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    Predefinito La casta regionale non si tocca!

    Il 28 Luglio scorso il Consiglio Regionale del Friuli – Venezia Giulia ha scritto una delle pagine più brutte della politica locale.
    Col supporto di tre relazioni di parte (commissionate dai partiti e pagate da noi contribuenti), senza nessun approfondimento (che a nostro parere avrebbe richiesto qualche mese di riflessioni) e con soli 50 minuti di dibattito in aula (un vero record!) il gotha della politica regionale ha cassato i quattro quesiti referendari che anche noi del Front Furlan avevamo sostenuto per cancellare vitalizi e privilegi dei Consiglieri.
    L’ autodifesa corporativa e l’ istinto di conservazione della casta hanno prevalso sulle quattro proposte di referendum che rappresentano quanto oggi ogni cittadino contribuente pensa e reclama, in questo periodo di crisi economica ed occupazionale in cui vengono imposti sacrifici a tutti.
    La politica, non quella alta e distante di Roma, ma quella a noi vicina dei Consiglieri che noi stessi abbiamo scelto scrivendo sulla scheda il loro nome, si è dimostrata ottusa, distante e nemica dell’ elettore. La bocciatura dei referendum è stata nascosta dietro ai tecnicismi, senza nemmeno tentare un alibi o il corner di una proposta di legge che potesse emendare quanto chiesto dai comitati.
    Qui sta la cruda realtà dei fatti: la sovranità del popolo bue esiste solo per i 5 minuti in cui è chiamato ad esprimersi nel segreto dell’ urna; poi subentra la delega in bianco che da 60 anni legittima la dittatura partitocratrica. Sì, dittatura, avete letto bene, perché impone norme e tasse agli altri salvaguardando ed esentando da obblighi i propri interessi particolari.
    I nostri “piccoli onorevoli” si sono blindati i privilegi inserendoli nelle leggi di bilancio che in questa specie di repubblica delle banane sono gli unici provvedimenti non assoggettabili a referendum. E noi contribuenti tartassati rimaniamo gli unici cornuti e mazziati.
    Non abbiamo nessun mezzo con cui controllare o limitare i comportamenti i nostri politici. Non possiamo in nessun modo incidere sulle leggi di bilancio per cui loro possono liberamente spendere e spandere in nome nostro.
    Nelle democrazie più avanzate (leggasi Svizzera e U.S.A.) il cittadino contribuente può tramite referendum perfino ridurre o cancellare le tasse che gli vengono imposte. Così come è libero con gli stessi strumenti di autotassarsi per raggiungere le finalità che la sua comunità si è prefissa.
    I rilevamenti effettuati nelle organizzazioni amministrative che adottano queste forme di democrazia diretta hanno dimostrato che dove il cittadino è chiamato ed è coinvolto nelle scelte il livello di spesa pubblica e di tassazione è notevolmente inferiore alle altre realtà.
    Il Front Furlan, dalla sua fondazione, continua a proporre la strada della partecipazione diretta dei cittadini attraverso la realizzazione di quattro semplici punti programmatici all’ interno della politica regionale:
    - istituzione dei referendum propositivi da affiancare a quelli abrogativi
    - introduzione della verifica di metà mandato per il consiglio regionale e dell’ istituto della revoca del mandato
    - ripristino della figura dell’ difensore civico eletto direttamente dai cittadini
    - separazione dell’ elezione e delle funzioni legislative ed esecutive per consiglio e giunta regionale.
    Questa è l’ unica soluzione per uscire dalla attuale situazione di impasse etico ed istituzionale che sta portando il Friuli alla paralisi oggi ed al collasso domani.

    di seguito il resoconto del "Messaggero Veneto" del 29.07.2010:

    Vitalizi, il Consiglio boccia i referendum

    Non solo un blitz, piuttosto uno scatto da centometrista che vale la medaglia d’oro. Ieri mattina l’Ufficio di presidenza del Consiglio ha affatto appena in tempo a non raggiungere l’unanimità sull’ammissibilità dei referendum per abrogare vitalizi e buonuscite di consiglieri e assessori, che già il pomeriggio la decisione è arrivata in Aula. Dove, in 50 minuti scarsi, l’assemblea ha bocciato la richiesta del Comitato promotori del referendum. Come nelle previsioni, ieri mattina l’Ufficio di presidenza, guidato da Edourad Ballaman (Lega), ha eseguito il primo esame sulla richiesta senza raggiungere l’unanimità: Ballaman, Annamaria Menosso (Pd), Maurizio Salvador (Udc), Franco Brussa (Pd), Antonio Pedicini (Pdl) e Piero Tononi (Pdl) contrari, Roberto Antonaz (Rc) favorevole. Alle 13.05 Ballaman ha annunciato l’esito in Aula per spiegare che la decisione sarebbe approdata in Consiglio nel pomeriggio, prima seduta utile, come da regolamento. È alle 17.10 che i consiglieri cominciano la discussione con i capigruppo Daniele Galasso (Pdl), Danilo Narduzzi (Lega), Edoardo Sasco (Udc), Roberto Asquini (Misto) e Gianfranco Moretton (Pd) pronti a depositare quattro ordini del giorno, uno per ciascun quesito referendario, per spiegare l’inammissibilità della richiesta, basata sull’analisi giuridica dell’ufficio legislativo del Consiglio, ma anche sul parere dei super-esperti Piero Alberto Capotosti, consultato dal Pd, e Mario Bertolissi, dal Pdl. Un altro ordine del giorno, invece, presentato da Antonaz, Igor Kocijancic e Stefano Pustetto (Rc-Sa), chiede l’abrogazione dell’attuale norma sui vitalizi per ideare una legge nuova, ma anche la modifica della legge regionale sui referendum affidando a un soggetto terzo la decisione sull’ammissibilità dei quesiti. Nulla da fare, tra applausi, ironie e sfottò, passa l’inammissibilità del referendum con i voti contrari di tre quarti di Rc-Sa, Antonaz e Kocijancic, Alessandro Corazza ed Enio Agnola (Idv), Piero Colussi e Stefano Alunni Barbarossa (Cittadini), ma anche con un “pezzetto” del Pd, il voto di Paolo Menis. Diversi gli attacchi ad Antonaz, da centrosinistra e centrodestra, che ha parlato di decisioni politiche pesanti mascherate da ragioni tecniche e di pagina poco edificante che i cittadini non dimenticheranno facilmente. «Quando è stato nominato consigliere – gli ha risposto Galasso – da dipendente pubblico (insegnante) Antonaz poteva scegliere quale stipendio avere e ha scelto quello da consigliere regionale. Oggi ci fa la morale, ma perché non ha optato per lo stipendio da insegnante piuttosto di quelli che chiama privilegi della casta?». Respinta la richiesta, ora il comitato promotore farà ricorso al tribunale amministrativo regionale (Tar) del Fvg. «È stata una forzatura sconcertante – attacca Gianni Ortis, coordinatore del comitato –, il primo giorno utile è diventato dalla mattina al pomeriggio. Ma utile per chi? Non certo perché i consiglieri si informassero». Sede Fvg a Bruxelles. Scritto dalla Lega, l’emendamento per ridimensionare personale e costi della sede in Belgio approderà in Aula oggi e, come da accordo nel centrodestra, verrà approvato. Personale. Oggi ci sarà anche il via libera alla “leggina” sul personale, quella che, per esempio, consente di “spacchettare” gli assessorati. Resta però da definire il taglio delle posizioni organizzative e la creazione dei vicedirigenti. Ieri i sindacati del comparto unico regionale hanno manifestato davanti al Consiglio per un contratto che ancora non c’è. Centrodestra e centrosinistra hanno assicurato che oggi in Aula l’argomento verrà trattato e risolto.

    Fronte Friulano

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    Predefinito Rif: La casta regionale non si tocca!

