User Tag List

Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 13
Like Tree4Likes

Discussione: Socialismo del XXI Secolo: Nicaragua e Bolivia

  1. #1
    Socialista pragmatico
    Data Registrazione
    23 Nov 2011
    Località
    Bacino del Mediterraneo
    Messaggi
    16,380
    Mentioned
    113 Post(s)
    Tagged
    17 Thread(s)

    Predefinito Socialismo del XXI Secolo: Nicaragua e Bolivia

    Il Nicaragua di Ortega

    Rispetto al grave periodo di crisi che gran parte dei Paesi del continente Sud Americano devono affrontare il Nicaragua, capitanato dall'ex guerrigliero Daniel Ortega, rappresenta una piacevole eccezione alla tendenza. Un ritratto politico, economico e sociale del risultato positivo che dal 2007 a questa parte caratterizza il Paese.
    di Andrea Muratore - 14 novembre 2016
    In una fase storica che vede l’America Latina caratterizzata dalla fase di maggiore difficoltà dei governi e dei regimi politici sorti sull’onda lunga delle “Rivoluzioni Bolivariane” e inquadrabili nel filone ideologico del socialismo del XXI secolo, due paesi rappresentano un’importante eccezione: Nicaragua e Bolivia. I due Paesi rappresentano oggigiorno gli Stati in cui gli ideali bolivariani e le politiche progressiste implementate dai regimi del socialismo del XXI secolo stanno ottenendo maggiori successi. I due paesi aderenti all’Alleanza Bolivariana per le Americhe sono stati caratterizzati da un substrato storico e da un’evoluzione politica recente alquanto differente, ma sono accomunate dalla vivacità della realtà interna e, soprattutto, dalla concretezza delle conquiste dei governi oggigiorno in carica. In questo articolo, sarà la prima delle due nazioni ad essere analizzate, mentre nei prossimi giorni verrà pubblicato, sempre su L’Intellettuale Dissidente, un articolo analogo in cui saranno descritte le condizioni attuali della Bolivia di Evo Morales. Il piccolo e poco conosciuto Nicaragua ha recentemente eletto per il quarto mandato presidenziale l’ex guerrigliero Daniel Ortega, che nelle elezioni tenutesi a inizio novembre ha conquistato il 72% dei suffragi in un voto al quale il leader del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) si presentava in target con la moglie Rosaria Murillo, candidata alla vicepresidenza. Il FSLN, che prende il nome dal mitico Augusto César Sandino, leader della guerriglia resistenziale contro l’occupazione americana del Nicaragua negli Anni Trenta, ha attualmente il controllo dell’Assemblea Nazionale con 63 membri su 92 e vede in Ortega una guida stabile, un presidente riconosciuto da tutte le componenti della società nicaraguense, in carica dal 2006 dopo aver ricoperto un primo mandato tra il 1984 e il 1990. A partire dall’inizio del secondo mandato alla guida del governo di Managua, Ortega ha implementato numerose politiche volte a stabilizzare la struttura economica, politica e sociale di un paese rimasto a lungo tra i più poveri della fascia centroamericana e ancorato a un sistema afasico, basato essenzialmente sul settore agricolo. Applicando le teorie proposte dal massimo ideologo del FSLN, Carlos Fonseca, Ortega ha costruito un sistema economico maggiormente diversificato, nel quale i settori più tradizionali sono stati modernizzati e resi più efficienti. Un ambizioso programma di socializzazione dell’economia ha portato alla nascita di una serie di strutture corporative incaricate di gestire la produzione e la lavorazione delle derrate agricole e il settore dei trasporti sulla base di principi di “economia popolare” che si sono diffusi profondamente in Nicaragua. Oggigiorno circa il 59% del PIL viene generato proprio dalle strutture corporative, che hanno contribuito all’innalzamento dei tassi di autosufficienza alimentare del paese, giunti oltre l’80% per la maggior parte dei materiali cerealicoli e oramai eccedenti la domanda nazionale per quanto concerne i legumi. Dall’insediamento di Ortega nel gennaio 2007 ad oggi, il PIL complessivo del Nicaragua è quasi raddoppiato, passando da 7,46 a 12,69 miliardi di dollari, e al tempo stesso è stata favorita una più equa distribuzione della ricchezza che ha innalzato il reddito pro capite da 1533 a 1849 dollari.
    Il Presidente del Nicaragua Daniel Ortega con sua moglie e Vicepresidente Rosario Murillo – AFP PHOTO/Rodrigo ARANGUA

    Il sandinismo si pone come fattore di rottura e il suo leader, nonostante le contestazioni ricevute da parte dell’opposizione, che lo accusa di essere sulla strada volta alla costruzione di un regime personale, beneficia dei consensi garantiti dal miglioramento delle condizioni del Nicaragua. Il progetto corporativo, sicuramente, rappresenta un autentico esempio di politica progressista rivoluzionaria, e la sua istituzionalizzazione attraverso una serie di misure varate a partire dalla Ley 804 del 2012, che ha migliorato il tenore di vita dei campesinos, tutelato i piccoli proprietari terrieri e consentito la nascita di mercati locali, sviluppato l’industria manifatturiera nei borghi di provincia e migliorato le condizioni sanitarie delle classi popolari, come sottolineato dall’attivista di Via Campesina Nils McCune ai microfoni di TeleSur. Il governo socialista del Nicaragua ha visto i suoi progressi riconosciuti anche dalle istituzioni internazionali. Dopo essere riuscito a concludere nel 2011 la restituzione di un prestito negoziato con il Fondo Monetario Internazionale ereditato dopo la sua entrata in carica nel 2007, il governo di Daniel Ortega ha recentemente incassato le soddisfatte dichiarazioni di Humberto Lopez, presidente della sezione centroamericana della Banca Mondiale, che lo scorso 20 gennaio si è così espresso:
    “La prestazione [macroeconomica] del Nicaragua è una delle migliori dell’area latinoamericana; per noi è certo che anche nel prossimo anno continuerà nella stessa direzione”.
    Crescita del Pil del Nicaragua in termini nominali dal 2007 ad oggi – fonte data.Worldbank.org

    L’outlook di crescita previsto per il paese da FMI e Banca Mondiale dovrebbe essere paragonabile a quello registrato nel 2015 e variare tra il 4,3 e il 4,8%. Un’analisi di TeleSur ha riconosciuto che i principali meriti della gestione economica del governo sono rappresentati dal suo “approccio pragmatico”, che si manifesta sotto forma di un’ampia gamma di interventi. L’interesse alla diversificazione dell’economia e dello sviluppo infrastrutturale si accompagna ai programmi di diffusione della previdenza sociale (che oggigiorno interessa 783.000 persone contro le 481.000 del 2006) e alle manovre volte a mantenere intatta la stabilità del sistema fiscale e della valuta nazionale, il córdoba. Ciò ha consentito la crescita diffusa degli investimenti diretti esteri nel paese, che hanno raggiunto la quota di 1,5 miliardi di dollari nel 2015, e l’instaurazione di stretti legami economici con gli altri paesi ALBA, con il Messico e con la Cina. Proprio il governo di Pechino si è dimostrato negli ultimi anni il principale partner politico, economico e strategico del Nicaragua: oltre a portare avanti il colossale progetto del canale destinato a fare concorrenza a quello di Panama, infatti, la Cina ha investito attivamente nel settore delle telecomunicazioni del paese e sta contribuendo a realizzare i primi due satelliti nicaraguensi, destinati a entrare in orbita nel 2017.
    Nel giugno 2013, il parlamento nicaraguense ha approvato un disegno di legge che attribuisce una concessione cinquantennale per la costruzione dell’opera alla Hong Kong Nicaragua Canal Development Investment Company (HKND). La concessione è rinnovabile per altri cinquant’anni dal momento dell’effettiva entrata in funzione del canale.[1] Il progetto permetterebbe di gestire il transito delle maggiori navi del mondo, incluse le portacontainer mercantili di dimensioni eccessive anche per il nuovo sistema di chiuse in corso di costruzione a Panama (classe New Panamax)

    Le maggiori problematiche a cui il Nicaragua si trova oggi giorno tenuto a far fronte sono connesse, in maniera preponderante, con il perdurare di importanti disuguaglianze sul piano della concentrazione della ricchezza: le più recenti rilevazioni sull’indice di Gini di concentrazione della ricchezza per il Nicaragua riportavano un valore di 0,457, dato in linea con le tendenze della regione centroamericana (che oscilla tra lo 0,433 dell’El Salvador e lo 0,537 dell’Honduras) ma entro al quale risalta il fatto che il 10% più ricco della popolazione possegga una quota di reddito 31 volte maggiore di quella posseduta dal 10% più povero. Al tempo stesso, le difficoltà vissute dal principale alleato strategico del Nicaragua nella regione, il Venezuela, potrebbero porre numerose problematiche nel campo del rifornimento delle materie prime. Ciò non toglie concretezza ai risultati ottenuti sino ad ora dalla rivoluzione sandinista, che nella sua lunga marcia verso il progresso rappresenta oggi un felice esempio delle possibilità di applicazione di un sistema di sviluppo economico e sociale diverso da quelli imposti dai dogmi e dai paradigmi dominanti. Nel successivo articolo, il tema centrale sarà invece l’analisi delle modalità con cui la Bolivia, da tempo vero e proprio laboratorio della seconda fase delle rivoluzioni bolivariane, sta garantendo efficienti standard di convivenza sociale ai suoi cittadini integrando nel migliore dei modi la caleidoscopica varietà dei popoli che la abitano.

    http://www.lintellettualedissidente....i-3/nicaragua/
    LupoSciolto° likes this.
    "Il nemico principale oggi è il capitalismo sul piano economico, il liberalismo sul piano politico, l'individualismo sul piano filosofico, la borghesia sul piano sociale, e gli U.S.A. sul piano geopolitico." - A. de Benoist
    http://rebellion-sre.fr/

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Socialista pragmatico
    Data Registrazione
    23 Nov 2011
    Località
    Bacino del Mediterraneo
    Messaggi
    16,380
    Mentioned
    113 Post(s)
    Tagged
    17 Thread(s)

