La Stampa

Nei sotterranei dell’Ergife - l’ormai dimenticato hotel dove si consumarono le ultime riunioni dei partiti della Prima Repubblica - riappare Matteo Renzi nelle vesti di segretario del PD: dovrà indicare un percorso per il suo partito, dicendo esplicitamente se vuole bruciare i tempi, fare un congresso a febbraio e Primarie che lo rilegittimino come leader. Oppure se, come pare più probabile, rinunci al congresso subito e tenga le redini del partito con tutte le sue leve.

Dall’Assemblea nazionale (il parlamentino del PD) tutti i principali notabili del partito hanno rinunciato a fare previsioni sulle reali intenzioni del loro segretario. Mago della “pre-tattica” anche quando era in auge, Renzi alimenta ancora più incertezza dopo la batosta del referendum: la previsione più quotata indica una tripla aperta ad ogni soluzione. Anche se ieri sera le voci in arrivo da casa Renzi, a Pontassieve, dicono che il segretario del PD non proporrà un’anticipazione del congresso: restare segretario gli consentirebbe di controllare partito e liste elettorali in vista di uno scioglimento anticipato delle Camere, che l’ex premier considera ancora come la sua principale missione. Sarebbe una retromarcia rispetto alle aspettative di Renzi, che alla fine potrebbe contentarsi di vedersi approvare la relazione.

Una cosa è certa: Renzi attaccherà frontalmente i Cinque Stelle per la vicenda di Roma, con un messaggio in controluce che il segretario non potrà esplicitare del tutto, ma che rappresenterà uno dei sottotitoli della sua relazione: la crisi dei Cinque Stelle è la ragione più forte che dovrebbe spingere il PD ad accelerare la corsa verso le elezioni. Una corsa che non è condivisa dai notabili della maggioranza “renziana”: il ministro Dario Franceschini, assieme al Capo dello Stato punta ad una chiusura naturale della legislatura; Andrea Orlando che, forte di una esperienza da ministro della Giustizia che ne sta rafforzando l’immagine e lo spessore politico, non ha ancora deciso se candidarsi alla guida del PD.

Ad un rinvio del congresso è interessato anche l’ex presidente dei deputati del PD, Roberto Speranza, che ha annunciato di volersi candidare per la segreteria del PD e che avrebbe bisogno di tempo per consolidarsi. Pupillo di Pier Luigi Bersani, Speranza si è lanciato in pista provando a cavalcare il mood dei deboli contro i potenti: «Io al congresso del PD ci sarò con la mia storia, con umiltà e coraggio. Qualcuno dirà sorridendo, pensando al sistema di potere di Renzi, sarà Davide contro Golia». Ma nella stessa area di “sinistra” ci sono già in campo due Governatori del PD, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e quello della Puglia Michele Emillano: personaggi troppo solidi per poter convivere con un terzo candidato. Per capire chi sarà l’anti-Renzi è ancora presto.