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Discussione: Scissione Pd sempre più probabile?

  1. #71
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    Predefinito Re: Scissione Pd sempre più probabile?

    Franceschini: “Una rottura sarebbe incomprensibile” Pd


    Secondo Franceschini “si esce da un partito se non se ne condividono più le idee”



    “Se ci capiterà questa disgrazia della scissione cosa scriveranno tra 10 anni gli storici? E’ successo perché alcuni volevano fare il congresso a settembre e altri ad aprile? Sarebbe incomprensibile. Ma per il nostro popolo lo è anche ora”. Così Dario Franceschini in una intervista a La Repubblica che aggiunge: “Anche per strada mi fermano per dirmi “ma che fate” e non so se stiano con Renzi o con Bersani”.
    Quanto la lettera aperta dell’ex segretario pubblicata da Huffington, Franceschini dice: “Non sono equidistante”, “chi ha più responsabilità, ovvero Renzi, dev’essere anche il più generoso. Deve mettere in campo l’impegno maggiore”. Secondo Franceschini “si esce da un partito se non se ne condividono più le idee. Se invece non ci si riconosce nel segretario, lo si sfida al congresso. Le scissioni che ho conosciuto io hanno sempre seguito queste regole”.
    “La Dc, o meglio il Ppi, si divise per una scelta di campo strategica, culturale e politica. Alcuni andarono con Berlusconi. Altri costruirono il centrosinistra. E anche la scissione del Pci fu tra chi voleva creare una sinistra di governo, il Pds, e chi puntava a rimanere una sinistra alternativa”. La scissione del Pd “Sarebbe soprattutto un dolore enorme. Il partito non è proprietà di alcuni capi che litigano. Stiamo discutendo di una forza politica che appartiene a milioni di persone, non ai leader. Persone che hanno faticato a sciogliersi in un soggetto unico, mettendo da parte storie gloriose e centenarie. E che oggi dicono: se è la casa di tutti, litighiamo, scontriamoci, ma senza abbandonarla o distruggerla. Martin Schulz quando si è candidato a Cancelliere ha detto: non devo inventarmi nulla, c’è la storia di 150 anni di socialdemocrazia. Il Pd ha una piccola storia di appena dieci anni e dobbiamo consolidarla. E’ il nostro popolo che non vuole vederla finire”.
    Il punto, dice la minoranza, è l’interpretazione del ruolo da parte di Renzi “Il congresso – aggiunge – serve a questo. Chi vince non deve prendere tutto, non occupa tutto lo spazio. Ascolta le ragioni di chi ha perso e si fa carico della sintesi condivisa”. Quanto ai candidati “Quando c’è lo spazio ci sono anche i candidati, non è questo il punto. Capisco anche il timore di chi dice che il congresso non deve diventare una conta affrettata. Allora si lavori sul calendario, su un confronto di idee e di programma in cui ridefinisci i tuoi confini e i tuoi contenuti. Ma il chiarimento su cosa è il Pd e su chi lo guida deve avvenire prima delle amministrative”.
    “Forse c’è ancora uno spiraglio. Guardi, io non sono equidistante. C’è sempre stato l’atteggiamento, da parte di quelli che hanno perso nel 2013, di considerare Renzi un usurpatore. Ho visto, e non lo dimentico, un pezzo del Pd votare no alla fiducia posta dal governo guidato dal segretario del partito. Ho visto pochissima voglia di riconoscere i risultati dell’esecutivo. Ho visto infine alcuni del Pd votare No al referendum “. “Poi bisognerebbe ragionare anche su un semplice calcolo algebrico. Visto che ci sono tre poli equivalenti, noi, Grillo e la destra, se il Pd si divide è più facile che le elezioni le vincano o i 5stelle o Berlusconi e Salvini. L’onda populista non è solo Trump o la Le Pen. Esiste anche in Italia e non è di destra, è trasversale. Di fronte a questo pericolo occorre stare insieme. Invece il morbo della divisione si riaffaccia. Ha già fatto male all’Ulivo, all’Unione e in certi passaggi anche al Pd”.
    Quanto a D’Alema “La Dc era quella cosa che teneva dentro da Leoluca Orlando a Gustavo Selva. Si cambiavano i segretari, le linee politiche e poi si conviveva fino al cambio successivo. Era un bell’esempio di democrazia, altro che. Ed era un partito grande, come il Pd, che proprio per questo non poteva essere un partito identitario”. Senza Bersani il Pd sarebbe “Una forza politica che perde un pezzo di storia della sinistra italiana. E idee, energie, valori”, mentre senza la leadership di Renzi sarebbe “Un partito che rinuncia ad allargare il suo orizzonte ad aree, ceti sociali e persone lontane dalla sinistra”.
    Quanto all’opera di mediazione “Capisco il disagio della minoranza. Decidiamo insieme come si riesce a far sentire tutti a casa propria. Ci siamo già riusciti nel breve viaggio del Pd. Io divento segretario in un momento difficilissimo. Affrontiamo le Europee e otteniamo il miglior risultato della nostra storia, se si escludono il 34 per cento di Veltroni e il 40,8 di Renzi. Il giorno dopo quel risultato, Bersani si candida alla segreteria. Facciamo le primarie, una battaglia vera. Perdo. Dopo, lui mi chiede di fare il capogruppo alla Camera e io lo sostengo, lealmente, fino alla sera in cui si è dimesso. Non ho fatto nulla di straordinario, ho fatto ciò che era dovuto”. Secondo Franceschini oggi si deve “Sostenere il governo Gentiloni sia per le sfide che deve affrontare sia per completare le tantissime riforme del governo Renzi. Nel Pd ricucire il rapporto con il Paese. Celebrare il congresso con tempi meno affrettati possibile. Fare una legge elettorale come il presidente della Repubblica ha detto in modo molto chiaro. Il tempo c’e’, dato che l’ipotesi di votare a giugno non esiste più”
    Politicanti cialtroni, incompetenti, ipocriti e ciarlatani a 5 stelle vivono di bufale e diffamazioni.

