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    Rossobruno cattivone
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    Predefinito 8 marzo. Due punti di vista

    8 marzo, primo sciopero generale delle donne: “In piazza contro la violenza e il precariato”. Ma non tutte sono d’accordo

    La mobilitazione è organizzata dalla rete Non una di meno in concomitanza con la Festa della donna. Migliaia di donne dal Piemonte alla Sicilia, da New York a Buenos Aires, scenderanno nelle strade indossando il nero o il fucsia d’ordinanza. Ma non mancano le polemiche: la Cgil non ha aderito a livello nazionale, ma promuoverà iniziative sui singoli luoghi di lavoro. E c'è già chi si lamenta dei disagi
    di Annalisa Dall'Oca | 7 marzo 2017

    Braccia incrociate sul lavoro e a casa per protestare contro ogni forma di violenza di genere, a partire da quella nei confronti delle donne. E’ nata a Bologna ma si è velocemente diffusa oltre i confini nazionali, fino a coinvolgere 40 paesi in tutto il mondo, la giornata di sciopero generale organizzata dalla rete Non una di meno per celebrare l’8 marzo, Festa della donna. Dal Piemonte alla Sicilia, da New York a Buenos Aires, infatti, sono migliaia le donne che, invece di scambiarsi mimose, andare in ufficio o occuparsi di spesa e bucato, parteciperanno alla mobilitazione indossando il nero o il fucsia d’ordinanza, “e che scenderanno in strada con cortei e assemblee – spiega il comitato – per mostrare con forza che la violenza maschile è un a questione strutturale della società e attraversa ogni luogo. Resteremo al sole delle piazze a goderci la primavera a dispetto di chi ci uccide per ‘troppo amore’, di chi, quando siamo vittime di stupro, processa prima le donne e i loro comportamenti, di chi “esporta democrazia” in nostro nome e poi alza muri tra noi e la nostra libertà. Di chi scrive leggi sui nostri corpi, di chi ci lascia morire di obiezione di coscienza, e di chi ci ricatta con le dimissioni in bianco o ci offre stipendi comunque più bassi degli uomini a parità di mansioni”.

    Un’iniziativa che ha già raccolto numerose adesioni a livello nazionale, tra le quali l’associazione Arci, la Casa delle donne per non subire violenza Onlus, i sindacati Usi, Slai, Cobas, la Confederazione dei comitati di base, Usb e la Flc Cgil, ma che non ha mancato di scatenare anche qualche polemica. Da un lato, infatti, c’è chi punta il dito contro sindacati come Cgil e Fiom–Cgil che, a livello nazionale, invece di proclamare lo sciopero generale e unirsi alla rete, hanno scelto la via delle iniziative sui luoghi di lavoro e l’8 marzo porteranno avanti un proprio programma di incontri e dibattiti: “La Cgil invita le proprie strutture – si legge sul sito del sindacato guidato da Susanna Camusso – a partecipare alle iniziative di mobilitazione organizzate a livello territoriale, a farsi promotrici di assemblee nei luoghi di lavoro”. Anche se, a livello locale, diverse Camere del lavoro hanno deciso di appoggiare la serrata, vedi la segreteria dell’Emilia Romagna, quella di Pistoia, o quella provinciale dell’Aquila.

    Dall’altro c’è la questione servizi: dati precisi sulla partecipazione non ce ne sono, tuttavia lo sciopero generale, che si svolgerà lungo tutta la giornata dell’8 marzo, potrebbe causare disagi, ad esempio a scuola, per via degli insegnanti in sciopero, o nei trasporti, e anche tra le donne c’è chi ritiene che “l’astensione femminile dal lavoro non è la maniera giusta di celebrare una simile giornata”.

    Tra le manifestazioni d’assenso e le adesioni alla giornata di lotta, hashag #lottomarzo, non mancano quindi i commenti negativi. Ad esempio sui social network. “Otto marzo super sciopero contro la violenza di genere. E per protestare fate ulteriore violenza a chi non saprà come recarsi al lavoro? Chapeau”. “Lo sciopero dell’8 marzo deve essere una di quelle manifestazioni tipo gay pride. Ma io non sono una minoranza, sono un genere”. O ancora, “non colgo il nesso sciopero mezzi – protesta contro la violenza di genere”.

