Originariamente Scritto da
Platone
E' una buona risposta, ma è una risposta parziale - oltre a essere essa stessa nichilistica, di quel nichilismo che pure si attribuiva a Razionalista. Ti faccio inoltre notare che l'esclusione che il nulla sia produttore non può essere avanzata sulla base della mancanza di una causa generante, perchè l'esistenza stessa del rapporto causa-effetto va giustificata. I primi che iniziarono a filosofare cominciarono a rivolgersi, per la prima volta alla totalità delle cose. Questo rivolgersi alla totalità è la stessa capacità di escludere che oltre di essa si dia qualcosa di ulteriore, oltre di essa non vi è niente. Le cose sono abitatrici del tutto, nascendo e corrompendosi non provengono nè vanno a finire in una dimensione estranea al tutto, non si portano oltre di esso: si generano e periscono a partire e nella unità che sempre si conserva, permanente e immutabile, essa stessa appartenente alla totalità delle cose. D'altra parte, per quale motivo le cose dovrebbero avere un principio? I primi pensatori escludono il contrario perchè, per la prima volta nella storia dell'uomo, iniziano a pensare la distanza infinita che oppone ogni realtà al nulla, questo perchè il nulla è pensato per la prima volta come totale e assoluta assenza. Lo zero matematico è pur sempre e solo assenza di numero, il vuoto fisico di materia, il non essere che compare nelle tradizioni dell'antico testamento e dei testi indiani è da intendersi come il non essere di qualche realtà specifica, mai della realtà in quanto tale - non di rado può indicare addirittura la somma espressione del divino, in quanto assolutamente altra dagli altri esseri.
In Aristotele l'assioma che dal nulla si genera nulla è supportato da ulteriori ragionamenti, che presuppongono la sua indagine attorno alla natura del divenire: in questo processo qualcosa diventa altro da sè, maciò può accadere unicamente se qualcosa d'altro permane, un sostrato che renda conto del mutamento, altrimenti il termine finale non apparirebbe come risultato di un divenire, ma come un immediato - perciò è necessario che ogni divenire sia ex ente e non ex nihilo, altrimento nessun divenire apparirebbe. Non solo, ma se il nulla fosse il termine iniziale del processo, l'apparire del nulla sarebbe un nulla d'apparire e perciò, ancora, il terminus ad quem del processo non apparirebbe come tale - poichè non apparirebbe il terminus ad quo rispetto al quale esso è tale e quale, cioè appunto terminus ad quem.
L'assioma che dal nulla non si genera nulla è introdotto per rendere intellegibile il cambiamento e la trasformazione delle cose, perciò è esso a fondare il rapporto di causa-effetto, non viceversa - ossia proprio perchè si esclude che il nulla sia una positività è necessario dire che il divenire è comprensibile solo alla luce di una sostanza eterna e divina, dalla quale tutto sgorga e verso la quale tutto ritorna e dunque causa efficiente e finale. D'altra parte questo assioma non si avvede che, pur intendendo evitare di render positivo il nulla, finisce per tradire questo compito. Questo assioma scorge si l'oppsizione infinita tra l'ente e il niente, ma proponendosi di salvaguardarla, la nega nel profondo. L'assioma dice che il divenire è contraddittorio solo se assolutizzato, se la totalità del reale e la totalità diveniente non stanno in equazione allora la realtà corruttibile è comprensibile. Nel divenire delle cose, però, ciò che nasce, prima di nascere, era niente e una volta perito, ancora una volta è niente. Questo il motivo per cui Parmenide nega perentoriamente che il divenire attestato dai sensi sia vero, relegandolo all'opinione fallace dei mortali. In Parmenide l'immutabilità dell'essere scaturisce dall'impossibilità che l'essere non sia, ossia che l'essere sia nulla , mentre i sostenitori dell'ex nihilo nihil non provano alcun ribrezzo nel pensare un tempo in cui l'essere non sia: tanto è vero che Melisso, sulla base dell'assioma, giungeva ad affermare l'immutabilità dell'essere sulla base della considerazione che, qualora l'essere non fosse, dal nulla non potrebbe generarsi alcunchè! L'assurdo per i sostenitori dell'ex nihilo nihil non sta dunque nel fatto che l'essere non sia, cioè che l'essere sia nulla, ossia nella contraddizione, bensì nel fatto che esso si generi dal nulla. Proprio perchè partono da una concezione intorbidita della legge dell'essere, i metafisici, in quanto sostenitori dell'assioma portato alla luce dai primi filosofi, sono i responsabili autentici della sua dimenticanza, la formulazione aristotelica de principio di non contraddizione è l'espressione più incisiva del modo in cui l'assioma continua ad agire in essi: impossibile predicare al medesimo li opposti secondo lo stesso rispetto e nel medesimo tempo, il che vuole dire lasciare aperta la possibilità che vi sia un tempo in cui si possa pensare l'assurdo.