    Citazione Originariamente Scritto da Furlan Visualizza Messaggio
    Il 28 Luglio scorso il Consiglio Regionale del Friuli – Venezia Giulia ha scritto una delle pagine più brutte della politica locale.
    Col supporto di tre relazioni di parte (commissionate dai partiti e pagate da noi contribuenti), senza nessun approfondimento (che a nostro parere avrebbe richiesto qualche mese di riflessioni) e con soli 50 minuti di dibattito in aula (un vero record!) il gotha della politica regionale ha cassato i quattro quesiti referendari che anche noi del Front Furlan avevamo sostenuto per cancellare vitalizi e privilegi dei Consiglieri.
    L’ autodifesa corporativa e l’ istinto di conservazione della casta hanno prevalso sulle quattro proposte di referendum che rappresentano quanto oggi ogni cittadino contribuente pensa e reclama, in questo periodo di crisi economica ed occupazionale in cui vengono imposti sacrifici a tutti.
    La politica, non quella alta e distante di Roma, ma quella a noi vicina dei Consiglieri che noi stessi abbiamo scelto scrivendo sulla scheda il loro nome, si è dimostrata ottusa, distante e nemica dell’ elettore. La bocciatura dei referendum è stata nascosta dietro ai tecnicismi, senza nemmeno tentare un alibi o il corner di una proposta di legge che potesse emendare quanto chiesto dai comitati.
    Qui sta la cruda realtà dei fatti: la sovranità del popolo bue esiste solo per i 5 minuti in cui è chiamato ad esprimersi nel segreto dell’ urna; poi subentra la delega in bianco che da 60 anni legittima la dittatura partitocratrica. Sì, dittatura, avete letto bene, perché impone norme e tasse agli altri salvaguardando ed esentando da obblighi i propri interessi particolari.
    I nostri “piccoli onorevoli” si sono blindati i privilegi inserendoli nelle leggi di bilancio che in questa specie di repubblica delle banane sono gli unici provvedimenti non assoggettabili a referendum. E noi contribuenti tartassati rimaniamo gli unici cornuti e mazziati.
    Non abbiamo nessun mezzo con cui controllare o limitare i comportamenti i nostri politici. Non possiamo in nessun modo incidere sulle leggi di bilancio per cui loro possono liberamente spendere e spandere in nome nostro.
    Nelle democrazie più avanzate (leggasi Svizzera e U.S.A.) il cittadino contribuente può tramite referendum perfino ridurre o cancellare le tasse che gli vengono imposte. Così come è libero con gli stessi strumenti di autotassarsi per raggiungere le finalità che la sua comunità si è prefissa.
    I rilevamenti effettuati nelle organizzazioni amministrative che adottano queste forme di democrazia diretta hanno dimostrato che dove il cittadino è chiamato ed è coinvolto nelle scelte il livello di spesa pubblica e di tassazione è notevolmente inferiore alle altre realtà.
    Il Front Furlan, dalla sua fondazione, continua a proporre la strada della partecipazione diretta dei cittadini attraverso la realizzazione di quattro semplici punti programmatici all’ interno della politica regionale:
    - istituzione dei referendum propositivi da affiancare a quelli abrogativi
    - introduzione della verifica di metà mandato per il consiglio regionale e dell’ istituto della revoca del mandato
    - ripristino della figura dell’ difensore civico eletto direttamente dai cittadini
    - separazione dell’ elezione e delle funzioni legislative ed esecutive per consiglio e giunta regionale.
    Questa è l’ unica soluzione per uscire dalla attuale situazione di impasse etico ed istituzionale che sta portando il Friuli alla paralisi oggi ed al collasso domani.

    di seguito il resoconto del "Messaggero Veneto" del 29.07.2010:

    Vitalizi, il Consiglio boccia i referendum

    Non solo un blitz, piuttosto uno scatto da centometrista che vale la medaglia d’oro. Ieri mattina l’Ufficio di presidenza del Consiglio ha affatto appena in tempo a non raggiungere l’unanimità sull’ammissibilità dei referendum per abrogare vitalizi e buonuscite di consiglieri e assessori, che già il pomeriggio la decisione è arrivata in Aula. Dove, in 50 minuti scarsi, l’assemblea ha bocciato la richiesta del Comitato promotori del referendum. Come nelle previsioni, ieri mattina l’Ufficio di presidenza, guidato da Edourad Ballaman (Lega), ha eseguito il primo esame sulla richiesta senza raggiungere l’unanimità: Ballaman, Annamaria Menosso (Pd), Maurizio Salvador (Udc), Franco Brussa (Pd), Antonio Pedicini (Pdl) e Piero Tononi (Pdl) contrari, Roberto Antonaz (Rc) favorevole. Alle 13.05 Ballaman ha annunciato l’esito in Aula per spiegare che la decisione sarebbe approdata in Consiglio nel pomeriggio, prima seduta utile, come da regolamento. È alle 17.10 che i consiglieri cominciano la discussione con i capigruppo Daniele Galasso (Pdl), Danilo Narduzzi (Lega), Edoardo Sasco (Udc), Roberto Asquini (Misto) e Gianfranco Moretton (Pd) pronti a depositare quattro ordini del giorno, uno per ciascun quesito referendario, per spiegare l’inammissibilità della richiesta, basata sull’analisi giuridica dell’ufficio legislativo del Consiglio, ma anche sul parere dei super-esperti Piero Alberto Capotosti, consultato dal Pd, e Mario Bertolissi, dal Pdl. Un altro ordine del giorno, invece, presentato da Antonaz, Igor Kocijancic e Stefano Pustetto (Rc-Sa), chiede l’abrogazione dell’attuale norma sui vitalizi per ideare una legge nuova, ma anche la modifica della legge regionale sui referendum affidando a un soggetto terzo la decisione sull’ammissibilità dei quesiti. Nulla da fare, tra applausi, ironie e sfottò, passa l’inammissibilità del referendum con i voti contrari di tre quarti di Rc-Sa, Antonaz e Kocijancic, Alessandro Corazza ed Enio Agnola (Idv), Piero Colussi e Stefano Alunni Barbarossa (Cittadini), ma anche con un “pezzetto” del Pd, il voto di Paolo Menis. Diversi gli attacchi ad Antonaz, da centrosinistra e centrodestra, che ha parlato di decisioni politiche pesanti mascherate da ragioni tecniche e di pagina poco edificante che i cittadini non dimenticheranno facilmente. «Quando è stato nominato consigliere – gli ha risposto Galasso – da dipendente pubblico (insegnante) Antonaz poteva scegliere quale stipendio avere e ha scelto quello da consigliere regionale. Oggi ci fa la morale, ma perché non ha optato per lo stipendio da insegnante piuttosto di quelli che chiama privilegi della casta?». Respinta la richiesta, ora il comitato promotore farà ricorso al tribunale amministrativo regionale (Tar) del Fvg. «È stata una forzatura sconcertante – attacca Gianni Ortis, coordinatore del comitato –, il primo giorno utile è diventato dalla mattina al pomeriggio. Ma utile per chi? Non certo perché i consiglieri si informassero». Sede Fvg a Bruxelles. Scritto dalla Lega, l’emendamento per ridimensionare personale e costi della sede in Belgio approderà in Aula oggi e, come da accordo nel centrodestra, verrà approvato. Personale. Oggi ci sarà anche il via libera alla “leggina” sul personale, quella che, per esempio, consente di “spacchettare” gli assessorati. Resta però da definire il taglio delle posizioni organizzative e la creazione dei vicedirigenti. Ieri i sindacati del comparto unico regionale hanno manifestato davanti al Consiglio per un contratto che ancora non c’è. Centrodestra e centrosinistra hanno assicurato che oggi in Aula l’argomento verrà trattato e risolto.

    Fronte Friulano
    si, una vergogna, come il prg triestino

  3. #3
    phasing out
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    Predefinito Rif: La casta regionale non si tocca!

    Bell'articolo. Lo posterò ovunque posso.

    Perché preferite parlare di referendum "propositivi" anziché deliberativi?
    L'occasione fa l'uomo italiano

  4. #4
    independent
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    Predefinito Rif: La casta regionale non si tocca!

    Citazione Originariamente Scritto da semipadano Visualizza Messaggio
    Bell'articolo. Lo posterò ovunque posso.

    Perché preferite parlare di referendum "propositivi" anziché deliberativi?
    E' più comprensibile per i non addetti. La sostanza per noi però è quella deliberativa

 

 

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