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    Predefinito Non solo ebrei. Il massacro di zingari e disabili

    https://it.wikipedia.org/wiki/Porajmos

    (DE)« Wir Roma und Sinti sind die Blumen dieser Erde.
    Man kann uns zertreten,
    man kann uns aus der Erde reißen, man kann uns vergasen,
    man kann uns verbrennen,
    man kann uns erschlagen –
    aber wie die Blumen kommen wir immer wieder... »
    (IT)« Noi Rom e Sinti siamo come i fiori di questa terra.
    Ci possono calpestare,
    ci possono eradicare, gassare,
    ci possono bruciare,
    ci possono ammazzare -
    ma come i fiori noi torniamo comunque sempre... »
    (Karl Stojka[1])
    Porajmos o Porrajmos (pronuncia italiana: poraimòs; in romaní: [pʰoɽai̯ˈmos]; traducibile come "grande divoramento" o "devastazione") è il termine con cui Rom e Sinti indicano lo sterminio del proprio popolo perpetrato da parte dei nazisti durante la seconda guerra mondiale. Si stima che tale eccidio provocò la morte di 500.000 di essi[2].
    Questo disegno genocida è definito da Rom e Sinti anche con il termine Samudaripen, che significa letteralmente tutti morti[3].

    Asperg 22 aprile 1940: gruppo di zingari rastrellato per essere deportato

    Indice

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    Le origini storiche della discriminazione[modifica | modifica wikitesto]

    In Germania, e nel resto dell'Europa, la popolazione zingara fu vista con diffidenza sin dal medioevo[4]. Gli zingari, essendo un popolo nomade, si mostravano diversi dalle altre popolazioni per usi e costumi. Furono accusati di stregoneria, e durante il Sacro Romano Impero di essere spie al servizio dei turchi. Con la Riforma protestante fu severamente vietato l'accattonaggio, una delle attività principali degli zingari, che giudicati come mendicanti, per di più stranieri, non erano accolti dalle parrocchie. Alcuni di questi reati erano talvolta puniti con la pena di morte.

    Lo Zigeuner-Buch, 1905

    Nel XVII secolo, in seguito alla Guerra dei Trent'anni, i paesi dilaniati dal conflitto, e soprattutto la Germania, furono travolti da un'ondata di brigantaggio che vide come protagonisti numerosi gruppi di zingari spinti dalla fame. Così i principi tedeschi emanarono una serie di leggi contro di loro per fermarne le scorribande. Durante il 1700 vennero promulgate molte norme contro il vagabondaggio, il nomadismo, e in generale verso le attività zingare da parte di figure quali Augusto I di Sassonia e Adolfo Federico IV di Meclemburgo-Strelitz[5].
    Con l'Illuminismo la situazione migliorò sensibilmente e molte di queste leggi furono attenuate. Si trasformarono in forme di controllo e monitoraggio, mirate all'identificazione degli individui presenti nei vari Paesi. Durante la Repubblica di Weimar gli zingari iniziarono a essere controllati da speciali corpi di polizia che garantivano l'ordine pubblico, imponendo documenti di identificazione e permessi per sostare in luoghi predisposti rispettando il numero di persone e carovane che erano consentite. Tutti gli zingari presenti sul territorio tedesco vennero schedati ed iscritti nel cosiddetto Zigeuner-Buch già dal 1905 [6][7]. In Italia l'epurazione del territorio dagli zingari venne trattata già prima dello scoppio della guerra in una circolare dell'8 agosto del 1926, dove si ordinava di respingere qualsiasi carovana priva di documenti e di segnalare quelle che non rispettavano i limiti di tempo e di itinerario fissati dalle autorità.
    In tutta l'Europa «si è costruito lo stereotipo dello zingaro criminale incallito e irrecuperabile, negando l'identità a quel popolo e disconoscendo l'esistenza di una lingua e di una cultura Rom e di una loro struttura sociale. Non vi è stato scambio culturale con le popolazioni europee ospitanti, come viceversa accade quando due popoli, con culture differenti, vengono a contatto. Verso i Rom, la risposta delle popolazioni ospitanti è stata di tipo normativo, quasi sempre repressivo, allo scopo di evitarne la presenza sul territorio nazionale o di normalizzarla, attraverso l'assimilazione»[8][9].
    Gli zingari nel Reich[modifica | modifica wikitesto]

    « Gli Zingari risultano come un miscuglio pericoloso di razze deteriorate[10] »
    (Robert Ritter, direttore del Centro Ricerche per l’Igiene e la Razza - Berlino)
    « I Rom : Indegni individui primitivi »
    (Eva Justin, assistente particolare di Robert Ritter)
    Nel 1933, anno in cui Adolf Hitler divenne Cancelliere, il numero di zingari nel Reich, che vivevano in gruppi itineranti in tutta la Germania, ammontava a circa 25.000 individui[11]. Questa loro natura non sedentaria fu uno dei motivi per cui la società tedesca iniziò a vedere gli zingari come razza straniera e quindi non ariana.
    Gli zingari erano cittadini tedeschi come altri. Molte città possedevano accampamenti per zingari: a Berlino vi erano ad esempio quelli di Weißensee, Feldtmannstraße, Müllerstraße, Rennbahnstraße, Alt-Glienicke e Pankow-Heinersdorf[12]. Gli zingari tedeschi lavoravano come giocolieri nei circhi, erano danzatori, musicisti, e proprietari di sale da ballo, e questo permetteva loro anche una vita dignitosa. Alcuni avevano servito nell'esercito come soldati semplici o altri come ufficiali, possedendo decorazioni militari tedesche come la Croce di Ferro.

    Il Dott. Robert Ritter identifica una rom con un poliziotto. Donazione dell'Archivio Federale Tedesco (Deutsches Bundesarchiv)

    A Monaco di Baviera il “Servizio informazioni sugli zingari”, un centro di studi e controllo sulla popolazione zingara istituito nel 1899, fu convertito nel 1929 in “Ufficio centrale per la lotta alla piaga zingara”[13]. Questo centro venne utilizzato dai nazisti per attingere informazioni su Rom e Sinti in modo da trovare le motivazioni scientifiche attraverso cui sarebbe stato possibile avvalorare la tesi che afferma che gli zingari non appartenevano alla razza ariana e che quindi dovevano essere catalogati come "razza impura". Da quel momento agli zingari non fu più permesso di passare da un accampamento all'altro senza il permesso della polizia.
    Nel 1936 il dottor Hans Globke dichiarò che "gli zingari erano di sangue straniero" e nello stesso anno il ministero degli interni istituì a Berlino l'istituto di ricerca Rassenhygienische und bevölkerunsgbiologische Forschungsstelle (Istituto di ricerca sull'igiene razziale e la biologia della popolazione) diretto da Robert Ritter[14], psichiatra e neurologo di Tubinga. Questi, per le sue ricerche, si servì dell'“Ufficio centrale per la lotta alla piaga zingara” affiancato da Eva Justin, puericultrice diplomata che lo aiutò nei suoi studi sui bambini zingari prelevandoli dagli orfanotrofi.
    Altre pietre miliari per il pregiudizio e la persecuzione degli zingari furono poste in Germania nel 1938 dal libro razzista di Tobias Portschy: La questione zingara (Die Zigeunerfrage) che storici ritengono il testo ideologico «della persecuzione razziale dei Rom»[15] e dall'articolo apparso sulla rivista medica Fortschitte der Erbathologie in cui Robert Ritter affermava «che non c'erano più zingari puri poiché avevano assimilato le caratteristiche peggiori delle popolazioni dei numerosi Paesi in cui avevano soggiornato nella loro secolare migrazione dall'India. Pertanto, non si potevano considerare "ariani puri" ma "ariani decaduti", appartenenti a una "razza degenerata"»[15].
    Ritter inoltre mise in guardia del pericolo che i Rom rappresentavano per tutta la società tedesca, rei d'altronde di essere portatori di un genere di gene estremamente pericoloso: l'istinto del nomadismo[15].
    In Germania nel 1939 la documentazione storica certifica diversi gruppi di Rom discriminati: 13.000 Sinti, 8.000 zingari balcanici, 2.000 litautikker, 1.000 lalleri e 1.000 fra piccoli gruppi di drisari, lovari, medwasi e kelderari[16]. Nell'ottobre del 1939, dopo l'occupazione della Polonia, le discriminazioni si estesero anche su quei territori e subito dopo su tutti gli altri territori occupati.
    Fu così che nel 1940 per bloccare la diffusione di quella «minoranza degenerata, asociale e criminale» Ritter propose la sterilizzazione forzata di tutti i Rom. Nominato nel 1941 direttore dell’Istituto di biologia criminale, Ritter curò personalmente la redazione di 30.000 schede di Rom tedeschi su cui nella stragrande maggioranza scriveva la parola tedesca evak ovvero evacuata, eufemistica espressione per un viaggio che destinava i Rom ai lager in attesa di essere poi eliminati.
    Le leggi sulla razza[modifica | modifica wikitesto]

    Il Porrajmos non venne mai classificato come una persecuzione razziale al pari di quella ebrea fino agli anni Sessanta, quando storici e studiosi come Miriam Novitch iniziarono ad interessarsi a questo argomento allora poco noto o quasi totalmente sconosciuto. Molte sono le prove e i documenti che certificano invece il trattamento razziale che il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori riservò agli zingari.
    Nel giugno 1936 il ministero degli Interni affidò la questione zingara alle autorità, chiedendo di operare attraverso leggi speciali per risolvere il problema.
    Con il decreto del 14 dicembre 1937, in seguito alle ricerche del dottor Robert Ritter e dei suoi collaboratori, si affermava che gli zingari erano geneticamente criminali, e per questo dovevano essere messi agli arresti.
    In una dichiarazione di Himmler, che risale invece al dicembre 1938, viene trattata la situazione degli zingari tedeschi “sotto l'aspetto della loro purezza razziale”. Nei vari punti sviluppati vi sono anche quelli che vietano il rilascio di diplomi o di qualsiasi altra forma di attestato per artigiani senza residenza fissa, imponendo una sorta di identificazione razziale per riconoscere i portatori di “sangue zingaro”. In questo stesso anno cominciarono le deportazioni nei campi di concentramento di Buchenwald, Mauthausen-Gusen e Flossenbürg, la sede dell'“Ufficio centrale per la lotta alla piaga zingara” fu trasferito da Monaco a Berlino. A partire proprio dal 1938, anno dell'Anschluss, il regime si occupò tra le altre cose di limitare i territori occupabili dagli zingari, estendendo le nuove leggi a tutti i nuovi territori del regime.

