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Nicosia, 9 gen. (askanews) - Cipro è divisa dal 1974 quando l'esercito turco invase l'isola come rappresaglia per il colpo di stato ispirato da Atene con l'intento di annettere l'isola. Dall'oggi al domani 200.000 persone furono costrette a fuggire dalle loro case, i ciprioti grechi verso il Sud e quelli turchi verso il Nord, abbandonando case, beni e terreni. Molte proprietà grecocipriote nel Nord sono state occupate da turcociprioti o da coloni turchi. Secondo Nicosia quest'ultimi sono circa 160mila, un numero che è diventato la maggioranza della popolazione a Cipro Nord.
I turcociprioti rappresentavano il 18% della popolazione dell'isola nel 1974 ma controllavano un terzo del territorio e si è sempre pensato che parte dei territori controllati dai turcociprioti sarebbe stato ceduto ai grecociprioti in qualsiasi accordo di pace. E proprio quanta terra avrebbero dovuto cedere ha bloccato i negoziati di pace per 40 anni.
La questione del territorio è vitale per entrambe le parti, perché sia il presidente cipriota Nicos Anastasiades sia il leader della proclamata repubblica di Cipro Nord Mustafa Akinci dovranno sottoporre qualsiasi tipo di accordo al voto popolare.
Le due parti restano molto lontane dall'intesa su quanti grecociprioti possano rientrare nelle loro case da cui fuggirono nel 1974 e Akinci è determinato a limitare al minimo il numero dei turcociprioti che sarebbero sfollati per la seconda volta.
Nel Sud, il governo di Nicosia amministra le abitazioni appartenenti ai turcociprioti e ne ha assegnate alcune ai rifugiati grecociprioti fuggiti dal Nord. Infrastrutture come l'aeroporto di Larnaca sono state costruite su terreni che erano a turcociprioti che chiedono un indennizzo. Stessa cosa per la parte grecocipriota: alcuni proprietari si sono rivolti alla commissione creata dalla Turchia per gli indennizzi caso pr caso.




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