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Discussione: La riforma costituzionale e l’unione europea: Perché dobbiamo preoccuparci

  1. #11
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    Predefinito Re: La riforma costituzionale e l’unione europea: Perché dobbiamo preoccuparci

    discorso già affrontato, ma gli euroentusiasti non ci arrivano
    gli infami dell'ignore list sono invitati a starsene alla larga dai miei threads

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  2. #12
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    Predefinito Re: La riforma costituzionale e l’unione europea: Perché dobbiamo preoccuparci

    Citazione Originariamente Scritto da Josef Scveik Visualizza Messaggio
    Come fare la rivoluzione con una X su un pezzo di carta.
    Già, è vero, meglio farla al servizio dello Stato, magari prendendo un bello stipendio dal Ministero dell'Interno addestrando l'esercito di riserva del capitale.
    L’immigrazione è fenomeno padronale. Chi critica il capitalismo approvando l’immigrazione, di cui la classe operaia è la 1a vittima, farebbe meglio a tacere. Chi critica l’immigrazione restando muto sul capitale, dovrebbe fare altrettanto. De Benoist

  3. #13
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    Predefinito Re: La riforma costituzionale e l’unione europea: Perché dobbiamo preoccuparci

    Citazione Originariamente Scritto da TheLastOfUs Visualizza Messaggio
    asimmetrie.org | La riforma costituzionale e l?Unione Europea: perché dobbiamo preoccuparci

