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Discussione: Osservatorio DVRK

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    Exclamation Osservatorio DVRK

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    Predefinito re: Osservatorio DVRK

    Corea del Nord lancia quattro missili: tre cadono nel Mar del Giappone. Tokyo, Washington e Seul verso risposta comune

    Si ritiene si tratti della risposta del regime di Kim Jong-un alle manovre congiunte di Corea del Sud e Stati Uniti, che la scorsa settimana hanno cominciato le annuali esercitazioni militari. Shinzo Abe: "La minaccia ha raggiunto una nuova dimensione". Il portavoce del dipartimento di Stato Usa: "Preparati all’uso di tutte le nostre capacità per rispondere"
    di F. Q. | 6 marzo 2017


    Nella tarda serata di domenica in Italia, la Corea del Nord di Kim Jong-un ha lanciato quattro missili balistici verso il mare del Giappone, violando di nuovo le risoluzioni dell’Onu. Tre dei missili, dopo aver volato per circa mille chilometri, sono atterrati nella zona economica esclusiva giapponese, circa 250 chilometri a ovest della prefettura di Akita. Il lancio è ritenuto da Tokyo, Seul e Washington una grave provocazione e gli Usa hanno annunciato di essere pronti “ad usare la piena gamma di capacità a disposizione contro questa crescente minaccia“.

    Il lancio è avvenuto alle 7,06 (ore 23,36 di domenica in Italia) da Dongchang-ri, nella costa nord-ovest del Paese. Si ritiene che sia una risposta di Pyongyang alle recenti manovre congiunte di Seul e Washington, che la scorsa settimana hanno cominciato le annuali esercitazioni militari. Venerdì scorso la Corea del Nord aveva minacciato, attraverso il quotidiano statale Rodong Sinmun, di realizzare nuovi test di missili in risposta a quelle esercitazioni, che continueranno fino alla fine di aprile, ritenute le prove generali di un attacco e di “un’invasione” ai suoi danni.

    “La minaccia della Corea del Nord ha raggiunto una nuova dimensione”, ha commentato il primo ministro giapponese Shinzo Abe, che ha definito l’iniziativa intollerabile nonché “una grave provocazione” per la sicurezza nazionale. Anche il premier sudcoreano Hwang Kyo-Ahn (che è anche presidente facente funzioni) considera il lancio “una sfida e una grave provocazione alla comunità internazionale” e ha sollecitato, nel corso di una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale, il completamento dell’impianto di difesa antimissile Thaad.

    Il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Mark Toner, ha invitato tutti i Paesi a usare ogni canale possibile e mezzo di persuasione per rendere chiaro alla Corea del Nord che ulteriori provocazioni sono da ritenersi inaccettabili e provocheranno conseguenze. Il portavoce, nel resoconto della Yonhap, ha poi invitato Pyongyang ad adempiere agli obblighi internazionali – le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu proibiscono esplicitamente alla Corea del Nord l’uso di tecnologia missilistica balistica – e a mostrare impegno per il ritorno al dialogo sulla denuclearizzazione. “La nostra determinazione a difendere gli alleati, inclusi Corea del Sud e Giappone, di fronte alle minacce resta inattaccabile. Siamo pronti e continueremo a prendere tutte le misure necessarie – ha concluso Toner – per aumentare la nostra prontezza a difesa dei nostri alleati dagli attacchi e siamo preparati all’uso di tutte le nostre capacità per rispondere alle minacce crescenti”.

    La Corea del Sud ha dato il via al pronto coordinamento con Usa e Giappone. Kim Kwan-jin, capo dell’Ufficio sulla sicurezza nazionale, ha avuto una conversazione telefonica con l’omologo americano H.R. McMaster, al fine di valutare una risposta comune verso l’ultima provocazione del Nord. L’obiettivo, riferisce l’agenzia Yonhap, è rafforzare la cooperazione con gli alleati per un’ulteriore stretta alle sanzioni e per esercitare maggiori pressioni sulla Corea del Nord. Il ministro degli Esteri sudcoreano Yun Byung-se e il suo omologo nipponico Fumio Kishida hanno confermato in un colloquio telefonico “il lavoro congiunto” per contenere le provocazioni nordcoreane. Kim Hong-kyun, inviato speciale sul nucleare di Pyongyang, ha a sua volta avuto telefonate sull’argomento con le controparti americane e giapponesi. “Stiamo facendo le verifiche per determinare il tipo di missile e la traiettoria seguita: ci vorrà un po’ di tempo per un’analisi finale”, hanno fatto sapere i militari di Seul.

    Federica Mogherini, l’Alto rappresentante per la politica estera europea, ha espresso la “solidarietà” della Ue a Giappone e Corea del Sud per l’iniziativa nordcoreana, un fatto che dimostra quanto “le sfide alla sicurezza nel mondo sono serie, ed è richiesto che l’Unione europea sia un serio ed affidabile fornitore di sicurezza sia nella nostra regione sia nei luoghi più lontani”.

    Anche Pechino critica il regime nordcoreano per quanto successo. “La Cina si oppone alle violazioni delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu da parte della Corea del Nord”, ha detto un portavoce del ministero degli Esteri cinese, che ha invitato alla calma non solo Pyongyang, ma anche Corea del Sud e Stati Uniti: “sotto le attuali circostanze, tutte le parti dovrebbero esercitare autocontrollo ed evitare ogni cosa che possa provocare gli altri o alzare le tensioni regionali”.

    “Siamo profondamente preoccupati“, ha detto alle agenzie russe Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino – queste azioni portano a un’ulteriore escalation delle tensioni nella regione. In questa situazione, Mosca chiede tradizionalmente a tutte le parti di dar prova di moderazione. La Russia scambierà opinioni con tutte le parti interessate”.

    Pyongyang ha messo a punto test di missili con crescente gittata, incluso uno capace di raggiungere, con tanto di testata nucleare, le coste continentali degli Stati Uniti.
    Il 12 febbraio ha provato un nuovo vettore a medio raggio, in quella che è stata la prima provocazione del 2017 e il test per verificare la risposta dell’amministrazione del presidente Donald Trump.

    Corea del Nord lancia quattro missili: tre cadono nel Mar del Giappone. Tokyo, Washington e Seul verso risposta comune - Il Fatto Quotidiano
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  3. #3
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    Predefinito re: Osservatorio DVRK

    Seul-Tokyo-Washington effettuano semplicemente delle esercitazioni congiunte ( anche quando sparano missili )...
    Pyongyang invece se solo spostasse anche due soldati al confine compirebbe una provocazione.
    Il doppiopesismo democratico.
    LupoSciolto° likes this.
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    Predefinito re: Osservatorio DVRK

    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
    Seul-Tokyo-Washington effettuano semplicemente delle esercitazioni congiunte ( anche quando sparano missili )...
    Pyongyang invece se solo spostasse anche due soldati al confine compirebbe una provocazione.
    Il doppiopesismo democratico.
    Infatti. Comunque mi sa tanto che il nostro, tramite i missile, vuole solamente dare il benvenuto al nuovo presidente yankee
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  5. #5
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    Predefinito re: Osservatorio DVRK

    Crisi coreana, una polveriera in ascesa

    marzo 11, 2017

    Caleb Maupin New Eastern Outlook 10/03/2017Mentre il materiale del Terminal High Altitude Area Defense, comunemente chiamato THAAD, arriva nella regione meridionale della penisola coreana, le tensioni nella regione sembrano acuirsi. Numerose crisi in corso in Corea del Sud iniziano a pesare, con possibili implicazioni regionali e globali. La principale fonte di tensione è il nuovo sistema missilistico eretto in cooperazione con gli Stati Uniti. La narrazione dei media sul THAAD è che la Repubblica popolare democratica di Corea, denigrata come “follia nordcoreana”, minaccia di distruggere la Repubblica di Corea del sud. Il nuovo sistema missilistico sarebbe semplicemente un mezzo per proteggere un vulnerabile alleato democratico degli Stati Uniti, che rischia di essere spazzato via. Mark Toner del dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha descritto la costruzione del THAAD come “franca risposta a una minaccia”.

    Chi impazzisce per il THAAD? E perché?
    Le obiezioni al THAAD non provengono solo da Pyongyang. Mosca e Pechino si dichiarano contro il nuovo sistema missilistico per ragioni regolarmente ignorate dai media degli Stati Uniti. La Corea del Sud non è vulnerabile e sola. Gli Stati Uniti vi hanno 28500 soldati, oltre ad aerei da combattimento F-16 e A-10. I militari della Corea del Sud sono assai ben armati, con caccia F-35, cacciatorpediniere Aegis e armamenti di ogni tipo acquistati negli Stati Uniti. Il sistema missilistico THAAD viene costruito su contratto con Lockheed-Martin, secondo termini da guerra fredda, è un “sistema che consente l’attacco”. Una volta completato, le forze di Stati Uniti e Corea del Sud sono libere di lanciare un attacco a Corea democratica, Cina e Russia. Il sistema THAAD, sul modello dell’Iron Dome israeliano, impedirebbe attacchi di ritorsione volti a fermare gli aggressori. Il THAAD consente a Stati Uniti e Corea del Sud di attaccare i Paesi della regione, mentre sono protetti dalla risposta. Inoltre, THAAD include un sistema radar che osserverà l’attività regionale non solo in Corea democratica ma anche nel nord della Cina. Non è difficile capire il motivo per cui Russia e Cina siano fortemente contrarie a questo miliardario progetto militare. I sistemi che permettono gli attacchi con radar in profondità non riducono le tensioni nella regione. Il THAAD è l’ultimo sviluppo del “pivot asiatico” del Pentagono, il passaggio di forze nel Pacifico. Mosse simili hanno già intensificato le tensioni nel Mar Cinese Meridionale. La giustificazione sui media degli Stati Uniti del piano si basano su una caricatura falsa e razzista della Corea democratica. I film di Hollywood, notizie smentite sulle esecuzioni con cani selvatici, e voci continue dipingono l’immagine della leadership della Corea democratica come un gruppo di demoni dediti alla guerra nucleare. In realtà, il governo nordcoreano ha più volte dichiarato che il suo obiettivo è pacifico, la democratica riunificazione della penisola, non la guerra, la morte e la distruzione.

    Dissenso, repressione e democrazia
    Mentre tale sistema missilistico controverso e provocatorio veniva eretto, la presidentessa della Repubblica di Corea affrontava l’impeachment. Park Geun-hye è stata sospesa mentre il Paese si prepara al processo d’impeachment. Park fu colta prendere tangenti e dare favori ai membri dell’elite aziendale. Li Jae-yong, descritto come il de-facto capo del conglomerato multinazionale dell’elettronica Samsung, viene processato per rapporti illeciti con la presidentessa Park. Li Jae-Myung, populista di sinistra, cresce in popolarità. La carriera politica di Li è strettamente legata all’espansione delle rete di sicurezza sui posti di lavoro e sociali. Li è anche un netto avversario del THAAD. La voce di Li aderisce al coro di attivisti coreani che affollano le strade per protestare contro la presenza delle truppe degli Stati Uniti e l’installazione del nuovo sistema missilistico. L’ampio movimento anti-statunitense di sinistra tra i coreani, che faceva notizia a livello mondiale nei decenni precedenti, non è scomparso. Persiste tra giovani e meno giovani, nonostante le pesanti restrizioni sull’attività e la costante repressione. I media globali hanno definito Li Jae-Myung come il “Bernie Sanders” sudcoreano. Tuttavia, vi è una differenza fondamentale tra Li e Sanders. Sanders si presenta da “socialista democratico”. Li non usa tali termini per descriversi, in quanto sarebbe illegale secondo le leggi di sicurezza nazionale. Mentre milioni di coreani che vivono nel sud s’identificano con il sindacalismo, l’anticapitalismo, il socialismo e altre idee della sinistra radicale, la capacità di esprimersi è strettamente limitata. La minima critica al capitalismo, le discussioni sulla storia della guerra di Corea o dichiarazioni in qualche modo percepite come sostegno al Paese del nord, possono precipitarli in carcere. Le leggi di sicurezza nazionale della Corea del Sud sono condannate da Human Rights Watch, Amnesty International e molti enti internazionali. Il fotografo e attivista 24enne Park Jung-Geun è stato condannato ed ha avuto una pena sospesa di 10 mesi solo per aver twittato con sarcasmo la frase “Viva Kim Jong-Il” nel 2012. Il Partito Progressista Unificato, voce dissidente nella politica coreana, è stato messo fuori legge. I dirigenti del partito imprigionati dopo la comparsa di una registrazione audio. Il reato per cui i leader del partito sono stati condannati a decenni di carcere era una conversazione ipotetica su cosa fare nel caso di guerra tra Nord e Sud. Mentre la narrazione dei media degli Stati Uniti l’ignora, negli anni successivi alla divisione del Paese nel 1945, la metà meridionale della penisola coreana non fu democratica. Dittatori militari come Sygman Ri governarono con pugno di ferro. La presidentessa inquisita e che affronta un processo per impeachment, è lei stessa figlia di Park Chung-Hi, il dittatore che governò il Paese fino all’assassinio nel 1979. Il padre dell’attuale presidentessa non solo represse brutalmente sindacati e studenti dissidenti, ma massacrò migliaia di coreani semplicemente perché senza fissa dimora. Nel 1975, Hi emise un ordine alla polizia per rimuovere tutti i senzatetto dalla capitale Seoul. I coreani arrestati dalla polizia per vagabondaggio finirono in una rete di 36 diversi campi di prigionia nel Paese, e costretti a lavorare per lunghe ore. La tortura era regolare in questi campi, e un numero imprecisato ne morì. Mentre i media degli USA spacciano all’infinito affermazioni prive di fondamento sui “campi di lavoro” nel Nord, spesso provenienti da disertori chiaramente incentivati ad esagerare, la realtà dei campi di lavoro dei regimi nel sud, appoggiati dagli Stati Uniti, e le migliaia di morti per avervi lavorato, viene ampiamente ignorata.

    Quale ruolo avrà la Corea del Sud?
    La Cina non ha semplicemente solo obiettato al THAAD. Le aziende cinesi sono strettamente controllate dal Partito comunista e le loro attività sono in sintonia con il piano di sviluppo quinquennale del Paese. Gli osservatori internazionali hanno spesso commentato la capacità dei governi cinesi di collaborare con l’industria privata per perseguire obiettivi geopolitici. Un boicottaggio non dichiarato della Corea del Sud è ormai in corso da parte delle imprese cinesi. I siti web del turismo della Cina hanno smesso le prenotazioni per la Corea del Sud, meta popolare per i turisti cinesi negli ultimi anni. Anche il conglomerato giapponese-coreano noto come Lotte affronta un improvviso calo degli affari in Cina. 23 negozi della Lotte sono stati appena chiusi. Programmi musicali e televisivi sudcoreani sono stati bloccati dai servizi web-streaming in Cina. Mentre la Cina riduce notevolmente i rapporti commerciali con la Corea del Sud, i critici di Pechino definiscono queste misure “sanzioni non ufficiali” in rappresaglia al THAAD. Durante la campagna presidenziale, Donald Trump mise in discussione il rapporto degli Stati Uniti con la Corea del Sud, dicendo: “Staremo meglio francamente se la Corea del Sud iniziasse a proteggersi da sola… devono proteggersi da soli o devono pagarci”. Anche se Li Jae-Myung è di sinistra e Trump s’identifica con la destra estrema degli Stati Uniti, su questo tema sembrano essere d’accordo. Li avrebbe detto “gli statunitensi hanno messo sotto accusa la loro dirigenza eleggendo Trump… Le nostre elezioni faranno lo stesso“. Li Jae-Myung, che vuole ridurre la presenza militare degli Stati Uniti, è uno dei “tre grandi” che parteciperanno alle elezioni presidenziali imminenti. Sempre più coreani sono d’accordo con la sua argomentazione che allearsi con gli Stati Uniti contro nord, Cina e Russia non è nell’interesse del popolo. Inoltre, meno del 4% della popolazione sostiene la presidentessa in disgrazia. La Corea del Sud potrebbe presto seguire le Filippine, dove il vecchio status quo neoliberista e filo-statunitense è stato scosso dall’elezione di Rodrigo Duterte.
    Con la bollente polemica sul THAAD, tra scandali di corruzione e impeachment, malcontento verso lo status quo e le rinnovate tensioni con il Nord, la parte meridionale della penisola coreana diventa gradualmente un focolaio globale. Il punto di disaccordo sembra essere il ruolo che il sud coreano giocherà nel mondo. La metà meridionale della penisola coreana rimarrà un’estensione dell’influenza degli Stati Uniti in Asia, o seguirà le orme dei suoi potenti vicini cinesi e del Nord? I sudcoreani dichiareranno l’indipendenza economica, politica e militare da Stati Uniti e Giappone? Queste domande, che hanno spinto tante rivolte proteste, colpi di Stato e scioperi dal 1945, non spariranno presto.

    Caleb Maupin è un analista politico e attivista di New York. Ha studiato scienze politiche presso il Baldwin-Wallace College e fu ispirato e coinvolto dal movimento Occupy Wall Street, in esclusiva per la rivista on-line New Eastern Outlook.

    Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

    FONTE: https://aurorasito.wordpress.com/201...era-in-ascesa/
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  6. #6
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    Predefinito re: Osservatorio DVRK

    Gli Usa minacciano la Corea del Nord: "L’opzione militare è sul tavolo"


    Fine della politica americana di "pazienza strategica". Parole durissime del segretato di Stato americano Rex Tillerson che oggi ha visitato la zona smilitarizzata al confine tra le due Coree. "L'approccio diplomatico con Pyongyang è fallito"

    dal nostro corrispondente ANGELO AQUARO


    17 marzo 2017

    PECHINO – L’America di Donald Trump è pronta a bombardare la Corea del Nord che Kim Jong-un sta dotando della bomba atomica. Non è più una remota possibilità e l’ipotesi di un micidiale conflitto che dal Sud Est asiatico si sprigioni senza controllo nel resto del pianeta da oggi è una realtà. “Voglio essere chiaro” dice il segretario di Stato americano Rex Tillerson. “La politica della pazienza strategica è finita”. E dunque: se Pyongyang diventa una minaccia “al livello che noi riteniamo richieda un’azione, l’opzione militare è sul tavolo”.

    Sono parole durissime che risuonano ancora più dure perché il ministro degli Esteri di Trump sta parlando dalla Corea divisa in due proprio dalla guerra iniziata settant’anni fa dal regime comunista del Nord: e ufficialmente mai finita visto che non s’è mai firmato un trattato di pace. È un avvertimento a Kim che arriva alla vigilia dell’attesissimo incontro di sabato con il presidente cinese Xi Jinping: e adesso come reagirà Pechino che proprio l’altro giorno per voce del premier Li Keqiang aveva intimato gli Usa a non puntare all’escalation? “Nessuno vuole vedere il caos alle porte di casa”. Ma quel caos, adesso, è alle porte davvero.

    La minaccia americana risuona subito dopo che il segretario di Stato è in andato in visita al DMZ, la zona demilitarizzata che al 38esimo parallelo segna il confine con le due Coree. L’ex petroliere di Exxon ha visto dunque con i suoi occhi il Paese diviso in due: e ha lanciato la sua personalissima bomba nella vicenda che tiene con il fiato sospeso il mondo intero. Finora quella militare era un’opzione che sembrava soltanto allo studio nei meandri del Pentagono. Da questo momento è una possibilità concreta. E si spiega così l’accelerazione che gli Usa, dopo i quattro missili lanciati la settimana scorsa da Kim nel mare del Giappone, hanno impresso per la costruzione al sud di Seul di quello scudo antimissile Thaad inviso ai cinesi che temono di essere così spiati. Uno scudo pensato per proteggere però soltanto le basi americane, e non certo per difendere l’inerme capitale da un lancio di Pyongyang. Non basta.

    In questi giorni sono continuate le esercitazioni congiunte di coreani e americani che per la prima volta hanno visto l’impiego degli agguerritissimi Navy Seals che uccisero Osam Bin Laden. E nella Corea del Sud è arrivato quel Gray Eagle Unmanned Aerial System che altro non è che una flotta di superdroni capace di volare dal Sud della Corea fino alle basi del Nord. Il suo dispiegamento era già nei piani, sì, ma solo in quelli di guerra. Ma non è proprio di questo che è venuto a parlare sin qui l’uomo di Trump?

    Gli Usa minacciano la Corea del Nord: "L’opzione militare è sul tavolo" - Repubblica.it
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    Predefinito re: Osservatorio DVRK

    Nord Corea sfida ancora Washington: nuovo test su un motore per i missili mentre il segretario Usa è a Pechino

    MONDO

    Kim Jong Un lancia la nuova sfida agli Stati Uniti e al resto del mondo: "Vedrete presto l'importante significato di questa grande vittoria". L'annuncio arriva durante la missione di Rex Tillerson in Estremo Oriente per discutere anche di come frenare i piani nucleari e missilistici nordcoreani
    di F. Q. | 19 marzo 2017



    La Corea del Nord torna a sfidare gli Usa e il resto del mondo. Nella stazione di lancio satelliti di Sohae, sotto gli occhi del leader Kim Jong Un, il regime di Pyongyang ha testato un nuovo tipo di motore ad alta spinta per alimentare i suoi missili. “Il mondo intero vedrà presto l’importante significato di questa grande vittoria“, ha commentato Kim, secondo quanto riferito dall’agenzia governativa Korean Central News Agency (Kcna). Una provocazione, l’ennesima, che arriva nei giorni in cui il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, è in visita in Estremo Oriente per discutere con Corea del Sud, Cina e Giappone del modo di frenare i piani nucleari e missilistici nordcoreani.

    Per il leader supremo della Corea del Nord quest’ultimo test verrà ricordato come “un giorno storico, che può essere definito ‘rivoluzione del 18 marzo’”. Lo sviluppo e il completamento del motore “aiuterà a consolidare le fondamenta scientifiche e tecnologiche per raggiungere i massimi livelli di messa in orbita satellitare nello sviluppo dell’aerospazio”, ha aggiunto Kim. Il tutto è stato messo a punto dall’Accademia nazionale delle scienze della difesa, l’istituzione responsabile dello sviluppo militare. Il luogo del test, il sito di Sohae a Tongchang-ri, è localizzato nel nordovest della Corea del Nord ed è lo stesso utilizzato per i lanci di vettori a lungo raggio. L’ultimo fatto da Pyongyang risale al febbraio scorso e aveva portato a una seduta di emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

    Nell’aprile 2016 invece, nello stesso sito di Sohae, era stato testato per la prima volta un nuovo tipo di motore per i missili balistici intercontinentali, con lo scopo di avere “a portata di tiro” gli Stati Uniti, aveva detto allora Kim. Un obiettivo ribadito anche nel discorso alla nazione di inizio anno, quando il leader aveva affermato che il Paese era entrato ormai nella parte finale del test di un missile intercontinentale, ritenuto in grado di montare una bomba atomica e di raggiungere le coste degli Stati Uniti.

    L’annuncio di questo nuovo test è maturato proprio mentre il segretario Usa Tillerson è in visita a Pechino e ha incontrato il presidente Xi Jinping, nell’ultima tappa della sua missione che ha toccato anche Tokyo e Seul. L’obiettivo della visita è stato anche parlare della situazione nordcoreana. Secondo Tillerson, il programma nucleare di Kim Jong Un rappresenta una minaccia “imminente” alla quale gli Stati Uniti, la Cina e altri Paesi devono rispondere con un “approccio organizzato” che comprenda delle sanzioni.

    di F. Q. | 19 marzo 2017

    Nord Corea sfida ancora Washington: nuovo test su un motore per i missili mentre il segretario Usa è a Pechino - Il Fatto Quotidiano
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    Predefinito re: Osservatorio DVRK

    La crisi con la Corea del Nord è l’anticamera della crisi con la Cina

    L’ostinazione Usa nel presidiare i confini nordcoreani ha una ragione direttamente strategica e una indirettamente economica. Che prende di mira il Paese che minaccia il suo primato
    Delle sanzioni economiche contro il proprio paese, Kim Jong-Un se ne infischia. È quanto si legge sulle testate internazionali oggi, dopo che fonti della difesa americana e sudcoreana hanno segnalato l’esplosione questa notte in fase di lancio di un missile partito dalla Corea del Nord. Sarebbe l’ennesimo tentativo della dittatura nordcoreana di rimarcare il suo pieno diritto a un programma di difesa (o di attacco) nucleare, chiaramente mal digerito da Stati Uniti d’America e Corea del Sud.
    Ma fermare la minaccia di una nuova guerra nucleare con una minaccia sanzionatoria, di natura economica, senza un lungo e precedente lavoro di diplomazia è come cercare di fermare un treno alta-velocità con una corda elastica.

    Le condizioni economiche del paese più chiuso al mondo sono avvolte da un alone di mistero. Il dati della Cia (che ha un meraviglioso database con informazioni demografiche ed economiche di quasi tutti i paesi del mondo) riescono a risalire fino al 2014 segnando un Pil pari a 40 miliardi di dollari e un debito pubblico di circa 20 miliardi di dollari.

    Se si cercano le principali voci di sostentamento della nazione è l‘industria militare a farla da padrona. Perché l’export di prodotti a malapena arriva a eguagliare i traguardi di un paese del terzo mondo.

    Nonostante la limitatissima diversificazione dell’economia, nonostante la chiusura estrema e ben cinquant’anni di sanzioni a ciclo quasi continuo che caratterizzano la vita nordcoreana, il Paese resta in piedi.

    https://www.wired.it/attualita/polit...crisi-la-cina/
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    La militarizzazione della penisola coreana destabilizza l’Asia

    MARZO 24, 2017

    Sergej Kozhemjakin, Pravda, 10/03/2017 – Histoire et Societé

    Il protagonista principale di questa politica sono gli Stati Uniti. Con le sue provocazioni, Washington cerca d’iniziare un conflitto e coinvolgervi non solo la Corea democratica, ma anche la Cina.Teste di ponte di Washington
    Il fatto che la regione Asia-Pacifico, in particolare l’Asia orientale, sia una delle principali direttrici della politica estera della nuova amministrazione degli Stati Uniti, è noto da molto prima della nomina ufficiale di Donald Trump. In primo luogo, la squadra del futuro presidente degli Stati Uniti inviò un segnale negativo a Pechino, stabilendo contatti con le autorità di Taiwan. Poi Washington chiarì che non avrebbe abbandonato l’alleanza con Giappone e Corea del Sud. Gli Stati Uniti iniziarono la marcia forzata della militarizzazione di questi Paesi per consolidarne lo status di “portaerei inaffondabili” di Washington. Il calendario di incontri e visite di alti funzionari degli Stati Uniti è significativo. Il primo dei leader mondiali ad incontrare Trump dopo la sua elezione fu il Primo ministro del Giappone Shinzo Abe. Il capo del governo giapponese si affrettò a fare una visita ufficiale negli Stati Uniti a febbraio. Durante la visita fece delle dichiarazioni importanti. Secondo Trump, Washington è al “100% dedita all’alleanza con il Giappone”, e non ha intenzione di rivedere l’accordo di cooperazione e mutua sicurezza firmato nel 1960. L’accordo sulla difesa collettiva, tra le altre cose, autorizza il soggiorno nel Paese di un contingente di 54000 soldati degli USA. Inoltre, come sottolineato da Trump, l’accordo riguarda anche le isole Senkaku (Diaoyu), una sfida diretta alla Cina che le considera suo territorio. Inoltre, Trump e Abe avvertirono Pechino dall’aumentare l’attività nel Mar Cinese Meridionale, nascondendo la loro solita interferenza con le lacrime di coccodrillo sulla “violazione della libertà di navigazione e di volo”. Pochi giorni dopo. le portaerei dell’US Navy entrarono nella zona. Il loro comandante, contrammiraglio James Kilby, disse apertamente che lo scopo dell’azione era una “prova di forza”. E’ ovvio che senza la crisi politica in Corea del Sud (il 9 dicembre la presidentessa Park Geun-hye è stata deposta per corruzione), la leadership del Paese sarebbe stata pronta ad omaggiare il boss d’oltremare. Così Tokyo e Seoul, nel sistema “mondiale degli Stati Uniti”, continuano ad occupare un posto speciale, e la minaccia di Trump di ridurre il costo delle presenza era pura demagogia preelettorale. Lo dimostrano le visite in Corea del Sud e Giappone del nuovo segretario alla Difesa James Mattis, facendovi i suoi primi viaggi all’estero. Il capo del Pentagono ribadiva le dichiarazioni di Trump sull’inviolabilità della cooperazione militare e politica con tali Paesi. Passi concreti seguirono presto. Ai primi di febbraio, nelle Hawaii si ebbe il test congiunto USA-Giappone dei missili intercettori SM-3. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti inviarono 10 nuovi F-35B sulla base aerea di Iwakuni, nell’isola di Honshu. Prima della fine dell’anno vi saranno trasferite le unità della portaerei nucleare Ronald Reagan; sessanta aerei. Il Giappone sviluppa la propria produzione militare. Secondo il programma adottato, ogni anno costruirà due cacciatorpediniere dal dislocamento di 3000 tonnellate. Il Paese non nasconde che le nuove navi pattuglieranno il Mar Cinese Orientale, cioè “contenere” la Cina
    L’aggressore non è chi pensiamo
    La militarizzazione della Corea del Sud è anche maggiore. Per farlo hanno trovato un comodo alibi: il programma missilistico e nucleare della Corea democratica. Gli sforzi occidentali per demonizzare Pyongyang non sono stati vani: quasi tutti ripetono che il “regime nordcoreano è aggressivo”, e che presumibilmente aspetta solo il momento giusto per lanciare i suoi missili nucleari. Ad esempio citando il test dell’anno scorso, così come lanci di missili balistici. L’ultimo avveniva il 12 febbraio, quando fu lanciato un missile “Pukkykson-2” (“Stella Polare-2”). L’ira di Stati Uniti ed alleati fu causata non solo dal fatto che il test avvenne al momento della visita di Shinzo Abe a Washington, ma che dimostrava anche le nuove capacità della Corea democratica. Il missile fu lanciato da un’unità mobile ed era dotato di un motore a combustibile solido, complicandone l’intercettazione dal nemico. In risposta, contro il Paese furono imposte severe sanzioni, tra cui divieto d’importare minerali dalla Corea democratica, embargo sulla fornitura di carburante per aerei e anche ispezione di tutte le merci che entrano nel Paese. Purtroppo, la Russia vi ha aderito, mentre soffre restrizioni inique. Alla fine di febbraio, il Ministero degli Esteri russo preparava un progetto di decreto presidenziale sull’ulteriore inasprimento delle sanzioni. Il documento prevede la fine della cooperazione scientifica e tecnica con Pyongyang, e vieta la fornitura di rame, nichel e altri metalli, e così via. In altre parole, Mosca ha accettato le regole imposte. Ma sono giuste? La politica verso la Corea democratica è un esempio lampante dello stigma dell’anatema. La Corea democratica è stigmatizzata unanimemente per dei peccati che non ha commesso, e chi grida più forte non è giudice esente da qualsiasi crimine. Per dieci anni, questo Paese non ha commesso alcuna aggressione, e tutte le prove vengono effettuate sul proprio territorio. A differenza degli Stati Uniti, che hanno trasformato Libia, Iraq, Afghanistan, Siria e molti altri Stati in poligoni sanguinosi per le loro armi. Pyongyang ha apertamente detto che il programma nucleare e missilistico serve a garantire la sovranità del Paese. Contrariamente alla credenza popolare, la Corea democratica non brandisce il “manganello nucleare” e valuta la possibilità di utilizzare l’arsenale solo se attaccata. Nel frattempo, la leadership nordcoreana non esclude il congelamento completo dei test, indisponendo l’occidente. Al settimo Congresso del Partito dei Lavoratori dello scorso anno, la possibilità di una moratoria fu avanzata. In cambio Pyongyang chiese solo una cosa: la fine delle grandi esercitazioni in prossimità della linea demilitarizzata. Le regolari esercitazioni militari di Seoul e Washington sono un fatto spesso trascurato. È un grave errore, perché non sono in realtà semplici manovre, ma piuttosto una mobilitazione completa e una concentrazione di forze nelle immediate vicinanze del territorio della Corea democratica. Ad esempio, nelle manovre Key Resolve dello scorso anno parteciparono 300000 soldati coreani e 15000 degli Stati Uniti. Altre esercitazioni, Ulchi Freedom Guardian, ricordavano a Pyongyang i terribili giorni della guerra di Corea: giunsero sulle penisola i soldati di 9 Paesi, protagonisti della coalizione filo-USA del 1950-1953. Per comprendere la natura aggressiva di tali manovre, basta elencarne gli obiettivi: attacco nucleare preventivo sulla Corea democratica, sbarco a Pyongyang e distruzione della leadership nordcoreana e, infine, occupazione totale del Paese. In realtà, più volte l’anno in Corea del Sud si svolgono le prove generali per l’invasione del Nord. A tal proposito, la posizione della RPDC, che denuncia le manovre come ragione principale delle tensioni nella penisola, è pienamente giustificata. Chi parla di “aggressione di Pyongyang” ha volutamente invertito il rapporto tra causa ed effetto. Nel 2014-2015, la leadership della Corea democratica chiese più volte a Seoul di riprendere il dialogo per la pace e riavviare il processo di creazione della Confederazione coreana unificata, idea già avanzata da Kim Il Sung. Tuttavia, il governo di destra di Park Geun-hye respinse queste iniziative, ammettendo solo una variante della riunificazione: l’assorbimento del Nord dal Sud sull’esempio della RFT con la RDT. Il contingente statunitense in Corea del Sud fu rafforzato e le esercitazioni congiunte assunsero un peso ancora maggiore. Solo dopo Pyongyang riprese i test nucleari e missilistici.
    Grandi e piccole provocazioni
    L’ultima serie di lanci di missili è anche una risposta ai passi apertamente ostili di Seoul e Washington. Il Ministero della Difesa della Corea del Sud annunciava un piano per la “punizione di massa e la vendetta” con cui Pyongyang “sarà incenerita scomparendo dalla carta geografica” al minimo “segno di uso di armi nucleari”. I criteri per definire questo “segno” non sono specificati nel documento. Tuttavia, Seoul annunciava la creazione di un’unità speciale per la distruzione fisica della leadership politica e militare della Corea democratica, tra cui Kim Jong-un. Come notato, in caso di ostilità, questo compito sarà realizzato da subito, qualunque sia il “danno collaterale” per la popolazione civile della Corea democratica. La nuova amministrazione statunitense si esprime con lo stesso tono. Chiamando la Corea democratica “grave minaccia per la sicurezza regionale e globale”, il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson ha detto di preparare una nuova strategia nei rapporti con Pyongyang. Secondo lui, vanno considerare tutte le opzioni senza escludere l’uso della forza militare contro la Corea democratica. Era sostenuto dal comandante delle forze USA in Corea del Sud Vincent Brooks, che invitava a rafforzare le capacità d’attacco sullo Stato confinante. “La difesa convenzionale qui è inadeguata. Se non possiamo uccidere gli arcieri, allora non potremo intercettare tutte le frecce“, aveva detto pittorescamente. In tale contesto, l’invio di armi in Corea del Sud si è notevolmente intensificato. 24 elicotteri d’attacco “Apache” sono stati assegnati alla base statunitense di Suwon. Altri 36 sono stati aggiunti all’aeronautica del Paese. Secondo Seoul, gli elicotteri saranno trasferiti sulle isole Yeonpyeong e Baengnyeong, a 12 chilometri dalle coste della Corea democratica. Non c’è migliore provocazione: dopo la fine della guerra di Corea, il confine marittimo tra i due Paesi non fu deciso e Pyongyang contesta la proprietà delle isole. Inoltre, durante la visita di Mattis, fu confermata la volontà d’installare il sistema antimissile THAAD prima della fine dell’anno. La loro gestione sarà assegnata esclusivamente ai militari degli Stati Uniti, e Seoul non avrà accesso neanche ai dati radar. Così, la Corea e presto il Giappone, saranno collegati al sistema di difesa missilistica globale creato dagli Stati Uniti per isolare Cina, Russia e Iran. Ma questa è solo una parte della militarizzazione. Per partecipare all’avvio delle esercitazioni di marzo Key Resolve e Foal Eagle arriveranno in Corea del Sud armi strategiche, come sottomarini nucleari, aerei da combattimento F-22, bombardieri strategici e uno squadrone guidato dalla portaerei nucleare Carl Vinson. Come già detto a Washington e Seoul, le manovre sono di dimensioni senza precedenti. Inoltre, saranno l’occasione per insediare permanentemente armi strategiche in Corea del Sud. Il Capo di Stato Maggiore Lee Sung-jin ha già presentato una richiesta in tal senso agli Stati Uniti.
    Provocando la reazione della Corea democratica, Washington cerca di rafforzare la sua posizione nella regione. In tale contesto, l’assai misteriosa morte di Kim Jong-nam merita una particolare attenzione. Il fratellastro del leader nordcoreano ha vissuto per molti anni fuori dal Paese, conducendo una vita dissoluta e guadagnandosi da vivere facendo “rivelazioni” sul regime della Corea democratica. 16 anni dopo aver lasciato la Corea democratica, Kim Jong-nam fu ucciso nell’aeroporto di Kuala Lumpur (Malesia). La domanda sorge spontanea: a chi giova? Non certo alla leadership della Corea democratica, già sotto estrema pressione da molti anni. Ma le forze interessate a destabilizzare l’est asiatico, con l’assassinio di Kim Jong-nam, hanno un’occasione d’oro per nuovi attacchi contro Pyongyang. Non meraviglia che, subito dopo le prime notizie dell’attentato, Seoul, attraverso il presidente ad interim Hwan Ahnkyo, accusasse la Corea democratica, esortandola a punirla severamente in quanto “Stato terrorista”? Ciò che appare come una provocazione deliberata è la versione ufficiale, secondo cui Kim Jong-nam fu ucciso con veleno VX, bandito dalla Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche. Ora la Corea democratica sarà certamente accusata non solo di omicidio, ma anche di usare armi chimiche. E’ chiaro che tali eventi rientrano nello scenario per destabilizzare la regione. E la Corea democratica non è l’unico obiettivo. Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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    Trump telefona a Seul: dopo la Siria ora accelera su Kim Jong-un

    Il presidente Usa contatta il reggente sudcoreano e assicura che l'America vuole mandare un segnale anche al dittatore di Pyongyang. Il nodo di Pechino, dopo il vertice dell'ampia intesa con Xi Jinping

    dal nostro corrispondente ANGELO AQUARO


    Il presidente Trump insieme a Xi Jinping nel vertice in Florida (reuters)

    PECHINO - E adesso la Corea del Nord. Donald Trump ha appena finito di schiacciare il bottone dei missili sulla Siria che si attacca al telefono con il capo di Seul: adesso, annuncia, ci dedichiamo all'amico di Pyongyang. I due si intrattengono per venti minuti, e Trump assicura che ha parlato con Xi Jinping di "quanto sia serio il problema della Corea del Nord e del nucleare" e di aver quindi discusso "di come affrontarlo". Il presidente dice anche che al leader cinese ha cercato di far capire le ragioni del Thaad, lo scudo antimissile che gli Usa hanno installato a Seul, e che i cinesi pensano serva soprattutto a spiare Pechino. L'attivismo americano, che tiene aperti tutti i fronti, è dunque evidente.

    L'accelerazione è palpabile, il segnale forte. Il presidente Usa non sta rispondendo a un'emergenza immediata, stanotte (almeno) Kim Jong-un non ha lanciato nessun missile, anche se ha annunciato che questo aprile pieno di ricorrenze per il regime "sarà un mese indimenticabile": ma evidentemente l'America vuole fare sentire fino all'altra parte del mondo il suo pressing, e mandare il segnale che sì, il blitz contro Bashar al Assad è stato anche un avvertimento rivolto al regime atomico arroccato oltre il 38esimo parallelo. Un avvertimento vero. E anche una dimostrazione di forza proprio davanti a quell'ospite importantissimo che ha appena lasciato Mar-a-Lago, il secondo uomo più potente della terra, il presidente cinese Xi Jinping. Il messaggio l'ha colto fin qui anche il Global Times, il giornale in inglese espressione del partito: Trump, scrive in un editoriale, "ha fatto capire che è davvero pronto a usare la forza". Completare il concetto, please: non solo in Medio Oriente.

    L'ha ripetuto del resto il Segretario di Stato Rex Tillerson al termine del primo summit tra Xi e Trump: americani e cinesi "sono d'accordo nell'incrementare la cooperazione e lavorare con la comunità internazionale per convincere la Corea del Nord a risolvere pacificamente la questione e rinunciare al suo illegittimo programma di armamenti". Ma qui siamo ancora alle chiacchiere. The Donald, continua il capo della diplomazia Usa in maniera meno diplomatica, ha anche spiegato a Xi che "capisce anche che questo potrebbe creare problemi alla Cina" e dunque "è pronto ad andare avanti per la sua strada se non riesce a coordinarsi" con Pechino. È quello che aveva già annunciato: pronto ad andare da solo. E Tillerson l'aveva preceduto: tutte le opzioni sono sul tavolo, anche quella militare.

    Certo: tra tutte le opzioni quella principale, fatta di pressioni su Pyongyang, continua a passare ancora per Pechino. Dove tutti sanno che lo stesso Xi Jinping è particolarmente esasperato dall'attivismo di Kim, che in cinque anni al potere non è tra l'altro mai venuto ad omaggiare il Dragone. Dice ancora Tillerson che è stato Trump ad avvisare personalmente Xi dello strike contro Assad, e che il capo di Pechino, oltre a ringraziarlo per essere stato messo al corrente, avrebbe addirittura fatto capire "di comprendere che una risposta del genere è necessaria quando si uccidono così i bambini". E se è vero che dopo il blitz la Cina, con il suo ministero degli Esteri, ha ufficialmente invitato a "mantenere la calma" e ha ricordato che non considera mai una cosa buona "interferire negli affari di uno stato sovrano come la Siria", è vero anche che non c'è stata una condanna specifica: e anche questo conta, e molto.

    Sui media di qui l'incontro di Mar-a-Lago è ovviamente dipinto come un successo, l'alba di "una nuova era", e d'altronde lo stesso Trump, quando Xi gli ha confermato che America e Cina sono pronte ad assumersi "le loro storiche responsabilità internazionali", gli ha risposto entusiasta: "Sono d'accordo con te al 100 per cento". Quasi non accorgendosi che così facendo stava riconoscendo al suo ospite il ruolo di co-guardiano del mondo. Che fare dunque con Kim?
    La telefonata di venti minuti con il presidente reggente coreano, Hwang Kio-ahn, chiamato a guidare il paese da quando la presidente nei guai per l'amica sciamana, Park Geun-hye, è finita in carcere, imprime adesso una ulteriore accelerazione al dossier. Verso quale direzione, con l'imprevedibile Trump, è la domanda da un milione di dollari: che questa volta, però, con Kim l'Atomico di mezzo, riguarda il mondo intero.

    FONTE: Trump telefona a Seul: dopo la Siria ora accelera su Kim Jong-un - Repubblica.it
    "La classe di quelli che possiamo definire genericamente i vincitori sta conducendo una tenace lotta di classe contro la classe dei perdenti."


 

 
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