Il 04 dicembre 2016 siamo chiamati a votare al referendum costituzionale confermativo promosso dal Governo Renzi.
Se si vota Sì si accettano le seguenti riforme:
- Addio al bicameralismo perfetto. Il Parlamento continua ad articolarsi in Camera dei Deputati e Senato della Repubblica ma con funzioni differenti. Solo alla Camera, composta da 630 deputati, spetta la titolarità della fiducia e dell'indirizzo politico, nonché il controllo dell'operato del Governo. Il Senato rappresenta le istituzioni territoriali.
- Senato dei 100 senza senatori a vita. 100 senatori, di cui 95 rappresentanti delle istituzioni territoriali e 5 nominati tra i cittadini dal Presidente della Repubblica per altissimi meriti artistici, scientifici, sociali e letterari. In carica sette anni e non possono essere rinominati.
- Immunità e indennità. Ai senatori resta l'immunità parlamentare come ai deputati. I nuovi senatori non riceveranno l'indennità se non quella che spetta a sindaci e consiglieri regionali. Resta l'indennità dei senatori a vita.
- Iter delle leggi. Il percorso legislativo è esercitato collettivamente dalle due Camere per le leggi costituzionali, minoranze linguistiche, referendum e leggi elettorali. Tutte le altre leggi sono approvate dalla Camera. Il Senato può proporre modifiche per cui si pronuncia definitivamente la Camera.
- Leggi d'iniziativa popolare. C'è la novità delle proposte di legge di iniziativa popolare che per essere accolte dovranno ricevere almeno 150 mila firme invece di 50 mila.
- Referendum propositivi. Si introducono nella Costituzione i referendum propositivi e spetterà alla Camera una legge che ne stabilisca l'attuazione.
- Presidente della Repubblica. Nelle prime tre votazioni parlamentari per il capo dello Stato restano necessari i due terzi dell'assemblea, ma alla quarta si abbassa a tre quinti dell'assemblea e alla settima a tre quinti dei votanti. Sarà il Presidente della Camera ad essere capo dello Stato supplente.
- Statuto delle opposizioni. Disciplina una garanzia di diritti per le minoranze parlamentari.
- Abolizione del CNEL e delle Province. Viene abrogato integralmente l'articolo 99 della Costituzione che prevede il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro. Viene nominato un commissario straordinario col compito di gestire la liquidazione e la ricollocazione del personale nella Corte dei Conti. Dalla Costituzione è eliminato il riferimento alle Province, che diventano enti costituzionalmente non più necessari.
- Titolo V. Viene introdotta la "clausola di supremazia" che consente alla legge statale, su proposta governativa, di intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva richiedendo la tutela economica e giuridica della Repubblica, cioè nell'interesse nazionale.
- Stato di guerra. Modifica della maggioranza parlamentare necessaria a deliberare lo stato di guerra: l'ok spetterà solo alla Camera dei Deputati e servirà la maggioranza assoluta dei voti.
Col No si mantiene la situazione attuale. Qualunque percentuale di elettori vada a votare al referendum ha valore legale perché senza quorum.




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