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    Canaglia
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    Predefinito Nazimaoisti, infilitrati e provocatori nella storia dei movimenti di sinistra

    Libertaria anno 11 n 3 2009 – La strage e il suo doppio di Enrico Maltini

    30 aprile 2011 Due attentatori in Piazza Fontana: l’anarchico Pietro Valpreda e il neonazista Claudio Orsi. Su due taxi diversi. Due le bombe alla Banca nazionale dell’Agricoltura. Due ferrovieri anarchici: Giuseppe Pinelli e l’infiltrato Mauro Meli, infiltrato così bene che al Ponte della Ghisolfa nessuno l’ha mai visto. Ecco un nuovo libro su Piazza Fontana.
    Nel libro Il segreto di piazza Fontana (Ponte alle Grazie 2009), Paolo Cucchiarelli ripercorre la trama criminale ormai passata alla storia come “strategia della tensione, che ebbe il suo culmine nella strage di piazza Fontana il 12 Dicembre del 1969. Vi si narra, con ampia documentazione, di servizi segreti ufficiali e “deviati” (?), nazionali e stranieri, di settori dei Carabinieri e della Polizia, di fascisti di Ordine Nuovo, di Avanguardia Nazionale, della Rosa dei venti, di Nuova Repubblica, l’Anello, la Gladio, l’Aginter press di Guerin Serac, Stay behind, il Ministero dell’Interno e il famigerato Ufficio Affari Riservati, pezzi di magistratura, generali e colonnelli veri e presunti, agenti greci, la CIA, il Mossad, la NATO…più una pletora di faccendieri e spioni di ogni risma. Vi si narra delle macchinazioni per provocare tensione e paura con attentati e stragi da attribuire alla sinistra e vi si narra poi della frenetica attività di depistaggio, disinformazione, corruzione di testimoni, occultamento di prove vere e fabbricazione di prove false, seguite al sostanziale fallimento dell’operazione, che nella ridda di inchieste e procedimenti giudiziari innescati dalla madre di tutte le stragi doveva concludersi con la sostanziale impunità di tutti i responsabili.
    La documentazione, che proviene da atti processuali, interviste, notizie dalla stampa di allora, inchieste già pubblicate, nonché da altre “fonti” identificate e non, appare molto ricca e trova ampio spazio nelle 700 pagine del volume.
    All’interno di questa estesa ricostruzione l’autore inserisce la sua versione sulla dinamica materiale degli attentati, sia di quelli ai treni dell’agosto ’69 che di quelli del 12 Dicembre a Milano e Roma, ed è qui che si perde.
    Il rigore dell’interpretazione lascia sempre più spazio a supposizioni e congetture, situazioni e perfino caratteri di personaggi vengono largamente immaginati. Gli indizi divengono prove e vengono fatti convergere nel giustificare l’ipotesi. La dimostrazione diventa un teorema e come spesso accade, il ricercatore si fa prendere la mano dalla tesi che vuole dimostrare e ne rimane intrappolato. Purtroppo la versione di Cucchiarelli non viene proposta come ipotesi ma come affermazione, il sottotitolo del libro enuncia infatti: “ Finalmente la verità sulla strage: le doppie bombe e le bombe nascoste….”.
    La nuova versione consiste nell’immaginare che gli anarchici, veri o plagiati che fossero, organizzavano attentati ma, mentre deponevano i loro ordigni dimostrativi, venivano affiancati a loro insaputa da provocatori e sicari che piazzavano la bomba mortale. Così troviamo le doppie borse, le doppie bombe, i doppi attentatori, i doppi taxi con relativi doppi Valpreda, doppi sosia e così via. Secondo l’autore il nuovo sosia di Valpreda sarebbe Claudio Orsi. Per inciso: Pietro Valpreda era un uomo di età media, statura media, corporatura media, capelli mediamente arruffati, un po’ stempiato, nessun segno particolare, accento tipico da milanese medio: su cento milanesi di età analoga, quanti potevano essere suoi sosia? Una buona percentuale.