    A rispondere al dissenso, però, sono altrettante voci provenienti dalle istituzioni, dalle associazioni e dalla società civile nazionale: “Nel lavoro le donne costituiscono la quota maggiore della disoccupazione, escono più difficilmente dalla precarietà, guadagnano meno, subiscono ricatti sessuali. In famiglia hanno il carico maggiore del lavoro di cura, di cui non viene riconosciuto neanche il valore economico, mentre è sempre più raro che emerga nel dibattito politico una voce femminile autorevole. Per questo abbiamo aderito allo sciopero globale delle donne – spiegano gli assessori alle Pari opportunità, alla Cultura e alle Politiche sociali dell’Aquila, Emanuela Iorio, Elisabetta Leone e Emanuela Di Giovambattista – invitiamo le cittadine aquilane, lavoratrici, studentesse, casalinghe, a partecipare: le invitiamo a rendere visibile la loro assenza dai luoghi in cui vivono perché dal giorno dopo si possa capire meglio il valore della loro presenza”.

    “Se le nostre vite non hanno valore allora ci asteniamo dal lavoro produttivo e riproduttivo”, sottolinea Nicoletta Frabboni del sindacato Cobas, “uno dei punti di questo primo sciopero globale è la piena applicazione della Convenzione di Istanbul, affinché le donne che subiscono violenza abbiano rapidamente accesso alla giustizia, con misure di protezione immediata – spiega Samuela Frigeri, presidente del coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia Romagna – ed è anche per questo che parteciperemo: è il momento per tutti di prendere posizione contro l’oppressione sociale, economica e istituzionale delle donne, e in difesa dei loro diritti fondamentali”.

    di Annalisa Dall'Oca | 7 marzo 2017

    8 marzo, primo sciopero generale delle donne: "In piazza contro la violenza e il precariato". Ma non tutte sono d'accordo - Il Fatto Quotidiano
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  2. #2
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    Predefinito Re: 8 marzo. Due punti di vista

    La farsa dell’8 marzo
    di Fabrizio Marchi


    Da molto tempo la festa dell’8 marzo è diventata come il Natale (anzi, peggio), ricorrenza religiosa ridotta per lo più a kermesse consumistica. La sola differenza fra le due consiste nel fatto che a Natale si compra il panettone mentre l’8 marzo si comprano le mimose. Altro non c’è.

    Anzi c’è. Il 25 dicembre di duemilasedici anni fa pare che sia nato Gesù Cristo ma non ne siamo sicuri. Mentre, e a quanto pare ormai ne siamo certi, per lo meno stando alle ricerche di due storiche femministe, Tilde Capomazza e Marisa Ombra (a cui tributiamo onore e rispetto perché non è da tutti/e un simile tasso di onestà intellettuale) che hanno scritto un libro dal titolo “Storie, miti e riti della giornata internazionale della donna” (nuova edizione Jacobelli), sembra proprio che la ricorrenza dell’8 marzo, data scelta per la Festa internazionale della Donna, sia stata costruita su una bufala, su un falso storico.

    Infatti, pare proprio che il famoso incendio della filanda di Chicago dell’8 marzo 1908 in cui sarebbero rimaste uccise 129 operaie non sia mai accaduto. Non solo, spiega la Capomazza, “ a fissare il giorno delle donne all’8 marzo, fu la Conferenza internazionale delle donne comuniste nel 1921 “per ricordare una manifestazione di donne con cui si era avviata la prima fase della rivoluzione russa“. La ricercatrice è ancora più netta (cito testualmente):” Niente da fare, quell’ incendio non esiste, non c’ è cronaca che lo registri. Possiamo ormai rispondere con certezza, non sono che montaggi, attribuzioni sbagliate, leggerezze di militanti troppo entusiaste. L’ 8 marzo in realtà non è che un’ invenzione. Insomma un “innocente imbroglio”.

    Prosegue la Capomazza:“… Simone non ricordava, ma cercò e trovò quel libro. Mancò poco che non svenissi. Titolo ‘La journée internationale des femmes. La clef des énigmes, la verité historique’. Autrice Renée Coté , canadese del Quebèc, quindi di lingua francese. Era un libro farraginoso, ma ricco di riproduzioni, di citazioni, di appunti relativi alla confusa storia della Giornata, tutta interna al Movimento socialista internazionale e successivamente alla Internazionale comunista. Fu lì che scoprimmo che di incendio non si parlava affatto, ma decisiva fu la lettura degli atti della Conferenza internazionale delle donne socialiste a Copenaghen 1910 dove di Gdd si parlò ma non di incendi… La giornata, dopo vari tentativi fatti da Clara Zetkin fu poi approvata a Mosca nel 1921, definita giornata dell’operaia, e ispirata alla rivolta delle donne di Pietrogrado contro lo zarismo avvenuta il 23 febbraio 1917 ( corrispondente nel nostro calendario gregoriano all’8 marzo)“. E ancora:”Non resta che rivolgerci a Clara Zetkin – annotano stupefatte Capomazza e Ombra – consultiamo il testo della mozione, un testo che comparve sull’ organo di stampa delle socialiste tedesche il 29 agosto del 1910. Dell’ 8 marzo non c’ è traccia. Per di più quella risoluzione che la Zetkin pubblicò generosamente sul suo periodico non fu mai votata da nessuna Conferenza socialista. Sembra anzi che l’ ipotesi di una giornata delle donne non piacesse affatto ai suoi compagni di partito che la giudicarono un’ inaccettabile commistione con la borghesia internazionale”.

