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Discussione: Il problema del primato dei "luoghi" teologici

  1. #1
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    Predefinito Il problema del primato dei "luoghi" teologici

    Mi sono capitati tra le mani alcuni appunti rinascimentali (metto una foto) sul tema della gerarchia delle fonti teologiche così come proposte ed analizzate da Melchior Cano, Vescovo cattolico e teologo spagnolo della prima metà del XVI secolo di cui non conoscevo l'attività dottrinale.










    Ho scoperto (ma sto ancora ancora studiando la questione) che il Vescovo, partendo da una gerarchia di dieci fonti di dimostrazione della verità teologica in cui il primato spetta alla Sacra Scrittura, propose in seguito una visione/versione dottrinaria che mise in discussione il primato di quest'ultima.


    Le dieci fonti gerarchiche da cui partiva Melchior Cano:


    1. la Sacra Scrittura;
    2. la Tradizione Apostolica;
    3. l'autorità della Chiesa Cattolica;
    4. l'autorità dei Concili Ecumenici;
    5. l'autorità del Sommo Pontefice;
    6. la dottrina dei Padri della Chiesa;
    7. la dottrina dei dottori scolastici e dei canonisti;
    8. la verità razionale umana;
    9. la dottrina dei filosofi;
    10. la storia.



    Melchior Cano concluse che il primato teologico non dovesse spettare alla Sacra scrittura ma alla Tradizione apostolica per i seguenti motivi:


    1. la Chiesa è più antica della Scrittura e dunque la fede e la religione possono esistere senza la Scrittura;
    2. non tutta la dottrina cristiana, compresa quella contenuta nella Sacra Scrittura, è stata formulata con chiarezza;
    3. molte cose che appartengono alla dottrina cristiana non si trovano né in maniera chiara né oscura nella Sacra Scrittura;
    4. gli Apostoli trasmisero alcune cose per scritto e altre a voce.



    Come valutate le conclusione del Vescovo spagnolo?
    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

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  2. #2
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    Predefinito Re: Il problema del primato dei "luoghi" teologici

    che in realtà Scrittura, Tradizione e Magistero hanno in realtà pari importanza, ognuna si richiama a vicenda e non c'è una gerarchia, ma tutte sono garantite dalla Chiesa
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  3. #3
    libero
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    Predefinito Re: Il problema del primato dei "luoghi" teologici

    Citazione Originariamente Scritto da Haxel Visualizza Messaggio
    che in realtà Scrittura, Tradizione e Magistero hanno in realtà pari importanza, ognuna si richiama a vicenda e non c'è una gerarchia, ma tutte sono garantite dalla Chiesa
    Valutazione condivisibile.

    Quindi, diversamente dal vescovo, dovremmo concludere che non vi siano fondamenti gerarchici ai fini della ricerca della verità teologica?

    In fondo le sue 4 motivazioni non sono sbagliate.
    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

  4. #4
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    Predefinito Re: Il problema del primato dei "luoghi" teologici

    Citazione Originariamente Scritto da Ucci Do Visualizza Messaggio
    Valutazione condivisibile.

    Quindi, diversamente dal vescovo, dovremmo concludere che non vi siano fondamenti gerarchici ai fini della ricerca della verità teologica?

    In fondo le sue 4 motivazioni non sono sbagliate.
    non sbagliano se non un particolare, ma sbaglia parlando di gerarchia delle fonti

    esiste una gerarchia nel Magistero ( straordinario, ordinario e autentico), a sono particolarità in base alla materia che il Magistero stesso affronta
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  5. #5
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    Predefinito Re: Il problema del primato dei "luoghi" teologici

    analisi più dettagliata:

    la Chiesa è più antica della Scrittura e dunque la fede e la religione possono esistere senza la Scrittura;


    vero che la Chiesa è più antica della Scrittura stessa( se si parla solo del NT però), ma la Scrittura è una delle principali rivelazioni, perciò non può non essere presente, anche se è vero che Agostino addirittura disse " non crederei ai Vangeli se me lo dicesse la Chiesa"

    non tutta la dottrina cristiana, compresa quella contenuta nella Sacra Scrittura, è stata formulata con chiarezza;
    è vero che la dottrina non è stata formulata con chiarezza, viceversa è la Rivelazione che è definitiva

    molte cose che appartengono alla dottrina cristiana non si trovano né in maniera chiara né oscura nella Sacra Scrittura;
    vero, pensiamo al Purgatorio

    gli Apostoli trasmisero alcune cose per scritto e altre a voce.
    nelle lettere c'è nel dettaglio questa cosa, quindi è vero
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  6. #6
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    Predefinito Re: Il problema del primato dei "luoghi" teologici

