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Discussione: Finalmente si è giunti all'esasperazione. Apportatrice di novità e buone possibilità.

  1. #1
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    Predefinito Finalmente si è giunti all'esasperazione. Apportatrice di novità e buone possibilità.

    A forza di negare l’evidenza, i ghetti compaiono ovunque. E ora la narrativa buonista perde colpi

    Di Mauro Bottarelli , il 15 novembre 2016 7 Comment




    Chi conosce Milano sa che piazzale Loreto è una delle aree nevralgiche della città, lo spartiacque tra il centro storico e la periferia, nel caso in questione viale Padova, l’arteria più multietnica dell’intera metropoli e una delle più problematiche in fatto di criminalità e convivenza tra etnie. Bene, sabato sera alle 19, in quella piazza congestionata di traffico e di cittadini intenti nello shopping in corso Buenos Aires, un cittadino dominicano è stato ucciso per strada con alcune coltellate e due colpi di pistola: era appena uscito dal parrucchiere.

    Gli inquirenti ancora non si sbilanciano ma si teme un regolamento di conti tra bande di latinos, sempre più attive e violente in città o la vendetta per uno sgarro legato al mondo dei trafficanti di droga. Ora, non stiamo parlando di Echo Park o South Central a Los Angeles, parliamo di piazzale Loreto a Milano: se davvero la pista della vendetta tra gang sarà confermata, significa che il senso di potere e impunità che anima i loro appartenenti è talmente alto da fargli commettere un omicidio a sangue freddo, una vera e propria esecuzione, non di notte e in qualche strada nascosta di periferia ma nel pieno del traffico cittadino in un tardo sabato pomeriggio, davanti a decine e decine di testimoni.

    Sempre nella mia città, poi, stamattina si è tenuto il terzo blitz in una settimana nel bosco di Rogoredo, divenuto negli anni uno dei centri di spaccio più attivi e un’area di degrado assoluto, con i residenti esasperati e costretti a non uscire di casa dopo il tramonto per evitare guai. Di fatto, una no-go area. Nemmeno a dirlo, la maggior parte dei frequentatori di quel vero e proprio ghetto è composta da cittadini stranieri, soprattutto maghrebini dediti allo spaccio di eroina, tornata drammaticamente di moda perché più a buon mercato di altre droghe.

    Già sgomberata la prima parte dell’area da arbusti e cespugli durante l’estate, ora si tenta di liberare definitivamente la zona dal resto della bassa vegetazione che consente alle bande di spacciatori di smerciare le dosi a centinaia di clienti che arrivano anche da fuori Milano. “Tutto quello che si sta facendo è deciso durante le riunioni del Comitato per l’ordine e la sicurezza – ha spiegato Carmela Rozza, assessore alla Sicurezza del Comune -. Tutta l’area che si poteva liberare e disboscare in maniera agevole è stata liberata. Bisogna intervenire sulla parte centrale, la parte di bosco adiacente a via Orwell, in direzione del Parco delle rose. Qui lo spaccio continua, e per disboscare bisogna eliminare la presenza degli spacciatori. Continueremo fino a quando sarà necessario. Il bosco esiste da vent’anni, e per vent’anni si è fatto finta di non vedere”.

    Vero. Ma sarà un caso che i blitz siano cominciati dopo che il 4 novembre scorso Lealtà-Azione, associazione di estrema destra molto attiva anche contro la presenza di immigrati alla caserma Montello, era scesa in piazza per denunciare il degrado del quartiere, azione che ha portato poi ha un volantinaggio da parte dei residenti esasperati? Non si è temuto, in periodo pre-referendario, che la destra mettesse il cappello su un tema così sensibili per i cittadini perbene e allora si è fatto in due settimane ciò che non si è colpevolmente fatto per anni? Mi sbaglierò ma il dubbio resta.

    E a confermarlo ci ha pensato sempre oggi il sindaco stesso di Milano, quel Beppe Sala che prima negava problemi con gli stranieri in città, poi cominciava a lamentarsi per la scarsa collaborazione dei comuni dell’hinterland, poi parlava apertamente di sistema dell’accoglienza sull’orlo del collasso e oggi invoca l’esercito per le strade contro l’aumento dei crimini. Il ritorno dei militari era già stato programmato, con date certe e numeri di massima, obiettivi da pattugliare già individuati: un centinaio di soldati reduci dal Giubileo arriveranno a Milano nella settimana successiva alla chiusura della Porta Santa a San Pietro (20 novembre) e saranno di stanza in tempo per il lungo ponte all’inizio del mese prossimo, comprensivo della storica fiera degli Oh bej !Oh bej!, della Prima della Scala e del weekend dell’Immacolata.