    La polizia controlla carrozze di zingari

    Nel 1939 fu creata la Reichszentrale zur Bekampfung des Zigeunerungwesens, un corpo speciale diverso dalla Polizia Criminale di Stato specializzata in un primo momento nel controllo e nella limitazione rigorosa dei tratti di pellegrinaggio delle carovane zingare e successivamente nelle persecuzioni vere e proprie. Il 17 ottobre dello stesso anno l'RSHA, l'Ufficio centrale per la sicurezza dello Stato, ordinò che gli zingari presenti in tutto il territorio del Reich fossero schedati e confinati in campi di internamento, in visione di una soluzione finale (la deportazione). Alcuni mesi dopo fu creato all'interno dello stesso RSHA un ufficio per la deportazione di ebrei, zingari e polacchi denominato IV-A4 e affidato ad Eichmann[17].
    Il primo ordine di deportazione in Polonia fu firmato da Himmler il 27 aprile 1940, e prevedeva il trasferimento di 2.500 zingari, indicando il numero di persone che ogni comando di polizia doveva raggruppare, ricorrendo se necessario alla deportazioni di clan di zingari presenti nei territori vicini. Il 7 agosto 1941 Himmler stabilì inoltre che gli zingari fossero catalogati come puri (Z), mezzi zingari con predominanza di sangue zingaro (ZM+), mezzi zingari con predominanza di sangue ariano (ZM-) e misti con sangue per metà zingaro e per metà ariano (ZM).

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    Predefinito Re: Non solo ebrei. Il massacro di zingari e disabili

    La sterilizzazione[modifica | modifica wikitesto]

    In una lettera risalente al 9 gennaio 1938[18], Portschy Gauleiter, un giurista austriaco, scrive al Ministro del Reich D. Lammers proponendo una legge che preveda la soluzione della sterilizzazione “per la questione zingara” dichiarando le specifiche ragioni scientifiche e sociali secondo cui le attitudini al vagabondaggio e alla criminalità erano di natura genetica. A fronte, inoltre, dell'alta ereditarietà che caratterizzava la razza zingara, la trasmissione del sangue impuro e portatore di malattie poteva essere fermata solo bloccando la proliferazione del popolo zingaro.
    Fu ordinato di sterilizzare tutte le donne zingare sposate con uomini ariani presso la sede dell'ospedale di Düssendorf-Lierenfeld, senza eccezioni per coloro che erano incinte e che morirono durante il trattamento. Successivamente, su proposta di Ritter, la sterilizzazione fu estesa a tutti i bambini che avevano superato il dodicesimo anno di età. Il trattamento avveniva solo dopo aver costretto le vittime a firmare un'autorizzazione, e queste firme vennero riutilizzate dai nazisti come prove per discolparsi durante il processo di Norimberga.
    Questa pratica fu poi portata all'interno dei lager, anche ad Auschwitz, dove i documenti risalenti all'anno 1945 riportano i dati della sterilizzazione da parte del professor Clauberg su 130 donne rom, e a Ravensbrück dove le SS sterilizzarono 120 ragazze zigane[19].
    La politica delle uccisioni di massa[modifica | modifica wikitesto]

    Uno dei metodi prediletti dalle Einsatzgruppen durante l'attacco all'Unione Sovietica fu la fucilazione di massa. Questo fenomeno si spiega con il semplice fatto che il popolo zingaro, non essendo per cultura abituato a vivere in luoghi fissi e stazionari per lunghi periodi di tempo, tendeva ad insorgere o a fuggire dai ghetti dove venivano reclusi durante l'avanzata delle armate del Reich. Tale comportamento spinse le autorità naziste ad eliminare gruppi numerosi di zingari già fuori dai campi di concentramento, vista anche la loro grande conoscenza dei territori polacchi, che rappresentava un enorme margine di vantaggio per la fuga.
    Questa forma di sterminio fu registrata per la prima volta in Volhynia, dove più di cento zingari morirono per mano dei fascisti ucraini che collaboravano con le forze naziste.
    Nel ghetto di Varsavia invece le prime uccisioni di massa si registrano dal 1942, come punizione per i fuggitivi dal ghetto o dai campi di concentramento e per coloro che, nonostante l'ordine di deportazione, continuavano a vivere di nascosto nei territori esterni ai luoghi di reclusione. Spesso la maggior parte degli zingari deportati a Treblinka veniva fucilata prima di condurre il resto all'interno del campo.
    Le uccisioni di massa erano fatte in modo da non lasciare testimoni, esclusi gli esecutori, ma i racconti di questa pratica sono pervenuti a noi grazie a pochi zingari riusciti a fuggire dalle esecuzioni o a testimoni casuali.
    A partire dal 1942 i pochi dati raccolti che testimoniano le esecuzioni di massa parlano di 30 tra uomini, donne e bambini uccisi a Grochow alla periferia di Varsavia, altri furono fucilati nel 1943 a Fort Bema, più di una dozzina di famiglie vennero uccise nella foresta Bracki e Gizycki. A Sielce, vicino Varsavia, sette famiglie zingare furono bruciate vive nelle loro abitazioni di legno. Altre testimonianze raccontano degli zingari di Jadów che furono radunati in una sinagoga dove tutti gli uomini vennero fucilati; le donne e i bambini che riuscirono a fuggire verso Karczew furono uccisi nella notte dai poliziotti tedeschi che, dopo aver fucilato le donne, gettarono i bambini dalle finestre delle case in cui avevano cercato di nascondersi.[20]
    Berlino-Marzahn[modifica | modifica wikitesto]

    Nel 1936, per ripulire la città di Berlino dalla "piaga zingara" in occasione dei giochi olimpici, più di 600 zingari furono rinchiusi in una ex discarica a Marzahn, un quartiere della città. La struttura, non essendo idonea al contenimento di un così elevato numero di persone, costrinse gli zingari a vivere in condizioni igieniche pietose, e dopo qualche mese Marzahn fu convertito in campo di concentramento[17].
    La deportazione[modifica | modifica wikitesto]


    Asperg 22 aprile 1940: Sinti in attesa di essere deportati

    Con la sua occupazione la Polonia divenne la prima meta per la deportazione degli zingari polacchi, tedeschi e per quelli che provenivano dagli altri Paesi sconfitti dal regime nazista. I campi di concentramento a cui erano destinati gli zingari, oltre ad Auschwitz (Birkenau: settore Zigeunerlager), furono quelli di Treblinka, Belzec, Sobibor e Majdanek.
    In questi ultimi, con la parziale esclusione di Majdanek, come Auschwitz campo di concentramento e di sterminio, essendo invece Treblinka, Belzec e Sobibor esclusivamente dei VL - ted. : Vernichtungslager - ovvero gli unici campi di solo sterminio della famigerata Aktion T4 di Heydrich, gli zingari deportati venivano quasi immediatamente condotti nelle camere a gas, ivi assassinati e i loro cadaveri bruciati su pire all'aperto (le gigantesche graticole di Treblinka, non molto diverse da quelle di Birkenau) o nei forni crematori, a causa del loro comportamento poco sottomesso e accondiscendente di fronte ai carnefici nazisti rispetto a quello mostrato dagli altri prigionieri.
    Il ghetto di Łódź[modifica | modifica wikitesto]

    Lo stesso argomento in dettaglio: Ghetto di Łódź.
    Il ghetto di Łódź fu il primo ad essere organizzato per lo sterminio di massa degli zingari. Al suo interno vi era un'area speciale predisposta nel 1941, il "campo per gli Zingari".
    Quest'area era separata dal resto del ghetto con una doppia rete di filo spinato e da un fosso pieno d'acqua. Non veniva ammesso nessuno che non fosse appartenente alla razza zigana, eccetto le forze armate naziste e pochissimi medici o infermieri che erano ebrei.
    Molte delle deportazioni in questo ghetto furono decise da Eichmann in persona. I trasporti provenivano da cinque campi di transito austriaci, il primo dei quali comprendeva circa 200 famiglie per un totale di 1.000 persone, arrivando da Hartberg il 5 novembre del 1941. Il giorno dopo giunse un secondo trasporto proveniente da Furstenfeld con un carico di 147 famiglie. Il terzo trasporto arrivò il giorno dopo, da Mattersburg, per un totale sempre di un migliaio di persone tra donne e bambini. Questa volta però i prigionieri poterono scendere dai vagoni merci del treno solo il giorno seguente, dopo avervi trascorso la notte in condizioni pessime. Il quarto trasporto proveniente da Roten Thurm arrivò al ghetto il 9 novembre con 160 famiglie e nello stesso giorno vi fu l'ultimo trasporto proveniente da Oberwart con 172 famiglie[21].
    Il ghetto contava ora circa 5.000 zingari tra Kaldaresh, Lovari e Sinti; più di 2.000 erano bambini.
    Dopo pochi mesi nel campo degli zingari scoppiò un'epidemia di tifo a causa delle pessime condizioni igieniche e della mancanza di cure mediche. In seguito fu ordinato al dipartimento di sanità del ghetto di inviare medici ebrei nel campo zingaro, dove però il loro compito non fu quello di curare i malati, ma di firmare certificati di morte che accertassero molti dei decessi per malattia. In realtà oltre ai morti di tifo, molti cadaveri portavano i segni dell'impiccagione. Il Kripo infatti ordinava ogni giorno agli stessi zingari di impiccare i propri cari nella fucina del campo.
    Il ghetto di Łódź durò fino al 1943, quando tutti i superstiti furono trasportati nello Zigeunerlager di Auschwitz.
    Il ghetto di Varsavia[modifica | modifica wikitesto]

    Lo stesso argomento in dettaglio: Ghetto di Varsavia.
    Per gli zingari si trattò di un luogo di passaggio prima di essere deportati nel campo di Treblinka e non di un vero e proprio ghetto di reclusione. I gruppi nomadi vennero raccolti nel ghetto di Varsavia a partire dal 1941, e nell'anno successivo si contavano circa 1800 prigionieri zingari. Durante il loro breve soggiorno nel ghetto gli zingari dovevano indossare una fascia al braccio con la lettera Z, in modo da poter essere riconosciuti dai prigionieri ebrei al momento del trasferimento nel vicino campo di concentramento.[22]
    Auschwitz[modifica | modifica wikitesto]

    Con il decreto Auschwitz del 16 dicembre 1942 promulgato da Himmler, tutti gli zingari del Reich, eccetto quei pochi che lavoravano nelle imprese belliche tedesche, furono deportati a Birkenau. I gruppi di zingari sopravvissuti alle fucilazioni di massa e ai ghetti provenivano da tutti i paesi sotto il controllo del regime nazista, dal Belgio, dai Paesi Bassi e dalla Francia.
    Il primo gruppo di zingari giunse a Birkenau il 26 febbraio 1943. All'arrivo nel campo gli zingari non venivano né smistati a seconda del sesso o dell'età né rasati a zero, ma venivano condotti tutti indistintamente nello Zigeunerlager. Solo a loro e agli ebrei del ghetto di Theresienstadt fu permesso di vivere in gruppi familiari all'interno del lager. Venivano distinti all'arrivo con un triangolo nero[23]cucito sulla divisa, il quale rappresentava il gruppo dei cosiddetti "asociali".[24]. Agli zingari, oltre al numero, veniva tatuata la "Z" di Zigeuner. Sebbene molti zingari fossero sfruttati dai nazisti per la loro forza e la loro grande produttività nelle attività lavorative, alcuni di loro considerati misti erano destinati all'eliminazione.
    Lo Zigeunerlager[modifica | modifica wikitesto]