    Nel libro gli anarchici sono quasi tutti inquinati da infiltrati e provocatori, mentre i pochi buoni e ingenui, rappresentati ovviamente da Giuseppe Pinelli, cercano di impedire gli attentati orditi dai compagni cattivi e però cadono in trappole a base di traffici di esplosivo. Ad essere preda di giochi occulti non sono solo gli anarchici, ma ben più ampi settori della sinistra ribelle: in effetti veniamo a sapere che già gli scontri di Valle Giulia a Roma nel marzo 1968 furono in realtà guidati dai neonazisti, che Giangiacomo Feltrinelli (come anche i coniugi Corradini) era teleguidato da Giovanni Ventura, che lo stesso Ventura è stato il vero ispiratore del libro “La Strage di Stato” del 1970 e così via.
    Cucchiarelli, non si capisce su quali basi, è convinto che gli ambienti anarchici e di sinistra fossero allora un coacervo di infiltrati, provocatori, fascisti travestiti e soprattutto “nazimaoisti”. La categoria dei nazimaoisti pervade li testo in modo quasi ossessivo, basti una frase per tutte a pag. 318: “…E poi a Milano c’era la commistione con i maoisti e nazimaoisti che inquinava i gruppi anarchici e marxisti-leninisti”. Chissà dove ha visto tutto questo?
    E’ evidente che il 22 Marzo di Valpreda e di Mario Merlino costituisce per l’autore un modello più o meno generalizzabile a tutta l’allora sinistra extraparlamentare. Il 22 Marzo non era certo un esempio di rigore politico, era un gruppo appena nato, senza alcun ruolo nel movimento, raffazzonato da Valpreda con un ex fascista (per altro dichiarato) un poliziotto in incognito, un gruppetto di ragazzi di poco più o nemmeno venti anni. Un gruppo così sgangherato da essere inaffidabile anche come oggetto di provocazione, come dimostrerà il fallimento storico di tutta l’operazione Piazza Fontana.
    Nella ricerca dei colpevoli materiali Cucchiarelli parte così con il piede sbagliato e nel suo percorso verso una improbabile verità, inciampa più volte. Innumerevoli sono le frasi, le affermazioni e le illazioni gratuite in varie parti del testo, tanto che per ribatterle tutte ci vorrebbe un altro libro.
    Solo su alcuni di questi inciampi vorremmo qui fare chiarezza, per amore di verità storica ma anche perché riguardano direttamente l’ambito libertario di allora.
    I così detti “nazimaoisti” non hanno mai fatto parte della storia reale di quel periodo, e tanto meno dei circoli anarchici. Sono comparsi in rari casi, anni prima, con qualche affissione di manifesti. In quei pochi casi tutti sapevano di che si trattava e non avevano alcuna credibilità. Nazimaoisti, finti cinesi e analoghi erano allora un po’ più diffusi in veneto e in parte in toscana ma anche stando a quanto scrive Cucchiarelli, agivano per lo più in proprio e con scarsi risultati quanto ad infiltrazioni riuscite. C’è, è vero, il caso di Gianfranco Bertoli, che nel 1973 compirà la strage alla Questura milanese, che frequentò anarchici e fascisti, mise una bomba forse fascista ma si comportò poi come un ottocentesco e folle anarchico individualista, si fece l’ ergastolo, non parlò mai e finì nella droga. Fu un personaggio per certi versi tragico, rimasto in realtà un mistero, come anche riconosce lo stesso Cucchiarelli.
    All’albergo Commercio di Milano, occupato, i nazimaoisti non c’erano e se c’erano nessuno gli dava retta. A Milano l’unica mela marcia di rilievo che frequentò il Ponte della Ghisolfa è stato Enrico Rovelli, non un infiltrato ma un anarchico poi passato per interesse al soldo della polizia e dell’Ufficio Affari Riservati.
    A Milano tanti sapevano che Nino Sottosanti, (non si è mai dichiarato nazimaoista), era un ex fascista che dormiva nella sede di Nuova Repubblica e che era un tipo da cui stare alla larga. Frequentava saltuariamente il Ponte in pubbliche occasioni, era amico di Pulsinelli a cui fornì un alibi. Quanto al suo ruolo come sosia, pare per lo meno incauto prendere come sosia una persona conosciuta da tutti nell’ambiente in cui deve operare e conosciuto benissimo da colui che deve “sostituire”.
