori dell´Europa, il mondo è stato europeizzato. L´America del Sud è stata “de-indigenizzata”; il Medio Oriente arabo-persiano è stato diviso in entità antagoniste a beneficio degli Inglesi; l´India è sotto tutela inglese, etc. Le principali conseguenze della prima guerra mondiale sono: 1) la divisione dell´Europa tra nazioni colonizzatrici e detentrici di vasti spazi di riserva, da una parte, e nazioni senza spazio di riserva, confinate sulla loro area iniziale di popolamento, dall´altra; 2) l’impero britannico si sfascia; 3) i popoli colonizzati d´Asia reclamano la loro indipendenza. Di fronte a questi dati, Haushofer preconizza una politica che miri a liberare dello spazio sul pianeta per gli Europei che ne sono privi (Tedeschi, Ungheresi, Polacchi, Cechi, Slovacchi, Greci, Bulgari e Yugoslavi, la cui sorte è legata a quella della Germania, a dispetto della “Piccola Intesa” teleguidata da Parigi; ad accelerare la decomposizione dell´impero britannico; a spalleggiare i colonizzati in rivolta contro i loro domitatori. Questa politica impone di opporre la lex feranda alla lex lata., il divenire naturale alla staticità dei paragrafi e dei trattati imposti da vincitori egoisti.
    Per acquisire lo statuto di grande potenza, si deve, spiega Haushofer, mirare all´autarchia e rifiutare le monoculture. L’autarchia, realizzabile ormai nei grandi spazi federati e non più nel quadro troppo esiguo degli Stati Nazionali classici, permette l´indipendenza alimentare e industriale, grazie ad un´agricoltura e ad un´industria diversificate, rispondenti a tutti i bisogni della popolazione. La tentazione di costruire delle “monoculture” ulltraspecializzate deforma l´economia e la rende fragile in caso di crisi. Weltpolitik von heute definisce inoltre la notione di “grande potenza”, enumera i tipi di dipendenza politica (vassallaggio, clientelismo, protettorati virtuali, etc.), esplicita le forma di appropriazione di spazi non ancora dominati (i poli) e di dominazione degli spazi dalle difese smantellate (la Germania dopo Versailles).



    Mari del mondo e potenze mondiali (Weltmeere und Weltmächte) 1937

    Opera interamente dedicata al rapporto tra la dominazione delle zone oceaniche e la potenza politica e militare delle nazioni, Weltmeere und Weltmächte comincia col recensire i lavori di oceanografia fisica che hanno accresciuto il sapere dell´uomo sui mari. Queste conoscenze fattuali sono sfociate in una pratica politica di dominio degli oceani. L´alto mare, dopo i Greci e i Romani, è il “bene di tutti gli uomini” (koinon panton anthropon, diceva Teofo) o “per sua natura aperto a tutti” (mare omnibus natura patere). Sir Thomas Barclay inaugura il dibattito giuridico per sapere se il mare appartiene a tutti o a nessuno (se esso è res communis o res nullius).
    Nel 1894, E.W. Hall nel suo Treatise on International Law, ricorda che, tra i principi indiscutibili del diritto internazionale moderno, vi è quello che interdice alle potenze di appropriarsi in esclusiva delle zone marittime (l’idea de mare liberum formulata da Hugo Grotius nel 1609). Per Haushofer, questa visione è ipocrita: quando la Gran Bretagna applica la sua strategia di blocco o si accaparra i cavi sottomarini delle telecomunicazioni, essa s´impadronisce di fatto di vaste porzioni del territorio marino. L’idea di mare libero, difesa dai giuristi inglesi, ha dunque condotto ad una dominazione quasi esclusiva dei mari del mondo da parte della Gran Bretagna, sola potenza in grado di utilizzare efficacemente l´arma del blocco. Le altre potenze sono di fatto delle emarginate in questa lotta per il controllo degli spazi marini.
    La dominazione dei mari sopraggiunge quando una potenza arriva a dotarsi di “organi oceanici” efficaci (flotte). Le talassocrazie, come l´illustre esempio veneziano, dispiegano la loro potenza a partire da un territorio limitato e conquistano delle basi, delle fasce litorali, una sorta di “ventose aspiranti” collegate alla metropoli attraverso dei tentacoli mobili ed elastici. Le talassocrazie cominciano spesso dal dominio di mari interni (l´Egeo per Atene, il Mediterraneo per Roma, il Mar del Giappone per il Giappone moderno). Eeese sono sia degli Stati litorali sia degli Stati insulari. Le talassocrazie litorali sono più fragili, perché direttamente minacciate dal loro hinterland. Le talassocrazie insulari dispongono di più carte vincenti per passare dal dominio di un mare interno al controllo delle grandi vie di comunicazione transoceaniche. Le talassocrazie litorali sono delle costruzioni ibride, obbligate a condurre congiuntamente due tipi di politiche differenti, una continentale, l´altra marittima (Olanda, Portogallo), cosa che logora le loro risorse e fa loro perdere la competizione contro le talassocrazie insulari. Gli stati continentali, come la Germania, sono svantaggiati dalla loro geografia e non possono dare il meglio di se stessi in un mondo ormai chiuso, interamente esplorato, dove le talassocrazie hanno avuto una lunghezza di vantaggio per controllare delle basi d´oltremare, delle zone economiche che assicurino la sussistenza e degli spazi di colonizzazione dove poter riversare la loro popolazione eccedente.
    La talassocrazia britannica è ostile ai canali interni e al taglio degli istmi perché queste opere relativizzano ipso facto l´importanza delle vie marittime che essa controlla. Lord Palmerston è stato contrario allo scavo del Canale di Suez perché la Francia ne aveva il dominio. L´Inghilterra ha egualmente criticat la costruzione del Canale di Midi, tra Bordeaux e il Mediterraneo, perché esso riduceva considerevolmente l´importanza strategica di Gibilterra.
    Dal momento che la politica non può più essere altro che mondiale, i popoli che vogliono sopravvivere devono necessariamente ricorrere al largo, agli oceani, o organizzare i loro spazi continentali in modo da sfuggire alla dominazione dell´una o dell´altra potenza marittima. Questa organizzazione continentale passa attraverso la costruzione di strade, di vie ferroviarie, di sistemi di navigazione fluviale, etc., controllati dalle sole potenze continentali.