    Si trattava di uno dei settori di Birkenau che era diviso in BI e BII. Il settore BIIe era quello riservato agli zingari e fu il primo ad essere attivato. I lavori di costruzione erano cominciati nel dicembre del 1942 impiegando gli stessi prigionieri del campo di Birkenau[25].
    Lo Zigeunerlager era formato da una fila di baracche con una latrina e dei lavatoi, due cucine e uno spazio per l'appello. Queste caratteristiche rendevano lo Zigeunerlager un "campo nel campo". Non veniva effettuato l'appello mattutino ma solo quando lo ordinavano le SS. Gli zingari vivevano raggruppati per clan e le donne potevano partorire, uniche in tutta Auschwitz ad avere questo privilegio. Gli zingari non partecipavano ai gruppi di lavoro, ma in compenso furono abbandonati a sé stessi in condizioni indescrivibili. La totale mancanza di cibo e di cure mediche faceva sì che il campo fosse continuamente colpito da tremende epidemie, registrando nello Zigeunerlager un indice di mortalità più alto del resto del lager. Il limite di capienza che ammontava a circa 10.000 persone fu superato in pochissimi mesi dall'inizio delle deportazioni. All'interno dello Zigeunerlager vi era un blocco riservato alle partorienti:
    « Su un pagliericcio giacciono sei bambini che hanno pochi giorni di vita. Che aspetto hanno! Le membra sono secche e il ventre è gonfio. Nelle brande lí accanto ci sono le madri; occhi esausti e ardenti di febbre. Una canta piano una ninna nanna: « A quella va meglio che a tutte, ha perso la ragione» [...] L'infermiere polacco che ho conosciuto a suo tempo nel lager principale mi porta fuori dalla baracca. Al muro sul retro è annessa una baracchetta di legno che lui apre: è la stanza dei cadaveri. Ho già visto molti cadaveri nel campo di concentramento. Ma qui mi ritraggo spaventato. Una montagna di corpi alta più di due metri. Quasi tutti bambini, neonati, adolescenti. In cima scorrazzano i topi. »
    (Hermann Langbein[26])
    Questo trattamento singolare riservato agli zingari serviva anche a mantenere in loro l'illusione di una reclusione "tranquilla", onde evitare l'insorgere di rivolte e ribellioni. Sempre per questo motivo non erano permessi contatti con gli altri detenuti, per evitare che venissero a conoscenza dell'esistenza delle camere a gas o dei forni crematori che erano continuamente in attività.
    Il dottor Mengele[modifica | modifica wikitesto]

    Nel marzo del 1943 il dottor Josef Mengele divenne il capo dei medici del campo zingari, che rappresentava la massima autorità sanitaria dello Zigeunerlager. Uno dei motivi per cui agli zingari fu permesso di vivere in gruppi familiari fu quello di permettere al dottor Mengele di condurre i propri studi sui bambini, e soprattutto sui gemelli. Fu lo stesso Mengele ad ordinare che ai bambini zingari gemelli fosse tatuata la sigla ZW (Zwilling). La particolare attenzione medica riservata agli zingari era dovuta alla loro presunta appartenenza alla razza pura degenerata, per questo furono sottoposti a specifici esperimenti genetici.
    Ordinò di far filmare gli zingari durante le loro giornate e faceva loro visita regolarmente nello Zigeunerlager. I bambini che fino a quel momento risiedevano nel kinderblock furono spostati in un blocco più vicino al laboratorio di Mengele per ragioni medico-scientifiche, mentre le sperimentazioni avvenivano nella baracca adibita alla sauna. Furono inoltre allestiti dei Kindergarten per tenerli occupati tra un esperimento e l'altro e vennero sottoposti ad una dieta speciale. Ogni bambino veniva ritratto da una pittrice austriaca poiché Mengele lo riteneva un metodo più realistico rispetto ad una fotografia.
    Una bambina zingara, sottoposta ad esperimenti sul vaccino per la malaria, descrive così la sua tragica esperienza:
    « Il dott. Mengele mi ha presa per fare esperimenti. Per tre volte mi hanno preso il sangue per i soldati. Allora ricevevo un poco di latte e un pezzetto di pane con il salame. Poi il dott. Mengele mi ha iniettato la malaria. Per otto settimane sono stata tra la vita e la morte, perché mi è venuta anche un'infezione alla faccia. »
    (Barbara Richter[27])
    Venivano condotte prove antropometriche, esperimenti sull'ereditarietà per comprovare la superiorità dei caratteri razziali su quelli ambientali fino ad arrivare agli scambi di sangue tra individui. Nel caso dei gemelli tutte le sperimentazioni per essere valide dovevano terminare con il decesso contemporaneo di entrambi, che avveniva con un'iniezione di fenolo nel cuore in modo da facilitare l'esame degli organi interni[28].
    I lavori fuori dal lager[modifica | modifica wikitesto]

    Durante il 1943 diverse centinaia di zingari vennero mandate a lavorare nelle cave di pietra di Mauthausen[29].
    La rivolta del 1944[modifica | modifica wikitesto]

    Prima della liquidazione degli zingari di Birkenau, pianificata per il maggio del 1944, vennero trasferiti negli altri campi del Reich tutti quelli ancora idonei a lavorare. Ma l'allora lager führer Georg Bonigut avvertì gli zingari dell'imminente arrivo delle SS. Così il 16 maggio gli zingari, organizzandosi e munendosi con qualsiasi attrezzatura potesse essere usata come arma di difesa, riuscirono momentaneamente a contrastare le SS.
    L'eliminazione degli zingari fu tuttavia solo posticipata al 2 agosto dello stesso anno. Prima di questa data i nazisti pensarono bene di dividere la popolazione zingara, trasferendo più di 1.000 individui a Buchenwald in modo tale da togliere forze fresche pronte a resistere nuovamente. La notte del 2 agosto, 2.897 zingari tra uomini, donne e bambini trovarono la morte nel crematorio numero 5, quello più vicino allo Zigeunerlager.
    Gli ebrei italiani che testimoniano di quella notte collocano questo evento tra i ricordi più tristi. Gli zingari erano coloro che suonavano, cantavano, e che con le voci dei propri bambini regalavano un po' di vita a Birkenau; dopo la loro eliminazione il lager cadde nel silenzio.
    La persecuzione in Italia[modifica | modifica wikitesto]

    Le prime disposizioni per la persecuzione e l'internamento per gli zingari in Italia furono emanate l'11 settembre 1940. Una circolare telegrafica firmata dal capo della polizia Arturo Bocchini e indirizzata a tutte le prefetture del Paese conteneva un chiaro riferimento all'internamento di tutti gli zingari italiani a causa dei loro comportamenti antinazionali e alle loro implicazioni in reati gravi. Nella circolare venne ordinato il rastrellamento di tutti gli zingari, nel minor tempo possibile, provincia dopo provincia.
    Il 27 aprile 1941 fu emanata un'altra circolare da parte del Ministero dell'Interno con indicazioni riguardanti l'internamento degli zingari.
    Contro gli zingari stranieri[modifica | modifica wikitesto]

    La politica di discriminazione fascista si basò principalmente sulla presenza dello zingaro straniero nel territorio italiano. Con l'invasione della Jugoslavia del 1941 e la conseguente fuga degli zingari da quei territori in Italia, le forze armate fasciste acuirono le già preesistenti misure di controllo verso gli zingari per provvedere all'invasione di quelli stranieri. Infatti, mentre per gli zingari italiani fu ordinata la reclusione nei campi di internamento, per quelli stranieri era prevista l'espulsione.
    I luoghi di detenzione in Italia[modifica | modifica wikitesto]

    Negli anni è stato possibile ricostruire una lista abbastanza completa dei luoghi di detenzione per zingari che c'erano in Italia. Testimonianze zingare parlano di campi di detenzione ad Agnone nel convento di San Bernardino, in Sardegna a Perdasdefogu, nelle province di Teramo a Tossicia, a Campobasso, a Montopoli di Sabina, Viterbo, Colle Fiorito nella provincia di Roma e nelle isole Tremiti. A seguito dell'occupazione tedesca nel territorio italiano, molti campi dell'Italia centrale e meridionale furono smantellati in vista dell'arrivo degli alleati e pertanto esistono pochissime prove della loro esistenza. Da quel momento in poi la maggior parte degli zingari internati in Italia fu trasferita nei campi nazisti, passando da Gries a Bolzano.
    L'unico campo di cui possediamo dati e documenti precisi grazie agli archivi comunali è quello di Tossicia. Entrò in funzione il 21 ottobre del 1940 e le prime deportazioni zingare furono registrate nell'estate del 1942. La presenza di detenuti zingari è documentata anche nel campo di Ferramonti di Tarsia, attivo dal 1940 al 1943.
    Ad Agnone gli zingari vennero utilizzati per piazzare intorno al campo le mine che dovevano fermare l'avanzata degli alleati. Chi disobbediva alle regole veniva fucilato; solo qualcuno si salvò perché le pene venivano commutate spesso all'ultimo momento in bastonature o in segregazione, per non perdere forza lavoro.[30]
    Dei campi di detenzione che si trovavano nell'Italia meridionale si hanno alcune lettere amministrative riguardanti quello di Boiano nella provincia di Campobasso. Grazie alle lettere di corrispondenza tra le autorità della provincia e il ministero, gli studiosi sono venuti a conoscenza del fatto che il prefetto di Campobasso fu tra i primi a rispondere alla circolare sull'internamento della popolazione zingara, assicurando che il campo di Boiano metteva a disposizione posti a sufficienza per 250 internati, ma viste le abitudini già precarie degli zingari, il numero di posti liberi poteva arrivare a 300. Una lettera urgente del ministero datata il 6 ottobre del 1940 informò però che il campo di Boiano doveva essere utilizzato per altri internati e non per gli zingari. Lo stesso ordine arrivò ad alcuni campi nella provincia di Udine a causa degli interessi militari concentrati in quelle zone vicini ai confini[31].
    Gli zingari nella Resistenza[modifica | modifica wikitesto]

