PIEMONTE – Il Tar non decide e rimanda tutti a ottobre. Ma c’è il timore del golpe firmato toghe rosse
Ufficio Stampa | 16 luglio 2010
TORINO – Il centrosinistra tenta il golpe e per poco non ci riesce. Il Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte ha accolto in parte i ricorsi presentati dalla coalizione che ha perso le elezioni lo scorso mese di marzo. Ricorsi che riguardavano quattro liste della coalizione di centrodestra e presentati soltanto dopo il giudizio del popolo, al fine di ribaltare la volontà popolare servendosi della Magistratura. Ricorsi contro quel Piemonte che ha fatto scendere dal trono Mercedes Bresso a favore del leghista Roberto Cota. Ricorsi contro quel Piemonte che già dovette sorbirsi prima delle elezioni la presenza di due liste patacca di sinistra nate con l’obiettivo di togliere voti a Cota (Cota Pdl – Patto dei Liberali di Nadia Incoronata Cota e, soprattutto, la Lega Padana di Renzo Rabellino, tra le cui firme risulta quella falsa della comica Luciana Littizzetto, in una coalizione con movimenti di sinistra e di destra tra i quali la stessa Cota Pdl, poi esclusa dal Tar).
La grande differenza tra il centrodestra e il centrosinistra sta tutta qua: da una parte il gruppo di Cota che presenta il tutto prima delle elezioni, confidando nella Magistratura per il timore che nomi e simboli vicini (per non dire uguali) ai suoi potessero far equivocare gli elettori; dall’altra il gruppo della Bresso che non accetta la sconfitta e decide di far scendere in campo l’amica Magistratura per ribaltare il volere democratico del popolo. Non potevano farlo prima?
La sinistra aveva dichiarato che non voleva “influenzare la magistratura”, ma su internet era magicamente comparsa una lettera del segretario regionale del Pd Gianfranco Morgando che dichiarava che questo è il “capitolo di una storia ben più ampia che riguarda l’intera nostra democrazia”. Quella stessa sinistra democratica che aveva pubblicamente dichiarato che la grande manifestazione a supporto della volontà popolare organizzata dal centrodestra per le vie di Torino lo scorso 28 giugno era stata fatta per andare contro i giudici e influenzarli. La Legge è Legge e suona molto strano che il team della Bresso, che non accetta la sconfitta decretatale dal popolo, non abbia presentato un ricorso contro le liste Centristi di Scanderebech, Verdi Verdi Vvff e Consumatori e un altro contro i Pensionati per Cota al Tar di Torino prima delle elezioni (come regolarmente fatto, al contrario, da Cota), ma abbia atteso la vittoria del centrodestra.
Quello della Bresso ai più è sembrata una vera e propria estorsione. Perché? Perché la candidata governatrice piemontese aveva dichiarato di rendersi disponibile a ritirare i propri ricorsi in cambio della nomina a presidente del Comitato per le Regioni europee. Il tutto per una squallida poltrona. Ottenuto l’incarico, l’ex governatrice piemontese aveva annunciato di togliere la firma da due ricorsi soli su tre. Così, in effetti, fece scatenando le ire del proprio partito e dell’intera sua coalizione. Il Pd, data per scontata la vittoria, ha già cominciato addirittura a pensare al candidato da opporre a Cota, ossia il sindaco di Torino Sergio Chiamparino e, al posto del primo cittadino del capoluogo piemontese, Piero Fassino.
Ma il tutto è rimandato al 7 ottobre perché sono stati accolti in parte i ricorsi contro la lista Consumatori e quella di Scanderebech. Ci saranno, qui, da ricontare circa 15.000 voti, ma Cota è tranquillo anche perché è stato eletto soprattutto per i voti al candidato presidente. Respinto il ricorso nei confronti della lista Verdi Verdi, mentre sulle irregolarità della lista Pensionati per Cota il Tar ha sospeso il giudizio per dare modo ai ricorrenti di presentare querela per falso, per la quale avranno 60 giorni di tempo.
Quella dei Giudici del Tar, però, sembra più un non volere prendere una decisione per paura delle pressioni del centrosinistra da una parte e del popolo sovrano da quell’altra.
m.gargini@iltoscano.org




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Non tirare fuori PaPPalia che perseguitava i secessionisti, evidentemente il nostro "veronese" magistrato aveva già capito che Bossi non voleva la secessione.....
repapelle:


ostridicolo:
