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    Predefinito Hollande e’ un assassino, e parigi in fiamme.

    HOLLANDE E' UN ASSASSINO, E PARIGI IN FIAMME - Blondet & Friends




    HOLLANDE E’ UN ASSASSINO, E PARIGI IN FIAMME

    Maurizio Blondet

    22 ottobre 2016


    Il presidente francese s’è preso per Obama: ha ordinato almeno quattro assassini mirati, fra cui quello del capo somalo degli shabab Ahmed Godane, a settembre. Per di più, l’ha anche raccontato a due giornalisti che stavano preparando un libro celebrativo della sua presidenza, Un président ne devrait pas dire ça,

    Per suo ordine le persone da uccidere sono state localizzate dal DGSE (i servizi esteri) che poi hanno passato i dati a droni Usa, che avevano eseguito il lavoro.

    Il punto è che la Francia – al contrario di Washington che se n’è ben guardata – ha riconosciuto il Tribunale Penale Internazionale (art,52-2 della Costituzione) , che quindi può trarre in giudizio il capo della Stato francese di aver ordinato l’esecuzione capitale di persone non prima sottoposte a processo, ossia senza inchiesta, senza procura d’accusa, senza avvocato difensore; e ciò nel contesto di un conflitto armato (con l’armata francese presente nella zona) , il che configura un crimine di guerra.

    La Corte può ovviamente trarre in giudizio capi di stato e di governo.

    (Qui per lo statuto della Corte:

    http://www.cirpac.it/pdf/testi/Statu...rnazionale.pdf)

    Immediatamente l’ex leader del Fronte della Sinistra Jean-Luc Mélenchon ha rilevato in interviste: “Spero che smentirà quel che è scritto nel libro, perché gli assassini mirati sono materia da Tribunale Penale Internazionale”.

    Pierre Lellouche, deputato della LR, ha dichiarato che su Hollande “si pone ormai la questione dell’articolo 68”: ossia della destituzione del capo dello Stato “in caso di mancamento ai suoi doveri manifestamente incompatibile col suo mandato”; Lellouche ha apostrofato: “Come si può immaginare […] che il presidente della Repubblica, capo delle armate, si faccia commentatore in tempo reale delle decisioni più segrete in materia di impiego della forza?”.

    Dunque il deputato non se la prende con Hollande come assassino, ma per aver spifferato segreti di stato. “Ha violato apertamente l’obbligo del segreto”. Effettivamente è difficile immaginare un De Gaulle, o anche un Mitterrand, confidare a giornalisti i sanguinosi segreti degli “arcana imperii”.

    La storia recente della Francia (basta pensare all’Indocina, all’Algeria, alle operazioni nell’Africa) è probabilmente piena di cose inconfessabili; ma appunto, ad un capo dello Stato il minimo che si chiede è che non ne parli; esibendo in pubblico i suoi intimi interrogativi, stati d’animo, tergiversazioni – il libro su Hollande ne è pieno.

    Non so come si svilupperà la cosa.

    Ma che Hollande abbia raccontato quei delitti senza rendersi conto dell’enormità dei fatti, non dice solo il livello infimo della persona; dice anche lo “stile di governo” che l’America in questa fase terminale ha reso – col suo esempio – plausibile per questo piccolo figurante al potere a Parigi. Barak Obama, il Nobel per la Pace, ha commesso più assassini mirati di chiunque altro, tre al giorno in media.

    L’omicidio ad Abbottabad in Pakistan, il 2 maggio 2011, di Bin Laden (o chiunque fosse) non fu affatto tenuto segreto, anzi fu mostrata la stanza della Casa Bianca dove Obama, HillaryClinton, ministri e militari seguivano in diretta, da teleschermi, la lontana esecuzione che avevano ordinato, ed avveniva dall’altra parte del mondo.



    Il governo americano assistette ufficialmente agli assassini plurimi – i Navy Seals ammazzarono anche tre uomini e una donna, innocenti, danni collaterali nemmeno contati.

    Da quel momento fu chiaro che commettere omicidi extragiudiziali, come torturare o incarcerare indefinitamente senza processo, erano cose che “si possono fare”, che il governo della democrazia può ordinarle e nemmeno in segreto, ma farlo e parlarne con disinvoltura, senza infingimenti.

    Da qui nascono le esultanze di Hilalry Clinton su Gheddafi, “ Siamo venuti, abbiamo visto, lui è morto”, o le ultime minacce dei capi della Cia o del Pentagono, e loro gallonati, ai russi di “fargli rimpatriare soldati” russi nei “sacchi mortuari”, o la mail a John Podesta in cui Hillary , irritatissima dalle rivelazioni di Assange, chiede: non abbiamo un drone per costui?

    E’ la spontaneità dei gangster, tanto abituati all’assassinio, che nemmeno si rendono conto di rivelarsi appena aprono bocca per quel che sono: gente del crimine organizzato. La novità è che questo “stile” cominci a diffondersi in Europa e suggestioni una figura da nulla come Hollande.

    Possiamo da qui misurare, spero, il livello di barbarie a cui l’America ultima ha fatto scadere l’Occidente, e ciò che continua a chiamarsi (pretendersi), democrazia.

    E accusa Putin di crimini di guerra

    E’ lo stesso Hollande che poche ore fa voleva inasprire le sanzioni contro la Russia accusandola di “crimini di guerra” in Siria; senza una prova e con quella disinvoltura che è appunto propria delle coscienze incallite dei criminali abituali.

    Attenti perché anche i giornalisti stanno dando sempre più prova di avere le coscienze incallite di fronte alla Siria, con sdegni selettivi e complicità reali di omicidi occidentali, o insensibilità di fronte a quel che fanno in Yemen.

    Ebbene: questo incallire generale delle coscienze è uno dei sintomi, temo, preparatori alla guerra. Si potrebbe dimostrare che stessi calli sulle coscienze collettive si svilupparono nel 1914, nel 1939.

    Eppure Hollande dovrebbe preoccuparsi di ben altro che della guerra in Siria. Nella notte fra il 17 e il 18 ottobre, sui Champs Elisées, mezzo migliaio di agenti di polizia hanno manifestato contro il governo, e contro il loro capo (Falcone, un corso) , mentre manifestazioni del genere accadevano a Marsiglia, Tolosa, Nancy; le notti seguenti altre manifestazioni, del tutto illegali.

    Ce l’hanno col capo “che non li copre”, coi politici, coi magistrati di manica larga verso i delinquenti.

    La loro è esasperazione ma anche paura. L’8 ottobre, a Viry—Chatillon, un borgo dell’Essonne, quattro agenti che stavano sorvegliando una telecamere per fare le multe presso un semaforo, sono stati aggrediti di sorpresa da un folto gruppo: con bottiglie Molotov, una violenza inaudita e una volontà omicida chiarissima.

    Un poliziotto è morto, un altro è in fin di vita per le ustioni. “Ci hanno rotto i vetri dell’auto”, ha raccontato un agente superstite, hanno bloccato le portiere, “hanno dato dei pugni per non fare uscire i colleghi, e gli hanno gettato le Molotov sulle ginocchia”.



    Parigi . Bus incendiato, agosto 2016

    Da dopo l’estate, il numero di attacchi ai poliziotti con bottiglie incendiarie o armi atte ad uccidere sono divenuti di colpo numerosissimi: durante manifestazioni sindacali dell’estrema sinistra a Bastia, durante una protesta separatista, o nelle banlieues.

    “Ciò è divenuto consueto, così come l’aggressione per bande: a Lione, due settimane fa, due poliziotti in abiti civili sono stati identificati a margine di una manifestazione e aggrediti da una ventina di persone”, così racconta l’avvocato Thibault de Montbrial, penalista e consulente del governo per la sicurezza interna.

    “E il pericolo non cessa più, per gli agenti, con la fine del servizio – aggiunge. Il 13 giugno un capitano di polizia è stato accoltellato a Magnaville da un maghrebino islamista : “Quello è il momento dopo il quale gli incidenti, quasi mai mediatizzati, si moltiplicano: poliziotti riconosciuti per la strada e seguiti, minacciati, talora aggrediti,;eventi che conoscono una crescita esponenziale”.