    Molti furono gli zingari che, scampati dalle deportazioni di massa, si unirono alla Resistenza. La loro conoscenza dei territori, soprattutto di quelli dell'Europa orientale, li rese indispensabili come staffette, per non parlare della loro capacità di lavorare in gruppo e della loro forza. Dopo l'attacco all'Unione Sovietica gli attacchi da parte dei partigiani crebbero e le reazioni delle Einsatzgruppen divennero sempre più feroci. Gli zingari, già considerati spie a causa della loro natura itinerante, furono tra i bersagli principali delle spietate armate tedesche che condannavano alla fucilazione chiunque fosse sospettato di spionaggio o di aiutare i partigiani.
    Secondo i rapporti scritti sulle attività delle Einsatzgruppen che ci sono pervenuti, le fucilazioni indiscriminate per sospetto di spionaggio divennero talmente frequenti che fu ordinato di interrogare i sospettati davanti agli ufficiali, prima di passare all'esecuzione. I soldati tuttavia continuarono a identificare qualsiasi zingaro come un partigiano o una spia e a riservagli il solito trattamento, finché nel 1941, durante un incontro tra ufficiale tedeschi, il capo dell'Einsatzkommando 8 formalizzò che qualunque girovago, se sprovvisto di documenti di identità adeguati, doveva essere ritenuto partigiano e quindi fucilato, in quanto minaccia per i piani di conquista del Reich. Questo non fece altro che legittimare le carneficine messe in atto dai nazisti, che non risparmiarono donne e bambini.
    Vittime e memoria[modifica | modifica wikitesto]


    Targhe commemorative per Sinti e Rom

    Le cifre approssimative raccolte dai ricercatori negli anni parlano di circa 500.000 morti tra Rom e Sinti a causa dello sterminio nazista.
    30.000 trovarono la morte nei campi di concentramento in Polonia a Sobibor, Bełżec e Treblinka[32].
    Più di 7.000 zingari trovarono la morte ad Auschwitz durante le epidemie di tifo e tubercolosi che colpirono lo Zigeunerlager nel 1943 a causa delle cure inesistenti e delle pessime condizioni igieniche. L'unica cura per chi si ammalava era la camera a gas. In base alla documentazione che abbiamo, possiamo dire che, degli oltre 22.000 zingari deportati a Birkenau, 20.000 trovarono la morte nel lager.
    Le testimonianze[modifica | modifica wikitesto]


    Targa a cura di Comune di Roma, Opera Nomadi e Comunità ebraica in Via degli Zingari a Roma, a commemorazione di Rom, Sinti e Camminanti.[33]

    Sin dal primo Processo di Norimberga, (20 novembre 1945 - 1º ottobre 1946). Il procuratore statunitense colonnello Wheeler ebbe occasione di citare gli zingari (gypsies) come uno dei gruppi oggetto di persecuzione da parte del regime nazista accomunandoli agli altri gruppi di persecutati: ebrei, "Bibelforscher" (Testimoni di Geova), politici, omosessuali, asociali e criminali abituali.[34]
    Tuttavia, essendo la cultura zingara prettamente orale, è stato particolarmente difficile per gli storici farsi un quadro completo e articolato del Porajmos attraverso testimonianze e informazioni orali che spesso, per dolore e riservatezza, vennero prodotte solo a distanza di anni.[35][36]
    Molte informazioni che risultavano frammentarie sono state rielaborate mettendo insieme tutte le testimonianze raccolte negli anni successivi alla guerra, ed è grazie a questo lavoro di ricostruzione che noi oggi abbiamo abbastanza materiale per poter conoscere il genocidio di Rom e Sinti sotto il nazismo.
    I Musei dell'olocausto[modifica | modifica wikitesto]

    Molti importanti musei dell'olocausto nel mondo oltre alla documentazione sullo sterminio nazista degli ebrei, contengono importanti "collezioni" sugli eccidi nazisti poco conosciuti, quelli "delle vittime dimenticate" in cui rientra anche lo sterminio degli zingari. Uno dei più conosciuti musei del mondo, l'United States Holocaust Memorial Museum (USHMM), il museo dell'olocausto ufficiale degli Stati Uniti d'America ha dedicato un'ampia collezione alla persecuzione nazista dei Rom e dei Sinti[37][38].

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    Predefinito Re: Non solo ebrei. Il massacro di zingari e disabili

    https://it.wikipedia.org/wiki/Aktion_T4


    L'Aktion T4 è il nome convenzionale con cui viene designato il Programma nazista di eutanasia che sotto responsabilità medica prevedeva la soppressione di persone affette da malattie genetiche inguaribili e da portatori di handicap mentali (ma non fisici, se non per casi gravi), cioè delle cosiddette "vite indegne di essere vissute". Si stima che l'attuazione del programma T4 abbia portato all'uccisione di un totale di persone compreso tra le 60.000 e le 100.000[1]. Per quanto concerne la sola terza fase dell'aktion T4, i medici incaricati di portare avanti l'operazione decisero di uccidere il 20% dei pazienti presenti negli istituti di cura, per un totale di circa 70.000 vittime[2]. Ad ogni modo l'uccisione di tali individui proseguì anche oltre la fine ufficiale dell'operazione, portando quindi il totale delle vittime ad una cifra che si stima intorno ai 200.000 individui.
    T4 è l'abbreviazione di "Tiergartenstrasse 4", l'indirizzo della via e numero di Berlino dove era situato il quartier generale dalla Gemeinnützige Stiftung für Heil- und Anstaltspflege, l'ente pubblico per la salute e l'assistenza sociale. La designazione Aktion T4 non è nei documenti del tempo, ma i nazisti usavano il nome in codice EU-AKtion o E-Aktion (E, EU significava eutanasia)[3]. Programme di eutanasia fu il nome utilizzato nel processo di Norimberga, sia dai giudici che dai procuratori. Si è utilizzato anche il termine morte per compassione[4].
    Indice

    [nascondi]



    Premessa[modifica | modifica wikitesto]

    Il programma T4 veniva anche chiamato «programma eutanasia» da chi collaborava a quest'operazione. Il programma T4 veniva attuato nell'ambito dell'eugenetica e dell'«igiene razziale», argomenti assai diffusi nella Germania nazista. Il programma mirava inoltre a diminuire le spese statali derivanti dalle cure e dal mantenimento nelle strutture ospedaliere dei pazienti affetti da disabilità, in un momento in cui le priorità economiche erano rivolte al riarmo dell'esercito della Germania. Il professor Robert Jay Lifton, autore de I medici nazisti e accreditato studioso dell'Aktion T4, nota chiaramente le differenze tra questo programma e la reale eutanasia: egli spiega che la concezione nazionalsocialista di «eutanasia» era basata sul lavoro di Alfed Jost che nel 1895 aveva pubblicato Das Recht auf den Tod («Il diritto alla morte») e conclude:
    « Jost sostenne che il controllo sulla morte dell'individuo deve spettare in definitiva all'organismo sociale, allo Stato. Questo concetto è in diretta opposizione alla tradizione angloamericana dell'eutanasia, la quale sottolinea il diritto dell'individuo «a morire» o «alla morte» o «alla propria morte» come rivendicazione umana suprema. Di contro, Jost si riferisce al diritto dello Stato di uccidere: pur parlando di compassione e di alleviare le sofferenze dei malati incurabili, egli è interessato principalmente alla sanità del Volk e dello Stato.[5] »
    Il dottor Stuart Stein dell'University of the West of England scrive:
    « L'uso coerente del termine «eutanasia» in questo contesto è piuttosto fuorviante. Il Chambers Dictionary comprende tra le sue definizioni «l'atto o la pratica di condurre senza dolore alla morte, in special modo nel caso di sofferenze incurabili». Lo Shorter Oxford Dictionary si riferisce ad «una tranquilla e facile morte» e all'«azione che induce» alla stessa. Tuttavia la «sofferenza incurabile» alla quale si riferiva l'ideologia basilare [ndt: nazionalsocialista] che razionalizzava le uccisioni non era quella dei pazienti/vittime ma quella dei legislatori, dei loro solerti assistenti burocratici e di coloro che trattavano direttamente le vittime [...]. La loro scomparsa non era né indolore, né tranquilla, né facile. [...] I rituali di morte e le procedure applicate sotto gli auspici di questo «programma» furono invariabilmente identici a quelli che si verificarono nei campi di sterminio. L'obiettivo fondamentale era lo stesso - lo sradicamento di segmenti indesiderati della popolazione. In entrambi i casi nessun altro termine diverso da omicidio è congruo con le circostanze.[6] »
    Origini della politica di "igiene razziale"[modifica | modifica wikitesto]

    Lo stesso argomento in dettaglio: Eugenetica nazista.

    Monumento commemorativo posto nel 1986 sulla Tiergartenstrasse a Berlino.

    Eugenetica in Germania[modifica | modifica wikitesto]

    All'inizio del XX secolo in molte nazioni - tra le quali spiccavano Stati Uniti, Germania e Regno Unito - si discuteva di eugenetica, una disciplina strettamente correlata al darwinismo sociale, volta a migliorare la specie umana attraverso la selezione dei caratteri genetici ritenuti positivi (eugenetica positiva) e l'eliminazione di quelli negativi (eugenetica negativa). In Germania la discussione si appoggiava su concetti di «razzismo scientifico» ed «igiene razziale» secondo i quali il Volk (traducibile in «comunità popolare» ed inteso come insieme degli individui legati da caratteristiche razziali e culturali) avrebbe dovuto sopravvivere e migliorarsi come collettività anche a discapito, se il caso, dei diritti dell'individuo.[5]
    Nel 1895 Adolf Jost, uno dei precursori dell'idea eugenetica tedesca, scrisse Das Recht auf den Tod («Il diritto alla morte») ove sostenne il diritto dello Stato di imporre la morte all'individuo per salvaguardare la purezza e la vitalità del Volk.[5] Ma fu agli inizi degli anni venti che il movimento eugenetico tedesco sviluppò un'ala radicale guidata da Alfred Hoche e Karl Binding. Hoche e Binding nel loro Die Freigabe der Vernichtung lebensunwerten Lebens («Il permesso di annientare vite indegne di vita») pubblicato nel 1920 sostenevano l'esigenza ed il diritto all'uccisione di «persone mentalmente morte», «gusci vuoti di esseri umani»: termini che vennero sintetizzati nell'espressione lebensunwertes Leben («vita indegna di vita» oppure «vita indegna di essere vissuta»).[7]
    Lo stato di estrema prostrazione nel quale si trovava la Germania al termine della prima guerra mondiale la rese particolarmente ricettiva ad idee di questo tipo. Come riporta Robert Jay Lifton, uno dei massimi studiosi del fenomeno medico nazista:
    « Il ragionamento era che i giovani morivano in guerra, causando una perdita per il Volk [comunità nazionale] dei migliori geni disponibili. I geni di coloro che non combattevano (che erano anche i geni peggiori) potevano quindi proliferare liberamente, accelerando la degenerazione biologica e culturale.[8] »
    Hitler e l'eugenetica[modifica | modifica wikitesto]

