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Discussione: 30 ottobre 2016: sisma di 6,5 gradi con epicentro a Norcia

  1. #1
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    Predefinito 30 ottobre 2016: sisma di 6,5 gradi con epicentro a Norcia

    Il terremoto del 30 ottobre arrivato alla scala 6, 5 ha avuto stavolta come epicentro proprio Norcia (di cinquemila abitanti) che invece durante le precedenti scosse del 24 agosto era stata solo marginalmente colpita. La scossa è stata violentissima (si calcola che sia la piu violenta scossa mai registrata in italia dal 1980) pur senza causare vittime (probabilmente perchè il precedente terremoto dei giorni precedenti aveva già messo in allarme i cittadini di Norcia che avevano già abbandonato molte case) ma ha completamente devastato la cittadina. Oltre a far crollare completamente la Basilica ha messo in ginocchio l’intero centro storico che è diventato ormai una vera città fantasma (è stato interamente sgombrato di fatto) Si contano almeno 3000 sfollati (come dire un abitante su tre della cittadina) di cui però solo la metà ha deciso di lasciare la città .Alcune migliaia di nursini hanno però deciso di rimanere in cittàa tutti i costi. Trasferirsi negli alberghi nella zona del Trasimeno? Non se ne parla proprio. Dateci delle tende", ripetono le persone rimaste. Tra la gente gli animi si scaldano e i toni salgono. "Non ci facciamo deportare", arriva a dire qualcuno. "Noi - dicono - abbiamo bisogno di tutto".Per evitare che passino un'altra notte in auto, sono state allestite tre grandi tende comuni in grado di ospitare circa 300 persone. Nei pressi della tensostruttura utilizzata come mensa è stato anche sistemato un autobus che potrà accogliere 50 sfollati. "Le tende (quelle messe dopo il 24 agosto - ndr) non dovevano essere smontate proprio".
    Cominciano nel frattempo anche le polemiche sul crollo della Basilica. “Se si fosse realizzato un puntellamento,le chiese non sarebbero state danneggiate così gravemente. Credo che la responsabilità sia anche del governo: il decreto legge post sisma prevede che i Beni culturali possano essere messi in sicurezza solo se minacciano l’incolumità pubblica: una follia”. Non usa mezzi termini Renato Boccardo, il vescovo che regge la Curia di Spoleto-Norcia. «La Basilica di San Benedetto a Norcia? Eravamo lì venerdì, subito dopo il terremoto del 26 ottobre per tentare di capire come intervenire e metterla in sicurezza» ha ribattuto però Antonia Pasqua Recchia, segretario generale del Ministero dei Beni Culturali: «Non era possibile fare di più Venerdì abbiamo fatto un sopralluogo non appena i vigili del Fuoco ci hanno fatto entrare. Avevamo già fatto rimuovere i pinnacoli e il crocefisso dall’esterno per evitare che in caso di crolli potessero creare danni». «Parliamo di un sopralluogo avvenuto ventiquattro ore dopo la scossa del 26 e di un intervento organizzato dopo quattro giorni. In casi del genere la messa in sicurezza non è semplice e dobbiamo sempre tenere presente che ci sono delle persone a intervenire. Se la scossa di stamattina fosse arrivata venerdì o lunedì avrebbe messo in serio pericolo chi era al lavoro. Ci stiamo provando con tutte le nostre forze e l’amore per i beni culturali ma bisogna essere razionali e capire che non ci troviamo di fronte a una scossa ma a un terremoto continuo e in molti casi i Vigili del Fuoco non ci permettono nemmeno di entrare nei luoghi».
    Ultima modifica di C@scista; 05-11-16 alle 12:07

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  2. #2
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    Predefinito Re: 30 ottobre 2016: sisma di 6,5 gradi con epicentro a Norcia

    Dopo la fase della solidarietà per gli sfollari di Norcia ora purtroppo comincia la fase in cui scivolano in secondo piano tra le emergenze del Italia e gli interventi dello stato per gli sfollati vanno al rallentatore mentre il mal tempo è ormai arrivato

    A Norcia arriva l?inverno: ?La nostra prima notte nelle baracche sotto zero? - La Stampa
    «Vuol vedere le “baracche” dove dormiamo»? Sono loro a usare questa parola così forte, così lontana dalla vita degli italiani del 2016. La usano perché sono i primi a stupirsi di quello che sta accadendo ma loro sono gli irriducibili delle montagne: sono pronti a tutto pur di non abbandonare la loro terra.


