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Discussione: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

  1. #11
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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

    RISPOSTA DI HITLER ALLA LETTERA DEL GOVERNO BRITANNICO DEL 28
    AGOSTO 1939
    Consegnata nelle mani di Sir N. Henderson* la sera del 29 Agosto 1939


    L’Ambasciatore Britannico a Berlino ha doverosamente posto all’attenzione del Governo di Sua Maestà alcune mie considerazioni che hanno le seguenti finalità:

    1. Ribadire ancora una volta la volontà del Governo del Reich di raggiungere un reale accordo Anglo-Tedesco basato sulla cooperazione e l’amicizia reciproca.

    2. Diradare ogni dubbio sul fatto che tale accordo possa essere raggiunto rinunciando agli interessi vitali della Germania e alle sue richieste basate sul senso umano di giustizia e sulla difesa della dignità nazionale e dell’onore del nostro popolo.

    Il Governo Tedesco ha rilevato con soddisfazione, sia nella risposta del Governo Britannico che nelle parole del suo Ambasciatore, la disponibilità a migliorare le relazioni tra la Germania e l’Inghilterra e a svilupparle ed ampliarle nella direzione indicata dallo stesso Governo Tedesco.

    In relazione a ciò, il Governo Britannico è ugualmente convinto che l’eliminazione della tensione Tedesco-Polacca, diventata ormai insopportabile, sia il pre-requisito indispensabile per raggiungere tale obbiettivo.

    Fin dall’Autunno dello scorso anno e più recentemente nel Marzo di quest’anno, sono state presentate al Governo Polacco delle proposte sia scritte che verbali che nel rispetto dell’amicizia che ci lega alla Polonia, offrivano una serie di possibili soluzioni ai problemi esistenti e che potevano ritenersi accettabili da entrambe le parti. Il Governo Britannico è perfettamente al corrente del fatto che il Governo Polacco le ha respinte dopo averle inizialmente considerate convenienti. Allo stesso tempo questo rifiuto è stato preso a pretesto per giustificare l’adozione di misure militari che da allora si sono sempre più intensificate.

    La Polonia è in stato di effettiva mobilitazione già dalla metà del mese scorso, accompagnando questa iniziativa con una serie di abusi commessi a Danzica su istigazione delle stesse autorità Polacche e minacciando la città con una serie di pretese avanzate in forma di ultimatum. La chiusura delle frontiere, realizzata inizialmente con provvedimenti doganali e successivamente con misure militari che hanno di fatto ridotto significativamente il traffico mercantile di Danzica, è stata imposta con l’obbiettivo di annullare politicamente e distruggere economicamente la comunità di lingua tedesca della città.

    A tutto ciò si sono aggiunte barbariche azioni di maltrattamento e altre forme di persecuzione nei confronti dei numerosi cittadini di etnia tedesca residenti in Polonia, inclusa la loro eliminazione fisica o il loro allontanamento alle più crudeli condizioni. Questa situazione è inaccettabile per una Grande Potenza e costringe la Germania, dopo mesi di passiva attesa, a compiere i passi necessari per salvaguardare i propri legittimi interessi. Il Governo Tedesco ritiene che la situazione che si è venuta a creare non è più tollerabile e non può quindi essere trattata con indifferenza.

    Le richieste Tedesche relativamente a questo territorio sono conformi a ciò che prevede la revisione del Trattato di Versailles, ossia il ritorno di Danzica e del Corridoio alla Germania e il diritto all’esistenza dei cittadini di etnia tedesca che vivono nei territori che rimarranno alla Polonia.

    Il Governo Tedesco rileva con soddisfazione che il Governo Britannico, in linea di principio, è convinto che una qualche soluzione deve essere trovata per uscire dalla situazione che si è venuta a creare e che non possono esserci dubbi sul fatto che per trovarla non rimangono settimane o giorni, ma forse solo ore.

    Occorre tenere in debita considerazione che in qualsiasi momento potrebbero verificarsi degli incidenti che la Germania non potrebbe ormai continuare a tollerare.

    Mentre il Governo Britannico ritiene ancora che questa grave situazione possa essere risolta attraverso negoziati diretti, il Governo Tedesco sfortunatamente non condivide più questa convinzione. Abbiamo invano tentato di imbarcarci in questi negoziati di pace che il Governo Polacco ha però sdegnosamente rifiutato adottando le sopradescritte misure di carattere militare.

    Il Governo Britannico annette molta importanza ai seguenti due fatti:

    (1) che il pericolo di un imminente conflitto armato sarebbe scongiurato da negoziati diretti che dovrebbero svolgersi il più presto possibile,

    (2) che il diritto all’esistenza dello Stato Polacco dovrebbe essere politicamente ed economicamente salvaguardato da garanzie internazionali.

    In merito a ciò il Governo Tedesco dichiara quanto segue:

    Sebbene scettico sull’esito favorevole dei negoziati, il Governo Tedesco è comunque pronto ad accettare la proposta Inglese di ricorrere a contatti diretti. Ciò esclusivamente per effetto della dichiarazione scritta inviataci dal Governo Britannico in base alla quale anch’esso desidera sottoscrivere un patto di amicizia secondo le linee generali illustrate all’Ambasciatore Inglese. In questo modo il Governo Tedesco desidera dare al Governo e alla nazione Britannica, una prova di sincerità sulle reali intenzioni della Germania di allacciare un duraturo rapporto di amicizia con il Regno Unito. Il Governo del Reich ritiene comunque doveroso sottolineare al Governo Britannico che nel caso di una revisione territoriale in Polonia, non potrà impegnarsi in garanzie di alcun tipo senza la partecipazione e l’approvazione dell’URSS. Nell’avanzare queste proposte, il Governo Tedesco ribadisce di non aver mai avuto alcuna intenzione di ledere gli interessi vitali della Polonia, né di porre in discussione l’esistenza di uno Stato Polacco indipendente. Il Governo Tedesco conseguentemente accetta l’offerta del Governo Britannico di esercitare la propria influenza per assicurare l’invio a Berlino di un emissario Polacco dotato di pieni poteri, per Mercoledì 30 Agosto 1939. Il Governo Tedesco elaborerà immediatamente delle proposte per una accettabile soluzione della crisi e le sottoporrà al Governo Britannico, se possibile prima dell’arrivo del plenipotenziario Polacco.

    * Ambasciatore del Governo Britannico a Berlino

    1939 - Risposta di Hitler al Governo Britannico del 29 Agosto

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  2. #12
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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

    Ultima modifica di Majorana; 23-08-12 alle 22:37

  3. #13
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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

    RISPOSTA DEL GOVERNO BRITANNICO ALLA LETTERA DI HITLER DEL 29
    AGOSTO 1939
    Consegnata da Sir N. Henderson a von Ribbentrop alle 24:00 del 30 Agosto 1939


    1. Il Governo di Sua Maestà apprezza l’amichevole riferimento al desiderio espresso attraverso la dichiarazione contenuta nella risposta del Governo Tedesco di raggiungere un’intesa Anglo-Tedesca e l’affermazione relativa all’influenza che questo desiderio ha esercitato sulla politica della Germania.

    2. Il Governo di Sua Maestà condivide questo desiderio di migliorare le relazioni tra la Gran Bretagna e la Germania, ma non può legare il raggiungimento di questo obbiettivo al sacrificio degli interessi di altri Paesi amici. Il Governo Britannico comprende pienamente che il Governo Tedesco non può sacrificare gli interessi vitali della Germania, così come comprende che il Governo Polacco non possa sacrificare quelli della Polonia. Il Governo di Sua Maestà ritiene tuttavia, che gli interessi di entrambi i Paesi non siano tra loro incompatibili.

    3. Il Governo di Sua Maestà rileva con soddisfazione che il Governo Tedesco accetta la proposta Britannica di allacciare contatti diretti con il Governo Polacco.

    4. Il Governo di Sua Maestà rileva altresì la disponibilità del Governo Tedesco ad accettare, in linea di principio, la condizione che qualsiasi accordo raggiunto sia protetto da garanzie internazionali. La decisione relativa ai Paesi che avranno la responsabilità di garantire il rispetto degli eventuali accordi sarà presa successivamente e il Governo di Sua Maestà spera che il Governo Tedesco, per evitare inutili perdite di tempo, si attivi rapidamente per ottenere l’assenso dell’URSS, il cui coinvolgimento come garante non è mai stato messo in discussione dal Governo Britannico.

    5. Il Governo di Sua Maestà nota inoltre che il Governo Tedesco accetta la posizione del Governo Britannico sull’indipendenza e gli interessi vitali della Polonia.

    6. Il Governo di Sua Maestà esprime qualche riserva sulle particolari richieste avanzate dal Governo Tedesco contenute nella lettera del 29 Agosto. Il Governo Britannico registra che il Governo Tedesco sta elaborando delle proposte per una possibile soluzione e non nutre alcun dubbio sul fatto che tali proposte saranno attentamente esaminate durante i negoziati per stabilire la loro compatibilità con le condizioni fondamentali che il Governo di Sua Maestà ha indicato e che in linea di principio il Governo Tedesco ha dichiarato di essere pronto ad accettare.

    7. Il Governo di Sua Maestà informerà subito il Governo Polacco sul contenuto della risposta del Governo Tedesco. Le modalità per allacciare i primi contatti e organizzare i negoziati dovranno essere ovviamente concordate con urgenza tra i Governi di Germania e Polonia, ma il Governo Britannico ritiene irrealistico il tentativo di stabilire contatti entro oggi.

    8. Il Governo di Sua Maestà si rende pienamente conto della necessità di accelerare l’inizio del negoziato e condivide le apprensioni del Cancelliere per la mobilitazione dei due eserciti che si fronteggiano. Il Governo Britannico pertanto, sollecita urgentemente entrambe le parti ad impegnarsi affinché durante i negoziati non intraprendano alcuna azione militare di aggressione. Il Governo di Sua Maestà è sicuro di ottenere tale impegno da parte del Governo Polacco se il Governo Tedesco farà altrettanto.

    9. Il Governo di Sua Maestà suggerisce inoltre di individuare per Danzica un provvisorio modus vivendi al fine di prevenire qualsiasi incidente che potrebbe rendere molto più difficili le relazioni Tedesco-Polacche.


    1939 - Risposta del Governo Britannico del 30 Agosto a Hitler

  4. #14
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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

    DIRETTIVA No.1 DI HITLER SULLA CONDUZIONE DELLA GUERRA
    Berlino, 31 Agosto 1939
    COMANDO SUPREMO DELLE FORZE ARMATE


    1. Ora che tutti i tentativi politici per risolvere pacificamente l’intollerabile situazione creatasi alla frontiera Orientale sono falliti, ho deciso di ricorrere alla forza.

    2. L’attacco alla Polonia deve essere portato a termine secondo il programma previsto dal “Piano Bianco”, ma con alcune variazioni riguardanti l’Esercito che nel frattempo ha quasi completato il suo schieramento. Attribuzione degli incarichi e obbiettivi operativi rimangono inalterati.

    Data dell’attacco: 1 Settembre 1939

    Ora dell’attacco: 4:45 del mattino

    Le operazioni militari a Gdynia, alla Baia di Danzica e al Ponte di Dirschau scatteranno alla stessa data e alla stessa ora.

    3. Sul versante Occidentale è importante che la responsabilità di aprire le ostilità venga lasciata all’Inghilterra e alla Francia. Per il momento possibili isolate violazioni delle frontiere dovranno essere fronteggiate localmente.

    La neutralità dell’Olanda, Belgio, Lussemburgo e Svizzera, avendo dato loro ampie assicurazioni, dovrà essere scrupolosamente rispettata.

    La frontiera occidentale della Germania non dovrà essere varcata senza mio ordine.

    Tale disposizione dovrà essere applicata anche in caso di eventuali azioni di guerra condotte in mare.

    4. Nel caso in cui l’Inghilterra e la Francia aprissero le ostilità contro la Germania, i reparti della Wehrmacht dislocati sul fronte occidentale dovranno tenere ferme le proprie truppe il più a lungo possibile in modo da favorire una rapida e vittoriosa conclusione delle operazioni militari contro la Polonia. In ogni caso riservo a me stesso la facoltà di decidere il momento di passare all’attacco.

    L’Esercito presidierà la frontiera ad Ovest preparandosi a prevenire un eventuale aggiramento da Nord nel caso in cui le Potenze Occidentali attraversassero i territori del Belgio o dell’Olanda.

    La Marina condurrà attacchi contro le navi mercantili dirette in Inghilterra. L’Aviazione ha il compito prioritario di prevenire eventuali attacchi all’Esercito Tedesco da parte delle Forze Aeree Inglesi e Francesi.

    Nel condurre la guerra contro l’Inghilterra dovranno essere approntati dalla Luftwaffe i piani operativi per la distruzione dell'industria bellica britannica e delle navi che trasportano rifornimenti e truppe inglesi verso la Francia.

    Deve essere sfruttata ogni opportunità per sferrare attacchi efficaci su unità navali Britanniche, specialmente corazzate e portaerei. Mi riservo di decidere eventuali attacchi su Londra. Piani dettagliati dovranno essere approntati per condurre attacchi sul suolo Britannico, tenendo presente che successi parziali ottenuti con forze insufficienti dovranno essere evitati.

    ADOLF HITLER

  5. #15
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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

    DISCORSO DI HITLER AL REICHSTAG
    1 Settembre 1939


    Per anni abbiamo sofferto la tortura del Diktat di Versailles che è diventato per noi ormai intollerabile. Danzica era ed è una città Tedesca. Il Corridoio di Danzica era ed è in Germania. Entrambi questi territori devono il loro sviluppo culturale esclusivamente al popolo Tedesco. Danzica è stata però separata dalla Germania e il Corridoio annesso alla Polonia. Come avviene in altri territori Tedeschi dell’Est, le minoranze Tedesche che vi vivono sono maltrattate nel modo più angoscioso. Negli anni 1919 e 1920 più di 1,000,000 di persone di sangue Tedesco sono state costrette a lasciare la madre patria.

    Ho tentato più volte con mezzi pacifici di proporre la revisione dell’iniquo Trattato ed è una menzogna affermare che volevamo ottenerla con la costrizione. Quindici anni prima che il Partito Nazional Socialista salisse al potere c’è stata l’opportunità di concretizzare questa revisione con accordi ed intese pacifiche.

    Non una ma più volte ho assunto personalmente l’iniziativa di formulare proposte per modificare questa intollerabile situazione, ma come sapete sono state tutte rifiutate. Erano proposte di limitazione degli armamenti e se necessario, perfino di disarmo; proposte per limitare la produzione di armi e per eliminare certi metodi di guerra moderna. Voi conoscete le proposte che ho presentato per sostenere la necessità di ristabilire la sovranità della Germania sui territori Tedeschi e sapete anche dei tentativi senza fine che ho intrapreso per trovare una soluzione pacifica al problema dell’Austria e più tardi a quello dei Sudeti, della Boemia e della Moravia. E’ stato tutto vano!

    Non è ammissibile chiedere di risolvere pacificamente un problema e allo stesso tempo rifiutare ogni proposta di soluzione avanzata in questo senso. Non è neanche possibile affermare che chi si assume la responsabilità di realizzare questa revisione guardando ai propri interessi, trasgredisce la legge, poiché per noi il Diktat di Versailles non rappresenta affatto la legge. La firma su quel Trattato ci è stata estorta puntandoci una pistola alla testa e con la minaccia della fame per milioni di persone. E ora questo documento con la nostra firma estorta con la forza, viene solennemente proclamato legge!

    Ho anche tentato di risolvere il problema di Danzica, del Corridoio etc. etc. proponendo una pacifica discussione tra le parti. Che il problema dovesse essere risolto era chiaro, ma per noi era altrettanto evidente che le potenze occidentali non avevano alcun interesse a risolverlo rapidamente. Per noi questo problema non ha un’importanza secondaria e non la può avere per coloro che ne soffrono.

    Nel corso dei miei colloqui con i rappresentanti del Governo Polacco ho discusso le idée che vi ho illustrato durante il mio ultimo discorso al Reichstag. Nessuno potrebbe affermare che questa è una inammissibile procedura o una indebita pressione. Ho semplicemente formulato delle proposte e devo ancora una volta ripetere che non c’è nulla di più leale e ragionevole di quelle proposte. Vorrei dire questo al mondo; soltanto io sono stato in grado di fare quelle proposte, nonostante fossi consapevole che esse avrebbero incontrato l’opposizione di milioni di Tedeschi. Quelle proposte sono comunque state rifiutate! Non solo hanno risposto con la mobilitazione, ma hanno intensificato il terrore e la pressione contro i nostri compatrioti e condotto un lento strangolamento economico, politico e nelle ultime settimane anche militare, della città di Danzica.

    La Polonia non era disposta né a risolvere la questione del Corridoio in modo equo, né ad ottemperare ai suoi obblighi nei confronti delle minoranze etniche.
    Devo qui affermare inequivocabilmente che i Tedeschi hanno rispettato questi obblighi; le minoranze che vivono in Germania non sono perseguitate. Nessun Francese che vive nel territorio della Saar può sostenere di essere oppresso, torturato o privato dei suoi diritti. Nessuno può affermare una cosa simile!

    Per quattro mesi mi sono limitato ad osservare con calma gli sviluppi della situazione sebbene non abbia mai cessato, soprattutto negli ultimi giorni, di dare avvertimenti sui pericoli che si stavano creando. Tre settimane fa ho informato l’Ambasciatore Polacco che qualora la Polonia avesse continuato ad inviare a Danzica note in forma di ultimatum e non avesse posto fine alle inique misure doganali che stavano distruggendo l’economia della città, il Reich non sarebbe rimasto a guardare. Ho cercato di dissipare ogni dubbio sul fatto che la Germania di oggi non ha nulla in comune con quella del passato e che se qualcuno affermasse il contrario ingannerebbe se stesso.

    Si è tentato di giustificare la persecuzione nei confronti dei cittadini di etnia Tedesca con il fatto che essi avrebbero commesso atti di provocazione. Io non so in cosa consisterebbero queste provocazioni compiute da donne e bambini, ma una cosa sicuramente so e cioè che nessuna grande Potenza può con onore assistere passivamente a questi eventi.

    Ho compiuto l’ultimo sforzo accettando una proposta di mediazione presentata dal Governo Britannico secondo la quale Germania e Polonia si sarebbero dovute incontrare per tornare a discutere.

    Ho accettato quella proposta e ho elaborato una serie di punti da porre in discussione che peraltro vi sono noti. Per due giorni interi insieme al mio Governo, abbiamo aspettato di sapere se fosse possibile per il Governo Polacco inviare o meno un plenipotenziario. Ieri sera ci hanno informato, attraverso il loro Ambasciatore, che stavano ancora considerando se e in quale misura erano in grado di accettare la proposta Britannica. Inoltre il Governo Polacco ci ha fatto sapere che avrebbe informato della propria decisione prima la Gran Bretagna.

    Se il Governo Tedesco e il suo Capo tollerassero pazientemente tale trattamento, allora la Germania meriterebbe di scomparire dalla scena politica europea. E’ inoltre un grave errore interpretare il mio amore per la pace e la mia pazienza come segno di debolezza o addirittura di codardia. Ieri sera ho quindi deciso di informare il Governo Britannico che date le circostanze, non colgo nessun segno di buona volontà nel comportamento del Governo Polacco tale da dimostrare che esso desideri realmente condurre un serio negoziato.

    Questi tentativi di mediazione sono purtroppo falliti perché nel frattempo ci è giunta come risposta l’improvvisa mobilitazione dell’esercito Polacco e la recrudescenza di atrocità commesse nei confronti di cittadini Tedeschi. Ciò si è ripetuto ancora ieri sera. Recentemente vi sono stati ventuno incidenti di frontiera in una notte e ieri sera ne sono avvenuti quattordici di cui tre molto gravi. Ho quindi deciso di usare con i Polacchi la stessa lingua che negli ultimi mesi essi hanno usato con noi. Questo atteggiamento da parte del Reich non cambierà!

    Gli altri Stati Europei comprendono solo in parte la nostra posizione. Vorrei qui ringraziare soprattutto l’Italia che ci ha sempre sostenuto, ma voi comprenderete che per portare avanti questa battaglia non possiamo chiedere l’aiuto di un paese straniero. Noi la porteremo a termine autonomamente. Gli Stati neutrali ci hanno assicurato di mantenere la loro neutralità così come noi ci siamo impegnati a rispettarla.

    Quando gli uomini di stato occidentali dichiarano che ciò influisce sui loro interessi posso solo rammaricarmi di tale affermazione, ma essa non può farmi recedere neanche per un momento dal compiere il mio dovere. Cosa si vuole di più? Ho solennemente assicurato, e lo ripeto, che non intendiamo chiedere nulla a questi Stati Occidentali nè mai lo chiederemo. Ho dichiarato inoltre che la frontiera tra la Francia e la Germania è definitiva.

    Ho ripetutamente offerto la nostra amicizia e se necessario la più completa cooperazione alla Gran Bretagna, ma questa disponibilità non può essere unilaterale; deve trovare un eguale riscontro dall’altra parte. La Germania non ha interessi presenti e futuri di alcun tipo in Occidente e quindi ad Ovest la frontiera del Reich è immutabile. Nel dare questa assicurazione siamo profondamente sinceri e finché altri manterranno la loro neutralità noi la rispetteremo scrupolosamente.

    Sono particolarmente felice di potervi parlare di un evento importante. Tutti voi sapete che la Russia e la Germania sono governate da due differenti dottrine politiche. Vi è solo un punto che doveva essere chiarito e lo è stato; e cioè che la Germania non ha alcuna intenzione di esportare il suo credo politico in Russia così come la Russia non ha alcuna intenzione di esportare il proprio in Germania. Non vedo più quindi alcun motivo di conflitto fra noi poiché su questo principio siamo entrambi d’accordo.

    Ogni conflitto tra i due popoli si tradurrebbe in un vantaggio per altri e abbiamo perciò deciso di sottoscrivere un patto che esclude per sempre ogni ricorso alla violenza tra noi. Esso ci impone l’obbligo di consultarci preventivamente su alcune questioni Europee, rende possibile la cooperazione economica e soprattutto assicura la pace tra le due Potenze. Qualsiasi tentativo da parte Occidentale per modificare questo patto sarà destinato al fallimento.

    Vorrei qui dichiarare che questa decisione politica è di grande importanza per il futuro. Russia e Germania si sono combattute durante la Grande Guerra ma ciò non avverrà una seconda volta. A Mosca questo Patto è stato salutato con entusiasmo esattamente come lo è stato da noi. Sottoscrivo parola per parola il discorso pronunciato da Molotov, Commissario agli Esteri Russo.

    Sono determinato a risolvere (1) la questione di Danzica; (2) la questione del Corridoio; e (3) trovare il modo di migliorare le relazioni tra la Germania e la Polonia per assicurare ad entrambe una coesistenza pacifica. Sono fermamente deciso a lottare fino a quando l’attuale Governo Polacco non sarà disposto a perseguire insieme a noi questi obbiettivi o finché un altro Governo Polacco sarà pronto a farlo. Intendo eliminare dalle frontiere Tedesche questa situazione di incertezza e questa atmosfera da guerra civile. Farò in modo che al confine Orientale ci sia la pace esattamente come alle altre nostre frontiere.

    Per ottenere ciò prenderò le necessarie misure che non siano in contraddizione con le proposte che ho rese note dal Reichstag al resto del mondo; vale a dire che non condurrò una guerra contro donne e bambini. Ho ordinato quindi alla nostra Aviazione di limitare i propri attacchi ad obbiettivi esclusivamente militari. Qualora il nemico pensi di avere carta bianca nel combattere con altri metodi, riceverà una risposta che lo ammutolirà.

    Questa notte per la prima volta, soldati dell’esercito regolare Polacco hanno aperto il fuoco all’interno del nostro territorio. Dalle 5.45 di questa mattina abbiamo risposto al fuoco nemico e d’ora in poi risponderemo alle bombe con le bombe! Chiunque ricorra ai gas tossici subirà lo stesso trattamento! Chiunque eluda le regole di guerra può solo aspettarsi che ci comporteremo allo stesso modo. Continuerò a lottare, non importa contro chi, fino a quando non sarà garantita la sicurezza del Reich e il rispetto dei suoi diritti.

    Per sei anni ho lavorato per la ricostruzione delle forze armate di difesa della Germania e sono stati spesi per questo molti miliardi di Marchi. Ora esse sono ad un livello che non trova paragone con quello esistente nel 1914. La mia fede in esse è incrollabile. Se ora chiedo sacrifici al popolo Tedesco e se necessario ogni sacrificio, ho il diritto di farlo poiché anch’io oggi sono pronto a compierli.

    Non ho chiesto a nessun Tedesco di fare più di quanto io stesso non sia stato pronto a fare durante questi quattro anni. Per i Tedeschi non ci saranno privazioni alle quali io stesso non mi sottoporrò. La mia vita d’ora in poi apparterrà più che mai al mio popolo. Da oggi sarò il primo soldato del Reich Tedesco. Ho indossato ancora una volta quell’uniforme, la più sacra e cara per me, e non la toglierò finché la vittoria non sarà certa.

    Qualunque cosa dovesse accadermi, il mio successore sarà il Camerata Göring e qualunque cosa dovesse accadere a Göring, il successore sarà il Camerata Hess. Avete quindi il dovere di riservare ad essi la stessa lealtà e la stessa cieca obbedienza che assicurate a me. Qualora accadesse qualcosa al Camerata Hess, allora verrà convocato il Senato che sceglierà al suo interno il mio più degno e coraggioso successore.

    Come Nazional Socialista e come soldato Tedesco mi accingo a combattere questa battaglia con cuore indomito. La mia vita non è stata altro che una continua lotta per il mio popolo e per la Germania. C’è una sola parola d’ordine per questa lotta: "fede in questo popolo" e una sola parola non ho mai voluto imparare: "la resa"!

    A coloro che temono di dover affrontare tempi duri, ricordo che una volta un Re Prussiano, con uno stato ridicolmente piccolo, si oppose ad una forte coalizione e dopo tre guerre alla fine uscì vincitore perché quello Stato possedeva quel cuore indomito di cui noi oggi abbiamo bisogno. Vorrei perciò informare il mondo che un Novembre 1918 non si ripeterà mai più nella storia della Germania. Così come io sono pronto in qualunque momento a rischiare la mia vita, chiedo a tutti i Tedeschi di comportarsi allo stesso modo.

    Chiunque pensi di potersi opporre direttamente o indirettamente a questo impegno nazionale, crollerà. Non abbiamo nulla a che fare con i traditori e siamo tutti fedeli ai nostri vecchi principi. Non è importante che noi viviamo, ma è essenziale che il nostro popolo viva, che la Germania viva! Il sacrificio che ci viene chiesto non è più grande di quello compiuto da molte altre generazioni. Se formeremo una comunità strettamente legata da un solenne giuramento, pronti ad affrontare qualunque avversità, risoluti a non arrenderci mai, allora la nostra volontà ci permetterà di superare ogni difficoltà. Vorrei chiudere con una frase che pronunciai quando iniziai la battaglia per il potere: “Se la nostra volontà sarà tanto forte da non essere vinta dalla fatica e dalla sofferenza, allora la potenza della Germania prevarrà.”

    ADOLF HITLER

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    LETTERA DI JOACHIM VON RIBBENTROP CONSEGNATA A SIR NEVILE HENDERSON
    3 Settembre 1939


    Lettera del Governo Tedesco al Governo Britannico, consegnata da Joachim von Ribbentrop all'Ambasciatore di Sua Maestà a Berlino, Sir Neville Henderson, alle ore 11:20 del 3 Settembre 1939, in risposta alla perentoria nota Britannica consegnata a Berlino alle ore 9:00 dello stesso giorno.

    Il Governo Tedesco ha ricevuto l'ultimatum del 3 Settembre 1939 da parte del Governo Britannico e ha l'onore di rispondere quanto segue:

    1. Il Governo e il popolo Tedesco rifiutano di ricevere, accettare e tanto meno adempiere alle richieste avanzate in termini di ultimatum dal Governo Britannico.

    2. Già da molti mesi alla nostra frontiera orientale regna lo stato di guerra. Dal momento in cui il Trattato di Versailles ha ridotto in pezzi la Germania, ogni iniziativa pacifica di accordo intrapresa dal Governo Tedesco è stata rifiutata. Il Governo Nazionalsocialista, sin dal 1933, ha tentato ripetutamente di rimuovere dai negoziati di pace qualsiasi condizionamento derivante dalle ingiustizie di quel Trattato e il Governo Britannico è stato tra quelli che per intransigenza, hanno svolto un ruolo determinante nel frustrarne ogni tentativo di revisione. Senza l'intervento del Governo Britannico sarebbe stato certamente possibile trovare tra la Germania e la Polonia una soluzione ragionevole e giusta per entrambe le parti. La Germania non ha mai avuto l'intenzione nè la pretesa di annientare la Polonia. Il Reich ha chiesto soltanto la revisione di quegli articoli del Trattato di Versailles che già al momento della loro formulazione erano stati definiti da molti statisti, intollerabili per una grande Nazione e in contrasto con gli interessi economici dell'Europa Orientale. Gli stessi statisti Britannici definirono il Diktat imposto alla Germania, un Trattato contenente il germe di guerre future. Il desiderio dei Governi tedeschi e in special modo del nuovo Governo Nazionalsocialista, era quello di eliminare tale pericolo. La responsabilità di avere impedito questa revisione è da addebitarsi interamente alla politica adottata dal Governo Britannico.

    3. Il Governo Britannico, caso unico nella storia, ha concesso al Governo Polacco la libertà di intraprendere contro il Reich qualunque azione che ritenesse opportuna assicurando in ogni caso alla Polonia il sostegno militare qualora la Germania si fosse difesa da attacchi di qualsiasi natura o avesse reagito alle provocazioni. Il regime di terrore instaurato dai Polacchi contro i Tedeschi che vivono nei territori che furono strappati alla Germania, ha assunto proporzioni intollerabili. La città libera di Danzica, in violazione di ogni norma di legalità, è stata prima annientata economicamente con misure doganali restrittive e successivamente soggetta a blocco militare che interrompendo ogni via di comunicazione con l’esterno, l’ha strangolata. Tutte queste violazioni dello Statuto di Danzica, ben noto al Governo Britannico, sono state tollerate e coperte dall'assegno in bianco dato al Polonia. Il Governo del Reich, profondamente turbato dalle sofferenze della popolazione tedesca, tormentata e trattata in modo disumano, è tuttavia rimasto spettatore paziente per cinque mesi senza mai compiere alcuna azione contro la Polonia ma limitandosi ad avvisare il Governo di Varsavia che ciò che stava accadendo sarebbe diventato alla lunga intollerabile e che la Germania avrebbe soccorso quelle popolazioni nel caso in cui non fosse stato dato loro alcun tipo di aiuto. Il Governo Britannico era ed è a conoscenza di questa situazione. Sarebbe stato facile per Londra ricorrere alla sua grande influenza su Varsavia per esortare il Governo Polacco ad esercitare la giustizia ed ottemperare ai suoi obblighi. Il Governo Britannico non lo ha fatto. Al contrario, enfatizzando il suo impegno ad aiutare la Polonia in qualsiasi circostanza, ha incoraggiato il Governo Polacco a continuare nella sua azione criminale che sta minacciando la pace in Europa. E' con questo spirito che il Governo Britannico ha rifiutato la proposta del Signor Mussolini che avrebbe potuto ancora salvare la pace, nonostante il fatto che il Governo Tedesco avesse dichiarato la propria disponibilità ad accettarla. Il Governo Britannico ha quindi sulle sue spalle l’intera responsabilità delle sofferenze che molti popoli saranno costretti a sopportare.

    4. Dopo che tutti gli sforzi condotti per trovare una soluzione pacifica sono stati resi vani dall'intransigenza del Governo Polacco, protetto com'è dall'Inghilterra, e in presenza da mesi di condizioni da guerra civile alla frontiera orientale del Reich che si sono gradualmente sviluppate in aperti attacchi in territorio tedesco senza che il Governo Britannico avesse nulla da obiettare, il Governo Tedesco è determinato a porre fine a questa minaccia intollerabile per una grande Potenza. Per raggiungere questo scopo, dopo che è stata sabotata ogni altra possibilità di revisione del Trattato, verranno utilizzati tutti i mezzi di cui la Germania dispone per difendere la pace, la sicurezza e l'onore dei Tedeschi. Il Governo Tedesco non intende, indipendentemente dagli obblighi Britannici nell'Est Europeo, sopportare condizioni identiche a quelle che osserviamo in Palestina che è sotto protezione britannica. Il popolo Tedesco non intende soprattutto permettere di essere maltrattato dai Polacchi.

    5. Il Governo Tedesco respinge pertanto i tentativi di costringere la Germania, attraverso richieste con carattere di ultimatum, a ritirare le sue truppe schierate in difesa del Reich e ad accettare un atto di profonda ingiustizia. La minaccia secondo la quale, qualora non accettassimo l'ultimatum, la Gran Bretagna entrerà in guerra contro la Germania, corrisponde all'intenzione proclamata nel corso gli anni passati da numerosi politici Britannici. Il Governo del Reich ha ribadito innumerevoli volte al popolo Inglese quanto il popolo Tedesco desiderasse instaurare con esso rapporti di stretta amicizia. Se il Governo Britannico ha finora sempre rifiutato queste offerte di amicizia rispondendo ora con una esplicita minaccia di guerra, la colpa non può essere ascritta al popolo Tedesco e al suo Governo, ma esclusivamente all'Esecutivo Britannico e a coloro che per anni hanno predicato la distruzione e lo sterminio dello stesso popolo Tedesco. La Germania e il suo Governo non intendono dominare il mondo come la Gran Bretagna, ma sono determinati a difendere la propria libertà e la propria indipendenza. Con l'ultimatum comunicatoci per ordine del Governo Britannico dal Sig. King-Hall, prendiamo atto dell'intenzione di distruggere il popolo Tedesco più di quanto non sia già stato fatto attraverso il Trattato di Versailles e risponderemo adeguatamente ad ogni atto di aggressione contro di noi, con le stesse armi e nella stessa forma.

    Joachim von RIBBENTROP

    1939 - Lettera di Ribbentrop al Governo Britannico del 3 Settembre

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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

    SETTANT'ANNI DOPO, HITLER VOLEVA DAVVERO LA GUERRA?

    DI PATRICK J. BUCHANAN
    vdare.com

    Il primo settembre del 1939, settant'anni fa, l'esercito tedesco attraversava la frontiera polacca. Il 3 settembre, la Gran Bretagna dichiarava guerra.

    Sei anni dopo erano morti 50 milioni di cristiani ed ebrei. La Gran Bretagna era a pezzi e in bancarotta, la Germania un cumulo di rovine fumanti. L'Europa era stata la scena del più brutale conflitto conosciuto all'uomo e i civili avevano subito orrori peggiori che i soldati.

    Nel maggio 1945, le orde dell'Armata Rossa avevano già occupato tutte le maggiori capitali dell'Europa centrale: Vienna, Praga, Budapest, Berlino. Cento milioni di cristiani erano sotto il dominio della più barbara tirannia della storia: il regime bolscevico del più grande dei terroristi, Iosif Stalin.

    Quale causa poteva giustificare tali sacrifici?



    La guerra tra Germania e Polonia era scaturita da un alterco per una cittadina grande come Ocean City, MD, in estate. Danzica, tedesca per il 95%, era stata separata dalla Germania a Versailles in violazione del principio di autodeterminazione enunciato da Woodrow Wilson. Persino i leader britannici pensavano che la città dovesse essere restituita.

    Perché Varsavia non negoziò con Berlino che stava lasciando intravedere l’offerta di un territorio, a mo’ di risarcimento, in Slovacchia? Il motivo è che i Polacchi avevano ricevuto garanzia da parte della Gran Bretagna che, se la Germania avesse attaccato, la Gran Bretagna e il suo impero sarebbero venuti in soccorso della Polonia.

    Ma perché la Gran Bretagna avrebbe concesso una simile garanzia non richiesta ad una combriccola di colonnelli polacchi, dando loro il potere di trascinarla in una seconda guerra con la più potente nazione in Europa?

    Danzica valeva una guerra? Diversamente dai sette milioni di abitanti di Hong Kong ceduti a Pechino dai Britannici contro il loro volere, gli abitanti di Danzica chiedevano a gran voce di riunirsi alla Germania.

    Ecco la risposta: la garanzia non riguardava Danzica, e neanche la Polonia. Riguardava l’imperativo morale e strategico di “fermare Hitler!” dopo che questi aveva dimostrato, stracciando l’Accordo di Monaco e con esso la Cecoslovacchia, di essere alla conquista del mondo. E a questa bestia nazista non lo si poteva permettere.

    Se vero, sarebbe un punto convincente. Gli Americani, dopo tutto, erano pronti ad usare le bombe atomiche per tenere l’Armata Rossa lontana dalla Manica. Ma dove sono le prove che Hitler – le cui vittime fino al marzo del 1939 ammontavano ad una piccola percentuale di quelle del generale Pinochet o di Fidel Castro – era alla conquista del mondo?

    Dopo Monaco nel 1938, la Cecoslovacchia effettivamente si frantumò e separò. Eppure si consideri cosa è stato delle sue parti.

    I Tedeschi dei Sudeti ritornarono sotto il governo tedesco come desideravano. La Polonia si annesse la piccola e contestata regione di Teschen, dove vivevano migliaia di Polacchi. Gli ancestrali territori ungheresi nel sud della Slovacchia furono restituiti all’Ungheria. La Germania garantiva piena indipendenza agli Slovacchi. Quanto ai Cechi, essi si rivolsero a Berlino per ottenere lo stesso trattamento degli Slovacchi, ma Hitler insistette affinché accettassero un protettorato.

    Ora, si può certo disprezzare quanto fu fatto, ma in che modo la spartizione della Cecoslovacchia prova la spinta hitleriana verso la conquista del mondo?

    Ecco la replica: se la Gran Bretagna non avesse concesso la garanzia e non fosse entrata in guerra, dopo la Cecoslovacchia sarebbe stato il turno della Polonia, poi della Russia, poi della Francia, poi della Gran Bretagna, poi degli Stati Uniti.

    Adesso parleremmo tutti tedesco.

    Ma se Hitler era alla conquista del mondo – Gran Bretagna, Africa, Medio Oriente, Stati Uniti, Canada, Sud America, India, Asia, Australia – perché dedicò tre anni alla costosissima costruzione del Siegfried Stellung per proteggere la Germania dalla Francia? Perché iniziò la guerra senza navi di superficie, né trasporti per le truppe e con solo ventinove sommergibili oceanici? Come si conquista il mondo con una marina militare che non è in grado di uscire dal Mar Baltico?

    Se voleva il mondo, perché Hitler non fece costruire bombardieri strategici, anziché bimotori Dornier e Heinkel che dalla Germania non potevano raggiungere neppure la Gran Bretagna?

    Perché permise che l’esercito britannico lasciasse Dunkerque?

    Perché offrì la pace ai Britannici, due volte dopo la caduta della Polonia, e di nuovo dopo la caduta della Francia?

    Perché, quando cadde Parigi, Hitler non pretese la flotta francese, come gli Alleati pretesero ed ottennero la flotta del Kaiser? Perché non pretese le basi nella Siria controllata dalla Francia per attaccare Suez? Perché implorò Benito Mussolini di non attaccare la Grecia?

    Il motivo è che Hitler voleva terminare la guerra nel 1940, quasi due anni prima di quando i treni cominciarono i loro viaggi verso i campi.

    Con la Polonia Hitler non aveva mai voluto la guerra, ma un’alleanza come quelle che aveva con la Spagna di Francisco Franco, l’Italia di Mussolini, l’Ungheria di Miklos Horthy e la Slovacchia di padre Jozef Tiso.

    Di fatto, perché volere la guerra quando nel 1939, con l’eccezione della Francia, era circondato da vicini alleati, amici o neutrali? E aveva messo una croce sopra l’Alsazia, perché riconquistarla significava entrare in guerra contro la Francia e ciò avrebbe significato la guerra contro la Gran Bretagna, il cui impero egli ammirava e che aveva sempre cercato come alleato.

    Nel marzo 1939, Hitler non aveva confini con la Russia. Come poteva allora invadere la Russia?

    Winston Churchill aveva ragione quando la chiamò "La guerra inutile", la guerra che potrebbe dimostrarsi il colpo mortale alla nostra civiltà.

    Patrick J. Buchanan (non necessita di presentazioni)
    Fonte: www.vdare.com
    http://www.vdare.com/buchanan/090831_hitler.htm
    31.09.2009

    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ORIANA BONAN


    http://www.comedonchisciotte.org/sit...ticle&sid=6253
    Ultima modifica di Majorana; 23-08-12 alle 22:44

  8. #18
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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

    Colonnello russo incolpa la Polonia per aver iniziato la seconda guerra mondiale

    Un articolo scientifico pubblicato giovedì scorso sul sito del Ministero della Difesa russo ha incolpato la Polonia di aver iniziato la seconda guerra mondiale (http://www.washingtonpost.com/wp-dyn...060402281.html<... ).
    Il detto articolo non costituisce una dichiarazione ufficiale da parte del governo ma l’autore è il colonnello Sergei Kovalyov, direttore delle attività di ricerca dell’Istituto di Storia Militare del Ministero della Difesa. Il portavoce del Ministero, colonnello Alexander Drobyshevsky, ha detto che gli articoli scientifici pubblicati sul sito del Ministero non riflettono necessariamente la posizione ufficiale del Ministero.
    L’articolo, intitolato “Finzioni e Falsificazioni nella valutazione del ruolo dell’Unione Sovietica alla vigilia della seconda guerra mondiale”, racconta come alla vigilia dell’invasione della Polonia da parte della Germania, avvenuta il 1 Settembre del 1939, Hitler chiese che la Polonia cedesse il controllo di Danzica e del corridoio di terra tra la Germania e l’attuale Kaliningrad. “Chiunque abbia studiato la storia della seconda guerra mondiale senza pregiudizi sa che laguerra iniziò a causa del rifiuto della Polonia di soddisfare le richieste dellaGermania”, ha scritto. Kovalyov ha definito tali richieste “assolutamente ragionevoli”. Ha osservato: “La stragrande maggioranza dei residenti di Danzica , tagliati fuori dalla Germania dal Trattato di Versailles, erano tedeschi che desideravano sinceramente la riunificazione con la loro madrepatria storica”. "

    "In occasione dell’anniversario della seconda guerra mondiale: Dietro le quinte della guerra tra la Germania e la Polonia di Sergej Brezkun.

    La guerra tra la Germania e la Polonia è stata la prima fase della seconda guerra mondiale. In realtà, potrebbe darsi benissimo che l'ultima fase del conflitto che, divenendo in seguito globale, si tramutò nella seconda guerra mondiale, non fu causata dai motivi che resero inevitabili gli sviluppi, ma solo perché tale era l’interesse del mondo anglo-sassone.
    L'Occidente, naturalmente, convenientemente sostiene che l'URSS condivideva la responsabilità della seconda guerra mondiale con la Germania. La famigerata risoluzione del 3 luglio 2009 dell’OCSE riflette il concetto, ma in realtà l'Europa e gli Stati Uniti stanno semplicemente spostando la colpa sugli altri.
    Si dovrebbe tenere a mente che la Gran Bretagna e la Francia estesero le garanzie formali di sicurezza alla Polonia, ma, come è risultato in seguito -, fin dall'inizio non avevano alcuna intenzione di sostenerla con alcuna azione. Washington, nel frattempo, rafforzava l'idea di Varsavia che la Polonia fosse in grado di resistere, senza un più ampio sistema europeo di sicurezza collettiva.
    Essendo in gran parte una formalità, il 3 settembre 1939 la dichiarazione di guerra alla Germania, da parte della Gran Bretagna e della Francia, tuttavia portò la guerra tra la Germania e la Polonia a livello pan-europeo. Gli Stati Uniti spinsero attivamente la Gran Bretagna e la Francia a sfidare la Germania, e quindi la guerra divenne velocemente mondiale.
    Per quanto riguarda l'URSS, la verità è che non aveva niente a che fare con tutta questa storia.

    Il conflitto che alla fine culminò nella seconda guerra mondiale è stato provocato dal disaccordo su Danzica e il corridoio polacco, che era in realtà l'unico grave problema rimasto sul panorama politico in Europa, nella primavera del 1939.
    Col trattato di Versailles, Danzica, un’antica città polacco-tedesca la cui popolazione, nel XX secolo, era quasi interamente tedesca da secoli, fu proclamata Città Libera di Danzica, un quasi-stato sotto l'egida della Società delle Nazioni. Il territorio tedesco era attraversato dal Corridoio polacco che collegava la Polonia al mare e separava la Prussia orientale dal resto della Germania. Questa configurazione imposta dagli alleati della prima guerra mondiale era intrinsecamente esplosiva, e non solo violava gli interessi della Germania, ma ha presentato una minaccia per l'Europa e il mondo intero in quanto ha letteralmente programmato il conflitto futuro.
    Lloyd George scrisse nel 25 marzo 1919, nel Memorandum di Fontainebleau:
    "se essa [la Germania] ritiene che sia stata trattata ingiustamente nella pace del 1919, troverà i mezzi per esigere la giusta punizione dai suo conquistatori ... Il mantenimento della pace allora dipenderà dall’inesistenza di cause di esasperazione che attizzino lo spirito di patriottismo, di giustizia o di fair play per ottenere il risarcimento ... Per queste ragioni, pertanto, sono fortemente contrario al trasferimento di tedeschi dal dominio tedesco al controllo di qualche altra nazione, e che eventualmente può essere aiutata. Non riesco a concepire una causa maggiore di una futura guerra, diversa da quella del popolo tedesco, che ha certamente dimostrato di essere una delle razze più vigorose e potenti del mondo, che verrebbe circondato da una serie di piccoli Stati, molti dei quali costituiti da popoli che non hanno mai istituito in precedenza un governo stabile da se stessi [un riferimento implicito alla cechi e polacchi - S. Brezkun], ma ciascuno di essi ospitano grandi masse di tedeschi, che chiedono a gran voce il ricongiungimento con la loro terra natia. La proposta della commissione polacca, che vorrebbe porre 2.100.000 tedeschi sotto il controllo di un popolo di religione diversa e che non ha mai dimostrato una capacità di auto-governo stabile in tutta la sua storia, a mio giudizio, porterà prima o poi a una nuova guerra nell'Europa Orientale".
    La Polonia ha ostinatamente rifiutato di prendere in considerazione eventuali modifiche rispetto allo status quo, e neppure ha cercato di offrire serie garanzie di mantenerle, come per il paese, l'unica garanzia realistica poteva essere basata su un trattato trilaterale che coinvolgeva non solo la Gran Bretagna e Francia, ma anche l'URSS. La Polonia non ha consentito il dispiegamento delle truppe sovietiche nel caso di un attacco tedesco, ed ha anche respinto la richiesta dell'Unione Sovietica, che potenzialmente avrebbe agito come suo alleato, di avere concesso il diritto all’uso di basi aeree. Si può citare come prove documentale il messaggio inviato dal ministro degli Esteri polacco, J. Beck, all’ambasciatore Polacco in Francia, Lukasiewicz, il 20 agosto 1939 (a soli 10 giorni dallo scoppio della guerra), in cui affermava che la Polonia non aveva trattati militari di qualsiasi tipo con l'Unione Sovietica e non aveva alcuna intenzione di firmare dei trattati del genere.
    La posizione di Varsavia paralizzò i colloqui sulle questioni militari tra l'Unione Sovietica, Gran Bretagna e Francia, che si aprirono a Mosca il 12 agosto 1939. In realtà, le posizioni dei partner dell'Unione Sovietica - Gran Bretagna e Francia - non furono molto più costruttive. Gli "Alleati" hanno portato al tavolo delle trattative un'opzione alternativa - una guerra comune contro la Germania - con condizioni tali che l'Unione Sovietica avrebbe dovuto sopportarne circa l’80-90% del peso.
    Nel frattempo la Germania chiese con decisione che Varsavia affrontasse il problema del corridoio polacco senza indugio, per esempio, attraverso un referendum con la supervisione a livello internazionale. Il Piano di Berlino era che la Germania ottenesse il diritto di costruire o una galleria o una strada extraterritoriale che la collegasse alla Prussia orientale, nel caso in cui la maggioranza della popolazione del corridoio avesse preferito rimanere sotto il controllo polacco. In caso contrario, la Polonia avrebbe avuto il diritto alle comunicazioni extraterritoriale con il porto di Gdynia e Danzica, quest'ultima doveva essere annessa alla Germania.


    Guidata da Londra e Parigi - e, indirettamente, da Washington - il governo polacco continuava a respingere l'offerta della Germania.

    I veri responsabili, che si trovavano dall’altro lato dell'Oceano Atlantico, avevano necessità della guerra, e non della pace. Il loro schema era di lasciare che questa piccola guerra evolvesse in quella tra Germania e Unione Sovietica.
    Nel complesso, né Stalin né l’URSS avevano alcun motivo per abbracciare la guerra, e il 23 agosto 1939 l'Unione Sovietica e la Germania hanno firmato il Patto di non aggressione a Mosca che, tra l'altro, era basato sul Trattato di neutralità sovietico-tedesco del 1926, prorogato da Hitler nel 1933, e ancora efficace nel 1939.


    Vorrei citare due valutazioni del Patto.

    Il primo di P. N. Miljukov, un membro di spicco del Partito Democratico Costituzionale russo, che aveva prestato servizio nel 1917 come ministro degli Esteri nel periodo del governo provvisorio post-zarista. Disse: "Per quanto riguarda l'accordo tra Hitler e Stalin sulla neutralità della Russia - le democrazie occidentali, qualora decidano di combattere la Germania, prenderanno la decisione su base volontaria già dopo la firma del patto sovietico-tedesco del 23 agosto... È possibile immaginare che un qualsiasi russo voglia che la Russia, non ancora riarmata, accetti l'intero onere della guerra con il potente esercito di Hitler? Qual è la colpa di Stalin in quelle circostanze? Optare per la neutralità, e quindi guadagnare tempo? Ovviamente il patto non era diretto contro le democrazie, e se un giorno la mappa del mondo apparirà molto diverso da quello che ci aspettavamo, dovranno rimproverare se stessi e non l'URSS..."
    Il seguente è un estratto del messaggio cifrato inviato a Parigi dall'ambasciatore francese a Mosca: "L’accordo del 23 agosto non è quel colpo insidioso per la Polonia e per noi, che la Germania spera che sia".
    Quest'ultima era assolutamente vera. È altrettanto vero che il patto tedesco-sovietico ha reso impossibile per la Gran Bretagna e la Francia agire a tradimento nei confronti della Russia e la Polonia fu costretta ad esercitare una misura di realismo. Purtroppo, divenne presto chiaro che la Polonia e il realismo erano fondamentalmente dei fenomeni eterogenei...
    La Polonia indipendente crollò anche prima di quanto chiunque, tra cui Hitler, poteva aver progettato. Dal punto di vista razionale, la sua scomparsa rese la garanzia d’"indipendenza" della Gran Bretagna e della Francia, una volta presentata a quello stato senza speranze, del tutto priva di senso, e sembrò arrivato il momento di iniziare le consultazioni di pace per disinnescare il conflitto. Tuttavia, Gran Bretagna e Francia dichiararono guerra alla Germania il 1° settembre 1939.
    L'intera sequenza degli eventi fu accuratamente programmata in anticipo dall’"Elite d'oro" internazionale e, naturalmente, non esisteva alcuna possibilità di pace tra Gran Bretagna e Francia da un lato, e la Germania, dall'altra. Vale la pena notare però, che la guerra che la Gran Bretagna e la Francia combatterono contro la Germania, non aveva praticamente causato alcun decesso fino alla primavera del 1940, e rimase nella storia con il nome de "la strana guerra".

    Traduzione di Alessandro Lattanzio."

    "Ecco una parte della documentazione che getta una nuova luce sul patto di non aggressione ,tra III° Reich e URSS, dell'agosto 1939.


    Il Patto di non aggressione tedesco-sovietico


    GLI USA PROGETTANO LA GUERRA INTESTINA DELL’EUROPA




    (…) Sarebbe desiderio degli Stati democratici che là in Oriente scoppiasse un conflitto bellico fra il Reich tedesco e la Russia. Poiché il potenziale delle forze dell’Unione Sovietica non è finora noto, potrebbe avvenire che la Germania, allontanandosi troppo dalla sua base, venisse condannata a una guerra lunga e debilitante. Allora soltanto gli Stati democratici, come opina Bullitt [ambasciatore degli USA in Francia, ndr], attaccherebbero la Germania e la costringerebbero a una capitolazione. Alla mia domanda se gli Stati Uniti prenderebbero parte a una simile guerra, egli mi rispose: “Indubbiamente sì, ma solo quando Inghilterra e Francia avranno attaccato per prime!” Lo stato d’animo negli Stati Uniti è, come disse, di fronte al nazismo e hitlerismo così teso, che già oggi regna fra gli americani una psicosi simile a quella della dichiarazione di guerra dell’America alla Germania nel 1917.

    Da: (Dal Rapporto dell’ambasciatore polacco a Washington, conte Jerzy Potocki, del 21 novembre 1939; cit. secondo Documenti polacchi concernenti la preistoria della guerra. Prima serie, Berlino 1940)

    (…) Dalla conversazione con Bullitt ricavai l’impressione che egli abbia ricevuto dal Presidente Roosevelt una precisa definizione del punto di vista adottato dagli Stati Uniti in considerazione dell’attuale crisi europea. (…) Il contenuto di queste direttive, che Bullitt mi elencò nel corso del colloquio durato mezz’ora, è il seguente:

    1. Un ravvivamento della politica estera sotto la direzione del Presidente Roosevelt, il quale condanna drasticamente e inequivocabilmente gli Stati totalitari.

    2.

    I preparativi della guerra da parte degli Stati Uniti, per mare, per terra e nell’aria, che vengono spinti con ritmo accelerato e ingoiano l’immensa somma di un miliardo e duecentocinquanta milioni di dollari.
    3.

    La risoluta intenzione del Presidente che Francia e Inghilterra pongano fine a qualunque politica di compromesso con gli Stati totalitari. Non devono entrare con essi in alcuna discussione, che possa avere per scopo un qualunque spostamento territoriale.
    4.

    Una garanzia morale che gli Stati Uniti abbandoneranno la politica isolazionistica e saranno pronti, nel caso di una guerra, a intervenire attivamente a fianco dell’Inghilterra e della Francia. L’America è disposta a mettere a loro disposizione tutte le sue risorse finanziarie e tutte le sue provviste di materie prime.

    Da: (Dal Rapporto dell’ambasciatore polacco a Washington, conte Jerzy Potocki, del 16 gennaio 1939; cit. secondo Documenti polacchi concernenti la preistoria della guerra. Prima serie, Berlino 1940)


    IL PATTO DI NON AGGRESSIONE

    (…) Reali divergenze d’interessi fra la Germania e l’URSS non sussistono. Gli spazi vitali della Germania e dell’URSS si toccano, ma non si urtano nei loro bisogni neutrali. Manca quindi a priori ogni motivo di una tendenza aggressiva di un paese contro l’altro. La Germania non ha mire aggressive di alcun genere contro l’URSS. Il governo del Reich è d’avviso che fra il Mar Baltico e il Mar Nero non esista alcun problema che non possa essere regolato a soddisfazione dei due paesi. Si tratta qui di problemi quali: Mare Baltico, Stati Baltici, Polonia, questioni sud-orientali, ecc. A prescindere da ciò, la collaborazione politica dei due paesi non potrebbe non essere utile. Questo si riferisce anche all’economia tedesca e sovietica che s’integrano a vicenda in ogni senso. (…) L’inasprimento delle relazioni tedesco-polacche, provocato dalla politica inglese, come altresì l’incitamento inglese alla guerra e le conseguenti ricerche d’alleanza, rendono necessaria una rapida chiarificazione dei rapporti tedesco-russi. (…)

    Da: (Ordine telegrafico di Ribbentrop all’ambasciatore tedesco a Mosca, 14 agosto 1939)



    Al cancelliere del Reich signor A. Hitler.

    Ringrazio per la lettera. Spero che il patto tedesco-sovietico di non aggressione apporterà un serio miglioramento delle relazioni politiche fra i nostri due paesi. I popoli dei nostri paesi hanno bisogno di reciproche relazioni amichevoli. Il proposito del governo tedesco di concludere un patto di non aggressione crea la base per la liquidazione delle tensioni politiche e per il ristabilimento della pace e della collaborazione fra i nostri due paesi. Il governo sovietico mi ha incaricato di comunicarvi che è d’accordo con l’arrivo del signor von Ribbentrop a Mosca il 23 agosto.

    Da: (Lettera di I. V. Stalin ad A. Hitler, 21 agosto 1939)


    VON RIBBENTROP AL CREMLINO

    Ero conscio della particolare responsabilità di quella missione, avendo io stesso proposto al Fuehrer di fare il tentativo di un’intesa con Stalin. Era in genere possibile un compromesso dei mutui interessi? A quel tempo le missioni militari inglese e francese a Mosca trattavano ancora col Cremlino circa l’ideato patto militare. Per quanto stava in me avrei fatto di tutto per conseguire un accordo. Erano questi i pensieri che mi agitavano quando il nostro aereo si stava avvicinando a Mosca, dove accanto alle bandiere dell’Unione Sovietica sventolavano quelle del Reich. Fummo ricevuti dal nostro ambasciatore conte Schulenburg e dall’ambasciatore russo Potemkin. Dopo aver passato in rivista una compagnia d’onore delle forze aeree sovietiche, il cui atteggiamento e aspetto facevano senza dubbio una buona impressione, guidati da un colonnello russo ci recammo all’ex ambasciata austriaca, dove alloggiai durante il mio soggiorno a Mosca. (…) Dopo un breve e formale saluto ci sedemmo in quattro intorno a un tavolo: Stalin, Molotov, Schulenburg ed io. (…) Al principio del colloquio esternai il desiderio della Germania di porre le relazioni tedesco-sovietiche sopra un nuovo piano, e di trovare un accordo degli interessi in tutti i campi, volendo intenderci con la Russia per lunghissimo tempo. Ricordai a tale proposito il discorso di Stalin tenuto in primavera, nel quale a nostro avviso aveva espresso propositi analoghi. (…) Parlò Stalin, breve e conciso, senza spendere molte parole; ma ciò che disse era chiaro, inequivocabile e mostrava, come mi sembrò, pure da parte sua il desiderio di giungere a un compromesso e a un’intesa con la Germania. (…) La risposta di Stalin era tanto positiva che, dopo la prima spiegazione fondamentale, nella quale fu constatata la reciproca buona disposizione a concludere un patto di non aggressione, si poté passare subito alla parte materiale della delimitazione dei mutui interessi ed in ispecie alla crisi polacco-tedesca. Durante le trattative regnò un’atmosfera favorevole, benché i russi fossero conosciuti quali diplomatici duri. Le sfere d’interessi nei paesi situati fra la Germania e l’Unione Sovietica furono circoscritte. La Finlandia, la più gran parte degli Stati baltici, come altresì la Bessarabia, vennero dichiarati appartenenti alla sfera sovietica. Per il caso dello scoppio di un conflitto tedesco-polacco che, data la situazione vigente non sembrava escluso, fu convenuta una linea di demarcazione. (…)

    Stalin si alzò per tenere un breve discorso, nel quale parlò di Hitler come dell’uomo che sempre aveva straordinariamente ammirato. Con parole molto amichevoli espresse la speranza che con i trattati testé conclusi si sarebbe avviata una nuova fase delle relazioni tedesco-sovietiche. (…) Stalin m’aveva fatto sin dal primo momento del nostro incontro una forte impressione: era un uomo di grande levatura. Il suo modo d’esprimersi freddo, quasi asciutto, eppure così preciso, e la durezza, ma altresì l’ampiezza di vedute nel condurre le trattative, mostravano che la sua fama non era immeritata. Il corso delle mie discussioni e conversazioni con Stalin mi procurò un chiaro concetto della forza e potenza di quest’uomo, il cui cenno era diventato un ordine fino nel più lontano villaggio dell’immensa Russia, e che era riuscito a fondere i duecento milioni d’individui del suo regno, come nessuno era stato in grado di farlo.

    Da: (Joachim von Ribbentrop, Fra Londra e Mosca, Bocca, Roma 1954, pp. 220-225)


    I RESPONSABILI DELLO SCOPPIO DELLA GUERRA

    (…)
    a) non è stata la Germania ad attaccare la Francia e l’Inghilterra, bensì la Francia e l’Inghilterra hanno attaccato la Germania, assumendosi la responsabilità della guerra in corso;
    b) dopo l’inizio delle ostilità, la Germania si è rivolta alla Francia e all’Inghilterra con proposte di pace, appoggiate dall’Unione Sovietica, perché essa ha sempre ritenuto, e continua a ritenere, che una rapida cessazione della guerra alleggerirebbe in modo radicale la situazione dei popoli e dei paesi tutti;
    c) i circoli governativi dell’Inghilterra e della Francia hanno brutalmente respinto sia le proposte di pace della Germania che i tentativi dell’Unione Sovietica intesi a ottenere quanto prima la cessazione del conflitto.
    Questi sono i fatti.
    Che cosa possono contrapporre a questi fatti i politici da café-chantant dell’agenzia Havas?

    Da: (I. V. Stalin, “Pravda”, 30 novembre 1939)"

    Colonnello russo incolpa la Polonia per aver iniziato la seconda guerra mondiale : Auschwitz ....il Golgota della Holocaustianità

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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

    CHI INIZIO' LA II GUERRA MONDIALE? (RELOADED)


    “La Seconda Guerra Mondiale viene combattuta in difesa dei fondamenti dell’ebraismo”
    (Rabbi Felix Mendlesohn, Chicago Sentinel, 8 ottobre 1942)

    “Non neghiamo e non abbiamo timore di confessare che questa guerra è la nostra guerra e che viene condotta per la liberazione del popolo ebraico... Più forte di tutti gli altri fronti messi insieme è il nostro fronte, quello degli ebrei. Non solo stiamo offrendo a questa guerra il nostro supporto finanziario, su cui è fondata l’intera produzione bellica, non solo stiamo impegnando il nostro pieno potere propagandistico, che costituisce l’energia morale che consente alla guerra di proseguire. La garanzia della vittoria ha per fondamento essenziale l’indebolimento delle forze nemiche, nel distruggerli nel loro stesso paese, nel fare resistenza dall’interno. Noi siamo i cavalli di Troia nella fortezza nemica. Migliaia di ebrei che vivono in Europa rappresentano il principale fattore nella distruzione del nostro nemico. Dunque, il nostro fronte è un dato di fatto ed è il più prezioso dei contributi alla vittoria”

    (Chaim Weizmann, Presidente del Congresso Ebraico Mondiale, capo dell’Agenzia Ebraica e poi Presidente d’Israele, discorso del 3 dicembre 1942 a New York).

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    Predefinito Rif: ADOLF HITLER – UN CANDIDATO MANCATO AL PREMIO NOBEL

    La Dichiarazione di guerra ebraica alla Germania Nazionalsocialista



    Il Boicottaggio Economico del 1933


    Articolo tratto dalla: The Barnes Review, Genn./Febbr. 2001, pag. 41-45 – Vol. 7

    Molto tempo prima che il governo di Hitler iniziasse a restringere i diritti degli ebrei tedeschi, i dirigenti della comunità ebraica mondiale dichiararono formalmente guerra alla “ Nuova Germania “ in un momento in cui il governo americano e perfino i leaders ebraici tedeschi chiedevano di essere cauti nel trattare col nuovo regime hitleriano.

    Poche persone conoscono i fatti di quel singolare evento che contribuì allo scoppio di quella che viene conosciuta come la Seconda Guerra Mondiale e cioè la dichiarazione di guerra contro la Germania da parte dell’ebraismo internazionale appena dopo l’ascesa di Hitler al potere e ben prima che fossero attuate misure ritorsive o sanzioni contro gli ebrei da parte del governo tedesco.

    L’edizione del DAILY EXPRESS di Londra del 24 Marzo 1933 spiegava come i dirigenti dell’ebraismo, insieme a potenti interessi ebraici internazionali, avessero lanciato un boicottaggio della Germania con il preciso scopo di mettere in ginocchio la già precaria economia tedesca nella speranza di abbattere il nuovo regime di Hitler. Fu solo allora che la Germania rispose di conseguenza. Se vogliamo dire la verità, fu la dirigenza internazionale ebraica, e non il Terzo Reich, a sparare effettivamente il primo colpo nella Seconda Guerra Mondiale...

    L’autorevole procuratore di New York Samuel Untermyer fu uno dei principali sobillatori nella guerra contro la Germania, descrivendo la campagna ebraica nient’altro che una “ guerra santa “.

    La guerra economica dichiarata alla Germania dalla dirigenza ebraica non solo portò a determinate ritorsioni da parte del governo tedesco ma mise le basi per un’alleanza politico-economica poco conosciuta fra il regime di Hitler e i leaders del movimento sionista che speravano che le tensioni fra i tedeschi e gli ebrei avrebbero portato ad una massiccia emigrazione verso la Palestina.

    In breve, il risultato fu un’alleanza tattica fra i nazisti ed i fondatori dell’odierno stato di Israele. Un evento che molti oggi preferirebbero venisse dimenticato.

    A tutt’oggi si crede in genere (in modo non corretto) che quando Adolf Hitler fu nominato cancelliere della Germania nel Gennaio del 1933, il governo tedesco diede il via a politiche per reprimere gli ebrei tedeschi, incluso il loro rastrellamento per essere chiusi in campi di concentramento e lanciare una campagna di terrore e violenza contro la locale popolazione ebraica.

    Mentre vi furono in Germania sporadici episodi di violenza contro gli ebrei dopo che Hitler salì al potere, questi non furono ne approvati ne incoraggiati.

    La verità è che i sentimenti anti-ebraici in Germania (o in altre parti in Europa) non erano una novità.

    Come tutti gli storici ebraici affermano con fervore, disordini anti-semiti a vari livelli erano onnipresenti nella storia europea.

    In ogni caso, agli inizi del 1933, Hitler non era il leader indiscusso della Germania e nemmeno aveva il totale comando delle forze armate. Hitler era una figura di rilievo in un governo di coalizione ma era ben lontano dall’essere lui stesso il governo in persona. Questo fu il risultato di un processo di consolidamento che si sarebbe verificato più tardi.

    Persino l’Associazione Centrale Ebraica tedesca, conosciuta come Verein, contestò l’affermazione (fatta da alcuni leaders ebraici al di fuori della Germania) che il nuovo governo avrebbe deliberatamente provocato insurrezioni anti-ebraiche.

    Il Verein emise un comunicato nel quale affermava che “ le autorità responsabili di governo (cioè il regime di Hitler) sono inconsapevoli della minacciosa situazione “, dicendo inoltre: “ non crediamo che i cittadini tedeschi nostri amici si lasceranno coinvolgere nel commettere eccessi contro gli ebrei “.



    Nonostante ciò, i dirigenti ebraici negli Stati Uniti e in Gran Bretagna determinarono che era necessario lanciare una guerra contro il governo di Hitler.
    1937-1939-boycott-german-goods.jpg
    Il 12 Marzo 1933 il Congresso Ebraico Americano annunciò una protesta di massa al Madison Square Gardens per il 27 Marzo. A quell’epoca il comandante in capo dei veterani di guerra ebrei chiese un boicottaggio americano delle merci tedesche. Nel frattempo, il 23 Marzo, 20.000 ebrei protestarono nella New York’s City Hall mentre altre proteste furono inscenate fuori dalle linee navali della North German Lloyd e della Hamburg-American Shipping Co.

    Boicottaggi economici ebbero luogo contro le merci tedesche in vendita nei negozi di New York City.

    Secondo il DAILY EXPRESS di Londra del 24 Marzo 1933, gli ebrei avevano già lanciato il loro boicottaggio contro la Germania ed il suo governo eletto. Il titolo recitava: “ Judea Declares War on Germany – Jews of All the World Unite – Boycott of German Goods – Mass Demonstrations “ (il giudaismo dichiara Guerra alla Germania – ebrei di tutto il mondo unitevi – boicottaggio delle merci tedesche – dimostrazioni di massa).

    L’articolo descriveva una prossima “guerra santa” e continuava implorando gli ebrei di ogni parte di boicottare le merci tedesche ed intraprendere dimostrazioni di massa contro gli interessi economici tedeschi. Secondo il DAILY EXPRESS:

    Tutto l’Israele sparso nel mondo si sta unendo per dichiarare una guerra economica e finanziaria alla Germania. La comparsa della svastica come simbolo della nuova Germania ha fatto tornare in vita il vecchio simbolo di guerra di Giuda. Quattordici milioni di ebrei sparsi in tutto il mondo sono raccolti insieme come in un’unica persona per dichiarare guerra contro i persecutori tedeschi e i loro discepoli.

    Il commerciante ebreo lascerà la sua casa, il banchiere la sua borsa valori, il mercante i suoi affari ed il mendicante il suo umile cappello per unirsi nella guerra santa contro il popolo di Hitler.

    Il quotidiano diceva che la Germania “ stava ora affrontando un boicottaggio internazionale del suo commercio, delle sue finanze e della sua industria. A Londra, new York, Parigi e Varsavia, gli uomini d’affari ebrei sono uniti per proseguire la crociata economica “.

    L’articolo diceva: “ si stanno facendo preparativi a livello mondiale per organizzare dimostrazioni di massa “ e inoltre riportava: “ la vecchia e riunita nazione d’Israele si affianca alle nuove e moderne armi per vincere la sua antica battaglia contro i suoi persecutori “.

    Ciò può essere veramente considerato come “ il primo colpo sparato nella Seconda Guerra Mondiale “.

    In uno stato d’animo simile, il giornale ebraico NATSCHA RETSCH scrisse:

    La guerra contro la Germania verrà intrapresa da tutte le comunità, conferenze e congressi ebraici, da ogni singolo individuo ebreo. In tal modo la guerra contro la Germania ravviverà e promuoverà i nostri interessi che richiedono che la Germania venga completamente distrutta.

    Il pericolo per noi ebrei risiede in tutto il popolo tedesco, sia come nazione che come singoli individui. Esso deve essere reso inoffensivo per sempre. In questa guerra noi ebrei dobbiamo partecipare e ciò con tutta la forza e la potenza che abbiamo a nostra disposizione.

    E’ degno di nota comunque il fatto che l’Associazione Sionista di Germania emanò un telegramma il 26 Marzo 1933 rifiutando molte delle affermazioni fatte contro i nazionalsocialisti definendole “propaganda”, “menzognere” e “sensazionali”.

    Infatti la fazione sionista aveva tutte le ragioni per assicurare il mantenimento dell’ideologia nazionalsocialista in Germania. Klaus Polkehn, scrivendo nel Journal of Palesatine Studies (I Contatti Segreti: Sionismo e Germania Nazista, 1933-1941; JPS v. ¾, primavera/estate 1976), sostiene che l’atteggiamento moderato dei sionisti era dovuto al loro interesse acquisito nel vedere la vittoria finanziaria del nazionalsocialismo da obbligare l’immigrazione in Palestina. Questo fatto poco conosciuto avrebbe finalmente giocato un ruolo importantissimo nelle relazioni fra la Germania nazista e gli ebrei.

    Nel frattempo il Ministro degli Esteri Konstantin von Neurath si lamentava della “ campagna di diffamazione “ e disse:

    Per quanto concerne gli ebrei, posso solo dire che i loro propagandisti all’estero non stanno facendo alcun favore ai loro correligionari in Germania dando al pubblico tedesco, tramite le loro distorte e menzognere notizie circa le persecuzioni e le torture nei confronti degli ebrei, l’impressione di non fermarsi davanti a niente, nemmeno alle bugie e alle calunnie, per combattere l’attuale governo tedesco.

    Il novello governo di Hitler stava tentando di contenere la crescente tensione, sia all’interno della Germania che al di fuori. Negli Stati Uniti perfino il Segretario di Stato Cordell Hull telegrafò al Rabbino Stephen Wise del Congresso Ebraico Americano chiedendo prudenza:

    Mentre ci fu per un breve tempo un maltrattamento fisico degli ebrei, questa fase può essere considerata terminata a tutti gli effetti. Una stabilizzazione sembra essere stata raggiunta nell’ambito del maltrattamento personale. Voglio sperare che la situazione che ha causato così tanta preoccupazione diffusa in questo paese, ritorni presto normale.

    Nonostante ciò, i dirigenti della comunità ebraica si rifiutarono di rallentare. Il 27 Marzo vi furono marce di protesta simultanee al Madison Square Garden, a Chicago, Boston, Philadelphia, Baltimora, Cleveland ed in 70 altre località. La protesta di New York fu trasmessa in tutto il mondo.

    La sostanza fu che la “ Nuova Germania “ venne dichiarata essere una nemica degli interessi ebraici e quindi bisognava strangolarla economicamente.

    Questo fu PRIMA che Hitler decidesse di boicottare le merci ebraiche.

    Fu proprio in risposta a ciò che il governo tedesco annunciò il boicottaggio di un giorno dei negozi tedeschi in Germania il 1° Aprile 1933

    Il Ministro della Propaganda tedesco Dr. Joseph Goebbels affermò che, trascorso il giorno di boicottaggio, non vi fossero stati ulteriori attacchi alla Germania, questo sarebbe stato sospeso.

    Hitler stesso replicò al boicottaggio ebraico e alle minacce in un discorso del 28 Marzo 1933, quattro giorni dopo la dichiarazione di guerra economica da parte dell’ebraismo mondiale, con queste parole:

    Ora che i locali nemici della nazione sono stati eliminati dal Volk (popolo) stesso, ciò che abbiamo atteso a lungo non finirà.

    I criminali marxisti e comunisti assieme ai loro istigatori ebraico-intellettuali, che hanno portato con se i loro capitali oltre confine al momento giusto, stanno scatenando una campagna di agitazioni sediziosa e senza scrupoli contro il popolo tedesco nel suo insieme.



    Menzogne e diffamazioni di una perversità da fare accapponare la pelle vengono lanciate contro la Germania. Storie orribili di corpi smembrati di ebrei, occhi strappati dalle orbite e mani amputate stanno circolando col preciso scopo di diffamare il popolo tedesco nel mondo per la seconda volta, proprio come riuscirono a fare nel 1914.
    six million jews 1918.jpg
    Questo avvenimento, e cioè che l’ordine di Hitler del 28 Marzo 1933 di boicottaggio fu una diretta risposta alla dichiarazione di guerra economica alla Germania, da parte della dirigenza ebraica mondiale, fu sapientemente omesso dalla storia. Infatti l’ordine di Hitler viene oggi descritto come un puro atto di aggressione ma le circostanze che lo hanno provocato vengono raramente descritte.

    Nemmeno Saul Friedlander nella sua estesa panoramica della politica tedesca Nazi Germany and the Jews (La Germania Nazista e gli Ebrei), menziona il fatto che la dichiarazione di guerra ebraica ed il relativo boicottaggio di merci tedesche precedette il discorso di Hitler del 28 Marzo 1933.

    I lettori più acuti saranno propensi a chiedere perché Friedlander considerasse questo capitolo storico così irrilevante.

    Il fatto era che si trattava dell’ebraismo organizzato come entità politica, e non la comunità ebraica tedesca in se stessa, a sparare il primo colpo nella guerra con la Germania.

    La replica tedesca fu difensiva e non offensiva. Se questo fatto fosse ampiamente noto oggi, getterebbe una nuova luce su quei successivi avvenimenti che portarono allo scoppio del conflitto mondiale che seguì.

    Per capire la reazione di Hitler alla dichiarazione di guerra ebraica, è vitale comprendere lo stato critico in cui versava a quel tempo l’economia tedesca.

    Nel 1933 l’economia tedesca era a soqquadro. Tre milioni di tedeschi erano assistiti dallo stato e vi erano sei milioni di disoccupati. L’iper-inflazione aveva distrutto la vitalità economica della nazione tedesca. Inoltre la propaganda anti-tedesca che imperversava sulla stampa mondiale rafforzò i propositi dei nemici della Germania, specialmente i polacchi ed il loro aggressivo alto comando militare.

    I leaders ebraici non stavano bleffando. Il boicottaggio era un atto di guerra non solo in senso metaforico: era un mezzo, ben congegnato, per distruggere la Germania come entità economica, sociale e politica. Lo scopo del boicottaggio ebraico a lungo termine contro la Germania era di portarla alla bancarotta con riguardo alle riparazioni di guerra impostele dopo la Prima Guerra Mondiale e mantenere la Germania demilitarizzata e vulnerabile.

    Tale boicottaggio, infatti, fu rovinoso per lo stato tedesco. Studiosi ebraici, come Edwin Black, riportarono che, in risposta al boicottaggio, le esportazioni tedesche furono ridotte del 10% e molti chiedevano il congelamento dei beni tedeschi all’estero (Edwin Black, L’Accordo di Trasferimento – La Storia non raccontata del Patto Segreto fra il Terzo Reich e la Palestina Ebraica, New York, 1984).

    Gli attacchi alla Germania non cessarono. La dirigenza mondiale ebraica divenne sempre più aggressiva ed iniziò a smaniare.

    Una Conferenza Internazionale del Boicottaggio Ebraico si tenne ad Amsterdam per coordinare la campagna in corso. Venne tenuta sotto gli auspici della Federazione Mondiale Economica Ebraica, della quale fu eletto presidente Samuel Untermyer, il famoso procuratore di new York City e per lungo tempo mediatore del potere politico.

    Al suo ritorno negli Stati Uniti, alla vigilia della conferenza, Untermyer rilasciò un discorso alla Radio WABC di new York, una trascrizione del quale fu pubblicato sul The New York Times il 7 Agosto 1933.

    L’infiammante oratoria di Untermyer chiamava ad una “guerra sacra” contro la Germania, asserendo che la Germania era impegnata in un progetto per “ sterminare gli ebrei “.

    Ecco quanto disse, in parte:

    La Germania, da una nazione di cultura, è stata trasformata in un vero e proprio inferno di bestie crudeli e selvagge. E’ perché lo dobbiamo non solo alla nostra progenie perseguitata ma al mondo intero che bisogna colpire in modo tale da liberare l’umanità dal ripetersi di questa incredibile tragedia.

    Ora o mai più le nazioni del mondo devono fare causa comune contro il massacro, la fame, l’annientamento, le demoniache torture, la crudeltà e le persecuzioni che vengono inflitte giorno dopo giorno su questi uomini, donne e bambini.

    Quando il tutto verrà alla luce. Il mondo avrà davanti un quadro così tremendo nella sua barbara crudeltà che l’inferno della guerra e le presunte atrocità belghe impallidiranno se paragonate a questa campagna diabolica, deliberata, pianificata a sangue freddo e già in parte eseguita per lo sterminio di un popolo fiero, gentile, leale e rispettoso delle leggi.

    Gli ebrei sono gli aristocratici del mondo. Da tempo immemorabile essi vengono perseguitati ed hanno visto i loro persecutori andare e venire. Solo loro sono sopravissuti.

    E così la storia si ripete, ma ciò non fornisce una ragione perché noi si debba permettere il ritorno all’età buia di quella che una volta era una grande nazione o evitare di salvare queste 600.000 anime dalle torture dell’inferno.

    Ciò che proponiamo, ed in tal senso siamo già andati avanti, è di perseguire un puro boicottaggio economico difensivo che mini il regime hitleriano riportando il popolo tedesco alla ragione, distruggendo le loro esportazioni dalle quali dipende la loro esistenza.

    Questo è ciò che proponiamo e stiamo già organizzando l’opinione mondiale ad esprimersi nel solo modo in cui la Germania può essere portata alla ragione.

    Untermyer raccontò poi ai suoi ascoltatori una storia totalmente fraudolenta sulle circostanze del boicottaggio tedesco e come ebbe origine. Egli proclamò che i tedeschi stavano procedendo verso un piano per “ sterminare gli ebrei “:

    Il regime di Hitler si è instaurato e sta perseguendo il suo boicottaggio per sterminare gli ebrei affiggendo manifesti sui negozi ebraici, mettendo in guardia i tedeschi dal commerciare con loro, mettendo in prigione i negozianti ebrei e facendoli camminare a centinaia per le strade sotto lo sguardo delle truppe naziste per il solo crimine di essere ebrei, espellendoli dalle professioni svolte nelle quali molti di loro hanno raggiunto posti di primordine, escludendo i loro figli dalle scuole, gli uomini dai sindacati di categoria, chiudendo loro in faccia ogni via di sviluppo, chiudendoli in campi di concentramento, facendoli morire di fame, torturandoli senza motivo, usando ogni tipo di tortura inumana oltre ogni concezione, fino a suicidio sopravvenuto come unico mezzo di fuga, tutto questo perché sono o i loro avi erano ebrei e col solo scopo di sterminarli.

    Untermyer concluse il suo discorso ampiamente menzognero ed isterico dichiarando che con l’aiuto degli “ amici cristiani….pianteremo l’ultimo chiodo nella bara dell’integralismo e del fanatismo…”

    Che queste affermazioni contro la Germania fossero state fatte ben prima dell’affermazione circa le camere a gas o del piano per “sterminare” gli ebrei da parte di storici ebraici, la dice lunga sulla natura della campagna di propaganda scatenata contro la Germania.

    Tuttavia in questo stesso periodo si videro strani sviluppi prendere forma: la primavera del 1933 fu anche testimone dell’inizio di un periodo di collaborazione fra il governo tedesco ed il movimento sionista in Germania e Palestina per aumentare il flusso di immigranti e capitali ebraico-tedeschi verso la Palestina.

    Gli odierni sostenitori dell’Israele sionista e molti storici sono riusciti a mantenere il patto germano-sionista segreto nei confronti del pubblico per decenni e mentre la maggior parte degli americani non ha la minima idea che ci possa essere stata una cooperazione fra la dirigenza nazista ed i fondatori di quello che poi divenne lo stato di Israele, la verità ha cominciato ad emergere.

    Il libro dello scrittore dissidente ebreo Zionism in the Age of the Dictators (il Sionismo nell’Era dei Dittatori), pubblicato da una piccola casa editrice e che non ricevette la pubblicità che meritava dai media di “regime” (ossessionati dall’epoca dell’Olocausto), è stato forse lo sforzo maggiore per spiegare questo evento.

    In risposta a Brennar e ad altri, la reazione sionista di solito consisteva nel dichiarare che la loro collaborazione con la Germania nazista fu intrapresa col solo scopo di salvare la vita degli ebrei.

    Ma la collaborazione fu molto di più perché avvenne in un momento quando molti ebrei ed organizzazioni ebraiche chiedevano il boicottaggio della Germania.

    Per i dirigenti sionisti, la presa di potere di Hitler tendeva la mano alla possibilità di far affluire immigrati in Palestina. In precedenza, la maggioranza degli ebrei tedeschi, che si identificavano come tedeschi, avevano poca simpatia per la causa sionista di voler promuovere la raccolta dell’ebraismo mondiale in Palestina. Ma i sionisti si accorgevano che solo l’antisemitismo di Hitler avrebbe spinto gli ebrei tedeschi anti-sionisti nelle braccia del sionismo.

    Nel lamentare oggi il così detto “Olocausto” da parte dei sostenitori di Israele (per non parlare degli israeliani stessi), essi tralasciano di menzionare che nel rendere la situazione in Germania difficile per gli ebrei, in collaborazione col nazional-socialismo, faceva parte del piano.

    Questa fu la genesi del cosiddetto Accordo di Trasferimento, cioè l’accordo fra gli ebrei sionisti ed il governo nazional-socialista per trasferire l’ebraismo tedesco in Palestina.

    Secondo lo storico ebreo Walter Laqueur e molti altri, gli ebrei tedeschi erano ben lontani dall’essere convinti che l’emigrazione verso la Palestina fosse una soluzione. Inoltre, nonostante la maggior parte degli ebrei tedeschi si rifiutava di considerare i sionisti come loro leaders politici, è chiaro che Hitler proteggeva e cooperava coi sionisti allo scopo di implementare la soluzione finale: il trasferimento in massa degli ebrei verso il Medio Oriente.

    Edwin Black, nel suo volume The Transfer Agreement (L’Accordo di Trasferimento), Macmillan 1984, affermava che sebbene la maggior parte degli ebrei non voleva affatto emigrare in Palestina, in virtù dell’influenza del movimento sionista all’interno della Germania nazista, la migliore possibilità per un ebreo di lasciare la Germania era quella di andare in Palestina. In altre parole, l’Accordo di Trasferimento decretava che i capitali ebraici potevano solamente andare verso la Palestina.

    Quindi, secondo i sionisti, un ebreo poteva lasciare la Germania solo se andava verso levante.

    La difficoltà principale dell’Accordo di Trasferimento (o addirittura l’idea di un accordo del genere) era rappresentata dagli inglesi (mandatari delle Nazioni Unite sul protettorato di Palestina) i quali chiedevano, come condizione dell’immigrazione, che ogni immigrato pagasse 1.000 Sterline al suo arrivo ad Haifa o altrove. La difficoltà era che tale valuta era quasi impossibile da ottenere in contanti in una Germania inflazionata e senza liquidità.

    Laqueur scrive:

    Un’importante banca tedesca congelerebbe i fondi pagati dagli immigrati in conti bloccati per esportatori tedeschi, mentre una banca in Palestina controllerebbe la vendita di merci tedesche in Palestina, mettendo così a disposizione degli immigrati la necessaria valuta straniera in loco. Sam Cohen, co-proprietario della Hanoaiah Ltd. e iniziatore del progetto di trasferimento, fu tuttavia oggetto di lunghe obiezioni da parte della sua gente e alla fine dovette convenire che un tale accordo di trasferimento poteva essere concluso solo ad un livello molto più alto con una banca in proprio anziché con una compagnia privata.

    La rinomata Anglo-Palestine Bank a Londra venne chiamata a far parte del progetto di trasferimento e venne creata una fiduciaria per questo fine.

    Tutto ciò è di vitale importanza nel trattare i rapporti fra il sionismo ed il nazional-socialismo in Germania negli anni 30. I rapporti non erano solo di comune interesse e di favoritismo politico da parte di Hitler, ma una stretta relazione finanziaria con le famiglie bancarie tedesche ed istituzioni finanziarie.

    Black scrive:

    Per i sionisti era importante sovvertire il boicottaggio anti-nazista. Il sionismo aveva bisogno di trasferire i capitali degli ebrei tedeschi e le merci erano il solo mezzo disponibile. Ma presto i dirigenti sionisti compresero che il successo della futura economia ebraico-palestinese sarebbe stata intimamente legata alla sopravvivenza dell’economia tedesca. La dirigenza sionista fu quindi costretta ad andare oltre. L’economia tedesca avrebbe dovuto essere salvaguardata, stabilizzata e, se necessario, rinforzata. E fu così che il partito nazista e gli organizzatori sionisti condivisero lo stesso obiettivo di far riprendere l’economia tedesca.

    Si poté notare una spaccatura nell’ebraismo mondiale attorno al 1933 e oltre. Innanzitutto c’erano gli ebrei non sionisti (in particolare il Congresso Mondiale Ebraico fondato nel 1933), i quali, da una parte, chiedevano il boicottaggio e l’eventuale distruzione della Germania.

    Black evidenzia che molte di queste persone non erano solo a New York e ad Amsterdam ma in buona parte venivano dalla Palestina stessa.

    Dall’altra, invece, si può notare l’uso ragionevole di questi sentimenti da parte dei sionisti nella ricerca di un eventuale re-insediamento in Palestina. In altre parole, possiamo dire (Black non ne fa accenno) che il sionismo crede che, siccome gli ebrei si sarebbero diretti verso levante, sarebbe stato necessario un flusso di capitali per far funzionare una nuova economia.

    Il risultato fu il convincimento che il sionismo avrebbe dovuto allearsi col nazional-socialismo, così il governo tedesco non avrebbe impedito il flusso di capitali ebraici fuori dal paese.

    Ciò servì agli interessi sionisti nel momento in cui gli ebrei alzavano la voce con le loro denunce circa le pratiche messe in atto dai tedeschi contro di essi per spedirli verso levante, ma, dall’altra parte, Laqueur afferma che “ i sionisti divennero motivati a non compromettere l’economia o la valuta tedesca “.

    In altre parole, la dirigenza sionista della diaspora ebraica era una dirigenza di sotterfugio e subdola e che solo con l’avvento dell’ostilità tedesca verso l’ebraismo convinse gli ebrei del mondo che l’immigrazione era la sola via d’uscita.

    Il fatto è che la fondazione dello stato di Israele non è che una frode. I sionisti non rappresentavano che una piccola minoranza degli ebrei tedeschi nel 1933.

    D’altro canto, i padri sionisti d’Israele vollero forti denunce circa le “crudeltà” tedesche nei confronti degli ebrei, mentre allo stesso tempo chiedevano moderazione così il governo nazional-socialista sarebbe rimasto stabile finanziariamente e politicamente. Così il sionismo boicottò il boicottaggio.

    Ad ogni buon conto, il governo nazional-socialista fu la cosa migliore che potesse capitare nella storia del sionismo poiché “provò” a molti ebrei che gli europei erano irrimediabilmente anti-ebraici e che la Palestina era l’unica soluzione. Il sionismo arrivò a rappresentare la stragrande maggioranza degli ebrei solamente con l’imbroglio e la cooperazione con Adolf Hitler.

    Per i sionisti, sia le denunce delle politiche tedesche verso gli ebrei (per mantenere gli ebrei impauriti), sia il rinvigorimento dell’economia tedesca (per raggiungere l’insediamento finale), erano prioritari per il loro movimento. Ironicamente, oggi i leaders sionisti di Israele si lamentano amaramente dell’orribile ed inumano regime nazional-socialista.

    LA DICHIARAZIONE DI GUERRA EBRAICA ALLA GERMANIA NAZIONALSOCIALISTA : OLODOGMA____"Biblioteca" alternativa ad OloCa$h e favola $terminazioni$ta

 

 
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