Landvolkbewegung

«Ich kann Ihnen sagen, in Schleswig-Holstein macht es Spaß, Putschist zu sein! Donnerwetter ja, das ist doch eine ganz andere Gesellschaft als diese Salon-Putschisten in den Städten. In alter Frische mit einem kräftigen Putschheil!»

(Ernst von Salomon)

Mentre per Mohler la Landvolkbewegung è una corrente a parte, caratterizzata da una preminenza dell’azione di massa, rispetto ai circoli politico-intellettuali della Rivoluzione Conservatrice, risulta in realtà evidente, che essa si collochi all’interno dell’ala nazionalrivoluzionaria. Questo non solo per la forte adesione al movimento di esponenti di questa corrente, ma anche per la sua stessa natura, che unisce a un forte legame con la tradizione contadina nord-tedesca, una carica eversiva e rivoluzionaria già propria di una realtà storica e politica moderna, pur reminiscente delle antiche agitazioni contadine.

Il movimento agrario in Germania
La Landvolkbewegung (“movimento del popolo della campagna”), fu il più radicale dei tre poli del movimento agrario in Germania. Esaminiamo ora brevemente gli altri due: da una parte abbiamo i partiti agrari, ovvero quelle formazioni propostesi alle elezioni; dall’altra, le leghe agrarie, di stampo movimentistico ed extraparlamentare. Naturalmente si tratta di una distinzione più di etichetta, dal momento che l’elettorato e la militanza rimanevano abbastanza fluidi. I loro rapporti con la politica erano vari, le prime tendevano ad appoggiarsi a partiti di centro-destra e di destra, come la DNVP e la DVP ma anche la DDP e il Zentrum, mentre le seconde avevano un’impostazione più Völkisch, con un marcato antisemitismo. Ad ogni modo, visto anche il percorso politico, e la mancanza di un’ideologia vera e propria, è possibile ascrivere la maggior parte del movimento agrario alla corrente Nationalkonservativ.

Per limitarci al periodo di Weimar, citiamo, come partiti minori, il Bayerischer Bauernbund (1895 – 1933), in Baviera, che raggiunse i 50.000 membri nel 1921, ed ebbe al Reichstag dai 4 ai 6 seggi; la Schleswig-Holsteinische Bauern- und Landarbeiterdemokratie (1919 – 1924), nello Schleswig-Holstein, divenuto nel 1921 Schleswig-Holsteinische Landespartei, arrivato al massimo a un seggio al Reichstag. A questi vanno aggiunti i più importanti, formatisi entrambi nel 1928: la Deutsche Bauernpartei, che raccolse i 100.000 membri della Deutsche Bauernschaft, e altri partiti come il Bayerischer Bauernbund, e andò declinando dagli 8 seggi del 1928 ai 2 del 1933; e soprattutto la Christlich-Nationale Bauern- und Landvolkpartei, nata da una scissione della DNVP e rappresentante soprattutto gli interessi degli agricoltori prussiani, la quale crollò dai 10 seggi del 1928 e dai 19 del 1930 all’unico seggio nel novembre 1932.

Delle leghe agrarie – tra cui ricordiamo il Württembergischer Bauern- und Weingärtnerbund (1919 – 1933) in Württemberg e il Thüringer Landbund (1920 – 1933) in Turingia – le organizzazioni ombrello più importanti erano il Bund der Landwirte (1893 – 1921) e il Landbund (1919 – 1921), che nel 1921 si fusero per dare vita al Reichslandbund. Questa, sotto la presidenza di Karl Hepp (1921 – 1930) crebbe dal milione di membri del 1923, fino a raggiungere i 5,6 milioni, mantenendosi su posizioni abbastanza simili a quelle nazionaliste. Suoi membri confluirono sia a formare e dirigere la Landvolkpartei, sia a incrementare la Landvolkbewegung. Intanto, essa assunse una connotazione politica e movimentistica sempre più forte: nel 1929 partecipò alla Volksbegehren contro il Piano Young, nel 1931 entrò nello Harzburger Front. Infine, fu dissolta nel Reichsnährstand nel 1933.