    Ogni agente è sotto “una usura psicologica formidabile, ciascuno sa che tutto può succedergli, in ogni momento”.

    Anche gli insegnanti vengono sempre più spesso aggrediti, picchiati, schiaffeggiati dagli allievi; interi corpi insegnanti sono intimiditi, edifici scolastici incendiati con le Molotov.

    “Una popolazione in guerra con la polizia”

    “Si deve constatare che la funzione di poliziotto, come quella di maestro, e più generalmente di persona depositaria dell’autorità pubblica, non è più rispettata assolutamente.

    Al contrario: esiste oggi una disinibizione assoluta ad impiegare la violenza contro le forze dell’ordine, in servizio o fuori, e le altre figure che rappresentano le istituzioni dello Stato”. V’è, aggiunge l’avvocato, “una popolazione che è in guerra contro la polizia”.

    E se gli si chiede chi è questa popolazione, risponde: “Queste violenze si fondano essenzialmente su derive comunitariste, a volte etniciste, alimentate da un odio incredibile per la Francia. Bisogna esser ciechi per non essere inquieti per la coesione nazionale”.

    I poliziotti che hanno manifestato sui Champs Elisées si sono poi radunati sotto l’ospedale Saint-Louis, dove giace il collega ustionato dalle Molotov nell’assurdo attacco gratuito nell’Essonne. Hanno intonato la Marsigliese, come soldati superstiti di un’Indocina che già si agita, omicida, nelle banlieues.

    Consapevoli di essere l’ultimo freno a una violenza totale e corpuscolare, che non si può chiamare né guerra civile né rivoluzione, nemmeno rivolta, o insurrezione…, ma è odio allo stato , e ai bianchi, nella forma primaria. “Noi agenti siamo in ginocchio”, ha detto uno di loro al giornalista di Le Monde, “ma se la polizia cade, sarà l’anarchia in questo paese”.

    Naturalmente al vostro apocalittico cronista vengono a mente le parole del veggente bavarese Alois Irlmaer (1894-1959) suParigi:
    “La grande città con l’alta torre di ferro è in fiamme; ma questo è stato fatto dalla propria gente, non da quelli che sono venuti dall’est. Posso vedere esattamente che la città è rasa al suolo – e anche in Italia sta andando selvaggiamente”.



    Parigi, 15 ottobre.
    Manifestazione della sinistra contro la Legge sul Lavoro.









  2. #2
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    Predefinito Re: Hollande e’ un assassino, e parigi in fiamme.

    IMMIGRATI ? VERSANO SOLO 2.720€ E NE PRENDONO 13.479€: http://orizzonte48.blogspot.it/2015/...ati-degli.html

  3. #3
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    Predefinito Re: Hollande e’ un assassino, e parigi in fiamme.

    Non mi sbilancio nell' esprimere giudizi avventati su Hollande, nè su Obama, che Blondet accusa apertamente per l' omicidio di Osama Bin Laden (l' avesse fato Bush di persona sarebbe stato beatificato). Rilevo solo che nel sito di Blondet ho trovato la terza ripetizione del solito brano di apertura di un recente thread, ripetuto e riciclato da altro sito:
    FRANCIA. E' GUERRA CIVILE, MA LA STAMPA CENSURA: POLIZIOTTI IN RIVOLTA, IMMIGRATI SCATENATI, HOLLANDE BARRICATO ALL'ELISEO - Blondet & Friends

  4. #4
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    Predefinito Re: Hollande e’ un assassino, e parigi in fiamme.

    Blondet

  5. #5
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    Predefinito Re: Hollande e’ un assassino, e parigi in fiamme.

    ma la francia non è ne la cina, ne la corea del nord,ne un territorio sotto l'isis.
    non è/dovrebbe essere difficile sapere quale è la verità-
    se pure dai territoti che ho citato riescono a mandare filmati "in tempo reale" tramite internet lo farebber anche dalla francia.

    o i francesi sono i più incapaci ?

    comunque holande mi sembra un politico di cosi "alta statura" che lo "vedrei bene" pure come politico italiano a fianco a bersani e d'alema magari.