    Quello che non era previsto era l’inserimento dell’argomento “pattuglie miste” nell’ordine del giorno del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza di domani mattina in Prefettura. Dove si ragionerà su come e dove – via Padova ma non solo – dispiegare le pattuglie miste, in una mini-riedizione dell’Operazione Strade sicure e della presenza militare sulle strade che, con numeri così consistenti, non si vedeva a Milano dalla fine di Expo 2015. Il problema è che i militari, da soli, non possono fare niente, se non ricorrere alla cosiddetta difesa passiva: non possono operare fermi, identificazioni, arresti. Nulla, se non in presenza di un rappresentante delle forze dell’ordine: polizia, carabinieri o guardia di finanza. Sono, di fatto, dei deterrenti in divisa. Ma anche un simbolo del fallimento della politica dell’immigrazione di questo e dei governi che lo hanno anticipato: si è negata per anni l’esistenza stessa del problema e ora si chiede l’esercito per strada e si fanno i conti con omicidi all’ora dell’aperitivo in pieno centro cittadino.

    E per quanto le cifre snocciolate da Comune e Questura dicano che Milano è una delle metropoli più sicure in assoluto, le mosse che si stanno compiendo in questi giorni – strano timing – ci dicono il contrario. O, quantomeno, che la percezione della gente è diversa. Ovviamente l’attività di spaccio non viene conteggiata finché non incappa nelle maglie della polizia ma chi vive nel quartiere in cui opera la rete di spacciatori ha paura e si sente insicuro ugualmente: questo, forse, le autorità dovrebbero capirlo. Identico discorso per gli immigrati ospitati in strutture pubbliche: magari non fanno nulla ma fossi una ragazza di 20 anni non porterei a spasso il cane la sera in tutta tranquillità, sapendo che ci sono un centinaio di uomini in età da lavoro e provenienti da chissà dove che bighellonano in giro e una sola volante a presidio.

    E a confermare che tutta questa sicurezza non c’è, è il fatto che sempre stamattina è partito – sui 104 treni giornalieri delle tratte Milano-Bergamo via Treviglio e Bergamo-Treviglio – il progetto sperimentale “Tratta sicura”. Ecco le parole dell’assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Alessandro Sorte: “Per un mese su queste linee saranno in servizio 20 guardie giurate armate. Saranno impegnate in 9 squadre più una di riserva e riusciranno a coprire il 75% delle corse quotidiane. Allo stesso tempo, saranno potenziate anche le squadre anti evasione che accompagneranno le guardie armate. E non è previsto alcun aumento del biglietto per questo progetto sperimentale”.

    L’iniziativa arriva a pochi giorni dalla presentazione della “carrozza sicura”, dotata di telecamere e bottone sos e posizionata al centro del centro, attivata sulla linea Milano-Como: entro dicembre saranno 30 i convogli dove le carrozze “Safe&Quiet” che verranno inaugurate. Le guardie armate sui treni erano state annunciate lo scorso aprile anche in risposta alla brutale aggressione al capotreno ferito al braccio con un machete da una banda di latinos. Dunque, guardia armate sui treni: in un Paese sicuro non è necessaria una cosa simile, non vi pare? Forse, allora, un problemino con la criminalità, straniera e non, esiste davvero e adesso si cerca di mettere toppe, scomodando l’esercito e le guardie private.

    Il problema c’è e non è interamente ascrivibile all’orbita dell’ordine pubblico, bensì politico. E mediatico. Nel silenzio generale della stampa autorevole, fatta salva qualche rarissima occasione, il 25 ottobre scorso è stato depositato l’esame autoptico sul corpo di Emmanuel Chidi Nnamdi, il nigeriano morto a Fermo il 5 luglio scorso dopo la lite con Amedeo Mancini. Bene, cosa ne è emerso: “Da tali elementi, a riscontro di un apparato dentario indenne da lesione traumatiche, si può dedurre che l’energia del pugno con cui Emmanuel è stato colpito al volto sia stata di grado moderato”. A dirlo è il medico legale della procura di Fermo, Alessia Romanelli, a detta della quale “si ritiene che il capo di Emmanuel sia stato attinto da due colpi: uno compatibile con il pugno e un colpo a livello occipitale che ha a sua volta provocato il trauma cranico che per quanto attiene la produzione, il mezzo può essere identificato in una superficie ampia finemente irregolare”.

