La Repubblica

Tempi stretti. Le consultazioni al Quirinale potrebbero cominciare già l'8 dicembre, dopo
l'approvazione in Senato della legge di bilancio prevista per il 7 dicembre con voto di fiducia. Una volta varata la finanziaria (la prima chiama dei senatori per il voto è fissata alle 13.30), Renzi potrebbe anche riprendere subito la via del Colle per presentare formalmente le sue dimissioni. Rimosso anche l'unico ostacolo tecnico: il capo dello Stato non sarà più a Milano per la prima della Scala. Renzi perciò dovrebbe presentarsi al Quirinale domani pomeriggio.

Ma nelle scelte del capo dello Stato sarà decisivo l'esito della riunione della direzione del Pd di domani. Il premier dimissionario spinge per elezioni subito, con l'intenzione di mettere sul tavolo del capo dello Stato una schiacciante maggioranza interna che invoca le urne. Ma Bersani e la sinistra interna sono contrari. E soprattutto ci sarà da capire l'atteggiamento di Areadem, la corrente che fa capo al ministro Franceschini, che ha numeri pesanti nei gruppi parlamentari, e che frena sulla precipitazione della crisi. Fra il ministro della Cultura e l'inquilino del Colle ci sono ottimi rapporti.

Se Renzi dovesse presentarsi con un Pd spaccato nella richiesta di elezioni anticipate, la strada per Matteo si farebbe in salita. Perchè il capo dello Stato non potrebbe non tenere conto delle voci in dissenso nel partito di maggioranza, che ha l'onere della prima mossa. Al Quirinale, poi, la corsa verso le urne con leggi elettorali così diverse, e "precarie", fra Camera e Senato, non appare la migliore delle soluzioni per la futura stabilità istituzionale. Per quanto appaia una mission impossible, l'auspicio del Colle è quella di arrivare al voto solo con una riforma elettorale il più possibile omogenea fra i due rami del Parlamento. E quindi con un governo con questo obiettivo.