Pagina 1 di 37 1211 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 363
  1. #1
    Viva la piadina!!!
    Data Registrazione
    20 Nov 2009
    Località
    Miami, FL, USA
    Messaggi
    96,627
     Likes dati
    1,937
     Like avuti
    8,531
    Mentioned
    723 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Contrordine, la globalizzazione dimezza la povertà

    Contrordine, la globalizzazione dimezza la povertà

    Il capitalismo è un sistema imperfetto ma ha benefici. Gli Stati più ricchi devono però fare ancora molto

    Il capitalismo è un sistema economico imperfetto, che tanti ritengono incapace di un'equa distribuzione della ricchezza. Il malumore sta crescendo soprattutto in questo inizio secolo, in cui le economie europee sono stressate dalla concorrenza di altre aree del pianeta, più affamate e dunque più aggressive, e dal peso di un welfare non più sostenibile, se non altro per ragioni demografiche (molti pensionati e molto a lungo in rapporto agli occupati).


    In effetti, motivi di aggiustamento ce ne sono, a cominciare dal gap salariale tra i vertici delle grandi multinazionali e il meno pagato dei suoi addetti, diventato abnorme negli ultimi vent'anni. Ma quando si tenta un giudizio è opportuno cominciare a guardare i fatti più importanti.
    Il capitalismo ha sconfitto quasi del tutto la povertà. Nel 1820 il mondo ospitava un miliardo e 82 milioni di anime, di cui appena il 5,6%, 61 milioni, era sopra la soglia di povertà estrema. Da allora la situazione è andata sempre migliorando. Alle soglie della Grande guerra, quasi il 18% dei 1.750 milioni di abitanti era uscito dalla povertà estrema. Nel 1970 eravamo al 28%. Cos'era accaduto in quei 150 anni? Le macchine industriali, che costavano «un capitale», avevano portato la specializzazione del lavoro e l'aumento della produttività, ossia ogni lavoratore produceva più ricchezza che, per quanto distribuita in maniera discutibile, portava comunque a un innalzamento delle condizioni di vita, alias minore mortalità infantile e allungamento della vita media: il miliardo o poco più del 1820 era più che triplicato nel 1970 a 3,7 miliardi di abitanti. Oggi l'aspettativa di vita media nel mondo è di 71 anni, era appena 33 nel 1900.
    In più, se fino al 1970 al crescere della popolazione mondiale aumentava anche il numero dei poveri in valore assoluto, da quell'anno il numero di poveri ha preso a diminuire, da 2,2 miliardi ai 706 milioni di oggi, meno del 10% della popolazione, pur se questa è quasi raddoppiata nel periodo, da 3,7 a 7,35 miliardi. In 45 anni quasi 1,5 miliardi di persone sono uscite dalla povertà. Com'è stato possibile? Con qualche approssimazione, la fine del colonialismo politico-militare seguito alla seconda guerra mondiale ha dato spazio al colonialismo economico delle grandi multinazionali, che hanno industrializzato le aree del mondo ancora arretrate, trasformandole in Paesi in via di sviluppo e poi nelle attuali economie emergenti. Col trasferimento delle produzioni e delle merci attraverso i continenti iniziava la globalizzazione. Il solo dato della Cina è impressionante: nel 1980 l'88% viveva in estrema povertà, mentre nel 2010 era solo l'11%. Viva la globalizzazione, allora? Be', non tutti sottoscriverebbero. Avere spostato le manifatture a oriente s'è sentito da queste parti, anche se nel frattempo molti posti di lavoro sono stati creati nei servizi. Però, adesso che la tecnologia consente di rispondere al telefono o di formulare una diagnosi su una Tac da migliaia di chilometri, anche il terziario è sotto attacco. Di fronte a questo scenario, l'Occidente sembra dare due risposte. Una, che circola molto nella vecchia Europa, indica che non c'è soluzione, dunque dovremmo rassegnarci a diminuire il nostro standard di vita perché gli asiatici e poi gli africani prenderanno i nostri lavori. Nel frattempo, viene rivalutata l'economia di Stato, per distribuire in varie forme reddito (poco e stagnante) e debito (tanto e in crescita). Eppure, un'altra strada c'è. La stanno percorrendo i cugini del nuovo mondo.
    Uno studio del Boston Consulting Group mostra come nel decennio 2004-2014 la competitività manifatturiera dei principali paesi sia cambiata profondamente. Fatto 100 l'indice di competitività manifatturiera degli Usa, nel decennio la Cina ha perso 9 punti, pur restando con 96 di indice ancora più competitiva degli Stati Uniti. La Germania, secondo grande esportatore mondiale, ha perso 4 punti portando l'indice a 121, ma peggio hanno fatto l'Italia (+10 a 123 di indice) e la Francia (+10 a 124 di indice). Fattori quali i tassi di cambio e il costo dell'energia (l'Italia è in cima con 22,2 cent/kwora su una media di 11,4) hanno giocato, ma su ogni altra cosa hanno pesato il costo e la produttività del lavoro.
    In conclusione, il capitalismo industriale ha prima (quasi) eliminato la povertà e poi ha prodotto la globalizzazione. I cittadini dei paesi ricchi hanno una chance: riprendere la marcia verso attività e occupazioni sempre nuove e migliorare di continuo l'efficienza del sistema socio-economico, coniugando creatività e tecnologia. Oppure possono godersi il loro benessere, ancora per qualche tempo, alla maniera della cicala, appesantendo via via le strutture che governano l'economia, puntando dritto verso il baratro della miseria. Che sarà pure lontana, ma prima o poi ci arriviamo.





