Vietato criticare Woodcock: il pm cita in giudizio la Chirico - IlGiornale.it

Il pericoloso soggetto destinatario del provvedimento è la giornalista ed editorialista del «Giornale» Annalisa Chirico (nella foto), che per un'intervista e un libro sull'abuso della custodia cautelare in Italia («Condannati preventivi», ed. Rubbettino) finisce davanti al giudice. Il presunto reato? Aver procurato «una grande sofferenza morale» e «gravissime ricadute nella sfera personale, famigliare e professionale», quantificabili in 180mila euro di risarcimento, al pm della Procura di Napoli, Henry John Woodcock, titolare di celeberrime inchieste sul malaffare politico, non tutte impeccabili. Il pamphlet della Chirico si permette di criticare un'inchiesta di Woodcock, il risultato è che il libro «finisce all'indice in tre fascicoli: Napoli, Roma (giudizio civile) e Lamezia Terme (penale per diffamazione). Bingo» racconta la giornalista sul «Foglio» ricostruendo il caso. La libertà di stampa in Italia c'è, «ma ci sono tante cose di cui non si può parlare, se sfidi il divieto diventi un bersaglio». La magistratura italiana è una di queste, certe Procure più suscettibili di altre. Il rischio è l'autocensura, per timore di rappresaglie. Come capita alla Chirico dovendo scrivere del carcere per sbaglio di Vittorio Emanuele di Savoia, inchiesta Woodcock. Ma poi: «Chissenefrega, scrivo, sono libera».