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  1. #1
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    Predefinito Nencini - Lettera a Veltroni, la damnatio memoriae dei socialisti

    Caro Walter,


    I miei figli hanno letto la tua intervista a Repubblica.

    Mi hanno chiesto: ‘Babbo, ma il romanzo del socialismo italiano che ci hai raccontato è’ una novella?’

    Ho affondato gli occhi con stupore in quelle due pagine. Non ce n’è traccia. Cancellata del tutto una parte, e che parte, della storia della sinistra italiana. Eppure le conquiste civili e sociali del secondo novecento portano tutte la firma di governi in cui socialisti e cultura laica si sono battuti perché l’Italia fosse più libera, il mondo del lavoro più protetto, la parità tra sessi realizzata.

    Non devo ricordare a te l’elenco delle cose fatte. Parziali, forse, ma indubbiamente rovesciarono l’Italia sconfitta nella guerra e trasformarono il Paese in una potenza industriale di tutto rispetto in cui i diritti fondamentali dei cittadini sono diventati leggi dello stato.

    Senza socialisti e radicali, senza la tradizione liberal-democratica, e magari con i comunisti di fede togliattiana al governo, non saremmo diventati ciò che siamo.
    Le sinistre, in Italia, sono sempre state due, da tempo immemorabile. Quella che ha avuto ragione, la sinistra cui la storia universale ha dato ragione, non è la sinistra che si richiamava alla tradizione comunista.

    Intendiamoci bene: non intendo mettere sotto accusa nessuno. Gli storici hanno già fatto il loro lavoro. Semmai, mi ribello alla contraffazione, alla ‘damnatio memoriae’, a un taglio delle radici che ritengo del tutto irricevibile e che, se utilizzato in un esame universitario, provocherebbe l’espulsione dello studente ( o del docente) dall’aula con tanto di cappello d’asino sulla testa.

    Via Nenni, Brodolini, Fortuna, via Spadolini, La Malfa, Craxi, Baslini, via Pannella, via Saragat e Pertini, via tutti. Obliterati. Destinati al tritacarte.

    La cancellazione delle radici produce due effetti: rende instabile l’orizzonte che si intende costruire e ci priva della memoria. Una doppia letale operazione soprattutto perché ci priva di una buona bussola e ci obbliga a usare un vetusto portolano.

    E dire che a ‘Bandiera rossa’ io continuo a preferire ‘L’inno dei lavoratori’ scritto da Turati. Già, non esiste. È una mia invenzione.


    Riccardo



    Riccardo Nencini Lettera a Veltroni, la damnatio memoriae dei socialisti | Avanti!
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  2. #2
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    Predefinito Re: Nencini - Lettera a Veltroni, la damnatio memoriae dei socialisti

    Non ha tutti i torti, ma entrambe le facce della medaglia sono e rimarranno prigioniere di questa controversia, fino a che la generazione dei reduci non sarà tramontata.
    I postcomunisti non riusciranno mai ad accettare la radice socialista, buttandosi o sulla fumosità alla Veltroni o sul neoradicalismo alla Enrico Rossi, che riesce a riempire pagine e pagine di rimandi al socialismo democratico ancorandosi all'ormai consunto santino di Berlinguer; i socialisti, vincitori della storia mondiale ma annichiliti nella storia italiana, rimarranno sempre vittime del complesso del reduce e della "vittoria mutilata" autonominandosi cassandre inascoltate e spesso buttandosi persino a destra piuttosto che collaborare con la sinistra postcomunista.
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

  3. #3
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    Predefinito Re: Nencini - Lettera a Veltroni, la damnatio memoriae dei socialisti

    A parte la solita dicotomia “socialismo-comunismo”, su cui si può discutere all’infinito, Nencini parla qui di “due sinistre”. Non sono molto d’accordo. Egli divide la sinistra comunista da quella socialista, e a quest’ultima associa il filone “liberal-democratico” e uomini come Spadolini e Ugo La Malfa, i quali non credo affatto si possano far rientrare “tout court” in una sinistra laica e socialista.

    Il cosiddetto “Partito della democrazia”, cui alludeva Spadolini facendo propria un’espressione di Salvatorelli risalente al 1945, voleva rappresentare le posizioni “di una forza – sono parole dello statista fiorentino – democratica e laica, riformatrice e non socialista”.

    Socialisti e comunisti, in fondo, hanno in comune l’originaria radice marxista (successivamente abiurata dai primi). Lo stesso Saragat si è sempre definito un marxista. In realtà, per “altra” sinistra è da intendere, a mio parere, quella di radice mazziniana – la sinistra cosiddetta “storica” -, democratica e non marxista (mai stata marxista, aggiungo). Quindi, bisognerebbe forse parlare (almeno) di tre sinistre (ognuna, tra l’altro, con al suo interno ulteriori caratterizzazioni).
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  4. #4
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    Predefinito Re: Nencini - Lettera a Veltroni, la damnatio memoriae dei socialisti

    Scusate, ma che senso ha sollevare questioni del genere nell'anno di grazia 2017? In rete impazza il video con l'albero genealogico delle infinite scissioni della sinistra a partire dal 1921, ma in realtà le beghe odierne hanno poco a che fare con quella madre di tutte le scissioni, grande e, vista l'epoca, doppiamente drammatica. Il PD odierno, e tutto sommato anche i vari spezzoni con cui sta litigando per gli scranni in parlamento, potrebbero fondersi tranquillamente con gli ex-socialisti di varia osservanza, tanto ormai sembrano faccende del Pleistocene. I motivi ideali di allora non ci sono più né esiste più l'impero maericano contrapposto a quello sovietico, e non parliamo della Cina, repubblica popolare marxista basata sul turbocapitalismo selvaggio. Se un motivo un po' serio c'è, i socialisti potrebbero dare un apporto di laicismo a questa sinistra, sempre un po' troppo timida nei confronti del Vaticano per paura di perdere voti e consenso e per l'influsso dei "cattolici". Libera chiesa in libero stato è un motto di Cavour che in Italia è ancora ben lungi dall'essere realizzato e l'art. 7 voluto da Togliatti nella costituzione è ancora lì che grava sulla vita pubblica italiana, come vediamo quasi tutti i giorni con le recentissime vicende. Ma, ripensandoci, anche qui sono piuttosto scettico, forse per questo sarebbero meglio gli ex-repubblicani degli ex-socialisti, ma ormai sono spariti dai radar. Come sempre meglio l'originale dei surrogati, i magnifici Radicali sono ancora lì, dobbiamo ringraziare la loro tenacia e anche la loro capacità di "rompere i coglioni" per le conquiste degli anni '70-'80 e per quelle, sperabilmente, di oggi e domani.

  5. #5
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    Predefinito Re: Nencini - Lettera a Veltroni, la damnatio memoriae dei socialisti

    come dicevo, i complessi storici rimangono eccome....purtroppo, aggiungerei
    ì
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

 

 

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