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Discussione: Torino esoterica

  1. #1
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    Predefinito Torino esoterica

    di Giuditta Dembech

    TAURASIA - La Lotta

    Ogni città ha il suo cuore, un cuore vivo che batte, facilmente individuabile con la zona o l'edificio che ha vissuto più intensamente le fasi storiche della nascita e della crescita della città stessa. Quindi sarà molto facile, ad esempio, identificare il cuore di Milano con il suo Duomo, il Colosseo per Roma, la bellissima Piazza dei Miracoli per Pisa e così via ...

    Torino però è una città toccata dalla magia. una città beneficata dalla magia. Torino ha due cuori contrariamente alle altre città che ne possiedono uno solo.

    Generalmente le altre città possiedono un cuore storico: Torino ne ha due, entrambi magici: uno bianco ed uno nero.


    IL CUORE BIANCO

    Il cuore "bianco" batte nella zona attorno a Piazza Castello, anzi. esattamente nell'area compresa tra la Piazzetta Reale e i giardini Reali, accentrandosi in modo particolare attorno alla fontana dei Tritoni. Cosa gli conferisce il carisma della magia? Si tratta di fattori imponderabili. Innanzitutto la vicinanza delle Grotte Alchemiche: sono punti di potere eccezionali, che sorgono all'incrocio di linee telluriche, particolarissime per importanza ed energia. In secondo luogo c'è la vicinanza altrettanto importante della Sindone, altro potente talismano magico.

    Il discorso sulla Sindone, visto sotto questo aspetto, potrebbe diventare scottante: va però ricordato che il contesto magico non entra in contraddizione con quello religioso, anzi! Molto spesso religione e magia camminano sottobraccio, e nel caso specifico della Sindone, religione scienza e magia si fondono perfettamente.

    E c'è un terzo presupposto, fondamentale nella storia occulta della città, di cui pochissimi sono a conoscenza. Circa nel 93 d.C., Apollonio di Tyana, grande mago ed iniziato, contemporaneo del Cristo, compì molti viaggi in Europa, lasciando in alcuni luoghi dei talismani che, al momento giusto, sarebbero entrati in attività irradiando tutt'intorno col loro immenso potere.

    Uno di questi fu sepolto nella rupe di Cracovia in Polonia e divenne attivo nel 1935. Un altro dovrebbe trovarsi nella nostra città. Dove? Quale posto sarebbe più opportuno della terza Grotta Alchemica? Inaccessibile, inespugnabile, protetta, segretissima eppure luogo reale, non frutto di fantasia.

    Ma in cosa consisterebbe questo misterioso talismano? Ci rifacciamo testualmente alle parole di Chodkiewicz:

    "Uno dei 'miracoli' di Apollonio fu l'arte occulta di preparare talismani, cioè di imprigionare negli oggetti delle influenze spirituali che avevano il potere di agire indipendentemente dal tempo e dallo spazio.

    Filostrato riferisce che l'iniziato pose di questi in alcuni luoghi, durante i suoi viaggi, probabilmente in santuari già carichi di correnti magnetiche. Questi talismani erano perciò oggetti sacri, generalmente gioielli o pietre preziose, depositati in luoghi appropriati e destinati a produrre un dato effetto nel futuro .. .

    Cadreno, storico dell'undicesimo secolo, ci tramandò la relazione del grande Anastasio, vescovo di Antiochia: "A tutt'oggi i talismani depositati da Apollonio in determinati luoghi sono attivi: gli uni impediscono danni pericolosi agli uomini, altri trattengono lo straripamento dei fiumi in piena, altri annullano forze dannose all'uomo". (da K. Chodkiewicz: Il centro occulto di Cracovia, N.d.R.)

    A proposito del Talismano conservato a Cracovia, così scrive Arundale:

    Esiste a Cracovia un Centro Spirituale fondato 2000 anni fa da Apollonio di Tyana. É una specie di geyser da cui scorrono continuamente fiumi di forze spirituali, non importa se usate o meno. Questo fa sì che ancor oggi la città sia un centro spirituale che diventerà in avvenire il centro di queste forze per tutta l'Europa centrale. Vi si sente una fortissima atmosfera spirituale, qualcosa come un turbine di correnti invisibili e un'aura magnetica così potente che, se non è ricevuta, propriamente adattata e tramutata in energia creativa, tende piuttosto a paralizzarsi che non ad incitare allo sforzo creativo". (da G. Arundale, Rivista Teosofica, N.d.R.).

