Il 17 maggio sarà la giornata mondiale contro l'omofobia, in molte città sono previste mobilitazioni. Negli ultimi mesi le cronache sarde hanno riportato gravissimi episodi di violenza omofobica. Sappiamo che è solo la punta di un iceberg e che il disprezzo e l'attacco fisico e psicologico, nei confronti delle persone GLBT è, purtroppo, quotidiano La necessità di una mobilitazione nasce dall'esigenza di contrastare la dilagante e sempre più violenta cultura omofobica attraverso una dichiarata e visibile presenza in piazza. Pensiamo che un significativo e partecipato corteo per le strade della città sia una risposta necessaria per quante e quanti abbiano a cuore le libertà individuali.Sono invitate/i a partecipare, con proprie modalità ed iniziative o con semplice presenza tutte le persone e i gruppi, organizzati e non, che rifiutano una società sessista, razzista, fascista, omofobica, e lottano per una società libera e solidale. Di sotto riportiamo il documento stilato dal comitato contro l'omofobia
CAGLIARI SABATO 16 MAGGIO 2009MANIFESTAZIONE CONTRO L'OMOFOBIA (piazza garibaldi ore 17.30)
Il 17 maggio è la Giornata mondiale contro l'omofobia (IDAHO - International Day Against Homophobia), in più di 40 paesi d'Europa e del mondo, perché in quella data, nel 1990, l'Assemblea generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha cancellato l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali. L'Omofobia è qualunque giudizio negativo nei confronti dell'omosessualità, comprese tutte le convinzioni personali e sociali, quale la convinzione che l'omosessualità sia patologica, immorale, contronatura, socialmente pericolosa, invalidante. L'Omofobia è analoga al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo, al sessismo. Essa si manifesta, nella sfera pubblica (lavoro, istituzioni, cultura) come in quella privata, sotto forme diverse, quali discorsi intrisi di odio e istigazioni alla discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e omicidi, limitazioni arbitrarie e irragionevoli dei diritti, spesso giustificate con motivi di ordine pubblico e di dogmatismo religioso. L'omofobia in Italia è fortemente radicata. Numerose sono le dichiarazioni pubbliche di esponenti politici e religiosi esplicitamente avverse alle persone omosessuali. Persino l'Unione Europea accusa la chiesa cattolica di imporre una religione di stato omofobica e la politica italiana di seguirla. Nel 2008 il vaticano si è espresso contro la depenalizzazione dell'omosessualità proposta dall'ONU, mostrando così di essere a favore di sanzioni, torture, pene (addirittura capitali in 10 paesi islamici) comminate alle persone GLBT nei 91 paesi in cui l'omosessualità è reato. Anche in Sardegna le violenze contro gli omosessuali si verificano da sempre, ma solo negli ultimi tempi la stampa sta dando maggior rilievo agli episodi di omofobia segnalandone quelli almeno più eclatanti: il violento pestaggio di un ragazzo a Villacidro, la morte poco chiara di un uomo nei parcheggi della fiera di Cagliari, il giovane aggredito e stuprato in provincia di Olbia, i gay presi a fucilate nella spiaggia di Platamona. Questi ed altri episodi di violenza nei confronti delle persone omosessuali sono solo la punta di un iceberg sommerso di violenze "minori" e quotidiane, di soprusi sottili, di ricatti, di violenze psicologiche. La battaglia contro l'omofobia, la lesbofobia e la transfobia deve rivestire un significato che vada ben oltre la rivendicazione dei diritti di una parte della popolazione. Si tratta infatti di contrastare l'azione della chiesa e dello stato, strumenti e insieme complici non solo dell'omofobia dilagante in Italia ma anche degli attacchi perpetrati contro tutto ciò che (come divorzio, aborto, riproduzione assistita e unioni civili) pare minare un presunto ordine, naturale, irremovibile e indiscutibile, presentato come il prodotto di leggi naturali o divine, ma che, in realtà, è semplicemente una conseguenza della cultura eterocentrica, sessista e patriarcale su cui si fonda la nostra società. In un mondo che considera l'eterosessualità ed i valori eterosessuali come universali, l'omosessualità viene considerata una forza disgregante e distruttiva dell'ordine sessuale e di genere, nonché dell'ordine sociale, legale, politico, etico e morale della società. Luogo per eccellenza di tale retaggio culturale è la famiglia eterosessuale, oggi in evidente crisi in quanto superata oramai nelle pratiche di vita quotidiana dalla presenza di nuovi soggetti familiari. Da parte sua lo Stato, con le sue politiche familiste e il mancato riconoscimento delle relazioni omosessuali, produce implicitamente una delegittimazione delle persone omosessuali, le quali finiscono per ritrovarsi ad un livello di cittadinanza inferiore che ne favorisce così la svalutazione, il disprezzo e la discriminazione da parte non solo della società ma anche di sè stessi (omofobia interiorizzata). E sono proprio queste forme culturali apertamente patriarcali, sessiste ed eterodirette, il brodo di coltura nel quale la sopraffazione cresce e diventa un linguaggio maggioritario. Il terreno dello scontro in atto è dunque il potere e il bersaglio principale sono le donne e gli uomini che rifiutano di soggiacere alla norma culturalmente dominante e che rivendicano la libertà di scegliere, anche in funzione delle proprie preferenze sessuali.
Assemblea contro l'omofobia
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