    RIVELAZIONE – SCRITTURA – TRADIZIONE


    Teologicamente parlando, per ‘Rivelazione’ s’intendel’esperienza della libera e gratuita

    autocomunicazione di Dio nel Figlio, per loSpirito. Il carattere dialogico segnalatoa chiare

    lettere da DV 2 autorizza a pensare l’uomo non come inerte e sbalordito destinatario

    dell’iniziativa di Dio, ma come partner lacui risposta personale e comunitaria nella fede è a

    pieno titolo parte integrante del dinamismodella Rivelazione stessa. Per questo, si può parlare

    di Rivelazione in senso pieno, considerando l’intrecciofra il gratuito offrirsi di Dio e l’umana,

    interpretativa esperienza di questa liberaofferta.

    Trinitaria quanto a profilo e consistenza, la Rivelazione è cristica per orientamento e

    centratura. Preparata, infatti, da una lungastoria in cui Dio non ha mai fatto mancare

    premurose testimonianze di sé (cf DV 3), la missione del Figlio (Gal 4,4ss.), mediatore e

    pienezza di tutta la rivelazione, di quest’ultima non smentisce, ma semmaiconferma ed

    invera la logica “sacramentale” (“eventi eparole intimamente connessi”: DV 2). La

    concentrazione cristica/cristologica dellaRivelazione (presenza, miracoli, morte e

    risurrezione, dono dello Spirito: cf DV 4), mentre decifra definitivamente leattenzioni

    pedagogiche di Dio deposte nell’economia, necompie anche le intenzioni salvifiche,

    rendendo contemporaneamente densa e carica disperanza l’attesa escatologica della parusia.

    Storicamente disposta e tessuta,personalmente/cristicamente (con)centrata, salvificamente

    caratterizzata, la Rivelazione non èdistaccata e verbale comunicazione di verità, ma reale

    autopartecipazione di Dio all’uomo, che nel culmen del Verbo incarnato svela in un rapporto

    di proporzionalità diretta Dio all’uomo e l’uomoa se stesso (cf GS 22.41). Dato questo

    spessore, si pone e si imposta in modorinnovato e fecondo la questione delle mediazioni di

    una Rivelazione presentata come sopra.

    Pur segnato dal contenzioso con la Riforma etemporalmente collocato entro il modello

    teoretico-istruttivo della Rivelazione, ilConcilio di Trento sa porre in evidenza il valore

    fontale del Vangelo rispetto alle mediazioni(Scritture e tradizioni non scritte). Queste sono

    presentate – grazie ad un prezioso et che le coordina – non come contenitoriseparati

    (partim/partim), ma come mediazioni modalmente differentiper le quali risuona nella chiesa

    la viva vox Evangelii.

    Il Vaticano II riesce ad aver ragione dell’ormai“consacrata” concezione della “duplice fonte”

    reinvestendo il meglio dello spuntotridentino, rimarcando la trascendenza della Rivelazione

    rispetto alle mediazioni menzionate a motivodel suo spessore sacramentale/personale. Nulla

    decide sull’annosa questione dellasufficienza/insufficienza materiale della Scrittura,

    dimenticandoforse di stilare una criteriologia dei ‘loci theologici’, ma offre spunti decisivi

    perpensare in modo promettente i nessi che articolano armonicamente le grandezzein gioco.

    2

    Sullascorta, ma anche oltre il II capitolo di Dei Verbum, è possibile esprimere come segue

    legami,differenze e dislivelli fra Rivelazione, Scrittura e Tradizione.

    Per imotivi già evocati, la Rivelazione rimane ricchezza sempre attingibile nelladocilità allo

    Spiritoche guida alla verità tutta intera (cf Gv. 16,13), ma anche sempre refrattaria rispetto ad

    unamediazione totale, una identità senza residui con le forme attraverso cui ciraggiunge

    canonicamentee ci coinvolge personalmente: questo è ciò che il Tridentino sottolineava

    illuminando il valore sorgivo del Vangelo promesso/promulgato/affidato.