    Il blocco continentale: Mitteleuropa, Eurasia, Giappone 1941

    Redatto dopo il patto germano-sovietico, questo lavoro persegue due obiettivi: 1) gettare le basi di un´alleanza germano-italo-sovietico-nipponica, che riorganizzerà la massa continentale eurasiana e africana; e 2) rivendicare per la Germania la restituzione delle sue colonie africane, tolte dopo Versailles.
    Analizzandi i testi editi dagli istituti britannici e americani, Haushofer vi scopre un timore ricorrente, specialmente in Lord Palmerston e nel geografo Homer Lea, di veder nascere un´alleanza tra la Germania, la Russia e il Giappone. Una tale alleanza sfuggirebbe totalmente al controllo delle talassocrazie britannica e americana. Le talassocrazie, scrive Haushofer, praticano la politica dell´anaconda: esse stringono le loro prede e le soffocano lentamente. La massa eurasiana, se è debitamente organizzata, è una preda troppo grande per l´anaconda anglo-americano, una massa territoriale tale, da sfuggire ad ogni blocco. L’idea di una tale alleanza è germogliata nelle menti russe e giapponesi, piuttosto che in quelle tedesche o europee. Al momento della guerra russo-giapponese del 1905, quando Britannici e Giapponesi uniscono le loro forze per tenere i Russi in iscacco, una parte del corpo diplomatico giapponese, tra cui l´Ambasciatore a Londra Hayashi, il Principe Ito, il Primo Ministro Katsura e il Conte Goto, sostiene un´alleanza tra Tedeschi, Russi e Giapponesi contro i tentativi inglesi di controllare tutto il traffico marittimo mondiale. Di fronte a tali propositi, la Germania di Guglielmo II, deplora Haushofer, resta prigioniera del mito del “pericolo giallo”, non avvertendo che gli Asiatici sono meno pericolosi per l´avvenire della Germania dei Britannici e degli Americani. In Russia, l´idea eurasiana è stata impersonata dal Ministro Witte, creatore della linea ferroviaria transiberiana e sostenitore di una pace separata con la Germania nel 1915. Il giapponese Goto parlava della necessità di una troïka, il cui cavallo centrale, più corpulento e più robusto, sarebbe stato la Russia, fiancheggiata dai due cavalli più snelli, la Germania e il Giappone.
    In Africa, la pessima gestione britannica, ha lasciato andare a rotoli l´opera costruttrice degli agricoltori coloniali tedeschi; alla volontà di sviluppare culture alimentari, gli Inglesi hanno sostituito lo sfruttamento capitalista, provocando l´urbanizzazione delle masse africane, abbandonando l´agricoltura, cosa che provoca desertificazione e carestie. I Giapponesi, invece, hanno gestito molto bene la Micronesia ex tedesca.
    La “troika”, completata dall´Italia mussoliniana, deve sostenere gli indipendentisti arabi e indù; la Russia, in particolare, si deve porre come la protettrice degli Armeni e dei Curdi in modo da collegare Mossul al blocco continentale in gestazione.

    Robert Steuckers

    Opere di Karl Haushofer tradotte in Italia

    Karl Haushofer, Il Giappone costruisce il suo impero, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 1999, pp. 446, € 25,00
    Karl Haushofer, Italia, Germania e Giappone, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2004, pp. 32, € 5,00
    Karl Haushofer, Lo sviluppo dell’idea imperiale nipponica, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2004, pp. 64, € 6,00

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    Predefinito Rif: Karl Ernst Haushofer

    Karl Haushofer, Il Giappone costruisce il suo impero

    Karl Haushofer
    Il Giappone costruisce il suo impero
    postfazione di Carlo Terracciano
    Metropoli e campagne
    pp. 445, 25,00

    Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 1998

    Karl Haushofer, il maestro della geopolitica, troverà la propria “scuola geopolitica” proprio in Giappone, dove giunse nel 1908 (…) Japan baut sein Reich uscì anch’esso nel 1941, a Berlino. Indipendentemente dalle circostanze storiche della sua pubblicazione, Il Giappone… rimane “un testo fondamentale sia per lo studio della storia passata e recente di questo paese per molti aspetti unico, risorto nel secondo dopoguerra come potenza economica, sia per la disciplina geopolitica, per la sua analisi comparata tra storia e geografia dell’impero nipponico”, sicché “non c’è dubbio che il presente testo raggiunga lo scopo, incentrando la sua disamina storica sui pilastri fondanti dell’analisi geopolitica dello stato quale espressione organica ed organizzata dei popoli: spazio, posizione, struttura, movimento”. Così scrive, nel lungo saggio su Karl Haushofer e la geopolitica dell’Impero Nipponico pubblicato in appendice a questa nuova edizione, uno studioso di geopolitica, Carlo Terracciano, il quale inoltre nota come Haushofer, tracciando la storia plurimillenaria del Giappone, dalle origini fino alla guerra mondiale, intervenga puntualmente con considerazioni d’ordine geografico, “allargando progressivamente lo sguardo dall’arcipelago all’intero pianeta, via via che il moderno Giappone vi assume un ruolo sempre più rilevante; in particolare tutta l’area del Pacifico, che lo pone in competizione diretta con le potenze marittime anglosassoni“.

    Insomma, ci troviamo dinanzi ad un’opera di grande rilievo, sia per il metodo, sia per l’argomento trattato.

    Richiedere a:

    EDIZIONI ALL’INSEGNA DEL VELTRO
    Viale Osacca 13
    43100 Parma
    Edizioni all'insegna del Veltro

    indirizzo di posta elettronica:
    insegnadelveltro1@tin.it

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    Predefinito Rif: Karl Ernst Haushofer

    Karl e Albrecht Haushofer: l'esemplarità della vita pratica

    di Matteo Marconi





    "Domani saranno
    le nostre idee morte.
    Fiocchi nel vento,
    vani, allo spuntare del nuovo giorno[1]."



    1. Vita…

    Nato il 27 agosto 1869 a Monaco, Karl Haushofer scelse presto la carriera militare, già a partire dal 1887. Ufficiale di artiglieria nell’esercito bavarese nel 1890, l’8 luglio 1896 si sposa con Martha Mayer-Doss, uscita da una famiglia di Monaco di origine ebraica. Martha gli darà due figli, Albrecht (nato nel 1903) e Heinz (nato nel 1906).

    Salendo rapidamente tutti i gradi della gerarchia militare, Haushofer diviene professore all’Accademia di guerra nel 1904. Tre anni più tardi, quando un sacerdote rifiuterà la sepoltura religiosa al padre di Karl, causa la sua attività politica nel campo liberale, Haushofer deciderà di lasciare la Chiesa cattolica. Nel 1908 è inviato in Giappone come addestratore e organizzatore presso l’esercito imperiale[2].

    Il 19 novembre 1909 viene presentato all’Imperatore Mutsuhito (1852-1912), iniziatore dell’era Meiji, a cui il generale riconobbe sempre stoffa e carisma epocali. Nel ritorno in Germania, passa per la Siberia servendosi della transiberiana, rendendosi conto personalmente delle immensità continentali dell’Eurasia russa. Nel 1913, compare la sua prima opera destinata al grande pubblico, Dai Nihon (Il Grande Giappone), bilancio della sua esperienza giapponese che conoscerà un grande successo presso il pubblico. Nell’aprile del 1913 comincia a seguire i corsi di geografia all’Università di Monaco, in vista di ottenere il titolo di dottore che raggiungerà di fatto sotto il patronato del Professor August von Drygalski. Mobilitato nel 1914, parte dapprima per il fronte occidentale, dove combatterà in Lorena e in Piccardia. Nel 1915, è trasferito in Galizia per ritornare rapidamente in Alsazia e nella Champagne; nel 1916 è sui Carpazi, per concludere poi la guerra in Alsazia. Durante le ostilità, si precisa il suo pensiero politico e scientifico: gli storici inglesi Macaulay e Gibbon, il teorico tedesco della politica Albrecht Roscher gli forniscono il quadro in cui si inscriveranno le sue riflessioni storiche e politiche, mentre Ratzel e Kjellén gli procureranno l’armatura del suo pensiero geografico. Dopo l’armistizio, è nominato comandante della I° Brigata di Artiglieria bavarese: lascerà l’esercito con il titolo di generale maggiore. Riscrittosi all’università, presenta una tesi sui mari interni del Giappone (17 luglio 1919), è nominato professore di geografia a Monaco nel 1921 e tiene il suo primo corso sull’antropogeografia dell’Asia orientale.

