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    Predefinito Comune di Bagheria il pentito di Cosa Nostra:“Il sindaco del M5s è inavvicinabile”.

    La deposizione al processo Panta Rei di Pasquale Di Salvo, un ex poliziotto che ha fatto anche da scorta al giudice Giovanni Falcone, poi diventato imprenditore mafioso: "Con l’arrivo di Patrizio Cinque la situazione era cambiata. Io avevo da riscuotere un credito lecito nei confronti del comune, neanche quello fu possibile recuperare"

    Il sindaco pentastellato era inavvicinabile e per questo motivo Cosa nostra non si era più interessata degli appalti del comune. Succede a Bagheria, dove dal 2014 il primo cittadino è Patrizio Cinque del Movimento 5 Stelle. A rivelarlo – come riporta Repubblica – è uno degli ultimi collaboratori di giustizia di Cosa nostra: Pasquale Di Salvo, un ex poliziotto che ha fatto anche da scorta al giudice Giovanni Falcone, poi diventato imprenditore mafioso.

    “Il sindaco grillino di Bagheria era inavvicinabile, per questa ragione la famiglia mafiosa aveva deciso di non occuparsi più di appalti al comune”, ha raccontato il pentito, deponendo al processo Panta Rei, che si svolge in trasferta a Milano. Interrogato dai pm Caterina Malagoli e Francesca Mazzocco, Di Salvo ha parlato dell’interesse di Cosa nostra per i lavori banditi dal comune in provincia di Palermo. “Ma negli anni scorsi – ha aggiunto – Con l’arrivo di Patrizio Cinque la situazione era cambiata, perché era davvero inavvicinabile. Io avevo da riscuotere un credito lecito nei confronti del comune, neanche quello fu possibile recuperare”.

    Di Salvo è stato arrestato nel dicembre del 2015 insieme ad altre 37 persone, ritenute appartenenti ai clan mafiosi di Palermo e Bagheria. Dopo Di Salvo è toccato ad un altro degli ultimi pentiti di Cosa nostra deporre nel processo palermitano in trasferta a Milano e cioè Giuseppe Tantillo. L’ex esponente dei clan di Borgo Vecchio ha raccontato di aver dovuto rimproverare alcuni ultras del Palermo calcio provenienti dal suo stesso quartiere. Il motivo? “Si comportavano male sugli spalti con le tifoserie di altri quartieri”, ha raccontato.


    Bagheria, il pentito: "Il sindaco del M5s è inavvicinabile". E Cosa nostra rinuncia agli appalti del comune - Il Fatto Quotidiano

    La conferma che la vera lotta alla mafia si possa fare solo ripulendo le istituzioni del marciume partitocratico, restituendo il governo alla cittadinanza attiva ed onesta.
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    Predefinito Re: Bagheria, il pentito di Cosa Nostra: “Il sindaco del M5s è inavvicinabile”.

    Se l'antimafia si facesse con i fatti e non con le passerelle e i finti annunci, per Cosa nostra, forse. sarebbe veramente l'inizio della fine. E i fatti al Comune di Bagheria, da quando si è insediato Patrizio Cinque, si fanno, eccome. I primi ad accorgersene sono stati proprio i boss, che preferiscono stare alla larga dal Comune del Palermitano. Da quelle parti, con quel sindaco tutto d'un pezzo, non si sarebbe infatti cavato un ragno dal buco. Da qui la decisione dei boss di girare i tacchi e rinunciare agli appalti col Comune. È quello che, in soldoni, ha rivelato ai magistrati il pentito Pasquale Di Salvo, nel corso del processo “Panta Rei”.

    Di Salvo ha raccontato degli affari che in passato avrebbe fatto col Comune nel settore dei rifiuti. Dopo l'arrivo di Cinque la situazione sarebbe totalmente cambiata: il nuovo sindaco si è rivelato talmente inavvicinabile da certi personaggi, a tal punto che Di Salvo - è stato lui stesso a raccontarlo - non avrebbe potuto nemmeno riscuotere un credito vantato con l'amministrazione. La lotta alla mafia e al malaffare a Bagheria, da quando governa il M5S, è pane quotidiano. Proprio nei giorni scorsi il sindaco ha denunciato una strana concessione edilizia data dal Comune di Bagheria alla casa di un boss mafioso, costruita in zona di inedificabilità assoluta, a 150 metri dal mare.

    Notizie del genere, , dovrebbero trovare posto nelle scalette dei tg, e ampio spazio in tutti i quotidiani, ma, si sa, i media sono troppo impegnati col Campidoglio per potersene accorgere.

 

 

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