Uno degli esponenti più interessanti e meno noti dell'outsider art (l'arte materiale fuori da tutte le norme estetiche e convenzionali) in Italia è stato Carlo Torrighelli, in arte "C.T." Anche se oggi il suo nome sta venendo pian piano dimenticato, negli anni Settanta Torrighelli a Milano era una vera e propria leggenda vivente. Era noto sia per gli slogan che urlava in giro per la città sia per le scritte anticlericali che dipingeva a vernice bianca sui muri e sui marciapiedi. Le foto dell'epoca testimoniano in modo piuttosto dettagliato i caratteri di quella che era una vera e propria predicazione contro la "Chiesa assassina che uccide con l'Onda."

Carlo Torrighelli era nato a Laveno nel 1909, aveva lavorato come marmista e aveva fatto la Resistenza, e poi si era trasferito a Milano. Qui aveva frequentato per qualche anno un circolo del Partito Comunista Italiano dove teneva comizi, provocava e dava spettacolo. Dopo essere finito in manicomio aveva preso a vivere come un senzatetto, sotto l'arco all'ingresso dell'Arena civica, spendendo tutti i soldi della pensione in cibo per i piccioni e i suoi tre cani e dicendo in giro di essere un ex prete. Alla fine, negli anni Settanta, era riuscito a ottenere una casa dal comune dopo aver protestato per diversi giorni di fronte a Palazzo Marino. In quella casa avrebbe vissuto gli ultimi anni della sua vita e il decennio più intenso della sua predicazione.

Per circa vent'anni, Torrighelli ha seguito una rigida routine quotidiana. Usciva di casa a bordo di un carretto da gelataio a pedali e accompagnato dai suoi tre cani — chiamati La Bella, L'Umanità e L'Amore — e si aggirava per il centro, tra Arena e Castello Sforzesco. Qui, con un megafono e diversi cartelli, portava avanti la sua protesta con scritte, slogan e comizi.

Le scritte di C.T. si concentravano tutte su un solo argomento: la cosiddetta "Onda", ossia un raggio mortifero che secondo Torrighelli veniva emanato da impianti segreti installati nei sotterranei del Vaticano. A suo dire, esisteva anche una "rete", formata da tutte le chiese cattoliche d'Italia, sulle quali erano installati dei ripetitori per diffondere il più possibile l'"Onda".

Tutta l'attività pubblica di Torrighelli, dalle scritte ai comizi che teneva e in cui approfondiva i suoi slogan, era un grandioso tentativo di smuovere la coscienza delle masse su questo tema: "Esistono impianti a onde che torturano rovinano e uccidono da lontano milioni di morti in Italia e Chiesa assassina che uccidi con l'onda," scriveva, accompagnando queste affermazioni con proclami al "popolo bue" e inviti a "svegliarsi."

Stando allo stesso Torrighelli — dal libro di Gian Luigi Re C.T. - L'onda assassina — l'anticlericalismo dell'uomo doveva avere radici antiche: "A Laveno, dove sono nato, tenevo sempre discorsi al circolo ferrovieri, là erano più sprovveduti, e mi toccava spiegare tutto. La chiesa era matrigna e portava via l'oro alla gente. Ho visto una volta un corteo di carrettoni pieni d'oro, erano i fedeli che li portavano al parroco perché l'aveva chiesto. La Chiesa possiede case, terre, cinema e campi da fotbal e tiene ignoranti le persone."


In molti, specie dopo la sua morte, hanno tentato di trovare un senso alle frasi di C.T. e alla sua predicazione. Nella maggior parte dei casi, sono state lette come una denuncia dell'inquinamento elettromagnetico provocato dalle emittenti di Radio Vaticana — anche se in realtà ai tempi di C.T. la questione non era ancora emersa. Tanto più che nelle scritte di Torrighelli non era solo il Vaticano a essere accusato di "uccidere con l'Onda" ma anche, a seconda delle situazioni, gli USA e l'URSS. In realtà, con ogni probabilità si trattava soltanto di un delirio di Torrighelli, che a causa del suo lavoro si era ammalato di silicosi e che per via del suo anticlericalismo tendeva a dare alla Chiesa la colpa della sua malattia.

Oltre alla lotta contro l'"Onda", la predicazione di C.T. proseguiva su tematiche ambientaliste, di difesa della cultura e di lotta contro i mass media. Ma anche in questo caso si tratta solo di interpretazioni — forse anche piuttosto forzate — perché è difficile trovare un senso o uno scopo politico a scritte come "radio e televisione basta versi da gorilla ma cultura" o "chi morsica non è il cane, chi morsica è l'uomo."

Secondo l'antropologo Giulio Calegari, professore all'Accademia di Belle Arti di Brera, che nel corso degli anni Settanta ha raccolto e conservato i bigliettini lasciati da C.T., questi era un vero e proprio outsider artist: "Provocava. Era, con i suoi nonsense, un saggio folle, come un clown sacro nelle società primitive. Una presenza politica, poetica. Accusava la tv. Aveva una stilla del carisma libertario del Che."

Dopo la morte di C.T. gli sono state dedicate diverse mostre e retrospettive, e altre gliene sono state dedicate in occasione del centenario della nascita, nel 2009. È stato citato in diversi libri e alcune sue frasi sono state persino tradotte in tedesco e scritte sul Muro di Berlino. Ora che le sue scritte sono scomparse il suo ricordo sta lentamente svanendo e C.T. sta smettendo di essere un personaggio in carne e ossa per diventare una sorta di entità che fa parte del folklore cittadino, citata in libri sulle curiosità poco note di Milano.

Eppure la sua influenza è stata molto più profonda di quanto a prima vista si possa pensare. Per fare solo un esempio, secondo lo storico writer milanese Atomo, C.T. è stato "il papà dei writer e soprattutto dei poeti metropolitani" di Milano. "Me lo ricordo benissimo," ha raccontato in un'intervista di qualche anno fa, "la sua scrittura metodica sull'asfalto con la vernice bianca, il carretto, i cani, la sua imperturbabilità. Poi è cambiato tutto: sono arrivati i writer, diversi come qualità e modo di lavoro, ed è finito tutto, anche quella Milano lì."