    Il 4 aprile 1919 fa la conoscenza di Rudolf Hess, a cui lo legherà una profonda amicizia, segnata dalla indefettibile gratitudine con cui Hess ricorderà le visite di Haushofer al carcere dove nel 1923 sia Hitler che lo stesso Hess passarono un periodo d’internamento[3]. In quanto dirigente nazionalsocialista, Hess estenderà sempre la sua ala protettrice sulla sposa di Haushofer, discendente da parte di padre da un antico lignaggio sefardita, e sui suoi figli, considerati come “semi-giudei” dopo la promulgazione delle leggi di Norimberga.

    Durante gli anni venti, Haushofer fonda la celebre Zeitschrift für Geopolitik (Rivista di geopolitica), destinata a fornire ai diplomatici tedeschi una conoscenza pratica dei movimenti politici, economici e sociali che animano il mondo. I più grandi specialisti di relazioni internazionali vi hanno collaborato, dalla comparsa del primo numero nel gennaio 1924. Parallelamente a questa attività, egli organizza un’associazione, la Verein für das Deutschtum im Ausland (Associazione per i Tedeschi all’estero), che si pone come obiettivo di difendere e illustrare la cultura delle minoranze tedesche al di fuori del Reich. Dal 1923, Haushofer accetta di organizzare i lavori preparatori per la fondazione di una “Accademia tedesca”, alla stregua delle accademie francese, italiana e svedese. Quest’accademia sarà ufficialmente fondata il 5 maggio 1925. Nel 1927, compare a Berlino il suo studio sulle frontiere.

    I suoi figli iniziano una brillante carriera; il primogenito, Albrecht, compie un viaggio in Brasile dopo aver acquisito il suo titolo di dottore in filosofia a Monaco. Egli sarà il segretario del padre durante i lavori preparatori alla fondazione dell’ “Accademia tedesca”, poi diventerà il segretario della Gesellschaft für Erdkunde (Società di geografia) di Berlino. Il figlio cadetto, Heinz, ottiene il diploma di ingegnere agronomo.
    Nel 1930, Karl Haushofer diviene Membro dell’American Geographical Society ed effettua numerosi giri di conferenze in Austria, in Cecoslovacchia, in Polonia, in Italia e nei Paesi Baltici. Il 10 marzo 1933, un commando nazionalsocialista perquisisce la casa di Haushofer alla ricerca di armi. Godendo della protezione di Hess, che accorda loro una “lettera di protezione”, il 19 agosto 1933, Haushofer e i suoi figli conservano i loro posti universitari e ne acquisiranno di nuovi, malgrado le proteste degli “arrabbiati” riguardo l’ascendenza della loro moglie e madre. L’11 marzo 1934, Haushofer è nominato Presidente dell’ “Accademia tedesca”. Vi resterà fino all’aprile del 1937.

    E’ soprattutto il suo primogenito, Albrecht Haushofer, che occupa un posto importante nella diplomazia tedesca a partire dal 1935. Solo in quell’anno, da febbraio a dicembre, Albrecht effettua, per conto della diplomazia tedesca, sei viaggi in Inghilterra. Egli vi ritorna l’anno seguente. Sempre nel 1936, egli è inviato in “missione segreta” a Praga ed incontra Benes. Nel 1937 è negli Stati Uniti e in Giappone.

    Quando scoppia la guerra, Haushofer entra in una profonda depressione a causa dei limiti posti alla sua rivista e perchè avrebbe voluto evitare lo scoppio delle ostilità. Ma la sorte della famiglia è segnata quando Hess s’invola verso l’Inghilterra nel maggio del 1941. Albrecht, implicato nei preparativi di quella “trasferta” è arrestato a Berlino e Karl Haushofer è convocato dalla Gestapo. Nel 1944, dopo il fallito attentato a Hitler del 20 luglio, la Gestapo perquisisce la casa del geopolitico e lo interna a Dachau. Albrecht Haushofer entra in clandestinità e non è arrestato che in dicembre: se è dubbio il suo ruolo nell’attentato ad Hitler, rimane certa la vicinanza alle trame cospirative dopo il suo allontanamento dal ministero degli esteri. Heinz, il minore, viene incarcerato nella prigione di Moabit a Berlino con sua moglie. Il 23 aprile 1945, un commando uccide Albrecht con un colpo alla nuca, trenta minuti prima che i sovietici fossero sulla prigione: stretto al petto verrà ritrovato un quaderno di poesie, i sonetti di Moabit, che costituiranno una delle più vibranti riflessioni critiche sull’adesione al nazismo da parte delle élites tedesche. Heinz viene invece liberato.

    Dopo il crollo del III Reich, Haushofer è interrogato da ufficiali americani, tra i quali il professor Walsh che tenta di proteggerlo, invitandolo a trascorrere un periodo di studio a Georgetown, università dove Walsh insegnava. Così come per altri intellettuali e studiosi accusati di collaborazione col regime nazista, il 21 novembre 1945 un decreto delle autorità di occupazione americane gli ritira il suo titolo di professore onorario e i suoi diritti alla pensione. Depressi, sconfitti in un paese vinto, Martha e Karl Haushofer si suicidano il 10 marzo 1946: nel biglietto che lascerà come ultimo saluto esprimerà il desiderio d’essere dimenticato per sempre.



    2. …Activa

    I rapporti tra Karl Haushofer e il nazismo ammontano al 4 aprile 1919, quando il generale fa la conoscenza di un giovane promettente, Rudolf Hess, che sarà prima suo studente e poi suo assistente all’università di Monaco. Contemporaneamente Hess è membro dal 1920 del NSDAP e quando verrà rinchiuso nel carcere di Landsberg, dal 24 Giugno al 12 Novembre del 1924, sarà Haushofer a rendergli diverse volte visita. Sebbene non prese mai la tessera del partito, nonostante le pressioni in tal senso di Hess, Haushofer diede spazio negli anni venti sulla Zeitschrift für geopolitik a tematiche legate più o meno direttamente al nazionalsocialismo, culminate nel 1933 con la pubblicazione di un pamphlet su “Der national – sozialistische Gedanke in der Welt”, ossia “l’idea nazional–socialista nel mondo”, in cui il generale invita a riflettere sull’importanza del sangue e del suolo nella vita dei popoli.