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  2. #72
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    Predefinito Re: Scissione Pd sempre più probabile?

    Politicanti cialtroni, incompetenti, ipocriti e ciarlatani a 5 stelle vivono di bufale e diffamazioni.

  3. #73
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    Predefinito Re: Scissione Pd sempre più probabile?

    La scissione


    di Mauro Del Bue - "Avanti!", 17 febbraio 2017


    Ormai il dado é tratto. Il Rubicone pare varcato. Se tornano indietro ai dissidenti non resta che giocare a dadi. Nel mezzo della rottura non poteva mancare uno squarcio da commedia degli equivoci. Il fuorionda di Graziano Delrio che dichiara che i renziani (uso un eufemismo) non sono molto intelligenti. Non credo si riferisse a lui stesso, un renziano ritenuto da tutti doc. L’acqua passa inesorabile sotto i ponti e come diceva una vecchia massima cinese nessuno può fare il bagno nello stesso mare. Tuttavia raramente un partito politico é stato così dilaniato, lacerato, contestato. A tal punto che in diversi momenti maggioranza e opposizione parlamentare parevano convivere sotto lo stesso tetto.


    Con l’intervista al Corriere di oggi Renzi dichiara che tra il congresso e la mediazione preferisce il congresso. E così i suoi oppositori hanno finalmente la strada aperta per la separazione, guidati da quel D’Alema che l’ha così attentamente preparata. In pochi come il Lider Massimo sanno sviluppare un’azione politica conseguente. Il suo obiettivo era colpire Renzi e fondare un altro partito. Ha capeggiato l’opposizione alla riforma costituzionale, si é gettato coraggiosamente nella mischia referendaria coi comitati del no, adesso ha indicato la via che i vari Bersani, Speranza, Emiliano e Rossi sono obbligati e seguire.


    Resta una domanda sul dopo. Facile intuire che l’assemblea di sabato sarà all’insegna del dolore per la “necessaria dipartita” e poi non é chiaro se parteciperanno all’Assemblea nazionale per poi lasciarla con quel rituale abbandono che accompagna tutte le scissioni. E poi? Fonderanno un nuovo partito più a sinistra del Pd, si unificheranno con Sinistra italiana, tenteranno di agganciarsi a Pisapia? E se la legge elettorale prevederà il premio non più alla lista, ma alle coalizioni, dove si collocheranno? Tento di dare qualche risposta.