  6. #6
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    Predefinito Re: Hollande e’ un assassino, e parigi in fiamme.

    Hollande assassino, parigi in fiamme, che esgerato!
    La riforma sul lavoro corrisponde alla JOb act e presenta aspetti positivi, fa bene il governo a tenere duro e a non cedere ai vetero comunisti

  7. #7
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    Predefinito In Francia si sta preparando la guerra etnica civile


    In Francia si sta preparando la guerra etnica civile

    Davide 20 ore fa Notizie dal Mondo, Opinione 15 Commenti 3,184 Viste

    DI GUILLAME FAYE
    gfaye.com
    Sabato 8 ottobre 2016, a Viry-Châtillon, nella periferia parigina, in una delle tante e sempre più numerose zone senza diritto, due autopattuglie sono state attaccate, i vetri sono stati frantumati, e le auto sono state incendiate con delle bombe Molotov, i due poliziotti bloccati all’interno. È evidente che si sia trattato di un tentato omicidio. I poliziotti sono gravemente ustionati e uno dei due è tra la vita e la morte.
    Il 17 ottobre, al pari di un contagio, lo stesso è accaduto a dei pompieri, chiamati per spegnere alcuni incendi dolosi, poi altri poliziotti sono stati vittime di un agguato, a Mantes la Jolie, con lancio di pietre e bombe Molotov. Che si tratti di una rappresaglia dovuta al sequestro di 35 Kg di resina di cannabis avvenuto la settimana precedente? In ogni caso, il clima era incandescente ed era coinvolto un centinaio di rivoltosi. Il mobilio urbano è stato distrutto, le vetture della polizia danneggiate e una succursale del municipio vandalizzato. Questo genere di episodi si moltiplicano quotidianamente, si banalizzano, diventano endemici, fino al punto da non essere più sotto controllo.
    La fronda dei poliziotti contro lo Stato
    Patrice Ribeiro, presidente del sindacato Synergie–Officiers, a proposito dell’agguato alla Grande Borne, parla di un «tentativo di omicidio di una violenza inaudita». Secondo Céline Berthon, del Sindacato nazionale dei commissari di polizia (SCPN), «si tratta di un tentato omicidio messo a punto da una banda organizzata». Il sindacato Alliance ha organizzato uno «sciopero bianco» l’11 ottobre in tutti i commissariati francesi. I funzionari di polizia, disgustati, affrontano lo Stato, l’alta gerarchia che sembra disprezzarli. Al di fuori del sindacato, un centinaio di poliziotti, molto tesi, hanno spontaneamente manifestato sugli Champs–Élysées la notte tra il 17 e il 18 ottobre, anche durante le ore di servizio, a due passi dal ministero dell’Interno su cui aleggiava il panico. Il malcontento si è diffuso in tutte le altre città francesi, e il capo della polizia, J–M. Falcone, è stato fischiato dai propri funzionari mentre tentava di richiamarli all’ordine. Questa presa di distanze dello Stato dalla sua polizia, che disobbedisce agli ordini, compresi quelli del sindacato, è uno dei sintomi che annuncia il caos della guerra civile. Le dichiarazioni del ministro dell’Interno, il pietoso e incompetente Cazeneuve, che ha minimizzato le agressioni, sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La concretezza della guerra civile etnica che si sta preparando è confermata dall’alto numero di poliziotti feriti in missione, le statistiche ufficiali non dicono quale sia la provenienza dell’autore, eppure è perfettamente nota: 544 poliziotti in media al mese. Nel primo trimestre del 2016, 3267 tra poliziotti e gendarmi sono stati feriti nel corso di operazioni (+14% rispetto al 2015). Nel 2015, 6.854 gendarmi sono stati vittime di aggressioni fisiche o verbali. E 5736 poliziotti sono stati feriti in servizio. Senza parlare dei pompieri … Da dieci anni la progressione è costante. Si sta assistendo a due movimenti paralleli: aumento della popolazione immigrata che fornisce quasi il 100% dei delinquenti violenti e la blanda reazione della giustizia penale. La signora Taubira, ex ministro della Giustizia, il verme nella mela, militante sovversiva, sarà servita a qualcosa. La situazione esplosiva delle prigioni, nelle quali la maggioranza dei detenuti è rappresentata da delinquenti mussulmani, è un fattore aggravante. La risposta penale a quest’ondata di criminalità è irrisoria, perché il corpo giudiziario è affetto da questo islamo-sinistrismo del quale la signora Taubira o Edwy Plenel sono eminenti rappresentanti. E perché c’è una grave (voluta) scarsità di posti nelle carceri.