    Di fronte al principio razziale non tutti i collaboratori della rivista di Haushofer mostreranno pari simpatia. Richard Hennig sarà tra coloro che sosterranno la superiorità del milieu (luogo) nell’influenzare un popolo rispetto all’elemento razziale, rifacendosi tuttavia alle categorie positiviste e non al pensiero di un geografo come F. Ratzel. Nei contrasti tra Hennig e altri esponenti del nazional – socialismo, il generale cercherà di prendere le difese del suo collaboratore avanzando motivazioni formali, ossia che un accademico (quale Hennig era) non poteva esser oggetto d’attacchi tanto brutali da parte dei suoi detrattori: in questo modo non si entrava nel merito della problematica, evitando un intervento diretto del partito su una questione cardine dell’ideologia nazista. Haushofer diede sempre prova di grande prudenza nel gestire le discussioni, a volte assai accese, tra i suoi collaboratori, dando eventualmente appoggio a coloro i quali si trovavano più vicini al partito. La necessità dettò a molti l’opportuna considerazione di lasciar perdere i ragionamenti geopolitici per ricevere un maggior numero di consensi all’interno del nazismo, di fatto seguendone la linea ideologica.

    L’elastico che Haushofer fu costretto a fare con l’ideologia del partito a partire dal 1933 lo portò ad abbassare tatticamente la testa in talune occasioni, in modo da poter contemporaneamente giocare un ruolo importante nel mondo scolastico. Geert Bakker ha ben evidenziato come Haushofer, in quanto membro della Deutsche Gesellschaft Lebensraum Wehrpolitik und Wehrwissenschaft (società tedesca per una politica e una scienza per la difesa) potesse esercitare direttamente la sua influenza sulle organizzazioni giovanili studentesche e su quelle degli insegnanti. Il tentativo di resistenza alle spinte ideologiche del nazismo da parte del generale puntava ad entrare nell’edificio del nazismo tramite un’influenza parallela che ne consentisse un mitigamento nei tratti più spigolosi. Seppur articolato, il tentativo haushoferiano era destinato alla sconfitta, tanto da far dire al generale che il partito aveva sempre usato la geopolitica per coniare slogan.

    L’itinerario esistenziale di Albrecht Haushofer è quello che meglio indica la distanza crescente tra geopolitica e nazionalsocialismo. Laureatosi nel 1924 con Erich von Drygalski a Monaco, diverrà assistente di Albrecht Penck nel 1925 a Berlino. Dal 1928 al 1939 si occuperà di editare la Zeitschrift der Gesellschaft für Erdkunde. Sebbene venisse nominato nel 1933 docente alla scuola superiore di scienze politiche non sentirà mai d’esser portato per quel tipo di carriera. La passione per la politica lo porterà ad una parabola iniziata a Berlino negli anni venti in gruppi conservatori quali il Deutsche Volkspartei e il Deutschnationale Volkspartei, rifiutando per principio la democrazia parlamentare: era ammiratore del modello elitista inglese, così come era critico verso l’entrata della Germania nella Società Delle Nazioni e più in generale verso tutta la repubblica di Weimar. Albrecht era però un pragmatico, favorevole alla politica del possibile e non all’utopia, conscio che con lo sviluppo delle tecniche moderne un nuovo conflitto non si sarebbe limitato all’Europa ma avrebbe più decisamente coinvolto tutto il mondo. Nel 1933 si rese subito conto della tendenza totalitaria del nazismo, pur giudicando inevitabile un governo forte dopo la successione di numerosi ministeri deboli.

    Grazie alle coperture del padre non rientrò nelle tagliole della legge del 1933, che impediva ai non ariani di occupare posizioni di funzionari pubblici. La madre di Albrecht, Martha Mayer–Doss era infatti d’origine ebraica e a lei rivelerà una posizione sempre più tendente allo stoicismo attivo, conscio della necessità d’agire nonostante la realtà tendesse al peggio[4]. Questo non gli impedì d’esser critico con il carattere sempre positivo del padre, che non s’accorgeva del cambio di mentalità che stava avvenendo in seno alla società tedesca. Albrecht era più attento del padre al carattere ideologico del nazismo, che Karl non aveva saputo interpretare se non in chiave nazionalistica; pur ravvisando il crescente isolamento del paese in politica estera si concentrò su quell’interna, in modo da non dover scendere a compromessi e continuare a fare il proprio lavoro in piena coscienza.

    Se la geopolitica può apprendere quei movimenti di lunga durata che sono tradotti negli avvenimenti interni tedeschi, la questione ebraica è una di quelle che più tormentava Albrecht. La soluzione proposta ad Hess comportava un riconoscimento pieno per quegli ebrei residenti dal 1815 in Germania o che comunque avessero intenzione di svolgere un servizio militare o civile, alleviando così le sofferenze delle leggi razziali. D’altro canto Albrecht non mancò di criticare quelle comunità ebraiche che insistevano nel vivere da comunità separate nello Stato, evidenziandosi come uomo pratico e al tempo stesso pronto a migliorare soluzioni apparentemente disastrose[5].

    Il principio pratico si scontrava naturalmente col principio ideologico nazista, che nel riconoscimento di una presunta “germanizzazione” degli ebrei residenti in Germania almeno dal 1815 avrebbe visto mortificato il principio razziale, che è dato su base biologica, a favore di quello culturale, statuale e territoriale. La contemporanea critica rivolta a quegli ebrei che non divenivano tedeschi pienamente rimanda ad una concezione dello Stato sempre inteso come Stato–nazione, ossia come unico destinatario delle prospettive di legittimazione identitaria al fine di una sua massima potenza. Anche la Zeitschrift für geopolitik s’occupò del problema ebraico, sottolineando ancora una volta la distanza di vedute rispetto al nazismo su una tematica d’interesse comune: il mancato riconoscimento agli ebrei di una cultura nazionale, al pari di tutti gli altri popoli, avviene in base ad una motivazione geografica, ossia l’assenza di un legame col suolo da parte del popolo ebraico, tendente allora a quel carattere psicologico definibile come attitudine alla migrazione, al tempo stesso rimandando ad una estremizzazione del concetto ratzeliano di nomadismo, che inquadra l’ebraismo come divergente rispetto a qualunque altro popolo.

    Nel suo servizio presso il ministero degli esteri la sua linea sarà la medesima. Nei rapporti con la Gran Bretagna tenterà di presentare al Reich una visione della mano tesa da parte inglese, cercando quindi di non far perdere possibili benefici in Europa alla Germania pur mantenendo un rapporto di collaborazione con gli inglesi; la sua posizione diplomatica con le potenze straniere lo porterà a sottolineare che i grandi Stati europei devono arrivare ad un accordo con la Germania per evitare che i sovietici controllino un’Europa troppo divisa[6].

    Ribbentrop copre Albrecht quando invia una relazione in cui avvertendo dei rischi connessi all’invasione dei Sudeti si mostra di fatto contrario alla politica hitleriana. I rapporti con Ribbentrop andranno però inevitabilmente deteriorandosi di fronte all’insistenza di Albrecht sull’inevitabilità di un’imminente risposta dei paesi stranieri alla politica hitleriana[7].

    Sia Karl che Albrecht erano convinti della necessità di collaborare con un regime che pur non sentivano così vicino: sembrerebbe allora sbagliata l’idea che spinge Korinman a sostenere che in Haushofer padre questo sia una sorta di obbedienza militare, quando si tratta invece della capacità di questo tipo d’uomini di farsi migliorativi della situazione in essere. Dopo l’occupazione della Boemia e della Moravia da parte della Germania, mossa non voluta dal generale, vincerà la depressione con un impegno più marcato verso le questioni dell’Asia estremo orientale, in modo da non andare a confliggere col regime: non che questo significasse una fuga, dato che nello stesso periodo, fine del 1939, rifiutò l’incarico di ambasciatore in Giappone[8].

