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Discussione: Mamme di Egalia .

  1. #1
    Realismo Spietato
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    Predefinito Un pomeriggio qualunque (ad Egalia)

    Un pomeriggio qualunque - Mio Figlio in Rosa

    Ieri, come ogni mese, avevamo il controllo dell’apparecchio dal dentista. Prima di andare L. aveva fame e dopo una lunga ricerca di un parcheggio finalmente ne troviamo uno proprio vicino a una salumeria. Entriamo per farci fare un pezzo di schiacciata col salame. Ogni volta che entro da qualunque parte il mio pensiero è sempre ‘speriamo non chiedano il nome a L.’ E anche ieri non è stato differente. Il salumiere inizia subito a dire a L. che bella bambina fosse, che bei capelli, come fosse grande per la sua età…. Io e L. ci guardavamo e senza dirci nulla sapevamo già l’altro cosa pensava. Dieci lunghissimi minuti con le dita incrociate sperando che quel signore non chiedesse il nome. L. rispondeva a tutto educatamente e col sorriso. Una volta fuori, e col mal di testa dalla tensione – almeno io – ci siamo guardati e insieme abbiamo detto: ‘che fatica!’ A quel punto gli ho chiesto chiaramente quanta ansia gli provocassero tutti i giorni queste situazioni e lui mi ha risposto ‘Molta!’ Così io gli ho detto: ‘Senti, che ne dici se da oggi abbreviamo il tuo nome? Così va bene sia da maschio che da femmina e non stiamo più con l’ansia quando qualcuno ti chiede come ti chiami e tu ti vergogni a dirglielo e così non devi poi rispondere a tutte quelle domande: ma perché sei vestito da bambina se sei un maschio… ma perché non ti tagli i capelli sennò sembri una femmina…ecc’ Lui tutto felice ha accettato subito. ‘Ma davvero il mio nome abbreviato potrebbe essere anche da femmina?” Quasi incredulo per aver finalmente trovato una via d’uscita “Certo! Anzi è un bellissimo nome da femmina!” Un enorme sorriso e saltellando si è avviato con me dal dentista. Una volta arrivati ci siamo seduti in sala d’aspetto. Lui leggeva un libro appena comprato e le altre persone come noi aspettavano. Finché arriva la dottoressa che lo chiama ‘L. vieni! Tocca a te!’ La sala d’attesa era piccola. La signora sulla destra si gira a vedere dove fosse questo bambino. Ha guardato con aria interrogativa più volte la dottoressa per poi riguardare mio figlio che le ha sorriso cercando di superare magistralmente l’imbarazzo (più della signora che suo). Poi noi siamo andati per la nostra strada prima che le domande di consuetudine iniziassero a invadere la privacy. Entriamo in ambulatorio. Lui si sdraia sulla poltrona. La dottoressa dice ‘che bella maglietta! ma che c’è scritto?’ THIS GIRL CAN. ‘Ahh bella, sì’ dice. Le dottoresse lì sono sempre molto accoglienti anche se ignare delle conseguenze a volte delle cose che dicono. Dopo qualche istante, infatti, l’attenzione cade sui piedi. ‘Ma accidenti che belle scarpe che hai! Ma che piedi grandi! (è per calciarti meglio, piccola mia!) Che numero hai?’ L. ha il 37, ma sapendo già dove la conversazione andava a parare dice: 36! E la dottoressa: ‘accidenti! sai che piedone ti verrà quando cresci! E come diventerai alto!’ L. sorrideva e mi guardava! In cerca di qualcuno che lo rassicurasse ‘No, amore mio, il piedone non ti crescerà. Come non ti crescerà il pomo d’adamo nè la barba!’ Intanto rimaneva lì educato nel suo piccolo, grande mondo. Montati in macchina, quando finalmente aravamo noi due soli e basta e ci sentivamo liberi e leggeri gli ho chiesto come si sentisse. ‘Mi sento stanco! E ho paura! Perchè io non so che cosa sarà!’ Abbiamo parlato un po’ del futuro, gli ho detto che è naturale che abbia paura ma che non è solo! Gli ho detto che non è l’unico. E che rimedieremo a tutto. Che dovremmo aver paura di fronte a qualcosa di grave e irrimediabile. Che lui, in fondo, è un bambino fortunato! Che è bravo, intelligente, bello, buono e ha due fratelli che gli vogliono bene e una mamma brava che lo capisce (modestamente) E lui mi ha detto ‘No mamma, tu non sei brava! Tu sei molto di più!’