    Ovvero, il marciapiede su cui è franato il nigeriano dopo il pugno. Il colpo fatale, insomma, non è stato il pugno di Mancini ma la caduta a terra. Ma non solo. L’esame autoptico smentisce totalmente la versione dei fatti della moglie del deceduto, Chinyery, la quale aveva accusato Mancini di aver ucciso il marito picchiandolo al collo con il paletto della segnaletica stradale: “Che il capo sia stato attinto da un corpo contundente come il segnale stradale appare scarsamente compatibile con la lesività riscontrata a livello encefalico. Questa invece appare suggestiva di un urto del capo in movimento contro un ostacolo fisso”. Se Emmanuel fosse stato colpito da dietro col segnale, “il corpo sarebbe caduto in avanti e l’impatto con il suolo avrebbe provocato” danni a ginocchia, arti superiori e mani. Ma questi erano indenni da tali lesività”. E adesso, come la mettiamo? Mancini è ancora ai domiciliari e si dovrà decidere se l’esame autoptico cambierà la sua posizione, passando a omicidio preterintenzionale o addirittura eccesso di legittima difesa ma resta un fatto: il giorno dopo l’accaduto, il ministro dell’Interno in persona si è recato di gran carriera a Fermo e in una conferenza stampa in Questura aveva annunciato che per il caso sarebbe stata applicata l’aggravante razziale al gesto.

    Il tribunale mediatico del politicamente corretto parlò di pestaggio razzista e fascista, dipinse Mancini con un ultras violento legato all’estrema destra, il funerale di Emmanuel Chidi Nnamdi si tramutò in uno spot per l’immigrazionismo più peloso e in malafede, con mezzo governo in prima fila a bersi bellamente le balle della vedova, cui fu garantita permanenza in Italia e anche la possibilità di studiare. Come mai tutta questa attenzione per una rissa da strada degenerata in omicidio e nessuno che dai banchi di governo e Viminale abbia avuto una parola da dire per un’esecuzione in stile mafioso alle 19 di sera nel centro di Milano? I morti hanno peso differente? E le balle di una vedova mettono al riparo dalla falsa testimonianza solo perché la signora è di colore? Non sarà questo atteggiamento di due pesi e due misure, questo parossismo buonista ad aver portato la gente all’esasperazione? Non sarà che il Brexit e Trump sono figli di questa politica e di questa stampa? Conviene pensarci, perché qui non c’è in ballo solo il referendum del 4 dicembre, c’è in gioco la tenuta sociale di un’intera nazione, o quantomeno delle sue metropoli, le aree più critiche ma anche sensibili.

    Finché verranno dipinti i cittadini di Gorino come pericolosi epigoni ferraresi del Ku Klux Klan non si farà altro che soffiare sul fuoco della tensione e dell’esasperazione. Salvo, poi, ricorrere alle guardie armate su treni, ai militari per strada, ai blitz ad orologeria nei luoghi dello spaccio per evitare che la corda si spezzi del tutto. Drammaticamente a ridosso del voto. Finché chi non canta al ritmo del coro boldriniano del “è nostro dovere accoglierli” sarà criminalizzato ed esposto al pubblico ludibrio, si continuerà a vivere in base a ritmi di emergenzialità, permettendo al crimine di dilagare e attecchire tra un intervento spot e l’altro. Negare la realtà non la fa cambiare con la bacchetta magica. Mai.

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  2. #2
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    Predefinito Re: Finalmente si è giunti all'esasperazione. Apportatrice di novità e buone possibil

    Bell'articolo 21, comunque l'intento di tali politiche buoniste ed empatiche verso un tempo furono gli "oppressi " è di trasformare l'europa in una polveriera invivibile come la scandinavia e via di seguito.