    Karl Haushofer visse gli ultimi anni del regime nazista in un clima di sospetto a causa delle origini ebraiche di sua moglie. Con la vittoria degli alleati Haushofer fu interrogato nel settembre del 1945 ad opera del gesuita americano Edmund A. Walsh, geopolitico e docente all’università di Georgetown negli Stati Uniti. A favore di Walsh, Haushofer redigerà il suo testamento intellettuale, l’Apologie der deutschen “Geopolitik”[9].

    Haushofer difende la “sua” geopolitica dall’esser stata una macchina per produrre scienza ai fini degli interessi del regime, mentre invece fu un “uomo di carne e sangue”. In questa definizione Haushofer intendeva sottolineare la necessità della geografia politica di farsi applicazione pratica pur non mettendosi al servizio di questo o quell’interesse particolare. Questo non significa che a volte, soprattutto in anni difficili come quelli tra le due guerre, non sia accaduto che questa distinzione fosse caduta. Haushofer rigetta fermamente l’idea d’aver mai lavorato e scritto a favore del proprio paese senza aver riguardo alla scienza, principio fermo della sua opera. Se della partigianeria vi fu, questa dipese dall’assenza di libertà dovuta alla presenza del regime nazista. Walsh mostrerà apprezzamento e condivisione rispetto alla dottrina geografica di Haushofer, limitandosi a non condividerne le conseguenze pratiche.

    Man mano che la linea della guerra diveniva più chiara all’orizzonte la stretta del partito nazional-socialista sull’organizzazione geografica si faceva più pressante, portandola ad essere parte integrante del sistema di potere, pienamente inserita non tanto nel vertice decisionale quanto in quello propagandistico.

    Karl Haushofer non merita la qualifica di pavido, né tanto meno quella di giustificatore della politica di potenza nazista: esattamente come Albrecht, Karl cercò di operare al meglio in un mondo che non gli apparteneva, limando gli aspetti più aspri dell’ideologia nazista proprio a partire dall’educazione, che avrebbe dovuto consegnare al paese una classe politica più responsabile. La capacità di presa sulle coscienze che il nazismo esercitò sulle masse tedesche con il suo messianismo politico, non permise alcun serio confronto con la volontà scientifica della geopolitica, che dovette arrangiarsi ad ancella delle motivazioni ideologiche.

    L’apertura di credito nei confronti del nazismo non portò mai Haushofer padre a prendere la tessera del partito, segno di non volersi mostrare parte di un certo progetto della Germania ma anzi voler contaminare quel progetto con uno suo, definibile come geopolitico. Da parte sua, Adolf Hitler rifiutò sempre d’aver ricevuto qualunque influenza dal pensiero del generale e d’altronde non menzionerà mai il termine geopolitica nei suoi scritti e discorsi.

    In questo senso dovremmo forse reinterpretare il sonetto a Moabit di A. Haushofer, dedicato “agli spiriti del male che vivono prigionieri in fondo al mare”…“senza accorgersene mio padre infranse il sigillo fatale”: Hitler ed Hess erano però solo le loro incarnazioni e non gli spiriti stessi. Gli spiriti del male erano forse ancor più gli spiriti del tempo, gli spiriti della pneumo–patologia di un’intera civiltà.





    [1] Cfr. A. Haushofer, Sonetti di Moabit, Guanda 1969, “Tempo”.

    [2] Dopo un lungo girovagare viene destinato al Reggimento di artiglieria di campagna della 16° divisione giapponese.

    [3] La conoscenza di Hess venne ad Haushofer tramite una serie di incontri che lo videro partecipare ad associazioni anche paramilitari come la guardia civile antirepubblicana presieduta da Georg Escherich e più tardi la Oberland. Vd. Holger Herwig, Geopolitik: Haushofer, Hitler and Lebensraum, in The Journal of Strategic Studies, London Frank Cass, 1999, p. 224.

    [4] Vd. M. Korinman, op. cit., p. 277.

    [5] Vd. P.-H. Seraphim, Die Wanderrungsbewegung des judaïschen Volkes, 1939, vol. 12, pp. 855-863.

    [6] Vd. M. Korinman, Quand l’ Allemagne pensait le monde: Grandeur et décadence d’une géopolitique, Paris 1990, Fayard, p. 285.

    [7] Della politicizzazione della geopolitica sarebbe proprio indice il trattamento che il giovane Haushofer diede dell’Anschluss del 1938, con cui s’invocava una nuova stagione di rapporti con i paesi della Mitteleuropa in nome di una maggior coerenza dello spazio strategico tedesco. Kleinschmager crede di ravvisare come topico il caso di Albrecht, tentando di mostrare come la geopolitica volesse mascherare come scientifica e quindi soddisfacente l’esigenza momentanea di un nazionalismo in realtà mai pago: ma fu proprio Albrecht in realtà a dover pagare la sua contrarietà ai progetti hitleriani, dando ulteriore credito invece all’ipotesi che in quegli stessi articoli avesse espresso un’opinione scientifica su una nuova stagione di rapporti in Europa centrale, che non necessariamente sarebbero dovuti passare per le armi. Vd. R. Kleinschmager, Géographie et idéologie entre deux guerres: la Zeitschrift für geopolitik 1924-1944, l’Espace Géographique, n° 1, 1988, p. 25.

    [8] Vd. M. Korinman, Quand l’ Allemagne pensait le monde: Grandeur et décadence d’une géopolitique, Paris 1990, Fayard, p. 318.

    [9] Vd. M. Korinman, op. cit., p. 324.

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    Geopolitica delle Pan-Idee
    Karl Haushofer
    Nuove Idee, pagg.151, Euro 13,00

    IL LIBRO - Questo saggio, apparso in prima edizione italiana nella collana "La Destra nel mondo" della casa editrice Nuove Idee, è stato scritto nel 1931 e raccoglie i primi approfondimenti del tema dei grandi spazi da parte di Haushofer. L'Autore, nell'introduzione, lo definisce "il mio primo, essenziale, tentativo di definire nella sua giusta dimensione spirituale la concezione delle pan-idee".
    Come osserva Francesco Demattè nella Prefazione, il volume "conserva ancor oggi una sorprendente freschezza, imponendosi all'attenzione di chiunque voglia occuparsi in modo serio di geopolitica nell'attuale scenario internazionale. Anche perché in non poche occasioni il taglio dato dall'analisi da Haushofer, più che essere concentrato sulla stretta attualità appare, sin dalle prime pagine, soprattutto teorico e storico".

    DAL TESTO - "Nella grande difficoltà di tracciare un confine convincente tra l'Europa e l'Asia - in antitesi con la ben più facile definizione di una zona di transizione geografica e politica delle pan-idee dell'Asia e dell'Africa, confini sicuramente marcati dal canale di Suez fino alla regione desertica compresa tra Petra e Aqba - sta tutto il nucleo centrale del problema-Eurasia e la difficoltà di dividere pan-Asia e pan-Europa. Il moderno studio delle culture e delle civiltà ha dunque, a maggior ragione, insegnato a vedere come un'unica, grande unità la cintura nord-asiatica, caratterizzata dal dominio di popoli nomadi, che si estende dalla Manciuria fino ai monti Carpazi, uno spazio geopolitico in continua trasformazione e sostanzialmente privo di delimitazioni naturali".