    LA RIFORMA COSTITUZIONALE E L’UNIONE EUROPEA: PERCHÉ DOBBIAMO PREOCCUPARCI


    C’è un tema di merito che sta passando relativamente sotto silenzio, ma che potrebbe essere una ragione decisiva per votare No. Un tema che evidenzia una contraddizione tra i contenuti della riforma costituzionale e il maldestro tentativo del governo di marcare la propria distanza dall’Unione con scelte simboliche (la sparizione delle bandiere dell’Ue durante le conferenze stampa) e alzando i toni con Bruxelles in occasione del parere della Commissione sulla Legge di Stabilità.
    Al di là del teatrino mediatico, la riforma determinerà infatti un’ulteriore cessione di sovranità del nostro paese alla Ue, analoga a quella realizzata nel 2012 con l’approvazione dell’art. 81 sul pareggio in bilancio. Che questo sia coerente con gli intenti della riforma è d’altra parte esplicito nella relazione introduttiva del Disegno di Legge Costituzionale del 8 aprile 2014. Sotto il titolo “Le ragioni della riforma”, è il governo stesso a spiegare quali ne siano gli obiettivi:
    «Lo spostamento del baricentro decisionale connesso alla forte accelerazione del processo di integrazione europea e, in particolare, l’esigenza di adeguare l’ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea (da cui sono discesi, tra l’altro, l’introduzione del Semestre europeo e la riforma del patto di stabilità e crescita) e alle relative stringenti regole di bilancio (quali le nuove regole del debito e della spesa); le sfide derivanti dall’internazionalizzazione delle economie e dal mutato contesto della competizione globale.»
    Nell’inquadrare la riforma nell’ambito della governance economica dell’unione, il governo ne dà una chiave interpretativa cui corrispondono passaggi precisi nel nuovo testo costituzionale. Me ne sono reso conto solo di recente, su indicazione di Luciano Barra Caracciolo, che sul suo blog spiega la questione nel modo seguente:
    «Come rendersi conto della European connection, ve lo indico in una breve sintesi suddivisa in semplici steps: a) prendete il testo della riforma costituzionale col raffronto del testo originario della Costituzione del 1948; b) verificate il testo dei nuovi articoli artt. 55 – “Le Camere”: cioè conformazione, struttura e “mission” istituzionale delle Camere) – e 70 – “La formazione delle leggi”: cioè procedure e contenuti generali, ma anche “tipizzati”, della funzione legislativa, ripartiti per competenze tra le due “nuove” Camere; e quindi definizione delle procedure in base a cui, certe leggi, con certi contenuti, devono esserci immancabilmente, violandosi altrimenti il dettato costituzionale, sia quanto alla mission che all’oggetto deliberativo delle Camere stesse; c) vi accorgerete che l’effetto aggiuntivo più eclatante, rispetto alle previsione della Costituzione del 1948 è che “la partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea” è divenuta un contenuto super-tipizzato e dunque, potere-dovere immancabile, della più importante funzione sovrana dello Stato (quella legislativa): ergo, la sovranità italiana è, per esplicito precetto costituzionale, vincolata, per sempre, ad autolimitarsi attraverso l’adesione alla stessa UE che, per logica implicazione, diviene un obbligo costituzionalizzato.»
    In poche parole: la partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea diventa un dovere costituzionale. Immagino l’obiezione: che differenza c’è rispetto ad oggi? Non abbiamo sottoscritto dei trattati comunque vincolanti per il nostro paese? Ad essa si può rispondere osservando innanzitutto che si potrebbe arrivare a dubitare che a seguito della riforma l’Italia possa, in presenza di circostanze che lo rendano necessario o desiderabile, decidere di non far più parte dell’Unione europea. Tale scelta potrebbe infatti essere viziata da incostituzionalità, in quanto renderebbe impossibile per il Parlamento l’adempimento di una sua funzione. Così Barra Caracciolo:
    «d) Non potrebbe dunque non essere, lo Stato italiano, parte dell’Unione, così com’è (dato che la previsione costituzionale non parla di alcuna iniziativa tesa alla revisione e al dinamico aggiornamento dei trattati stessi), altrimenti il Parlamento, cioè il teorico massimo organo di indirizzo politico-democratico, non sarebbe in grado di adempiere al suo dovere costituzionalizzato.»
    Quella di uscita dalla Ue è un’ipotesi estrema. Ma, come già è avvenuto per l’art. 81 sul pareggio di bilancio, l’esplicita previsione in Costituzione della “formazione e attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea”, avrebbe effetti anche in circostanze più concrete:
    «6. E, infatti, questo non può che avere riflessi sulla stessa propensione della Corte costituzionale a sindacare, con effettività e concreta comprensione della natura delle politiche che ci impone l’Unione europea, la violazione dei principi immodificabili della Costituzione (da parte dell’imposizione di tali politiche). (…) Nel costante conflitto tra tali previsioni costituzionali e i principi fondamentali che definiscono i diritti indeclinabili dei cittadini in una Repubblica fondata sul lavoro (cioè sull’obbligo statale di perseguimento di politiche economiche e fiscali di “pieno impiego”), la Corte non scorgerà alcuna esigenza di ristabilire una gerarchia tra le fonti.»
    La riforma renderà cioè più difficile sindacare le politiche europee sulla base di un conflitto con la normativa nazionale e con i principi della nostra Costituzione. Con buona pace dell’art.1 che recita che “La sovranità appartiene al popolo” e dell’affermazione, continuamente rilanciata dai fautori del Sì, che la riforma non inciderebbe sui valori costituzionali ma solo sulle procedure della seconda parte della Carta.
    Non serve essere “euroscettici” per preoccuparsi del fatto che sia in atto una progressiva cessione di sovranità del nostro paese verso istituzioni e organi sovranazionali di dubbia legittimità democratica. Una cessione di sovranità che non ha alcuna contropartita in termini di riforma e democratizzazione delle stesse istituzioni. Sarei ben felice se qualche costituzionalista potesse smentirmi, ma il punto mi pare piuttosto chiaro. E se è così, siamo di fronte a quella che è forse la ragione principale per la quale questa riforma va respinta con decisione. Votate No!


    Massimo D’Antoni
    Siamo sicuri che saremo ancora liberi di legiferare?
    TheLastOfUs likes this.
    Nessuna lealtà è dovuta ad un traditore

  4. #14
    Anticapitalista!
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    Predefinito Re: La riforma costituzionale e l’unione europea: Perché dobbiamo preoccuparci

    Ah di sicuro in caso di governo 5 Stelle la vedo dura per chi la pensa diversamente, visto il livello sbirresco e forcaiolo delle zecche affamate.....

    Mi sa che rivedremo la STASI nel caso che i grulli andassero al governo
    L’immigrazione è fenomeno padronale. Chi critica il capitalismo approvando l’immigrazione, di cui la classe operaia è la 1a vittima, farebbe meglio a tacere. Chi critica l’immigrazione restando muto sul capitale, dovrebbe fare altrettanto. De Benoist

  5. #15
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    Predefinito Re: La riforma costituzionale e l’unione europea: Perché dobbiamo preoccuparci

    Citazione Originariamente Scritto da WalterA Visualizza Messaggio
    Votate il cazzo che vi pare basta che non rompiate le palle con l'ingovernabilità e i governi di coalizione per i prossimi 30 anni. Va bene?
    non centra un cazzo infatti con la costituzione
    i post di Capitano e Blacksheep sono patrimonio dell'UNESCO!!!
    Quelli in grassetto profumano di fascio!