    Infatti vedasi altri intenti, per ora riusciti, in altri paesi come questo, ancora modello per tantissimi europei non troppo acuti; Le strade tedesche in preda all'anarchia

    "Stiamo perdendo il controllo delle strade"

    https://it.gatestoneinstitute.org/92...mania-anarchia

  3. #3
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    Predefinito Re: Finalmente si è giunti all'esasperazione. Apportatrice di novità e buone possibil

    In compenso da noi da sempre esiste il controllo del territorio.
    Completo.
    Svolto da chi ben sappiamo, spesso addirittura con la manovalanza straniera.
    Con la compiacenza delle forze del disordine e il silenzio complice della classe politica tutta.
    Ma quel che è peggio con l'ignoranza assoluta del problema, e la mancanza conseguente di una qualche presa di coscienza, da parte dei cittadini.
    L'importante è che Don Ciotti porti ogni tanto a fare un giro fuori da squola qualche ingenuo, stupido e indottrinato ragazzotto, felice di aver perso la giornata.
    E dire che la cosa è sotto gli occhi di tutti.
    Tutti i santi giorni.
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  4. #4
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    Predefinito Re: Finalmente si è giunti all'esasperazione. Apportatrice di novità e buone possibil

    Beozia libera.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #5
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    Predefinito Re: Finalmente si è giunti all'esasperazione. Apportatrice di novità e buone possibil

    Francia, lo stato di emergenza porta a schedature di massa. Mentre su Internet avanza la censura - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato

    Francia, lo stato di emergenza porta a schedature di massa. Mentre su Internet avanza la censura
    Di Mauro Bottarelli , il 16 novembre 2016 0 Comment