    E queste parole potrebbero mirabilmente adattarsi alla nostra città. E' la prima volta che se ne parla così apertamente, ma era ormai tempo che queste notizie venissero divulgate, anche se ciò che si può scrivere non è che una piccola parte. Ma tempo verrà ... Il ruolo della Polonia in Europa e nel mondo si è già reso evidente. Proprio da Cracovia giunge l'attuale Pontefice.

    Apollonio scelse quasi sempre grotte per occultare i suoi talismani, proprio perché la conformazione stessa della grotta tende a conservare e poi ridistribuire le energie. Nella grotta di Lourdes vi è un talismano che ancora oggi irradia la sua forza benefica, confortando e guarendo nel corpo chi è in armonia con le sue alte vibrazioni astrali. In quest'epoca si sta attivando il talismano profondamente sepolto nelle sabbie di Kano in Nigeria ...

    Ma passiamo ora alle dolenti note, al lato oscuro della medaglia.


    Dal sito http://www.geocities.com/Area51/Dime...6/homepage.htm
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 26-12-09 alle 02:19
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  2. #2
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    Predefinito Qualcosa sulle leggendarie Grotte alchemiche...

    Per secoli, l'umanità ha inseguito (e forse insegue ancora… ) un sogno: fabbricare in laboratorio l'oro, il più prezioso fra i metalli e, in tempi relativamente più recenti (nel XIV secolo), produrre farmaci in cui la perfezione dei metalli nobili si unisse alle dinamiche vitali, come il famoso elisir di lunga vita. Indispensabile per la riuscita degli esperimenti era l'impiego di uno speciale elemento catalizzatore, la pietra filosofale, che i testi descrivono come una gemma luminosissima, disponibile però anche polverizzata o in soluzione. Secondo la Tradizione, il suo possesso sarebbe il migliore dei medicamenti, una sorta di miracolosa panacea contro ogni male fisico e spirituale e potrebbe perfino rendere possibile l'immortalità.


    A Torino i presupposti per la creazione di tale inestimabile tesoro sarebbero presenti in natura: si tratterebbe di energie libere all'interno di profonde grotte (le Grotte Alchemiche) che, a quanto si racconta, si trovano proprio sotto il centro storico della città. All'incrocio di importanti linee telluriche e geomantiche, le Grotte Alchemiche sarebbero straordinari luoghi di potere, una specie di catalizzatore di energia in grado di materializzare idee e pensieri, anche a livello inconscio.
    Nel sottosuolo di Torino, esisterebbero tre grotte, sorvegliatissimi luoghi in cui gli Adepti - e soltanto loro - possono intervenire sulla materia, sul tempo e sulle coincidenze e a cui si accederebbe da sei differenti punti (la cripta della SS. Annunziata e i sotterranei di Palazzo Madama sarebbero due di questi), tre dei quali non condurrebbero da alcuna parte e servirebbero solo a depistare eventuali curiosi…

    * Nella prima grotta si prenderebbe possesso della conoscenza che porta al dominio sulla materia.

    * Nella seconda si potrebbe accedere soltanto avendo acquisito i poteri della prima. Da qui si spazierebbe nell'intero universo. Sarebbe il punto di congiunzione di diverse realtà e forme di vita più evolute.

    * La terza grotta potrebbe essere fatale. Rappresenterebbe la soglia della decisione, la decisione di varcarne o meno l'ingresso. Una volta dentro si avrebbe la conoscenza di ciò che sarebbe occorso per poter tornare indietro.




    Nel saggio Torino città magica, Giuditta Dembech scrive: "Sappiamo inoltre che qualcuno dei Savoia aveva il pallino della alchimia; sembra che già Carlo Emanuele I fosse un buon alchimista a livello sperimentale e che avesse fatto installare nei sotterranei di Palazzo Madama un laboratorio dove, con l'aiuto dì chimici cercava di produrre la Pietra Filosofale. Verso la metà del 1600, Maria Cristina di Savoia, vedova di Vittorio Amedeo I, riprese le ricerche aiutata da un singolare personaggio, un mago francese di nome Craonne. Su questo laboratorio sappiamo qualcosa in più, e cioè che si trovava in una cantina del Palazzo, alla base dì una torre orientata verso la collina, e sappiamo inoltre che il fumo veniva convogliato attraverso uno spiraglio nel fossato di cinta".

    E proprio questo laboratorio alchemico, come già accennato, sarebbe uno dei punti di accesso alle Grotte, meta di personaggi del calibro di Nostradamus, Paracelso, Cagliostro e il Conte di Saint Germain.

    Secondo gli studiosi di esoterismo, le Grotte Alchemiche esisterebbero ancora oggi e si estenderebbero sotto l'attuale città di Torino, dove ingressi ben nascosti e passaggi segreti ne consentirebbero tuttora l'accesso. Le uniche altre grotte alchemiche esistenti in Europa si trovano nelle due città che, insieme a Torino, compongono il triangolo magico: Praga e Lione.

    Come dire: la Tradizione magica si muove sempre secondo schemi precisi, senza lasciare nulla al caso e all'improvvisazione…

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Torino esoterica

    di Giuditta Dembech

    IL CUORE NERO

    Esiste anche il cuore "nero" della città, il centro di una magia che certamente non viene mai esercitata per aiutare l'evoluzione dell'uomo: la magia nera.

    Il cuore nero di Torino batte in Piazza Statuto, e questo secondo una tradizione antica e ben conosciuta a livello iniziatico.

    In epoca romana la città terminava alla Porta Segusina (l'attuale Porta Susa) c da qui partiva la Via delle Gallie.

    I Romani consideravano molto infausta la posizione ad occidente per motivi strettamente esoterici.

    Ad occidente il sole tramonta, qui termina la luce del giorno ed inizia la tenebra della notte. E' il confine tra il dominio del Bene e quello del Male.

    Un luogo poco felice, ma comunque non eliminabile dalla geografia della città. E qui, all'occidente geografico facevano coincidere l'occidente della vita: la "vallis occidanum" da cui prese nome l'attuale Valdocco, era soprattutto un luogo di uccisione e di sepoltura.


    La Mole Antonelliana - Immagine tratta dal sito http://www.bgblitz.de/

    Fuori dalla Porta Segusina venivano giustiziati i condannati e tumulati i defunti. Durante i lavori di scavo per il Sottopassaggio della ferrovia Milano-Nord vennero riportate alla luce numerose tombe. Si pensa che la necropoli si estenda sotto il corso Francia, Principe Eugenio, le vie Cibrario e San Donato. Il luogo dell'esecuzione capitale restò invariato, durante i secoli successivi. Il patibolo continuò a funzionare ininterrottamente in Piazza Statuto Furono i francesi a spostarlo di due o trecento metri, dove attualmente c'è l'incrocio fra Corso Regina Margherita e via Cigna. I vecchi torinesi lo chiamano ancora " 'l rondò dla forca", perché forca o ghigliottina si alternarono secondo le usanze dell'epoca fino al secolo scorso. Se i luoghi hanno quella strana ed inquietante capacità di ricordare, di conservare le emozioni violente, soprattutto quelle cruente, questa zona ne è quanto mai permeata.

    Così si esprime sul fenomeno un'autorità in materia, C.W. Leadbeater:

    "E' possibile che ci sia come un attaccamento magnetico, o affinità fra ogni particella di materia e la registrazione della sua storia; affinità che agisce da conduttore fra la registrazione e le facoltà di chi può leggerla". (da C.W. Leadbeater: Chiaroveggenza, N.d.R.)

    Un luogo maledetto, dunque, una "valle della morte" di cui fruitori della magia nera sono perfettamente a conoscenza.

    Una coincidenza strana ha voluto che da sotto all'aiuola centrale di Piazza Statuto si acceda alla sala di comando dell'intero sistema di fogna nera della città ... Ogni cosa a suo posto, dunque.

    Dal sito http://www.geocities.com/Area51/
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 20-04-09 alle 00:09
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  4. #4
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    Arrow Riferimento: Piazza STATUTO

    F: "Che ne dici di questa piazza?"


    M: "Direi singolare: con queste case di color rosso che la circondano! Insolito per una città... direi... non molto colorata"

    F: "Qui, ai tempi degli antichi romani, finiva la città - o meglio dire l'accampamento - e iniziava la strada che portava verso la Gallia, l'attuale Francia". Dove si trova ora Porta Susa c'era la Porta Segusina

    M: "Ah, è per quello che il lungo corso che parte da questa piazza si chiama corso Francia?"

    F: "Elementare Watson! Ma non è una collocazione qualsiasi: in un mondo, quello degli antichi, che dava molto significato alle congetture naturali, questa parte della città si trovava ad occidente ... dove muore il sole e iniziano le tenebre, quindi considerata una zona infausta, il confine tra il mondo del Bene e quello del male. Fuori dalla Porta Segusina venivano guistiziati i condannati e tumulati i defunti. Qui iniziava la grande necropoli che andava da corso Francia fino a Via Cibrario e corso principe Eugenio.

    M: "Un luogo di morte! Non si trova qui vicino la piazza chiamata ''L rondò dla forca' dove venivano giustiziato con la ghighiottina i criminali?"

    F: "Si, esattamente all'incrocio via Cigna e corso Regina Margherita. Furono i francesi a spostare il patibolo lì... prima si trovava in questa piazza!"

    F: "Questa piazza è considerata il centro della magia nera della città!"


    M: "Non mi hai detto che il centro della magia bianca è piazza castello? La si può scorgere al fondo di via Garibaldi, esattamente di fronte. Comunque a verdersi non si direbbe..."

    F: "Presta attenzione al monumento al centro della piazza: è dedicato ai lavoratori che sono morti durante gli scavi per la costruzione del traforo del Frejus."


    M: "Quello lì al centro? Raffigura degli uomini che sembrano voler salire sulla cima del monumento, quasi a raggiungere l'angelo in cima".



    F: "Osserva bene quell'angelo: davvero bello... direi il più bello degli angeli..."


    M: "Vuoi dire che potrebbe rappresentare Lucifero, l'angelo più bello scacciato da Dio dal Paradiso!"

    F: "Osserva cosa ha in mano"

    M: "Una penna, mi pare"

    F: "Si, comunque un oggetto che sta a rappresentare il sapere... la conoscenza... magari di misteriose verità... L'altra mano, però, non ha proprio un atteggiamento benevolo nei confronti delle statue raffiguranti uomini che si stanno spingendo verso di lui... verso la conoscenza".

    M: "No, anzi, direi che è come li volesse fremare, per impedirgli di raggiungerlo"

    F: "...per impedirgli di sapere!"


    M: "E cos'è quel piccolo obelisco, con quel piccolo astrolabio sulla sommità, vicino al monumento del Frejus?"


    F: "Hai un buon spirito d'osservazione: normalmente questo piccolo obelisco passa inosservato. E' stato eretto su un punto 'geodetico' e sta ad indicare il passaggio del 45mo parallelo - secondo i calcoli di un certo Padre Beccaria prof. università di Torino -, punto che identifica il passaggio delle forze del male, che ha i vertici in Londra e San Francisco. Un obelisco identico si trova al fondo di corso Francia, oramai Rivoli, esattamente in linea retta... sarà solo una coincidenza, ma proprio in piazza Statuto, da sotto l'aiuola centrale, ci sia l'accesso principale alla rete fognaria dell'intera città... la leggenda vuole che ci sia anche la porta dell'Inferno."


    >>>LINK<<<
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 05-02-10 alle 00:12
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  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Torino esoterica

    Ottimo contributo Jack, da parte mia ci aggiungo questo:

    http://www.rosacroceoggi.org/testi/r...rinomagica.htm

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: Torino esoterica

    Per quanto riguarda aspetti più inquietanti, non dimentichiamo che il monte Musine proietta la sua nera ombra sulla città.

    Dal sito di "Chi l'ha visto"
    http://www.rai.it/dl/clv/Misteri/Con...1145a942c.html
    Che cosa è successo a Daniele?

    Edizione:2006/2007
    Data messa in onda:02/04/2007


    Tra il 14 e il 15 marzo 2007 un giovane ventiduenne è scomparso da Seriate, alle porte di Bergamo. Quando i Carabinieri sono entrati nella sua abitazione, il 16 marzo, l’hanno trovata completamente a soqquadro e imbrattata di sangue. Simboli esoterici erano tracciati a terra con sangue che è risultato essere dello stesso ragazzo scomparso. Ve ne erano circa 2-3 litri sparsi dappertutto. Tutto faceva pensare a un delitto. Il monolocale, che si trova al piano terra, è stato posto sotto sequestro e sono scattate le ricerche del giovane o del suo corpo. Ma nel pomeriggio di domenica 18 marzo, lui stesso si è presentato al Comando Provinciale dei Carabinieri di Vercelli, a circa 130 km di distanza dalla sua casa. In forte stato confusionale, ha mostrato il documento d’identità che aveva in tasca, dicendo di non ricordarsi nulla e riferendo di essersi trovato, improvvisamente, nella piazza antistante alla stazione ferroviaria. Qui ha riconosciuto la sua Fiat Panda verde parcheggiata, a bordo della quale ha raggiunto il Comando stesso. Le telecamere della stazione lo avevano ripreso mentre vagava per la piazza.


    23 aprile 2007
    Ai Carabinieri Daniele aveva detto di essere stato in una chiesa in Piemonte, precisando nei successivi racconti che si trattava della Sacra di San Michele, costruita sul monte Pirchiriano in Val di Susa (Piemonte), a quasi 1000 mt di altezza. Padre Giuseppe Bagattini, rettore dell'Abbazia, ha spiegato che, nel libro dell'Apocalisse, San Michele Arcangelo aveva combattuto e sconfitto Satana, divenendo così il protettore di coloro che vogliono sconfiggere il Male. La chiesa si raggiunge attraverso il cosiddetto Scalone dei Morti, una ripida scalinata dove si esponevano le salme dei monaci durante le cerimonie funebri. Lo Scalone chiude ai visitatori intorno alle 180, mentre l'abbazia rimane aperta fino alle ore 20. All'esterno della Sacra di S. Michele, si trova un tempietto in rovina, chiamato il Sepolcro dei Monaci.
    Padre Bagattini ha escluso che quello possa essere stato teatro di riti esoterici, perché se vi fosse entrato qualcuno, lo avrebbero sentito. Diversi telespettatori hanno richiamato l'attenzione anche sul vicino monte Musine, che si trova di fronte al Pirchiriano. Questo luogo sarebbe ritenuto da ufologi e esoteristi un punto di particolare interesse. Vi sarebbero stati avvistamenti notturni e diurni di "oggetti non identificati" e, secondo le segnalazioni di alcuni telespettatori, nel piazzale sottostante si sarebbero praticati riti esoterici. Un uomo pratico della zona ha riferito di vedere spesso persone armate di binocolo e teleobiettivi. Nell'auto di Daniele, che continua a chiedere di essere aiutato a ricordare cosa gli è successo, sono stati ritrovati la custodia di un binocolo e due macchine fotografiche, mentre nel suo appartamento vi erano numerosi libri di ufologia.

  7. #7
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    Predefinito Riferimento: Torino esoterica

    Citazione Originariamente Scritto da Victimae Visualizza Messaggio
    Ottimo contributo Jack, da parte mia ci aggiungo questo:

    http://www.rosacroceoggi.org/testi/r...rinomagica.htm
    Benvenuto...
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  8. #8
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    Predefinito Una misteriosa stella

    Nell’arco di più di cinque secoli si è creato lungo i confini di Torino un disegno affascinante: quattro residenze sabaude e la Basilica di Superga circoscrivono la città tracciando un stella a cinque punte. Il pentagramma: eterno simbolo ambivalente. Un caso?


    La scoperta è dell'architetto austriaco Peter Müller.

    Ciascuna dimora corrisponderebbe poi architettonicamente ai "5 elementi del cerchio costruttivo: Superga-terra, Moncalieri-metallo, Stupinigi-acqua, Rivoli-aria, Venaria-fuoco".




    (Immagini e approfondimenti al sito http://turinstar.blogspot.com/)

  9. #9
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    Predefinito Riferimento: Torino esoterica

    Già che ci siete parlate, anche di Bardato Bardati.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 05-02-10 alle 23:34

  10. #10
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    Predefinito Riferimento: Torino esoterica

    I GRANDI MISTERI DEL MONTE MUSINE'

    L'8 marzo 1996 un oggetto luminoso veniva osservato per oltre un quarto d'ora da due escursionisti mentre scendevano dal Monte Musine', in Val di Susa, nelle vicinanze di Torino. Secondo il racconto dei due testimoni, l'oggetto aveva una forma simile ad un cilindro dai riflessi giallo-verdi con le estremita' arrotondate e sembrava sostenersi, oscillando leggermente, su un cuscino di luce bianco-gialla. Alle due estremita' dell'oggetto c'erano due grosse calotte trasparenti attraverso le quali si intravedevano muoversi delle sagome apparentemente umanoidi...

    Dalle circostanze riportate in seguito dai due testimoni si puo’ presumere che in relazione all’avvistamento UFO in oggetto possa essersi verificato anche un possibile caso di abduction.

    A circa 18 km da Torino, visibilissimo dagli immediati dintorni, da Rivoli, dai laghi di Avigliana, da altre località vicine, sorge il Musinè, il monte più mistrioso d’Italia, un rilievo sinistro su cui nulla attecchisce, nulla riesce a crescere, tranne cespugli rinsecchiti, erbacce circondate da grovigli di vipere.
    L’attenzione intorno ad esso venne accesa da qualche accenno a misteriose aperture, a massi forse scolpiti dagli agenti atmosferici e modellati poi presumibilmente dall’uomo, da sinistre leggende su cui domina quella di Erode, secondo la quale il feroce re di Giudea sarebbe stato condannato a espiare i suoi crimini sorvolando la tetra montagna rinchiuso in un carro aereo di fuoco.

    In effetti non sono rare le notti in cui bagliori improvvisi si accendono lungo le pendici del Musinè e (forse) nel suo cielo: si tratta a volte d’incendi, a volte di lampi; c’è chi parla di fuochi fatui, di fulmini globulari. E’ comunque facvilmente spiegabile come questi fenomeni abbiano sfrenato la fantasia degli osservatori di UFO, alcuni dei quali vedono nella montagna torinese addirittura una base segreta di ‘dischi volanti’.
    Che cosa possono andare a cercare lassù gli extraterrestri proprio non riusciamo a indovinare… Dobbiamo tuttavia concedere un’attenuante agli ufologi: chi non sarebbe suggestionato dall’alone di sinistro mistero che circonda il Musinè?
    Alla leggenda di Erode, poi, se ne sovrappongono molte altre: si parla di una ‘grotta incantata’, di lupi mannari, d’immagini spettrali che svaniscono nel fumo, di urla di anime dannate, di suoni, di musiche strane, di sabba sfrenati, di un immenso tesoro sepolto e ancor sempre, nelle versioni più diverse, di ‘fuochi magici’.
    Con parecchi altri ricercatori, il francese Louis Charpentier vede le leggende come deformazioni di avvenimenti reali, ricordi distorti, alterati nel corso dei secoli. E dello stesso parere è Mario Salomone, archeologo e fotografo torinese. Proprio questa sua convinzione lo porta sulle tracce di un’antichissima cultura senza nome, riecheggiante motivi propri a civiltà di tutto il globo.


    STELLE SULLA ROCCIA

    Secondo tradizioni ancora vive, un drago d’oro sarebbe stato posto a guardia della ‘grotta incantata’ del Musinè, pronto a difendere non solo incomparabili tesori, ma anche il mago che la abitava. Sembra che un giovane chiamato Gualtiero, infischiandosi degli inviti alla prudenza dei compaesani,sia penetrato nell’antro dello strgone. Quest’ultimo, vistosi scoperto, avrebbe abbandonato a bordo di un ‘carro di fuoco’ il suo rifugio, facendovi di tanto in tanto ritorno con lo stesso veicolo per dedicarsi a qualche incantesimo, tanto per non perdere l’abitudine…


    Croce sulla vetta del Monte Musinè (foto di Luca De Salvador) - Immagine tratta dal sito http://upload.wikimedia.org/

    Gli abitanti delle località vicine identificano quest’astronave ante litteram con i globi di fuoco che sorvolerebbero la vallata per posarsi poi sul monte: si tratta ovviamente di un’altra versione del ‘carro di Erode’. Ma soffermiamoci un momento sul drago e sulla ’sfera infuocata’. Nelle vecchie fiabe troviamo innumerevoli bestioni del genere a guardia di antri e tesori. Ma nella mitologia cinese incontriamo proprio draghi d’oro volanti, avvampanti. del ‘mostro del Musinè’ non si parla più dopo la scomparsa del mago: che abbia preso il volo e sia poi stato visto come bolide fiammeggiante?
    Notiamo anche che presso altre remote civiltà asiatiche, africane, americane, è il serpente a prendere il posto del drago: alato, piumato o stilizzato, rigido o a volute, simboleggia sempre l’infinito,sovente il volo… E molte, molte volte compare anche accanto al segno solare: tanto accade pure sul Musinè, dove lo vediamo inciso vicino alla raffigurazione dell’astro e martellinato sotto quello che parrebbe un’ammasso stellare.
    Non dimentichiamo che a poca distanza dal monte, nei pressi di Caprie, sempre nella valle di Susa, una lama di pietra guarda su uno strapiombo di 150 metri, sovrastata da segni solari. Ed è un serpente rozzamente simboleggiato, come quello di Algajola, in Corsica, un serpente che, elaborato nell’orrida e stupenda arte maya, sembra elevarsi al cielo dal ‘tempio dei guerrieri’ di Chichén Itzà.
    Il Musinè è costellato anche di rappresentazioni solari, accanto alle quali troviamo menhir, pietroni che potrebbero essere aree sacrificali preistoriche, con un monolito trapezoidale perfettamente squadrato. Su questa stele osserviamo, evidentissimi, tre soli, che hanno i loro esatti corrispondenti nei segni rilevati in Francia, a Pair-non-Pair (Gironda) e nei pressi di Montesquieu (Avantès-Ariège), interpretati dall’archeologo Aimè Michel come ‘possibili raffigurazioni di veicoli spaziali’.
    Anche se vogliamo tenere ben saldi i piedi a terra, dobbiamo ammettere che i tentativi di spiegazione delle leggende ci prospettano già un quadro fantastico quanto basta. “Si narra che l’uomo lupo si trasformasse in belva venendo fuoi dalla sua grotta, per riprendere poi sembianze umane”, ci dice Salomone. “Potrebbe trattarsi benissimo d’individui i quali, uscendo all’aperto, si coprissero con pelli animali per difendersi dal freddo”.
    E, riferendosi agli altri favolosi ricordi, aggiunge: “Le immagini spettrali, umane o animali, scomparenti nel fumo potrebbero essere quelle di vittime sacrificate sulle presunte are, le urla delle anime dannate le loro espressioni di terrore, oppure grida di guerra. I balli, i suoni strani, le musiche misteriose sono, probabilmente, ricordi deformati di danze e canti rituali, propiziatori, degli antichi abitanti del Musinè”.
    Il ricercatore torinese crede di poter scorgere nei ‘fuochi magici’ verdastri “fosforescenze originate da sostanze animali o vegetali in decomposizione”, ma solo in parte: altri possono essere stati generati dall’accensione di resine e grassi animali nelle coppelle (incisioni appunto di piccole coppe) che abbondano sul monte, fra i 400 e i 900 metri di quota.
    Perchè genti primitive, assillate da problemi pratici da cui dipendeva la loro sopravvivenza, si sarebbero presa la briga di accendere fuocherelli in buche scavate faticosamente nella roccia? Per imitare le stelle…
    La risposta è logica: sembra che altrettanto accadesse in Perù, in Spagna e in Francia. A proposito di quest’ultimo paese, disponiamo della testimonianza del professor Denis Peironj, il quale portò alla luce presso La Ferrassiè (Charente) un’incisione raffigurante l’Orsa Maggiore. La stessa si trova anche sul Musinè. Ma sul monte piemontese c’è di più, molto di più, e Salomone lo cerca, confrontando i vari gruppi di coppelle con le carte astronomiche. E scopre qualcosa di unico al mondo: un’intera mappa celeste incisa sulla roccia! C’è tutto l’emisfero boreale, dalla Croce del Nord (o Cigno) alle due Orse, da Boote a Cassiopea, dalla Saetta al Triangolo, dalla Colomba alla Cintura di Orione, alle enigmatiche Pleiadi che suggellano i segreti di tante remote civiltà.
    L’insieme di altre coppelle, però, non dice nulla che si riferisca all’emisfero boreale: potrebbe dire qualcosa, forse, riguardo a quello australe, come potrebbe tratteggiarci costellazioni sconosciute o formare combinazioni puramente casuali.

    I GRANDI MISTERI DEL MONTE MUSINE'

    Dal sito Tarocchi e Misteri - Le guide di Supereva
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 
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