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Discussione: Lo Yahzidismo nella storia

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    Predefinito Lo Yahzidismo nella storia

    Lo Yazidismo (in curdo: ئێزیدی‎‎, Ēzidī, Īzidī, in arabo: ﻳﺰﻳﺪﻱ‎, Yazīdī ) è una fede religiosa diffusa nelle regioni del Sinjar iracheno da prima della comparsa in quelle regioni dell'Islam.Alessandro Bausani, uno dei massimi esperti italiani di islamistica della sua generazione, osserva che, anche se lo Yazidismo "è ancora elencato fra le sette musulmane per motivi pratici , di fatto sembra che la dottrina yazidi "praticamente nulla abbia di islamico", tanto da poter "ben essere messa assieme a residui di sette gnostiche del Vicino Oriente del tipo dei mandei".
    Gli yazidi credono in un Dio primordiale, che ha creato o è divenuto l'universo, manifestandosi nei Sette Grandi Angeli il principale dei quali è Melek Ṭāʾūs.La figura centrale dello Yazidismo è Melek Ṭāʾūs, un angelo dalle sembianze di un pavone (Melek vuol dire appunto "Angelo" e Ṭāʾūs significa "Pavone"), "essenza attiva di Dio". I suoi seguaci sostengono che esso deriverebbe dall'antico culto preislamico proprio del popolo curdo.

    L' Angelo Pavone, padrone del mondo, è l'origine del bene e del male. Il compito degli uomini è di aiutare il bene a prevalere. Secondo gli yazidi, anche il Male è stato creato da Dio, ma ugualmente Dio vuole la vittoria del Bene. Gli uomini possono inavvertitamente compiere azioni malvagie, atte a favorire la vittoria del Male. Immagini di pavoni, in bronzo o ferro, sono oggetti rituali devozionali.

    Le sacre scritture dello Yazidismo sono costituite dal Kitāb al-Ǧilwa ("Libro della Rivelazione") e Mishefa Res(Maṣḥaf-i räš, ossia "Libro Nero", in curdo), entrambi scritti in kurmanji, un dialetto della lingua curda.

    La forma con cui è conosciuto attualmente lo Yazidismo è il risultato della predicazione di ʿAdī Hakkārī o ʿAdī b. Musāfir, teologo e religioso vissuto nell'XI secolo. Preteso discendente della dinastia omayyade, studiò a Baghdad con Abū l-Khayr Ḥammād al-Dabbās. Successivamente si stabilì non lontano da Mossul, dove iniziò la sua predicazione. In quella zona vivevano curdi nomadi che professavano una religione non islamica. ʿAdī b. Musāfir la riformò introducendo il vocabolario dell'Islam. Considerato dai suoi seguaci "inviato o salvatore (ʿAbṭāʾūs, ossia ʿAbd Ṭāʾūs, "servo del Pavone"), dopo la sua morte, la sua anima si sarebbe unita secondo i suoi seguaci a quella dell'Angelo Pavone attraverso la trasmigrazione. Da allora la tomba di ʿAdī b. Musāfir a Lālish (a nord di Mossul) è meta di un pellegrinaggio devozionale, cui sono chiamati tutti i devoti dello Yazidismo.
    Il pellegrinaggio rituale si svolge una volta all'anno e dura sei giorni. Durante la celebrazione, i fedeli si immergono nelle acque di un fiume, lavano le statue raffiguranti Melek Ṭāʾūs e accendono centinaia di lampade sulle tombe di ʿAdī e degli altri santi. Nel corso della cerimonia viene anche sacrificato un bue.

    La comunità religiosa che professa lo Yazidismo è composta da 200.000-300.000 individui. Il gruppo principale, costituito da 150.000 yazidi, vive in due aree dell'Iraq: i monti del Gebel Singiār (al confine con la Siria) e i distretti di Badinan (o Shaykhān) e Dohuk (nord-ovest del Paese). Il nord-ovest dell'Iraq è l'area originaria dello yazidismo, insieme all'Anatolia sud-orientale (province di Diyarbakir e Mardin). Però la maggior parte degli yazidi residenti in Turchia è emigrata in Germania negli anni '80 del XX secolo. Almeno 50.000 yazidi vivono nell'ex Unione Sovietica (Armenia e la regione di Tbilisi in Georgia). Vivono anche in Siria, soprattutto nei dintorni di Aleppo (ca. 5000 nel Monte Simeone), e infine un numero imprecisato vive in alcune zone dell'Iran. Si stima che circa 50.000 yazidi siano emigrati verso l'Europa occidentale, soprattutto in Germania, in cerca di asilo e di lavoro.