    Predefinito Re: Socialismo del XXI Secolo: Nicaragua e Bolivia

    I successi e le sfide di Evo Morales

    La transizione, che negli altri paesi interessati dal “socialismo del XXI secolo” si è sempre accompagnata all’emersione di numerose difficoltà sistemiche, è ben al di là dal venire, ma dovrà sicuramente essere considerata da Morales come una sfida a cui dovrà far arrivare il paese da lui rivoluzionato preparato al massimo.
    di Andrea Muratore - 18 novembre 2016
    La scorsa settimana, su L’Intellettuale Dissidente, era stato analizzato il percorso recentemente intrapreso dal Nicaragua sandinista che ha portato il paese centroamericano a conoscere sensibili miglioramenti sotto il livello sociale ed economico e che rappresenta un’eccezione felice in una fase di difficoltà per i regimi politici latinoamericani facenti riferimento all’ideologia del “socialismo del XXI secolo”. Assieme al Nicaragua, la Bolivia è sicuramente lo Stato latinoamericano in cui, oggigiorno, gli ideali fondanti del bolivarismo si fanno sentire più vividamente che mai e in cui l’esperienza progressista sta vivendo il suo momento più florido.
    Dalla sua ascesa alla presidenza, nel gennaio 2006, il leader del Movimiento al Socialismo (MAS) Evo Morales ha traghettato in una nuova era un paese rimasto a lungo attanagliato tra crisi economiche ed instabilità politica. Eletto in una fase storica in cui il processo che aveva portato allo sviluppo delle prime “rivoluzione bolivariane” era già in atto e in cui il Venezuela di Chavez e il Brasile di Lùla facevano già ampiamente scuola con le loro politiche redistributive e la loro lotta alla disuguaglianza, Morales si è affermato come il principale esponente della seconda fase del bolivarismo. In un libro intitolato The Rise of Evo Morales and the MAS, il politologo Sven Harten ha individuato uno dei motivi che hanno contribuito al successo della Bolivia nell’ultimo decennio nell’eclettismo che contraddistingue l’ideologia politica e l’attività pratica di Morales in campo politico. Morales, infatti, si è sempre dichiarato un convinto fautore dell’instaurazione di un regime socialista-cooperativista e della transizione graduale dal capitalismo di stampo neoliberista, da lui giudicato “il peggiore di tutti i mali”, a un’economia mista, ma non ha mai voluto imporre con strappi improvvisi le sue politiche. Programmi graduali di nazionalizzazione dei settori strategici, primo fra tutti quello dell’estrazione mineraria, e di incremento del salario minimo sono stati seguiti da politiche finalizzate alla diversificazione del sistema economico, che hanno permesso alla Bolivia di rompere la trappola dell’estrattivismo in cui oggigiorno risultano impantanate nazioni in difficoltà come il Venezuela. Un report del Centre for Economic and Politic Research del 2014 ha sottolineato come “la Bolivia sia cresciuta più velocemente negli ultimi otto anni [tra il 2006 e il 2014, nda] che in qualsiasi altro periodo degli ultimi tre decenni”, istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e quotidiani generalmente poco generosi nei confronti delle esperienze bolivariane come il New York Times hanno elogiato l’operato della Bolivia di Morales, che il Financial Times ha definito “uno dei leader più popolari del mondo”.
    Dopo la vittoria alle elezioni presidenziali del 2014 e l’inizio del suo terzo mandato, Morales ha dedicato il suo successo a Fidel Castro e Hugo Chavez, ponendosi idealmente sulla scia dei due principali capi di Stato rivoluzionari latinoamericani dell’era recente e sottolineando l’importanza che per la Bolivia assume l’appartenenza all’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA), di cui assieme a Venezuela e Cuba è divenuta una dei principali punti di riferimento. Ellie Mae O’Hagan del The Guardian ha scritto: “Morales ha dimostrato che il socialismo non danneggia l’economia”. In un suo articolo, la O’Hagan ha sottolineando come dal 2006 in avanti la povertà in Bolivia si sia ridotta del 25% e la povertà assoluta abbia conosciuto una flessione del 43%, mentre al contempo l’investimento in programmi sociali e il salario minimo sono stati incrementati rispettivamente del 45% e dell’87,7%. Nel contempo, il PIL è triplicato da 11,45 a 34,4 miliardi di dollari, mentre l’indice di Gini sulla disuguaglianza, che era pari a 58,47 punti nel 2005, è diminuito notevolmente attestandosi a 48,4 punti nel 2014.
    Il più importante e duraturo risultato che la Bolivia ha conseguito nell’ultimo decennio, in ogni caso, non è stato ottenuto sul piano economico, ma bensì nella sfera sociale. A partire dal varo della nuova Costituzione boliviana del 2009, infatti, Morales ha sviluppato una piattaforma politica volta a cercare una modalità efficiente per integrare la caleidoscopica varietà etnica, linguistica e sociale del paese: il primo Presidente di origine indigena della storia della Bolivia, precisamente di etnia aymara, è divenuto il fautore di una riforma legislativa senza precedenti che ha portato la Bolivia a definirsi ufficialmente come “Stato plurinazionale”. L’Articolo 1 specifica: “La Bolivia è costituita come Stato unitario sociale plurinazionale, basato sulle leggi delle comunità, libero, indipendente, sovrano, multiculturale, decentralizzato e con autonomie interne”. La Bolivia è costituita sulla pluralità, e sul pluralismo economico, politico, giudiziario, culturale e linguistico si innesta l’opera di integrazione multilaterale basata su un’identità costruita non attraverso l’assimilazione forzata ma per mezzo del dialogo e della compenetrazione. La Costituzione boliviana del 2009 garantisce dignità di lingua ufficiale pari a quella garantita alla lingua spagnola a ciascuno degli idiomi dei 36 gruppi indigeni popolanti il paese, e permette a ogni Stato federale di pubblicare i propri atti usando parallelamente il castigliano e la lingua locale. Lo “Stato plurinazionale” edificato dalla nuova Costituzione ha riconosciuto ufficialmente il sistema misto, basato sulla compenetrazione tra il settore pubblico, quello privato e il sistema delle cooperative locali, come il fondamento dell’economia nazionale, affiancato al ruolo delle collettività politiche locali quello delle istituzioni indigene tradizionali e imposto a 5.000 ettari la quantità massima di terreno possedibile da un singolo privato cittadino.
    Rafforzato dal 2010 in avanti con una serie di leggi ad hoc, il percorso integrativo inaugurato nel 2009 con la nuova Costituzione sta avendo sinora risultati estremamente positivi: la Bolivia ha ricevuto i complimenti ufficiali dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani per i progressi realizzati nella lotta contro il razzismo e la discriminazione, dimostrando concretamente come un’identità statale e un sistema multiculturale non rappresentino realtà in contrasto tra loro laddove esista un meccanismo in grado di farli dialogare in maniera attiva. In altre parole, il modello boliviano sta avendo successo perché sussiste una precisa volontà politica e sociale favorevole al superamento dello schema dell’assimilazione, che all’appiattimento delle culture tradizionali e locali sul conformismo dominante preferisce l’istituzione di un programma di più ampio respiro, nel quale la Bolivia rappresenta la somma, superiore alle sue componenti, di una varietà preziosa e inestimabile di tradizioni storiche e culturali.
    Le sfide principali che il governo di Evo Morales deve oggigiorno affrontare sono importanti: la questione più scottante è sicuramente rappresentata dalla protesta dei minatori in sciopero da agosto nella regione del Potosi, che protestano per la decisione del governo di bloccare la contrattazione diretta tra le cooperative attive nel settore estrattivo e il mondo dell’imprenditoria privata. La scelta del governo di Morales è stata motivata dalla volontà di mantenere sotto il controllo di Sucre le esportazioni di materiali strategici come il litio, principalmente rivolte alla Cina, ma ha causato forti reazioni da parte di numerosi gruppi di lavoratori minerari: il 26 agosto, dopo settimane di violenti scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine, l’uccisione del viceministro degli Interni Rodolfo Illanes ha portato a una rottura delle trattative tra il governo e i minatori in sciopero, recentemente riaperte da Morales, che ha auspicato una pacificazione generale. Un’ulteriore, importante questione che oggigiorno interessa la Bolivia è sicuramente lo sfruttamento del lavoro minorile: nel Potosi e in alcune delle altre regioni più povere del paese, infatti, lo sfruttamento di bambini e ragazzi nel settore manifatturiero e nell’agricoltura ha portato il governo a varare una misura d’emergenza molto contestata. La riforma del luglio 2014, introducendo parziali concessioni per l’ingresso nel mondo del lavoro dei bambini sopra i 10 anni d’età, ha attirato su di sé molte polemiche ma, al tempo stesso, ha consentito di estendere la tutela agli 850.000 bambini-lavoratori della Bolivia, molti dei quali rientrano nel milione di persone che tuttora, secondo la O’Hagan, vivono sotto la soglia di povertà.
    Situazioni come queste ricordano come il progresso della Bolivia debba ancora compiere ulteriori passi prima di potersi definire compiuto; in ogni caso, il governo di Evo Morales ha sinora conseguito risultati straordinari in materia sociale, economica ed educazionale e si è garantito un credito di fiducia considerevole nei confronti dei suoi cittadini. La grande sfida si aprirà dopo il 2020: con la fine del terzo mandato di Morales e l’impossibilità per il leader del MAS di candidarsi per la quarta volta, la Bolivia dovrà riuscire a garantire continuità al suo impetuoso percorso di progresso sociale anche oltre l’uscita di scena del suo principale leader bolivariano. La transizione, che negli altri paesi interessati dal “socialismo del XXI secolo” si è sempre accompagnata all’emersione di numerose difficoltà sistemiche, è ben al di là dal venire, ma dovrà sicuramente essere considerata da Morales come una sfida a cui dovrà far arrivare il paese da lui rivoluzionato preparato al massimo.