    L'idea di implementare una politica di «igiene razziale» rappresentò un elemento centrale dell'ideologia hitleriana fin dagli esordi. Hitler provò per tutta la vita una violenta repulsione per l'handicap mentale, attratto com'era dai canoni di bellezza e purezza che gli derivavano dal suo reputarsi "artista" e dal dibattito in corso in Germania ad opera del movimento eugenetico. Nelle sue discussioni con Philipp Bouhler e Hans Lammers, a capo rispettivamente della Cancelleria privata del Führer e di quella del Reich, Hitler definiva i disabili come coloro «che si insudiciano di continuo» e che «mettono i loro stessi escrementi in bocca».[9] Più in generale Hitler utilizzò metafore mediche per paragonare coloro che aveva intenzione di eliminare dalla «comunità razziale» tedesca - si riferì in più occasioni agli ebrei come ad un virus che doveva essere curato oppure ad un cancro che doveva essere asportato. Allo stesso modo egli vedeva i disabili come un «elemento estraneo» al corpus razziale germanico: nella mente di Hitler e degli altri dirigenti nazisti la necessità di «ripulire» la razza tedesca dai sub-umani era fondamentale.
    Nel suo Mein Kampf (1925-1926) Hitler definì chiaramente le sue idee in merito e significativamente lo fece nel capitolo «Lo Stato», dedicato alla visione nazionalsocialista di come una nazione moderna avrebbe dovuto «gestire» il problema:
    « Chi non è sano e degno di corpo e di spirito, non ha diritto di perpetuare le sue sofferenze nel corpo del suo bambino. Qui, lo Stato nazionale deve fornire un enorme lavoro educativo, che un giorno apparirà quale un'opera grandiosa, più grandiosa delle più vittoriose guerre della nostra epoca borghese.[10] »
    La sterilizzazione coatta (1933 - 1939)[modifica | modifica wikitesto]

    In sintonia con questa visione di Stato il regime nazista implementò subito dopo l'ascesa al potere le prime politiche di igiene razziale. Il 14 luglio 1933 venne discussa dal parlamento tedesco la Gesetz zur Verhütung erbkranken Nachwuchses («Legge sulla prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie»). Poiché il 20 luglio era prevista la firma del Concordato con la Chiesa cattolica si ritenne più opportuno posticipare la promulgazione della legge al 25 luglio.[11]
    Questa legge stabiliva la sterilizzazione forzata di persone affette da una serie di malattie ereditarie - o supposte tali - tra le quali schizofrenia, epilessia, cecità, sordità, corea di Huntington e ritardo mentale. Inoltre la legge prevedeva la sterilizzazione degli alcoolisti cronici. Una prima stima, effettuata dal Ministero degli Interni sulla base dei dati forniti dagli istituti medici calcolava in circa 410.000 il numero dei malati da sterilizzare; lo stesso Ministero, però, prevedeva un congruo aumento del numero rispetto alla stima iniziale nel prosieguo del «programma».[12]
    L'applicazione della legge venne affidata al ministero dell'Interno (retto da Wilhelm Frick) attraverso speciali Erbgesundheitsgerichten («Tribunali per la sanità ereditaria») formati da tre membri: due medici ed un giudice distrettuale. I Tribunali avevano il compito di esaminare i pazienti nelle case di cura, negli istituti psichiatrici, nelle scuole per disabili e nelle prigioni per stabilire coloro che dovevano essere sterilizzati e procedere successivamente all'operazione. I responsabili degli istituti visitati (medici, direttori, insegnanti, ecc.) avevano l'obbligo legale di riferire ai funzionari dei Tribunali, in palese violazione del codice deontologico, i nomi di coloro che rientravano nelle categorie da sottoporre a sterilizzazione.[12]
    Nonostante le numerose proteste popolari ed i ricorsi fatti dai parenti dei pazienti si stima che tra il 1933 ed il 1939 siano state sterilizzate 200.000 - 350.000 persone.[13][14] La legge venne utilizzata, in alcuni casi, a scopo punitivo ad esempio a danno di donne considerate colpevoli di prostituzione.
    Martin Bormann, stretto collaboratore e successivamente segretario privato di Hitler, fece circolare una direttiva nella quale era specificato che in una diagnosi di debolezza mentale era necessario tener conto del comportamento politico e morale della persona esaminata, una chiara allusione alla possibilità di colpire i nemici del Partito attraverso il provvedimento e di soprassedere invece nel caso opposto.[15]
    È importante specificare come l'eugenetica nazionalsocialista (così come quella degli altri paesi europei e degli Stati Uniti) non colpì gli individui affetti da esclusivi problemi fisici (ad esempio, impossibilitati a camminare), ma interessò le persone con deficit intellettivi, problemi mentali e psichiatrici ed affette da malattie ereditarie. Non bisogna infatti dimenticare come il ministro della Propaganda, il dottor Joseph Goebbels, possedesse una gamba leggermente più corta dell'altra (secondo alcuni studi fu a causa di una osteomielite che lo colpì nei primi anni di vita, secondo altri studi, maggiormente quotati, a causa di una malformazione congenita), una deformità che lo costrinse a zoppicare vistosamente per tutta la propria vita.
    Anche uno dei principali dottori coinvolti nel programma eugenetico, il dottor Philipp Bouhler, aveva un problema fisico: egli infatti zoppicava, a causa di una ferita riportata durante i combattimenti della Prima Guerra Mondiale.
    Un altro caso di persona affetta da problemi fisici fu Arthur Seyss-Inquart: il massimo esponente del Nazionalsocialismo Austriaco era infatti affetto da una deformità congenita al piede sinistro nota in inglese come "club foot", all'incirca corrispondente alla locuzione italiana "piede equino" (è possibile osservare in filmati storici di repertorio la propria andatura claudicante a causa di tale deformità). Nonostante tale problema congenito, egli combatté durante la Prima Guerra Mondiale, venendo anche ferito durante il conflitto.
    Dopo il 1937 le politiche di riarmo e la necessità sempre più massiccia di manodopera fecero in modo che molti potenziali pazienti risultassero «utili» e perciò esclusi dall'applicazione della legge con la conseguente diminuzione del numero di sterilizzazioni.[16]
    La maggior parte dei medici tedeschi non protestò contro l'applicazione della legge che, in sintonia con le idee del tempo, reputavano sostanzialmente corretta. È importante notare come le idee sulla sterilizzazione coatta non fossero proprie del movimento nazionalsocialista che pure le espresse nella sua forma più estrema. L'idea di sterilizzare coloro che soffrivano di disabilità ereditarie e di considerare un comportamento «asociale» anch'esso ereditabile, era ampiamente accettato ed esistevano leggi di sterilizzazione coatta anche negli Stati Uniti, in Svezia, in Svizzera ed altri paesi. Tra il 1935 ed il 1976, ad esempio vennero sterilizzate in Svezia 62.000 persone. La Chiesa cattolica si oppose con forza alle politiche razziali ed eugenetiche del regime, anche se non riuscì a impedirne del tutto la loro attuazione. Un ruolo importante ebbe su questo fronte l'azione di denuncia dell'arcivescovo Clemens August von Galen, detto il "Leone di Munster".[17]
    Verso il programma Aktion T4 (1933 - 1939)[modifica | modifica wikitesto]


    Karl Brandt, medico personale di Hitler e iniziatore del Programma T4 (qui in una foto del 1947).

    Subito dopo il varo del programma di sterilizzazione coatta Hitler espresse il proprio favore all'uccisione dei malati incurabili, delle «vite indegne di vita». Il dottor Karl Brandt, medico personale del Führer, e Hans Lammers testimoniarono al termine del conflitto la volontà di Hitler di lanciare un programma di eugenetica già nel 1933 e la sua consapevolezza che tale progetto non sarebbe stato probabilmente compreso dall'opinione pubblica tedesca.[18] Nel 1935 disse a Gerhard Wagner, Reichsärzteführer («Capo dei medici del Reich»), che la questione non avrebbe potuto essere risolta in tempo di pace ed affermando che «questo problema potrà essere portato a termine senza intoppi e più facilmente in tempo di guerra» e ancora «in caso di guerra risolveremo radicalmente il problema degli istituti psichiatrici».[18]
    Lo scoppio della guerra permise così ad Hitler di realizzare il progetto che accarezzava già da lungo tempo. La guerra addusse anche nuove giustificazioni all'idea di Hitler: i malati, anche se sterilizzati, continuavano a dover essere ricoverati in appositi istituti e, di conseguenza, ad occupare spazi e risorse che avrebbero potuto essere utilizzati per i soldati feriti e per gli sfollati delle città bombardate. Essi venivano alloggiati e nutriti a spese dello Stato ed impegnavano parte importante del tempo dei medici e del personale infermieristico; tutto questo era stato a malapena tollerato dalla dirigenza nazionalsocialista durante gli anni di pace ma ora risultava assolutamente inconcepibile. Come si espresse Hermann Pfannmüller, fervente nazista ed uno tra i medici coinvolti nell'Aktion T4, «è per me intollerabile l'idea che i migliori, il fiore della nostra gioventù, debbano perdere la vita al fronte perché i deboli di mente ed elementi sociali irresponsabili possano avere un'esistenza sicura negli istituti psichiatrici».[19]
    In preparazione all'operazione di eugenetica vera e propria, vennero progressivamente chiuse le istituzioni medico-religiose, dalle quali ci si aspettava naturalmente una forte resistenza all'uccisione dei pazienti. I pazienti che ospitavano vennero quindi trasferiti negli istituti medici statali, andando a peggiorare le già precarie condizioni di sovraffollamento, e aumentando le possibilità propagandistiche delle campagne a favore dell'eugenetica.
    Operazioni propagandistiche in preparazione al programma eugenetico[modifica | modifica wikitesto]

    Nel periodo 1933 - 1939 il Regime preparò l'opinione pubblica attraverso un oculato e mirato programma propagandistico. Le organizzazioni naziste prepararono opuscoli, poster e film dove si mostrava il costo di mantenimento degli istituti medici preposti alla cura dei malati incurabili e si affermava che il denaro risparmiato poteva essere speso con più profitto per il «progresso» del popolo tedesco «sano».
    Tra i numerosi cortometraggi prodotti in merito alla cosiddetta "eutanasia", vale la pena ricordarne tre:[20][21]

    • Das Erbe («L'eredità», 1935) - Un film didattico e dichiaratamente «scientifico» che rappresentava le implicazioni mediche e sociali delle tare ereditarie e che rappresentava l'idea nazista di darwinismo e di «sopravvivenza del più forte».
    • Opfer der Vergangenheit («Vittima del passato», 1937) - Il film metteva a confronto il popolo «sano» con scene tratte dalle corsie degli istituti psichiatrici popolate di esseri «deformi» e «degenerati» ed arrivando a concludere che tutto ciò era dovuto ad una violazione delle regole della selezione naturale alle quali si sarebbe dovuto porre rimedio ripristinandole con «metodi umani». La prima del film ebbe luogo a Berlino, introdotta dal leader dei medici del Reich, Wagner, e successivamente proiettato a lungo in 5.300 cinematografi in tutta la Germania.
    • Ich klage an («Io accuso», 1941) - Prodotto (e girato con grande maestria) quando già il programma T4 era avviato dietro suggerimento di Karl Brandt, uno dei principali responsabili del progetto, per giustificare le misure intraprese e mettere a tacere le critiche che, nonostante il lavoro propagandistico fatto, erano ancora numerose. Il film era basato sul romanzo Sendung und Gewissen («Missione e coscienza») del medico e scrittore Helmut Hunger, altro elemento chiave dell'Aktion T4. Mentre i nazisti operavano le «uccisioni pietose» contro la volontà dei pazienti e dei parenti, il film mostrava invece un medico che uccideva la moglie malata di sclerosi multipla che lo supplicava di mettere fine alle sue sofferenze. Processato il medico veniva assolto dalla giuria che si interrogava circa la domanda fatta dallo stesso accusato: «Vorreste voi, se invalidi, continuare a vegetare per sempre?».

