La Stampa

Soccorso laico per il Sì al referendum. Socialisti, laici e una fetta di Radicali si riuniscono in un hotel romano per ribadire il loro sostegno al referendum costituzionale. Il tentativo, spiega il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, è allargare il fronte del Sì, «evitando che la discussione si fossilizzi in un Sì o No a Renzi». «Il governo si potrà giudicare alle politiche, comunque tra poco più di un anno, non ora. Questa riforma della Costituzione è un passo avanti nella direzione giusta. Per noi radicali e referendari ci sono modifiche importanti che renderanno più facile la strada per i referendum e per le leggi di iniziativa popolare». Ma il tentativo di restare ancorati al merito della riforma finisce per appannarsi di fronte alle preoccupazioni sollevate da una possibile vittoria del No.
«Sarebbe la pietra tombale di ogni cambiamento», attacca Giovanni Negri, promotore dei “Radicali per il Sì”. «Il No è il peggio, questa riforma è una piccola cosa ma è qualcosa. Col No si rischia la confusione come nel 1992-93, la destrutturazione della Seconda Repubblica». Negri non rinuncia a una critica ai vertici dem: «Mi pare che i principali leader del Sì stiano mostrando una buona volontà di perdere, in questa campagna è mancata la necessaria coralità».

Il segretario socialista Riccardo Nencini ironizza: «Nel fronte del No non c’è solidità o stabilità, viene da ridere a pensare che farebbero una nuova riforma della Carta in sei mesi… rischiamo di precipitare nell’instabilità, di avere Grillo premier e Salvini agli Interni».

Della Vedova è il più pessimista: «Una vittoria del No sarebbe capitalizzata da Salvini e Grillo che vogliono uscire dall’euro. Se il giorno dopo salisse lo spread, nessuno osi gridare al complotto. Per un Paese con il nostro debito l’instabilità è un rischio esiziale…». E ancora: «Ai pensionati spiego spesso che rischiano di tornare a prendere la pensione in lire…». Tocca a Carlo Vizzini, ex ministro del PSDI poi passato a Forza Italia e ora nel PSI, ricordare come con la Costituzione attuale «da molti anni i parlamentari si limitano a presentare emendamenti ai decreti legge e poi a votare la fiducia. Solo con la riforma si può ridare dignità al Parlamento e al lavoro dei deputati». Infine una stoccata alla minoranza PD: «Chi come Bersani ha votato Sì in Parlamento e ora fa campagna per il No si deve vergognare, è un comportamento ributtante».