    Un’invasione dall’interno
    In Europa queste cose, e di una tale intensità, succedono solo in Francia («dolce Francia»… diceva la canzone anacronistica di Charles Trenet). Ma i paesi vicini a breve vivranno la stessa situazione, se niente cambia e se il flusso migratorio a maggioranza mussulmana – questa è la vera chiave del problema – prosegue. Gli autori delle aggressioni, le bande organizzate di canaglie incappucciate, mirano a proteggere e a marcare il territorio, in queste zone sempre più numerose dove il diritto francese, la famosa “Repubblica” come i francesi nativi stanno scomparendo. Vogliono anche impedire alla polizia di entrare nei quartieri dove il traffico di droga (specialmente la cannabis marocchina) ha raggiunto una dimensione considerevole. Si parla di «zone senza diritto», si tratta di zone occupate, di porzioni di territorio nazionale occupate dell’immigrazione extraeuropea a maggioranza mussulmana. Che prospera parallelamente alla delinquenza e al radicalismo islamico, sotto direzione salafista. Queste zone avanzano di anno in anno, nelle perifeire, nelle città, e domani forse nelle terre rurali. La Francia è corrosa dall’interno, con la complicità dello Stato, che s’impegna a imporre dei “migranti” – clandestini irregolari ma mantenuti – nelle piccole comunità, ultimo rifugio dei nativi francesi. Questo aspetto evidente è conosciuto da tutti ma viene tenuto nascosto. Eppure, nel suo allucinante libro-intervista di confidenze narcisistiche rilasciate a due giornalisti di Le Monde (Un presidente non dovrebbe dire questo…, Stock), François Hollande conferma con cinismo quest’evidenza negata dai politici di destra o sinistra: «la divisione» della Francia tra due popolazioni ostili, «è in corso di realizzazione». Ma se ne infischia completamente.
    L’apatia (provvisoria?) dei francesi e degli europei
    I recenti attentati islamici, i più sanguinosi e inauditi nella storia del nostro paese, e in quella dei nostri vicini, segno evidenti di un’aggressione militare sul nostro territorio, non ha dato luogo ad alcuna reazione popolare, il tutto si è limitato alle candele e alle lacrime. Questo fatto sociologico allucinante testimonia una castrazione mentale dei nativi francesi, come degli altri europei occidentali, unica nella storia e nel mondo. Tuttavia qualche messaggio subliminale indica che le mentalità stanno cambiando. Ecco il messaggio diffuso (su alcuni giornali di destra, su Internet, etc.) dall’associazione cattolica Caridad – molto distente dalla linea ufficiale della Chiesa francese: «Di fronte alla barbarie islamica e alla guerra che li minaccia, non li lasceremo soli! Fate da padrino a un soldato offrendogli un rosario e invitatelo a pregare con voi. Un rosario per i nostri soldati». Il messaggio seppur implicito è chiaro.
    I servizi d’informazione sono tuttavia molto preoccupati dalla possibilità che in Francia possa scoppiare una guerra civile etnica – a causa delle proteste islamiche e delle rivolte autoctone contro la coabitazione imposta e insopportabile con le popolazioni immigrate. La loro principale preoccupazione è di individuare gli “estremisti” francesi che potrebbero ribellarsi e passare ai fatti rispondendo agli attacchi di colui che hanno riconosciuto essere il loro nemico interno. Loro temono questo fenomeno inedito: che clandestinamente si armino i nativi francesi. Lo Stato pensa anche alla possibilità di disarmare i cacciatori. È prioritario rispetto alla confisca degli arsenali di guerra che pullulano in tutte le periferie. E che serviranno in un futuro prossimo, alla guerra civile. Jean-Pierre Chevènement, che è stato incaricato di riorganizzare l’Islam in Francia (missione impossibile) ha dichiarato ai microfoni di RTL il 17 ottobre 2016: «noi siamo minacciati da una guerra civile». Questo personaggio emblematico della sinistra, ex ministro dell’Interno, uomo ben informato, dimentica ogni prudenza e con una tale dichiarazione dice molto sulla realtà della situazione.