    L'AUTORE - Karl Haushofer è uno dei maggiori, se non il maggiore, rappresentanti del pensiero geopolitico del XX secolo. Nato a Monaco di Baviera nel 1869, fu ufficiale di artiglieria dell'esercito bavarese e combattente nella Grande Guerra. Consigliere militare in Giappone dal 1908 al 1910 nell'ambito della collaborazione nippo-tedesca, fu segnato in profondità dal soggiorno nel paese del Sol Levante, a cui dedicò, primo di una serie, il saggio "Dai Nihon" (Il grande Giappone). Ritornato in patria, approfondì studi di geopolitica e, dopo la guerra, divenne docente di geografia all'Università di Monaco, ove insegnerà fino al 1939. Nel 1923 fondò la Zeitschrift fuer Geopolitik (Rivista di geopolitica), intorno a cui nacque e si sviluppò una specifica scuola geopolitica tedesca. Morì suicida nel marzo del 1946.
    Il pensiero di Haushofer, che deve sicuramente più di una intuizione all'opera dell'inglese Halford Mackinder, è tuttavia ricco e articolato e dotato di un tratto originale di fondo. Le sue idee più feconde sono sicuramente quelle di blocco continentale, alleanza strategica tra Germania, Giappone e Russia a cui dedica l'opera omonima del 1941, e di pan-idee, che vengono analizzate in "Geopolitica delle Pan-Idee", saggio pubblicato in prima edizione italiana per i tipi di Nuove Idee.

    INDICE DELL'OPERA - Premessa del curatore (Andrea Marcigliano) - Prefazione, di Francesco Demattè - Introduzione: Una Geopolitica delle Pan-Idee - I. Per una politica delle Pan-Idee - II. Pan-Asia - Eurasia - Pan-Europa - III. Uno sguardo d'insieme sui continenti nell'ottica della geografia classica - IV. Metamorfosi dei grandi spazi della Geopolitica - V. Concezioni del mondo "Circum marine" e Pan-Idee terrestri - VI. Talassocrazia e tellurocrazia. Contrasto tra Pan-Idee continentali e marine - VII. La forza e le linee di sviluppo delle Pan-Idee nella storia e il loro inverarsi nello spazio geografico in forma centralistica o federativa - VIII. Pan-Idee ed organizzazioni mondiali; tra società delle nazioni e nazionalismo - IX. L'avvenire planetario delle Pan-Idee

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    Karl Haushofer, Apologia della geopolitica tedesca,
    in Il testamento geopolitico di Haushofer, "Limes. Rivista italiana di geopolitica", 2009, n. 2, pp. 279-286.
    Ultima modifica di Spetaktor; 02-08-10 alle 00:57

  9. #9
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    Predefinito Rif: Karl Ernst Haushofer

    Tratto da “Storia e Verità” bimestrale, luglio-agosto 2009

    L’IMPORTANZA DI UNA DISCIPLINA SEMPRE PIÙ ATTUALE

    KARL HAUSHOFER E L’IDEOLOGIA GEOPOLITICA

    Lo studio della geografia applicata alle scienze storico-economiche e sociali.

    di LUCA LEONELLO RIMBOTTI

    Quando, nel 1924, Karl Haushofer fondò la rivista Zeitschrift für Geopolitik, l’idea che la geografia, e non la storia, sia la materia basilare sulla quale si giocano i destini dei popoli, era già da un pezzo in circolazione, sia pure in attesa di quella sistematizzazione che solo Haushofer le conferì. A quella data la geopolitica era diventata una disciplina in piena regola e a sé stante, e anzi, oltre ad essere divenuta materia scientifica di insegnamento accademico, costituiva al contempo un argomento di vasta diffusione, capace di attrarre l’attenzione e i consensi di un largo pubblico. Basta pensare al successo editoriale che nel 1926 riscosse il libro di Hans Grimm Volk ohne Raum, in cui si individuava nello spazio, e particolarmente nel Lebensraum. lo spazio vitale, l’essenza stessa delle possibilità politiche del popolo tedesco. Il concetto di geo-strategia, di legame che una nazione intrattiene con le dimensioni del suolo su cui vive, entrava dunque a far parte allo stesso modo della cultura diffusa e della grande cultura politica, condizionandone le scelte e indirizzandone le direttrici.

    Se pensiamo alla politica dei grandi spazi elaborata dal Terzo Reich, e poi ai sistemi economici da esso intrecciati con gli Stati europei limitrofi – secondo il metodo delle economie interdipendenti -, noi vediamo quanto a fondo le intuizioni di Haushofer fossero state recepite nella Germania della sua epoca. Inoltre, l’idea stessa di pervenire ad alleanze mondiali tra nazioni simili per condizione geo-storica, dallo studioso tedesco elaborata già da prima della Grande Guerra, ebbe una sua naturale applicazione nel Patto Tripartito, che vide la Germania e il Giappone stilare un programma di massima basato sulla crescita parallela delle proprie politiche imperiali, sulla connessione ideologica col concetto di nazione-guida entro spazi delimitati e infine sulla conduzione di un confronto finale con quanti già da decenni detenevano il potere mondiale e non intendevano riconoscere i diritti dei popoli emergenti. Dietro ai grandi manifesti del Nuovo Ordine Europeo e della Più Grande Asia Orientale, lanciati durante la Seconda Guerra mondiale da Germania e Giappone (ma, nel suo piccolo, anche dall’Italia), c’erano la lezione geopolitica di Haushofer e la sua anteveggente considerazione che ormai gli Stati nazionali venivano soppiantati in maniera crescente da agglomerati imperiali di portata continentale. Una constatazione che anche Mussolini, in occasione della dichiarazione di guerra agli Stati Uniti nel dicembre del 1941, fece sua proclamando l’irrompere della “‘guerra tra continenti”.

    Queste idee venivano da lontano, ed erano un preciso effetto della modernità industriale. Le riflessioni del conservatore inglese Mackinder, portate a compimento intorno al 1918, intendevano attirare l’attenzione politica verso il cuore geografico dei problemi. Se già nel tardo Ottocento Gran Bretagna e Russia zarista si erano confrontate per il dominio dell’Heartland, il cuore della Terra, la zona tra Afghanistan, Iran e India settentrionale, indicata come il catenaccio mondiale, ciò vuol dire che l’imperialismo dell’età industriale-borghese aveva già di per sé verificato nei fatti l’importanza dello spazio e del territorio, per condurre efficaci politiche di controllo delle risorse e delle influenze strategiche. E ciò non solo sui teatri marittimi ma anche su quelli terrestri, secondo una mappa generale delle chiavi del potere mondiale. Ma, se l’imperialismo classico – esattamente come quello attuale globalista, di nuovo a conduzione liberaldemocratica – si arrestava alla semplice sperimentazione di tecniche di occupazione degli snodi strategici e di dominio industriale-economico, la geopolitica andava molto oltre. La geopolitica infatti, diversamente dall’imperialismo borghese, si presenta sin dall’inizio come compiuta ideologia che regola la posizione di un popolo nel mondo, che ne sanziona diremmo scientificamente gli spostamenti d’orizzonte, che ne condiziona i rapporti con l’estero e ne indica le vie di sbocco, e non appare più come mera tecnica di dominazione oligarchica dei punti sensibili del pianeta, ma come destino del legame di un popolo con un suolo considerato vitale.