    censorship
    L’altro giorno vi davo notizia del fatto che il premier francese, Manuel Valls, abbia già annunciato il prolungamento dello stato di emergenza in Francia fino alle prossime presidenziali, previste tra aprile e inizio maggio. La notizia in sé può anche passare inosservata: dopo il Bataclan e la strage di Nizza non pare peregrino che le forze di sicurezza vogliano sfruttare tutti i poteri loro conferiti da questo status per cercare di stroncare il fenomeno del radicalismo interno e dei foreign fighters. Il problema è che sfruttando l’onda emotiva dell’emergenza, il governo francese ha dato vita a un database illegale denominato “Secure Electronic Titles” (TES), contenente i dati biometrici di tutti i possessori di passaporto o carta d’identità, qualcosa come oltre 60 milioni di persone: virtualmente, tutti i francesi.
    valls3
    Ora, io capisco che i francesi – nella sfortuna di essere stati bersaglio del terrorismo – abbiano sempre avuto la fortuna di imbattersi in jihadisti con alto senso civico e tutti in possesso di documenti da lasciare in bella mostra dopo l’attacco ma, da che mondo e mondo, un terrorista usa identità e documenti falsi: perché questo screening di massa su tutti i possessori di documenti? Il database è entrato in vigore il 30 ottobre scorso per decreto, quindi facendosi forte dello stato di emergenza e bypassando bellamente il Parlamento: la prima area ad essere stata attenzionata da martedì scorso è quella di Yvelines ma sarà esteso a tutta la Francia dall’inizio del 2017.
    François Hollande
    L’idea non è nuova, visto che fu proposta la prima volta nel 2011 all’Assemblea nazionale durante un dibattito sulla sicurezza delle carte d’identità e fu duramente criticata dalla Commissione nazionale per la processione dei dati e le libertà (CNIL): questa, infatti, riconosce la legittimità dell’uso di informazioni biometriche per identificare una persona ma faceva notare che quei dati “devono essere conservati in una sistema di dati individualizzato”. Il nuovo TES rimpiazza e si combina con una versione precedente che conteneva i dati del passaporto e con l’FNG, il database nazionale che contiene le carte d’identità: inoltre, vengono aggiunti dati come una foto digitale del viso, impronte digitali, dati riguardo l’iride e indirizzi, sia elettronici che fisici. I dati verranno conservati per 15 anni se relativi al passaporto e 20 anni se relativi alla carta d’identità. Insomma, tutti schedati e contenti.
    1984
    Tanto più che nel 2012, la Corte costituzionale francese aveva invalidato un tentativo di dar vita a un simile database, visto che questo non sarebbe servito solo a autenticare ma anche a identificare. In nome dell’emergenza, tutte i precedenti pronunciamenti sono stati disattesi. Per Guillaume Desgens-Pasanau, magistrato e professore per il CNAM, “una volta che il database con 60 milioni di identità è stato posto in essere, uno può facilmente aggiungere un funzione di ricerca, per esempio. E’ davvero facile ed essendo regolato via decreto, non necessita una nuova legislazione al riguardo”. Parlando alla AFP, il presidente del CNIL, Isabelle Falque-Pierrotin, ha descritto le sue preoccupazioni riguardo al TES: “E’ chiaro a tutti che non abbiamo a che fare con una database il cui legittimo scopo è quello di combattere contro il furto di identità.. Questo meccanismo così su larga scala fa emergere il timore che possa essere usato per altri scopi, magari non oggi ma nel periodo a venire”.
    propaganda6
    Quali altri scopi? In un articolo per l’EU Institute for Security Studies, Thomas Ries, numero uno dello Swedish Institute of International Affairs, spiega chiaramente che stiamo assistendo a una crescente rincorsa all’uso di mezzi militari per trattare problemi sociali: “La percentuale di popolazione che è povera e frustrata continuerà a essere molto alta, le tensioni tra questo mondo e il mondo dei ricchi continuerà a crescere con conseguenze ovvie. E visto che difficilmente riusciremo a superare l’origine di questo problema entro il 2020, dobbiamo proteggerci in maniera più drastica”. Ovvero, le tensioni sociali si stroncano con lo stato di polizia, non cercando di porre fine alle disuguaglianze. In parole molto povere, criminalizzazione del dissenso.
    thought_police5
    E attenzione a pensare che il Grande Fratello sia ancora lontano. Questa mappa
    censorship1