    Contrordine, la globalizzazione dimezza la povertà - IlGiornale.it

    Cacchio... in pratica le stesse cose che si dicono da anni.
    Globalizzazione..... si grazie.

  2. #2
    Comunitarista
    Data Registrazione
    19 May 2011
    Località
    Blut und Toscana
    Messaggi
    2,073
     Likes dati
    4,402
     Like avuti
    1,557
    Mentioned
    70 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Contrordine, la globalizzazione dimezza la povertà

    I liberali lo hanno sempre detto, marx pure. Manca di spiegarlo al resto dei socialisti, sia di destra che di sinistra..

    Inviato dal mio LG-K120 utilizzando Tapatalk
    Moglie e buoi dei paesi tuoi.

    'Il liberalismo è la trasformazione dell'umanità in bestiame."
    (Nietzsche)

  3. #3
    x il Socialismo Mondiale
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Pianeta Terra (Verona)
    Messaggi
    38,942
     Likes dati
    1,502
     Like avuti
    3,685
    Mentioned
    1762 Post(s)
    Tagged
    42 Thread(s)

    Predefinito Re: Contrordine, la globalizzazione dimezza la povertà

    La povertà (assoluta e relativa) poteva sparire già un secolo fa grazie alle moderne tecnologie produttive. E' proprio l'attuale anacronistico sistema economico-sociale (capitalismo) ciò che ci sta impedendo a livello globale di sfruttare le moderne tecnologie appieno e nell'interesse di tutta l'umanità (non solo di una piccola minoranza privilegiata).
    Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
    Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.

  4. #4
    Viva la piadina!!!
    Data Registrazione
    20 Nov 2009
    Località
    Miami, FL, USA
    Messaggi
    96,627
     Likes dati
    1,937
     Like avuti
    8,531
    Mentioned
    723 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: Contrordine, la globalizzazione dimezza la povertà

    Citazione Originariamente Scritto da Gian_Maria Visualizza Messaggio
    La povertà (assoluta e relativa) poteva sparire già un secolo fa grazie alle moderne tecnologie produttive. E' proprio l'attuale anacronistico sistema economico-sociale (capitalismo) ciò che ci sta impedendo a livello globale di sfruttare le moderne tecnologie appieno e nell'interesse di tutta l'umanità (non solo di una piccola minoranza privilegiata).