    Il caso della Germania

    Friedrich Ratzel, morto nel 1904, fu il primo esponente tedesco che si interessò a questi temi, e possiamo dirlo il primo geopolitico. Egli assorbì le teorie del darwinismo sociale allora in corso e le volse in dottrina sui presupposti e gli effetti che la volontà di vita di un popolo hanno sull’ambiente-habitat di sua competenza, secondo il concetto delle sfere di influenza. Egli constatò lo stato della Germania in quanto “nazione in ritardo” nel pieno ottenimento di unità, pienezza di mezzi politici e volontà decisionista. Questo ritardo l’aveva spinta ai margini della politica mondiale, e la geopolitica avrebbe dovuto svolgere il ruolo di colmare il gap nei confronti degli Stati imperialisti occidentali, assegnando alla Germania innanzi tutto una coscienza, poi un progetto e una volontà di condurlo a compimento. Conoscere le proprie necessità, verificare le proprie potenzialità nei riguardi delle conformazioni geo-storiche all’interno dello spazio d’interesse: la geopolitica come studio del terreno su cui operare. Il concetto di geopolitica divenne poi, grado a grado, un elemento sempre più presente nel pensiero politico. Venne ad esempio introdotto dallo studioso svedese di dottrina dello Stato Rudolf Kjellén, morto nel 1922, il quale già parlava dello Stato nazionale quale “forma vivente”. Un concetto che poi avrà solo con Haushofer pieno riconoscimento e completa verifica. La politica mondiale studiata ed elaborata da Haushofer, in questo senso, e da lui formulata come concezione politica totale, già tentata dal Reich guglielmino con metodi inefficaci proprio per carenza di profondità di sguardo e secondo una troppo meccanica politica delle alleanze, diventò infine, per opera del professore bavarese, una vera e propria visione del mondo: la Terra quale grande distributore di ruoli, i popoli come grandi assegnatari delle sue risorse, i governi, infine, come savi reggitori che legano l’economia al territorio, la politica alla geografia e il solidarismo sociale interno al dinamismo decisionista necessario nelle relazioni con l’esterno.

    Karl Haushofer, nato a Monaco di Baviera nel 1869, insegnante in svariate accademie militari, ben inserito sia negli ambienti dell’esercito che in quelli universitari, incline a diffusi rapporti anche con circoli teosofici e völkisch attivi in gran numero nella Germania imperiale, dopo aver ricevuto nel 1921 una cattedra di geografia a Monaco, potè intessere profondi legami con numerosi membri della galassia nazional-popolare del dopoguerra, ricca di fermenti e in profonda fibrillazione ideologica a seguito della traumatica sconfitta del 1918. Già da prima del 1914, il professore aveva compiuto viaggi in Oriente e particolarmente in Giappone, dove per un periodo venne assegnato all’Accademia militare di Tokyo. Qui potè prendere personalmente visione della crescita dell’Impero nipponico come realtà politica, sociale, economica e militare, ne seguì da vicino i progressi, ne individuò i punti di contatto con l’equivalente emergere della Germania in un mondo da qualche secolo congelato nel predominio anglosassone. Non riuscì a incanalare il governo giapponese dell’epoca verso un’alleanza con l’Impero tedesco – tanto che il Mikado si schierò contro gli Imperi centrali – ma gettò egualmente le basi della futura riconsiderazione che in Germania si sarebbe verificata circa il ruolo della nazione nipponica in un nuovo ridisegno della geografia politica planetaria. Il Patto Tripartito e l’amicizia tra Berlino e Tokyo nacquero nella mente di Haushofer ben prima dell’avvento del Terzo Reich. E le ragioni storiche del Giappone vennero per la prima volta valorizzate e portate a conoscenza non solo degli specialisti, ma anche del grande pubblico, attraverso una serie di fortunate pubblicazioni con cui Haushofer presentò agli europei la nuova realtà giapponese.

    È a tutti noto che tra i numerosi allievi di Haushofer, iniziati a quella che sembrò essere non a torto una nuova, completa dottrina, in grado di dare conto delle maggiori contraddizioni della modernità, figurava Rudolf Hess. Molto si è scritto sull’amicizia tra i due e sull’influenza che il primo avrebbe avuto sul secondo, dominandone le riflessioni al punto da indurlo a compiere, nel maggio 1941, la famosa avventura in Inghilterra, alla ricerca di una pace avvertita come naturale, non entrando le sfere di influenza inglese e tedesca in frizione tra di loro, e ciò per ripetuto e aperto riconoscimento dello stesso Hitler. Molto si è scritto anche sul coinvolgimento che il professore di Monaco ebbe con Hitler sin dai tempi del putsch del 1923, oppure sul ruolo che le sue idee innovatrici ebbero o avrebbero avuto sull’impostazione, presente nel Mein Kampf. di una politica estera tedesca prevista come diretta verso il grande spazio orientale, così da assegnare alla Germania quel posto di potenza stabilizzata, e non perennemente in agitazione, che avrebbe garantito al continente europeo finalmente un’epoca di pace duratura.