    Una verità indicibile ed esplosiva.
    La provenienza degli autori delle aggressioni alla polizia, ai pompieri, dei gravi disordini nelle scuole etc. non è mai stata resa nota né dai media né dai politici, anche a destra. Questo oscuramento della realtà impedisce di risolvere il problema. Tutti sanno che le origini di questi aggressori seriali, dei rivoltosi, dei trafficanti, dell’insieme della criminalità che imputridisce la vita dei francesi è per il 90% extraeuropea. Ma una vigliaccheria collettiva (politica e mediatica) impedisce di mettere sul tavolo la questione. Niente è più esplosiva di una verità vietata. E lo Stato reprime ancora più duramente chi osa evocare la verità, come dimostra la futura legge liberticida, “égalité et fraternité” che sarà votata a breve, e che la destra, quando tornerà al potere, ovviamente non oserà abolire.
    Menzogna e tradimento di Stato
    Un nativo francese che si difende contro l’aggressione di un immigrato è spesso condannato. Generalmente, questi ultimi sono trattati con maggiore indulgenza dalla giustizia. Il “razzismo antibianchi”, sempre più diffuso, è perseguitato con molto lassismo, come anche l’antisemitismo diffuso tra quelle stesse popolazioni. Ci calpestano. Lo Stato – la sua amministrazione, la sua giustizia – tende a preferire lo straniero. Non soltanto per paura e vigliaccheria, ma anche per una scelta perversa di combattere, di distruggere la nazione dei nativi. L’indulgenza praticata nei confronti dei teppisti immigrati rafforza il loro sentimento d’impunità e li incita a compiere atti sempre più violenti. Bernard Cazeneuve, ministro dell’Interno di cui i deputati hanno chiesto le dimissioni, definiva «bruti», anziché assassini, i teppisti che hanno bruciato vivi i poliziotti di cui lui stesso ha la responsabilità. Il signor Cazeneuve è un uomo indegno. Quanto al ministro della giustizia, Jean Jacques Urvoas, figura inconsistente, ha assicurato: «non ci sono zone senza diritto in Francia». E, com’è noto, non esistono crateri sulla luna … questi due ministri rappresentano la menzongna dello Stato e la sua incapacità di controllare gli invasori. In quanto a Juppé, ha dichiarato in uno dei suoi discorsi che «la Francia era ricca di diversità». Secondo lo stereotipo, ha ripetuto un vecchio ritornello: ”l’immigrazione è una possibilità per la Francia”. Se il signor Juppé sarà presidente nel 2017, si dovranno avere preoccupazioni riguardo la sua capacità di limitare il flusso migratorio, come su altri argomenti. E Manuel Valls, il falso duro (comeSarkozy), il codardo, il “mollaccione”, ha ripetuto il falso storico ufficiale dei sottomessi: «l’islam è una parte irrinunciabile di noi stessi, della nostra cultura e ormai delle nostre redici». Questa dichiarazione del 17 ottobre 2016 del primo ministro francese suona come una vergognosa resa, miserabile, disprezzabile e disprezzata dagli invasori che gioiscono di una tale resa anticipata.
    I preparativi della guerra civile