    A pag. 47- la conferenza stampa del 17 Dicembre, dopo la strage, fu organizzata dal Ponte della Ghisolfa, il circolo principale, come era ovvio (chi scrive era presente). Non ci fu alcuna latitanza degli amici di Pinelli nè ci furono “stridori” o “abissi sui modi di fare politica con i compagni di Scaldatole” anche perché il Circolo Scaldatole era gestito dagli anarchici del Ponte della Ghisolfa, che lo lasceranno nel 1972 alla gestione di altri gruppi anarchici. Gli amici di Pinelli erano tutti presenti alla conferenza (chi scrive, Amedeo Bertolo, Luciano Lanza, Ivan Guarneri, Vincenzo Nardella, Umberto del Grande, Gianni Bertolo e altri ancora). Joe Fallisi, il testimone pure presente cui fa riferimento Cucchiarelli, è evidentemente stato tradito dalla memoria. Peraltro la “vecchia dirigenza” di cui parla Cucchiarelli aveva in media 25 anni! Solo Pinelli ne aveva 41. Di quella conferenza stampa non si dice invece che fu fatta, in quel difficile momento, una scelta coraggiosa e politicamente ineccepibile: con grande sorpresa dei giornalisti, gli anarchici non presero le distanze da Valpreda, nonostante i non buoni rapporti, e denunciarono come mandante della strage non i “fascisti”, come concordava la stampa di sinistra, ma lo Stato. Il giorno dopo il “Corriere della sera” titolava: “Farneticante conferenza stampa al Ponte della Ghisolfa”.
    A pag. 138 Cucchiarelli ci illustra il “triangolo del depistaggio”: “Il segreto della strage ha resistito per tanti anni godendo del silenzio di tutti i soggetti interessati: Stato, fascisti e anarchici. Questi ultimi dovevano scagionare Valpreda e rivendicare l’innocenza di Pino Pinelli. Si erano fatti tirare dentro e ora la situazione non lasciava alcuno scampo politico: difficilmente sarebbe stata dimostrabile nelle aule dei tribunali la loro buona fede di non voler causare morti. Da un punto di vista giuridico la partecipazione degli anarchici alla vicenda sarebbe stata quanto meno un concorso in strage”. Fuori i nomi Cucchiarelli, perché qui si fa l’accusa di concorso in strage. Ma di nomi Cucchiarelli non ne può fare e così lancia accuse tanto infamanti quanto generiche.
    A pag. 183 leggiamo che, come “…rivela una fonte qualificata di destra che, naturalmente, non vuole essere citata…”, Valpreda prese l’inspiegabile taxi perché: “Qualcuno gli aveva semplicemente detto che doveva prendere il taxi. Gli diedero 50.000 lire e il ballerino non si pose di certo il perché” (nella versione dell’autore Valpreda doveva prendere un taxi per essere notato dal taxista). Qui la questione si fa grave: primo non si può citare fonti qualificate che però restano anonime; secondo, questo è uno degli innumerevoli passaggi nei quali Valpreda (solitamente chiamato “il ballerino”) viene descritto come un poveretto, un esaltato zimbello di chiunque, un ignorante pronto a tutto per 50.000 lire. Come molti altri, conoscevo bene Valpreda, in quel periodo era certamente fuori dalle righe ed il suo carattere era certamente un po’ sbruffone (e per questo fu scelto come vittima sacrificale), ma non era nè ignorante nè stupido, era certamente acuto e sveglio, aveva una biblioteca ben fornita e una discreta cultura, come sappiamo pubblicò poi diversi libri. Non dimentichiamo che il “ballerino”, con tutto quello che di lui si può criticare, si è trovato da un giorno all’altro imprigionato sotto una accusa atroce, trattato come un animale dalla stampa (…”il volto della belva umana”, su La Notte), tenuto quaranta giorni in isolamento e interrogato centinaia di volte, sottoposto a una pressione fisica e psicologica che possiamo solo immaginare, minacciato di infamia e di ergastolo. Ma il “ballerino” ha retto, si è fatto tre anni di carcere, non si è piegato a ricatti, non ha accusato nessuno nè rinnegato le sue idee, non risulta dagli atti che mai sia sceso a compromessi.
    A pag. 228 L’autore avrebbe potuto precisare che la campagna di stampa di Lotta Continua contro Calabresi, intrapresa con il consenso degli anarchici, non fu un fatto gratuito. La campagna aveva lo scopo di indurre il commissario ad una querela contro il giornale. Il giudice Caizzi aveva fatto sapere che l’indagine sulla morte di Pinelli era in via di archiviazione e solo una querela da parte di un pubblico ufficiale, querela che prevedeva facoltà di prova, avrebbe permesso di riaprire il processo. Gli attacchi del giornale divennero così feroci perché Calabresi tardava a querelare (come anche riportato nel libro, secondo la moglie Gemma la procura si rifiutò di denunciare d’ufficio il giornale e il Ministero a costrinse Calabresi ad una denuncia in proprio.