    Arrivati a casa ha preso i libri appena comprati. Si è sdraiato in pancia sul tappeto e ha preso una matita. Sulla prima pagina c’era scritto: ‘questo libro è di ….’ Lui dal solotto mi ha gridato ‘Mamma, il mio nome che dicevamo prima si scrive con la I o con la Y?’ ‘Con la I , amore mio!’
    Grandi buchi vengono scavati in segreto, dove i pori della terra dovrebbero bastare, e cose che dovrebbero strisciare hanno appreso a camminare.

  2. #2
    Realismo Spietato
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    Predefinito Re: Un pomeriggio qualunque (ad Egalia)

    ?Mio figlio ha 9 anni ed è gender fluid? - La Stampa

    L. ha 9 anni e un nome da bambino e indossa magliette rosa, pure delle ballerine luccicanti quando non si arrampica rapido sui muretti del parco. E i capelli certo che sono lunghi, quindi capita spesso che le persone chiedano se è maschio o femmina e rimangono spiazzati quando lui risponde: «Io sono io». Con i suoi compagni di classe, L. frequenta la terza elementare, va d’amore e d’accordo, però succede che qualcuno lo canzoni per la borsa della merenda rosa o in genere perché sembra una femmina. L’altro giorno, al centesimo sberleffo, L. si è molto arrabbiato e ha steso per terra un suo compagno, alto il doppio di lui e pesante il triplo. Come hai fatto? «Ero stufo».







    L. è il protagonista della storia vera raccontata nel blog “Mio figlio in Rosa” aperto da Camilla che vive a Firenze con altri due figli: «Siamo una famiglia normale a cui piace leggere, viaggiare, giocare e passeggiare in montagna. Nulla di più normale se non fosse per il mio secondogenito che vorrebbe essere (anche) una bambina pur essendo biologicamente maschio. Accettato fin da subito per quello che è, perché nessuno di noi ci ha mai visto nulla di male». Cercando in Rete e confrontandosi con altre famiglie all’estero, Camilla ha capito che suo figlio «è un bambino gender fluid, vuol dire che sta bene dentro al suo corpo ma ama esplorare il femminile, usarne l’abbigliamento, i giochi, il comportamento». In America ma anche in Spagna, i genitori hanno costruito network di auto aiuto, in Italia invece pare che questa realtà non esista. Camilla si sente sola ma è certa di non essere la sola e così decide un coraggioso coming out: «A fine agosto apro il blog e mi bastano pochi giorni per ricevere subito email che confermano la mia intuizione. Le famiglie vivono i bambini genderfluid con paura: di non capire, di non saper che cosa fare, delle reazioni altrui. Per fortuna quando incontri altri nella tua stessa situazione puoi anche trovare una forza nuova e cambiare occhi sul quel che ti accade. Ad oggi ho stretto contatti con 12 famiglie che hanno figli dai 3 ai 17 anni. In Spagna nel primo network nato nel 2013 erano in 20 contatti, oggi sono 500. Il mio blog comincia a diventare un punto di riferimento e questo può aiutare tutti noi».



