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    Predefinito perchè non voto al referendum



    REFERENDUM: SI O NO? MEGLIO FAR SALTARE PER ARIA QUESTA ITALIA

    MiglioVerde |



    di GIANLUCA MARCHI
    Ammetto di non essere affatto coinvolto nel dibattito sul prossimo referendum confermativo della riforma costituzionale targata dal tandem Renzi-Boschi. Dell’italia, intesa come realtà statuale, ormai da tempo non mi interessa più nulla. Mi piacerebbe soltanto, prima o poi, che saltasse per aria questo moloch mefitico che è lo stato italico – saltare per aria metaforicamente parlando si intenda, perché se non lo specifico capace che qualche magistrato stavolta mi voglia mettere in gabbia, dopo che nell’inchiesta del 2014 sui secessionisti sono stato “solo” indagato per associazione finalizzata al terrorismo, indagato tutt’ora in attesa di rinvio a giudizio (probabile) o di archiviazione. Sono disposto a farmi attivamente coinvolgere solo davanti a uno strumento politico capace in definitiva, se in grado di ottenere consenso, di disarticolare lo stato centralista in mille pezzi. E poi che ogni comunità territoriale si organizzi come crede.
    Tutto il resto non mi entusiasma più, anzi proprio non riesce a coinvolgermi. A cominciare dal referendum per cui si voterà il 4 dicembre prossimo. E tuttavia essendo stato tirato dentro in un paio di dibattiti col mio amico Stefano Bruno Galli (preferisco continuare a pensarlo come il Prof più che il consigliere regionale, capogruppo della Lista Maroni), qualche cosa ho dovuto leggermi per non fare la figura del piccione, a cominciare dal suo piccolo ma incisivo libro “Serve un No, riflessioni su una pessima riforma costituzionale” (Rubettino, 96 pagg, 10 euro), in cui il Prof conduce il lettore in un ferreo percorso verso il No alla riforma. Ci può stare persino quel tricolore di … in copertina, per il solo fatto che rappresenta il labirinto italico in cui ci siamo persi.
    Ma io che ormai non devo più essere convinto di nulla, salvo del percorso che possa condurre alla citata deflagrazione metaforica dello stato centralista romano, così come ho fatto in occasione dei due dibattiti di cui ho accennato, vorrei risolvere la questione con una provocazione o forse meglio un paradosso.
    Scrive il Prof a pagina 19 del suo testo: “Devo solo rivelare al lettore le ragioni per cui sono fortemente convinto che l’approvazione di questa pessima riforma costituzionale calpesta la democrazia. Sarebbe una vera sciagura per il Paese, che quasi certamente sprofonderà nel caos, e per il suo domani”. A parte il fatto che per me questo paese ha la p minuscola, anzi iper-minuscola, ma detto ciò se lo scenario dipinto da Stefano avesse qualche concreta possibilità di realizzarsi, allora quasi quasi potrei convincermi ad andare a votare. Ma non per il NO alla riforma, bensì per il SI, secondo la logica del tanto peggio – tanto meglio. Per dirla in sintesi: se il SI mandasse veramente in vacca l’italia e risvegliasse dallo stato catatonico in cui sono sprofondati i cittadini delle regioni virtuose (quelle col residuo fiscale positivo, vale a dire Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana) sarei il primo a esserne contento e, per paradosso appunto, potrei anche recarmi al seggio a votare. Invece sono scettico, anzi proprio convinto che nulla cambierà rispetto allo status quo, magari addirittura peggiorato dalla vittoria del SI, che porterà a una sorta di incatenamento o quasi cancellazione delle regioni, complice, va detto, la maniera sciagurata con la quale sono state gestite negli ultimi venti anni da una classe politica infima, attirandosi meritatamente la definizione di “capro espiatorio”. Non riescono a convincermi queste parole del Prof: “… bisogna votare convintamente NO, auspicando presto una nuova riforma, seria e ragionevole. Perché il futuro dei nostri figli sia meno incerto”. Parole sagge, sia ben chiaro, ma che con l’italia, a mio modesto parere, non c’entrano nulla. O un bel “boom” (sempre metaforico, caro pm) o sarà sempre peggio e le nostre comunità, quelle cosiddette virtuose e un tempo fra le più ricche del mondo, continueranno nella loro irrefrenabile discesa verso gli abissi.
    Detto questo, il lavoro del Prof è ben scritto e di facile comprensione per tutti coloro che non sono sulle posizioni iper-minoritarie come la mia. Per concludere solo un punto dove sono totalmente in accordo con Galli quando scrive (pag. 57) che “il federalismo in questo Paese non s’è mai visto”. E un altro passaggio che mi vede in disaccordo: lui ipotizza la strada del regionalismo a geometria variabile per le regioni virtuose: magari un quarto di secolo fa poteva anche funzionare, ma ora non ci credo più. E poi regionalismo non è federalismo e io voglio che i miei soldi (quelli dei lombardi e così via) restino qui e non vadano più a Roma. Ergo, l’italia stato salterebbe per aria in pochi giorni. Amen.