    I successi e le sfide di Evo Morales
    LupoSciolto° likes this.
    "Il nemico principale oggi è il capitalismo sul piano economico, il liberalismo sul piano politico, l'individualismo sul piano filosofico, la borghesia sul piano sociale, e gli U.S.A. sul piano geopolitico." - A. de Benoist
    http://rebellion-sre.fr/

  3. #3
    Socialista pragmatico
    Data Registrazione
    23 Nov 2011
    Località
    Bacino del Mediterraneo
    Messaggi
    16,380
    Mentioned
    113 Post(s)
    Tagged
    17 Thread(s)

    Predefinito Re: Socialismo del XXI Secolo: Nicaragua e Bolivia

    I successi e le sfide di Evo Morales

    La transizione, che negli altri paesi interessati dal “socialismo del XXI secolo” si è sempre accompagnata all’emersione di numerose difficoltà sistemiche, è ben al di là dal venire, ma dovrà sicuramente essere considerata da Morales come una sfida a cui dovrà far arrivare il paese da lui rivoluzionato preparato al massimo.
    di Andrea Muratore - 18 novembre 2016
    La scorsa settimana, su L’Intellettuale Dissidente, era stato analizzato il percorso recentemente intrapreso dal Nicaragua sandinista che ha portato il paese centroamericano a conoscere sensibili miglioramenti sotto il livello sociale ed economico e che rappresenta un’eccezione felice in una fase di difficoltà per i regimi politici latinoamericani facenti riferimento all’ideologia del “socialismo del XXI secolo”. Assieme al Nicaragua, la Bolivia è sicuramente lo Stato latinoamericano in cui, oggigiorno, gli ideali fondanti del bolivarismo si fanno sentire più vividamente che mai e in cui l’esperienza progressista sta vivendo il suo momento più florido.
    Dalla sua ascesa alla presidenza, nel gennaio 2006, il leader del Movimiento al Socialismo (MAS) Evo Morales ha traghettato in una nuova era un paese rimasto a lungo attanagliato tra crisi economiche ed instabilità politica. Eletto in una fase storica in cui il processo che aveva portato allo sviluppo delle prime “rivoluzione bolivariane” era già in atto e in cui il Venezuela di Chavez e il Brasile di Lùla facevano già ampiamente scuola con le loro politiche redistributive e la loro lotta alla disuguaglianza, Morales si è affermato come il principale esponente della seconda fase del bolivarismo. In un libro intitolato The Rise of Evo Morales and the MAS, il politologo Sven Harten ha individuato uno dei motivi che hanno contribuito al successo della Bolivia nell’ultimo decennio nell’eclettismo che contraddistingue l’ideologia politica e l’attività pratica di Morales in campo politico. Morales, infatti, si è sempre dichiarato un convinto fautore dell’instaurazione di un regime socialista-cooperativista e della transizione graduale dal capitalismo di stampo neoliberista, da lui giudicato “il peggiore di tutti i mali”, a un’economia mista, ma non ha mai voluto imporre con strappi improvvisi le sue politiche. Programmi graduali di nazionalizzazione dei settori strategici, primo fra tutti quello dell’estrazione mineraria, e di incremento del salario minimo sono stati seguiti da politiche finalizzate alla diversificazione del sistema economico, che hanno permesso alla Bolivia di rompere la trappola dell’estrattivismo in cui oggigiorno risultano impantanate nazioni in difficoltà come il Venezuela. Un report del Centre for Economic and Politic Research del 2014 ha sottolineato come “la Bolivia sia cresciuta più velocemente negli ultimi otto anni [tra il 2006 e il 2014, nda] che in qualsiasi altro periodo degli ultimi tre decenni”, istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e quotidiani generalmente poco generosi nei confronti delle esperienze bolivariane come il New York Times hanno elogiato l’operato della Bolivia di Morales, che il Financial Times ha definito “uno dei leader più popolari del mondo”.
    Dopo la vittoria alle elezioni presidenziali del 2014 e l’inizio del suo terzo mandato, Morales ha dedicato il suo successo a Fidel Castro e Hugo Chavez, ponendosi idealmente sulla scia dei due principali capi di Stato rivoluzionari latinoamericani dell’era recente e sottolineando l’importanza che per la Bolivia assume l’appartenenza all’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA), di cui assieme a Venezuela e Cuba è divenuta una dei principali punti di riferimento. Ellie Mae O’Hagan del The Guardian ha scritto: “Morales ha dimostrato che il socialismo non danneggia l’economia”. In un suo articolo, la O’Hagan ha sottolineando come dal 2006 in avanti la povertà in Bolivia si sia ridotta del 25% e la povertà assoluta abbia conosciuto una flessione del 43%, mentre al contempo l’investimento in programmi sociali e il salario minimo sono stati incrementati rispettivamente del 45% e dell’87,7%. Nel contempo, il PIL è triplicato da 11,45 a 34,4 miliardi di dollari, mentre l’indice di Gini sulla disuguaglianza, che era pari a 58,47 punti nel 2005, è diminuito notevolmente attestandosi a 48,4 punti nel 2014.