    ci mostra lo stato di salute della libertà di espressione in Rete, calata per il sesto anno consecutivo e con sempre più governi che hanno messo nel mirino social media e app per le comunicazioni al fine di bloccare il rapido diffondersi di informazioni, soprattutto se legate a proteste anti-governative. Stando all’ultimo report Freedom on the Net, due terzi degli utenti di Internet vivono in Paesi dove la critica al governo, alla casa reale o all’esercito è soggetta a censura. Nel suo report la AFP certifica come sempre più governi al mondo stiano lavorando su sistemi per bloccare o consurare mezzi di comunicazione legati al web: “Social media popolari come Facebook o Twitter sono stati soggetti a crescente censura per parecchi anni ma ora i governi puntano alla censura anche su app di messaggistica come WhatsApp e Telegram”, dichiara Sanja Kelly, direttrice dello studio. Il report sottolinea come 34 nazioni su 65 monitorate abbiano visto deteriorare le condizioni di libero utilizzo del web nel 2015, con i casi peggiori registrati in Uganda, Bangladesh, Cambogia, Ecuador e Libia, mentre i miglioramenti maggiori si sono registrati in Sri Lanka, Zambia e Stati Uniti, questo grazie al passaggio di una legge che limita il controllo e la gestione dei metadata. Per la Freedom House, in 24 nazioni i governi hanno limitato o bloccato l’accesso ai social media e alle comunicazioni nel 2015 rispetto ai 15 dell’anno precedente.
    censorship2
    E gli stessi gestori dei social media stanno scendendo a patti con questo nuovo trend, visto che oltre ad aver innalzato di molto l’asticella del politicamente corretto consentito in Rete, ora pagano lo scotto alle accuse mosse da Hillary Clinton riguardo informazioni creata da siti falsi o contraffatti che avrebbero danneggiato la sua campagna elettorale (come se il suo curriculum vitae professionale non fosse stato sufficiente). Immediatamente, Facebook e Google hanno annunciato nuove misure contro la diffusione delle fake news su Internet, minacciando di colpire i creatori di questi cosiddetti “phony contents” dove fa più male: nel portafoglio, bloccando la pubblicità. Google ha dichiarato di stare lavorando a un cambio di politica che inibisca l’utilizzo del network pubblicitario AdSense ai siti che diano una rappresentanza distorta della realtà: bloccheranno anche il sito della CNN, visto come si è comportata in campagna elettorale? Ne dubito fortemente.
    thought-police7
    Fil Menczer, professore di informatica alla Indiana University e specializzato in diffusione di contenuti distorti in Rete, apprezza la mossa di Google: “Uno degli incentivi principali di gran parte della produzione di false notizie sono i soldi. Questa mossa può tagliare di netto il cordone ombelicale che incentiva i creatori di bufale”. Ma, al tempo stesso, si chiede: “Come la mettiamo se un sito contiene sia notizie vere che alcune false o inventate? Questo necessita di una conoscenza specializzata e avere delle persone che operano non bilancia il rischio di censura”. Della serie, se per caso il tuo sito o blog rompe troppo l’anima all’UE, al governo e alla tale corporation o banca, io posso discrezionalmente dire che contiene alcune notizie false, tagliarti l’introito pubblicatario e costringerti al silenzio. Chi, infatti, sarà chiamato a decidere cosa è vero e cosa è falso? In base a quali parametri? E’ ironico, non vi pare: tre quarti della stampa pro-Clinton era terrorizzata dal fatto che Trump avrebbe portato con sé un aumento della censura: non serve, i media pare che abbiano fatto tutto da soli.
    thought_police3
    Quindi, capirete che mi sento un po’ timoroso nel dirvi che, stando al Washington Times, il 60% degli arrestati per gli scontri a Portland viene da fuori dell’Oregon e una larga parte di loro non ha nemmeno votato: non erano proteste spontanee di cittadini che si ribellavano all’esito elettorale? Come mai andare in un altro Stato a protestare e senza nemmeno aver votato per la Clinton? E starò dicendo una bugia passibile di intervento dei padroni del web, quando vi dico che in nome della tanto decantata democrazia che Trump mette a repentaglio, la senatrice democratica della California, Barbara Boxer, domani presenterà un progetto di legge per abolire il voto elettorale e mantenere solo quello popolare, per capirci quello che ha visto vincere Hillary Clinton? Lo ha scritto il Los Angeles Times ma visto che né Repubblica, né Formigli hanno ripreso la notizia, forse allora trattasi di bufala. E che dire di quanto accaduto al Converse College di Spartanburg in Carolina del Sud, dove la vittoria di Trump ha talmente sconvolto le studentesse da portare le insegnanti a dar vita a “safe zones” dove riprendersi e gestire il trauma, come mostra questo volantino.
    converse
    Peccato che nello stesso college, di fatto un comitato elettorale della Clinton travestito da istituzione educativa, una studentesse sia stata cacciata dalla classe dopo essersi definita “disgustata” dal proprio professore, il quale aveva paragonato la vittoria di Trump all’11 settembre. Poco prima di essere espulsa aveva scritto questo post su Facebook: “State paragonando oggi al giorno in cui sono state uccise migliaia di persone nella mia CASA. Siete senza rispetto, non siete affatto intelligenti e dovreste pensare prima di postare cose sui social. Sono disgustata”. Cosa avrà fatto Zuckerberg, l’avrà segnalata come diffusore seriale di bufale? Attenti, abbiamo davanti tempi poco piacevoli per chi ama ancora pensare con la propria testa.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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    Predefinito Re: Finalmente si è giunti all'esasperazione. Apportatrice di novità e buone possibil