    La marmotta continua a fare la cioccolata nel mondo di fantasia di un sistema che a livello pratico non funziona e ne potrebbe funzionare, verrebero meno molti dei fattori che HANNO fatto si che vi sia stato tale impatto.
    Globalizzazione..... si grazie.

  5. #5
    Nazbol
    Data Registrazione
    12 Mar 2012
    Messaggi
    26,753
     Likes dati
    28,917
     Like avuti
    13,054
    Mentioned
    242 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito Re: Contrordine, la globalizzazione dimezza la povertà

    Citazione Originariamente Scritto da Gian_Maria Visualizza Messaggio
    La povertà (assoluta e relativa) poteva sparire già un secolo fa grazie alle moderne tecnologie produttive.
    La povertà è stata ridotta grazie alle moderne tecnologie produttive. Cosa si poteva fare in più?

    E' proprio l'attuale anacronistico sistema economico-sociale (capitalismo) ciò che ci sta impedendo a livello globale di sfruttare le moderne tecnologie appieno e nell'interesse di tutta l'umanità (non solo di una piccola minoranza privilegiata).
    Visto che la povertà è stata drasticamente ridotta, "l'interesse di tutta l'umanità (non solo di una piccola minoranza privilegiata)" è stato chiaramente fatto. Il solo modo di negarlo è paragonare la situazione attuale non a quella precedente, ma ad una ipotetica (come sarebbero le cose se avessimo abbandonato il capitalismo un secolo fa).
    The weak crumble, are slaughtered and are erased from history while the strong, for good or for ill, survive. The strong are respected, and alliances are made with the strong, and in the end peace is made with the strong.

  6. #6
    Maestro
    Data Registrazione
    19 Aug 2014
    Località
    Tana delle tigri
    Messaggi
    63,769
     Likes dati
    35,595
     Like avuti
    39,059
    Mentioned
    1340 Post(s)
    Tagged
    27 Thread(s)

    Predefinito Re: Contrordine, la globalizzazione dimezza la povertà

    18 Novembre 2016 - Giorgio Arfaras I muri di Trump


    Il 27 novembre si tiene a Milano al Palazzo della Triennale il convegno: “I muri di Trump e l'era post globale - come le diseguaglianze ridisegnano il mondo”. Di seguito trovate il mio intervento, che prima espone i numeri sulle diseguaglianze: 1) a livello mondiale, 2) fra Paesi emersi ed emergenti, 3) all'interno dei Paesi emersi. Si espongono poi delle considerazioni di natura generale.


    Prima parte - Statistica
    Si osservi la crescita del reddito dei più poveri e dei più ricchi nel periodo antecedente l'ultima crisi. Spostandosi verso destra si hanno via via le variazioni del reddito reale delle classi di reddito più elevate. Come si vede, è cresciuto il reddito dei meno ricchi, quello dei mediamente ricchi non è cresciuto, mentre è cresciuto quello dei ricchissimi. Il reddito che è cresciuto di più è perciò quello asiatico, quello che non è cresciuto è quello del ceto medio dei Paesi più ricchi, mentre è cresciuto moltissimo il reddito dei ricchissimi dei Paesi emersi ed emergenti.



    Disaggregando e rielaborando il grafico – quello appena esposto è la linea blu - si ottiene – linea grigia - un andamento diverso. Togliendo la Cina, la crescita del reddito è stata meno forte per i redditi medi, mentre la flessione del reddito dei Paesi più ricchi non c'è addirittura stata, se escludiamo gli ex-Paesi socialisti




    In ogni modo, i Paesi Emergenti hanno avuto una crescita decisamente maggiore, ma il livello del loro reddito medio è ancora – e di molto – inferiore. Il grafico mostra la distanza dal reddito degli Stati Uniti dei Paesi asiatici. La linea di partenza è quella dello sviluppo di ciascuno.