    Il più importante e duraturo risultato che la Bolivia ha conseguito nell’ultimo decennio, in ogni caso, non è stato ottenuto sul piano economico, ma bensì nella sfera sociale. A partire dal varo della nuova Costituzione boliviana del 2009, infatti, Morales ha sviluppato una piattaforma politica volta a cercare una modalità efficiente per integrare la caleidoscopica varietà etnica, linguistica e sociale del paese: il primo Presidente di origine indigena della storia della Bolivia, precisamente di etnia aymara, è divenuto il fautore di una riforma legislativa senza precedenti che ha portato la Bolivia a definirsi ufficialmente come “Stato plurinazionale”. L’Articolo 1 specifica: “La Bolivia è costituita come Stato unitario sociale plurinazionale, basato sulle leggi delle comunità, libero, indipendente, sovrano, multiculturale, decentralizzato e con autonomie interne”. La Bolivia è costituita sulla pluralità, e sul pluralismo economico, politico, giudiziario, culturale e linguistico si innesta l’opera di integrazione multilaterale basata su un’identità costruita non attraverso l’assimilazione forzata ma per mezzo del dialogo e della compenetrazione. La Costituzione boliviana del 2009 garantisce dignità di lingua ufficiale pari a quella garantita alla lingua spagnola a ciascuno degli idiomi dei 36 gruppi indigeni popolanti il paese, e permette a ogni Stato federale di pubblicare i propri atti usando parallelamente il castigliano e la lingua locale. Lo “Stato plurinazionale” edificato dalla nuova Costituzione ha riconosciuto ufficialmente il sistema misto, basato sulla compenetrazione tra il settore pubblico, quello privato e il sistema delle cooperative locali, come il fondamento dell’economia nazionale, affiancato al ruolo delle collettività politiche locali quello delle istituzioni indigene tradizionali e imposto a 5.000 ettari la quantità massima di terreno possedibile da un singolo privato cittadino.
    Rafforzato dal 2010 in avanti con una serie di leggi ad hoc, il percorso integrativo inaugurato nel 2009 con la nuova Costituzione sta avendo sinora risultati estremamente positivi: la Bolivia ha ricevuto i complimenti ufficiali dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani per i progressi realizzati nella lotta contro il razzismo e la discriminazione, dimostrando concretamente come un’identità statale e un sistema multiculturale non rappresentino realtà in contrasto tra loro laddove esista un meccanismo in grado di farli dialogare in maniera attiva. In altre parole, il modello boliviano sta avendo successo perché sussiste una precisa volontà politica e sociale favorevole al superamento dello schema dell’assimilazione, che all’appiattimento delle culture tradizionali e locali sul conformismo dominante preferisce l’istituzione di un programma di più ampio respiro, nel quale la Bolivia rappresenta la somma, superiore alle sue componenti, di una varietà preziosa e inestimabile di tradizioni storiche e culturali.
    Le sfide principali che il governo di Evo Morales deve oggigiorno affrontare sono importanti: la questione più scottante è sicuramente rappresentata dalla protesta dei minatori in sciopero da agosto nella regione del Potosi, che protestano per la decisione del governo di bloccare la contrattazione diretta tra le cooperative attive nel settore estrattivo e il mondo dell’imprenditoria privata. La scelta del governo di Morales è stata motivata dalla volontà di mantenere sotto il controllo di Sucre le esportazioni di materiali strategici come il litio, principalmente rivolte alla Cina, ma ha causato forti reazioni da parte di numerosi gruppi di lavoratori minerari: il 26 agosto, dopo settimane di violenti scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine, l’uccisione del viceministro degli Interni Rodolfo Illanes ha portato a una rottura delle trattative tra il governo e i minatori in sciopero, recentemente riaperte da Morales, che ha auspicato una pacificazione generale. Un’ulteriore, importante questione che oggigiorno interessa la Bolivia è sicuramente lo sfruttamento del lavoro minorile: nel Potosi e in alcune delle altre regioni più povere del paese, infatti, lo sfruttamento di bambini e ragazzi nel settore manifatturiero e nell’agricoltura ha portato il governo a varare una misura d’emergenza molto contestata. La riforma del luglio 2014, introducendo parziali concessioni per l’ingresso nel mondo del lavoro dei bambini sopra i 10 anni d’età, ha attirato su di sé molte polemiche ma, al tempo stesso, ha consentito di estendere la tutela agli 850.000 bambini-lavoratori della Bolivia, molti dei quali rientrano nel milione di persone che tuttora, secondo la O’Hagan, vivono sotto la soglia di povertà.
    Situazioni come queste ricordano come il progresso della Bolivia debba ancora compiere ulteriori passi prima di potersi definire compiuto; in ogni caso, il governo di Evo Morales ha sinora conseguito risultati straordinari in materia sociale, economica ed educazionale e si è garantito un credito di fiducia considerevole nei confronti dei suoi cittadini. La grande sfida si aprirà dopo il 2020: con la fine del terzo mandato di Morales e l’impossibilità per il leader del MAS di candidarsi per la quarta volta, la Bolivia dovrà riuscire a garantire continuità al suo impetuoso percorso di progresso sociale anche oltre l’uscita di scena del suo principale leader bolivariano. La transizione, che negli altri paesi interessati dal “socialismo del XXI secolo” si è sempre accompagnata all’emersione di numerose difficoltà sistemiche, è ben al di là dal venire, ma dovrà sicuramente essere considerata da Morales come una sfida a cui dovrà far arrivare il paese da lui rivoluzionato preparato al massimo.