    A pag. 245- Cucchiarelli insiste a lungo con ardite congetture sul misterioso caso di Paolo Erda, citato da Pinelli nel suo interrogatorio ma mai rintracciato nè sentito da nessuno e nemmeno dallo stesso autore, che ne ha cercato a lungo notizie, fino a segnalare che in “Ivan e Paolo Erda è contenuto anagrammato il nome di Valpreda…”. Erda era solo il soprannome di un certo Paolo che aveva tutt’altro cognome, tutto qui, lo conosciamo benissimo.
    Ma qui c’è un’altra considerazione importante: nel testo si fa a lungo riferimento alle false dichiarazioni e/o alle ritrattazioni di Valpreda, della zia Rachele Torri, della madre Ele Lovati e dello stesso Pinelli a proposito del suo alibi, per sottintendere che vi erano verità scomode da nascondere (ovvero le bombe dimostrative messe dagli anarchici). L’autore dovrebbe però sapere che il vecchio detto “…non c’ero e se c’ero dormivo…” non è solo una battuta ma è il comportamento di chiunque non ami particolarmente polizia, carabinieri e altri inquisitori e si trovi di fronte a un interrogatorio. Si dice il meno possibile, non si fanno nomi di amici e compagni e si resta nel vago. Se poi le cose si complicano si può sempre ricordare…e questo vale anche per una vecchia zia, che non vede per quale ragione dovrebbe dire che il nipote è dai nonni invece che dire semplicemente “non lo so”. A quei tempi circolava il “Manuale di autodifesa del militante” a cura degli avvocati contro la repressione che dava dettagliate indicazioni in questo senso. Per questa stessa ragione Pinelli non cita Sottosanti, non cita Ester Bartoli (che con il misterioso Erda sarebbe testimone del suo passaggio al Ponte), cita il famoso “Erda” sapendo che è un soprannome e fa solo il nome di Ivan Guarneri, compagno già ben noto alla questura. Ma è proprio sulla base del “buco” dell’alibi di Pinelli che Cucchiarelli fonda in gran parte l’ipotesi fantasiosa, secondo cui Pinelli “.. poteva avere a che fare con le altre bombe…”. Per inciso, Pino Pinelli non avrebbe mai preso iniziative di un qualche peso senza consultare alcuni dei compagni che godevano della sua massima fiducia.
    p.274. Si descrive una cena a casa di Pinelli “presenti Nino Sottosanti, la Zublema, Armando Buzzola, e l’arabo Miloud,“ quest’ultimo definito sbrigativamente “uomo di collegamento con i palestinesi”. Questo Miloud, berbero e non arabo, militante nella lotta di liberazione algerina, non ha mai avuto a che fare con i Palestinesi, da dove viene questa notizia? A questa e a un’altra cena, sempre a casa di Pinelli, avrebbe partecipato anche “un anarchico sconosciuto” che in base a chissà quale congettura Cucchiarelli identifica nel Gianfranco Bertoli che sarà l’ambiguo autore della strage del ’73 alla questura di Milano. Peccato che quando la Zublema frequentava gli anarchici, di Gianfranco Bertoli nessuno aveva ancora sentito parlare.
    a pag. 290 incontriamo Mauro Meli, altro presunto anarchico, ferroviere, sedicente provocatore infiltrato a suo dire nel circolo Ponte della Ghisolfa. Costui non è mai stato visto (c’è la fotografia nel libro), ne conosciuto da alcuno. Se è stato al Ponte la sua attività provocatoria si è fatta notare ben poco. Viene da chiedersi perché, su queste ed altre notizie, Cucchiarelli non ha chiesto conferme a testimoni che pur conosce bene? Forse perché degli anarchici c’è poco da fidarsi, come confessa in un altro passaggio del libro.?
    a p. 345 la nota 11 ci informa sugli “….editori librai apparentemente di sinistra: oltre a Ventura troveremo Nino Massari a Roma e Umberto del Grande a Milano. Quest’ultimo conosceva molto bene Pinelli ma era anche in contatto con uomini di Ordine Nuovo e con Carlo Fumagalli, capo del MAR”