    E se a Bruxelles i militari si scontrano con la polizia...






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    A Bruxelles, capitale dell'Unione Europea e sede della Nato, la polizia anti-sommossa è intervenuta contro una manifestazioni di militari, che protestano contro l'aumento dell'età pensionabile da 56 a 63 anni.

    https://youtu.be/l6SM-Vm8tqM


    Secondo i media locali, 8.000 militari sono scesi in strada della capitale belga per esprimere la loro protesta. Secondo le prime testimonianze video si possono vedere i manifestanti scontrarsi contro la polizia che ha cercato di disperdere i manifestanti con i llancio di gas lacrimogeni.


    Il problema è scoppiato dopo che i sindacati di categoria hanno incontrato il ministro della Difesa Steven Vandeput, che ha esposto il piano del governo: secondo i piani del governo, l'età pensionabile salirà a 63 anni nel 2030 e le condizioni per la concessione di una pensione per il servizio militare cambierà dal 2019. E' l'austerità (Unione Europea), bellezza.

    E se a Bruxelles i militari si scontrano con la polizia... - World Affairs - L'Antidiplomatico
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    Predefinito Re: Finalmente si è giunti all'esasperazione. Apportatrice di novità e buone possibil

    Good Bye Europa

    © flickr.com/ Oona Raisanen


    In Bulgaria (paese Ue) Radev ha stravinto contro la Tsacheva, portavoce di tutti i filo-Bruxelles, ed è ora presidente. In Moldavia (paese che l’Ue voleva impalmare) Dodon ha chiuso la carriera politica della pallida Sandu. E non perché la Sandu è pallida per natura, ma perché la signora è stata portata alla candidatura dalle forze pro-europeiste.
    Il fascino europeo sembra, anzi è, evaporato come un profumo di Chanel lasciato senza coperchio. In Bulgaria (paese dell'Unione) Rumen Radev ha stravinto contro la Tsacheva, portavoce di tutti i filo-Bruxelles, ed è ora presidente. In Moldavia (paese che l'Unione voleva impalmare) Igor Dodon ha chiuso la carriera politica della pallida Maia Sandu. E non perché la Sandu è pallida per natura, ma perché la signora è stata portata alla candidatura dalle forze pro-europeiste.
    È in corso un ripensamento di massa che coinvolge tutta l'area est-europea e che arriva fino a Budapest e a Praga e, per altri aspetti, coinvolge Varsavia e Podgoriza, Belgrado e Skopje. E la spiegazione è chiara: il potere di attrazione dell'"european way of life" è drasticamente diminuito. La crisi economica europea è solo in parte responsabile di quanto sta accadendo. Pesa l'assenza di una leadership europea; pesa la politica aggressiva di questa Europa verso la Russia; pesano gli eventi di Ucraina, dove l'Unione Europea si è accodata e ha partecipato attivamente alla Euromaidan, per tornarsene a Bruxelles con le pive nel sacco e con 40 milioni di speranze che non potranno essere soddisfatte.
    L'Unione Europea ha appoggiato regimi corrotti e incapaci, purché antirussi. E ha incentivato la corruzione, invece che combatterla, rovesciando sulle capitali dell'ex Patto di Varsavia centinaia di milioni di dollari e di euro che sono andati a finire in gran parte nelle tasche dei suoi amici. Sia di quelli che già sono entrati — come appunto la Bulgaria — sia di quelli che, tramite una aggressiva politica di "buon vicinato", erano destinati a entrare. La Moldavia in testa alla lista, insieme ovviamente all'Ucraina. Emerge ora un imponente malcontento popolare, unito a una buona dose di nostalgia. Il benessere non è arrivato, e nemmeno è arrivata la democrazia, lo stato di diritto, le libertà civili. La globalizzazione tanto attesa è rimasta fuori dalla porta a Sofia e a Chisinau, e negli spiragli aperti soffia il vento della tensione militare che contrappone la Nato alla Russia. Il bilancio del "cambio di campo" non è positivo e gli elettori se ne sono accorti da tempo. Non è per caso che sia Radev che Dodon hanno impostato la loro campagna elettorale annunciando espressamente la loro intenzione di un riavvicinamento multilaterale con Mosca. Ma la crisi è più profonda di quanto appaia. E non c'è dubbio che "l'effetto Trump" abbia contribuito al suo precipitare, coniugandosi con lo scetticismo anti-europeo che ormai serpeggia anche in Europa occidentale. È il progetto globalizzatore, violentemente omogeneizzatore, che non piace più. Specie se non porta lavoro e costringe a emigrare per trovarlo. Bruxelles dovrà ripensare la sua "politica di buon vicinato", che sta fallendo sotto gli occhi di tutti.


    Leggi tutto: https://it.sputniknews.com/opinioni/...proeuropeismo/
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #8
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    Predefinito Re: Finalmente si è giunti all'esasperazione. Apportatrice di novità e buone possibil

    era praticamente ovvio che andasse a finire così... in quei paesi la gente non è ancora stata lobotomizzata da rai e mediaset

  9. #9
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    Predefinito Re: Finalmente si è giunti all'esasperazione. Apportatrice di novità e buone possibil

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    era praticamente ovvio che andasse a finire così... in quei paesi la gente non è ancora stata lobotomizzata da rai e mediaset
    In quei paesi non ci sono ancora tanti idagliani , il lavaggio del cervello è stato in realtà far uscire una natura congenita al popolo beota ed a quello italico .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  10. #10
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    Predefinito Re: Finalmente si è giunti all'esasperazione. Apportatrice di novità e buone possibil

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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