    I ricchissimi – come livello - sono ricchi allo stesso modo negli Stati Uniti e nei Paesi emergenti, mentre i poveri dei Paesi emersi stanno – come livello - molto meglio. La linea rossa orizzontale a trattini è il reddito del 5% più povero degli Stati Uniti. Come si vede, il 25% dei russi, il 50% dei brasiliani, il 75% dei cinesi, e il 90% degli indiani è più povero del 5% dei poveri statunitensi, mentre il 5% dei ricchi russi e brasiliani è ricco come gli statunitensi più ricchi.




    La globalizzazione ha perciò ridotto le distanze ma non le ha annullate. Come mai il reddito del ceto medio occidentale non è cresciuto? Il grafico mostra come i salari negli Stati Uniti abbiano smesso di crescere da ben prima che la globalizzazione si palesasse. Precisamente dalla metà degli anni Settanta. Perciò sono in opera da decenni fenomeni ben più complessi della globalizzazione che hanno frenato la crescita dei salari (riprendiamo il punto più avanti).



    Nel frattempo è cresciuto il numero di migranti che sono venuti a vivere nei Paesi emersi. Si noti nel quarto grafico che tutti i Paesi hanno assorbito negli ultimi venticinque anni un gran numero di emigranti.




    I quali evidentemente emigrano per qualche ragione. Il 5% della popolazione più povera in Italia – si veda la linea gialla – vive come il 5% della popolazione più povera degli Stati Uniti, la linea rossa tratteggiata orizzontale Gli albanesi – si veda la linea verde – che vivono peggio dei poveri italiani sono ben oltre il loro quinto ventile, che è come dire che un terzo della popolazione albanese vive come il 5% degli italiani più poveri. Fatti gli stessi conti con la Costa d'Avorio- si veda la linea marrone - circa il 80% della sua popolazione vive peggio del 5% degli Italiani più poveri. Infine, mentre i tedeschi poveri – si veda la linea verde – vivono meglio degli italiani poveri, i tedeschi e gli italiani hanno circa lo stesso reddito man mano che diventano più ricchi.

    Insomma, l'”arbitraggio” fra Costa d'Avorio e Italia, e poi fra Italia è Germania è economicamente razionale per un abitante della Costa d'Avorio. Anche se resterà sempre povero, vivrà meglio. Se anche diventasse molto ricco nel proprio Paese d'origine – linea marrone verso il fondo a destra – avrebbe comunque un reddito in linea con quello del 25% degli italiani più poveri. Conclusione, con queste differenze di reddito fra Paesi (= i poveri italiani hanno lo stesso reddito dei ricchi della Costa d'Avorio), sarà difficile che gli sbarchi si fermino.




    Immaginiamo un mondo dove per ogni Paese si abbia di nuovo una disposizione per ventili che vede il reddito crescere, laddove ogni ventile che si muove da sinistra a destra registra un reddito maggiore. Immaginiamo che tutti i Paesi abbiano lo stesso reddito in ogni ventile. La posizione economica (lo scostamento) di ciascun individuo rispetto a tutti gli altri dipenderà dalla classe di reddito in cui uno si trova nel proprio Paese (chiamiamo questa la disposizione per classe).

    Immaginiamo ora che i Paesi non abbiano lo stesso reddito. Si avrà chi è ricco in un Paese come la Costa d'Avorio, ma che diventa povero rispetto al resto del mondo, ciò che avviene per il peso che hanno i paesi ricchi nell'alzare il reddito medio mondiale. Ossia, dove accade persino che anche i poveri dei Paesi ricchi siano più ricchi dei ricchi dei Paesi poveri. In questo caso, la posizione economica (lo scostamento) di ciascun individuo rispetto a tutti gli altri che vivono sul pianeta non dipenderà solo dalla classe di reddito in cui uno si trova nel proprio Paese, ma anche dal Paese dove nasce (chiamiamo questa la disposizione per ubicazione).