    Umberto del Grande (è morto pochi anni fa) non era un editore nè un libraio, apparteneva al Ponte della Ghisolfa da anni ed era un componente della Crocenera anarchica. L’unica sua veste di editore è stata di assumersi, nel 1971, la titolarità dell’editrice che pubblicava A rivista anarchica in attesa che venisse formalizzata una società cooperativa.Non ha mai avuto a che fare con uomini di Ordine Nuovo. Era anche appassionato di viaggi nel Sahara, per questo aveva acquistato una vecchia Land Rover da un meccanico di Segrate che trattava fuoristrada. Quando il Prefetto Libero Mazza rese pubblico il censimento dei gruppi “sovversivi” di Milano, citò del Grande come responsabile della crocenera. Il rapporto Mazza fu letto anche dal meccanico, che era Fumagalli, e che si rivelò come tale a del Grande. E il rapporto cliente–meccanico si chiuse.
    a pag. 347 si afferma che la stesura del libro “La strage di Stato” fu pilotata da Ventura. Nella relativa nota 12 a p. 667 si precisa che “si ha motivo di credere” questo perché Mario Quaranta, (socio editoriale di Giovanni Ventura, e personaggio squalificato quanto il suo sodale Franzin) lo avrebbe raccontato al giudice Gerardo D’Ambrosio in un non meglio identificato interrogatorio. La testimonianza di uno come Quaranta non dovrebbe essere presa in considerazione con tanta leggerezza.
    a p. 365 si afferma per certo che Valpreda sarebbe andato al congresso anarchico di Carrara nel 1968 insieme a un codazzo di fascisti del “XII Marzo” (in numeri romani, un gruppo fascista di Roma), di cui elenca i nomi: Pietro “Gregorio” Maulorico, Lucio Paulon, Augusto De Amicis, Aldo Pennisi, Alfredo Sestili e “il già convertito” anarchico Mario Merlino. Il gruppo sarebbe andato al congresso su ordine di Stefano Delle Chiaie. Cucchiarelli trae questa notizia da una deposizione di Alfredo Sestili, il quale però non cita Valpreda, ed equivoca poi sul nome del gruppo, insinuando che si trattasse del 22 Marzo. A Carrara c’erano centinaia di persone e dunque poteva esserci chiunque. L’affermazione dell’autore non sta in piedi, ma è coerente con la sua idea di gruppi anarco-fascisti-nazisti-maoisti-marxisti-leninisti cui tanto spesso ricorre per spiegare improbabili certezze.
    a p. 399 c’è un’altra affermazione grave, grave perché diffamatoria: vi si dice che Enrico Di Cola, un giovane componente del 22 Marzo romano, sarebbe colui che avrebbe indirizzato le indagini contro Valpreda e che per questo sarebbe stato compensato dalla polizia con un salvacondotto per espatriare in Svezia. Di Cola, espatriò effettivamente in Svezia dove chiese ed ottenne asilo politico, ma lo fece clandestinamente, con non poche difficoltà, aiutato dai compagni e con un documento falso.
    Poche righe più in basso Roberto Mander ed Emilio Borghese vengono classificati, con Merlino, … “ i più compromessi con la provocazione”. Come e su quali basi Cucchiarelli si permette di dare del provocatore a questo e a quello (Erda, Del Grande, Di Cola, Mander, Borghese…) senza alcuna prova non è dato sapere. E’ sempre l’ossessione degli anarco-fascisti-nazisti eccetera, di cui è permeato l’intero romanzo.
    A pag. 621 “Sulla tomba di Pino Pinelli c’è proprio una poesia di quell’antologia che, un Natale, il commissario Calabresi regalò all’anarchico”, il libro è Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master, ma le cose non andarono così: Calabresi regalò a Pinelli “Mille milioni di Uomini” di Enrico Emanuelli, e Pinelli per sdebitarsi ricambiò con l’antologia di Lee Master. E’ solo una svista, ma ci piace ricordare che la poesia che i cavatori di Carrara incisero sulla tomba di Pinelli non era tratta dal libro che il gli regalò il commissario, ma da quello che lui regalò a Calabresi.
    Infine, in diversi passaggi del libro si ha l’impressione che l’autore riporti racconti ascoltati a voce da qualcuno, solo così si spiegano i ripetuti errori sui nomi: Otello Manghi invece di Otello Menchi, Octavio Alberala invece di Octavio Alberola…
    Queste sono solo alcune delle imprecisioni e delle “fantasie” del libro di Cucchiarelli.
    Enrico Maltini