    Un ulteriore campo di intervento a favore dell'eugenetica fu rappresentato dalle scuole dove gli studenti si trovarono a risolvere problemi di aritmetica di questo tipo:
    « Un malato di mente costa circa 4 marchi al giorno, un invalido 5,5 marchi, un delinquente 3,5 marchi. In molti casi un funzionario pubblico guadagna al giorno 4 marchi, un impiegato appena 3,5 marchi, un operaio [...] a) rappresenta graficamente queste cifre [...] »
    Questa pratica viene mostrata anche nel film italiano La vita è bella, in cui viene elogiata la bravura dei bambini tedeschi nel risolvere problemi di matematica come questo:
    « Un pazzo costa allo Stato 4 marchi al giorno. Uno storpio 4,50, un epilettico 3,50. Visto che la quota media è di 4 marchi al giorno e i ricoverati sono 300.000, quanto si risparmierebbe complessivamente se questi individui venissero eliminati? »
    La pressione sui giovani per accettare l'eugenetica si applicava anche attraverso la potente organizzazione Hitler-Jugend («Gioventù hitleriana») che raggruppava (l'iscrizione e la partecipazione alle attività svolte era obbligatoria) i tedeschi dai 10 ai 18 anni di età. In un manuale formativo ad uso dei leader della Gioventù hitleriana nel capitolo «Genetica ed igiene razziale» si poteva leggere:
    « La maggior parte di coloro con malattie e deficienze genetiche sono completamente incapaci di sopravvivere da soli. Non possono badare a se stessi ma devono essere presi in cura dalle istituzioni. Ciò costa allo stato enormi somme ogni anno. Il costo di cura per una persona geneticamente malata è otto volte superiore rispetto a quello di una persona normale. Un bambino che è un idiota costa quanto quattro o cinque bambini [sani]. Il costo per otto anni di istruzione normale è di circa 1.000 marchi. L'istruzione di un bambino sordo costa circa 20.000 marchi. In tutto il Reich tedesco spende circa 1.2 miliardi di marchi ogni anno per la cura ed il trattamento [medico] di cittadini con malattie genetiche.[22] »
    Un altro esempio è tratto da una pubblicazione orientativa intitolata Du und dein Volk («Tu ed il tuo popolo») che veniva distribuita agli studenti al termine del ciclo scolastico obbligatorio, al raggiungimento del quattordicesimo anno d'età. Significativamente, anche in questo caso, il paragrafo riportato che tratta della legge sulla sterilizzazione si trova nel capitolo relativo ai rapporti tra individuo e Stato ed è inserito subito dopo «Il problema ebraico» e seguito da «La grande importanza del tasso di natalità». Si ripete anche qui lo schema classico nazionalsocialista di «eliminazione» dei «geni negativi» (ebrei, disabili, ammalati, asociali) e la «riproduzione» di quelli «positivi» (e vincenti nel processo di selezione naturale).
    « Ovunque la natura sia lasciata a se stessa quelle creature che non possono competere con i loro vicini più forti sono eliminate dal flusso della vita. Nella battaglia per l'esistenza questi individui vengono distrutti e non si riproducono. Questo [processo] si chiama selezione naturale. I selezionatori di animali e piante che vogliono [ottenere] particolari caratteristiche eliminano sistematicamente quegli [elementi che dispongono di] tratti indesiderati e «procreano» [solo] quelle creature con i geni voluti. La «procreazione» è selezione artificiale.

    Nel caso degli esseri umani il completo rifiuto della selezione ha condotto a risultati indesiderati ed inaspettati. Un esempio particolarmente chiaro è l'incremento delle malattie genetiche. In Germania nel 1930 esistevano circa 150.000 persone [internate] in istituti psichiatrici e 70.000 criminali [rinchiusi] in prigioni e carceri. Essi rappresentavano comunque solo una piccola parte del numero reale degli handicappati. Il loro numero totale è stimato in oltre mezzo milione. Questo richiede enormi spese da parte della società: 4 RM [ndt: Reichsmark] giornalieri per un malato di mente, 3,50 RM per un criminale, 5-6 RM per un invalido oppure un sordo. Di contro un lavoratore non qualificato guadagna 2,50 RM al giorno, un impiegato 3,50 RM ed un impiegato statale di basso livello 4 RM (il Ministro [ndt: degli Interni] del Reich Dr. Frick ha fornito queste stime nel 1933).

    Precedentemente [prima, cioè, dell'avvio del programma di sterilizzazione coatta] gli affetti da questi handicap, se non rinchiusi [in apposite] istituzioni erano liberi di riprodursi ed in particolare nel caso di ubriaconi ed handicappati mentali il numero dei figli era spesso molto elevato. Una singola alcoolista nata nel 1810 aveva 890 discendenti nel 1839 [ndt: errore tipografico nell'originale, probabilmente nel 1939]. La metà era mentalmente ritardata, 181 erano prostitute, 142 mendicanti, 76 gravi criminali, 7 assassini, 40 risiedevano in case per poveri. La donna è costata complessivamente allo stato 5 milioni di marchi che hanno dovuto essere pagati da persone sane e di valore. Essa ha aumentato le tasse e ridotto le opportunità per gli altri. [...][23] »



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    L'uccisione di bambini (1938 - 1941)[modifica | modifica wikitesto]


    Viktor Brack

    Verso la fine del 1938 la Cancelleria del Führer ricevette, da parte della famiglia di un bambino di nome Knauer affetto da gravi malformazioni fisiche e definito «idiota», una richiesta affinché Hitler desse il suo assenso per un'«uccisione pietosa». Hitler inviò il suo medico personale Brandt presso la clinica dell'Università di Lipsia per verificare con i medici che avevano in cura il bambino se realmente egli fosse un caso disperato e, in tal caso, autorizzarne l'uccisione che alla fine avvenne.
    In seguito al «caso Knauer» Hitler autorizzò la creazione della Reichsausschuß zur wissenschaftlichen Erfassung erb- und anlagebedingter schwerer Leiden («Comitato del Reich per il rilevamento scientifico di malattie ereditarie e congenite gravi») e ne pose a capo Brandt. La Commissione era diretta da Hans Hefelmann e dipendeva direttamente da Viktor Brack; entrambi facevano parte della Cancelleria privata del Führer che diresse il programma in collaborazione con il Dipartimento di Sanità del Ministero degli Interni. Hitler autorizzò nel contempo Brandt e Bouhler (capo della Cancelleria privata del Führer) a procedere con l'eutanasia in casi simili a quello che si era presentato.[24]
    L'elemento volontario presente nel «caso Knauer» scomparve rapidamente; entro l'agosto 1939 il Ministero degli Interni ordinò che i dottori e le ostetriche che lavoravano negli ospedali tedeschi riferissero tutti i casi di bambini nati con gravi malformazioni, ufficialmente per creare un «archivio scientifico», ma con il chiaro intento di operare le necessarie «uccisioni pietose». Dovevano essere segnalati «tutti i bambini di età inferiore ai tre anni nei quali sia sospetta una delle seguenti gravi malattie ereditarie: idiozia e sindrome di Down (specialmente se associato a cecità o sordità); macrocefalia; idrocefalia; malformazioni di ogni genere specialmente agli arti, la testa e la colonna vertebrale; inoltre le paralisi, incluse le condizioni spastiche».[25] Le segnalazioni venivano valutate da una speciale commissione composta da tre membri che dovevano raggiungere il consenso unanime prima di procedere all'uccisione.
    Nello svolgimento del programma Aktion T4 si utilizzarono numerosi metodi di dissimulazione; molti genitori, soprattutto dell'area cattolica, erano, per ovvi motivi, contrari. I genitori venivano informati che i loro figli sarebbero stati portati in «sezioni speciali» di centri pediatrici dove avrebbero potuto ricevere migliori ed innovative cure.[26] I bambini inviati presso questi centri venivano tenuti «in osservazione» per alcune settimane e poi uccisi con iniezioni letali; i certificati di morte riportavano come causa del decesso «polmonite». Normalmente venivano effettuate autopsie ed erano asportate alcune parti del cervello a scopo di ricerca scientifica. Questa operazione sembrava tacitare le coscienze di molti dei medici coinvolti nel programma perché dava loro l'impressione che i bambini non fossero morti invano e che il programma avesse reali scopi medici.[27]
    Dopo lo scoppio della guerra nel settembre 1939 il programma perse l'iniziale «scientificità» e i controlli della commissione esaminatrice centrale divennero più blandi; nel contempo esso venne esteso fino ad includere bambini più vecchi di tre anni (come inizialmente definito) ed adolescenti. Nelle parole di Lifton il programma venne esteso fino a coprire «vari casi borderline o deficit limitati, fino all'uccisione di ragazzi designati come delinquenti giovanili. I bambini ebrei poterono essere inclusi primariamente per il fatto di essere ebrei; e in un istituto fu costituito un dipartimento speciale per "minorenni di sangue misto (Mischlinge) ebraico-ariano"».[28] Nel contempo venne aumentata la pressione sui genitori per la consegna dei bambini. Molti di loro sospettavano cosa stava accadendo realmente, specialmente dopo che le istituzioni per bambini disabili iniziarono ad essere sistematicamente chiuse, e si rifiutarono di consegnare i loro figli alle autorità. Queste ultime minacciavano di togliere la custodia legale di tutti i figli (inclusi quelli non disabili) ai genitori nel caso si fossero opposti. Nel caso la famiglia persistesse nel suo atteggiamento i genitori venivano minacciati di essere richiamati per «uno speciale incarico di lavoro».[29]
    Quando l'intero Programma T4 venne sospeso nel 1941 a seguito delle numerose proteste, erano stati uccisi un totale di circa 5.000 bambini. La sospensione ufficiale non fu però reale e subentrò una nuova fase definita di «eutanasia selvaggia» che proseguì fino al termine del conflitto e contribuì ad aumentare notevolmente il numero delle vittime.[28] L'ultima uccisione di un bambino, Richard Jenne di soli 4 anni [30] riconducibile all'Aktion T4 voluto da Hitler venne effettuata il 29 maggio 1945 presso l'istituto statale di Kaufbeuren-Irsee in Baviera, tre settimane dopo il termine del secondo conflitto mondiale in Germania.[31]
    L'uccisione di adulti (1939 - 1941)[modifica | modifica wikitesto]