    I successi e le sfide di Evo Morales
    "Il nemico principale oggi è il capitalismo sul piano economico, il liberalismo sul piano politico, l'individualismo sul piano filosofico, la borghesia sul piano sociale, e gli U.S.A. sul piano geopolitico." - A. de Benoist
    http://rebellion-sre.fr/

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    9,103
    Mentioned
    64 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: Socialismo del XXI Secolo: Nicaragua e Bolivia

    Ottimo. I paesi dell'America Latina stanno dando vita a nuovi ed interessanti esperimenti politico-economici di carattere socialista. Anche i boia della Banca Mondiale sono stati costretti a prendere atto della validità di questi percorsi. Avanti così!
    "La classe di quelli che possiamo definire genericamente i vincitori sta conducendo una tenace lotta di classe contro la classe dei perdenti."


  5. #5
    email non funzionante
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    9,103
    Mentioned
    64 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: Socialismo del XXI Secolo: Nicaragua e Bolivia

    Se non erro, anche Rafael Correa, presidente dell'Ecuador, si ispira al socialismo del XXI secolo, ha promosso importanti riforme sociali e ha risposto a tono ai boia di Washington. Speriamo si ricrei quell'alleanza subcontinentale che con Chavez e Castro stava dando ottimi frutti!
    "La classe di quelli che possiamo definire genericamente i vincitori sta conducendo una tenace lotta di classe contro la classe dei perdenti."


  6. #6
    email non funzionante
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    9,103
    Mentioned
    64 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: Socialismo del XXI Secolo: Nicaragua e Bolivia

    Tra l'altro, Correa non è un paladino del politicamente corretto ed ha espresso tutte le sue perplessità sulla c.d. "teoria gender"

    https://it.zenit.org/articles/ecuado...ia-del-gender/

    Ma ovviamente i sinistrati de noiartri non lo capiranno mai e, anzi, lo considereranno un "compagno che sbaglia".
    "La classe di quelli che possiamo definire genericamente i vincitori sta conducendo una tenace lotta di classe contro la classe dei perdenti."


  7. #7
    Socialista pragmatico
    Data Registrazione
    23 Nov 2011
    Località
    Bacino del Mediterraneo
    Messaggi
    16,380
    Mentioned
    113 Post(s)
    Tagged
    17 Thread(s)

    Predefinito Re: Socialismo del XXI Secolo: Nicaragua e Bolivia

    Nicaragua: i successi e l'offensiva imperialista






    inCondividi

    La rotonda vittoria ottenuta da Daniel Ortega ha rafforzato politicamente l’Alternativa Bolivariana per i Popoli della Nuestra America (ALBA)

    di Angel Guerra - teleSUR
    Nella seconda fase della rivoluzione sandinista, il Nicaragua, che si trovava sempre arretrato rispetto ai paesi dell’America Latina e dei Caraibi, rivaleggiando in povertà ed esclusione sociale con Haiti, ha ottenuto significativi progressi sociali. Tuttavia, questi risultati e la sfavillante vittoria del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) nelle elezioni dello scorso 6 di novembre, dove Daniel Ortega, il suo candidato alla presidenza, ha ottenuto il 72,5% dei voti, è stato accolto con un silenzio assordante dai media mainstream e perfino dai media progressisti che non hanno compreso l’importanza del sandinismo nella geopolitica della sinistra regionale.

    Naturale che sia così per i media tradizionali, perché questo risultato elettorale contraddice i teorici della ‘fine del ciclo progressista’, che si rallegrarono enormemente e sostennero che le loro tesi venivano confermate quando si verificarono le sconfitte elettorali dei governi popolari nelle presidenziali argentine, le parlamentari in Venezuela, nel referendum per la ricandidatura di Evo Morales in Bolivia e con il colpo di Stato parlamentare-mediatico-giudiziario in Brasile.

    Quindi non ci può essere alcun dubbio: la vittoria elettorale del FSLN costituisce un magnifico auspicio per le elezioni di febbraio in Ecuador, dove il ticket Lenín Moreno-Jorge Glass, di Alianza País, gode di un importante sostegno popolare e potrebbe imporsi già nel primo turno sospinto dalla grande popolarità del leader Rafael Correa.

    La rotonda vittoria ottenuta da Daniel Ortega, con il 62% di partecipazione elettorale - una cifra che raggiungono pochi paesi nella nostra regione - ha rafforzato politicamente l’Alternativa Bolivariana per i Popoli della Nuestra America (ALBA), l’organismo di unità, integrazione e concertazione politica più avanzato a sud del río Bravo, la cui concezione e pratica si basa su relazioni di solidarietà e integrazione tra i suoi membri, così come anche sul riconoscimento dei gradi di sviluppo come principio guida del mutuo appoggio come stabilito da Fidel Castro e Hugo Chávez nel dicembre del 2004.