    IL TANCREDI, OSSIA IL NUOVO NAZISMO SQUADRISTA EUROPEO!!

  6. #16
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    Predefinito Re: La riforma costituzionale e l’unione europea: Perché dobbiamo preoccuparci

    Comincio a pensare che vincerà il SI'...tira un'aria che molti contrari a una riforma e a un governo comunque scadenti all'ultimo momento si tureranno il naso o non andranno proprio a votare. Il blocco del NO è numericamente forte ma non così forte come dato dai sondaggi, e potrebbe cedere sotto la pressione soverchiante del SI', in più c'è l'incognita del voto estero che può pesare molto. Il SI' potrebbe vincere, probabilmente per un pugno di voti.
    L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio

  7. #17
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    Predefinito Re: La riforma costituzionale e l’unione europea: Perché dobbiamo preoccuparci

    Citazione Originariamente Scritto da ZZandro Visualizza Messaggio
    Qualcuno e' in grado di farmi la traduzione in italiano dei virgolettati del barra caracciolo, ammesso che abbiano un qualche significato?
    Dovrebbero essere la risposta alla domanda:"che differenza c’è rispetto ad oggi?"; ma a me sembrano una supercazzola in stile bergonzoni.
    Non stavo scherzando, vorrei capire se qualcuno e' capace di comprendere la parte che segue a "che differenza c’è rispetto ad oggi?", nello specifico il significato dei passi del barra caracciolo.
    Mi va bene anche il riassunto.

  8. #18
    Uomo tropicale
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    Predefinito Re: La riforma costituzionale e l’unione europea: Perché dobbiamo preoccuparci

    Io voto NO, ma consapevole che probabilmente, con le buone o le triste, Renzi la sfangherà
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  9. #19
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    Predefinito Re: La riforma costituzionale e l’unione europea: Perché dobbiamo preoccuparci

    Citazione Originariamente Scritto da ZZandro Visualizza Messaggio
    Non stavo scherzando, vorrei capire se qualcuno e' capace di comprendere la parte che segue a "che differenza c’è rispetto ad oggi?", nello specifico il significato dei passi del barra caracciolo.
    Mi va bene anche il riassunto.
    l'attuale articolo 70 citato da Barra Caracciolo recita:
    "La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere".

    che la banda di Renzi vuole modificare in:
    "La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all'articolo 71, per le leggi che determinano l'ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di senatore di cui all'articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma.
    Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma. Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati. Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all'esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata. L'esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all'articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti. I disegni di legge di cui all'articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione. I Presidenti delle Camere decidono, d'intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti. Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all'esame della Camera dei deputati
    ".


    ora, a parte il fatto che si chiedeva una semplificazione, Barra Caracciolo ricorda che quando si è fatto entrare in costituzione la dicitura Unione Europea come ad esempio qui "
    Art. 97.Le pubbliche amministrazioni, in coerenza conl’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibriodei bilanci e la sostenibilita` del debitopubblico" è poi successo un casino che si è ripercosso sulla vita quotidiana di tutti noi, dove i comuni con i bilanci in attivo non potevano spendere soldi nonostante cadessero i controsoffitti in testa agli studenti.

    c'era bisogno di riscrivere l'articolo 70 esplicitando il dovere italiano di vincolarsi costituzionalmente all'UE?

    vorrei ricordare che l'UE NON sono equiparabili a una federazione, noi non siamo il texas e l'UE non è gli USA. non ha senso vincolarsi costituzionalmente a una tecnocrazia non controllabile democraticamente che tra l'altro è sull'orlo della disgregazione.

    alla la riforma costituzionale che aumenta il centralismo va in questo senso, molti poteri sono strappati dalle mani delle regioni, e vengono consegnati a un parlamento assoggettato a un organismo extranazionale non eletto da nessuno di noi.


    il miglior modo per evitare che un prigioniero possa scappare è essere sicuri che lui non sappia mai che si trovi in prigione
    -Fyodor Dostoevsky

 

 
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