    Quanto pesa la classe, e quanto l'ubicazione? Nascere in un paese ricco offre un vantaggio rispetto al nascere in un Paese povero per quasi tutti – ossia per diciannove dei venti ventili. Solo nell'ultimo ventile a destra, come mostrano i grafici, c'è eguaglianza fra i ricchissimi - fra cui i russi, i brasiliani, i cinesi, gli argentini, ecc. Insomma le diseguaglianze si sono ridotte ma restano ancora molto forti a livello internazionale.

    Passiamo alle diseguaglianze in Occidente.

    Si prenda la quota dei profitti – i redditi da capitale - nella ripartizione del reddito di più Paesi in un arco temporale molto lungo. I profitti son quelli netti – quelli cui sono sottratti gli ammortamenti, perché questi ultimi rimpiazzano il capitale in uso. Si vede che la quota dei profitti è crescente. Non fosse che i profitti d'impresa sono stabili, mentre crescono i profitti immobiliari – questi ultimi sono i redditi che riceve chi affitta e i redditi che non spende chi abita nella casa di proprietà. I profitti immobiliari sono molto diffusi. Ergo, la diseguaglianza è meno marcata di quanto possa emergere dai conti di Piketty.



    Quest'ultimo nei propri lavori ricorda un aspetto meno noto, ma importante: il ruolo dell'eredità. Per la Francia si hanno serie statistiche molto lunghe e attendibili. Per gli altri Paesi europei i numeri sono simili. Si calcola quanta parte di ogni generazione riceva un flusso ereditario che sia equivalente al reddito di tutta una vita del 50% meno remunerato della popolazione. Per esempio, se l'eredità fosse di 750 mila euro, essa equivarrebbe a cinquanta anni di lavoro del 50% meno remunerato, il cui reddito è intorno ai 15 mila euro l'anno. Come si vede, si ha, grazie alla ricchezza cumulata negli ultimi decenni da un numero crescente di famiglie, un numero sempre maggiore di persone che eredita l'equivalente di cinquanta anni di lavoro di chi nasce senza ereditare nulla e non riesce a emergere come livello del proprio reddito.




    Seconda parte: considerazioni di natura generale

    1 - L'eguaglianza cresce sia con la miseria sia con la ricchezza

    Quando una società è al livello di sussistenza, è difficile che sorgano delle forti diseguaglianze, perché una parte della popolazione morirebbe letteralmente di fame. Morendo di fame una parte della popolazione, si avrebbero meno guerrieri, e quindi il paese sarebbe facilmente conquistabile. In questo caso si dice (elegantemente) che, quando il reddito medio è eguale a quello di sussistenza, l'indice di Gini non può che essere vicino a zero. La sopravvivenza “politica” si ha dividendo in misura eguale il poco reddito a disposizione. La diseguaglianza sorge perciò quando si va oltre il reddito di sussistenza. In questo caso, una parte della popolazione sopravvive, mentre una parte vive molto meglio. Questo ragionamento sembra strambo, ma si osservi la distribuzione del reddito nel passato.

    Ai tempi di Roma, il reddito - misurato sempre con l'indice di Gini - era intorno a 50 alla fondazione dell'Impero, mentre era arrivato a 10 intorno al settimo secolo dopo Cristo. La ragione di questa crescita dell'eguaglianza è la miseria in cui era caduto l'Occidente dopo il crollo dell'Impero.

