faccio da "balia", per così dire, saltuaria, compagno di giochi cioè dei miei nipoti. Li faccio giocare, così dicono, in un senso giudicato sfrenato, ma consentito, dai miei fratelli. E' sicuramente più facile di tirarli su, forse i miei fratelli vedono la differenza con questo. Vedono il mio animo da esule. In realtà, giochiamo insieme. Ma è facile, basta seguirli in ciò che inventano, nei giochi, nelle proposte, a volte aggiungendo qualche timido no se ciò che vogliono fare è pericoloso o come ieri, che volevano aprire subito con me i regali fatti non da me, non c'è tempo. Bisogna guardare quelli degli altri, pensare a possibili baratti anche se "il tuo resta il tuo", pensare a quella speciale cicogna. I miei fratelli e parenti pensano che gli faccio fare di tutto. Ma non è così. Vige tra i bambini, non solo i miei nipoti, penso, forte una raffinata auto disciplina o autoregolamentazione, che va oltre ogni tipo di volontaristico seguirli o non lesinar loro attenzione. Oltre gli stereotipi di motivazioni egoistiche, rozze, di nudità del carattere a quell'età. Sono stanco quando vanno via, mi accorgo, come chiunque stia con loro del tempo. Ma il caos è mio, perchè non so ritornare a quello che sarebbe il mio mondo. Ogni riferimento* a Lewis Carrol è offensivo.
*ri-fieri-mento




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