La cancelliera tedesca, Angela Merkel. Foto di Michele Tantussi/Getty Images
Stipendi fermi e bassi investimenti nel resto dell’Eurozona. Così la Germania frena la ripresa dell’economia del Vecchio continente e a cascata l’inflazione. Di più: “Spinge la Bce a proseguire il suo acquisto di asset sul mercato” scrive Goldman Sachs in un report riservato a pochi selezionati investitori che Business Insider Italia ha potuto consultare. Tradotto: se la Germania vuole tenere in piedi l’euro e la comunità economica europea deve essere la prima a impegnarsi.
A preoccupare gli analisti della banca d’affari americana è l’assoluta mancanza di correlazione tra il mercato del lavoro e le retribuzioni che si registrano all’interno dell’Eurozona da ormai 15 anni. La curva di Philips usata per decenni per spiegare il rapporto tra occupazione e salari (e quindi inflazione) si è improvvisamente appiattita: “Se la situazione in Italia e Francia è abbastanza chiara con lievi scostamenti del tasso di disoccupazione negli ultimi anni, quella in Spagna e Germania è inspiegabile”.
Nelle simulazioni di Goldman Sachs, infatti, i salari tedeschi – in Germania la disoccupazione è scesa sotto il 5% – dovrebbero essere aumentati quasi del 9%, invece sono stabili intorno al più 2%. Diametralmente opposta la situazione della Spagna: il tasso di senza lavoro è al 20%, gli stipendi dovrebbero essere crollati del 10%, ma in realtà segnano un aumento dello 0,5%. “Senza una ripresa dei salari in Germania – scrive la banca d’affari – difficilmente l’inflazione core dell’Eurozona tornerà a crescere”. D’altra parte, come spiegano gli addetti ai lavori, la dinamica dei prezzi del Vecchio continente dipende dai tedeschi: a cominciare da quanto spendono nel resto dell’area. In assenza di tassi di cambio, il peso del riequilibrio economico è caduto tutto sull’aggiustamento dei salari e dei prezzi obbligando così i paesi periferici a mantenere gli stipendi e l’inflazione sotto il livello della Germania.
“In un contesto del genere – conclude Goldman Sachs – difficilmente i salari europei torneranno a crescere e con loro l’inflazione. E così la Bce sarà costretta a proseguire nel suo piano di acquisto di asset sul mercato”. Insomma se la Germania non vuole il collasso dell’euro deve muoversi rapidamente per ridurre gli squilibri macroeconomici da lei stessa causati: deve aumentare i salari ammettendo di aver raggiunto la piena occupazione e deve ridurre il surplus della sua bilancia commerciale smettendo di drenare risorse ai paesi più deboli (Berlino esporta molto, ma non compra abbastanza dai suoi partner europei). Altrimenti come suggerisce il premio Nobel Joseph Stiglitz “farebbe meglio a uscire dall’euro”.





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