    Questo però avveniva nelle società preindustriali. Con l'arrivo dell'economia industriale le cose cambiano. Qui si ha il modello di Kuznetz. Si ha una prima fase in cui le diseguaglianze crescono. Si ha lo spostamento dall'agricoltura (bassa produttività) alle fabbriche (alta produttività). Si alza la forbice fra i redditi dei settori tradizionali e di quelli moderni. Nella fase successiva, la produttività in agricoltura sale e quindi anche i redditi, e salgono i salari. La diseguaglianza si riduce. Quindi abbiamo una riduzione della diseguaglianza nella ricchezza crescente, a differenza di quanto accaduto all'Impero Romano. Se misuriamo – sempre con l'indice di Gini - sull'asse verticale la diseguaglianza, e su quello orizzontale il reddito - pro capite e in moneta costante – nel corso del tempo, si ha una curva ad “U rovesciata”: alla crescita iniziale della diseguaglianza si ha una decrescita nella fase successiva. Le cose sono andate in questo modo nei Paesi ricchi fino a circa gli anni Settanta. Da allora la diseguaglianza è cresciuta.

    2 - Perché l'eguaglianza si riduce da qualche decennio

    Come mai la diseguaglianza - dal che si riduceva dalla Prima guerra mondiale fino agli anni Ottanta - ora, invece, cresce? Si hanno due scuole di pensiero.


    • Quella di Piketty sostiene che la riduzione della diseguaglianza è l'eccezione, mentre la regola è la sua crescita. L'eccezione si è avuta a causa delle due guerre mondiali che hanno impoverito i ricchi, mentre in tempo di pace i ricchi si arricchiscono, perché il rendimento del capitale è - come tendenza - maggiore della crescita dell'economia. Da qui l'idea di tassare la ricchezza.

    • Quella di Milanovic, cerca una spiegazione nell'economia reale. Un'economia di servizi disperde i redditi molto più di quella industriale – i “camerieri” e i “finanzieri” hanno, come noto, dei redditi molto diversi, intanto che il lavoro non qualificato è pagato molto meno e/o si sposta verso i Paesi emergenti. La conclusione è che sarà molto difficile fermare il trend della crescita della diseguaglianza. Questa porta alla “plutocrazia” e al “populismo” negli Stati Uniti, e al "populismo" in Europa. Da qui – ossia dal voler evitare questi due percorsi politici - l'idea di fare qualche cosa per fermarla.

    3 - Come incoraggiare o frenare la diseguaglianza?
    La crescita della diseguaglianza può essere frenata in due modi. Promuovendo in un primo tempo la diseguaglianza, oppure non promuovendola.


    • Il primo modo sostiene che la diseguaglianza vada incoraggiata - liberalizzando il mercato dei prodotti e del lavoro e riducendo le imposte d'impresa - perché così si premia chi rischia. Grazie alle innovazioni, frutto del rischio, dopo qualche tempo, si ha più lavoro. La diseguaglianza resta alta – all'inizio cresce - ma i redditi bassi – alla lunga - crescono. Si ha un maggior gettito fiscale (anche con aliquote inferiori). Un gettito che può essere usato a favore delle “sacche di povertà”. In questo modo, la diseguaglianza, pur restando alta, si riduce. Il nome pop di questo approccio è “spill-over effect”.

    • Il secondo modo sostiene che la diseguaglianza si possa ridurre fin da subito trasferendo una parte del reddito da chi ne ha molto a chi ne ha poco, senza che questo disincentivi l'iniziativa individuale. Il trasferimento fiscale è già in funzione. Si ha il reddito di mercato – quello senza trasferimenti e senza imposte. Si ha il reddito lordo – quello che include i trasferimenti ed i servizi dello “Stato Sociale”. Si ha, infine, quello netto, eguale al reddito lordo, ma dopo le imposte. Gli indici di Gini sono per ciascun tipologia di reddito negli Stati Uniti: 50, 45, 40. Si ha quindi una redistribuzione del reddito. In Germania gli indici di Gini per ciascuna tipologia di reddito sono diversi: 50, 35, 30. Si ha quindi una forte redistribuzione del reddito. La Germania distribuisce un reddito dei fattori (o reddito di mercato) come quello statunitense, ma redistribuisce di più. Se il reddito di mercato in Germania (un paese “socialdemocratico”) è eguale a quello degli Stati Uniti ("il" paese dell'economia di mercato), allora si possono avere i vantaggi del mercato (che si assume premi la “produttività marginale” dei fattori) e dello Stato (che si assume che rende meno forti le disparità, con ciò promuovendo l'eguaglianza delle opportunità). Questa è la conclusione – possiamo definirla “irenica” - del secondo punto di vista.