Il movimento
L’evento originario fu una protesta spontanea della popolazione contadina nel Dithmarschen, la parte occidentale dello Holstein, ovvero la regione costiera paludosa tra gli estuari dell’Elba e dell’Eider. La manifestazione ebbe luogo il 28 gennaio del 1928 e vi parteciparono circa 140.000 persone, 20.000 nella sola Heide, e circolò l’intenzione di fondare un Landvolk-Bund. Tra l’autunno del 1928 e il marzo del 1929, il progetto prese forma. Il 19 novembre a Beidenfleth, fu opposta resistenza da parte della popolazione al pignoramento di due buoi ai contadini Koch e Kühl, con il processo di cinquantadue accusati e duecento simpatizzanti, e seguì una grande riunione di protesta a Itzehoe il 26 novembre<!--[if !supportFootnotes]-->[2]<!--[endif]-->.

Il 1 marzo già usciva una rivista, diretta dai fratelli Bruno ed Ernst von Salomon, dal titolo “Das Landvolk”, e col sottotitolo in Plattdeutsch “Lewwer duad üs Slaaw!” (“meglio morti che schiavi”), la quale raggiunse le 10.000 copie nel 1930/1931. Ai due intellettuali, uno comunista e l’altro nazionalrivoluzionario, si affiancano due capi carismatici contadini, Claus Heim e Wilhelm Hamken, in qualità di primi inter pares. Si può osservare come a Rendsburg, di fronte a 50.000 contadini, Heim, influenzato evidentemente dai fratelli Salomon, indicasse come obiettivo del movimento non solo la conservazione della classe contadina, ma addirittura la trasformazione radicale della società tedesca<!--[if !supportFootnotes]-->[3]<!--[endif]-->. Dal canto suo, Hamken rappresentava invece l’ala più moderata, tant’è che verrà successivamente accusato di legami con gli agrari<!--[if !supportFootnotes]-->[4]<!--[endif]-->. Il 1 aprile, si aggiunse la rivista “Blut und Boden”, diretta da August Georg Kenstler, già capo del Bund der Artamanen, d’orientamento völkisch, il quale vi pubblicò più tardi il Nationalrevolutionäre Manifest des deutsches Landvolk<!--[if !supportFootnotes]-->[5]<!--[endif]-->.

Dallo Schleswig-Holstein, l’agitazione dilagò in tutto il nordest della Germania, diffondendosi in Slesia, Pomerania, Prussia, anche se il suo focolare più intenso rimase nel Dithmarschen. Il 4 marzo 1929, a Itzehoe, fu fondata la Steinburger Nothilfebewegung, una società di mutuo soccorso tra contadini, che promuoveva lo sciopero delle tasse come forma di lotta contro il governo. Il 1 agosto, ad una manifestazione a Neumünster, comparve la bandiera del movimento, ideata da Peter Petersen, sulla scorta dei vessilli delle rivolte contadine del XVI secolo: completamente nera con un aratro bianco e una spada rossa<!--[if !supportFootnotes]-->[6]<!--[endif]-->. Questa simbologia richiamava dunque in ugual modo i colori tradizionali pangermanici e le bandiere nere degli anarchici, e «nazionalanarchica» difatti parve alle autorità<!--[if !supportFootnotes]-->[7]<!--[endif]-->. Sequestrata dalla polizia, fu restituita il 4 giugno del 1930, dopo il boicottaggio totale della cittadina di Neumünster, da parte dei contadini.


Dal novembre 1928 al settembre 1929, gli elementi più radicali della Landvolkbewegung, guidati da Heim, commisero almeno 13 attentati dinamitardi simbolici, tra cui quelli contro i municipi di Rendsburg, Niebüll, Schleswig, Itzehoe, Lüneburg e Neumünster, e altri contro redazioni di giornali ostili. Nell’ottobre del 1930, Heim fu arrestato e processato per gli attentati, nel corso del cosiddetto Großen Bombenlegerprozess von Altona, e condannato a sette anni di carcere, che scontò finché nel 1932 fu scarcerato grazie ad un’amnistia votata trasversalmente da nazionalisti, comunisti e nazionalsocialisti. Da allora, fino al 1933, pubblicò la rivista “Dusendüwelswarf”.<!--[if !supportFootnotes]-->[8]<!--[endif]-->