    È comunque un fatto che questi rapporti ci furono, che Haushofer fu al fianco del nascente partito nazionalsocialista, per un periodo intrattenendo rapporti privilegiati con la “sinistra” nazionalsocialista, e segnatamente con Gregor Strasser, e sappiamo che fu a fianco di questi ambienti nel considerare con occhio favorevole un avvicinamento realistico con la Russia sovietica, tenendo in proiezione la possibilità di una prova di forza con le potenze democratiche marinare. Non iscritto alla NSDAP ma attivo sostenitore della sua politica, Haushofer in misura non trascurabile ne condizionò i progetti di grande politica internazionale, così come sappiamo che salutò favorevolmente l’avvento al potere del Nazionalsocialismo, che si integrò nel nuovo Regime, ricevendone riconoscimenti ufficiali e cariche istituzionali, come ad esempio la presidenza dell’Accademia tedesca nel 1934, oppure vari incarichi direttivi presso il Parlamento volksdcutsche (dei tedeschi all’estero), e il Volksbund für das Deutschtum im Ausland (la Lega per la difesa del Germanesimo all’Estero). La predicazione di Haushofer non si esauriva nella proclamazione che la Germania, in quanto nazione storica compressa in uno spazio limitato, aveva i titoli per attuare una sua politica di espansione, così come sempre nella storia, e anche nella storia contemporanea, si era verificato nel caso di popoli a intenso dinamismo. Egli non si limitò a indicare il superamento della dicotomia Terra-Mare – perno ad esempio della politica intesa da Carl Schmitt, nel senso di un confronto conflittuale tra la terrestre Germania e le marinare potenze anglosassoni —, ma allargò la visuale a orizzonti più profondi, pervenendo a una completa concezione ideologica. La teoria che il mondo è diviso tra poteri di calibro imperiale, che lo spazio terracqueo è un vuoto che attende solo di essere riempito non è un’invenzione di Haushofer, ma una sua riproposta moderna e sistematica: sin dall’antichità, la storia mondiale è lotta tra spinte volte al controllo del suolo e dei punti-chiave delle comunicazioni. A questo dato di fatto geo-storico Haushofer aggiunse la consapevolezza politica. Lo spazio non deve essere soltanto occupato, ma anche organizzato, e organizzato secondo principii di legame alla terra, senza i quali a un popolo vengono meno le condizioni primarie di sicurezza e di vita. Dunque, la protezione dell’identità di stirpe si associa alla politica demografica, gli indirizzi natalisti e le strategie di popolamento-insediamento si devono accompagnare alla concezione di una Volkstumspolitik., una politica basata sulla tulela delle radici popolari-nazionali, il tutto racchiudendo qualcosa di non dissimile dal socialismo prussiano. Ricordiamo che Haushofer fu in contatto con Spengler verso il 1919, e in seguito ancora — anche per il tramite di Hess – nel 1934, e che le concezioni storico-epocali espresse dall’autore del Tramonto dell’Occidente – così come quelle di altri rivoluzionari-conservatori dell’epoca, come Hermann von Keyserling – erano da Haushofer vivamente apprezzate. Si tratta di considerare i popoli, proprio alla maniera spengleriana. nulla meno che organismi viventi, non semplici aggregazioni ma corpi vivi etnicamente individualizzati che presentano necessità, strutture, destini loro propri. Questo dà vita ad una vera e propria fisiologia della politica: il rapporto con lo spazio geografico di competenza diventa un rapporto di necessità vitale, diventa aria da respirare e terra di cui nutrirsi. In questo quadro, la geopolitica è la considerazione fisiologica della realtà vivente del popolo, il cui rispetto non è per nulla un diritto, bensì un preciso dovere, nel senso di assolvere i compiti dell’esistenza che un popolo reclama.

    Nel 1935, Haushofer definì la geopolitica come «il dovere di salvaguardare il diritto di suolo, la terra nel senso più largo, non solo la terra all’interno delle frontiere del Reich, ma quella che comprende nel senso più estensivo le regioni culturali del Volk». La cultura, il retaggio tradizionale di cui è intriso il popolo, costituiva così il fulcro della rivendicazione, prima ancora di ogni altra considerazione di ordine economico, militare o industriale. Tanto che lo stesso fenomeno moderno della massiccia urbanizzazione, alla maniera di Spengler, era da lui considerato come un sintomo degenerativo e come un attestato di decadenza della qualità intrinseca del popolo. In numerose conferenze, nelle lezioni da lui tenute all’Università di Monaco, nelle sue pubblicazioni, Haushofer sottolineò in maniera instancabile che «la geopolitica vuole essere e deve essere la coscienza geografica dello Stato». Lo Stato organico come elemento coincidente con il Lebensraum, la costruzione di macro-spazi autarchici di economia indipendente, la consapevolezza che la dicotomia tra potere-terra e potere-mare va superata in una visione globale e integrale dell’autoprotezione politica: questi i nessi di base della moderna geopolitica rivendicata da Haushofer. Se solo pensiamo ad esempio alla sostanza della “dottrina Monroe” e all’idea di pan-regione che ne stava dietro, noi verifichiamo che la difesa del ruolo tedesco attuata da Haushofer non fu per nulla un portato dell’imperialismo tedesco o nazionalsocialista, ma la semplice applicazione scientifica di un’esigenza universale.

    Geopolitica come scienza dinamica

    Oggi sappiamo che l’influenza di Haushofer sulla concezione di politica estera di Hitler fu solo parziale. Il capo politico accettò e assorbì le indicazioni in senso generale formulate dal professore, nel concepire la geopolitica come “scienza dinamica” che dà vita al riconoscimento dello spazio geografico, studiato scientificamente in tutti i suoi aspetti di terreno e territorio, di riserva di sviluppo, di potenzialità di accorpamento con altri spazi, di sede di popolamento etc. Ma si può dire che non ne seguì fino in fondo le implicazioni, anzi ne rovesciò alcune. Ad esempio, Haushofer era favorevole a uno sviluppo dei Volkdeutsche in direzione del mare, un fattore storicamente sempre negato alla Germania, e che certo non fu secondario nel relegare la “potenza di mezzo europea” a un ruolo tutto sommato “locale , “regionale”, privo di aperture spaziali di dimensioni planetarie. Hitler, su questo punto, rimase insensibile. L’occhio puntato ad Est – e la consapevolezza dei limiti materiali della Germania in una prova di quelle dimensioni – gli impedirono di impegnare da subito la lotta anche a Ovest e di attuare un regolamento di conti con le democrazie talassocratiche, da lui rimandato a una fase posteriore, successiva alla conquista degli spazi orientali. E forse successiva alla sua stessa persona, quale compito della generazione seguente. Qui si ha il punto di rottura tra la geopolitica hitleriana e quella hauslioferiana. Qui l’allievo, per così dire, soppiantò gli insegnamenti del maestro, andando tuttavia a sbattere in una corsa contro il tempo che lo vide soccombere, anche se per poco e per una drammatica serie di decisivi dettagli sfavorevoli.

    Haushofer, legato a Hess, visse a partire dal 1941 momenti difficili. Sorvegliato dalla Gestapo per via di certi legami del figlio Albrecht con circoli della fronda (che gli costarono la fucilazione a Moabit all’inizio del 1945), fu per un breve periodo anche incarcerato e poi, a sconfitta consumata, inquisito da una commissione alleata, che peraltro lo prosciolse da ogni addebito. Allontanato dall’insegnamento e privato dei mezzi di sostentamento, turbato e ormai privo di ogni fiducia nel futuro, visse gli ultimi mesi in uno stato di tragedia personale, finendo col togliersi la vita insieme alla moglie tra le montagne del Tirolo, nel 1946. Ma il suo insegnamento non è finito con lui. Il suo biografo Hans-Adolf Jacobsen, autore di una monumentale pubblicazione sulla vita e le opere di Haushofer uscita in Germania nel 1979, riporta un episodio altamente emblematico: durante una riunione presso il Servizio di sicurezza della Casa Bianca, alla presenza dell’allora Consigliere nazionale ed esperto di politica internazionale del presidente Carter, Zbigniew Brzezinski, davanti a carte geografiche del mondo su cui gli addetti posavano freccette e disegnavano zone di interesse strategico, qualcuno disse: “Il geopolitico Haushofer sarebbe contento di noi”. Oppure, pensiamo a quell’eloquente fenomeno ideologico che è oggi l’Eurasismo, in cui talune intuizioni di Haushofer circa la saldatura continentale europea vengono riproposte come alternativa al sistema di dominazione planetaria in atto da parte degli Stati Uniti. Questo per dire che la geopolitica, lungi dall’essere una trovata accademica o un’invenzione perversa di qualche ideologia malvagiamente espansionista, è piuttosto un’eterna legge di vita per tutti quei popoli che non intendono sfuggire al loro destino né venire meno al loro ruolo storico, nella lotta mondiale per la sopravvivenza che si svolge immutata dall’antichità ai tempi nostri.

 

 

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