    La società yazidi presenta una struttura gerarchica che vede ai vertici un capo laico, detto "Emiro" (Amīr), e un capo religioso, detto "Maestro" (Shaykh). L'Emiro, che risiede a Ba'adra (65 km a nord di Mossul), rappresenta gli yazidi presso le autorità pubbliche dell'Iraq. Ha il potere di insediare il "Maestro", che risiede invece nel Sinjar. Oltre ad essere il capo religioso supremo, rappresenta l'autorità infallibile nell'interpretazione delle Sacre scritture.

    Nel corso del XIV secolo, importanti tribù di cultura curda, la cui sfera di influenza si estendeva anche in Turchia, furono citate per la prima volta nelle fonti storiche come "yazidi".
    La loro resistenza ai dominatori arabi piombati su Mossul passò alla storia. Mossul era una delle principali città yazidi. Bagnata dal fiume Tigri e situata ai piedi delle montagne del Kurdistan, era un punto di passaggio obbligato per tutte le carovane che dall'Asia centrale si dirigevano verso la Siria (e il mare Mediterraneo) e l'Anatolia.
    Gli yazidi superarono indenni il dominio della dinastia persiana Safavide, di quella Zengide e Ayyubide e dei turchi Ottomani, che si contesero nei secoli il controllo della città. I Mongoli di Hulegu, che pure avevano preso Baghdad dopo un assedio di una sola settimana, a Mossul dovettero mantenere l'assedio per un anno intero, a causa della fiera resistenza degli yazidi.
    Se i wahhabiti hanno dato la caccia agli yazidi in quanto "apostati", i sunniti li chiamano a torto "adoratori del diavolo". Tutto deriva da un'errata interpretazione della figura di Melek Ṭāʾūs, confuso con l'angelo ribelle della religione islamica, Iblīs, che con disubbidiente superbia, aveva rifiutato di adorare l'uomo, malgrado un esplicito ordine divino. Nell'Islam si ritiene che Iblīs o shaytan ("diavolo") corrompa l'uomo, portandolo ad affiancare altre divinità ad Allah, che secondo la religione islamica è l'unico vero dio. Quale figura di demiurgo, l'Angelo Pavone è stato ritenuto dai musulmani uno shaytan, cioè un "diavolo" che devia i veri credenti.
    Proprio a causa di tale interpretazione, gli yazidi sono stati spesso perseguitati con l'accusa infondata di adorare il diavolo.
    Nel corso dei secoli scorsi essi furono duramente perseguitati dagli Ottomani e poi dal governo turco. La persecuzione contro gli yazidi è ripresa infatti nella seconda metà XX secolo.
    Gli yazidi rischiarono l'estinzione una prima volta nel 1892, quando le truppe ottomane penetrarono nella valle di Lālish e passarono a fil di spada migliaia di abitanti, distruggendo il mausoleo di ʿAdī b. Muṣṭafā (Shaykh ʿAdī).
    Le persecuzioni della comunità yazidi attraversarono tutta la seconda metà del XX secolo. La prima si ebbe durante il penultimo anno del regno di Fayṣal II, il 1957. Dopo l'instaurazione della repubblica, fu Ahmed Hasan al-Bakr, il primo presidente del Partito Ba'th (fazione irachena) a riprendere le persecuzioni: la prima fu ordinata nel 1969 e la seconda nel 1975.
    Nello stesso periodo il governo turco avviò una politica discriminatoria verso la minoranza yazida. A partire dagli anni ottanta molti yazidi turchi iniziarono ad emigrare in Germania (Paese europeo preferito dell'emigrazione curda). Oggi la presenza yazidi in Germania è stimata in 40.000 persone.

    Durante il governo di Ṣaddām Ḥusayn, gli yazidi vennero classificati come "arabi", in modo tale da falsare gli equilibri etnici nella regione, anche se il partito Baath li emarginò socialmente e culturalmente. Negli anni 1987-88, in Iraq, Ṣaddām Ḥusayn scatenò una durissima repressione della comunità yazidi ed ordinò anche una deportazione: decine di migliaia di yazidi furono costretti a trasferirsi centinaia di km ad ovest, in un'area montuosa al confine con la Siria: il Jebel Sinjar, loro luogo peraltro di storico insediamento.
    Dopo la caduta di Ṣaddām Ḥusayn nel 2003, i curdi richiesero che gli yazidi fossero riconosciuti come facenti parte del popolo curdo a tutti gli effetti.
    Nel 2014 la piana di Ninive è stata assaltata dai guerriglieri fondamentalisti sunniti dell'autoproclamato califfo Abu Bakr al-Baghdadi. A seguito della persecuzione avviata dallo "Stato Islamico" contro gli Yazidi, l'ONU stima che 5000 Yazidi siano stati uccisi e 5000-7000 catturati e venduti come schiavi, mentre altri 50.000 sono stati costretti ad abbandonare la regione per evitare analoga sorte.
    Ultima modifica di [email protected]; 18-11-16 alle 17:53
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