Legami politici
Il potenziale rivoluzionario della Landvolk era tale che essa fu corteggiata da più parti, e non solo all’interno della deutsche Bewegung. Infatti, la KPD si era già mossa in quella direzione, sulla scorta del V congresso del Komintern, che decideva di fondare un’Internazionale contadina. Nel febbraio 1927, era stata creato quindi il Reichsbauernbund, in qualità di sezione tedesca. Questo trasse man mano forza dal dilagare delle proteste, e già nel marzo 1930, a Berlin, organizzò un incontro internazionale con altre delegazioni contadine europee. L’anno successivo, sorsero i Dorf Komitee (“comitati di villaggio”), riuniti nel Deutsches-Reichs-Bauernkomitee, con l’obiettivo di aumentare i consensi verso il partito nella base del movimento contadino. A capo vi è Bodo Uhse, già membro del Bund Oberland e del Vormarsch-Kreis, passato al comunismo dopo una breve ma intensa militanza nell’ala sinistra della NSDAP, all’interno della quale ricoprì ruoli dirigenti (1927-1928)<!--[if !supportFootnotes]-->[9]<!--[endif]-->.

Il rappresentante del comitato nello Europaïsche Bauernkomitee è, invece, il già citato Bruno Solomon, il quale promosse la formazione di comitati d’azione contadini (Bauern-Aktionskomitee) sovrapartitici (überparteilich), in cui la KPD era rappresentata al 5%<!--[if !supportFootnotes]-->[10]<!--[endif]-->. Si può vedere come si tratti di personaggi comunque molto vicini all’ambiente della Destra radicale. E in quest’ambito si tentò un’operazione trasversale di sostegno alla candidatura di Claus Heim, all’epoca detenuto, alla presidenza del Reich. Questi era stato contattato da Niekisch il 18 marzo del 1932, e aveva dietro di sé, oltre alla Landvolkbewegung, vari gruppi e circoli rivoluzionario-conservatori, tra cui la KGRNS di Otto Strasser, la GSRN di Paetel, il circolo di Hielscher, il Bund Oberland, il Wehrwolf, la Deutsche Freischar, la VDS e la Junge Nation e il gruppo völkisch di Ludendorff. Questo progetto si scontrò con la previa decisione della KPD di candidare Thälmann. Così, quest’operazione politica, osteggiata anche dal giudizio ostile del Aufbruch-Arbeits-Kreis a sinistra e del KNRG di Ebeling e Lass a destra, non andò a buon fine. In compenso, come già accennato, ebbe buon esito la proposta di legge, appoggiata trasversalmente, che portò alla sua scarcerazione.

D’altra parte, anche i nazionalsocialisti entrarono presto in rapporti con la Landvolkbewegung, pur mantenendo le distanze dagli attentati terroristici, il che fu criticato da Ernst von Salomon<!--[if !supportFootnotes]-->[11]<!--[endif]-->. Essi ritenevano «importante e pericoloso» il movimento, tanto da fondare il loro primo giornale regionale a Itzehoe, affidandolo a Bodo Uhse, all’epoca ancora nazionalsocialista<!--[if !supportFootnotes]-->[12]<!--[endif]-->. All’inizio del 1932, poi, fu fondato il Comitato Claus Heim, ad opera del comandante Buchrucker, vicino ad Otto Strasser a cui aderirono, oltre ad Otto Strasser ed Herbert Blank, anche i nazionalrivoluzionari Ernst Jünger, Hans Zehrer, A. E. Günther ed Oldenburg-Januschau, Kleo Pleyer e Reinhold Wulle, i nazionalsocialisti Walther Stennes, Hans Frank, Artur Dinter ed A. G. Kenstler, e il comunista Stenbock-Fermor, <!--[if !supportFootnotes]-->[13]<!--[endif]-->.