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  2. #2
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    Predefinito Re: perchè non voto al referendum

    Sappiamo bene chi è costui e per quale scopo lavora!
    E con questo articolo ha gettato la maschera, con la speranza, neppure troppo celata, di accalappiare qualche pollo.
    Il non voto è un regalo al Picio, e di conseguenza al sistema ed al centralismo più becero.
    Peggio di un SI.
    Che altro dire di questa gentaglia, sparpagliata al di fuori della LN per continuarne il lavorio ai fianchi dei poveri militonti rincoglioniti e fuorusciti perchè insoddisfatti?
    La gestione del dissenso dei dissenzienti.
    Un po' complicato ma rende l'idea: occorre, dopo il lavoro sporchissimo e grosso della LN, lavoro di tradimento ben inteso, occorre dicevo continuare a tener sotto controllo i padioti che criticano sì la LN, ma non avendo altre bandiere e ancora qualche speranza, pensano di trovare in questi intellettualoidi da quattro soldi (sempre intelligentemente piazzati nei posti giusti del dissenso) la bandiera che continuano a cercare.
    Bastardi.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #3
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    Predefinito Re: perchè non voto al referendum

    nei riguardi di Marchi la penso diversamente. è tuttora attaccato dallo stato itaglione, contrariamente a tutti noi.

  4. #4
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    Predefinito Re: perchè non voto al referendum

    Quale miglior pubblicità per farlo apparire quello che non è?
    Ricordi Papalia con Bossi?
    Una belva!
    E lui un martire.
    Per gli allocchi e per farlo difendere dal Brigante.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #5
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    Predefinito Re: perchè non voto al referendum

    Rimanendo sul tema dell'articolo.
    Chi di noi non vorrebbe lo sfascio dell'itaglia?
    Ma quello è un discorso che nulla ha a che vedere con questo referendum.
    E tra le tre soluzioni:
    - il SI è la soluzione peggiore e non credo sia il caso di parlarne neppure;
    - il non voto equivale, nel pratico, ad un SI, è la soluzione degli utili idioti;
    - il NO, per quanto riguarda quelli che VERAMENTE vogliono che l'itaglia si sfasci presto, è l'unica opportunità, anche se ovviamente non porterà nell'immediato al risultato. Ma un mattoncino ce lo mette.
    Le altre elucubrazioni le lascio a chi non è indipendentista.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #6
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    Predefinito Re: perchè non voto al referendum

    allora arrenzi è er mejo fico der bigoncio, che l'itagliaseddesta ha miracolosamente trovato. dopo di lui sarà lo sfascio ...
    non ci posso credere (sto ragionando come un itaglione verasce)
    il prossimo sarà la moglie d'arrenzi che sa parlare ai giovani.
    e l'itagliaseddesta tirerà avanti ancora per un po'.
    gli extracomunitari sanno che se ammazzano il nord creperanno anche loro. diverso è per quelli del sud.

  7. #7
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    Predefinito Re: perchè non voto al referendum

    E' pieno di imbecilli che dichiarano che voteranno SI perchè se no CHI METTIAMO?
    Domanda 1: perchè il Picio l'hai messo tu?
    Domanda 2: lo sai che anche se vince il NO lui rimane come oggi?
    Domanda 3: hai almeno minimamente capito per cosa devi votare? Pensaci!
    Domanda 4: pensi che chi ha messo il Picio non abbia pronta un'alternativa? Davvero pensi che sarebbe un TUO problema?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #8
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    Predefinito Re: perchè non voto al referendum

    no. semplicemente non so cosa sia peggio per l'itagliaseddesta. so anche che quei F(P) le pensano tutte per riuscire a tirar avanti. parlavo appunto della moglie di renzie, per parlare in generale della imprevedibilità di questi F(P) che varie volte (anzi sempre) sono riusciti a rimanere in sella.

  9. #9
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    Predefinito Re: perchè non voto al referendum

    Il peggio per l'italia è non essere quello che è, da quando è stata fondata.
    Pertanto lo svincolo dalla city di londra.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #10
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    Predefinito Re: perchè non voto al referendum

    che tristezza,
    qualche minuto fa in una tribuna elettorale,
    ho visto flavio tosi che spiegava perchè
    votare sì.

 

 
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