Finestre sull'Arte

“Incompatibile con l’evento”. Così, in una nota, il KAS - Kentrikou Archaiologhikou Symbouliu (Consiglio Archeologico Centrale della Grecia) ha rifiutato di concedere l’utilizzo dell’Acropoli di Atene alla maison fiorentina Gucci, che in cambio aveva proposto un conguaglio economico per “affittare” l’acropoli.

Il Consiglio ha però respinto all’unanimità la richiesta di Gucci: “Il carattere culturale unico dei monumenti dell’Acropoli è incompatibile con l’evento, poiché tali monumenti sono simboli di civiltà e fanno parte del patrimonio UNESCO”. Non c’è comunque grande chiarezza sulle cifre in ballo. Il sito Greek Reporter afferma che Gucci avrebbe messo sul tavolo due milioni di euro destinati a restauri in cambio della concessione degli spazi per uno show di moda della durata di tre quarti d’ora con ospiti internazionali, tra i quali anche star di Hollywood. Il quotidiano Athenaiko-Makedoniko riporta invece la cifra di un milione di euro per lo show, e 55 milioni per “attività promozionali” e per avere il permesso di trasmettere lo spettacolo in tutto il mondo.

Il ministro della cultura greco, Lydia Koniordou, parlando ai microfoni dell’emittente televisiva ERT, ha dimostrato apprezzamento per la scelta del KAS, con il quale ha dichiarato di concordare al 100%. Il direttore del Museo dell’Acropoli, Dimitri Pantermalis, ha invece dichiarato che "Il Partenone e l’Acropoli non hanno bisogno di pubblicità. Non ci sarebbero stati benefici da questo evento. Il punto è che non vogliamo sminuire un simbolo culturale piazzandoci davanti un palco, perché il protagonista principale sarebbe stato la sfilata, e non l’Acropoli".

Ettore Livini di Repubblica, ha commentato così la notizia: "Poveri sì, insomma, ma non abbastanza da mettere in vendita l’anima del paese. La storia (e la dignità) della Grecia non sono in vendita. Nemmeno oggi che lo Stato è quasi in bancarotta".