  2. #2
    Forumista junior
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    Predefinito Re: Nazimaoisti, infilitrati e provocatori nella storia dei movimenti di sinistra

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  3. #3
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Nazimaoisti, infilitrati e provocatori nella storia dei movimenti di sinistra

    Alcune puntualizzazioni per Valerio Evangelisti

    lug 26th, 2010 | Di Redazione | Categoria: Primo Pianodella Redazione
    Alla fine di Giugno sul numero 5 di “Su la testa“, inserto mensile di “Liberazione”, organo del Partito della Rifondazione Comunista, è apparso un articolo firmato da Valerio Evangelisti dal titolo “I rosso-bruni: vesti nuove per una vecchia storia”, (articolo successivamente ripreso sul sitocarmillaonline.com). Nelle battute finali dell’articolo, dopo una rassegna di approcci politici considerati frutto di qualche tipo di sintesi tra estrema destra-estrema sinistra, tra i sospetti di tale tipo di pensiero è stato citato anche Costanzo Preve e – così si legge – il “suo sito”, chiamato “Comunismo e libertà”.
    Specifichiamo anzitutto che il sito cui Evangelisti fa sicuramente riferimento si chiama “Comunismo e Comunità” e non è il sito “di Preve”, bensì uno spazio virtuale condiviso da un gruppo di persone, tra cui Preve stesso, riunite in quello che si può definire non assolutamente un gruppo politico, bensì un laboratorio di idee e proposte per rilanciare su basi solide un pensiero ed una pratica anticapitalistici, basati sul pensiero di Marx.
    Che non si tratti e non si possa trattare di un gruppo politico è facilmente verificabile dal fatto che i suoi membri fanno riferimento a militanze, simpatie politiche o aree culturali differenti, tutte situate nella sinistra radicale.
    Diverso è ovviamente il tema della “provenienza”. Come Evangelisti sa in parte (perché a volte sbaglia), alcune delle persone che partecipano a questo laboratorio anni addietro hanno militato in formazioni dell’estrema destra. I loro nomi e le loro storie politiche personali sono a tutti noti. Nulla è stato nascosto, e queste persone hanno compiuto un percorso individuale trasparente che le ha condotte a rigettare la loro precedente collocazione tramite una sofferta autocritica (sofferta perché variamente pagata sulla propria pelle, anche a duro prezzo). Ciò per altro non è un fenomeno nuovo nella storia del movimento anticapitalista.
    Il percorso che ha portato queste persone alla militanza comunista – del tutto controcorrente in un’epoca che vede ricompensati passaggi in senso opposto: dalla sinistra alla destra – è stato oggetto di discussioni non reticenti. Gli altri partecipanti, infatti, sono persone che da sempre sono impegnate nell’area comunista e hanno storie personali e persino familiari che non permetterebbero loro di accettare nessun tipo di compromesso col fascismo o con alcuna delle sue singole espressioni, come il nazionalismo, il razzismo e l’antisemitismo. Elementi rifiutati anche dai più giovani che si sono avvicinati alla riflessione politica in tempi più recenti e non hanno pertanto pedigree di sorta da “esibire”.
    In questo contesto il pensiero di Costanzo Preve è visto come una serie di domande aperte alle quali ognuno dei partecipanti al laboratorio si sente in dovere di rispondere, non per deferenza ad un “maestro”, bensì per la loro pregnanza e importanza per il rilancio di un movimento comunista. Sicuramente l’elaborazione previana mette in crisi alcune strutture concettuali e certezze ideologiche non solo del mondo culturale generico (quanto composito) della sinistra italiana ed europea, ma della stessa galassia marxista. La sua originalità interpretativa nella lettura degli aspetti culturali e filosofici dell’attuale capitalismo occidentale, della parabola gloriosa e insieme autodistruttiva del comunismo storico novecentesco, degli aspetti dissolutivi della cultura dominante integrata in vario modo nelle sue versioni di destra e di sinistra entro le coordinate del pensiero unico capitalistico, con tutto il suo corollario ideologico, richiede uno sforzo di riposizionamento che si può volere o non volere intraprendere.
    Tutto ciò ci è ben noto ed è noto allo stesso Preve. Ma tutto ciò non c’entra assolutamente nulla con le fantasie rossobrune, non c’entra nulla con tentativi di mischiare le acque della destra con quelle della sinistra, non c’entra nulla con fantasmatiche teorie sintetiche. L’analisi di Preve, con tutte le sue specificità e modalità che a volte non sono condivise all’interno del nostro laboratorio, si colloca al 100% all’interno di una tradizione comunista di lunga durata, se per comunismo di lunga durata intendiamo l’inclinazione a pensare ad un organizzazione sociale strutturalmente solidale, egalitaria e che superi lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e la brutale conflittualità intrinseca del capitalismo.
    Il concetto di “comunitarismo”, in Preve, non ha evidentemente nulla a che vedere con la “comunità del sangue e del suolo”, né con un qualche superamento identitario della divisione in classi. Al contrario, il problema che si pone Costanzo Preve è quello di superare l’impasse epocale in cui la visione escatologica del “soggetto rivoluzionario” ha fatto finire il movimento anticapitalistico. Un soggetto per altro identificato via via in modi differenti dal movimento comunista nel corso della sua parabola centenaria.