    Lasciamo parlare le due coerenti e oneste (come poche/i) ricercatrici femministe intervistate dal quotidiano “La Repubblica” (che certo non può essere accusato di antifemminismo…):

    Il giallo 8 marzo, ma quella data è un falso

    La verità sull’8 marzo

    Ma il punto non è tanto questo. Anche qualora il famoso incendio non fosse mai avvenuto (cosa di cui le ricercatrici, non sospette di simpatie maschiliste, sembrano essere certe) la questione, per quanto ci riguarda, non cambierebbe di una virgola: saremmo e siamo comunque solidali, a prescindere, con tutte quelle donne cadute (o sfruttate) sul lavoro in ogni angolo del mondo.

    Il punto vero è un altro. E cioè che a morire sul lavoro in ogni angolo del pianeta (anche nel mondo islamico) sono, da sempre, pressoché solo e soltanto uomini, e poveri, perché non si sono mai visti banchieri, industriali, baroni o baronesse, burocrati, notai, cardinali o divi del cinema o della televisione, uomini o donne che fossero, finire schiacciati sotto una pressa o precipitare dal ponteggio di un cantiere edile. Solo in Italia gli uomini caduti sul lavoro sono circa il 97% del totale (dati Inail che tutti possono verificare), il rimanente 3% è composto di donne che muore per lo più in itinere, mentre si reca sul posto di lavoro, cioè per incidente stradale. Le percentuali sono più o meno le stesse nel resto del mondo (verificare per credere). Una tragedia di classe e di genere tutta o quasi al maschile. E’ un fatto, che tutti/e possono verificare. Avrà pure un significato, o è una semplice coincidenza? Sia chiaro, non vogliamo certo alimentare una guerra fra poveri né tanto meno fra i sessi (quella la fa il femminismo), ce ne guardiamo bene; si tratta solo di ristabilire la verità (dei fatti) al fine di una corretta e lucida (e non ideologica) interpretazione della realtà.

    E invece il femminismo (che non deve assolutamente essere confuso con quelle donne comuniste che indissero quella data come “Giornata dell’Operaia”, come abbiamo documentato) ha scelto il tema della tragedia della morte sul lavoro, per celebrare la festa della donna (o la “sua” festa?…). Sembra quasi una beffa. Forse è una beffa.

    Si poteva indire una festa per ricordare tutte le donne morte per aborto clandestino, ad esempio. Sarebbe stato molto più onesto e coerente e nessuno (di certo non noi…) avrebbe avuto nulla da eccepire, anzi. Oppure, che so, tutte le donne morte per infibulazione, peraltro praticata esclusivamente da donne su altre donne (e non ci venissero a raccontare che si tratta di donne che agiscono in quel modo perché hanno interiorizzato la cultura maschilista e patriarcale e che non hanno alcuna responsabilità per i loro atti e per tutto ciò che di brutto accade nel mondo, perché ciò significherebbe considerarle delle minus habens, e noi non ci prestiamo a un’ operazione così ipocrita e falsa).

    E invece che si fa? Si prende un dramma che da sempre è tutto maschile (e di classe) e lo si sceglie simbolicamente per celebrare le donne. E’ quanto meno contraddittorio per non dire beffardo. E’ un po’ come se si fosse scelto il monumento al milite ignoto, ai milioni e milioni di uomini crepati come bestie nella merda e nel sangue delle trincee, per celebrare la festa della donna…

    La mia opinione è che quando e se metteremo la parola fine a questa ridicola e soprattutto sessista e interclassista (del tutto funzionale al sistema dominante) guerra fra i sessi scatenata dal femminismo vecchio e nuovo contro il genere maschile, a prescindere, non sarà mai troppo tardi. Avremo sicuramente fatto un fondamentale passo in avanti verso la costruzione di un nuovo soggetto sociale e politico antagonista e alternativo all’attuale sistema capitalista.

