La Repubblica
Un partito unico (e nuovo) dei moderati. Diverso e distante dalla Lega di Salvini. Niente primarie a marzo coi "lepenisti" e no al maggioritario che sta tanto a cuore ai due "Matteo". Stefano Parisi rientra in Italia e torna al fianco del Cavaliere, la telefonata e presto un incontro dopo i mesi di gelo ("Non era accaduto niente di insanabile"). In coincidenza con la svolta moderata dell'ex premier.
Stefano Parisi, dunque è di nuovo idillio con Silvio Berlusconi?
"Mi sembra esagerato definirlo idillio. C'è un'oggettiva convergenza sull'esigenza di costruire un'area politica, liberale, popolare e riformista, che abbia nel Ppe il suo punto di riferimento. Questo sì. Un'area che tornerà protagonista, non certo al traino di slogan che rischiano di consegnare l'Italia ai 5Stelle".
Lei entra in Forza Italia?
"No. Non mi è stato più chiesto e non è questo il mio ruolo. Il percorso sarà parallelo, come sempre è stato fin da settembre. Fi consoliderà il blocco di consensi, io mi muovo da tempo per rigenerare una nuova offerta politica popolare potenzialmente molto consistente: ci sono 10 milioni di voti che il centrodestra ha perso in questi anni e che si sono rintanati nell'astensione".
Per fare poi cosa?
"Occorre federare quell'area liberale e popolare di cui Fi resta il punto di riferimento, con programmi e uomini nuovi. Io continuo a girare il Paese con il network "Energie per l'Italia". Riparto dall'Emilia, le Marche, poi Lecco, Genova, Napoli, Roma. L'obiettivo sarà un soggetto unico nuovo, che si muova tra la Lega e il Pd. Di questo anche il presidente Berlusconi mi sembra convinto ".
E lei si candida a guidarlo?
"È presto per parlarne. Intanto c'è parecchio lavoro da fare. Prima le idee, i programmi, le emergenze alle quali trovare soluzioni: banche, immigrazione, politica estera, stallo economico. I leader verranno dopo".
Tutto questo distinti e distanti dalla Lega, sembra di capire.
"Dalla Lega oggi siamo molto lontani su tanti temi fondamentali, dall'Europa alla legge elettorale. Questo è un Paese da ricostruire con gente capace e responsabile, non con politici abili solo nella battuta o nello slogan".
Nell'intervista a "Repubblica" Salvini sostiene che Berlusconi è un nostalgico del craxismo e che sta lavorando al proporzionale per l'inciucio dopo il voto.
"Ho letto affermazioni molto dure e ingiustificate nei confronti di Berlusconi. Il tema oggi non è fare l'inciucio, ma costruire una forte alternativa ai quattro governi che si sono succeduti. Se vogliamo dirla tutta, oggi è giusto che il governo Gentiloni difenda Mediaset, com'era giusto votare il decreto banche per salvare i risparmiatori. Ma questo che c'entra con l'inciucio?".
Anche lei è per il proporzionale?
"Occorre una legge elettorale rappresentativa della volontà degli elettori e che dia stabilità al governo. Io vedo bene il sistema tedesco, con una base proporzionale ma non in stile Prima Repubblica: sfiducia costruttiva, sbarramento, premio al primo partito. Così ci si avvia verso la Terza Repubblica".
Intanto Salvini lancia già le primarie per marzo. Parteciperà?
"Marzo no, bisogna attendere la legge elettorale. Io non sono contrario alle primarie, se organizzate e regolate in modo serio. Tutto dipende dal sistema elettorale: se un maggioritario imporrà una coalizione, allora bisognerà farle nel centrodestra. Diversamente, col proporzionale, le dovremo fare all'interno dell'area liberale e popolare. In ogni caso, non certo con quattro gazebo in giro per le piazze".
Per andare al voto quando? Anche lei come Berlusconi punta al termine della legislatura?
"No, mi auguro che il Parlamento faccia prima possibile, ma è impensabile votare ad aprile, vorrebbe dire farlo col pastrocchio del Consultellum. Penso che la scadenza più opportuna sarebbe dopo le elezioni tedesche: l'autunno è la finestra migliore".




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