    Se gli scissionisti fonderanno un nuovo partito in solitario penso che correrebbero il rischio di frammentare ulteriormente lo scenario politico italiano, col rischio di andare incontro a delusioni elettorali. Abbiamo a che fare con professionisti e dunque credo che il loro proposito non sia questo. Si porranno dunque alla ricerca di un nuovo rapporto con gli ex Sel e oggi Sinistra italiana ove sono confluiti i loro predecessori (Fassina, D’Attorre, non si capisce dove sia andato a finire Civati). Nel contempo, però, insistono a pronunciare il nome di Pisapia che con costoro ha rotto e che si prefigge (o prefiggeva?) di spostare una parte di ex Sel in un campo cosiddetto progressista alleato al Pd.


    Come si può conciliare un’operazione che tende a far transitare oppositori di sinistra nel centro-sinistra con un’operazione per portare un pezzo del centro-sinistra a sinistra? Questo duplice e contrastante percorso si potrebbe incrociare nell’ambito di una coalizione (se la legge lo consentirà) dove all’attuale alleanza (Pd più Ncd più altri) si contrapponga la proposta di una nuova alleanza tra Pd e il nuovo partito Pisapia-D’Alema-Vendola. Vedo due obiettive difficoltà. La prima ë quella di convincere, dopo cinque anni di dura opposizione a Renzi, gli ex Sel e oggi Sinistra italiana a convergere, come avvenne nel 2013, in una coalizione ancora guidata o quanto meno egemonizzata dal Pd renziano. La seconda é ancora più pungente. E riguarda la possibilità che dopo una scissione, che produce sempre forti intossicazioni politiche e personali, gli scissionisti possano d’incanto ritrovare armonia con i vecchi compagni abbandonati. Non è mai accaduto. Chissà, forse in questo nuovo mondo, che non accada. E chissà che quel diavolo d’un D’Alema non abbia considerato il fatto che l’intero equilibrio si possa trovare solo con l’eliminazione (politica) di Renzi….



    La scissione | Avanti!
    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

  4. #74
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    Predefinito Re: Scissione Pd sempre più probabile?

    Una coalizione PD-D'Alema-Vendola-Pisapia.

    Spero che l'autore non sia rimasto serio mentre scriveva 'sta roba.
    Mascio88 and furioso2013 like this.

  5. #75
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    Predefinito Re: Scissione Pd sempre più probabile?

    Citazione Originariamente Scritto da Desmond Visualizza Messaggio
    Una coalizione PD-D'Alema-Vendola-Pisapia.

    Spero che l'autore non sia rimasto serio mentre scriveva 'sta roba.
    Che poi descrivere Del Rio come renziano doc già vuol dire non aver capito nulla.
    Politicanti cialtroni, incompetenti, ipocriti e ciarlatani a 5 stelle vivono di bufale e diffamazioni.

  6. #76
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    Predefinito Re: Scissione Pd sempre più probabile?

    Piero Fassino, lettera a Pierluigi Bersani: "Fermatevi anche voi, nessuno ci perdonerebbe una scissione nel Pd "

