ASCA) - Roma, 30 lug - ''Israele minaccia di lasciare senz'acqua la basilica del Santo Sepolcro''. Lo scrive l'agenzia online AsiaNews, ricordando che ''per quasi un secolo i diversi governi della Terrasanta hanno fornito gratis acqua alla basilica e ai pellegrini, come segno di cortesia'' ma ''ora il Municipio di Gerusalemme vuol far pagare l'acqua anche per il passato''. La decisione e' stata accolto con ''perplessita' e preoccupazione nelle Chiese di Gerusalemme''. La notizia, spiega l'agenzia, arriva ''da fonti della Basilica, che pero' preferiscono non essere individuate perche' si spera sempre che le autorita' cittadine si ravvedano''. ''Fatto curioso - nota ancora AsiaNews - e' che le domande di pagamento vengono indirizzate ad un ente inesistente, 'la chiesa del Santo Sepolcro'. Una tale amministrazione non esiste, visto che l'antica Basilica e' retta dal peculiare regime giuridico internazionalmente riconosciuto, detto dello 'Statu quo'. Lo 'Statu quo' vuol dire che spazi, tempi, e funzioni vengono ripartiti tra la Chiesa Cattolica, rappresentata dalla francescana Custodia di Terra Santa e diversi gruppi di monaci non cattolici, greci e armeni anzitutto, ma anche, in minor misura, copti, etiopi e siri ortodossi''.
Uno studioso dei rapporti Chiesa-Stato in Terra Santa, raggiunto da AsiaNews, afferma che ''la domanda di pagare per il passato e' palesemente infondata, perche' si trattava di una scelta politica consapevole e coerente di tutti gli Stati che si son succeduti a Gerusalemme, sia de iure che de facto, di offrire questa cortesia a chi officia e a chi visita la Basilica del Santo Sepolcro di Nostro Signore Gesu' Cristo''. ''Quanto al futuro - prosegue -, nessuno nega che l'acqua corrente possa essere vista come un 'bene di consumo' per il quale si dovrebbe sempre e comunque pagare un giusto prezzo. Comunque, perche' cio' possa essere applicato al complesso del Santo Sepolcro, devono avvenire prima precisi accordi tra i diversi utenti quanto alla ripartizione del prezzo per l'acqua fornita agli spazi comuni, e poi si dovranno istallare impianti distinti con i rispettivi contatori per permettere di esigere da ciascuno dei gruppi di monaci il pagamento relativo al proprio consumo. Di fatto si tratterebbe di un'operazione giuridica e tecnica abbastanza complessa, che puo' essere affrontata solo di comune accordo e non a suon di raffiche di avvertimenti perentori, indirizzati a nessuno in particolare''.
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Agenzia di stampa Asca S.p.A.




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