    Chiedo a questa mamma che è forte, colta e piena di energia, quali pensieri ha sul futuro di suo figlio. «Tantissimi e spesso discordanti. Nei momenti di scoramento penso di migrare dove la sua vita potrebbe essere più semplice. Nei giorni migliori, che sono per fortuna la maggioranza, voglio battermi perché mio figlio e gli altri bambini come lui possano avere un percorso di crescita seguito e sicuro». Che cosa vuol dire con esattezza? «Per le creature genderfluid e transgender è salvifico un protocollo di somministrazione dei bloccanti, gli stessi già regolarmente usati per la pubertà precoce. Si tratta di inibitori ipotalamici che bloccano la produzione degli ormoni e ritardano quindi l’arrivo della pubertà ormai sempre più precoce lasciando il tempo di maturare la decisione riguardo la propria transizione verso il sesso a cui si sente di appartenere senza la pressione psicologica di un corpo che cambia che può inevitabilmente portare a comportamenti disforici. Tale protocollo creato in Olanda e utilizzato in molti paesi del mondo, in Italia, purtroppo, è ammesso solo in caso di pericolo di vita, ovvero se il ragazzo, disperato, ha tentato il suicidio». I bloccanti invece sono reversibili; significa che quando vengono interrotti lasciano fare alla natura il proprio corso nello sviluppo puberale e quindi evitano decisioni affrettate.



    Questa però è solo una delle battaglie di Camilla che sta scrivendo un libro e organizzando un’associazione: «il mio obiettivo è condurre una grande campagna culturale per dare a mio figlio e agli altri bambini gender fluid lo spazio dell’agibilità. Non è la persona non conforme che deve adeguarsi per proteggersi, non sono io madre che devo conformare mio figlio, altrimenti lo espongo a sofferenza certa ma sono gli altri che devono imparare a conoscere, capire ed accettare. Possibile che ancora oggi una gonna su un bambino maschio faccia così paura? Le bambine sono giustamente libere di esplorare il genere maschile, di indossare pantaloni, costumi di spider e fare skate: questo le arricchisce e le fa crescere più forti e consapevoli. Diamo anche ai maschi questa possibilità. Bisogna capire che la normalità non esiste e che la diversità, intesa come varietà, è la vera ricchezza del genere umano».
    Grandi buchi vengono scavati in segreto, dove i pori della terra dovrebbero bastare, e cose che dovrebbero strisciare hanno appreso a camminare.

  3. #3
    Realismo Spietato
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    Predefinito Re: Un pomeriggio qualunque (ad Egalia)

    Nel 2011 L. iniziava la scuola materna. Dopo due anni di continuità al nido, cambiava ambiente, cambiava amici e maestre ed ero un po’ preoccupata per come tutti avrebbero potuto prendere il suo modo di essere. Lui era sereno. Io gli avevo insegnato che quando qualcuno gli chiedeva perché gli piacesse il rosa o i vestiti da femmina o i giochi da bambina lui doveva spiegare che ognuno ha i suoi gusti.
    “Ognuno ha i suoi gusti”. Quante volte gli ho sentito ripetere negli anni fino ad oggi questa frase. A lui e ai suoi fratelli, quando fanno branco intorno a lui se qualcuno insiste in maniera eccessiva sul fatto che sembra una bambina!
    Pensai che comunque forse era il caso di chiedere un incontro con le maestre per spiegare meglio la situazione e per dire loro che io ero assolutamente dell’idea di assecondare mio figlio. Ero un po’ preoccupata ma il colloquio andò bene. Le maestre si mostrarono aperte e comprensive e la cosa mi tranquillizzò molto. Anche i compagni erano accoglienti. Mio figlio legò subito con le bambine e tutte lo adoravano. Era l’amico perfetto: gentile, carino e pieno di little pony e principesse che non mancava di regalare a ogni occasione! I maschi non parevano escluderlo né prenderlo in giro e i genitori, forse aiutati dal fatto che io non facessi mistero di nulla, parevano assolutamente a loro agio.