    L'Huffington Post | Di Piero Fassino


    Pubblicato: 17/02/2017 12:01 CET Aggiornato: 17/02/2017 12:13 CET


    Ho letto, Pierluigi, la tua lettera all'Huffington Post, che riprende e argomenta temi da te già espressi nella riunione della Direzione del Pd e con cui è giusto fare i conti, perché evidenziano questioni vere che nessuno può eludere.
    Il confronto tra noi è reso più necessario per la lunga comune storia che ci ha visto camminare insieme per tanti anni e, in particolare, nei sette anni in cui sei stato al mio fianco nella guida dei Ds e poi negli anni della tua segreteria a capo del Pd. Insieme abbiamo concorso con Romano Prodi a creare l'Ulivo. Insieme abbiamo guidato i Ds a fondare il Partito Democratico. Vi sono dunque buone ragioni perché noi si agisca per evitare scelte da cui né l'Italia, né il Pd trarrebbero beneficio
    Vengo ai tuoi argomenti.
    Giustamente sottolinei quanto stia mutando il mondo intorno a noi, richiamando la necessità di non affrontare sfide nuove con arnesi vecchi. Tanto più quando le sirene del populismo penetrano con le loro melodie narcotizzanti anche nei territori sociali storicamente rappresentati dalla sinistra. Condivido, ma se c'è una cosa che non può essere rimproverata a Renzi è di avere nostalgie per il passato. Se mai dubbi sono stati sollevati sulla radicalità della sua carica riformatrice. E quando dici che occorre correggere le riforme fatte in questi ultimi anni, vorrei capire in che direzione. Tu da ministro hai messo in campo riforme e sai quanto ogni cambiamento si scontri con interessi radicati, abitudini consolidate, rendite di posizione, istinti corporativi. Nessuna riforma è indolore e sempre suscita resistenze. Talora giustificate da limiti di impostazione o di applicazione (che vanno corretti), ma spesso no. Per stare ad un passaggio travagliato degli scorsi mesi, la riforma della scuola, mi chiedo: ma se da vent'anni ogni riforma della scuola - da qualsiasi governo e da qualsiasi ministro sia proposta - viene sempre contestata, è solo per limiti di quelle riforme o c'è quella che Steinmeier - un socialdemocratico che le riforme le ha fatte - ha definito "l'insofferenza alla riformabilità"? E questo non richiama la necessità di perseguire con chiarezza una strategia riformista, facendola crescere ogni giorno e rifiutando la comoda scorciatoia di assecondare ogni resistenza al cambiamento in nome di un consenso che, se fondato sulla conservazione, va nella direzione opposta a una politica di giustizia e di progresso?
    Ancora richiami la necessità di non smarrire le radici popolari, uliviste e plurali con cui nacque il Pd. Essendo stato il segretario dei Ds che ha guidato quel partito alla costruzione del Pd, non posso che essere d'accordo. Ma anche in questo caso guardiamo a quel che è successo nel sistema politico italiano, investito in pochi anni da una crisi che ha travolto gran parte delle formazioni politiche che si collocavano nel centrosinistra. Io non ho mai creduto che la vocazione maggioritaria volesse dire autosufficienza. Così come non ho mai creduto che il bipolarismo - per il quale abbiamo lavorato per anni - significasse bipartitismo. In tutta Europa il bipolarismo è di coalizioni, incardinate su un partito "maggioritario" affiancato da alleati. È così non può che essere anche in Italia. Ma questo richiede un percorso di ricostruzione politica che sarà tanto più possibile in quanto esista un Pd forte. Con Pd mutilato da una scissione anche la costruzione di un'alleanza di centrosinistra sarebbe assai più difficile.
    E vengo al Congresso. Condivido che ce ne sia bisogno e sia di vera discussione. Peraltro tu ed io di Congressi ne abbiamo fatti molti. E sappiamo che Congressi finti non esistono, per la semplice ragione che ogni Congresso mobilita centinaia di migliaia di persone che vi partecipano con generosità, idee, proposte. Un Congresso non si esaurisce nei suoi riti formali o burocratici, ma vive dei sentimenti, delle emozioni, delle passioni di chi vi partecipa. Ai Congressi si sviluppa una discussione e un confronto che coinvolgono non solo iscritti e militanti, ma i tanti mondi della società civile, quel "civismo" a cui giustamente tu spesso ti richiami. E sarà così anche per questo Congresso, in qualsiasi tempo lo si svolga. Nessuno ha davvero interesse a "strozzare" la discussione. Ma anche in politica il tempo conta. E avendo di fronte a noi scadenze impegnative - il referendum su voucher e appalti, le elezioni amministrative, la legge di stabilità per il 2018 - mi chiedo: serve un Congresso che si svolga "dopo" che tutto è avvenuto o non è indispensabile una messa a punto di linea e di strategia prima di quelle scadenze? E comunque, poiché siamo tutti interessati a svolgere il Congresso, davvero è impossibile convenire su un percorso congressuale condiviso?
    In ogni caso una diversa valutazione sui tempi congressuali e anche le critiche che, del tutto legittimamente, possono essere avanzate all'attuale conduzione del Pd, giustificano un atto di così radicale e irreversibile rottura quale una scissione? Non ti sfuggono certamente le conseguenze: mutilato di una sua parte il Pd è più debole; si precarizza il governo e la sua maggioranza (proprio mentre si dice che li si vuole rafforzare); si rende più difficile la costruzione di un campo di centrosinistra; si offre alla destra e a M5S la opportunità di vincere i prossimi appuntamenti elettorali. E se guardiamo a ciò che accade in Europa, un scissione del Pd rappresenterebbe un altro duro colpo ad un campo progressista in forte affanno in tutto il continente. Ma soprattutto si compromette irrimediabilmente l'unico progetto politico in grado di dare all'Italia un futuro. Un progetto su cui abbiamo investito per vent'anni il destino delle forze progressiste e che oggi rischia di dissolversi, consegnando l'Italia a forze che non hanno né progetto, né classe dirigente.
    Nessuno, nessuno davvero ci perdonerà di aver deluso e tradito le speranze di quei tanti italiani che hanno creduto nella possibilità di fare dell'Italia un Paese più moderno e più giusto. E allora il tuo appello "fermatevi", vale anche per chi pensa che la scissione sia ormai inevitabile. Nulla è inevitabile. Di ogni scelta solo noi siamo arbitri e artefici. E pur se i margini sono stretti abbiamo il dovere politico - e anche morale - di verificare se c'è ancora una strada. E se c'è di percorrerla senza reticenze e con determinazione. E questa, per tutti, è l'ora della responsabilità: verso l'Italia che non merita di essere gettata nel baratro e verso la nostra gente che in queste ore, con angoscia, ci chiede unita'.