    Alcuni dei partecipanti al laboratorio credono che l’elaborazione di Preve sia condivisibile e politicamente propositiva; altri pensano invece che, ad esempio, il concetto di “comunità” sia immaturo oppure non sufficientemente “strutturale”, come lo erano invece i concetti marxiani di “classe” e quello di “lavoratore collettivo cooperativo”, il soggetto che per Marx doveva, a causa delle contraddizioni sociali del capitalismo, abolire lo “stato di cose presenti”.
    Ad ogni modo è proprio l’abolizione dello stato di cose presenti, ovverosia dell’alienazione economicista del capitalismo, ciò che ci lega ineluttabilmente al progetto comunista, nelle sue glorie così come nelle sue disfatte.
    Che possano esistere nel variopinto panorama dei gruppuscoli politici e culturali, isolati tentativi “rossobruneschi” (categoria inefficace ma che usiamo per semplificazione) di unificare elementi caratteristici della tradizione politica di “estrema destra” ad elementi caratteristici della tradizione politica di “estrema sinistra”, o di fascismo e comunismo, non lo neghiamo affatto. Sarebbe anzi interessante, se si volesse realmente intraprendere una seria inchiesta su tali mondi, capire le ragioni sociali, economiche e politiche che creano quel vuoto di analisi e di presenza fisica e culturale sul territorio che permette all’estrema destra, nelle sue diverse facce, di fare proseliti anche tramite l’abuso di tematiche proprie della tradizione socialista e comunista (in parte la Lega è un tal frutto).
    Ma lasciamo per ora da parte questo problema ed entriamo brevemente nel merito di alcune questioni sollevate. Innanzitutto non pensiamo che sia un crimine riconsiderare la storia del “soggetto rivoluzionario” della tradizione marxista, cercando di applicare ad essa proprio il metodo analitico di Marx. Si può opinare sulla correttezza dell’approccio e dei risultati, ma è meglio astenersi da accuse di carattere inquisitorio che evitano l’argomento con riferimenti dogmatici ad una “classe” che non si è più in grado di descrivere politicamente e storicamente; perché così non si fa un passo avanti nel superamento dell’impasse, ma ci si avvita ancora di più nella crisi. E neppure riteniamo sensato ascrivere a priori al pensiero di destra il concetto di “comunità”. In primo luogo perché sarebbe un bel regalo, e in secondo luogo perché i movimenti della sinistra radicale hanno da tempo cercato di rielaborare questo concetto in termini antagonistici, senza contare i riferimenti che si possono trovare in Marx stesso.
    Parimenti, non capiamo quale sia lo scandalo nel considerare particolarmente pericoloso in questa fasel’imperialismo statunitense, cioè la politica estera della più grande potenza militare del mondo. Siamo convinti che non possa affatto esistere antimperialismo senza anticapitalismo. Al contrario pensiamo che l’antimperialismo sia una declinazione dell’anticapitalismo (e quindi siamo lontani da qualsiasi ipotesi “euroasiatista” o similare). Ciò non toglie che riteniamo indispensabile riuscire a condurre la pratica politicacontemporaneamente su entrambi i piani della realtà capitalistica: quello orizzontale del conflitto interimperialistico e quello verticale del conflitto sociale. In questo, siamo convinti, risiede l’insegnamento più profondo della genialità politica di Lenin. Ma proprio su questo ci riteniamo assolutamente in ritardo e carenti. Ad ogni modo, per lo meno ci poniamo il problema. Sicuramente non è possibile porselo con la santificazione preventiva di Barack Obama, che non è altro che un modo per nascondere la realtà.
    Tornando alle persone, suona persino strano che Evangelisti abbia voluto tacciare di “rossobrunismo” una persona come Costanzo Preve, la cui storia politica è nota a chiunque conosca il milieu dell’estrema sinistra italiana dagli anni ‘60 in poi, così come è nota la sua attuale posizione critica, sia politica sia filosofica, verso questo stesso ambiente con il quale continua comunque a mantenere contatti personali, basti pensare non solo alla sua amicizia con Paolo Ferrero ma anche alla stima di fondo – diremmo “etica” – che pur nella diversità e nella polemica politica e teorica Preve non ha mai negato all’attuale Segretario di PRC. Un attacco, quello di Evangelisti, che di fatto è sterile e del tutto gratuito, contro un vecchio militante che ancora scrive: “E’ ovvio che per questa ragione biografica io continui a considerare l’estrema sinistra con un occhio di attenzione e di riguardo. In fondo, sono sempre (ed anzi sempre di più) «comunista» anche se non nel senso di Ferrero e di Diliberto”.
    Per concludere, spiace essere costretti a ripeterlo per l’ennesima volta, ma non ci sono né “complotti” né “infiltrazioni”. E’ tutto leggibile in chiaro sul sito comunismoecomunita.org a partire dalla voce “Chi siamo”. Tutto contestabile ma tutto in chiaro. E vogliamo sperare che anche le contestazioni siano in chiaro, relative al merito e non serpeggianti tramite rimandi obliqui.
    Sui contenuti che esprimiamo ci piacerebbe ricevere giudizi, critiche e suggerimenti, perché l’apertura al confronto con chi si pone l’obiettivo di mettere in discussione lo stato di cose presenti è parte dello scopo del nostro laboratorio.
    Al contrario, non abbiamo nessuna simpatia per la filosofia della Santa Inquisizione, in cui l’accusa diventa prova e “conversione” è sinonimo di “ammissione”.
    Su queste e non altre basi speriamo quindi in una disponibilità al dialogo.
    La Redazione di Comunismo e Comunità