    Si puòsenz’altro dire che il termine ‘Tradizione’ ben s’attaglia, in senso lato, agli eventi a cui

    Cristo ha dato sovrabbondante compimento e all’evento stesso della sua autoconsegnaagli

    uomini(cf Gal. 2,20): dauna parte, una lunga storia tessuta di esperienze e codificata nella

    Scritturaebraica è decifrata nel suo senso ed orientamento da Cristo; dall’altra, lanominata

    tradizioned’esperienza è quanto serve per riconoscere nella fede il ministero messianicodel

    Cristo(cf Lc. 24, 44-46).

    Momento privilegiato e canonico della Tradizione è la molteplice attestazione scritta (Nuovo

    Testamento)degli eventi menzionati: la molteplicità dei documenti è da ascrivere non solo

    alladiversità degli autori e degli orizzonti culturali, ma anche e soprattutto allatrascendente

    ricchezzadi ciò che è testimoniato. Solo di questa attestazione – unitamente aidocumenti

    veterotestamentari– Dei Verbum parla nei termini di«parola di Dio in quanto scritta per

    ispirazionedello Spirito di Dio» (n. 9), mentre alla Tradizione è riconosciuto il compitodi

    trasmettereintegralmente la parola di Dio (cf ibidem).

    Riconosciutii nessi e le convergenze delle grandezze in gioco, va ribadito lo spessore

    sacramentale,non solo verbale della Rivelazione: si capisce come la sua viva trasmissione

    nonpossa ridursi ad una sorta di asettico benché fedele passaparola. Nella dottrina, nella vita

    e nel culto, la Chiesa trasmette «tutto ciò che essa è, tutto ciò che essacrede» (DV 8). In tal

    modo,la comprensione delle cose e delle parole trasmesse attiva una ministerialità pluriforme

    checoinvolge tutto il popolo di Dio, al cui interno il magistero è preziosa edirrinunciabile

    istanzadi garanzia, che non toglie o riduce la gamma di servizi da rendere alla paroladi Dio e

    allasua superiorità (cf DV 10).

    Testidi riferimento

    E. CATTANEO, Trasmetterela fede. Tradizione,Scrittura e Magistero nella Chiesa.

    Percorsodi teologia fondamentale ( = Intellectus fidei 2),San Paolo, Cinisello Balsamo

    1999,378 pp.

    W. KASPER, Rapportotra Scrittura e Tradizione. Unaprospettiva pneumatologica, in ID.,

    Teologiae chiesa 2 ( = Biblioteca di teologia contemporanea114), Queriniana, Brescia

    2001,52-87.

    B. MAGGIONI, Imparaa conoscere il volto di Dio nelle parole di Dio. Commento alla

    Dei Verbum( = Dabar – Logos – Parola), Messaggero, Padova 2003, 208 pp.

    Dispensa di d. Valentino Sartori - Appunti di teologiafondamentale.


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  7. #7
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    Predefinito Re: Il problema del primato dei "luoghi" teologici

    O.t. Vedo che il post precedente è male formattato, purtroppo non riesco più a modificarlo.
    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

  8. #8
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    Predefinito Re: Il problema del primato dei "luoghi" teologici

    non fa niente si capisce
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  9. #9
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    Predefinito Re: Il problema del primato dei "luoghi" teologici

    Si può dire che la Scrittura è frutto della Tradizione, più precisamente una Tradizione scritta.
    L'Autorità della Scrittura anche se mediata dagli uomini, viene da Dio, come il Magistero. Quindi è giusto dire che non c'è una gerarchia, però come utilità per l'uomo credo che il Magistero in quanto esplicitano gli insegnamenti scritturali sia maggiore.
    ϟ qualis vibrans


  10. #10
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    Predefinito Re: Il problema del primato dei "luoghi" teologici

    Citazione Originariamente Scritto da Parsifal Corda Visualizza Messaggio
    Si può dire che la Scrittura è frutto della Tradizione, più precisamente una Tradizione scritta.
    L'Autorità della Scrittura anche se mediata dagli uomini, viene da Dio, come il Magistero. Quindi è giusto dire che non c'è una gerarchia, però come utilità per l'uomo credo che il Magistero in quanto esplicitano gli insegnamenti scritturali sia maggiore.
    eppure nelle predicazioni si guarda di più alla Scrittura nelle lectio
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

 

 
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