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  7. #77
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    Predefinito Re: Scissione Pd sempre più probabile?

    In sostanza la minoranza Pd, anche quella che voleva sembrare meno radicale (penso a Cuperlo) chiede la testa di Renzi. Può una piccola minoranza minacciare la scissione e far deflagrare il Pd se non riescono a cacciare Renzi? Cuperlo lo fa capire in questa intervista. D'altronde, anche se in modo più o meno garbato, aveva sempre detto che Renzi non era all'altezza.
    Ma chi decide se un segretario è all'altezza? Può deciderlo una piccola minoranza con continue minacce proprie dei kamikaze?

    Cuperlo: "Se Pd si rompe è sconfitta per tutti. Delrio fuorionda? Anche renziani capiscono gravità del momento" - Repubblica.it
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  8. #78
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    Predefinito Re: Scissione Pd sempre più probabile?

    Citazione Originariamente Scritto da Frescobaldi Visualizza Messaggio
    La scissione


    di Mauro Del Bue - "Avanti!", 17 febbraio 2017


    Ormai il dado é tratto. Il Rubicone pare varcato. Se tornano indietro ai dissidenti non resta che giocare a dadi. Nel mezzo della rottura non poteva mancare uno squarcio da commedia degli equivoci. Il fuorionda di Graziano Delrio che dichiara che i renziani (uso un eufemismo) non sono molto intelligenti. Non credo si riferisse a lui stesso, un renziano ritenuto da tutti doc. L’acqua passa inesorabile sotto i ponti e come diceva una vecchia massima cinese nessuno può fare il bagno nello stesso mare. Tuttavia raramente un partito politico é stato così dilaniato, lacerato, contestato. A tal punto che in diversi momenti maggioranza e opposizione parlamentare parevano convivere sotto lo stesso tetto.


    Con l’intervista al Corriere di oggi Renzi dichiara che tra il congresso e la mediazione preferisce il congresso. E così i suoi oppositori hanno finalmente la strada aperta per la separazione, guidati da quel D’Alema che l’ha così attentamente preparata. In pochi come il Lider Massimo sanno sviluppare un’azione politica conseguente. Il suo obiettivo era colpire Renzi e fondare un altro partito. Ha capeggiato l’opposizione alla riforma costituzionale, si é gettato coraggiosamente nella mischia referendaria coi comitati del no, adesso ha indicato la via che i vari Bersani, Speranza, Emiliano e Rossi sono obbligati e seguire.