    Il Nicaragua ha progettato una serie di programmi sociali come Hambre Cero, Plan Techo, Usura Cero, Merienda Escolar, Bono Productivo e Casas para el Pueblo, che nell’insieme sono miranti alla diminuzione ed eliminazione del dramma della povertà. Un’inchiesta, che abbraccia il periodo 2009-2014, coadiuvata e convalidata dalla Banca Mondiale, ha rilevato che la povertà generale è scesa dal 42,5% al 29,6%, mentre la povertà estrema si è ridotta dal 14,6% all’8,3%. L’investigazione ha portato alla luce che il 70% dei nicaraguensi rientra nella categoria dei non poveri, qualcosa di inimmaginabile durante i 17 anni di governi neoliberisti che hanno preceduto il ritorno di Daniel Ortega alla presidenza nel 2007. Questi fecero tabula rasa delle immense conquiste raggiunte nella prima fase del sandinismo nonostante fosse sottoposto a una cruenta guerra di logoramento e mediatica da parte degli Stati Uniti, che arrivarono a minare i porti del Nicaragua per isolarlo dal mondo e ad armare e finanziare la sanguinosa guerriglia dei Contras, sostenuti dal governo di Ronald Reagan. Finanche l’analfabetismo, sradicato negli anni precedenti tornò a rinascere con il neoliberismo. Ortega ha dovuto rilanciare la campagna di alfabetizzazione, coronata con un successo ancora maggiore.
    I programmi contro la povertà nel paese centroamericano hanno avuto il merito di non basarsi sull’assistenzialismo ma sul dotare le famiglie degli strumenti giusti per entrare nel lavoro produttivo, costruire o riparare le loro case, o nel caso di bambine e bambini, ricevere un’importante integrazione alimentare con la prima colazione a scuola.
    Molte famiglie sono passate dal non aver nulla a essere parte della catena produttiva fornendo il ‘Bono Productivo gallinas y vacas’ non solo per la mera sussistenza ma per creare un surplus che permette loro di portare al mercato latte, uova e formaggio. L’esperienza include forme di collaborazione tra governo e imprenditori. La FAO, riconosce che il Nicaragua tra il 1990 e il 2014 è riuscito a ridurre dal 50,5% al 16% l’indice che misura la denutrizione. Tutte le cifre menzionate sono più che eloquenti e mostrano che il paese dei vulcani non è rimasto indietro nelle statistiche regionali grazie al ritorno del sandinismo e che il successo elettorale del FSLN è dovuto a questo cambiamento.

    Perché in una subregione dove vi è un’emigrazione di massa verso gli Stati Uniti, come accade in Messico, il Nicaragua rappresenta un’eccezione? Inoltre: perché a differenza di quanto accade nei paesi vicini il crimine organizzato non spadroneggia?

    I successi del sandinismo, nonostante il paese sia legato al Trattato di Libero Scambio dell’America Centrale e Repubblica Dominicana, in una regione storicamente segnata da interventi e ingerenze dell’imperialismo statunitense, hanno fatto sì che il Gruppo di Lavoro del Foro di San Paolo, che comprende partiti di sinistra e diversi movimenti sociali dell’America Latina e dei Caraibi ha stabilito di tenere una riunione di riflessione a Managua nei giorni 11 e 12 di gennaio, seguente all’insediamento di Daniel Ortega e della sua vice Rosario Murillo.

    Dobbiamo tenere a mente che Washington ha lanciato una controffensiva nei confronti dei governi progressisti a partire dall’incursione yankee-uribista in territorio ecuadoriano contro un distaccamento delle FARC in missione di pace, guidato dal comandante Raúl Reyes. Precedentemente il colpo di Stato fallito contro il presidente Hugo Chávez e poi i golpe andati a segno contro Manuel Zelaya in Honduras; Fernando Lugo in Paraguay e Dilma Rousseff in Brasile. Inoltre vi sono stati tentativi di rovesciare i governi di Evo Morales e Correa.

    Non bisogna mai dimenticare la guerra multidimensionale dell’imperialismo contro il Venezuela bolivariano, dove guerra economica e mediatica sono delle componenti fondamentali. Così come la politica sovversiva permanente degli Stati Uniti contro Cuba. Anche se sono state ristabilite relazioni diplomatiche, continua il bloqueo e i fondi di bilancio per finanziare la controrivoluzione continuano a essere elargiti.

    Il Nicaragua sandinista, dove viene pianificato il golpe blando (si veda il mio articolo La Jornada: Nicaragua: el golpe blando en marcha) è stato sempre solidale con i suoi fratelli dell’ALBA e le cause giuste della Neutra America, come la lotta per l’indipendenza di Porto Rico, i diritti dell’Argentina sulle Malvinas e quello della Bolivia di avere uno sbocco al mare. Un motivo in più per cui merita sostegno e riconoscimento per i risultati raggiunti.

    (Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)
    Fonte: teleSUR
    LupoSciolto° likes this.
    "Il nemico principale oggi è il capitalismo sul piano economico, il liberalismo sul piano politico, l'individualismo sul piano filosofico, la borghesia sul piano sociale, e gli U.S.A. sul piano geopolitico." - A. de Benoist
    http://rebellion-sre.fr/

  8. #8
    Socialista pragmatico
    Data Registrazione
    23 Nov 2011
    Località
    Bacino del Mediterraneo
    Messaggi
    16,380
    Mentioned
    113 Post(s)
    Tagged
    17 Thread(s)