    La polizia, i gendarmi, i pompieri, tutti i simboli della nazione francese sono presi di mira. Anche la scuola non sfugge a quest’ondata di violenza volontaria, diretta contro i giovani d’origine francese e europei (anche le ragazze sono sotto mira) o contro gli insegnanti … la maggioranza dei quali di sinistra e “antirazzisti””! Non passa giorno senza scontri e aggressioni, persino delle sommosse, negli edifici scolastici, e gli autori sono sempre gli stessi. Si tratta di una strategia di provocazione e di conquista, raccomandata dalle autorità mussulmane radicali, una strategia della tensione che sfocerà in una vera guerra civile etnica. L’obiettivo è la sconfitta di uno Stato francese sopraffatto, paralizzato, ma allo stesso tempo complice, collaboratore e vittima di sobillatori e infiltrazioni. Il fantasma di Vichy risorge. L’obiettivo manifesto, diffuso dai teorici arabo-mussulmani sul web e che affascina sempre più i giovani immigrati è che la Francia scompaia a causa di un’avanzata demografica (invasione migratoria e natalità), di un’islamizzazione accelerata e di una guerriglia molesta che farà cedere e fuggire i nativi francesi. Questo è largamente sostenuto e diffuso dalla giovane popolazione di immigrati, in tutta Europa. Alcuni teorici della jihad mondiale, molto influenti tra i giovani mussulmani di Francia, diffondono – impunemente – la previsione che «l’Europa cederà», contemporaneamente a causa della pressione migratoria dilagante e demografica e lo sviluppo congiunto del terrorismo e della criminalità che sbalordiranno, spaventeranno e obbligheranno gli europei vecchi e decadenti a sottomettersi. Questo programma di guerra è già operativo, Siamo nella fase dei preparativo dell’offensiva. Philippe de Villiers ha rivelato che esistono già accordi segreti di sottomissione, fuorilegge, con la complicità dello Stato francese, per cedere, pian piano porzioni di territorio francese alla legge islamica, la charia. Lo Stato collaboratore negozia già con l’invasore.
    Le tre ipotesi : sottomissione, sconfitta, vittoria
    Éric Zemmour ritiene che le cose siano partite male: «Temo che sia troppo tardi […] Se un potere forte si richiamasse alle mie proposte, una parte dei mussulmani proclamerebbe l’indipendenza; nei prossimi trent’anni non potremo sottrarci nè alla guerra civile nè alla sottomissione. Il generale de Gaulle ha riconosciuto l’indipendenza dell’Algeria perché riteneva che gli «arabi» e i «francesi» fossero come «olio e aceto», non potevano che separarsi ». Questa riflessione è interessante. La previsione dei trent’anni è troppo ottimista. L’esplosione si produrrà prima, forse l’anno prossimo.
    Esistono tre ipotesi. La prima, la peggiore, è la sottomissione. Per fare la guerra, e per vincere, bisogna essere in due. Se, di fronte agli invasori e agli aggressori, i francesi e gli europei non si difenderanno, non ci sarà guerra. Sarà una «morte tiepida» come recita una formula di Konrad Lorenz. La degradazione, il cedimento senza combattere. È una possibilità. La seconda ipotesi, è lo scoppio di una guerra civile etnica con sconfitta degli autoctoni francesi, ed europei, avendo contro di loro il proprio Stato collaborazionista. Una possibilità evocata da Jean Raspail. La terza ipotesi è una guerra civile vittoriosa, con conseguenze storiche incalcolabili, tra le quali il crollo di tutti i nostri paradigmi politici. Comunque vada, nei prossimi anni sarà impossibile evitare disordini maggiori. L’Europa occidentale sarà presto teatro di un sisma etnico. Inevitabile.

    Guillaume Faye
    Fonte: J'ai tout compris | Blog de Guillaume Faye, essayiste patriote français et européen
    Link: La guerre civile ethnique se prépare | Gfaye.com
    21.10.2016

    Traduzione per Home - Come Don Chisciotte - Controinformazione a cura di VOLLMOND


  8. #8
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    Predefinito Re: In Francia si sta preparando la guerra etnica civile

    Ancora con questa bufala? @Candido che vive in Francia l' ha smentita categoricamente.

  9. #9
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    Predefinito Re: In Francia si sta preparando la guerra etnica civile

    l'autore è un francese etnico

  10. #10
    Crocutale
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    Predefinito Re: In Francia si sta preparando la guerra etnica civile

    O è etnica O è civile.
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