    Resta una domanda sul dopo. Facile intuire che l’assemblea di sabato sarà all’insegna del dolore per la “necessaria dipartita” e poi non é chiaro se parteciperanno all’Assemblea nazionale per poi lasciarla con quel rituale abbandono che accompagna tutte le scissioni. E poi? Fonderanno un nuovo partito più a sinistra del Pd, si unificheranno con Sinistra italiana, tenteranno di agganciarsi a Pisapia? E se la legge elettorale prevederà il premio non più alla lista, ma alle coalizioni, dove si collocheranno? Tento di dare qualche risposta.


    Se gli scissionisti fonderanno un nuovo partito in solitario penso che correrebbero il rischio di frammentare ulteriormente lo scenario politico italiano, col rischio di andare incontro a delusioni elettorali. Abbiamo a che fare con professionisti e dunque credo che il loro proposito non sia questo. Si porranno dunque alla ricerca di un nuovo rapporto con gli ex Sel e oggi Sinistra italiana ove sono confluiti i loro predecessori (Fassina, D’Attorre, non si capisce dove sia andato a finire Civati). Nel contempo, però, insistono a pronunciare il nome di Pisapia che con costoro ha rotto e che si prefigge (o prefiggeva?) di spostare una parte di ex Sel in un campo cosiddetto progressista alleato al Pd.


    Come si può conciliare un’operazione che tende a far transitare oppositori di sinistra nel centro-sinistra con un’operazione per portare un pezzo del centro-sinistra a sinistra? Questo duplice e contrastante percorso si potrebbe incrociare nell’ambito di una coalizione (se la legge lo consentirà) dove all’attuale alleanza (Pd più Ncd più altri) si contrapponga la proposta di una nuova alleanza tra Pd e il nuovo partito Pisapia-D’Alema-Vendola. Vedo due obiettive difficoltà. La prima ë quella di convincere, dopo cinque anni di dura opposizione a Renzi, gli ex Sel e oggi Sinistra italiana a convergere, come avvenne nel 2013, in una coalizione ancora guidata o quanto meno egemonizzata dal Pd renziano. La seconda é ancora più pungente. E riguarda la possibilità che dopo una scissione, che produce sempre forti intossicazioni politiche e personali, gli scissionisti possano d’incanto ritrovare armonia con i vecchi compagni abbandonati. Non è mai accaduto. Chissà, forse in questo nuovo mondo, che non accada. E chissà che quel diavolo d’un D’Alema non abbia considerato il fatto che l’intero equilibrio si possa trovare solo con l’eliminazione (politica) di Renzi….



    La scissione | Avanti!
    l'antirenzismo patologico è tossico per la mente. nello stesso articolo si decanta la strategia politica di d'alema, per poi farla a pezzi nel finale non avendo chiaramente essa stessa nessuno sbocco politico. solo mera distruzione, di tutto e di tutti. basta colpire renzi...

  9. #79
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    Predefinito Re: Scissione Pd sempre più probabile?

    Beh, D'Alema notoriamente è mera distruzione, è sempre stato abilissimo nel traccheggiare sottobanco, nel logorare gli avversari interni, nell'organizzare correnti ombra, nel distruggere leadership rivali. Non è altrettanto bravo nel costruire, anzi quando esce allo scoperto solitamente non è granché.
    Mascio88 and Supermario like this.


  10. #80
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    Predefinito Re: Scissione Pd sempre più probabile?