    Numero di vittime dell'Aktion T4 (dati ufficiali)
    1940 - settembre 1941
    Centro T4 operativo numero vittime
    dal al 1940 1941 totale
    Grafeneck 20 gennaio 1940 dicembre 1940 9.839 --- 9.839
    Brandeburgo 8 febbraio 1940 ottobre 1940 9.772 --- 9.772
    Bernburg 21 novembre 1940 30 luglio 1943 --- 8.601 8.601
    Hartheim 6 maggio 1940 dicembre 1944 9.670 8.599 18.269
    Sonnenstein giugno 1940 settembre 1942 5.943 7.777 13.720
    Hadamar gennaio 1941 31 luglio 1942 --- 10.072 10.072
    totale complessivo: 35.224 35.049 70.273
    Fonte: Documento 87, S. 232 cit. in Erst Klee. Dokumente zur „Euthanasie“, 1985.
    Brandt e Bouhler si mossero rapidamente per approntare i piani che avrebbero esteso il programma anche alla popolazione adulta. Nel luglio 1939 essi convocarono un incontro al quale partecipò il dottor Leonardo Conti, Reichsgesundheitsführer («Leader della Salute del Reich») e segretario di stato alla Sanità presso il Ministero degli Interni e il professor Werner Heyde, capo del servizio medico delle SS. Tema dell'incontro fu la creazione di un registro nazionale di tutte le persone ospedalizzate affette da malattie mentali e disabilità fisiche.
    I primi adulti disabili uccisi dal regime nazista non furono però tedeschi bensì polacchi, quando gli uomini dell'Einsatzkommando 16 «ripulirono» gli ospedali e gli istituti psichiatrici del Reichsgau Wartheland, una regione della Polonia occidentale che i tedeschi, dopo l'invasione, avevano deciso di inglobare direttamente nel Reich. Nell'area di Danzica vennero uccisi circa 7.000 pazienti di diversi istituti mentre altri 10.000 subirono lo stesso destino nella zona di Gotenhafen. Simili misure vennero attuate anche in altre zone della Polonia destinate all'incorporazione diretta nel Reich.[32] A Posen migliaia di pazienti vennero uccisi col monossido di carbonio in una camera a gas improvvisata, sviluppata da Albert Widmann, capo del reparto chimico della Kriminalpolizei («Polizia criminale» tedesca). Nel dicembre 1939 il capo delle SS Heinrich Himmler assistette ad una di queste gassazioni accertando che questa invenzione avrebbe potuto essere utilizzata proficuamente anche in seguito.[33]

    In questo edificio a Sonnenstein sono state uccise 13.720 persone nel biennio 1940-41.

    L'idea di uccidere gli «inutili» pazienti mentalmente disabili si propagò rapidamente dalla Polonia occupata alle contigue aree della stessa Germania, probabilmente perché le autorità tedesche di queste aree già conoscevano bene quello che si stava verificando in Polonia. Inoltre i soldati tedeschi feriti nel corso della campagna polacca venivano evacuati presso queste aree di confine e necessitavano di spazio all'interno degli ospedali. Il Gauleiter di Pomerania, Franz Schwede-Coburg, inviò 1.400 pazienti provenienti da cinque ospedali pomerani in Polonia dove vennero uccisi. Il Gauleiter della Prussia orientale, Erich Koch fece lo stesso con 1.600 ammalati; in totale circa 8.000 pazienti tedeschi vennero uccisi in questa prima ondata di uccisioni. Tutto ciò avvenne su iniziativa delle autorità locali anche se certamente Himmler ne conosceva ed approvava l'esecuzione.[34]
    Ufficialmente il programma di uccisione di adulti con disabilità mentali e fisiche prese avvio con una lettera che Hitler indirizzò a Bouhler e Brandt nell'ottobre 1939:
    « Al capo [della Cancelleria] del Reich Bouhler e al dottor Brandt viene affidata la responsabilità di espandere l'autorità dei medici, che devono essere designati per nome, perché ai pazienti considerati incurabili secondo il miglior giudizio umano disponibile del loro stato di salute possa essere concessa una morte pietosa.[35][36] »
    La lettera venne retrodatata al 1º settembre 1939, per provvedere la necessaria copertura «legale» alle uccisioni già effettuate e per creare una più stretta correlazione tra il Programma T4 e lo scoppio del conflitto, facendo pensare che l'intero progetto fosse una reale «necessità» di guerra.[35] La lettera, che rappresentò l'unica base legale del programma, non fu un «decreto del Führer» formale che nella Germania nazionalsocialista avrebbe avuto a tutti gli effetti il valore di legge. Per questo motivo Hitler scavalcò deliberatamente, almeno in parte, Conti, segretario di stato alla Sanità, ed il suo dipartimento che egli considerava non abbastanza legati alla spietata visione biomedica nazionalsocialista e che avrebbero potuto sollevare domande scomode circa la legalità del programma e preferì affidarlo direttamente a Bouhler e Brandt, entrambi strettamente legati alla sua persona.[37] Vennero preparate alcune bozze di legge per legalizzare il programma di eutanasia ma Hitler rifiutò sempre di accettarle.

    Lapide stradale che commemora i morti dell'Aktion T4, sita al n°4 della Tiergartenstrasse, dove era ubicato l'ufficio centrale del programma eugenetico.

    Il programma venne amministrato dallo staff di Viktor Brack, capo dell'Amt 2 («Ufficio 2») della Cancelleria del Führer, che aveva sede in Tiergartenstrasse al numero 4. La supervisione era di Bouhler (del quale Brack era diretto subordinato) e Brandt. Altre figure coinvolte nel programma furono il dottor Herbert Linden, già coinvolto nell'eugenetica infantile, e il dottor Ernst-Robert Grawitz, comandante medico delle SS. Questo vertice organizzativo definì i nomi dei medici che avrebbero dovuto portare a termine la parte «operativa» del programma. Essi vennero scelti in base all'affidabilità politica, alla reputazione professionale e alle «simpatie» dimostrate nei confronti delle pratiche eugenetiche più radicali. Tra i medici selezionati figuravano alcuni che avevano già dimostrato la loro solerzia nelle uccisioni di bambini come Unger, Heinze ed il dottor Hermann Pfannmüller. A questi vennero affiancati nuovi medici, per la maggior parte psichiatri, come il professor Werner Heyde di Würzburg, il professor Carl Schneider di Heidelberg, il professor Max de Crinis di Berlino e Paul Nitsche dell'istituzione statale di Sonnenstein. La direzione operativa venne affidata ad Heyde che fu sostituito successivamente da Nitsche.[38]
    All'inizio dell'ottobre 1939 tutti gli ospedali, case d'infanzia, case di riposo per anziani e sanatori ebbero l'obbligo di riportare su di un apposito modulo tutti i pazienti istituzionalizzati da cinque o più anni, i «pazzi criminali», i «non-ariani» e coloro ai quali era stata diagnosticata una qualsiasi malattia riportata in un'apposita lista. Questa lista comprendeva schizofrenia, epilessia, corea di Huntington, gravi forme di sifilide, demenza senile, paralisi, encefalite e, in generale, «condizioni neurologiche terminali». Alcuni medici ed amministratori interpretarono la richiesta credendo che lo scopo fosse identificare i pazienti abili al servizio di lavoro e sovrastimarono appositamente, con fatali conseguenze, le malattie dei loro pazienti cercando così di proteggerli.[39] Nel caso in cui gli ospedali si rifiutassero di collaborare, appositi team di medici (o più spesso studenti di medicina) più compiacenti verso il nazionalsocialismo visitavano tali strutture e compilavano loro stessi i moduli, cercando di rendere la condizione dei pazienti il più sfavorevole possibile.[40] Allo stesso modo tutti i pazienti di origine ebraica, anche coloro che non rientravano nei «casi» previsti per la soppressione, vennero cacciati dalle case di cura e uccisi nel corso del 1940.[41]
    Come nel caso del programma di eugenetica per bambini, i moduli degli adulti erano esaminati da una speciale commissione che operava negli uffici della Tiergartenstrasse. Gli esperti dell'ufficio dovevano valutare i casi solo in base alle informazioni riportate sul modulo, tralasciando quindi la storia clinica dei pazienti e senza effettuare ulteriori visite mediche agli stessi. Spesso essi si trovarono «oberati» di migliaia di richieste da esaminare in tempi brevissimi. Su ogni rapporto il medico esaminatore metteva il simbolo «+» (morte) o il simbolo «-» (vita) oppure occasionalmente «?» quando non era in grado di decidere. Dopo che ogni paziente era stato esaminato indipendentemente da tre esperti, nel caso fossero risultati tre simboli +, il paziente veniva ucciso.[42]
    Inizialmente i pazienti vennero uccisi, come già accadeva nel programma per i bambini, con iniezioni letali. Il metodo era però lento ed inefficace e con il prosieguo della guerra, quando i farmaci utilizzati nelle iniezioni divennero sempre più scarsi, divenne chiaro che sarebbe stato necessario trovare un nuovo metodo. Hitler stesso, basandosi sul consiglio del professor Heyde, propose a Brandt l'utilizzo di monossido di carbonio, dopo che una serie di esperimenti effettuati nel gennaio 1940 a Brandeburgo con diversi tipi di iniezioni letali raffrontate con l'impiego del gas avevano dimostrato la superiore efficienza di quest'ultimo.[43] L'uccisione mediante monossido di carbonio puro - veniva cioè prodotto industrialmente a differenza di quello che accadde successivamente in alcuni campi di sterminio dove era invece prodotto dai fumi di scarico di grossi motori - in apposite camere a gas venne presto estesa a tutti i sei centri dell'Aktion T4, quasi tutti ex ospedali o case di cura convertite:


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    Predefinito Re: Non solo ebrei. Il massacro di zingari e disabili


    Il castello di Hartheim.