    A due mesi e mezzo dalla prima scossa che provocò quasi trecento morti e a due settimane dall’ulteriore colpo che ha fatto crollare la basilica di Norcia, messo in serio pericolo un notevole numero di edifici romanici e gotici, e buttato fuori dalle loro case 20 mila persone, è ufficialmente arrivato il gelo e per troppi l’unica difesa dalle temperature che da adesso a fine febbraio di notte saranno sempre sotto lo zero, sono proprio le «baracche».
    Tra tende e container, come vivono gli sfollati del terremoto di Norcia


    Sarebbero i container ereditati dal terremoto del 1979, cinque morti e duemila sfollati a Norcia. Parallelepipedi di lamiera in uso da quasi quarant’anni, negli ultimi tempi soprattutto come magazzini, ricoveri di fortuna per animali o merci. Invece di andare definitivamente in pensione come avrebbero dovuto, nelle ultime due settimane sono diventati una merce rara e contesa.
    Non sono stati così fortunati ad averne uno, ad esempio, a San Giorgio, frazione di Cascia. Davide D’Ascenzo, muratore senza lavoro e ora anche senza più casa, nasconde dietro i sorrisi la sua amarezza: «Resta a cena con noi, con i poveri si mangia sempre bene». Il menu prevede pasta e ceci e rollé di tacchino, ha cucinato per tutti Beatrice, allevatrice di mucche, tra una mungitura e l’altra.


    Davide e altri undici abitanti del borgo dormono in una tenda piena di buchi e tentativi di rattoppo. «Ce l’hanno regalata degli amici. È una fortuna, altrimenti non sapremmo come fare», racconta. Nella tenda dormono la figlia di cinque anni, un’altra famiglia con un bimbo di un anno e gli anziani parenti. «Le temperature sotto lo zero? Abbiamo queste», sorride Davide mostrando tre stufette a ventola elettriche, quelle che le signore freddolose usano nei bagni di città. Prova a accenderne una per mostrarne la potenza: l’elica gracchia con un evidente stridio metallico. «Lassa perde, spegni che è meglio», gli dicono gli altri. Nessuno accenna al groviglio di cavi e prese elettriche sul telo di plastica del pavimento dove quando piove arrivano acqua e fango: una garanzia di cortocircuito in quelle condizioni. Ma quando piove ci sono problemi più urgenti di cui occuparsi: ad esempio assicurarsi di aver steso bene i bustoni di plastica per evitare che le gocce entrino nella tenda. «Due giorni fa abbiamo trovato un letto completamente bagnato. Abbiamo dovuto toglierlo». Cioè l’hanno riportato nella casa lesionata e ne hanno preso un altro asciutto.

    Si vive così sulle montagne della Valnerina in questi giorni. Da soli contro le scosse che non accennano a terminare e il freddo che avanza. A Frascaro, frazione di Norcia, hanno il paese diviso in due dalle macerie della chiesa. Daniela Valeri vive con una trentina di persone in quella che dopo il crollo del 30 ottobre è diventata la parte bassa del paese. Dorme con il marito e le tre figlie nel giardino di casa in una roulotte molto usata acquistata pochi giorni fa a 1200 euro. A pochi metri vivono in quattro in un container, e altri tre in una roulotte. Il resto del paese, compresi tre disabili, dorme in tenda. «Ne avevano montata una indecente, con un odore irrespirabile, sporca, umida, piena di muffa», racconta Daniela. Dopo le proteste ne hanno montata un’altra. Giusto in tempo per l’arrivo del freddo. Peccato che non funzioni il riscaldamento. Da due notti gli ospiti della tenda dormono nella «baracca» destinata a mensa sociale. Mettono via i tavoli e portano i letti. Al mattino riportano in tenda i letti e apparecchiano per avere un posto dove stare insieme durante i pasti.