    Alcune puntualizzazioni per Valerio Evangelisti - Comunismo e Comunità


  4. #4
    Ghibellino
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    Predefinito Re: Nazimaoisti, infilitrati e provocatori nella storia dei movimenti di sinistra

    Mi son letto due volte il libro di Cucchiarelli, accanto a tesi condivisibili, quello che non mi convince, ma che non solo il sottoscritto non convince è la tesi delle due bombe, non voglio dire sia falsa ma non convince per niente. Cucchiarelli ha come tesi portante la trappola che sarebbe stata tesa da Ordine Nuovo (e quindi non di rossobruni si tratta, per cui il thread di Raymondino è al solito fuori contesto) agli anarchici milanesi e romani (nella fattispecie il gruppuscolo di Valpreda). Una bombetta innocua posata da Valpreda ed un raddoppio devastante posato da un fascista. Tutto può essere ma le prove mancano totalmente e le tesi di Cucchiarelli non sono suffragate da nessuna prova. C'è anche da aggiungere che il gruppo di Freda non era propriamente da inserire in Ordine Nuovo e nemmeno nei gruppi nazimaoisti essendo Freda un caso a se stante, Freda, infatti era ed è (presumo) nazista a tutto tondo mentre i nazimaoisti erano un altro gruppo per lo più di discendenza thyriartiana. Riguardo a Vangelisti ho già espresso il mio parere a proposito, il tipo prende ad esempio i nazimaoisti di Mutti ed Orsi per paragonarli ai seguaci di Preve. Cazzata immane che solo un sinistro radicaloide terminale come Vangelisti può dire. Preve era un pensatore marxista, Mutti ed Orsi no.
    Ultima modifica di Gianky; 10-08-14 alle 17:07
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  5. #5
    Ghibellino
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    Predefinito Re: Nazimaoisti, infilitrati e provocatori nella storia dei movimenti di sinistra

    News 30.07.2004


    Sottosanti era un FASCISTA dichiarato e non un fantomatico rossobruno.

    PS: l'articolo postato come introduzione del thread non centra nulla coi rossobruni ma è una difesa anarchica rispetto alla tesi di Cucchiarelli che anche gli anarchici posero effettivamente le bombe quel tragico 12 dicembre del 1969. Forse sarebbe il caso di cambiare il titolo del thread stesso.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  6. #6
    Canaglia
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    Predefinito Re: Nazimaoisti, infilitrati e provocatori nella storia dei movimenti di sinistra

    Citazione Originariamente Scritto da Gianky Visualizza Messaggio
    News 30.07.2004


    Sottosanti era un FASCISTA dichiarato e non un fantomatico rossobruno.

    PS: l'articolo postato come introduzione del thread non centra nulla coi rossobruni ma è una difesa anarchica rispetto alla tesi di Cucchiarelli che anche gli anarchici posero effettivamente le bombe quel tragico 12 dicembre del 1969. Forse sarebbe il caso di cambiare il titolo del thread stesso.
    Forse è il caso che ti andassi a nascondere.

  7. #7
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    Predefinito Re: Nazimaoisti, infilitrati e provocatori nella storia dei movimenti di sinistra

    Citazione Originariamente Scritto da Gianky Visualizza Messaggio
    Riguardo a Evangelisti ho già espresso il mio parere a proposito, il tipo prende ad esempio i nazimaoisti di Mutti ed Orsi per paragonarli ai seguaci di Preve. Cazzata immane che solo un sinistro radicaloide terminale come Vangelisti può dire. Preve era un pensatore marxista, Mutti ed Orsi no.
    Infatti. Bisogna però chiedersi se lo faccia in buona fede o se , come penso io, è pagato per calunniare movimenti coraggiosi come CeC.

  8. #8
    Ghibellino
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    Predefinito Re: Nazimaoisti, infilitrati e provocatori nella storia dei movimenti di sinistra

    Citazione Originariamente Scritto da Raymond la Science Visualizza Messaggio
    Forse è il caso che ti andassi a nascondere.
    Rispondere nel merito mai, neh?
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  9. #9
    Ghibellino
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    Predefinito Re: Nazimaoisti, infilitrati e provocatori nella storia dei movimenti di sinistra

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    Infatti. Bisogna però chiedersi se lo faccia in buona fede o se , come penso io, è pagato per calunniare movimenti coraggiosi come CeC.
    Pagato non credo, soffre di quello che chiamasi "complesso da dimensione del pene" e il suo, di pene, è evidentemente piccolino.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  10. #10
    Canaglia
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    Predefinito Re: Nazimaoisti, infilitrati e provocatori nella storia dei movimenti di sinistra

    Citazione Originariamente Scritto da Gianky Visualizza Messaggio
    Rispondere nel merito mai, neh?
    ah ah ah ah sto ancora spettando la tua definizione di nazionalismo zapatista..ah ah ah ah

    Ad uno che si informa leggendo Cucchiarelli cosa dovrei dire?
    Ultima modifica di Josef Scveik; 12-08-14 alle 10:06

 

 
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