    Citazione Originariamente Scritto da Frescobaldi Visualizza Messaggio
    La scissione


    di Mauro Del Bue - "Avanti!", 17 febbraio 2017


    Ormai il dado é tratto. Il Rubicone pare varcato. Se tornano indietro ai dissidenti non resta che giocare a dadi. Nel mezzo della rottura non poteva mancare uno squarcio da commedia degli equivoci. Il fuorionda di Graziano Delrio che dichiara che i renziani (uso un eufemismo) non sono molto intelligenti. Non credo si riferisse a lui stesso, un renziano ritenuto da tutti doc. L’acqua passa inesorabile sotto i ponti e come diceva una vecchia massima cinese nessuno può fare il bagno nello stesso mare. Tuttavia raramente un partito politico é stato così dilaniato, lacerato, contestato. A tal punto che in diversi momenti maggioranza e opposizione parlamentare parevano convivere sotto lo stesso tetto.


    Con l’intervista al Corriere di oggi Renzi dichiara che tra il congresso e la mediazione preferisce il congresso. E così i suoi oppositori hanno finalmente la strada aperta per la separazione, guidati da quel D’Alema che l’ha così attentamente preparata. In pochi come il Lider Massimo sanno sviluppare un’azione politica conseguente. Il suo obiettivo era colpire Renzi e fondare un altro partito. Ha capeggiato l’opposizione alla riforma costituzionale, si é gettato coraggiosamente nella mischia referendaria coi comitati del no, adesso ha indicato la via che i vari Bersani, Speranza, Emiliano e Rossi sono obbligati e seguire.


    Resta una domanda sul dopo. Facile intuire che l’assemblea di sabato sarà all’insegna del dolore per la “necessaria dipartita” e poi non é chiaro se parteciperanno all’Assemblea nazionale per poi lasciarla con quel rituale abbandono che accompagna tutte le scissioni. E poi? Fonderanno un nuovo partito più a sinistra del Pd, si unificheranno con Sinistra italiana, tenteranno di agganciarsi a Pisapia? E se la legge elettorale prevederà il premio non più alla lista, ma alle coalizioni, dove si collocheranno? Tento di dare qualche risposta.


    Se gli scissionisti fonderanno un nuovo partito in solitario penso che correrebbero il rischio di frammentare ulteriormente lo scenario politico italiano, col rischio di andare incontro a delusioni elettorali. Abbiamo a che fare con professionisti e dunque credo che il loro proposito non sia questo. Si porranno dunque alla ricerca di un nuovo rapporto con gli ex Sel e oggi Sinistra italiana ove sono confluiti i loro predecessori (Fassina, D’Attorre, non si capisce dove sia andato a finire Civati). Nel contempo, però, insistono a pronunciare il nome di Pisapia che con costoro ha rotto e che si prefigge (o prefiggeva?) di spostare una parte di ex Sel in un campo cosiddetto progressista alleato al Pd.


    Come si può conciliare un’operazione che tende a far transitare oppositori di sinistra nel centro-sinistra con un’operazione per portare un pezzo del centro-sinistra a sinistra? Questo duplice e contrastante percorso si potrebbe incrociare nell’ambito di una coalizione (se la legge lo consentirà) dove all’attuale alleanza (Pd più Ncd più altri) si contrapponga la proposta di una nuova alleanza tra Pd e il nuovo partito Pisapia-D’Alema-Vendola. Vedo due obiettive difficoltà. La prima ë quella di convincere, dopo cinque anni di dura opposizione a Renzi, gli ex Sel e oggi Sinistra italiana a convergere, come avvenne nel 2013, in una coalizione ancora guidata o quanto meno egemonizzata dal Pd renziano. La seconda é ancora più pungente. E riguarda la possibilità che dopo una scissione, che produce sempre forti intossicazioni politiche e personali, gli scissionisti possano d’incanto ritrovare armonia con i vecchi compagni abbandonati. Non è mai accaduto. Chissà, forse in questo nuovo mondo, che non accada. E chissà che quel diavolo d’un D’Alema non abbia considerato il fatto che l’intero equilibrio si possa trovare solo con l’eliminazione (politica) di Renzi….



    La scissione | Avanti!
    Da buon socialista Del Bue può ben parlare di scissioni le lotte all'ultimo sangue tra Turati e Serrati risuonano ancora oggi, passati praticamente 100 anni. Per non parlare poi delle mazzate tra saragattiani e nenniani...


 

 
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