    «Siamo in piena autogestione», continua Daniela. Si va avanti grazie agli aiuti dell’Italia intera che sta facendo a gara per donare tutto quello che può e nonostante le lentezze e le rigidità della burocrazia. Piediripa è il borgo vicino: quaranta persone, molte che si arrangiano tra tende e roulottes, un altro paese diviso in due da una strada trasformata in zona rossa da una casa che dovrebbe essere demolita. «Per il momento è lì senza che nessuno emetta l’ordinanza di sgombero - racconta Andrea Mochetto - Per uscire dal paese e portare nostra figlia a scuola siamo costretti a passare per i campi. Con la pioggia di questi giorni sono 40 centimetri di fango».

    Laura Rossi vive a Savelli, un’altra frazione di Norcia. La casa è inagibile, si è sistemata in una baracca in mezzo ai campi. «Fino a qualche tempo fa ci viveva uno slavo», racconta. Ora vivono in cinque: lei, il marito e tre figlie. Il riscaldamento è una stufa a legna, una bomba tossica. Il bagno fino a due giorni fa è stato una baracca vicina, la stalla delle pecore. La stanza della colazione è ancora oggi la terza baracca, che usano anche come magazzino viveri. «Quanto tempo ancora vivremo così? Non so, stiamo cercando una casa in affitto», ammette Laura Rossi.
    Ma è l’unica a mostrare segni di cedimento. Gli altri resistono. «Vogliono costringerci a andare via rendendoci la vita impossibile ma non ci riusciranno», minaccia Franco Casciolini, anche lui di Savelli. Ma forse è Daniela Valeri a spiegarlo con le parole migliori: «Noi apparteniamo a questa terra. E’ il posto giusto per noi, non ce n’è un altro».

  3. #3
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    Predefinito Re: 30 ottobre 2016: sisma di 6,5 gradi con epicentro a Norcia

    Purtroppo non c'è molto da essere ottimisti pensando al futuro, tra le scosse di agosto e quelle di ottobre, questo terremoto ha fatto danni enormi, su un'aria ben più estesa rispetto a quello di vent'anni fa o del 1979.
    Con la situazione finanziaria che abbiamo, è purtroppo facile prevedere una ricostruzione tortuosa e tribolata.

  4. #4
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    Predefinito Re: 30 ottobre 2016: sisma di 6,5 gradi con epicentro a Norcia

    Le ultime notizie sul dopo terremoto a Norcia sono sinceramente sconcertanti.Solo ora sono finalmente pronte le prime venti casette in legno( ribattezzate dalla burocrazia Sae,soluzioni abitative emergenziali) per i terremotati ma il numero è ( vergognosamente aggiungerei) assolutamente insufficiente per tutti(copre appena un terzo delle necessità, dato che sono ottantanove i nuclei familiari che hanno fatto richiesta.). A chi assegnarle allora? A chi ha un redditto piu basso tra i terremotati senza casa?A chi ha fatto prima domanda? .


    Il Sindaco Nicola Alemanno ha pensato di procedere a una lotteria, allestita al Centro operativo comunale di Norcia - il Coc, cioè la struttura che rimpiazza il municipio in occasioni di emergenza.

    La decisione del sindaco, che si difende spiegando come il sorteggio fosse l'unico metodo davvero imparziale per assegnare le Sae, è però contestata da molti cittadini, che si chiedono se non sarebbe stato più equo procedere rispettando l'ordine di presentazione delle domande.
    Mah ...come la si rigiri a me sembra una stoiria imbarazzante ...alla faccia del efficienza del modello della ricostruzione umbra nel terremoto da sempre vantato.....
    Su La stampa è persino uscito stamattina un articolo di Gramellini che sbeffeggia questa storia

    http://www.lastampa.it/2017/01/12/cu...YN/pagina.html

    I Pacchi di Norcia



    massimo gramellini



    Vorrei offrire il mio personalissimo mattoncino di comprensione all’assessora ai servizi sociali del comune terremotato di Norcia, crocifissa dai suoi compaesani per la bizzarra decisione di assegnare le prime venti «soluzioni abitative di emergenza» sulla base di un sorteggio. E che cos’altro poteva fare, povera donna? A parte cambiare nome, perché una burocrazia che chiama le case «soluzioni abitative» meriterebbe solo per questo di trascorrere il resto della sua esistenza all’addiaccio.

    In teoria, per dare un tetto a chi lo ha perduto esisterebbero criteri migliori di una botta di fortuna. Ma non adesso e non nel nostro Paese, dove le istituzioni godono presso la cittadinanza della stessa fiducia suscitata da un ubriaco che cammina nudo in mezzo alla strada cantando una romanza di Al Bano. Non è difficile immaginarsi gli effetti che avrebbe un’assegnazione normale basata su requisiti normali, quale per esempio la data di presentazione della richiesta. Un attimo dopo, tra le care macerie spunterebbero le accuse di brogli, raccomandazioni, amanti, mazzette, ricatti.

    Sul web fiorirebbero i vaffa, i sospetti, i gomblotti. E gli esclusi finirebbero per appellarsi al primo Tar di passaggio, che sospenderebbe all’istante l’efficacia del provvedimento, rimandando democraticamente tutti - vincitori e vinti - a prendere freddo dentro le tende. Nella patria della sfiducia l’unica alternativa all’immobilismo è dunque diventata la tombola? Pare di sì. A patto che non cominci a girare voce che truccano pure quella.
    Ultima modifica di C@scista; 12-01-17 alle 11:30

  5. #5
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    Predefinito Re: 30 ottobre 2016: sisma di 6,5 gradi con epicentro a Norcia

    Purtroppo devo dare nella sostanza ragione a Gramellini. In una situazione di tale emergenza, qualsiasi "graduatoria", per quanto sicuramente più giusta in via di principio, avrebbe inevitabilmente causato rabbia e polemiche a non finire. È pur vero che assumersi le responsabilità è preciso compito di chi amministra... ma di certo il vero scandalo è avere così poche casette dopo due mesi dall'ultima grande scossa.

  6. #6
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    Predefinito Re: 30 ottobre 2016: sisma di 6,5 gradi con epicentro a Norcia

    I comuni, penso ai nostri in Umbria, di soldi non ne hanno più; quando c'erano, negli anni '90 ad esempio ce ne'erano di più in giro (per non parlare degli anni '80, ricchissimi in confronto ad oggi), se non altro perché non c'era l'euro, bene o male qualcosa è stato fatto; pensiamo a Foligno, in fondo di cose buone ne sono state fatte con i soldi del '97, ci hanno rimesso su buona parte del centro storico. Attenzione, non sto dicendo che siano stati tutti utilizzati bene, dico che c'erano e che bene o male sono stati utilizzati.
    Adesso la situazione è completamente cambiata ed oggi, ribadisco oggi, comuni molto estesi in rapporto al numero di abitanti (pensiamo ad esempio al comune di Spoleto, con circa 550 km di strade comunali gran parte delle quali su collina o montagna), non hanno letteralmente i soldi nemmeno per asfaltare le strade comunali, figuriamoci per far fronte ad una situazione del genere; per cui gli amministratori fanno ciò che possono con i mezzi che hanno oggi, dando la priorità alle situazioni peggiori o prioritarie, come ad esempio le scuole elementari o medie (per quanto riguarda i comuni, intendo); si pensi ad esempio cosa può significare dover ricominciare tutti i sopralluoghi ogni volta che passa una scossa > 5; se ne passano 4 in poche ore hai voglia a pianificare; o sistemare le tubature che saltano per via delle scosse continue, causando allagamenti o , se le temperature sono sotto zero, gelo; è oggettivamente difficile e non è come nel '97 o nel '79, stavolta è molto peggio. Se poi si aggiunge il fatto che la maggior parte dei turisti è letteralmente fuggita abbiamo fatto tombola; ma anche le piccole attività, tipo un bar, un parrucchiere, insomma le piccole attività che vivono di quotidiano, in alcune zone sono state stroncate da questi eventi. A tacere di paesi come Castelluccio che non esistono più.

    Io temo che cambierà la geografia antropica della regione, nel senso che dubito che alcune zone della Valnerina resteranno popolate come prima; questi eventi sono uno spartiacque; chi se ne va poi è difficile che torni, anche perché i tempi sono diversi (cioè peggiori rispetto al passato recente sotto molteplici aspetti), per cui per dire il norcino che se ne va e trova lavoro o riesce a far ripartire la propria attività altrove, lì poi resta, non si può certo permettere di perdere l'ipotetico nuovo lavoro faticosamente rimesso in piedi, oggigiorno.
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