      I muri di Trump - Centro Einaudi


    «che giova ne la fata dar di cozzo?»

    “Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è ottima”

    Italiani, popolo di santi, poeti e costituzionalisti

  7. #7
    SOVRANISTA ISRAELIANO
    Data Registrazione
    04 Apr 2009
    Località
    Territori occupati della Cispadania/North Bank
    Messaggi
    52,025
     Likes dati
    10,074
     Like avuti
    19,622
    Mentioned
    778 Post(s)
    Tagged
    66 Thread(s)

    Predefinito Re: Contrordine, la globalizzazione dimezza la povertà

    Secondo voi , in numeri assoluti, c'erano più poveri 100 anni fa o adesso?

    ecco, dopo che vi siete risposti cancellate sto thread ridicolo...
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

  8. #8
    Viva la piadina!!!
    Data Registrazione
    20 Nov 2009
    Località
    Miami, FL, USA
    Messaggi
    96,627
     Likes dati
    1,937
     Like avuti
    8,531
    Mentioned
    723 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: Contrordine, la globalizzazione dimezza la povertà

    Citazione Originariamente Scritto da Robert Visualizza Messaggio
    Secondo voi , in numeri assoluti, c'erano più poveri 100 anni fa o adesso?

    ecco, dopo che vi siete risposti cancellate sto thread ridicolo...
    La cosa divertente/preoccupante, e' che credi pure d'aver detto una genialata.

    Ti devo pure spiegare pure il perche' o preferisci farlo passare come un tentativo di trollata andato a vuoto?
    Globalizzazione..... si grazie.

  9. #9
    C'mon Bert
    Data Registrazione
    18 Jan 2013
    Messaggi
    6,277
     Likes dati
    201
     Like avuti
    1,531
    Mentioned
    50 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Contrordine, la globalizzazione dimezza la povertà

    Se e' per questo, un migliaio di anni fa i poveri erano assai di meno che cento anni fa.

  10. #10
    SOVRANISTA ISRAELIANO
    Data Registrazione
    04 Apr 2009
    Località
    Territori occupati della Cispadania/North Bank
    Messaggi
    52,025
     Likes dati
    10,074
     Like avuti
    19,622
    Mentioned
    778 Post(s)
    Tagged
    66 Thread(s)

    Predefinito Re: Contrordine, la globalizzazione dimezza la povertà

    Citazione Originariamente Scritto da ZZandro Visualizza Messaggio
    Se e' per questo, un migliaio di anni fa i poveri erano assai di meno che cento anni fa.
    fate il passo ulteriore e capirete quello che sta aumentando veramente...
    e sta accadendo da secoli...
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

 

 
Pagina 1 di 37 1211 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Con la globalizzazione diminuiscono le disparità e la povertà
    Di Mitchell nel forum Economia e Finanza
    Risposte: 63
    Ultimo Messaggio: 22-07-12, 00:07
  2. prodi dimezza gli ospedali penitenziari.
    Di FuoriTempo nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 05-01-07, 23:08
  3. La globalizzazione della povertà
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 07-12-06, 13:45
  4. AF dimezza il NAP-CDG
    Di michele-TO nel forum Aviazione Civile
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 21-03-05, 22:19
  5. Air One dimezza il FCO-NCE
    Di goafan nel forum Aviazione Civile
    Risposte: 11
    Ultimo Messaggio: 19-12-04, 21:37

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito