Originariamente Scritto da
Anticapitaslista
Ciao etrusco, permettimi di dire che sbagli, non so se Mussolini fu "tutto" so quello che fu, ovvero un rivoluzionario marxista nell'allora partito socialista italiano perche' militante della nostra corrente chiamata "sinistra comunista" . So anche che poco dopo rinnego il marxismo e quindi la rivoluzione....
Il 28 giugno 1914, a Sarajevo, per mano di uno studente irredentista bosniaco, venivano assassinati l’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando e consorte. Vienna attribuì la responsabilità dell’attentato al governo serbo e gli inviò un ultimatum al quale seguì, il 28 luglio, la dichiarazione di guerra ed il bombardamento di Belgrado. La Russia proclamò la mobilitazione generale a sostegno della Serbia. A questo atto rispose la Germania che dichiarò guerra alla Russia (1 agosto) ed alla Francia (3 agosto). Il 4 agosto fu la Gran Bretagna a dichiarare guerra alla Germania per avere violato il trattato che garantiva la neutralità del Belgio.
Ma la giornata del 4 agosto 1914 non fu memorabile tanto per l’entrata in guerra da parte dell’Inghilterra, lo fu soprattutto perché i partiti socialisti e l’internazionale toccarono il vertice della vergogna.
«A Vienna a Berlino a Parigi a Londra, ossia da ambo i lati della folgorante lacerazione a cui gli stessi borghesi ancora non credevano, le unanimità dei partiti socialisti non solo nulla trovarono da dire al proletariato e ai loro aderenti dalla vantata tanto, prima e dopo, tribuna elargita dalla democrazia, ma dissero che gli ordini di guerra dei governi erano giusti, non trovarono una parola di opposizione, e votarono l’approvazione della politica di guerra e i crediti militari. I poteri degli Stati capitalistici ebbero le mani più libere che non avrebbero avuto gli antichi poteri storici assolutistici e non costituzionali, in cui il monarca aveva diritto di dichiarare guerra senza il consenso né il voto di nessuno».
I socialisti parlamentari fecero ancora di più: entrarono nei governi che prendevano il nome ignobile di “Unione Sacra”, come il Vandervelde, segretario belga dell’Internazionale, e i francesi, indifferenti all’ assassinio del pur destro Jaurès, ucciso il 31 luglio dal nazionalista Villain; il solo che fece in tempo a morire degnamente.
Vi furono poche ma gloriose eccezioni. Tra i vari gruppi alla Duma, quello di sinistra del partito socialdemocratico (i bolscevichi) prese fiera attitudine di opposizione e si dette all’agitazione nel paese: fu tutto mandato in Siberia. Solo una parte peggiore dei destri (menscevichi) e dei socialrivoluzionari e populisti votò i crediti di guerra, gruppi intermedi non si macchiarono di tanto ma tennero, una politica ambigua.
In Inghilterra, ove anche i partiti erano diversi, il grosso partito laburista appoggiò in pieno la guerra; meglio si comportò il Partito Socialista Britannico, e coraggiosamente contrario fu il Partito Indipendente del Lavoro (Mac Donald). Vero esempio di internazionalismo conseguente dettero i serbi. In quale paese poteva di più giocare il motivo della difesa nazionale? L’unico compagno deputato, Laptchevitch, il 10 agosto rifiutò il voto ai crediti. All’opposizione si tenne il partito socialista bulgaro.
ma veniamo all'Italia, al partito socialista, alla nostra corrette a Mussolini..
Nell’accennata tutta speciale situazione dell’Italia, si può dire, che tutti i partiti e i gruppi parlamentari si opposero all’intervento in guerra, che in un primo momento era diplomaticamente preteso dagli alleati della Triplice. Il 2 agosto il governo Salandra annunziò che, non ravvisandosi il casus foederis (estremo previsto nel trattato d’alleanza), l’Italia sarebbe rimasta neutrale, e non vi fu alcuna opposizione da parte dei cattolici e dei giolittiani, ma solo da parte del giovane movimento nazionalista, che nei primissimi tempi fu favorevole all’intervento a fianco degli Imperi Centrali e poco dopo richiese a gran voce la guerra contro di essi: il che, sia detto per inciso, dimostra come per il grande capitalismo industriale italiano, che notoriamente finanziava la stampa dei nazionalisti, l’importante era fare la guerra a tutti i costi, non conta da che parte.
Fin da quando fu chiaro che il governo di Belgrado non sarebbe stato disposto ad accettare l’ultimatum austriaco e che la guerra tra le due nazioni sarebbe inevitabilmente scoppiata, Mussolini, dalle colonne dell’Avanti! aveva annunciato che il compito del proletariato italiano sarebbe stato quello di stracciare i patti della Triplice e di imporre al governo italiano la neutralità assoluta. «O il governo accetta questa necessità o il proletariato saprà imporgliela con tutti i mezzi. È giunta l’ora delle grandi responsabilità. Il proletariato d’Italia permetterà dunque che lo si conduca al macello un’altra volta? Noi non lo pensiamo nemmeno. Ma occorre muoversi; agire, non perdere tempo. Mobilitare le nostre forze. Sorga dunque dai circoli politici, dalle organizzazioni economiche, dai comuni e dalle province dove il nostro Partito ha i suoi rappresentanti, sorga dalle moltitudini profonde del proletariato un grido solo, e sia ripetuto per le piazza e strade d’Italia: “Abbasso la guerra!” È venuto il giorno per il proletariato italiano per tener fede alla vecchia parola d’ordine: “Non un uomo! Né un soldo” A qualunque costo» (Abbasso la Guerra!, 26 luglio 1914)
e ancora:
Contemporaneamente venne chiesta l’immediata convocazione della Direzione del partito, che però non ebbe luogo. Al suo posto il giorno 27 si tenne a Milano una riunione del gruppo parlamentare, alla quale intervennero solo poco più della metà dei deputati, con la partecipazione, per la Direzione del partito, di Mussolini e Ratti. Nel corso della riunione furono approvati alcuni o.d.g. in cui, dopo avere ammonito che «nessun patto segreto di coronati potrebbe trascinare il proletariato italiano ad impugnare le armi», veniva reclamata la convocazione della Camera «per provocare dal governo dichiarazioni impegnative e rassicuranti, nel senso che l’Italia non uscirà in nessun caso e per nessun motivo da un atteggiamento di neutralità assoluta». Il proletariato italiano veniva chiamato a tenersi pronto a «quelle più energiche soluzioni che il partito intendesse di adottare in vista degli avvenimenti». Nel corso della riunione Mussolini aveva proposto che, nella eventualità dell’intervento italiano, venisse proclamato lo sciopero generale insurrezionale, anche se non se ne trova traccia negli o.d.g. approvati.
continua..