    Per un bel po’ mi sentii molto fortunata.
    Per tutti i tre anni di materna ho cercato di parlare apertamente delle caratteristiche di mio figlio. Allora sapevo molto poco, forse nulla, sulla disforia di genere. Allora mio figlio aveva solo ‘gusti particolari’. Avevo, comunque, capito che solo attraverso l’apertura e la conoscenza ci può essere un’evoluzione nell’accettazione pubblica.
    Alla fine dell’ultimo anno la maestra mi chiamò per un colloquio personale. Era molto felice di parlarmi. Ricordo che entrai nella stanza e appena fui seduta lei mi disse “Puoi stare tranquilla!! Nel corso dell’anno in classe abbiamo fatto un lavoro bellissimo sul corpo umano, parlando di tutto e anche della differenza tra maschio e femmina! Adesso L. sa molto bene che chi ha il pisello è maschio e chi non ce l’ha è femmina!” Rimasi basita! Tutto quello che avevo cercato di spiegare non era servito a nulla! Era come se nella testa della maestra non fosse nemmeno concepibile il concetto che l’identità sessuale sia diversa dal sesso biologico! Ed era così contenta della sua comunicazione, del suo annuncio. Perchè grazie al suo lavoro adesso potevo stare tranquilla. E si vedeva che era sincera.
    Capii allora il lavoro immane che ancora c’è da fare nel nostro paese perchè siamo ancora prima della fase di accettazione di certe realtà, siamo alla fase dell’acquisizione del concetto. Provai a rispiegare alla maestra la differenza, ma lei insistette sul suo punto. Dopo tutto era lei l’esperta educatrice e io non semplice mamma.
    Grandi buchi vengono scavati in segreto, dove i pori della terra dovrebbero bastare, e cose che dovrebbero strisciare hanno appreso a camminare.

  4. #4
    Canaglia
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    Predefinito Re: Un pomeriggio qualunque (ad Egalia)

    Aiutiamo il povero Cale a dare un senso alla sua vita! lui ci tiene ad essere tra i top 3D...

  5. #5
    Tardo
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    Predefinito Re: Un pomeriggio qualunque (ad Egalia)

    Non ce l'ho fatta a leggere tutto, sia per carenza di tempo, sia per il profondo senso di sbagliato, digradante nel ribrezzo, che la lettura produce.
    Certo potrebbe essere anche solo marketing, e non squilibrio conclamato. Almeno lo spero.

  6. #6
    Realismo Spietato
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    Predefinito Re: Un pomeriggio qualunque (ad Egalia)

    Ma il bambino che viene fatto vestire da donna e che nel suo futuro ha la prospettiva di cocktail ormonali molto prima della maggiore età è vero, purtroppo.
    Grandi buchi vengono scavati in segreto, dove i pori della terra dovrebbero bastare, e cose che dovrebbero strisciare hanno appreso a camminare.

  7. #7
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    Predefinito Mamme di Egalia .

    "Voglio battermi perché mio figlio e gli altri bambini come lui possano avere un percorso di crescita seguito e sicuro». Che cosa vuol dire con esattezza? «Per le creature genderfluid e transgender è salvifico un protocollo di somministrazione dei bloccanti, gli stessi già regolarmente usati per la pubertà precoce. Si tratta di inibitori ipotalamici che bloccano la produzione degli ormoni e ritardano quindi l’arrivo della pubertà ormai sempre più precoce lasciando il tempo di maturare la decisione riguardo la propria transizione verso il sesso a cui si sente di appartenere senza la pressione psicologica di un corpo che cambia che può inevitabilmente portare a comportamenti disforici. Tale protocollo creato in Olanda e utilizzato in molti paesi del mondo, in Italia, purtroppo, è ammesso solo in caso di pericolo di vita, ovvero se il ragazzo, disperato, ha tentato il suicidio»

    ?Mio figlio ha 9 anni ed è gender fluid? - La Stampa

  8. #8
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    Predefinito Re: Mamme di Egalia .


  9. #9
    Cacciaguida
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    Predefinito Re: Mamme di Egalia .

    "Siamo una famiglia normale a cui piace leggere, viaggiare, giocare e passeggiare in montagna."
    "Bisogna capire che la normalità non esiste ".

  10. #10
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    Predefinito Re: Un pomeriggio qualunque (ad Egalia)

    Citazione Originariamente Scritto da Cale Yarborough Visualizza Messaggio
    Ma il bambino che viene fatto vestire da donna e che nel suo futuro ha la prospettiva di cocktail ormonali molto prima della maggiore età è vero, purtroppo.
    sta gente andrebbe rinchiusa in manicomio e tolto l'affidamento dei figli

 

 
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