    Oltre che per l'uccisione dei pazienti questi centri vennero utilizzati anche per l'eliminazione degli internati dei campi di concentramento ammalati e ormai non più in grado di lavorare per il Reich. L'operazione di eliminazione degli internati prese il nome di Aktion 14f13.
    I pazienti selezionati venivano prelevati dagli istituti di cura da appositi autobus guidati da personale delle SS che indossava camici bianchi per dare una falsa impressione di sicurezza. Per impedire ai parenti delle vittime ed ai medici che li avevano in cura di poterli rintracciare in seguito, i pazienti venivano inizialmente trasportati in «centri» di transito, situati presso i grandi ospedali tedeschi in prossimità della reale destinazione, dove venivano posti sotto «osservazione» per un breve periodo prima di essere in seguito trasferiti presso uno dei centri del Programma per subire il «trattamento speciale».[44] Il termine «trattamento speciale» (in lingua tedesca Sonderbehandlung), ereditato dal Programma T4, venne in seguito utilizzato anche come eufemismo per definire lo sterminio durante l'olocausto. I parenti che eventualmente avessero voluto visitare i loro congiunti nei centri venivano scoraggiati da lettere che spiegavano l'impossibilità di esaudire il loro desiderio in base ad appositi regolamenti promulgati a causa della guerra. Molti dei pazienti, d'altronde, venivano uccisi nel giro di 24 ore dall'arrivo ed i loro corpi immediatamente cremati. Grande cura veniva posta per produrre un certificato di morte per ogni vittima, dove la causa di morte fosse verosimile, da inviare insieme alle ceneri ai parenti. La creazione delle centinaia di certificati di morte e la cura posta nel renderli il più realistici possibili, occupava infatti buona parte della giornata dei medici coinvolti nel Programma.[45]
    Nel corso del 1940 presso ognuno dei centri di Brandeburgo, Grafeneck e Hartheim vennero uccise circa 10.000 persone ed altre 6.000 lo furono a Sonnenstein, per un totale di circa 35.000 vittime nell'intero anno. Verso la fine dell'anno le «operazioni» a Brandeburgo e Grafeneck rallentarono vistosamente, fino al quasi completo blocco, a causa delle crescenti proteste popolari nei confronti del programma eugenetico. Nel corso del 1941 Bernberg e Sonnenstein incrementarono la loro attività mentre Hartheim, comandato prima da Christian Wirth poi da Franz Stangl - entrambi, in seguito, uomini chiave dei campi di sterminio nell'Est - proseguì come prima. Prima che nell'agosto 1941 il programma venisse ufficialmente fermato si stimano circa altre 35.000 vittime per un totale complessivo di circa 70.000. La sospensione ufficiale del programma non venne applicata agli internati dei campi di concentramento dell'Aktion 14f13 e si stima che entro il termine del conflitto siano stati circa 20.000 a subire il «trattamento».
    Opposizione al programma[modifica | modifica wikitesto]

    Hitler ed il suo staff furono sempre consapevoli che il progetto sarebbe stato impopolare in Germania, a causa della radicalità espressa da questa politica biomedica. Hitler evitò sempre di mettere per iscritto ordini riguardanti politiche che in seguito avrebbero potuto essere considerati crimini contro l'umanità[46], e da questo punto di vista la lettera scritta dell'ottobre 1939 per Bouhler e Brandt rappresentò un'eccezione. La lettera venne però apparentemente utilizzata per sopraffare l'opposizione della burocrazia statale tedesca - essa venne mostrata, per ottenerne la cooperazione, al ministro della Giustizia Franz Gürtner nell'agosto 1940.[47]
    Hitler affermò a Bouhler che «la Cancelleria del Führer non dovrà in caso essere vista [come] attiva in quest'ambito».[48] Si temeva per le proteste dell'opinione pubblica dell'area cattolica che dopo l'annessione di Austria e Sudeti rappresentava circa la metà della popolazione tedesca. Un rapporto confidenziale dell'SD dall'Austria del marzo 1940 ammoniva che il programma di uccisioni avrebbe dovuto essere effettuato in segreto «per evitare una forte reazione negativa nell'opinione pubblica durante la guerra».[49]
    Il programma incontrò anche l'opposizione della burocrazia statale. Un giudice distrettuale, Lothar Kreyssig, scrisse al ministro della Giustizia Gürtner protestando per il fatto che il Programma T4 era giuridicamente illegale, visto che nessuna legge o decreto formale di Hitler lo autorizzava. Gürtner rispose «se lei non può riconoscere la volontà del Führer come origine di legge allora non può rimanere giudice» e lo licenziò.[50]
    Nel gennaio 1939 in vista dell'avvio del Programma, Viktor Brack commissionò uno studio al dottor Joseph Mayer, professore di Teologia morale all'Università di Paderborn, riguardo alla reazione delle Chiese nel caso fosse stato avviato un programma di eugenetica sovvenzionato dallo Stato. Mayer - convinto sostenitore dell'eugenetica - rispose che le Chiese non avrebbero reagito nel caso il programma fosse stato percepito come nell'interesse dello Stato.[51] Brack mostrò a luglio il documento ad Hitler, aumentando la sua confidenza sul fatto che il progetto sarebbe stato accettato dall'opinione pubblica tedesca.[52] Questo non si verificò e il Programma T4 fu uno dei pochi varati dal regime nazista a causare proteste pubbliche su larga scala.
    Una volta avviato il T4 fu impossibile mantenere il segreto a causa delle centinaia di medici, infermiere e coordinatori coinvolti; d'altra parte la maggioranza dei pazienti destinati alla morte aveva parenti attivamente interessati circa il loro benessere. Malgrado i rigorosi ordini di segretezza impartiti a tutti i livelli, qualcuno che lavorava nei centri di attuazione del Programma parlò di quello che avveniva all'interno di queste strutture. In alcuni casi le famiglie capirono leggendo i certificati di morte palesemente falsi - ad esempio venne indicata come causa di morte «appendicite» in un paziente a cui l'appendice era però già stata asportata in un'operazione precedente. In altri casi tutte le famiglie dello stesso paese ricevevano contemporaneamente il certificato di morte del loro caro. Nelle città vicine ai centri tutti potevano vedere gli autobus arrivare, vedevano fumare i camini dei crematori e di conseguenza ne traevano le debite deduzioni. Nei pressi di Hadamar cenere contenente resti di capelli umani fluttuava nell'aria della città.[53] Nel maggio 1941 la corte distrettuale di Francoforte scrisse a Gürtner descrivendo che ad Hadamar i bambini, al passaggio degli autobus carichi di pazienti, gridavano per le strade che le persone che trasportavano stavano per essere gassate.[54]
    Nel corso del 1940 si sparsero le voci di ciò che stava succedendo e molti tedeschi dimisero i loro parenti dagli istituti psichiatrici e dai sanatori per curarli a casa, spesso a fronte di grosse spese e sacrifici. In alcuni casi i medici e gli psichiatri cooperarono con le famiglie per dimettere i pazienti oppure, nel caso le famiglie potessero permetterselo, li trasferirono presso cliniche private ove il Programma T4 non aveva giurisdizione - esso infatti si applicava solo ad istituzioni statali. È importante notare come il Programma T4 abbia avuto effetto principalmente su famiglie della classe operaia in quanto quelle benestanti potevano permettersi di ricoverare i loro cari in istituzioni private. Alcuni medici acconsentirono a cambiare le diagnosi già effettuate dei loro pazienti in modo che essi non rientrassero più nei parametri per la selezione T4 anche se ciò li esponeva al rischio di ispezioni da parte degli zelanti funzionari del Partito. A Kiel il professor Hans Gerhard Creutzfeldt - scopritore della malattia di Creutzfeldt-Jakob - riuscì a salvare praticamente tutti i suoi pazienti.[55] La maggior parte dei medici collaborò comunque con l'Aktion T4, in parte per ignoranza circa i veri scopi che esso si prefiggeva ed in parte per convinzione nei confronti delle politiche eugenetiche nazionalsocialiste.[56]
    Nel corso del 1940 iniziarono a giungere lettere di protesta alla Cancelleria del Reich ed al Ministero della Giustizia, alcune delle quali firmate da membri dello NSDAP, ossia dai nazisti stessi. La prima aperta protesta contro lo svuotamento degli istituti psichiatrici ebbe luogo ad Absberg in Franconia nel febbraio 1941 e venne presto seguita da altre. Il rapporto dell'SD sugli incidenti di Absberg diceva: «il trasferimento di persone dall'Istituto di Ottilien ha causato molto malcontento» e descriveva grandi masse di cittadini (per la maggior parte cattolici), inclusi membri del Partito, che protestavano.[57]L'opposizione alle politiche T4 si acuì dopo l'invasione tedesca dell'Unione Sovietica del giugno 1941, perché la campagna in corso provocò per la prima volta un elevato numero di perdite e gli ospedali ed istituti si riempirono per la prima volta di numerosi giovani soldati tedeschi gravemente disabili e mutilati. Iniziarono allora a circolare delle voci secondo le quali anche questi uomini sarebbero stati sottoposti ad «eutanasia», anche se in effetti tale eventualità non venne mai presa in considerazione dalle autorità.
    Nel corso del 1940 e del 1941 alcuni pastori protestanti presero posizione, seppur non pubblicamente, contro il Programma. Theophil Wurm, pastore luterano del Württemberg scrisse una dura lettera al ministro degli Interni Frick nel marzo 1940. Altre proteste si sollevarono dal teologo luterano Friedrich von Bodelschwingh direttore dell'Anstalt Bethel (una clinica per epilettici sita a Bielefeld) e da Paul-Gerhard Braune direttore della clinica Hoffnungstal di Berlino. Entrambi utilizzarono le loro connessioni con il Partito per negoziare l'esclusione delle loro istituzioni dal Programma T4: Bodelschwingh trattò direttamente con Brandt ed indirettamente con Hermann Göring, il cugino del quale era un famoso psichiatra. Braune ebbe degli incontri con il ministro della Giustizia Gürtner, sempre scettico sulla legalità del programma, e successivamente scrisse una veemente lettera di protesta indirizzata ad Hitler. Hitler non lesse la lettera ma ne venne informato da Lammers che rispose anche a Braune che il programma non poteva essere fermato.[58] In generale, però, la chiesa Protestante, in larga parte coinvolta con il Regime, non era troppo disposta a criticare le scelte dei nazisti.[59]
    La Chiesa cattolica, che fin dal 1933 aveva cercato di evitare confronti diretti con il Partito nella speranza di preservare le sue istituzioni principali, divenne sempre più ostile mentre aumentavano le prove dell'uccisione di pazienti disabili nelle cliniche. Il cardinale di Monaco di Baviera Michael von Faulhaber scrisse una lettera privata al governo protestando contro l'applicazione del Programma T4. Il 26 giugno 1941 la Chiesa ruppe il silenzio preparando una lettera pastorale ad opera dei vescovi tedeschi (riuniti a Fulda) che venne letta in tutte le chiese il 6 luglio 1941 e che incoraggiò i cattolici ad aumentare la protesta contro il programma.[60] La lettera dichiarava, tra l'altro:
    « Si dice, di questi pazienti: sono come una macchina vecchia che non funziona più, come un cavallo vecchio che è paralizzato senza speranza, come una mucca che non dà più latte.
    Che cosa dobbiamo fare di una macchina di questo genere? La mandiamo in demolizione. Che cosa dobbiamo fare di un cavallo paralizzato? No, non voglio spingere il paragone all'estremo...Qui non stiamo parlando di una macchina, di un cavallo, né di una mucca... No, stiamo parlando di uomini e donne, nostri compatrioti, nostri fratelli e sorelle. Povere persone improduttive, se volete, ma ciò significa forse che abbiano perduto il diritto di vivere?[63] »

 

 

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