Si può quindi vedere come originariamente la Landvolkbewegung, per usare l’espressione di Salomon<!--[if !supportFootnotes]-->[14]<!--[endif]-->, fosse una sorta di «terra di nessuno tra i fronti», contesa da entrambi i lati e, al tempo stesso, luogo d’incontro. Nondimeno, non si può sottovalutare come alla fine, il consenso dei contadini settentrionali, precedentemente sostenitori della destra liberale, in contrapposizione a quella conservatrice e guglielmina, andò piuttosto al partito nazionalsocialista che a quello comunista. Alle elezioni del settembre 1930, nello Schleswig-Holstein, i voti della NSDAP passarono da 32.000 a 240.000, contro i 55.000 della DNVP e i 70.000 della KVP, mentre nella Prussia orientale, passarono da 8.000 a 235.000<!--[if !supportFootnotes]-->[15]<!--[endif]-->. Ancora nel 1932, i nazionalsocialisti conquisteranno nello Schleswig-Holstein la maggioranza assoluta, col 51% dei voti<!--[if !supportFootnotes]-->[16]<!--[endif]-->.

Quanto all’ideologia, dunque, a ragione Faye colloca la Landvolkbewegung a metà tra la corrente Völkisch e quella Nationalrevolutionäre, tuttavia credo che si debbano distinguere due livelli ideologici in questo movimento. Il primo, originario e sotterraneo, legato direttamente alla base agraria, e di cui furono esponenti effettivi Heim e Hamken, combina il populismo agrario con tendenze anarco-rivoluzionarie. Il secondo, sovrappostosi ad esso per opera dei vari intellettuali e politici che ne sposarono la causa, aggiunge una maggiore complessità al livello originario, traducendo l’attaccamento alla terra e la diffidenza verso la città dei contadini nella dottrina völkisch del Blut und Boden, e fornendo al ribellismo spontaneista un carattere eminentemente rivoluzionario. Per questo motivo, possiamo quindi collocare questo movimento all’interno della corrente Nationalrevolutionäre.


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[1] Armin Mohler, Die konservative Revolution in Deutschland 1918-1932 : Ein Handbuch, cit., pp. 161–165.

[2] Cfr. Walter Luetgebrune, Neu-Preußens Bauernkrieg : Entstehung und Kampf der Landvolkbewegung, Hanseatische Verlagsanstalt, Hamburg, 1931; e Richard Schapke, Aufstand der Bauern, Wolfgang Richard Lindner, Leipzig, 1933.

[3] Ernst von Salomon, Die Stadt, Berlin, 1932.

[4] “Die rote Fahne”, 209, 27 maggio 1931.

[5] August Georg Kenstler, Nationalrevolutionäre Manifest des deutsches Landvolk, in “Blut und Boden”, 4, Weimar, 1931, pp. 145-153.

[6] Peter Petersen, Fliegender Sand, Norderstedt, 1985, pp. 66, 68.

[7] Deutsche Zentral Archiv, Potsdam, Reichsministerium des Innern, 26 076 («Sozialrevolutionäre Nationalisten»); Das Preussische Ministerium des Innern, II, 1421, 38/1, v. 29 luglio 1930, an die Ober- und Regierung Präsidenten.

[8] Uwe Danker : Astrid Schwabe, Schleswig-Holstein und der Nationalsozialismus, Neumünster, 2005, p. 14.

[9] Klaus Walther, Bodo Uhse, Leben und Werk, Volk und Wissen, Berlin, 1984.

[10] Deutsche Zentral Archiv, Potsdam, Reichsministerium des Innern, 26 030.

[11] Ernst von Salomon, Die Stadt, cit., p. 121.

[12] Ernst von Salomon, Der Fragebogen, Hamburg, 1951, p. 235.

[13] Jean Pierre Faye, Langages totalitaires : critique de la raison narrative : critique de l’economie narrative, cit., p. 330.

[14] Ernst von Salomon, Die Stadt, cit., p. 195.

[15]Arthur Rosenberg, Geschichte der Weimarer Republik, Karlsbad, 1935; ried. Frankfurt a.M., 1961, p. 210.

[16] Karl Dietrich Bracher, Die Auflösung der Weimarer Republik, 3. ed., Ring-Verlag, Villingen, 1960, II, p. 667.



Fra le Rovine: Landvolkbewegung