    Predefinito Re: Socialismo del XXI Secolo: Nicaragua e Bolivia

    Ecuador, stress test per la Revolucion Ciudadana

    Il primo turno delle elezioni presidenziali nel piccolo stato sudamericano metterà alla prova il socialismo del XXI secolo.
    di Luca Lezzi - 20 gennaio 2017
    Domenica 19 febbraio dodici milioni di votanti saranno chiamati alle urne in Ecuador per le elezioni presidenziali ed il rinnovo dei 137 deputati dell’Assemblea Nazionale, il parlamento monocamerale previsto dalla Costituzione varata nel 2008. Per la prima volta dal 2007 tra i candidati alla carica presidenziale non ci sarà l’uscente Rafael Correa, artefice della crescita economica del paese nel corso di questi ultimi dieci anni. Si tratta della terza puntata della sfida, interna al continente sudamericano, tra i successori ai leader di riferimento del socialismo del XXI secolo e le opposizioni di destra liberale. E’ necessario sottolineare come in Ecuador ci sia stato un forte movimento popolare teso a convincere Correa, ad un’altra ricandidatura, per opera del comitato “Rafael contigo siempre” che non ha, però, raggiunto l’obiettivo di convincere il presidente mestizo. Comunque vadano le elezioni l’Ecuador non sarà l’unica nazione interessata ai risultati elettorali. La vicina Bolivia, dove il presidente Evo Morales sembrerebbe intenzionato a modificare la Costituzione per poter ottenere un’ulteriore candidatura al mandato presidenziale, e il Venezuela di Nicolas Maduro sperano in un’affermazione capace di ridare slancio ai movimenti populisti dell’intera America Latina. Le destre liberali, d’altro canto, si augurano un replay delle ultime presidenziali argentine in cui il delfino della presidentessa uscente Cristina Fernandez de Kirchner, l’ex governatore della provincia di Buenos Aires Daniel Scioli, dopo aver sfiorato la vittoria al primo turno dovette arrendersi al ballottaggio alla coalizione guidata dall’imprenditore Mauricio Macri.


    Il candidato designato dal partito Alianza Pais (Patria Altiva Y Soberana, “Patria Orgogliosa e Sovrana”), riferimento ecuadoregno del socialismo del XXI secolo, è Lenin Moreno, ex vicepresidente di Correa dal 2007 al 2013 e candidato al Premio Nobel per la Pace nel 2012. Gli attuali sondaggi riportano Lenin Moreno in testa, tra il 35,6% e il 28,6%, ma lontano dal 40% che gli consentirebbe di evitare un secondo turno in cui gli oppositori potrebbero coalizzarsi sul suo sfidante. I principali contendenti saranno: Guillermo Lasso, ex ministro dell’Economia dal 1998 al 2000 nel governo di Jamil Mahuad, accreditato tra il 22,3% e il 17,7%, e Cynthia Viteri, socialdemocratica vicina agli oppositori venezuelani della MUD, indicata tra il 19% e il 10,9%. Sembrerebbe più indietro Paco Moncayo, ex generale dell’esercito e già sindaco della capitale Quito, tra il 14,8% e il 6,9%.



    Tra le principali tematiche della campagna elettorale l’economia risulta essere la vera e propria padrona. Il deprezzamento del dollaro interessa da vicino la nazione che, nel 1998, abbandonò la propria moneta nazionale, il sucre, in favore di quella statunitense nel corso di una grave crisi finanziaria che portò al collasso del sistema bancario. Mentre la relativa intesa tra i paesi Opec, tra cui figura lo stesso Ecuador, e gli altri principali produttori mondiali di petrolio sta ridando ossigeno dopo il lungo deprezzamento dell’oro nero. Guillermo Lasso, invece, si sta proponendo come interprete delle regioni più ricche alle quali vorrebbe concedere lo status di “zona franca” con esenzioni dalle tasse per tre decenni. L’eventuale ballottaggio è stato già fissato per domenica 2 aprile, una data a cui le forze socialiste sperano di non dover arrivare e che le opposizioni di questi ultimi dieci anni hanno già fissato in agenda per un colpo che risulterebbe quasi mortale ai governi rivoluzionari del Sudamerica, già in difficoltà dopo le tornate presidenziali argentine, quelle parlamentari venezuelane e l’impeachment alla presidentessa Dilma Rousseff in Brasile.

    Ecuador, stress test per la Revolucion Ciudadana







    LupoSciolto° likes this.
    "Il nemico principale oggi è il capitalismo sul piano economico, il liberalismo sul piano politico, l'individualismo sul piano filosofico, la borghesia sul piano sociale, e gli U.S.A. sul piano geopolitico." - A. de Benoist
    http://rebellion-sre.fr/

  9. #9
    Libertario epicureo
    Data Registrazione
    02 May 2006
    Località
    Giardino epicureo stoico
    Messaggi
    29,615
    Inserzioni Blog
    1
    Mentioned
    379 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: Socialismo del XXI Secolo: Nicaragua e Bolivia

    A me piaceva Mujica
    Vana è la parola del filosofo se non allevia qualche sofferenza umana. (Epicuro)
    Di fronte agli sciocchi e agli imbecilli esiste un modo solo per rivelare la propria intelligenza: quello di non parlare con loro. (Schopenhauer)

  10. #10
    Socialista pragmatico
    Data Registrazione
    23 Nov 2011
    Località
    Bacino del Mediterraneo
    Messaggi
    16,380
    Mentioned
    113 Post(s)
    Tagged
    17 Thread(s)

    Predefinito Re: Socialismo del XXI Secolo: Nicaragua e Bolivia

    Citazione Originariamente Scritto da Lars Visualizza Messaggio
    A me piaceva Mujica
    In parte anche a me. Specie per il suo famoso discorso al summit di Rio, se ricordo bene.
    "Il nemico principale oggi è il capitalismo sul piano economico, il liberalismo sul piano politico, l'individualismo sul piano filosofico, la borghesia sul piano sociale, e gli U.S.A. sul piano geopolitico." - A. de Benoist
    http://rebellion-sre.fr/

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Un altro successo del socialismo: in Bolivia il PIL è quadruplicato
    Di Nazionalistaeuropeo nel forum Socialismo Nazionale
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 19-08-13, 23:25
  2. L’esperienza del Movimento Al Socialismo in Bolivia
    Di Comunardo nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 12-12-09, 13:28
  3. Per un Socialismo del XXI secolo
    Di Spetaktor nel forum Sinistra Italiana
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 30-10-09, 10:35
  4. La Bolivia sulla via del socialismo
    Di markos nel forum Sinistra Italiana
    Risposte: 14
    Ultimo Messaggio: 28-01-09, 20:48
  5. Bolivia, nasce il «socialismo indio»
    Di Salah al-Din nel forum Politica Estera
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 26-01-09, 20:27

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
Single Sign On provided by vBSSO

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224