    E domani, come sempre, come ogni anno, secondo copione, tutti a mangiare il panettone… chiedo scusa, a regalare mimose…

    Fonte: La farsa dell'8 marzo - l'interferenza

    La farsa dell?8 marzo - Uomini Beta
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    Predefinito Re: 8 marzo. Due punti di vista

    Chi riceve una mano vorrà il braccio, esattamente come fanno donne e aspiranti profughi, per ogni privilegio loro consentito capiscono che possono averne ancora, ancora, ancora... l'uguaglianza di genere è solo una strumentazione, vedasi il governo nazifemminista nelle nuova svezia

  4. #4
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    Predefinito Re: 8 marzo. Due punti di vista

    Citazione Originariamente Scritto da UnizoO Visualizza Messaggio
    Chi riceve una mano vorrà il braccio, esattamente come fanno donne e aspiranti profughi, per ogni privilegio loro consentito capiscono che possono averne ancora, ancora, ancora... l'uguaglianza di genere è solo una strumentazione, vedasi il governo nazifemminista nelle nuova svezia
    L'uguaglianza di donne e uomini di fronte alla legge è un principio che come socialisti accettiamo. Il nazi-femminismo misandrico e rancoroso, utile a chi ci governa, è altra cosa.
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    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    L'uguaglianza di donne e uomini di fronte alla legge è un principio che come socialisti accettiamo. Il nazi-femminismo misandrico e rancoroso, utile a chi ci governa, è altra cosa.
    Come hai visto il passo è breve, bastano pure poche misandriche psicotiche o qualche psedo-star per aizzare gruppi di fancazziste frustrate e opportuniste, ommettendo le scomode verità e concentrandosi su pochi dettagli di comodo

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    Predefinito Re: 8 marzo. Due punti di vista

    Citazione Originariamente Scritto da UnizoO Visualizza Messaggio
    Come hai visto il passo è breve, bastano pure poche misandriche psicotiche o qualche psedo-star per aizzare gruppi di fancazziste frustrate e opportuniste, ommettendo le scomode verità e concentrandosi su pochi dettagli di comodo
    Ritengo che l'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (al di là del sesso, del credo religioso ecc...) sia un punto fermo per ogni anti-capitalista e socialista che si rispetti. Ripeto che queste nazi-femministe rancorose, quelle che praticano lo "sciopero di gggggenere" o che scrivono sui muri "un uomo morto non stupra", sono delle sessiste manovrate dai grandi capitali per a) colpire il maschio neoproletario b) distogliere l'attenzione dalle tematiche sociali e di classe c) promuovere la disgregazione dell'istituto familiare. Un tempo certamente funzionale ai disegni dei potenti, oggi percepito dagli stessi come uno degli ultimi bastioni comunitari dei quali sbarazzarsi. Se vuoi scrivere che le donne sono tutte "zoccole", libero di farlo. Ma per queste cose c'è il Fondoscala.
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  7. #7
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    Predefinito Re: 8 marzo. Due punti di vista

    Citazione Originariamente Scritto da UnizoO Visualizza Messaggio
    Come hai visto il passo è breve, bastano pure poche misandriche psicotiche o qualche psedo-star per aizzare gruppi di fancazziste frustrate e opportuniste, ommettendo le scomode verità e concentrandosi su pochi dettagli di comodo
    Tutto quello che vuoi, e ti dò ragione, sono assolutamente soggetti deleteri, oserei quasi dire "da abbattere"...
    ma non si può assolutamente considerare questi rifiuti come la maggioranza delle donne, e fare di tutta l'erba un fascio.
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
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  8. #8
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    Predefinito Re: 8 marzo. Due punti di vista

    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
    Tutto quello che vuoi, e ti dò ragione, sono assolutamente soggetti deleteri, oserei quasi dire "da abbattere"...
    ma non si può assolutamente considerare questi rifiuti come la maggioranza delle donne, e fare di tutta l'erba un fascio.
    Perfetto ed esauriente. Poi, ripeto, se qualcuno vuole parlare del carattere delle donne (sante, puttane, neutre o altro) ci sono altri forum di discussione.
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  9. #9
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    Predefinito Re: 8 marzo. Due punti di vista

    Da libertario accetto aspetti emancipazionisti, ma non sono progressista e quindi certe deviazioni moderne non penso vadano bene. Leggevo della manifestazione sotto al Pirellone, dove hanno alzato le gonne? Cioè queste cose che senso hanno? Oggi, si tenta di sensibilizzare attraverso azioni patetiche

  10. #10
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: 8 marzo. Due punti di vista

    Citazione Originariamente Scritto da Dean M. Visualizza Messaggio
    Da libertario accetto aspetti emancipazionisti, ma non sono progressista e quindi certe deviazioni moderne non penso vadano bene. Leggevo della manifestazione sotto al Pirellone, dove hanno alzato le gonne? Cioè queste cose che senso hanno? Oggi, si tenta di sensibilizzare attraverso azioni patetiche
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